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Reno, un fiume tra passato e presente


Droni su Reno e Samoggia, per controllare gli argini

Lunedì 7 aprile, il Comune di Castello d'Argile, insieme al Servizio tecnico di Bacino del Reno, l'ANCI Emilia Romagna, in collaborazione con l'Unione Reno Galliera organizza una
"Giornata di ricerca e studi sull'utilizzo dei droni, per la prevenzione del rischio idraulico e la gestione sostenibile dell'asta del fiume Reno"
Il programma tecnico prevede alle ore 10,30 il raduno presso il municipio in piazza Gadani. Dalle ore 11 alle 13 il volo sperimentale dei droni sull'area di confluenza del fiume Samoggia nel Reno, con presenza di squadre a terra.
Dalle 14,30 alle 15,30 ci sarà un de-briefing riservato ai tecnici delle amministrazioni pubbliche coinvolte per valutare l'esito della sperimentazione, delle immagini, delle restituzioni e delle elaborazione dati recuperati dal drone.
Alle ore 16 incontro con le Associazioni locali per comunicare la nuova tecnologia a servizio della sicurezza territoriale che viene sperimentata, tra i primi, nel Comune di Castello d'Argile. L'incontro pubblico si terrà presso la Sala Consiliare del Municipio, con la presentazione dell'iniziativa da parte del sindaco Michele Giovannini e dell'Assessore alla Protezione Civile Marco Iachetta
Le attività previste sono: monitoraggio e ripresa  del nodo idraulico della confluenza, monitoraggio della densità vegetale in golena e negli argini, restituzione  del modello tridimensionale e "stereoscopica", verifica  e individuazione dei punti deboli degli argini, anche per tane animali e altre criticità.
I droni sono messi a disposizione dalla società Aerodron di Parma.
L'iniziativa è collegata alla "Settimana Protezione Civile" promossa dalla Regione Emilia Romagna
Info: 329 9055666  iachetta@anci.it

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Inserito da redazione il Ven, 04/04/2014 - 07:45


Per raccogliere i legnami, tra una piena e l'altra del Reno

Un'altra piena di Reno è passata, e gli argini, pur inzuppati dalle piogge sovrabbondanti di questo strano inverno, hanno retto. Alveo e golene restano invasi da fango e legnami sparsi; pertanto si rende necessaria:
Autorizzazione alla raccolta del legname caduto nei corsi d'acqua del bacino del fiume Reno
Per l'anno 2014, nei corsi d'acqua montani, collinari e di alta pianura del bacino del fiume Reno (con esclusione dei tratti arginati di pianura), la Regione Emilia-Romagna autorizza per usi personali e domestici la raccolta manuale del legname caduto in alveo o trasportato in prossimità delle sponde in aree demaniali, previa semplice comunicazione scritta indirizzata a:
SERVIZIO TECNICO BACINO RENO, VIALE DELLA FIERA 8, 40127 BOLOGNA
oppure via email all’indirizzo stbreno@regione.emilia-romagna.it o al numero di fax 051 5274315
e per conoscenza al Comune territorialmente interessato.
Nella comunicazione si dovrà indicare:
- il nominativo del richiedente e il relativo indirizzo e numero di telefono,
- il corso d’acqua e il tratto interessato,
- il periodo in cui si svolgerà la raccolta.
La modalità di raccolta dovrà essere esclusivamente manuale e dovrà rispettare le seguenti prescrizioni:
1. Per l'accesso alla zona di intervento dovranno essere utilizzate prioritariamente le piste e strade esistenti e non dovrà essere assolutamente alterato lo stato dei luoghi.
2. Il taglio delle piante cadute per ridurne le dimensione potrà essere eseguito unicamente mediante motosega o altro strumento di taglio manuale.
3. la raccolta del legname dovrà comprendere anche l'allontanamento della ramaglia connessa.
4. Dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti necessari per garantire la sicurezza degli operatori e della pubblica incolumità con particolare riguardo alla presenza di piene improvvise.
5. Tutte le attività inerenti e conseguenti la raccolta autorizzata saranno a totale carico di coloro che eseguono la raccolta medesima.
6. La presente autorizzazione è fatta unicamente nei riguardi idraulici indipendentemente dalle condizioni che possono venire richieste dalle altre Amministrazioni interessate, ed è vincolata a tutti gli effetti alle vigenti disposizioni di legge in materia di polizia idraulica e di protezione ambientale.
7. Il risarcimento per eventuali danni che venissero arrecati all'Amministrazione concedente o a terzi per i lavori assentiti saranno a totale carico degli esecutori della raccolta.
8. Per le aree ricadenti all’interno del sistema regionale delle aree protette dovrà essere acquisito il parere dell’Ente competente.

** Avviso diramato dalla Regione Emilia-Romagna - Servizio Tecnico Bacino Reno

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Inserito da redazione il Gio, 13/02/2014 - 10:35


Reno vivo, con un nuovo bacino

Venerdì 31 maggio verrà inaugurato il nuovo Bacino Reno vivo, progettato e realizzato dalla Provincia di Bologna.
L’opera permetterà di rilasciare nel Reno la quantità di acqua necessaria per gli usi di valle quando le portate naturali risulteranno insufficienti, in particolare nei periodi di siccità.
I lavori sono iniziati nell'agosto del 2008 e il collaudo si è concluso il 19 maggio 2012. La spesa finale è stata di 3.589.411,72 euro. L’opera è stata finanziata da Regione Emilia-Romagna, ATERSIR e Provincia di Bologna.
Il bacino potrà contenere circa 800.000 metri cubi d'acqua, rappresentando un serbatoio idricoda cui il fiume Reno potrà attingere e mantenere così una regolare portata minima nei caldi e siccitosi mesi estivi. L'invaso, che si trova in comune di Sasso Marconi, località Borgonuovo, ha una superficie complessiva superiore a 23 ettari (1 chilometro di lunghezza per 400 metri) e l'altezza dell'acqua è compresa tra 1,80 m e 6,30 m.
Lo scarico delle acque raccolte può avvenire attraverso operazioni automatiche, oppure con comandi specifici, impartiti in sito o da remoto.
Dal 1° gennaio di quest'anno l’invaso è in gestione al Consorzio della Bonifica Renana.
- ore 9.30 PRESENTAZIONE DELL'OPERA
sala Sapaba, via Pila 8 - Sasso Marconi
Beatrice Draghetti
, presidente della Provincia di Bologna
Stefano Mazzetti, sindaco di Sasso Marconi e coordinatore del Consiglio locale di Atersir
Giovanni Tamburini, presidente del Consorzio della Bonifica Renana
Emanuele Burgin, assessore all'Ambiente della Provincia di Bologna
Giuseppe Bortone, direttore generale Ambiente e difesa del suolo e della costa della Regione Emilia-Romagna
Gianpaolo Soverini, direttore settore Ambiente della Provincia di Bologna
- ore 11 TAGLIO DEL NASTRO, dopo il brindisi inaugurale è prevista la visita
dell'opera e fino alle 14.00 sarà consentito l'accesso all'area dell'invaso.
** Maggiori informazioni, foto e un video esplicativo sono consultabili dal sito:
http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/1779310010300/T/Bacino-Reno-vivo-venerdi-31-maggio-l8217inaugurazione-dell8217opera

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Inserito da redazione il Gio, 30/05/2013 - 08:00


Torna il Ponte Bailey sul Brasimone

Inaugurazione del restauro del Ponte Bailey sul Brasimone alle Mogne di Camugnano
- Sabato 7 luglio 2012, alle ore 12.00, taglio del nastro con il sindaco Verardi e Giovanni Tamburini
il presidente della Bonifica Renana che ha curato il recupero di un simbolo della comunità montana.
Il torrente Brasimone appartiene al reticolo idrografico del fiume Reno, e nasce, a 1174 m s.l.m., sul versante settentrionale del monte della Scoperta. A monte del bacino, troviamo i 2 invasi artificiali realizzati per fini idroelettrici con sbarramento del torrente. Attraverso il ponte, sul torrente, sono raggiungibili importantissime sorgenti sfruttate per uso acquedottistico. La struttura portante del ponte - composta da 2 coppie di travi metalliche - ha una lunghezza di oltre 27 metri e una larghezza di 5 metri. Prima dell'intervento, le parti in metallo erano ossidate e quasi tutti i tiranti di controvento fortemente degradati. Nell'appoggio di destra, alcune travi erano consumate dalla corrosione, mentre l'impalcato in legno risultava fatiscente e pericolante.
La storia del Bailey
Negli anni successivi alla 2° Guerra Mondiale, gli stock di materiale bellico di proprietà dell'Esercito Americano vennero venduti a imprese e a privati.
Tra i materiali del Genio Americano vi erano i Ponti Bailey, strutture prefabbricate in legno e metallo, impiegate dall'esercito alleato per superare in pochissimo tempo torrenti, fiumi e burroni. Due Ponti Bailey furono acquistati dall'impresa Tovoli di Suviana (Castel di Casio) ed uno di essi venne installato negli anni '60 sul torrente Brasimone, per completare il rifacimento della carrozzabile che collegava la frazione di Mogne di Camugnano.
Questo è l'esemplare che oggi vediamo restaurato ed operativo
Da oggi, il Bailey continua la sua funzione storica, consentendo il passaggio anche di carichi pesanti evitando così il difficoltoso attraversamento delle strade interne del Borgo del Molino .
Il borgo delle Mogne
Dell'abitato delle Mogne si ha notizia dal MedioEvo, grazie a due diplomi imperiali del 1164 e 1209. Fino a qualche decennio fa, le sei borgate che componevano la frazione erano densamente abitate e quasi 200 persone popolavano quest'area montana, in cui oggi restano poche famiglie. Il restauro del ponte, recupera una possibilità di collegamento diretto per la frazione, favorendo la fruibilità presente e futura di questo angolo delle nostra montagna.
Il restauro
L'intervento di manutenzione straordinaria è stato voluto dall'amministrazione comunale di Camugnano ed affidato alla Bonifica Renana. L'ing. Piero Puppini del Consorzio ha redatto il progetto e la squadra operai del cantiere consortile Montagna Occidentale ha realizzato l'opera di restauro. Il collaudo ha dato esito positivo, confermando che ora la struttura può reggere il transito veicolare e portate tali da consentire il passaggio di mezzi pesanti: autobetoniere, carri carichi di legname, autobotti. L'intervento è stato attuato nell'ambito dell'Accordo Quadro per lo sviluppo della montagna 2010-2012, tra Bonifica Renana e comuni della montagna. L'opera, realizzata con un investimento di 40 mila euro è stata finanziata per il 50% dal Comune di Camugnano (Bo) e per il 50% dal Consorzio .
* Info Ufficio comunicazione BONIFICA RENANA

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Inserito da redazione il Ven, 06/07/2012 - 17:32


Panfilia, dalla rotta di Reno al bosco. Cenni di storia. Franco Ardizzoni

Cominciare dal Bosco per parlare della Panfilia è come iniziare un discorso dalla fine. Ma d’altra parte è proprio necessario partire dal Bosco poiché è l’ultimo riferimento ancora “vivente” che porta questo nome.
Infatti il bosco ha preso il nome dalla famosa e disastrosa rotta del fiume Reno avvenuta il 19 marzo 1751 nei pressi del palazzo dei Panfili, che causò enormi danni a tutta la campagna esposta ad est del fiume modificando completamente la rete di strade e canali. Inoltre causò il crollo del castello di San Venanzio (già dei Piatesi) e della chiesa parrocchiale attigua costringendo il parroco a trasferire le funzioni nella attuale posizione della chiesa parrocchiale, che a quel tempo era un piccolo oratorio di proprietà privata. Quella fu l’ultima di una serie di rotte avvenute in quel punto e che convinse finalmente la Sacra Congregazione delle Acque a decidere la deviazione del fiume Reno verso est immettendolo, tramite il Cavo Benedettino, nel ramo abbandonato del Po di Primaro e portandolo a sfociare direttamente in mare nei pressi di Ravenna ( dal 1767 in poi).
Il Bosco della Panfilia è un bosco originatosi su terreni alluvionali depositatisi in seguito alla rotta del fiume Reno (detta appunto “Rotta Panfilia”) avvenuta a metà del Settecento. Il bosco si sviluppa su un terrazzo golenale di circa 81 ettari appartenenti al demanio regionale il cui territorio è inserito nel comune di Sant’Agostino.
La vegetazione è caratterizzata dalla presenza di specie in grado di sopportare le periodiche piene; tra esse dominano il pioppo bianco, la farnia, il frassino ossifillo, il salice bianco, accompagnate da olmo, acero campestre, fragola, nocciolo, prugnolo, biancospino, ligustro e corniolo. Lo strato erbaceo, molto povero di specie, è caratterizzato dal carice maggiore, una pianta erbacea tipica delle aree boscate planziali che si inondano.
L'oasi costituisce un prezioso rifugio per la fauna selvatica: vi si possono osservare la rana agile, la raganella, il ramarro, l'orbettino, il biacco e la testuggine d'acqua.
Tra gli uccelli si rinvengono numerose specie quali il comunissimo fagiano, il colombaccio, il cuculo, l'upupa, il raro picchio verde, il torcicollo e vari passeriformi come la cinciallegra, il rigogolo e la beccaccia. Tra i rapaci possiamo ricordare alcuni esemplari come il barbagianni e la poiana.
Tra i mammiferi che vivono nel bosco possiamo citare insettivori come i toporagni, la talpa e il riccio; diversi roditori come il topo selvatico, il topolino delle risaie e il topo campagnolo. I carnivori che vivono nel bosco sono la volpe, la donnola, la faina e il tasso.
Il bosco fornisce anche una buona varietà di funghi ed il prezioso tartufo.
La “Rotta Panfilia” è così chiamata perché è avvenuta in corrispondenza del palazzo Panfili, che in conseguenza della rotta andò distrutto.

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Inserito da redazione il Ven, 30/09/2011 - 20:59


Bisana, il mistero di un antico toponimo

Bisana “, toponimo antico di un'area della bassa pianura presso il Reno, di cui tanti vorrebbero conoscere l'origine e il significato. Ma una risposta certa finora non è mai stata trovata. Ragion per cui si possono solo fare ipotesi, partendo però da alcuni riferimenti storici documentati.
Cominciamo da
Castello d'Argile, nel cui territorio si trovano i riferimenti storici più antichi e dove il toponimo è tuttora presente nella denominazione di una strada: via Bisana Inferiore.
Attualmente porta questa denominazione solo un tratto di strada nella parte ovest del territorio, che parte dal bivio in fondo a via Croce, nel punto in cui termina la via Minganti; prosegue verso nord e poi svolta verso ovest fino a raggiungere il Reno. Il tratto di strada, che continua in direzione nord, porta le denominazioni di Martinetti e poi di Rottazzi.
In passato e per secoli fu attribuito il nome di “Bisana” a tutta la zona di campagna a sud e a ovest del “Castello” e che si stendeva tra questo e il corso del Reno. E’ uno dei toponimi più antichi, radicati e conosciuti nella storia orale e scritta di Argile. Il toponimo era già citato negli “estimi “ di Argile del 1245 e del 1315, e riferito dapprima ad un luogo, il “loco bixano”, e quindi usato al maschile. Nel corso dei secoli successivi è poi prevalso l’uso al femminile: “bisana”, o anche talvolta “bigiana”, per indicare tutta la zona suddetta.
Il significato di questo termine non è chiaro e non si trova spiegato in alcun testo di toponomastica bolognese, anche se il toponimo di “bisana” non è esclusivo di Argile, ma lo abbiamo trovato citato per indicare anticamente un’area paludosa dei Casoni di Altedo, e permane tuttora in uso per indicare l’area ex valliva di S. Pietro in Casale. Ma è vivo e tornato di attualità anche nella parte del territorio di Pieve di Cento e di Galliera che costeggia il Reno e che è diventata Area di riequilibrio ecologico-ambientale, ora in via di inaugurazione e apertura al pubblico, regolamentata da apposito statuto concordato dai due Comuni.

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Inserito da redazione il Mer, 28/09/2011 - 21:16


A Casalecchio per vedere il Canale di Reno e la Chiusa

22 Marzo 2010 Giornata Mondiale dell’acqua
Dalla Chiusa al Rio Pazzano: parole e manovre”
Lunedì 22 marzo
il Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno aderisce alla Giornata Mondiale dell’Acqua. In occasione di questa importante iniziativa internazionale, il Consorzio ha organizzato un percorso guidato lungo la strada alzaia del Canale di Reno per avvicinare i cittadini al tema dell’acqua, risorsa fondamentale per l’umanità e per Bologna.
E’ un percorso alla scoperta del sistema idrico cittadino in cui si affrontano temi come la qualità dell’acqua del Canale che attraversa la città.
Nel corso della visita, che ha inizio alle 15,30 davanti al cancello della Chiusa di Casalecchio e finisce al Rio Pazzano (al termine del camminamento che divide il canale dal fiume) verso le 17,30, interverranno Fabio Marchi – Segretario del Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno - e Mario Felicori - Responsabile di Area Monitoraggio e Valutazione Corpi Idrici dell’ Arpa Sezione Bologna.
I presenti potranno ammirare la Chiusa di Casalecchio, la più antica e importante opera di sbarramento fluviale realizzata a metà del XIV sec., al punto da essere proposta come Patrimonio mondiale dell’Unesco. Nelle tappe a seguire, i visitatori saranno accompagnati lungo il Canale Reno da Via Canale, facendo una sosta al Paraporto Scaletta e Paraporto Verrocchio, per concludere al Paraporto San Luca. 

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Inserito da redazione il Sab, 20/03/2010 - 09:37


Emergenza pioggia in Reno e pianura

Emergenza pioggia - Rete di scolo al limite, l'acqua della pianura convogliata negli invasi della Renana
Da domenica pomeriggio le idrovore della Renana stanno pompando a pieno ritmo nelle casse di espansione del Consorzio, capaci di accogliere fino a 40 milioni di metri cubi d'acqua.
Da domenica pomeriggio, il Reno occupato da progressive ondate di piena, non è più in grado di ricevere neanche una goccia dell'acqua che sta piovendo sulla pianura bolognese.
Per questo da 48 ore sono entrate in funzione a pieno ritmo le pompe idrovore dei 20 impianti della Bonifica Renana: lavorano per convogliare tutta l'acqua del Bolognese nelle casse di espansione del sistema di bonifica.
Negli invasi minori (Gandazzolo, Quadrone, Argelato e Bentivoglio) e nelle casse principali di Campotto, Vallesanta e Bassarone (1.600 ettari di invaso, ad Argenta), si stanno sversando le acque di pioggia del bacino del Navile e del Savena, e anche un residuo di Reno, che tramite un fontanazzo, tracima 20 metri cubi al secondo in Navile, e da questo, nel canale Botte, sempre della Renana.
Infatti, il Reno ha rotto l’argine a fianco della chiavica “Portoni” nei pressi di Malalbergo, scaricando le acque di Reno nel Navile con il rischio di allagare Malalbergo.

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Inserito da redazione il Mar, 02/12/2008 - 19:07


La prima "chiusa" del canale di Reno

Domenica 11 novembre alle 16, si svolgerà presso il Museo del Patrimonio Industriale un incontro di approfondimento dedicato al più recente ritrovamento archeologico dell’antica Bologna dell’acqua dei secoli XII-XIX.
Nella tarda primavera del 2005, in un cantiere aperto per la realizzazione di servizi e parcheggi, nell’area settentrionale di Bologna nel giardino della Manifattura Tabacchi, venne rinvenuta una grande struttura muraria, importante testimonianza di archeologia legata alla storia di Bologna. Si trattava di un’antica chiusa e di un canale fossile, afferenti alla prima fase di costruzione del sistema idraulico artificiale di Bologna.
Il manufatto lungo 22 metri e largo 10 tagliava orizzontalmente un canale fossile di ca. 17 metri e recava ancora presente una canaletta lignea in ottimo stato di conservazione. La tecnica edificatoria si presentava di alta qualità. Successivi esami con il carbonio 14 hanno consentito di datare il manufatto tra la metà del XIII e il XIV secolo. Alla fine di questo periodo l’intera area venne dismessa e ricoperta artificialmente.
Il ritrovamento apre un piccolo giallo archeologico: sino ad ora non si avevano notizie di rami di canale collocati nell’area del ritrovamento e anche gli utilizzi della chiusa risultano di difficile interpretazione. Infine la cronologia di costruzione consente di formulare nuove ipotesi circa la costruzione e i primi utilizzi del sistema idraulico artificiale della città.
Nel corso dell’incontro il prof. Alberto Guenzi, coordinatore del gruppo di lavoro che ha studiato il manufatto e l’archeologa Roberta Michelini, responsabile della campagna di scavo, illustreranno le caratteristiche e le problematiche legate al ritrovamento, unitamente alle linee di valorizzazione della scoperta messe in atto dall’amministrazione comunale.
L’ingresso e l’attività sono completamente gratuiti. Per informazioni telefonare al Museo al numero: 051-6356611
e-mail: museopat@comune.bologna.it
www.comune.bologna.it/patrimonioindustriale
APPUNTAMENTI AL MUSEO 2007/2008
La nuova chiusa del canale di Reno

(*) E’ possibile raggiungere il Museo dal centro e dalla zona stazione con autobus n. 17 (festivi 11A) e dalla tangenziale uscita n. 5 (Lame)

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Inserito da redazione il Mar, 06/11/2007 - 09:04


La pianura: scenario famigliare. Sara Poluzzi

Pensieri e parole percorrendo gli argini di Reno e Samoggia

Testo e foto di Sara Poluzzi. da "Marefosca" Aprile 2006


L'aria è fredda e pungente, odora di terra bagnata e intorno non si odono rumori, tranne quello dei passi miei e del mio cane Conan, che scricchilano leggermente sull'erba coperta di brina. Si intravedono,  in lontananza, testimonianze di attività umane: qualche camino che fuma, qualche macchina, così lomtana da non percepirne veramente la presenza. La nebbia avvolge i nostri passi, a distanza, quasi con discrezione; attorno a me vedo lo scenario famigliare: la Pianura.

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Inserito da redazione il Mer, 14/06/2006 - 06:33


I boschi di pianura tra passato e futuro. Fabrizio Govoni

Fino agli inizi del secolo scorso , il territorio compreso tra la Bassa Pianura Modenese, Ferrarese e Bolognese è sempre stato caratterizzato da un paesaggio che vedeva l’alternarsi di ampie paludi e di estese aree boschive.
Molti documenti d’archivio testimoniano che nel medioevo erano presenti nel Centopievese
numerosi boschi: il
Bosco di Ramedello ( 1263 ) situato tra Corporeno e Dosso, il Bosco di Boccacanale ( 1263 ) situato a nord di Penzale, il Bosco di Malaffitto ( 1279 ) dove si trovano ora i terreni delle Partecipanze di Cento e di Pieve, il Bosco di Casumaro (1334 ) e il Bosco del Monte tra Sant’Agostino e Buonacompra.
Si trattava di vere e proprie selve costituite presumibilmente da querce ( farnie ), frassini, olmi, aceri, salici e carpini, collegate tra loro da piccoli corsi d’acqua sulle cui sponde dominavano ontani e pioppi. Luoghi, questi, dove cinghiali, daini , cervi e persino lupi ( 1387 ) non erano poi così tanto rari.

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Inserito da redazione il Mar, 13/06/2006 - 16:34


C'era una volta..." La navigazione sul Reno". Franco Ardizzoni

"La navigazione sul Reno nel Medioevo".
Saggio di Franco Ardizzoni in "al sâs" , rivista periodica edita dal Gruppo di Studi "10 righe" e dal Comune di Sasso Marconi. n. 10 /2004

 

Dove e quando

Un diploma di Berengario I re d’Italia, databile fra l’anno 898 ed il 905 (IX-X secolo) concede al vescovo ed alla Chiesa di Bologna il porto delle navi sul Reno presso il mercato della Selva Piscariola (1)
Dove si trovasse esattamente questo porto sul Reno – scrive Ivan Pini – e il mercato della selva Piscariola, non è possibile stabilirlo con esattezza così come non è neppure da escludere a priori che il porto ed il mercato fossero localizzati in sedi diverse. Comunque si può fare solo l’ipotesi che il porto in questione (ed eventualmente il mercato) si trovassero al limite della navigabilità del fiume Reno, cioè poco a nord del ponte della via Emilia (2)

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Inserito da redazione il Dom, 14/05/2006 - 11:28


Bibliografia sul Reno e aree adiacenti.

Ricerca di Magda Barbieri.

Testi pubblicati dal 1950 in poi, contenenti anche bibliografie sui libri antecedenti

(Aggiornamento a gennaio 2007. Sono gradite e saranno aggiunte segnalazioni di altre opere sull'argomento n.d.r.)

  • AAVV " I 70 anni del Consorzio della Bonifica Renana" . Bologna .1979
  • AAVV "Il Reno italiano". Con testi di Stefano Cremonini, Guido Mansuelli, Giancarlo Susini, Alfeo Giacomelli, Paolo Guidotti e altri. Bologna 1991.
  • AAVV "La pianura e le acque tra Bologna e Ferrara" Atti del Convegno del Centro Studi Girolamo Baruffaldi di Cento. 1983
  • AAVV "Le origini e i linguaggi. Cultura popolare nell' Emilia Romagna". Con testi di Nereo Alfieri,, Francesco Coco, Lucio Gambi, Giancarlo Susini, Vito Fumagalli, Antonio Ivan Pini, Franco Violi, Guido Mansuelli e altri. Milano. 1982.
  • AAVV "Il Reno. Fiume da salvare". Edi Huose. Bologna 1996.
  •  

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    Inserito da redazione il Mar, 18/04/2006 - 08:19


"Rifare il Reno". Incontro pubblico a Casalecchio

Incontro pubblico sul tema
RIFARE IL RENO
a Casalecchio di Reno (BO)
Casa della solidarietà, via del fanciullo 6
mercoledì 8 marzo 2006 - ore 20.30

per il ripristino del fiume e delle acque nel nostro territorio
in occasione della recente pubblicazione de "L'acqua dei bolognesi" di Viel, Zaccanti, Sangiorgi, sulla rivista " Il geologo" dell'Ordine dei Geologi dell'Emilia-Romagna.
Introduzione a cura di  "Ingegneri Senza Frontiere" - Bologna
Interventi degli autori
- Giovanni Viel  " Se il Reno è diventato un canale ... "
- Maria Teresa De Nardo "Sorgenti e acque montane: stanno finendo?"
- Samuel Sangiorgi "Le acque sotterranee "perdute" della pianura"

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Inserito da redazione il Sab, 04/03/2006 - 07:57


Brevi note storico-geografiche sul Reno. Magda Barbieri

IL RENO OGGI

Il Reno è il fiume più importante dell'Emilia-Romagna, considerando a parte il Po, che  è un corso d'acqua di vasta portata, attraversa più Regioni e lambisce solo il confine nord della nostra, raccogliendo acque degli altri fiumi-affluenti emiliani della parte ovest.


Il Reno nasce in Toscana, nell'Appennino pistoiese, presso la località Prunetta e la conca delle Piastre; entra, dopo breve tratto, nel versante bolognese dell'Appennino e scende verso la pianura scorrendo in direzione nord fino a S.Agostino; da qui svolta verso est per raggiungere il mare Adriatico presso le valli di Comacchio.
Il suo alveo, dalla sorgente alla foce, è lungo km 211 e attraversa le tre province emiliane di Bologna, Ferrara e Ravenna. I comuni toccati dal suo percorso sono numerosi; da quelli appenninici di Granaglione, Porretta Terme, Vergato, Marzabotto a quelli pedecollinari di Sasso Marconi e Casalecchio di Reno fino alla città di Bologna; prosegue in pianura presso Castel Maggiore, Calderara e Sala Bolognese, Argelato e Castello d'Argile; lambisce S.Giovanni in Persiceto, scorre tra Cento e Pieve di Cento, tra Galliera, S.Agostino e Poggio Renatico; tocca i territori di Malalbergo, Baricella, Molinella e Argenta, fungendo in molti tratti da confine naturale tra bolognese e ferrarese; per finire nel ravennate dopo S.Alberto (Alfonsine).

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Inserito da redazione il Sab, 25/02/2006 - 07:53


"Reno". Un nome che piace. Ricerca semiseria di tutte le intitolazioni che lo comprendono. Magda Barbieri

Trovandoci a portare nella denominazione della nostra Associazione culturale il nome del  Reno, il fiume più importante della nostra Regione,  che bagna le  tre Province di Bologna, Ferrara e Ravenna, portando, nei suoi alvei antichi e recenti, secoli di storia delle nostre comunità, ci siamo voluti divertire un po' a cercare tutte le intitolazioni o denominazioni di luoghi , Enti, Associazioni, gruppi,  edifici o cose di ogni genere che comprendano o facciano riferimento al nome "Reno". E ne abbiamo trovate tante.
Cominciamo ovviamente dalle denominazioni storiche , attribuite in secoli medievali ai paesi che si trovavano (e si trovano tuttora) presso il corso del fiume  ( o ramo di esso poi abbandonato).

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Inserito da redazione il Gio, 12/01/2006 - 10:21


Il Naviglio bolognese nei secoli. Dal Porto di Bologna a Malalbergo.Fabio Marchi

Si può senz'altro definire atipica la collocazione geografica della città di Bologna. A differenza infatti di tutte le realtà similari, l'area urbana si aggregò sulle prime terre emerse attorno al torrente Aposa , lontano da Reno e Savena. Ancora oggi , osservando una "pianta" di Bologna appare evidente l'assenza di un fiume che la attraversa.

Già in prossimità dell'anno mille la città soffriva per tale mancanza e cominciò a costruirsi un reticolo idraulico artificiale capace di fornire forza motrice , di alimentare l'irrigazione e d'essere fattore di produzione. I rapporti civili e commerciali con le altre città avvenivano allora attraverso la navigazione palustre, il primo porto cittadino era collocato alla "Piscariola", l'attuale Selva di Pescarola.
L'azione del fiume e dei torrenti collinari caratterizzati da una fortissima connotazione torrentizia accentuò in quel periodo l'interrimento della prima area a nord della città , rendendo difficoltosa e pericolosa la navigazione. I bolognesi pensarono allora di costruirsi una via d'acqua sicura fra quella palude dove cominciavano ad emergere le terre, grazie all'azione naturale della bonifica per colmata. E' in questa condizione che i bolognesi pensarono di aprirsi una via sicura verso il mare, utile per i commerci.

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Inserito da redazione il Gio, 22/09/2005 - 10:28


La pianura del Reno com'era, com'è, come potrebbe diventare. Walther Vignoli

Finchè la mano dell’uomo non è intervenuta, la pianura bolognese era un insieme a macchia di leopardo di foreste planiziali ed acquitrini alimentati dai corsi d’acqua appenninici.
L’uomo sfruttava l’acqua per pescare ma anche per i suoi spostamenti, “navigando”.


Ha poi gradualmente trasformato quell’ambiente per adattarlo alle proprie esigenze: prelevare legname da costruzione o da ardere, raccogliere erbe palustri ed altri vegetali, cacciare, pascolare, disboscare per ricavare spiazzi da coltivare, controllare le acque, sia per difendere i campi come per ricavarne dei nuovi col metodo delle casse di colmata, consistenti in ampie aree arginate dove far defluire le acque torbide durante le piene, avendo il duplice effetto di evitare esondazioni ed alzare i terreni per decantazione.

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Inserito da redazione il Mar, 06/05/2003 - 07:33

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