– Saggio biografico in 3 capitoli del professor Giulio Reggiani-
Capitolo I
Una personalità affascinante, tra teologia, misticismo e propensione artistica
In questo mio piccolo saggio rivolto a tutti coloro che desiderano conoscere più approfonditamente la vita e le opere di Santa Caterina da Bologna, mi proporrei d’incentrare l’attenzione su alcuni aspetti “meno conosciuti” o “meno appariscenti” riguardanti la personalità della Santa. Per troppo tempo essi sono rimasti, come si suol dire, nel dimenticatoio; però, a mio avviso, sono essenziali per comprendere pienamente la sua complessa personalità. Essi hanno pure una certa valenza storica, in quanto ci forniscono il quadro globale di una donna che, pur essendosi calata completamente nell’ambito di un convento di clausura, seppe brillare di luce propria, sia nelle cose celesti (come, ad esempio, nella spiritualità e nella teologia) sia in quelle terrene (come, ad esempio, nell’arte e nella letteratura).
Caterina è considerata tutt’oggi l’emanazione di un’epoca, quella del Rinascimento, in cui la città di Ferrara seppe rifulgere come una delle Corti italiane più all’avanguardia, tanto dal punto di vista culturale quanto da quello artistico: Ella infatti aveva acquisito, da adolescente, tutta la formazione intellettuale della Corte Estense (1).
Nel monastero di Ferrara, ma ancor di più in quello bolognese, la Santa si dedicò a componimenti letterari di carattere teologico, mistico, etico ed anche, per così dire, comportamentale; queste sono opere in cui rifulge non solo la sua naturale disponibilità verso gli altri, ma pure la sua carità, che Ella intendeva applicare nella pienezza cristiana; tutte queste sue doti sono riscontrabili anche nel libro Specchio de illuminatione, scritto dalla sua consorella Illuminata Bembo, il quale rimane tuttora come valida base agiografica per tutti coloro che s’interessano alla vita di Caterina de’ Vigri (2).
Però in quest’ultimo ventennio gli studi sull’esistenza e sulle opere di questa donna straordinaria si sono moltiplicati in modo esponenziale; citerò al riguardo solamente un ciclo di studi, attuato nell’anno 2002 (e culminato in un “Convegno Internazionale”) promosso dalla Provincia di Bologna e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, il quale, al termine della sua realizzazione, ottenne grandi riconoscimenti sia in campo nazionale che, addirittura, a livello sovranazionale.
Si deve ricordare altresì che lo stesso Pontefice Benedetto XVI tenne una lectio brevis su Santa Caterina de’ Vigri durante l’udienza papale del giorno 29 dicembre 2010, nella quale mise in evidenza, oltre alla sua straordinaria umiltà, anche la sua valenza culturale.
Ora però vorrei venire all’argomento centrale di questa piccola dissertazione che riguarda le attività artistiche della Patrona. Ella era sicuramente una provetta pittrice, ma utilizzò il suo talento soltanto in ambito conventuale: infatti era solita miniare non soltanto i codici del monastero ma pure le sue stesse opere letterarie; però fece questo con un garbo ed una finezza veramente stupefacenti, a dimostrazione di un’attitudine innata verso quell’arte decorativa. Caterina dipinse parimenti svariati quadri di soggetto religioso, che oggi sono custoditi nel Santuario del Monastero del Corpus Domini. Un altro dei suoi quadri -forse il più famoso- che ritrae Sant’Orsola, le sue compagne e Santa Caterina stessa inginocchiata davanti a loro, si può ammirare presso la Pinacoteca Nazionale di Venezia.
Per quanto riguarda la di Lei seconda predisposizione, cioè quella musicale, sappiamo che nello stesso convento del Corpus Domini a Bologna è ottimamente conservata quella stessa “violetta” che veniva suonata personalmente dalla Santa. Si tratta di un piccolo strumento ad arco, di fattura piuttosto inconsueta data la presenza di due tavole armoniche, una più larga in acero (dove attualmente è situato il ponticello) e una più stretta e distale, in abete (dove più verosimilmente il ponte era collocato). Le particolarità di questo strumento suscitarono, e suscitano tuttora, varie discussioni tra gli esperti del settore circa la sua autenticità ed anche riguardo la sua forma particolare. Ad onor del vero, una piccola viola è dipinta in modo quasi identico in una pala di Federico Zuccari datata 1608 (3).
Riguardo queste doti “innate” di Santa Caterina, che Ella teneva gelosamente chiuse nel suo convento, si stanno però aprendo ultimamente parecchi studi d’approfondimento che sicuramente ci potranno fornire, nel volger di alcuni anni, un quadro molto più completo sulla sua multiforme personalità.
NOTE del capitolo I
1. Devo ricordare che il padre di Caterina, Giovanni de’ Vigri, il quale era a Bologna come insegnante di Diritto allo “Studio Bolognese” al momento della nascita della figlia l’8 settembre 1413, si trasferì poi a Ferrara dove divenne uomo di fiducia del Marchese Niccolò III d’Este; egli si dimostrò talmente affidabile da capeggiare diverse missioni diplomatiche verso alcune signorie italiane per conto del suo nobile superiore, fino a dirigere stabilmente il Corpo Diplomatico Estense presso la Repubblica di San Marco a Venezia. Nel 1426, però, Caterina, entrata due anni prima alla Corte Estense come “damigella di compagnia” di Margherita d’Este, decise di accedere al Monastero del Corpus Domini a Ferrara, dove rimase fino al 1456, allorquando venne inviata a Bologna per fondare un Convento di Clarisse, simile a quello ferrarese, in via Tagliapietre. Là rimase fino alla sua morte, il 9 marzo 1463.
2. Nel monastero del Corpus Domini di Ferrara è tuttora presente una targa che riporta il cognome Vegri, molto simile al succitato “nomen gentis” Vigri. I vegri, nella tradizione agraria ferrarese ed anche bolognese, erano quegli appezzamenti di terreno che venivano lasciati incolti (o, come si diceva, “a maggese”) per la rotazione dei terreni agricoli attinente tutti quei prodotti considerati essenziali.
3. Federico Zuccari (Sant’Angelo in Vado (PU), 1539 – Ancona, 1609), è stato un pittore italiano, grande esponente del manierismo. Nato nel Ducato d’Urbino dal pittore Ottaviano de Zucharellis (cognome poi mutato in Zuccaro nel 1569) e da Antonia Neri, fu il terzo figlio degli otto nati dal loro matrimonio. La sua carriera come pittore iniziò a Roma nella bottega di Taddeo Zuccari, suo fratello maggiore, artista già affermato nell’Urbe. Federico iniziò quasi per caso, in quanto suo padre lo aveva condotto presso il fratello per avviarlo agli studi di giurisprudenza in quella città. Egli è tutt’oggi famoso per i suoi quadri “inglesi”, poiché nel suo soggiorno oltremanica ritrasse pure due regine, Maria Stuarda ed Elisabetta I. Morì ad Ancona il 20 luglio 1609.
Capitolo II
Santa Caterina e la “Traslazione miracolosa della Santa Casa” da Nazareth a Loreto
Ora vorrei contribuire con un mio piccolo saggio alla conoscenza ed alla divulgazione di taluni aspetti della Patrona di Gallo riguardanti sia la Sua personalità che la Sua venerabilità. Nella mia personale indagine storica su Santa Caterina de’ Vigri mi sono imbattuto in un episodio che riguarda la santità della Suddetta e che ritengo molto significativo, ancorché molto suggestivo: a mio parere, un brano tutto sommato indicativo dell’attendibilità dei suoi scritti.
Accadde che il giorno 25 marzo 1440 Caterina ebbe, colloquiando direttamente con Gesù (apparso a lei, come ella stessa ammette, “per grazia”) la rivelazione soprannaturale della miracolosa traslazione della Santa Casa di Nazareth: ce lo racconta direttamente nella sua opera denominata “Rosarium”, redatta dalla Santa quello stesso anno.
Riporto qui le sue stesse parole (naturalmente tradotte dal latino): «…Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l’idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi per le stesse e per altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi. Finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d’Italia e nelle terre della Santa Chiesa…» (1).
Ora cercherò di esaminare in modo approfondito l’importantissimo significato di questo brano: dall’analisi del testo risultano in modo inconfutabile le ragioni di quello “spostamento” (per comodità del lettore, le mie considerazioni sono state messe tra parentesi, a mo’ di paràfrasi esplicativa, mentre il testo originale è stato evidenziato in grassetto). Gesù disse a Santa Caterina esattamente queste parole:
“…per l’idolatria di quella gente (i nazaretani, che avevano abbandonato la fede cristiana per quella maomettana) fu trasportata (la Santa Casa) in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi (che significa precisamente “di qui”, “da questo luogo”) per le stesse (cioè, per l’apostasìa e la mancata venerazione della popolazione di quel luogo verso una così importante reliquia) e per altre ragioni (che però non vengono specificate) portarono (i medesimi angeli) questa degnissima chiesa (la Santa Casa) in vari luoghi (in questa perìfrasi possiamo individuare chiaramente due cose: che essa fu depositata “in più di un luogo”, ed anche che ciò avvenne “prima” di portarla a Loreto). Finalmente, (cioè, “dopo” il trasporto a Tersatto e “dopo” le traslazioni in quei vari luoghi non specificati) portata dai santi angeli, fu collocata (sempre dagli stessi angeli) stabilmente (cioè, in modo stabile e duraturo) a Loreto e posta (sempre dai santi angeli) nella provincia d’Italia e nelle terre della Santa Chiesa…” ( e qui il riferimento è ad una dislocazione che si potrebbe definire “tranquillizzante” per un doppio rimando, sia all’Italia sia ai territori sotto la giurisdizione papale).
Nel momento in cui Caterina de’ Vigri mise per iscritto questa sua straordinaria esperienza mistica, cioè nell’anno 1440, nessuno aveva mai steso un qualsiasi resoconto sullo spostamento della “Santa Casa”: sta di fatto che Ella non poteva aver letto nessuna relazione riguardo alla “traslazione miracolosa”, poiché il primo documento che la riporta per iscritto (2) (quindi pubblicato, come si direbbe oggi, “a mezzo stampa”) è posteriore di oltre trent’anni, ovvero quando Caterina era già deceduta (3). Inoltre, essendo una monaca di clausura, non sarebbe mai stata in grado di recarsi a Loreto, e quindi non avrebbe neppure mai potuto leggere quel “Racconto della traslazione miracolosa”, esposto proprio a Loreto ed inciso su una “tavoletta” lignea colà conservata.
C’è poi un altro elemento a conferma della verità: Caterina aggiunge anche che la traslazione miracolosa avvenne “in vari luoghi”, come è effettivamente successo e come ricordano varie tradizioni locali. E questo non si trovava scritto in nessun documento conosciuto.
Sintetizzando, dal breve testo di Santa Caterina si può dedurre:
• il motivo della traslazione (l’idolatrìa delle popolazioni locali);
• la miracolosità della traslazione (avvenuta ad opera degli angeli);
• il trasporto a Tersatto, in Dalmazia (nel 1291);
• il trasporto “in vari luoghi” (ad Ancona, oltre che a Tersatto, per non dire poi degli spostamenti successivi) (4);
• la collocazione stabile a Loreto tra il 1294 ed il 1296 (con alcune traslazioni “in loco”) (5);
• il motivo della scelta (in quanto quelle erano “terre della Santa Chiesa”).
Quindi, per terminare, tutti questi fattori confermano anche storicamente l’autenticità e la veridicità della “rivelazione soprannaturale” che Santa Caterina dichiara di aver ricevuto dal suo Signore Gesù.
NOTE del capitolo II
(1) S. CATERINA DE’ VIGRI, Rosarium, I Mist. Gaud., vv. 73 e segg., trad. in “Messaggio della Santa Casa”, 2001, n. 7, pag. 211.
(2) La prima narrazione della “Translatio miraculosa” fu opera del Beato Giovanni Spagnoli e di Piergiorgio de’ Tolomei detto “Il Teramano”; tale manoscritto è datato 1471 ed è quindi posteriore a quello di Santa Caterina di ben trentun anni.
(3) Santa Caterina de’ Vigri morì a Bologna, all’età di cinquant’anni, nel 1463.
(4) La Santa Casa venne trasportata in realtà vicino alla città di Ancona, esattamente in località Posatora, dove restò per circa 9 mesi.
(5) Riguardo al punto dove la Santa Casa è ancor oggi situata, pare certo che l’anno della sua collocazione sia il 1296.
Capitolo III
–Santa Caterina de’ Vigri a Gallo e a Malalbergo , storia e tradizione orale–
In occasione del sesto centenario della nascita di Santa Caterina de’ Vigri che, come tutti sanno, è la co-patrona di Bologna ma anche della Parrocchia di Gallo, mi è sembrato doveroso ricordare questo genetliaco attraverso un piccolo saggio su di Lei, sulla sua vita, sulla sua figura di religiosa e di santa, rapportando Caterina con il territorio della cosiddetta “Bassa bolognese” (1).
Nelle mie ricerche storiche sui paesi di Gallo e di Malalbergo -e su Santa Caterina in particolare- mi sono imbattuto in parecchie informazioni molto interessanti, ma quella che vorrei trattare qui non è una notizia tratta da fonti storiografiche e non è neppure una testimonianza diretta riguardante quel periodo: in definitiva è quella che comunemente viene chiamata “tradizione orale” (2).
Vorrei altresì premettere che questa forma di documentazione ha anch’essa una sua valenza storica, però, per quanto riguarda questo specifico episodio, ci manca una qualsiasi certezza: ciò perché risulta assente sia di una qualsivoglia conferma storiografica, sia dell’attestazione diretta, seppur orale, di un testimone di quel tempo.
Ebbene, la tradizione orale a cui accennavo poc’anzi, narra in sintesi di un fatterello accaduto a Santa Caterina mentre si trasferiva da Ferrara a Bologna, ove si recava per fondarvi un nuovo monastero di Clarisse, del tutto simile a quello di Ferrara da cui proveniva, dedicato al Corpus Domini.
Dice questo “racconto tradizionale” che Ella, nel suo viaggio da Ferrara a Bologna, sostò a Malalbergo (come d’altronde spesso accadeva a chi doveva viaggiare dall’una all’altra di queste due città) (3); ma in questo paese non ricevette dalla locale popolazione grande affezione, bensì solo una distaccata indifferenza; invece a Gallo, a quel tempo un piccolo borgo dipendente dalla Parrocchia di Malalbergo, la popolazione l’aveva accolta con grande entusiasmo e grande gioia, avendo Caterina, già a quel tempo, gran fama di santità. La semplicità e la devozione della gente di questa contrada, che aveva accompagnato la sua barca nell’attraversamento di quel tratto di canale adiacente l’abitato, si erano esplicitate con orazioni e con canti d’intensa religiosità a Lei rivolti: ecco quindi che questa dimostrazione d’affetto Le aveva poi fatto preferire, nella sua affezione e nelle sue preghiere, quest’ultimo paese rispetto al capoluogo, il quale aveva manifestato un comportamento simile al suo nome: Mal’Albergo.
Come il lettore avrà certamente intuito, quest’episodio riguardante il paese di Gallo non ha fondamenti storici; in realtà, è storicamente accertato che Caterina Vigri sostò al “Porto di Malalbergo” il giorno 15 novembre 1456, sull’itinerario da Ferrara a Bologna, per il suo viaggio verso la città felsinea ove si stava recando a fondare una nuova comunità monastica di Clarisse intitolata al Corpus Domini (4).
In realtà sappiamo pure che Santa Caterina si recò due volte a Bologna: la prima avvenne nel luglio del 1456, allorché fu chiamata dal cardinal Basilio Bessarione in persona (il famoso ed influente ecclesiastico della Chiesa Bizantina, che fu ospite di ambedue le diocesi di Bologna e di Ferrara) il quale le “impose” di fondare questo nuovo monastero e decise inoltre di collocarlo presso la chiesa di San Cristoforo delle Muratelle, nelle vicinanze del Collegio di Spagna; in quest’occasione Caterina sostò a Malalbergo, per l’esattezza il giorno 22 luglio 1456, durante il suo viaggio verso la città felsinea (5). La seconda volta fu appunto circa quattro mesi dopo, per la vera e propria fondazione, nel novembre dello stesso anno (come detto prima, esattamente il giorno 15) quando Caterina de’ Vigri fu accompagnata, assieme alle altre sue consorelle, fino al Porto della Bova (dove si fermavano le barche che percorrevano il Navile) da Margherita d’Este, sorella del Duca Borso, la quale assistette poi alla sobria cerimonia istitutiva del “Convento del Corpus Domini” bolognese.
Dunque, queste sono le due vere “fermate” della Santa sul nostro territorio di cui abbiamo testimonianza diretta; ma esse sono avvenute al “Porto di Malalbergo”, mentre la narrazione del passaggio a Gallo resta frutto di fantasia: una fantasia, però, legata alla costruzione in paese di un Oratorio nel 1712 (che poi, ampliato, diventerà la Chiesa Parrocchiale trent’anni dopo) a Lei dedicato, in occasione della sua ascesa all’onore degli altari ad opera di Papa Clemente XI.
NOTE del capitolo III
(1) L’esatta data di nascita di Santa Caterina de’ Vigri è il giorno 8 settembre 1413. Ella nacque da Giovanni e da Benvenuta Mammolini a Bologna; il padre era un diplomatico di valore ed un funzionario molto stimato nella città felsinea ma, essendo d’origine ferrarese ed essendo stato chiamato da Niccolò III d’Este a ricoprire in quella città incarichi assai prestigiosi, qualche anno dopo la nascita portò con sé quella figlia ancor piccola a Ferrara, dov’ella crebbe alla prestigiosa e coltissima Corte Estense; qui rimase fino all’età di 13 anni, allorquando entrò in convento, lasciando quella dorata esistenza mondana per dedicarsi completamente alla vita monastica.
(2) Nell’indagine storica, la classificazione delle fonti maggiormente accettata dagli studiosi (che però risulta tutt’altro che rigida) è quella che le vede suddivise così: 1) fonti intenzionali o testimonianze; 2) fonti preterintenzionali o avanzi. A loro volta le intenzionali si suddividono in due filoni: a) testimonianza diretta (detta anche “tradizione orale”); b) tradizione scritta (narrazioni, documenti). Invece le preterintenzionali si dividono in quattro parti: a) avanzi manufatti, b) avanzi linguistici, c) tradizioni religiose e popolari, d) avanzi scritti. E’ doveroso aggiungere però che un fatto o un avvenimento, oggetto di tradizione orale, non è sicuramente accertabile se manca la diretta testimonianza del cosiddetto “testimone oculare”. La totalità degli storici afferma che questo tipo di fonti “orali” andrebbe sempre “incrociato” con narrazioni o con documenti scritti coevi.
(3) A quel tempo, il confine fra il Ducato Estense e lo Stato della Chiesa era posizionato un po’ a nord di ambedue gli agglomerati di Gallo e di Malalbergo, che non erano separati dal fiume Reno come invece accade oggi. Inoltre quest’ultimo paese costituiva l’estrema propaggine del territorio di Bologna ed era anche l’ultima sede della sua Gabella Grossa sulla direttrice Bologna-Ferrara: ciò determinava quindi una sosta “tributaria”, sia in entrata che in uscita, per le merci e per i passeggeri che varcavano il confine fra il territorio ecclesiastico bolognese e quello del Ducato Estense.
(4) A Malalbergo, molto spesso la sosta era effettivamente “forzata” in quanto in questo paese terminava la “Navigazione Superiore” proveniente da Bologna sul Navile ed iniziava la “Navigazione Inferiore” sul Canal Conca, che s’inoltrava nelle valli fino al Po di Primaro, nelle vicinanze di Marrara: poi da qui le barche avrebbero proseguito fino alla città estense. Il fatto di dover trasbordare da un canale all’altro faceva sì che occorresse un buon lasso di tempo, soprattutto per le merci: quindi spesso anche i passeggeri erano costretti a fermarsi per la notte, se l’arrivo in paese fosse avvenuto all’imbrunire.
(5) Il Cardinale Basilio Bessarione (detto pure Giovanni Bessarione), personaggio di spicco della Chiesa Orientale, fu presente a Ferrara nel 1438, nella “Delegazione Conciliare Bizantina” assieme all’Imperatore Giovanni VIII Paleologo, in quel Concilio che doveva sancire la riunificazione delle due Chiese d’Oriente e d’Occidente e che l’anno dopo si spostò a Firenze a causa della peste scoppiata nella città estense. Tornato poi a Costantinopoli, trovò un clima a lui ostile da parte del clero locale; così decise, nel 1440, di tornare in Italia, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1472 a Ravenna, al ritorno da una missione diplomatico-religiosa in Francia presso il re Luigi XI, voluta da Papa Sisto IV. La sua salma fu trasportata a Roma ed inumata nella Basilica dei Santi XII Apostoli.
Giulio Reggiani
FOTO
1- S. Caterina De’ Vigri (Http/it.wikipedia.org/wiki/Caterina_da_Bologna#/media/File:Guglielmo_Giraldi_(Italian,_active_1445_-_1489)_-_Saint_Catherine_of_Bologna_-_Google_Art_Project_(cropped).jpg
2- Lapide a ricordo di S.Caterina de’ Vigri a Ferrara (wikipedia)
3 – Malalbergo- barca su Navile , stampa dell’800
4- Il Porto di Malalbergo nel 1701 (Biblioteca Comunale Ariostea – Ferrara) .È visibile il facchino che trasborda merce da una barca all’altra e da un canale all’altro.
5- Incisione del 1706 conservata presso la biblioteca Archiginnasio di Bologna
