Ferie pagate. Da quando? Cenni di storia

La storia delle ferie pagate
Articolo di Annalisa Palumbo Coordinatrice editoriale Storica National Geographic
– Qualche giorno fa siamo entrati ufficialmente in estate, un periodo che per la maggior parte dei lavoratori dipendenti vede l’avvicinarsi delle tanto agognate ferie, giorni di riposo retribuiti previsti per legge. Ma a quando risale la possibilità di usufruire di questo periodo di riposo senza preoccuparsi di rimanere senza stipendio?
Di solito il primo cenno in Età contemporanea alle ferie pagate si fa risalire al 1871, quando in Inghilterra fu approvato il Bank Holiday Act. In realtà i bank holidays non sono altro che le nostre festività nazionali. Alla fine del XIX secolo il banchiere John Lubbock, rappresentante del partito Liberale e grande appassionato di cricket, fece pressione affinché i dipendenti delle banche potessero assistere e partecipare alle partite. Non è un caso dunque che i bank holidays previsti dal documento del 1871 (quattro giorni per Inghilterra, Galles e Irlanda e cinque per la Scozia) coincidessero in parte con le date degli incontri di cricket della regione natale di sir Lubbock.
In Germania, a partire dal 1903 i dipendenti dei birrifici riuscirono a ottenere tre giorni di ferie pagate all’anno. Presto, i due terzi dei lavoratori tedeschi poterono godere di due o tre settimane di ferie annue, ma solamente in virtù di accordi sindacali: le vacanze pagate non erano ancora un diritto.

L’Anno I della felicità
Il primo Paese a riconoscerle come tale fu la Francia, con una legge approvata il 20 giugno 1936. I dipendenti pubblici francesi avessero già diritto a qualche giorno di riposo dal 1853, per decreto di Napoleone III, ma dopo la vittoria del Fronte popolare del 1936 si ebbe un’escalation di manifestazioni che rivendicavano un incremento delle ferie pagate. In tutto il territorio nazionale s’iniziarono a convocare”grèves joyeuses” (scioperi gioiosi) e a occupare fabbriche, che cessarono solo con la firma degli accordi di Matignon (v. protagonisti in foto da wikipedia). In tale documento si fissava la settimana lavorativa di 40 ore, il diritto alla rappresentazione sindacale e quello di poter usufruire di un periodo di riposo retribuito di due settimane all’anno. Grazie a questo provvedimento il 1936 fu battezzato da Léo Lagrange, sottosegretario di stato per lo sport e il tempo libero, l’An I du bonheur, ovvero l’Anno I della felicità.

E in Italia?
Nello Stivale il primo documento a fare riferimento a un periodo di «riposo feriale retribuito» fu la Carta del Lavoro, varata il 21 aprile 1927. All’articolo XVI si legge: «Dopo un anno di ininterrotto servizio il prestatore d’opera, nelle imprese a lavoro continuo, ha diritto ad un periodo annuo di periodo feriale retribuito».
Dopo il ventennio fascista, al momento di redigere la Costituzione della neonata Repubblica italiana (entrata in vigore il primo gennaio 1948), i padri costituenti scrissero all’articolo 36: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se’ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e’ stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo’ rinunziarvi».
Bisognerà aspettare ancora per diversi anni, fino al Decreto Legislativo 66 del 2003, affinché si stabilisse un periodo minimo di quattro settimane di ferie retribuite all’anno.

Annalisa Palumbo

News letter 24 giugno 2023

  • Sul numero di Storica di luglio, già in edicola, si racconta di come i francesi trascorsero le loro prime ferie pagate … Stonehenge, Giulio Cesare e navi negriere, Akhenaton e Nefertiti, tomba di san Pietro e del Marchese di Sade….

** Il sommario del nuovo numero:

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