Tomba di un Faraone morto troppo presto

-Novembre è il mese che per tradizione cristiana ci porta a ricordare i morti e a visitare i luoghi di sepoltura pubblica, piccoli cimiteri di paese e cimiteri monumentali delle grandi città (vedi la Certosa di Bologna), a cui si sono aggiunti nel tempo i tanti Sacrari per i caduti (con o senza nome) di tutte le guerre nell’ultimo secolo (vedi Redipuglia e l’Altare della Patria a Roma…). Ma la cura delle tombe dei defunti è uso antichissimo, praticato in tempi e modi diversi da tutti i popoli nel loro cammino di civiltà. Un esempio tra i più interessanti e antichi ci viene dagli Egizi di cui riportiamo un racconto  –
Un faraone morto troppo presto (da Storica National Geographic)
Quando, il 4 novembre del 1922, l’egittologo inglese Howard Carter e il suo finanziatore George Herbert, quinto conte di Carnarvon, entrarono per la prima volta nella tomba del faraone Tutankhamon, davanti ai loro occhi stupiti apparve «un locale, addirittura quasi un museo colmo di oggetti, alcuni dall’aspetto familiare, altri mai visti prima, ammucchiati l’uno sull’altro in un numero infinito». Era la prima volta che qualcuno si trovava di fronte al corredo funerario intatto di un faraone egizio, sfuggito ai saccheggiatori e ai predoni dell’antichità. Tale scoperta, dunque, non solo riportava alla luce uno straordinario tesoro artistico, ma rappresentava anche un’opportunità unica per studiare i riti religiosi connessi alla sepoltura e comprendere la concezione dell’aldilà del popolo egizio.
Già in epoca preistorica gli egizi seppellivano il corpo dei defunti insieme a suppellettili ritenute indispensabili per la sopravvivenza nell’altra vita: ciotole di ceramica ricolme di cibi e bevande, oggetti di ornamento personale, utensili e coltelli. D’altronde, le tombe dei personaggi di alto rango iniziarono presto a distinguersi per la struttura più complessa che le caratterizzava e per i preziosi corredi custoditi al loro interno. Un elemento che non poteva mancare nel corredo funerario di un nobile a partire dal Medio regno erano ad esempio gli ushabti, statuette che rappresentavano gli schiavi del defunto, chiamati a servire il proprio padrone e a provvedere ai suoi bisogni nell’oltretomba.

Un oggetto di particolare interesse ritrovato nella tomba e che palesava il ruolo regale di Tutankhamon era il trono, realizzato in legno con un rivestimento in oro e riccamente adornato da cornalina, turchesi e lapislazzuli. La sedia cerimoniale fu probabilmente molto usata dal faraone, morto appena diciottenne, quando era ancora un bambino. Spicca infatti l’assenza di un simbolo imprescindibile per uno scranno regale: il sema-tauy, che rappresenta il concetto di unione delle due terre e che veniva solitamente intagliato all’altezza dell’appoggio dei talloni. Per gli studiosi è stato facile immaginare un bambino di otto anni che, dopo ore e ore seduto, iniziasse ad agitarsi e a scalciare fino a rovinare il delicato simbolo, convincendo qualcuno a rimuoverlo del tutto per amor di simmetria.

Un fatto davvero sorprendente per gli archeologi fu la scoperta di alcuni oggetti che non appartenevano originariamente a Tutankhamon. Di fatto, la maggior parte dei gioielli era stata fabbricata all’epoca dei genitori o addirittura dei nonni del defunto, e si era provveduto soltanto a cambiare le iscrizioni che ne indicavano il proprietario. Secondo le ipotesi più recenti, gli oggetti appartenuti ad altri membri della famiglia del faraone fanciullo furono inseriti nel suo corredo funebre in tutta fretta a causa della morte prematura e inattesa del sovrano. Howard Carter, tuttavia, definì tali oggetti reliquie, ovvero oggetti comuni, volti a evocare ricordi intimi e quotidiani. Il più sorprendente tra questi, per la sua semplicità e per la cura con cui probabilmente lo conserva lo stesso faraone, venne rinvenuto all’interno di una piccola bara chiusa dentro altri feretri: una ciocca di capelli della regina Tiy, la nonna di Tutankhamon.

* Pia Brugnatelli -Coordinatrice editoriale Storica National Geographic
Storica Novembre 2021- in edicola il nuovo numero di Storica National Geographic!

**Vedi anche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tutankhamon  

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https://www.storicang.it/a/il-tesoro-di-tutankhamon-vita-re-nellaldila_14833
Il tesoro di Tutankhamon: la vita del re nell’aldilà

Il corredo funerario che Howard Carter rinvenne nel 1922 nella famosa tomba della Valle dei Re conteneva tutto il necessario per garantire al faraone una vita comoda e sicura nell’aldilà
Maite Mascort– 16 luglio 2020,

e

https://www.storicang.it/a/alla-scoperta-della-tomba-di-tutankhamon_14607
Alla scoperta della tomba di Tutankhamon

Il 4 novembre del 1922 il britannico Howard Carter scoprì la tomba del faraone bambino, intatta e piena di tesori. L’archeologo avrebbe dedicato il resto della sua vita a classificare e restaurare le migliaia di oggetti rinvenuti e oggi esposti al Museo egizio del Cairo
Joyce Tyldesley- 09 gennaio 2020,

https://www.storicang.it/a/dentro-le-piramidi-levoluzione-di-simbolo_14631
Dentro le piramidi. L’evoluzione di un simbolo

Le piramidi egizie hanno affascinato per secoli viaggiatori ed esploratori, che sono penetrati al loro interno per svelarne i segreti. Oggi, grazie alla tecnologia, gli archeologi sanno molte più cose su questi antichi monumenti di pietra.
José Miguel Parra -06 agosto 2020

 

– FOTO 1 – La maschera d’oro di Tutankhamon realizzata in oro battuto, è un esemplare unico di ritratto antico- Griffith Institute, University of Oxfrod. Color: Dynamichrome

– FOTO 2 -Vista aerea della piana di Giza con le tre grandi piramidi: di Cheope, di Chefren e di Micerino Foto: Kenneth Garrett/Getty Images

Ultimo aggiornamento il 13 Novembre 2021 da redazione