Reno, un fiume tra passato e presente
22 Marzo 2010 Giornata Mondiale
dell’acqua
“Dalla Chiusa al Rio Pazzano:
parole e manovre”
Lunedì 22 marzo il
Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno
aderisce alla Giornata Mondiale dell’Acqua. In occasione di
questa importante iniziativa internazionale, il Consorzio ha
organizzato un percorso guidato lungo la strada alzaia del
Canale di Reno per avvicinare i cittadini al tema dell’acqua,
risorsa fondamentale per l’umanità e per Bologna.
E’ un percorso alla scoperta del
sistema idrico cittadino in cui si affrontano temi come la qualità
dell’acqua del Canale che attraversa la città.
Nel corso della visita, che ha
inizio alle 15,30 davanti al cancello della Chiusa di Casalecchio
e finisce al Rio Pazzano (al termine del camminamento
che divide il canale dal fiume) verso le 17,30,
interverranno Fabio Marchi – Segretario del
Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno - e Mario
Felicori - Responsabile di Area Monitoraggio e Valutazione
Corpi Idrici dell’ Arpa Sezione Bologna.
I presenti potranno ammirare la Chiusa
di Casalecchio, la più antica e importante opera di sbarramento
fluviale realizzata a metà del XIV sec., al punto da essere proposta
come Patrimonio mondiale dell’Unesco. Nelle tappe a seguire, i
visitatori saranno accompagnati lungo il Canale Reno da Via Canale,
facendo una sosta al Paraporto Scaletta e Paraporto Verrocchio,
per concludere al Paraporto San Luca.
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Inserito da redazione il Sab, 20/03/2010 - 09:37
Emergenza pioggia - Rete di scolo
al limite, l'acqua della pianura convogliata
negli invasi della Renana
Da domenica pomeriggio le idrovore
della Renana stanno pompando a pieno ritmo nelle casse di espansione del
Consorzio, capaci di accogliere fino a 40 milioni di metri cubi
d'acqua.
Da domenica pomeriggio, il Reno
occupato da progressive ondate di piena, non è più in grado di
ricevere neanche una goccia dell'acqua che sta piovendo sulla pianura
bolognese.
Per questo da 48 ore sono entrate in
funzione a pieno ritmo le pompe idrovore dei 20 impianti della
Bonifica Renana: lavorano per convogliare tutta l'acqua del
Bolognese nelle casse di espansione del sistema di bonifica.
Negli invasi minori (Gandazzolo,
Quadrone, Argelato e Bentivoglio) e nelle casse principali di
Campotto, Vallesanta e Bassarone (1.600 ettari di invaso, ad
Argenta), si stanno sversando le acque di pioggia del bacino del
Navile e del Savena, e anche un residuo di Reno, che tramite un
fontanazzo, tracima 20 metri cubi al secondo in Navile, e da questo,
nel canale Botte, sempre della Renana.
Infatti, il Reno ha rotto
l’argine a fianco della chiavica “Portoni” nei pressi di
Malalbergo, scaricando le acque di Reno nel Navile
con il rischio di allagare Malalbergo.
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Inserito da redazione il Mar, 02/12/2008 - 19:07
Domenica 11 novembre alle 16, si
svolgerà presso il Museo del Patrimonio Industriale un
incontro di approfondimento dedicato al più recente
ritrovamento archeologico dell’antica Bologna dell’acqua dei
secoli XII-XIX.
Nella tarda primavera del 2005, in un
cantiere aperto per la realizzazione di servizi e parcheggi,
nell’area settentrionale di Bologna nel giardino della Manifattura
Tabacchi, venne rinvenuta una grande struttura muraria, importante
testimonianza di archeologia legata alla storia di Bologna. Si
trattava di un’antica chiusa e di un canale fossile, afferenti
alla prima fase di costruzione del sistema idraulico artificiale di
Bologna.
Il manufatto lungo 22 metri e largo 10
tagliava orizzontalmente un canale fossile di ca. 17 metri e recava
ancora presente una canaletta lignea in ottimo stato di
conservazione. La tecnica edificatoria si presentava di alta
qualità. Successivi esami con il carbonio 14 hanno consentito
di datare il manufatto tra la metà del XIII e il XIV secolo.
Alla fine di questo periodo l’intera area venne dismessa e
ricoperta artificialmente.
Il ritrovamento apre un piccolo giallo
archeologico: sino ad ora non si avevano notizie di rami di canale
collocati nell’area del ritrovamento e anche gli utilizzi della
chiusa risultano di difficile interpretazione. Infine la cronologia
di costruzione consente di formulare nuove ipotesi circa la
costruzione e i primi utilizzi del sistema idraulico artificiale
della città.
Nel corso dell’incontro il prof.
Alberto Guenzi, coordinatore del gruppo di lavoro che ha studiato il
manufatto e l’archeologa Roberta Michelini, responsabile della
campagna di scavo, illustreranno le caratteristiche e le
problematiche legate al ritrovamento, unitamente alle linee di
valorizzazione della scoperta messe in atto dall’amministrazione
comunale.
L’ingresso e l’attività sono
completamente gratuiti. Per informazioni telefonare al Museo al
numero: 051-6356611
e-mail: museopat@comune.bologna.it
www.comune.bologna.it/patrimonioindustriale
APPUNTAMENTI AL MUSEO 2007/2008
La nuova chiusa del canale di Reno
(*) E’ possibile raggiungere il Museo dal
centro e dalla zona stazione con autobus n. 17 (festivi 11A) e dalla
tangenziale uscita n. 5 (Lame)
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Inserito da redazione il Mar, 06/11/2007 - 09:04
Pensieri e parole percorrendo gli argini di Reno e Samoggia
Testo e foto di Sara Poluzzi. da "Marefosca" Aprile 2006
L'aria è fredda e pungente, odora di terra bagnata e intorno non si odono rumori, tranne quello dei passi miei e del mio cane Conan, che scricchilano leggermente sull'erba coperta di brina. Si intravedono, in lontananza, testimonianze di attività umane: qualche camino che fuma, qualche macchina, così lomtana da non percepirne veramente la presenza. La nebbia avvolge i nostri passi, a distanza, quasi con discrezione; attorno a me vedo lo scenario famigliare: la Pianura.
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Inserito da redazione il Mer, 14/06/2006 - 06:33
Fino
agli inizi del secolo scorso , il territorio compreso tra la Bassa
Pianura Modenese, Ferrarese e Bolognese è sempre stato
caratterizzato da un paesaggio che vedeva l’alternarsi di ampie
paludi e di estese aree boschive.
Molti
documenti d’archivio testimoniano che nel medioevo erano presenti
nel Centopievese numerosi boschi: il
Bosco di Ramedello ( 1263 )
situato tra Corporeno e Dosso, il Bosco di Boccacanale ( 1263 )
situato a nord di Penzale, il Bosco di Malaffitto ( 1279 ) dove si
trovano ora i terreni delle Partecipanze di Cento e di Pieve, il
Bosco di Casumaro (1334 ) e il Bosco del Monte tra Sant’Agostino e
Buonacompra.
Si
trattava di vere e proprie selve costituite presumibilmente da querce
( farnie ), frassini, olmi, aceri, salici e carpini, collegate tra
loro da piccoli corsi d’acqua sulle cui sponde dominavano ontani e
pioppi. Luoghi, questi, dove cinghiali, daini , cervi e persino lupi
( 1387 ) non erano poi così tanto rari.
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Inserito da redazione il Mar, 13/06/2006 - 16:34
"La navigazione sul Reno nel Medioevo".
Saggio di Franco Ardizzoni in "al sâs" , rivista periodica edita dal Gruppo di Studi "10 righe" e dal Comune di Sasso Marconi. n. 10 /2004
Dove e quando
Un diploma di Berengario I
re d’Italia, databile fra l’anno 898 ed il 905 (IX-X secolo)
concede al vescovo ed alla Chiesa di Bologna il porto delle navi sul
Reno presso il mercato della Selva Piscariola (1)
Dove si trovasse
esattamente questo porto sul Reno – scrive Ivan Pini – e il
mercato della selva Piscariola, non è possibile stabilirlo con
esattezza così come non è neppure da escludere a priori
che il porto ed il mercato fossero localizzati in sedi diverse.
Comunque si può fare solo l’ipotesi che il porto in
questione (ed eventualmente il mercato) si trovassero al
limite della navigabilità del fiume Reno, cioè poco
a nord del ponte della via Emilia (2)
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Inserito da redazione il Dom, 14/05/2006 - 11:28
Ricerca di Magda Barbieri.
Testi pubblicati dal 1950 in poi, contenenti anche bibliografie sui libri antecedenti
(Aggiornamento a gennaio 2007. Sono gradite e saranno aggiunte segnalazioni di altre opere sull'argomento n.d.r.)
- AAVV " I 70 anni del Consorzio della Bonifica Renana" . Bologna .1979
- AAVV "Il Reno italiano". Con testi di Stefano Cremonini, Guido Mansuelli, Giancarlo Susini, Alfeo Giacomelli, Paolo Guidotti e altri. Bologna 1991.
- AAVV "La pianura e le acque tra Bologna e Ferrara" Atti del Convegno del Centro Studi Girolamo Baruffaldi di Cento. 1983
- AAVV "Le origini e i linguaggi. Cultura popolare nell' Emilia Romagna". Con testi di Nereo Alfieri,, Francesco Coco, Lucio Gambi, Giancarlo Susini, Vito Fumagalli, Antonio Ivan Pini, Franco Violi, Guido Mansuelli e altri. Milano. 1982.
- AAVV "Il Reno. Fiume da salvare". Edi Huose. Bologna 1996.
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Inserito da redazione il Mar, 18/04/2006 - 08:19
Incontro pubblico sul tema
RIFARE IL RENO
a Casalecchio di Reno (BO)
Casa della solidarietà, via del fanciullo 6
mercoledì 8 marzo 2006 - ore 20.30
per il ripristino del fiume e delle acque nel nostro territorio
in occasione della recente pubblicazione de "L'acqua dei bolognesi" di Viel, Zaccanti, Sangiorgi, sulla rivista " Il geologo" dell'Ordine dei Geologi dell'Emilia-Romagna.
Introduzione a cura di "Ingegneri Senza Frontiere" - Bologna
Interventi degli autori
- Giovanni Viel " Se il Reno è diventato un canale ... "
- Maria Teresa De Nardo "Sorgenti e acque montane: stanno finendo?"
- Samuel Sangiorgi "Le acque sotterranee "perdute" della pianura"
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Inserito da redazione il Sab, 04/03/2006 - 07:57
IL RENO OGGI
Il Reno è il fiume più importante dell'Emilia-Romagna, considerando a parte il Po, che è un corso d'acqua di vasta portata, attraversa più Regioni e lambisce solo il confine nord della nostra, raccogliendo acque degli altri fiumi-affluenti emiliani della parte ovest.
Il Reno nasce in Toscana, nell'Appennino pistoiese, presso la località Prunetta e la conca delle Piastre; entra, dopo breve tratto, nel versante bolognese dell'Appennino e scende verso la pianura scorrendo in direzione nord fino a S.Agostino; da qui svolta verso est per raggiungere il mare Adriatico presso le valli di Comacchio.
Il suo alveo, dalla sorgente alla foce, è lungo km 211 e attraversa le tre province emiliane di Bologna, Ferrara e Ravenna. I comuni toccati dal suo percorso sono numerosi; da quelli appenninici di Granaglione, Porretta Terme, Vergato, Marzabotto a quelli pedecollinari di Sasso Marconi e Casalecchio di Reno fino alla città di Bologna; prosegue in pianura presso Castel Maggiore, Calderara e Sala Bolognese, Argelato e Castello d'Argile; lambisce S.Giovanni in Persiceto, scorre tra Cento e Pieve di Cento, tra Galliera, S.Agostino e Poggio Renatico; tocca i territori di Malalbergo, Baricella, Molinella e Argenta, fungendo in molti tratti da confine naturale tra bolognese e ferrarese; per finire nel ravennate dopo S.Alberto (Alfonsine).
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Inserito da redazione il Sab, 25/02/2006 - 07:53
Trovandoci a portare nella denominazione della nostra Associazione culturale il nome del Reno, il fiume più importante della nostra Regione, che bagna le tre Province di Bologna, Ferrara e Ravenna, portando, nei suoi alvei antichi e recenti, secoli di storia delle nostre comunità, ci siamo voluti divertire un po' a cercare tutte le intitolazioni o denominazioni di luoghi , Enti, Associazioni, gruppi, edifici o cose di ogni genere che comprendano o facciano riferimento al nome "Reno". E ne abbiamo trovate tante.
Cominciamo ovviamente dalle denominazioni storiche , attribuite in secoli medievali ai paesi che si trovavano (e si trovano tuttora) presso il corso del fiume ( o ramo di esso poi abbandonato).
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Inserito da redazione il Gio, 12/01/2006 - 10:21

Si può senz'altro definire atipica la collocazione geografica della città di Bologna. A differenza infatti di tutte le realtà similari, l'area urbana si aggregò sulle prime terre emerse attorno al
torrente Aposa , lontano da Reno e Savena. Ancora oggi , osservando una "
pianta" di Bologna appare evidente l'assenza di un fiume che la attraversa.
Già in prossimità dell'anno mille la città soffriva per tale mancanza e cominciò a costruirsi un reticolo idraulico artificiale capace di fornire forza motrice , di alimentare l'irrigazione e d'essere fattore di produzione. I rapporti civili e commerciali con le altre città avvenivano allora attraverso la navigazione palustre, il primo porto cittadino era collocato alla "Piscariola", l'attuale Selva di Pescarola.
L'azione del fiume e dei torrenti collinari caratterizzati da una fortissima connotazione torrentizia accentuò in quel periodo l'interrimento della prima area a nord della città , rendendo difficoltosa e pericolosa la navigazione. I bolognesi pensarono allora di costruirsi una via d'acqua sicura fra quella palude dove cominciavano ad emergere le terre, grazie all'azione naturale della bonifica per colmata. E' in questa condizione che i bolognesi pensarono di aprirsi una via sicura verso il mare, utile per i commerci.
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Inserito da redazione il Gio, 22/09/2005 - 10:28
Finchè la mano dell’uomo non è intervenuta, la pianura bolognese era un insieme a macchia di leopardo di foreste planiziali ed acquitrini alimentati dai corsi d’acqua appenninici.
L’uomo sfruttava l’acqua per pescare ma anche per i suoi spostamenti, “navigando”.
Ha poi gradualmente trasformato quell’ambiente per adattarlo alle proprie esigenze: prelevare legname da costruzione o da ardere, raccogliere erbe palustri ed altri vegetali, cacciare, pascolare, disboscare per ricavare spiazzi da coltivare, controllare le acque, sia per difendere i campi come per ricavarne dei nuovi col metodo delle casse di colmata, consistenti in ampie aree arginate dove far defluire le acque torbide durante le piene, avendo il duplice effetto di evitare esondazioni ed alzare i terreni per decantazione.
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Inserito da redazione il Mar, 06/05/2003 - 07:33