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Sostegno ai figli delle vittime sul lavoro. Progetto approvato


Con il voto unanime dei presenti (Pd, Prc, Sd, Pdci, Verdi, Sdi, Fi-Pdl, Gdl-Pdl, An-Pdl, Udc, Per l’E-R) l’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna ha approvato il Progetto di Legge presentato da Donatella Bortolazzi (Pdci), che istituisce un fondo per il sostegno socio-educativo, scolastico e formativo dei figli di vittime di incidenti mortali sul lavoro.
Nel presentare il provvedimento, Bortolazzi ha ricordato che sono circa 1400 i morti sul lavoro, ogni anno, di cui oltre il 10% in questa Regione. L’età media di chi perde la vita è 37 anni e lo Stato spende annualmente oltre 40 miliardi di euro; la consigliera ha poi richiamato i recenti provvedimenti approvati dal Governo Prodi per estendere i controlli sui luoghi di lavoro e inasprire le sanzioni a carico dei responsabili degli incidenti. Quanto all’istituzione del nuovo fondo regionale, esso vuole corrispondere, almeno in parte, alle gravi difficoltà vissute dai familiari delle vittime, i quali si vedono mancare una fonte di reddito, a volte l’unica: ciò può provocare la riduzione delle spese destinate ai servizi socio-educativi per la prima infanzia, all’istruzione e alla formazione, sacrificate a vantaggio di altre esigenze primarie.


La nuova Legge prevede che la Regione sostenga i figli delle vittime con i redditi più bassi, per garantire il diritto allo studio e contrastare i rischi di abbandono o dispersione. Nel testo si prevede che le risorse del fondo possano essere integrate da entrate provenienti dallo Stato, da persone fisiche o giuridiche; potranno accedere al fondo i figli delle vittime che rispondano a precisi requisiti (non abbiano ancora 25 anni, il genitore sia residente in Emilia-Romagna al momento del decesso, il reddito del nucleo familiare non superi quanto indicato annualmente dalla Giunta regionale secondo i criteri ISEE).

Sono finanziabili le tasse di iscrizione, le rette di frequenza, l’acquisto di libri di testo, l’acquisto di ausili scolastici per portatori di handicap, il servizio mensa, l’abbonamento al trasporto pubblico. Le risorse del fondo sono destinate al rimborso delle spese sostenute e documentate per l’iscrizione e la frequenza a scuole e università pubbliche, parificate e private. I contributi potranno essere riconosciuti anche per gli incidenti mortali verificatisi “in itinere”, lungo i percorsi stradali verso il lavoro, a partire dall’entrata in vigore della Legge. Il consigliere Marco Lombardi (Fi-Pdl) ha detto che questo provvedimento, che arriva in Aula subito dopo la campagna elettorale, riconcilia con la politica, per la sua concretezza senza ideologie.

Ciò è avvenuto - ha puntualizzato - grazie a un approfondito dibattito in Commissione, nel corso del quale la relatrice ha accolto alcuni suggerimenti, consentendo di raggiungere una larga condivisione e, soprattutto, sgombrando il campo da divisioni artificiose, perché tutti hanno a cuore la tragedia degli incidenti sul lavoro.

Nel manifestare sostegno a questo provvedimento, Gian Luca Rivi (Pd) ha segnalato le principali cause che concorrono ai dati allarmanti degli incidenti: i ritmi di lavoro, nella logica dominante del just in time, l’estrema parcelizzazione delle aziende, la precarietà dei contratti di lavoro, le dimensioni dell’immigrazione. Occorre agire a vari livelli (formazione, aumento dei controlli e delle sanzioni) per far crescere la cultura della sicurezza, e in questo ambito è necessario ampliare le azioni di sostegno alle famiglie coinvolte in questi lutti.

Anche Roberto Piva (Pd), facendo riferimento a proprie esperienze professionali, ha definito questo provvedimento molto importante e opportuno. È necessario, infatti, agire concretamente nell’aiuto all’anello più debole della catena, cioè i minori. Sono questi, infatti, a subire le conseguenze peggiori quando una famiglia è colpita da un incidente mortale sul lavoro. Oltre alle spese per il diritto allo studio, la Regione dovrà porre particolare attenzione alle cure sanitarie.

Pieno appoggio alla Legge è stato espresso da Daniela Guerra (Verdi), secondo la quale è positivo che la strage sul lavoro non avvenga più nel silenzio, dopo il moto di indignazione suscitato dalla vicenda della Thyssen-Krupp. È lecito temere che i dati ufficiali siano sottostimati, perché spesso le vittime sono immigrati clandestini. Perciò, quando si parla di sicurezza, non va dimenticato che metà delle aziende ispezionate nel 2007 è risultata irregolare e il 10% è stata chiusa per le gravi irregolarità riscontrate.

D’accordo su questo provvedimento che non affronta le cause del problema, ma ne affronta le conseguenze, si è dichiarato Gioenzo Renzi (An-Pdl), rimarcando il contributo del proprio gruppo in commissione, finalizzato a migliorare l’impostazione originaria, eliminando la discriminazione tra i figli che frequentano la scuola pubblica e quelli che frequentano scuole private o parificate. Resta qualche perplessità riguardo al fatto che sono compresi nella Legge anche i lavoratori in nero; ciò potrebbe indirettamente legittimare questa grave irregolarità. Di qui la sua sollecitazione, salvaguardando la sostanza del provvedimento, a tenere presente la questione nella stesura dei criteri successivi alla Legge.

Forte adesione ed apprezzamento per un accordo che va oltre la maggioranza, sono stati espressi da Ugo Mazza (Sd), che ha tuttavia evidenziato un punto a suo avviso molto significativo: gli incidenti sul lavoro hanno delle cause precise, quindi c’è bisogno di aumentare la prevenzione attraverso iniziative che la Regione può assumere, quali, ad esempio, l’informazione nella loro lingua ai lavoratori extracomunitari. Il consigliere, inoltre, giudica pericolosa l’idea di detassare gli straordinari, perché va nella direzione di aumentare i rischi : molta parte degli incidenti più seri avvengono nelle ore terminali del lavoro, quando si è accumulata stanchezza.

Renato Delchiappo (Prc) ha rammentato quanto la Regione, cosciente della gravità di questo problema, ha fatto nella legislatura precedente, approvando la legge sul lavoro, e nell’attuale, ponendo l’obiettivo dell’aumento della sicurezza sul lavoro su provvedimenti come quello recentemente indirizzato alle Ausl regionali. I lavoratori sono una risorsa per le imprese e la società, e non si può permettere che questa risorsa vada dispersa; il consigliere ha poi auspicato che i figli dei lavoratori che faranno questo percorso scolastico e formativo non debbano trovarsi in futuro a lavorare in un mondo di precari.

A conclusione degli interventi, Bortolazzi ha precisato che nella versione originaria del Pdl non si intendeva procedere ad alcuna discriminazione, ma si poneva solo un limite al tetto dei rimborsi per coloro che frequentano le scuole private, equiparandolo a quello previsto per la scuola pubblica. Circa il lavoro nero, ha aggiunto, questo provvedimento non vuole legittimarne l’esistenza, ma punta a dare qualche garanzia anche a chi è costretto a lavorare in maniera irregolare. In sede di dichiarazione di voto, sono intervenuti Ubaldo Salomoni (Gdl-Pdl), che ha ribadito il suo assenso a una Legge utile e necessaria, che tutela i figli, la parte più debole della famiglia, Silvia Noè (Udc), a sua volta favorevole, che ha auspicato che l’applicazione della Legge sia improntata alla semplificazione, senza eccessi burocratici, e Carlo Monaco (Per l’E-R), il quale ha espresso un giudizio molto positivo per i contenuti della Legge, ma anche per lo spirito unitario e collaborativo raggiunto, nella speranza che sia foriero di ulteriori sviluppi.

Comunicato a cura di: Ufficio Stampa dell'Assemblea Legislativa (Bologna, 22/04/2008) -

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Inserito da redazione il Mar, 2008-04-29 16:59