
Premessa – Quella dei facchini di Bologna è una categoria sociale che ha avuto un ruolo notevole nella storia popolare cittadina, e merita quindi di essere conosciuta, grazie alla ricostruzione che ne fa il sito “Storia e memoria” di cui riportiamo il testo, insieme ad altre notizie-
“Parlando dei facchini bolognesi di circa un secolo fa, l’indimenticabile Alfredo Testoni diceva, nel suo celebre libro Bologna che scompare: «i facchini erano una vera potenza a Bologna. Scamiciati, con un cerchio d’ottone al braccio, sdraiati per terra al sole o seduti attorno a una catasta di legna, che accendevano in mezzo alle vie per cuocere saracche e abbrustolire polenta, nei giorni di festa diventavano i bùli, appartenenti alla bàla ròssa. Portavano calzoni di velluto color marrone, il giacchetto di panno bleu adorno di bottoni dorati, una fascia rossa in cintura, il fazzoletto di seta al collo, le anella d’oro alle orecchie, il bastoncino di bambù fra le mani e il cappello alto di feltro color nocciola detto èl ràtt».
Nel 1817 i facchini girano in bande per la città e chiedono con insistenza pane e vino. Sono molto temuti dalle autorità per la loro indipendenza e la loro forza fisica. Il Cardinale Legato emana un editto che vieta gli attruppamenti e minaccia venti bastonate per chi elemosina. Un editto successivo obbligherà i facchini ad iscriversi su un registro








