Il Gruppo della Stadura festeggia il Santo Abate … e il “Vecchione”. E il MAF propone un video su You tube

Museo della Civiltà Contadina S. Marino di  Bentivoglio, Via San Marina 35
Festa della Stadura, domenica 18 gennaio, da ore 12
Promosso dalla Associazione Gruppo della Stadura
Un tempo, il 17 gennaio, Festa di S. Antonio, era il giorno del “riposo sacro”. Nelle campagne, il lavoro si fermava: i bovari riposavano e i parroci percorrevano le strade per benedire stalle e pollai, ricevendo in cambio il calore di un dono semplice, come un salame o un cotechino.
Questa tradizione, radicata nella terra, ha saputo evolversi nel tempo.
** Il MAF, Mondo Agricolo Ferrarese, lo ricorda proponendo un video, visibile su You tube, in cui Gian Paolo Borghi racconta storia e  leggende intorno alla figura di S. Antonio Abate, collegate alle tradizioni del ” Vecchione” tramandate nelle nelle campagne ferraresi e bolognesi, che seguivano 10 giorni dopo quelle della “Vecchia”, la “Befana” dell’Epifania.
Nato nel 1946, passando attraverso le tappe storiche della Leggi Tutto

Pastori, operai e poeti. La cultura tradizionale pistoiese in un libro

LA CULTURA TRADIZIONALE DEI PASTORI PISTOIESI
IN UN LIBRO POSTUMO DI FLORIO FRANCESCHI
 – Scheda a cura di GIAN PAOLO BORGHI-
Florio Franceschi (San Marcello Pistoiese, 1947-Pistoia, 2024) è stato un appassionato e proficuo ricercatore di cultura popolare, nonché un poeta che ha tratto ispirazione dalla antica saggezza montanara. Una sua fruttuosa rilevazione sul campo, tra l’altro, gli ha consentito, all’inizio degli anni duemila, di registrare oltre un migliaio di documenti di cultura orale, che ora costituiscono la parte più consistente dell’archivio sonoro dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese.
La mia scheda bibliografica di questo volume può apparire “fuori territorio”, ma a questo proposito vorrei precisare che varie aree d’inchiesta di Florio Franceschi appartengono alla parte alta del “nostro” fiume Reno e che con la transumanza, praticata fino agli anni ’50 del secolo scorso, molti pastori del pistoiese venivano a svernare con le loro pecore nella pianura ferrarese e bolognese attivando non sempre noti scambi culturali con queste realtà di pianura

Prefato da Andrea Ottanelli, il libro s’intitola opportunamente “Pastori, operai e poeti. Storia, cultura e tradizione orale nella montagna pistoiese“ e riporta una ventina di brevi ma efficaci saggi, alcuni inediti e la maggior parte dei quali a suo tempo pubblicati sulla rivista “Nuèter/Noialtri”, edita dal Gruppo di studi dell’alta Leggi Tutto

Appiano Buonafede da Comacchio, filosofo e “ritrattista” del Settecento

APPIANO BUONAFEDE, FILOSOFO E RITRATTISTA “PARLANTE”
Da Comacchio a Bologna, Napoli e Roma la vita di un monaco, Accademico di grande cultura, del Settecento
– Biografia di Stefano Fortini-
«I primi Inventori e i primi Progettisti ragionatori sono i maggiori Filosofi. Le nazioni li hanno adorati. E io so che i buoni conoscitori onoreran sempre più chi immaginò un Alfabeto, chi abbozzò una Lingua, chi ordinò qualche Società, chi ritrovò ragionando l’aratro, il torchio, il molino, il telajo, che tutti i Commentatori di Platone, di Aristotele e di Newton.»
[Appiano Buonafede, Della Istoria della Indole di ogni Filosofia, vol. I, 1787]

Il 4 gennaio del 1716 nasceva a Comacchio, in provincia di Ferrara, il filosofo, poeta e monaco benedettino Appiano Buonafede (al secolo, Tito Benvenuto Buonafede), ricordato per i suoi“Ritratti poetici, storici e critici di varii moderni uomini di lettere” pubblicati nel 1745 con lo pseudonimo di Appio Anneo De Faba, e per le numerose opere di argomento filosofico, letterario e teologico.
Figlio di Fausto e di Nicolina Cinti, entrambi appartenenti ad antiche famiglie patrizie, il giovane Tito mostrò un precoce ingegno ed intraprese i primi studi nella sua città natale, avendo come maestri il cugino avvocato Giovanbattista Zappata e il letterato Niccolò Antonio Guidi. Rimasto orfano di padre, a diciott’anni decise di proseguire i propri studi entrando Leggi Tutto

SEGNI DEL SACRO- Tracce di devozione nel centro di Bologna

Il portale Storia e Memoria di Bologna, curato dal Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, si arricchisce del nuovo scenario tematico, dedicato alle opere devozionali collocate in esterno nel centro storico della città, realizzate per la gran parte dal XVII secolo al Novecento. Le 272 opere sono accessibili grazie a una nuova campagna fotografica e rappresentano un cospicuo patrimonio storico e culturale connesso alle tradizionali forme di devozione popolare e allo sviluppo del tessuto urbanistico bolognese. Gli approfondimenti e le 1.022 immagini documentano tutto il patrimonio: tra le tipologie più diffuse segnaliamo le immagini mariane e soprattutto quelle Leggi Tutto

Sermoni di Natale . Per chi vuol ricordare

SARMÓÑ DA NADÈL
Sermoni di NataleProposti da Gian Paolo Borghi-
Per le imminenti festività natalizie, propongo ai nostri Amici alcuni “Sermoni” che un tempo venivano recitati il giorno di Natale dai bambini, sia in chiesa sia nelle loro case, per fare felici nonni e genitori. I Sermoni (Sarmóń, nel nostro dialetto bolognese di campagna) erano brevi poesie, anche in dialetto, veri, ingenui omaggi devozionali rivolti al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia. Quando si recitavano in casa, magari inframmezzandoli alla lettura delle immancabili letterine natalizie, i bambini confidavano in una piccola mancia: di solito arrivava e in genere era in natura (mandarini, noci, castagne secche, qualche raro cioccolatino ecc.).
Pubblico alcuni testi specificando la loro fonte.
Inizio da una poesiola in italiano, probabilmente di derivazione da qualche libro di lettura per le scuole elementari. A me la recitò (e me la scrisse) una signora di Renazzo di Cento, Anita Alberghini Gallerani, memoria storica del suo paese:
Babbo, mammina, stanotte un bambinello

nella mia stanza rapido passò,

l’accompagnava d’angeli un drappello

mi dié un bacio e i confetti mi lasciò.

I confetti erano buoni e li mangiai,

ma quel bacio divino è ancor qui, fulgido e pio.

[ci si toccava le guance con un dito]

In quel bacio v’è tutto l’amor mio,

in quel bacio v’è tutto l’amore di Gesù.

I due sermoncini scherzosi che seguono furono raccolti da Oreste Trebbi e Gaspare Ungarelli, due studiosi Leggi Tutto

Il dialetto centese vive, in un nuovo libro

CHÈR AL MÌ BÈL DIALÈTT
Un libro di poesie dialettali centesi di Giancarlo Mandrioli

-Scheda bibliografica a cura di GIAN PAOLO BORGHI-
È stato recentemente presentato alla Gipsoteca Vitali di Cento un bel libro di poesie dialettali di Giancarlo Mandrioli, autorevole figura di medico e di intellettuale centese. Intitolata “Chèr al mì dialett” (Caro il mio dialetto), la silloge raccoglie testi che l’autore ha scritto in un ampio arco temporale della sua vita, a indiscutibile manifestazione in versi (e in prosa) dell’amore che nutre per la famiglia, il dialetto centese e la Città del Guercino. Queste sue liriche sono fermamente ancorate a un universo poetico di non comune spessore: affetti e ricordi, animali domestici, religiosità popolare di tradizione, figure paesane, fiabe, ciclo della ruota della vita.
E, a proposito della vita, così sintetizza efficacemente in nove versi la venuta al mondo di una nuova creatura (“La véta”):
f
adìga,
dulòur,
respir e suspir,
,na mócia éd lagarmón!
A la fén un gran surìs!
‘Na pacténa,
un bèl zigalén!
E la véta l’é cuntènta
d’avèir n’èter putén!
(Fatica,/dolore,/respiri e sospiri,/tanti lacrimoni! Alla fine un grande sorriso! /Una “pacchettina”! /un bel pianto!/E la vita è contenta/d’avere un altro bambino!).
La padronanza Leggi Tutto

Gengis Khan: dalle steppe lontane alle porte di Vienna. Un Impero lontano e pur vicino.

Premessa
– Sappiamo tutto (o quasi) della storia degli Imperialismi dell’Occidente, e quasi nulla della storia degli Imperi d’Oriente, della confinante Asia, soprattutto, che pure hanno interessato , e invaso, anche l’Europa, o parte di essa.
Ne segnaliamo uno che conquistò e costruì un  Impero che fu tanto importante e potente, dal 1209 al 1227, e rimasto nei decenni seguenti per mano di figli e nipoti –

Gengis Khan, il conquistatore delle steppe
Articolo di Borja Pelegero – 18 agosto 2020 su Storica National Geographic
 In soli vent’anni, il condottiero mongolo creò un impero sterminato, inanellando vittorie grazie al suo carisma personale, alla scelta di generali in base ai loro meriti (e non al loro lignaggio) e all’uso sistematico del terrore-
Agli inizi del XIII secolo gli eserciti mongoli, guidati da Gengis Khan, furono protagonisti di una delle espansioni militari più importanti della storia. In poco più di vent’anni i mongoli conquistarono buona parte del nord della Cina, dove allora si estendevano il regno di Xi Xia e l’impero jurchen, e distrussero l’impero musulmano Corasmio, situato in Asia Centrale.
I successori del condottiero mongolo proseguirono con le conquiste, e nel giro di pochi anni giunsero a minacciare Paesi molto distanti, come Ungheria, Egitto e Giappone.
A prima vista, la folgorante espansione mongola risulta Leggi Tutto

Festival dei Burattini a Bentivoglio. Conclusa la terza edizione con successo

CONCLUSO A BENTIVOGLIO IL FESTIVAL BURATTINI SENZA CONFINI”
– Scheda di GIAN PAOLO BORGHI-
S
i è felicemente concluso al Centro Culturale tE.Ze di Bentivoglio il Festival “Burattini senza confini. Maestri e allievi in scena”, organizzato dall’Associazione “Burattini a Bologna”, con la Direzione artistica di Riccardo Pazzaglia. Si è trattato della terza edizione di un Festival che annualmente ha offerto al pubblico importanti testimonianze culturali del Teatro di Burattini. Si legge nel depliant illustrativo degli spettacoli che quest’anno si è voluto “porre al centro l’importanza del rapporto tra maestri e allievi. Come in ogni tradizione viva, i maestri hanno trasmesso la loro arte agli allievi, e i burattini stessi sono diventati strumenti per educare, divertire e tramandare storie”.
Sono state, in sintesi, quattro rappresentazioni proposte settimanalmente da altrettante compagnie burattinesche con repertori e provenienze significative nella storia nazionale di questa forma teatrale.
L’esordio è stato affidato, sabato 4 ottobre, a La Compagnia degli Sbuffi di Castellammare di Stabia (Napoli), che ha presentato il copione “Pulcinella e la casa magica”, nel pieno solco della tradizione partenopea, con Pulcinella Citrulo, che con innato ingegno è riuscito a superare Leggi Tutto

Nueter/Noialtri, la voce della storia e tradizioni della montagna, sempre in stampa.

IL NUOVO NUMERO DI “NUÈTER/NOIALTRI
– Scheda bibliografica di GIAN PAOLO BORGHI-
Il nuovo numero della rivista “Nuèter-Noialtri” (101) si presenta come al solito denso di contributi e di tematiche che possono costituire spunti per ulteriori ricerche anche in altri territori. Edita dal Gruppo di studi alta valle del Reno di Porretta Terme (al quale il nostro Gruppo di studi ha inizialmente tratto ispirazione), ha già superato il traguardo del mezzo secolo e prosegue sempre più autorevolmente a occuparsi di “Storia, tradizione e ambiente della montagna bolognese e pistoiese”, come recita il suo sottotitolo.
Tra i contributi pubblicati, segnalo: “Gli allestimenti per feste da ballo di Umberto Tirelli, all’Hotel Helvetia di Porretta Terme, negli anni Trenta del Novecento” (Rossella Ariuli); “Benedetto Lorenzelli, il cardinale di Badi” (Giampaolo Venturi); “Cesare Mattei e Ottavio Gigli (Andrea Valenzano); “Parrocchie dell’appennino tra Pistoia e Bologna alla fine del Settecento” (Mario Bruschi); “Una storia di emigrazione dalla Lima agli Stati Uniti” (Alessandra Bini Carrara).
Di rilevante interesse, ancora, i fascicoli di “Nuèter-Ricerche”, distribuiti anche in estratti a parte: “I Macchiaioli. La stagione di San Marcello 1861” (Francesca Dini, Alessandro Bernardini, Daniela Fratoni, Valerio Sichi) e “Il Romanico Bolognese”, Volume 5 (Bill Holmes).

**LA RIVISTA
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lavori sui canali conclusi, dall’alluvione del maggio 2023, in attesa delle piogge autunnali.

– Comunicazioni del Consorzio della Bonifica Renana su lavori in corso o conclusi su canali della pianura bolognese, a Molinella e ad Anzola –
– A MOLINELLA, la Bonifica Renana conclude i lavori sul canale della Botte
Si tratta degli interventi propedeutici alla completa rigenerazione idraulica della cassa di espansione Cornacchia capace di trattenere 1,7 milioni di metri cubi di pioggia
Per il ripristino dell’invaso e delle sue strutture di regolazione sono stati stanziati 2,5 milioni di euro
Tra Molinella e Argenta, il canale della Botte costeggia un importante invaso di laminazione: la cassa Cornacchia, ampia 58 ettari e con una capacità di accumulo pari 1.740.000 metri cubi d’acqua. Questo invaso consortile serve a raccogliere le acque in eccesso che confluiscono nel canale della Botte, durante le fasi alluvionali.
La Cornacchia è’ una delle casse di espansione della Bonifica Renana definite “di sistema”, la cui funzione risulta indispensabile alla regolazione delle acque in transito nei 2.000 chilometri di canali artificiali del reticolo consortile, in cui rientra anche la Botte, in cui convergono le acque delle terre alte di pianura tra Reno e Idice.
Come spiega l’ing. Leggi Tutto