Scelte importanti per il reddito in agricoltura. Vincenzo Tugnoli

La necessità  di salvare l'agricoltura in generale e in particolare una coltura così importante come la barbabietola da zucchero, impone un miglioramento delle attuali rese; l'obiettivo minimo è rappresentato dalle 10 t/ha di saccarosio. Quali colture inserire nella rotazione assume rilevante importanza. Gli effetti dell'avvicendamento si ripercuotono su sanità , fertilità  e lavorazioni. La coltura in precessione prediletta in bieticoltura è il cereale.
Le produzioni italiane sono nettamente inferiori a quelle degli altri Paesi della UE.
L'Italia si posiziona agli ultimi posti, con differenze del 20% in tutti i parametri (peso, polarizzazione e zucchero): le zone a minor produzione di saccarosio sono quelle del Centro (5,5 t/ha) in particolare nelle Marche, e al Sud (6 t/ha) con specifico riferimento a aree bieticole della Campania e del Molise, mentre al Nord si riscontrano valori più elevati (7 tonnellate) ma pur sempre lontani dai risultati conseguiti negli altri Paesi Nord-europei (10-11 e anche oltre t/ha).

Non è quindi consigliabile ridurre l'attenzione in particolare nelle tecniche colturali, per non perdere in produttività  ed arretrare ancor più.

Fino a pochi anni addietro, questo disavanzo produttivo veniva “ammorbidito” da aiuti integrati nel prezzo di vendita delle barbabietole, autorizzati dalla CEE Leggi Tutto

Uno sguardo sui maceri, di Franco Ardizzoni

Perchè nelle nostre campagne si trovano ancora tanti maceri, apparentemente  inutilizzati o inutili?  Perchè il nostro Gruppo di Studi della Pianura del Reno ha deciso di dedicar loro una serie di foto da conservare e mettere in mostraPerchè i maceri sono un elemento caratteristico del paesaggio rurale della pianura emiliana, bolognese e ferrarese in particolare, che ha avuto una grandissima importanza nella storia della coltivazione della canapa per secoli e fino alla metà del 1900; e perchè ancora oggi, se ben conservati, possono svolgere una funzione di riequilibrio ecologico , favorendo la conservazione di habitat naturali e di specie di flora e fauna selvatica tipici e originari della nostra pianura e delle zone umide. Storia e natura si sposano quindi in questi piccoli laghetti artificiali sparsi e nascosti in mezzo ai campi, piccole oasi  spesso circondate da vegetazione spontanea, che spezzano l’uniformità di un paesaggio rurale ormai prevalentemente piatto e assoggettato  alle esigenze di una agricoltura che richiede la massima produttività e l’utilizzo di ogni metro di terra.
Per incentivare i proprietari e i conduttori dei fondi rustici al restauro e al mantenimento dei maceri ancora esistenti nei loro terreni, sono state emanate disposizioni e contributi economici nell’ambito della Legge Regionale
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C’era una volta la “corte rurale bolognese”. Foto di una storia in via di estinzione

Case rurali in foto di F. Ardizzoni per mostra e sito Dopo una prima presentazione avvenuta a Galliera , sono state  in mostra al MAF,  Centro di documentazione del Mondo agricolo ferrarese di S. Bartolomeo in bosco, le  foto delle case rurali scattate dal nostro socio Franco Ardizzoni  nell’arco di 15-20 anni (infatti alcune di esse non sono più esistenti poichè nel frattempo sono state demolite). Il materiale, già  predisposto, è disponibile gratuitamente per altre esposizioni, su richiesta.
Le case fotografate sono (o erano) ubicate nei territori dei comuni di
Galliera, San Pietro in
Casale, Argelato, Castello d’Argile, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, Sala Bolognese

Lo scopo delle foto  della mostra “Case rurali bolognesi. Secoli di vita tra questi muri”
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