Il Lapidario romano, la sua storia a portata di clic

Storia e Memoria di Bologna | LAPIDARIO ROMANO
Il portale Storia e Memoria di Bologna, curato dal Museo civico del Risorgimento, arricchisce lo scenario sulle Lapidi cittadine con un approfondimento dedicato al Lapidario romano del Museo Civico Archeologico:
www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-museo-archeologico
Realizzato grazie alla collaborazione scientifica tra gli staff dei due musei, questo nuovo capitolo consente di interrogare per la prima volta, anche da smartphone, 137 monumenti esposti nell’atrio e nel cortile del museo in una passeggiata virtuale che dà nuova voce agli antichi cittadini di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. In particolare, saranno soprattutto le stele funerarie del cosiddetto “Muro del Reno” a far conoscere un’umanità variegata e operosa fatta di donne e uomini, artigiani e magistrati, liberi e liberti, indigeni e stranieri che in città trovarono una casa accogliente. A seguito di una grande inondazione del Reno a partire dall’ottobre del 1894, la zona dell’attuale Pontelungo fu al centro di uno dei più importanti rinvenimenti archeologici di fine secolo.
Attraverso la mappa e i prospetti delle pareti espositive si potrà accedere alle singole schede delle opere, trovandovi oltre alla trascrizione e alla traduzione un commento articolato e degli approfondimenti su vari aspetti della vita e della cultura romana.

Il Ventennio fascista a Bologna sul sito di Storia e Memoria

In occasione dell’80° anniversario della caduta del fascismo (25 luglio 1943, ndr), il Museo civico del Risorgimento pubblica un nuovo scenario dedicato alle vicende del Ventennio in territorio bolognese sul portale Storia e Memoria di Bologna, progetto digitale che si propone di rendere accessibile a tutti la memoria sugli avvenimenti storici nel periodo compreso tra l’età napoleonica e la Liberazione del 1945.
Il nuovo focus tematico, raggiungibile all’indirizzo
www.storiaememoriadibologna.it/il-ventennio-19-43
racconta la quotidianità nell’area bolognese durante il cosiddetto “Ventennio”, il periodo che va dalla fine della Grande Guerra nel 1918 alla firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, giorno in cui iniziò la lotta contro l’occupazione nazista. L’attenzione e la narrazione si sono concentrate sugli aspetti politici e sul conseguente antagonismo tra fascismo e antifascismo, senza tuttavia tralasciare la vita sociale, culturale, artistica, civile e religiosa della città, utilizzando l’ampia bibliografia esistente e le fonti ufficiali.
Lo scenario in numeri: 129 luoghi rilevanti, tra insediamenti e luoghi di interesse storico; 5.467 biografie di persone, di cui circa 4.000 completamente Leggi Tutto

Ferie pagate. Da quando? Cenni di storia

La storia delle ferie pagate
Articolo di Annalisa Palumbo Coordinatrice editoriale Storica National Geographic
– Qualche giorno fa siamo entrati ufficialmente in estate, un periodo che per la maggior parte dei lavoratori dipendenti vede l’avvicinarsi delle tanto agognate ferie, giorni di riposo retribuiti previsti per legge. Ma a quando risale la possibilità di usufruire di questo periodo di riposo senza preoccuparsi di rimanere senza stipendio?
Di solito il primo cenno in Età contemporanea alle ferie pagate si fa risalire al 1871, quando in Inghilterra fu approvato il Bank Holiday Act. In realtà i bank holidays non sono altro che le nostre festività nazionali. Alla fine del XIX secolo il banchiere John Lubbock, rappresentante del partito Liberale e grande appassionato di cricket, fece pressione affinché i dipendenti delle banche potessero assistere e partecipare alle partite. Non è un caso dunque che i bank holidays previsti dal documento del 1871 (quattro giorni per Inghilterra, Galles e Irlanda e cinque per la Scozia) coincidessero in parte con le date degli incontri di cricket della regione natale di sir Lubbock.
In Germania, a partire dal 1903 i dipendenti dei birrifici riuscirono a ottenere tre giorni di ferie pagate all’anno. Presto, i due terzi dei lavoratori tedeschi poterono godere di due o tre settimane di ferie annue, ma solamente in virtù di accordi sindacali: le vacanze pagate non erano ancora un diritto.

L’Anno Leggi Tutto

25 aprile Liberazione. Ricordiamola su Storia e memoria

78° anniversario della Liberazione
Il Museo civico del Risorgimento per la Storia della Lotta di Liberazione
Attraverso lo Scenario dedicato alla Lotta di Liberazione
https://www.storiaememoriadibologna.it/la-lotta-di-liberazione-1943-45  
del portale Storia e Memoria di Bologna, si ripercorrono gli anni della Seconda guerra mondiale, in cui la città fu tra le più colpite in Italia, sia per la sua centralità nel sistema delle comunicazioni, sia per la sua posizione di retrovia della Linea Gotica. Fra il settembre 1943 e l’aprile 1945, con l’insediamento del comando militare tedesco e della RSI, la città conobbe un duro regime di occupazione, il freddo e la fame per la popolazione civile, i bombardamenti alleati, rappresaglie naziste, ma anche la coraggiosa azione dei gruppi partigiani e la resistenza degli antifascisti. Alto fu il tributo di sangue versato dai bolognesi: il numero dei morti civili sotto i bombardamenti è stato di 2481, i partigiani caduti sono stati 2064.
Lo scenario Lotta di Liberazione 1943 – 1945 è dedicato alla Resistenza in città e nella provincia. Offre le informazioni sui luoghi, i caduti, le battaglie, le brigate partigiane, in ricordo ed in omaggio ai tanti protagonisti dell’insurrezione contro il nazifascismo. Ad Leggi Tutto

Le strade mutevoli, di Ferrara e della bassa, in un libro di Corrado Pocaterra.

LE STRADE MUTEVOLI
Un interessante volume di Corrado Pocaterra. Recensione di Gian Paolo Borghi
Corrado Pocaterra, autorevole studioso e ricercatore di storia delle bonifiche, ha dato recentemente alle stampe un volume che porta il significativo titolo Le strade mutevoli. Il sottotitolo esplicita ulteriormente questa sua interessante esperienza bibliografico-archivistica, curata dalle Edizioni Festina Lente di Ferrara, dirette da Marco Mari: Appunti per una storia di Ferrara e della bassa pianura padana attraverso le vie d’acqua.
L’autore introduce la sua corposa e articolata ricerca affermando che i primi fondamenti del suo lavoro hanno tratto lo spunto da una relazione che tenne alcuni anni fa al Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese (la sua collaborazione alla struttura museale è ormai quarantennale!) di San Bartolomeo in Bosco (Ferrara), nel corso di uno specifico appuntamento culturale.
Il quadro che emerge da questo suo lavoro è una lucida delineazione storica, in un più che vasto arco temporale, delle vicende di quelle acque mutevoli, caratterizzanti l’esistenza di generazioni e generazioni di genti che hanno vissuto e operato in questi luoghi, nel periodo storico analizzato e che hanno conservato una persistenza della memoria che alluvioni, guerre e altre calamità non hanno cancellato.

Supportato da un’ampia bibliografia e da un altrettanto efficace apparato didascalico-documentario, il volume effettua un lungo Leggi Tutto

Caratteri di piombo che hanno fatto e scritto la storia

Lettere che cambiarono il mondo
Annalisa Palumbo –Coordinatrice editoriale Storica National Geographic (*)
Intorno all’VIII secolo, se non prima, in Asia si sviluppò una tecnica per produrre diverse copie di un testo senza ricorrere alla copiatura manuale: la xilografia. I testi e le immagini erano incisi in rilievo su una tavoletta di legno (in greco, xylon), che veniva cosparsa d’inchiostro e quindi impressa su fogli di carta o seta delle dimensioni della tavoletta stessa. Il primo esempio di libro stampato antico giunto fino a noi è il Sutra del diamante, dell’868.
Sebbene per tutto il XIII secolo in Cina si sia tentato di creare un sistema di stampa con caratteri mobili, la complessità della scrittura cinese e l’immenso numero di segni da riprodurre resero impossibile l’impresa. D’altro canto nel 1377, nel tempio di Heungdeok, in Corea, fu stampato il primo libro a caratteri mobili in cinese semplificato che sia sopravvissuto fino a noi: il Jikji, una raccolta d’insegnamenti dei grandi sacerdoti. Tuttavia la stampa a caratteri mobili non ebbe troppo successo e finì per scomparire.
Negli stessi anni in Europa aveva luogo una corsa alla creazione di un sistema analogo: gli artigiani e i primi stampatori mantenevano il più stretto riserbo sui progressi fatti in questo campo per evitare quello che oggi definiremmo una Leggi Tutto

Orologi e misurazione del tempo nella storia

La rivoluzione dell’orologio meccanicodi Annalisa Palumbo Coordinatrice editoriale Storica National Geographic. News letter dicembre 2022-
«Cosa c’è di più indegno […] dell’uomo che spreca il tempo, […] che dissipa la sua stessa vita e per questo disonora se stesso?», s’interrogava l’ecclesiastico Giovanni di Salisbury nel XII secolo.
All’epoca la misura del tempo era in gran parte scandita naturalmente: la traiettoria del sole segnava l’inizio e la fine delle giornate lavorative nelle campagne, un ritmo di lavoro preciso e inconfutabile. Ma nei monasteri, dove parte del lavoro non era naturale ma artificiale, il tempo poteva essere regolato diversamente. Se nei campi le ore di luce erano la condizione necessaria per portare a termine le attività quotidiane, negli scriptorium gli occhi vigili dei miniaturisti e dei copisti rimanevano aperti fino a diverse ore dopo il calar del sole. In questo contesto bisognava ideare un tipo di congegno che non aveva motivo di emulare il movimento degli astri. Così nacque in Occidente l’orologio meccanico, che sarebbe divenuto il rappresentante più autentico della filosofia di vita e della filosofia economica di questa parte del mondo, introducendovi valori nuovi come la precisione e l’efficienza.
L’orologio meccanico, perfezionato nelle città e collocato in cima a grandi torri, presto si ridusse Leggi Tutto

La Rus’ di Kiev, origine e fine, tra IX e XIII secolo

PREMESSA. Secondo articolo di approfondimento  storico sull’argomento Ucraina
La Rus’ di Kiev, l’origine di Russia e Ucraina-

Articolo di Matteo Cartechini-  10 maggio 2022- da Storica National Geographic
Destinata ad essere oggetto di speculazioni storiografiche, la Rus’ di Kiev nacque attorno al IX secolo d.C., quando tribù vichinghe si insediarono nella pianura sarmatica imponendosi e mescolandosi alla popolazione autoctona.
Ancora oggi la sua memoria storica, strumentalizzata e politicizzata, è contesa tra le nazioni eredi di quello che fu il primo stato slavo orientale
Il concetto di nazione è frutto della percezione di chi vi abita: la società segue una traiettoria determinata dalla concezione che ha di sé stessa. Quando però questa percezione viene strumentalizzata per costruire un disegno politico e strategico, si tende a semplificare il racconto di epoche storiche decisamente più complesse. È quanto succede con l’interpretazione della Rus’ di Kiev, il cui lascito viene reclamato da Russia, Ucraina e Bielorussia: le nazioni eredi della Rus’.
Data l’importanza storica che la Rus’ di Kiev riveste nello sviluppo della coscienza nazionale di questi tre stati, è importante contestualizzare le varie interpretazioni prodotte dalla storiografia, potenzialmente influenzata dalle esigenze strategiche perseguite nei diversi periodi storici.

Rus’ e slavi

Nella seconda metà dell’Alto Medioevo le steppe Leggi Tutto

Dalle steppe ai campi di grano…. e ora di battaglia. Una lunga storia

PREMESSA. Per approfondire la conoscenza storica  di una terra, l’Ucraina,  ora diventata tragicamente di attualità, al di fuori delle tante parziali e spesso strumentali, fuorvianti e interessate versioni che  vengono diffuse dalla stampa e sui social, proponiamo 2 interessanti articoli pubblicati sulla rivista online Storica- National geographic.
1 – La steppa e il grano: l’Ucraina nell’Età moderna
di Bojan Mitrovic – 24 marzo 2022
Nella Bibbia, il racconto di Caino e Abele offre una versione mitizzata di quello che, con ogni probabilità, fu dalla preistoria all’Età moderna uno dei conflitti principali fra i gruppi umani: quello fra pastori e agricoltori, simboleggiati, nel racconto biblico, dai due figli di Adamo ed Eva. E forse furono pochi i posti al mondo dove tale conflitto assunse la stessa asprezza e, soprattutto, durò così a lungo, come nei territori dell’attuale Ucraina. Lo stesso nome Ucraina vuol dire “terra di confine”, un significato che ha una valenza in primo luogo geografica.
Tra i fiumi e le steppe
La steppa sarmatica, che a est si protende fino alla Mongolia, si chiude a ovest sulle pendici dei Carpazi, le stesse che costituiscono il confine occidentale dell’attuale Ucraina. Ma il Paese fa da confine anche fra Leggi Tutto

Storia dell’Ospedale di Bentivoglio nel lungo Novecento

Storia dell’Ospedale di Bentivoglio: da privato, a consorziale, a pubblico, al servizio della sanità bolognese.
Nel contesto delle celebrazioni per il centenario della morte di Carlo Alberto Pizzardi è interessante ricordare la storia, per tanti aspetti singolare, di questo presidio di cura che da oltre un secolo è punto di riferimento importante per la sanità della pianura bolognese.
Si deve infatti al ricco possidente e imprenditore filantropo Carlo Alberto Pizzardi la costruzione di questo ospedale nel 1906, utilizzando una parte dei suoi proventi derivati dalle vaste risaie presenti sulle terre di sua proprietà nel territorio di Bentivoglio, S. Pietro in Casale e Castel Maggiore, appositamente bonificate e coltivate, e dal grande antico mulino (su derivazione del Navile, risalente al 1300), anche questo ampliato e modernizzato per aumentarne la produzione.
Carlo Alberto, a differenza dei fratelli, dimostrò una notevole capacità imprenditoriale per aumentare la redditività dei vasti beni fondiari ereditati dal padre Luigi (a sua volta discendente da prozii che li acquistarono nel 1817 da eredi Bentivoglio); parallelamente, si impegnò anche per valorizzare e arricchire con nuove strutture il piccolo e povero borgo anticamente detto di “Ponte Poledrano”.
Borgo cresciuto a ridosso dell’antico Castello costruito nel 1480 da Giovanni II Bentivoglio Leggi Tutto