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Storia. Locale e generale


1810- 2010. Bicentenario della Municipalità di Molinella

Presentazione delle iniziative per il Bicentenario del Comune di Molinella 1810 – 2010.
Il 20 aprile 1810, venne emanato dall'amministrazione napoleonica il Decreto imperiale di concentrazione dei Comuni del Dipartimento del Reno, che sostituiva il precedente ordinamento amministrativo e territoriale: nasceva così una municipalità per la prima volta molto simile all’attuale. In occasione di tale ricorrenza,
- martedì 20 aprile alle ore 18, presso la Sala del Consiglio di Molinella,
verrà presentato il programma delle celebrazioni ed iniziative che saranno organizzate nel corso dell'anno, con l'intento di promuovere e valorizzare le tappe più significative della storia e dell’identità della comunità locale e riflettere sulle sue prospettive di sviluppo future.
Per ulteriori informazioni sull'appuntamento, consultare la sezione del sito del Comune di Molinella Eventi, spettacoli o manifestazioni.
** Va ricordato, sul piano più generale, che già nel giugno1805, poco dopo la proclamazione del Regno, con Napoleone re d'Italia e imperatore dei Francesi, fu emanato un Decreto che divideva il Dipartimento del Reno in 4 Distretti : Bologna, Imola, Vergato e Cento, a loro volta suddivisi in "Cantoni", e istituiva le “Municipalità”, con proprio Consiglio comunale e Presidente , o Sindaco, in ogni località o comunità parrocchiale che avesse almeno un migliaio di abitanti.
Sempre nel giugno del 1805, Napoleone, con la moglie Giuseppina, venne in
visita a Bologna, accolto con grandi festeggiamenti. In quei giorni , per conquistare il favore della società bolognese, emanò vari provvedimenti per il rilancio dell'Università e per la sistemazione del basso Reno tra bolognese e ferrarese, con l'immissione di Reno in Po, commissionando uno studio per quello che diventerà poi il “cavo napoleonico”, avviato nel 1807, interrotto nel 1814 e rimasto incompiuto fino agli anni '20 del 1900.
Nel settembre 1810, debellato il fenomeno del brigantaggio, che aveva travagliato il territorio del Dipartimento nei due anni precedenti, entrò in vigore una nuova ripartizione territoriale in nuovi "Cantoni"con diverse “concentrazioni” di municipi e accorpamenti di località, che da “municipalità” furono declassate a “sezioni” (o “frazioni”) di altri comuni più grossi.
Ma il difficile cammino dei Comuni della pianura bolognese, continuerà con altre variazioni, diversi accorpamenti e separazioni, anche nel periodo della
Restaurazione Pontificia, successivo alla caduta di Napoleone (1815), e fino alla definitiva riorganizzazione istituzionale attuata con l'Unità d'Italia nel 1861.
*** In foto  copia del Decreto del Prefetto del Dipartimento del Reno, 11 maggio 1809, con le tabelle di ripartizione tra i comuni per la riscossione della sovrimposta dipartimentale prescritta dal Reale Decreto 25 giugno 1805 per la immissione di Reno in Po. Il Comune di Molinella era allora compreso nel Cantone di Minerbio
.

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Inserito da redazione il Lun, 2010-04-19 08:58


Un sito web per la storia delle lotte sindacali

Senti le rane che cantano è l'incipit di una delle più conosciute canzoni delle mondariso della pianura Padana ed è anche il link di un nuovo sito. http://sites.google.com/site/sentileranechecantano/home
che si propone di " essere una testimonianza del ruolo che i lavoratori - e il lavoro - hanno svolto nella storia d'Italia. Lo facciamo – è scritto nella pagina di presentazione - con un lungo viaggio, giorno dopo giorno, che inizia nella prima metà dell'800 (con un excursus significativo dal 1300) e arriva fino ai giorni nostri, attraverso i tanti episodi, le tante storie, le testimonianza dirette di chi, con le proprie lotte, ha segnato il duro percorso che ha portato all'Italia democratica e repubblicana.
Un cammino lungo e faticoso, che - a partire dal Risorgimento e dalla raggiunta Unità d'Italia - ha attraversato due guerre mondiali, il fascismo, la lotta di Liberazione, l'avvento della Repubblica, la lotta al terrorismo e, soprattutto oggi, alla criminalità organizzata e ad ogni possibile deriva autoritaria auspicata da chi, quotidianamente, mette in discussione la Carta Costituzionale. Un cammino fatto di lotte e sacrifici: dall'affermazione del diritto di organizzazione e di sciopero alla conquista di condizioni di lavoro più umane; dalla battaglia - che ancora oggi purtroppo è di stretta attualità - per la piena occupazione, per un salario equo, contro le condizioni di lavoro a volte disumano e che continua ancora oggi per la sicurezza e contro le morti sul lavoro, fino all'affermazione dei propri diritti. L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, sancisce solennemente la nostra Costituzione, ma troppo spesso l'articolo 1 della Carta Costituente è stato ed è disatteso. Ecco perchè è indispensabile, oggi, riportare il mondo del lavoro - anzi, il lavoro - al centro dell'attenzione, salvaguardando e rafforzando i diritti e le tutele conquistati in questo lungo e faticoso cammino e per garantire alle generazioni future un mondo migliore. Un mondo in cui il diritto di cittadinanza, al lavoro, allo studio e alla salute diventino elementi veramente fondanti dell'Italia democratica”.

Il sito presenta già un nutrito numero di articoli di carattere storico, con particolare attenzione per le lotte sindacali di operai e contadini nella pianura bolognese- ferrarese e in Emilia-Romagna. Non a caso è stato scelto per la prima pagina la riproduzione del famoso quadro di Pellizza Da Volpedo “Il Quarto Stato”, simbolo di una classe operaia dei primi anni del '900 in marcia verso la conquista dei propri diritti e di un ruolo di protagonista nella società.

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Inserito da redazione il Lun, 2010-02-22 07:31


Collezione di storia postale Giorgio Tabaroni on line

La collezione di storia postale “Giorgio Tabarroni” on line
E’ finalmente disponibile on line la collezione di storia postale donata al Museo da Giorgio Tabarroni (1921-2001), studioso di storia della scienza e cultore di filatelia e storia postale.
Grazie a questa donazione fin dal 2007 è stata allestita all’interno del Museo una sezione permanente di filatelia e di storia postale. Attraverso il web è ora possibile vedere anche i documenti che non sono esposti.
I documenti sono stati indicizzati, in modo da potere realizzare ricerche per tipologia, anno, luogo e Stato di partenza e di arrivo. E' inoltre possibile cercare all’interno della collezione documenti con annullo, con francobollo, con tassa a carico, con affrancatura meccanica, con segni di posta marittima, di posta aerea, di disinfezione, organizzando la ricerca su un singolo valore o sull'incrocio di più opzioni.
La collezione, che comprende oltre 1.100 documenti, è dedicata quasi esclusivamente alle Isole del Mare Egeo – soprattutto Rodi e il Dodecaneso – e all’Isola di Malta, che Tabarroni considerava, per la sua felice posizione geografica - un caso emblematico per illustrare la storia delle comunicazioni postali.
La storia postale infatti, prendendo in esame i diversi oggetti postali - lettere, cartoline, raccomandate, viaggiate per terra, per mare e per via aerea… - costituisce una modalità inedita ed affascinante di avvicinarsi al passato, intrecciando le mille microstorie personali con la “Grande Storia”, e al tempo stesso permette di ricostruire gli aspetti organizzativi e gli effetti sociali della comunicazione per corrispondenza.
Per consultare la collezione collegarsi al sito del Museo, www.comune.bologna.it/museorisorgimento , cliccare "Collezioni digitali" e poi scegliere “Storia postale. Collezione Giorgio Tabarroni”.

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Inserito da redazione il Gio, 2010-02-18 09:06


Nel 1859 a Loiano nasceva la moneta unica italiana

Domenica  22 novembre 2009 dalle ore 10 alle 13 presso Palazzo Loup di Loiano (BO) si svolgerà il convegno
Dalla moneta unica italiana alla moneta unica europea. Verso il 150° anniversario dell’Unità d’Italia”.
Il convegno intende celebrare l’incontro segreto che si tenne proprio a Palazzo Loup la sera del 28 settembre 1859 e nel quale Bettino Ricasoli, Luigi Carlo Farini, Leonetto Cipriani, Rodolfo Audinot e Marco Minghetti
presero importanti decisioni che portarono all’unificazione doganale e monetaria, stabilendo così le basi per la successiva unificazione nazionale.
Alla tavola rotonda, moderata da Luigi La Spina già co-direttore de “La Stampa”, partecipano l’on. Francesco Giro Sottosegretario del Ministero ai Beni ed alle Attività Culturali, Gian Carlo Muzzarelli assessore regionale, Maria Bernardetta Chiusoli Assessore al Bilancio della Provincia di Bologna, Paolo Verri Direttore del Comitato Italia 150, il Sindaco di Loiano Giovanni Maestrani e Otello Sangiorgi responsabile del Museo civico del Risorgimento, che ha collaborato alla realizzazione dell’iniziativa.
Nelle foto: 5 lire coniate  a Bologna nel periodo detto del Re eletto, Vittorio Emanuele II (1859-1860). Dal 1 ottobre 1859 ,dopo aver proclamato l'annessione al Regno di Sardegna, le Province emiliane e la Toscana introdussero il sistema monetario decimale sul tipo di quello piemontese.

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Inserito da redazione il Ven, 2009-11-20 05:10


L'ing. Gio.Batta Martinetti e la moglie Cornelia. Una coppia che fece storia a Bologna

C'è una strada a Castello d'Argile che porta un nome il cui significato  è ignoto  non solo agli argilesi, ma anche a tanti bolognesi. Eppure si riferisce ad un personaggio  che ebbe grande influenza nel  disegno urbanistico della città di Bologna; e che, insieme alla moglie , contessa Cornelia Rossi Martinetti, fu a lungo protagonista anche della vita sociale e culturale  nei primi tre decenni del 1800, dal periodo napoleonico alla Restaurazione pontificia. Parliamo dell'ingegner Giovanni Battista Martinetti, consigliere comunale a Castello d'Argile dal 1828, deceduto il 10 ottobre 1830,  al quale fu intitolata la via  subito dopo la sua morte, in quanto nei 25 anni precedenti era stato possidente delle terre della ex Commenda di Malta di Bisana, da lui acquistate nel 1804 dall' Amministrazione demaniale napoleonica (che le aveva espropriate e requisite nel 1796). Si trattava della più estesa impresa fondiaria argilese (circa 800 tornature), divisa in 8 poderi, tutti collocati in Bisana superiore e inferiore (più 3 in Bagnetto di là dal Reno), in gran parte adiacenti a questa strada che fu a lui intitolata. Giovan Battista Martinetti era stato anche proposto, dal nuovo Consiglio comunale argilese, come candidato per la carica di Priore, ma lui dichiarò la sua “indisponibità per le sue tante occupazioni”. Martinetti era infatti un ingegnere molto noto e stimato a quel tempo nel bolognese, anche per aver ideato il progetto per la nuova strada Porrettana, che collegava Bologna con Firenze, nel tratto di fondo valle del Reno. Progetto che fu approvato nel 1811, nel periodo di regime napoleonico, e che fu poi realizzato tra il 1816 e il 1840, nel periodo della Restaurazione pontificia, terminando dopo la sua morte.

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Inserito da redazione il Lun, 2009-10-26 06:14


Inno nazionale in perenne attesa: di Decreto o di sostituzione ?

In questa estate 2009 l'inno nazionale è tornato alla ribalta, oggetto di critiche e di una ricorrente proposta di sostituzione  da parte dei dirigenti di una forza politica che non ama l'Italia unita. Tra le tante prese di posizione pro e contro, si segnala questo articolo per alcune informazioni storiche finora poco conosciute, e altre note tratte dal sito www.radiomarconi.it
Se anche l'inno in Italia è precario” di Giorgio Frasca Polara (dal sito di “Libertà e giustizia” www.libertaegiustizia.it )
Bossi ha paradossalmente il coltello dalla parte del manico quando pretende di disconoscere il nostro inno nazionale e di sostituire Fratelli d’Italia con Va pensiero. Perché l’inno scritto da Goffredo Mameli e musicato dal sempre misconosciuto Michele Novaro non solo non è mai stato costituzionalizzato (a differenza, per esempio, della Marsigliese che giustamente fa testo nella Costituzione francese), ma dal 1946 è sempre e solo un testo “provvisorio”: termine adoperato in un comunicato del Consiglio dei ministri del 12 ottobre di quell’anno!
Un po’ di storia, allora.
Mameli lo scrisse poco più che ventenne, ai tempi della Repubblica romana nel 1849, nel fuoco delle vicende risorgimentali. Da subito Garibaldi lo ritenne il vero inno nazionale. E così lo aveva considerato, già nel 1862, proprio Giuseppe Verdi (vedi caso proprio l’autore del “Nabucco” da cui è tratto il sommesso ed elegiaco coro degli esuli ebrei) che ne aveva voluto inserire non solo le note ma anche le più struggenti parole in quell’”Inno delle Nazioni” (accanto al God Save the King, alla Marsigliese e – vivaddio!- all’Internazionale) che destò scandalo soprattutto in Francia dove Napoleone III aveva preteso di sostituire il celebre inno per tentare di liquidare la memoria storica della Rivoluzione. Di più, lo stesso maresciallo Radetzky aveva attribuito beffardamente il valore di inno nazionale a Fratelli d’Italia quando volle che le note di Novaro scandissero – per rendere più cocente agl’italiani la sconfitta – l’ingresso delle truppe austriache a Novara.
Fatto è che, tuttavia, che con l’Unità d’Italia casa Savoia impose come inno ufficiale la Marcia reale, una cosuccia da operetta sulla quale si esercitarono per decenni le ironie generali. Per soprammercato, durante il ventennio fascista, l’Italia ebbe il singolare e un po’ fosco primato di essere il solo paese al mondo con due inni ufficiali suonati di rigore l’uno dopo l’altro: dopo la marcetta sabauda quell’arrogante Giovinezza che Arturo Toscanini si rifiutò di dirigere nel 1931 a Bologna subendo l’onta di un pestaggio da parte di un pugno di squadristi.

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Inserito da redazione il Ven, 2009-09-04 06:25


S. Giorgio e Bologna nella Grande Guerra

Serata di approfondimento storico, sulle realtà e le interrelazioni tra storia locale e storia nazionale, nell'ambito delle celebrazioni del 64° anniversario della Liberazione
Mercoledì 22 aprile 2009 ore 20,45,
Sala consiliare del Municipio di S. Giorgio di Piano
Programma:
- Saluto dei promotori dell'iniziativa
- Proiezione del documentario di Alessandro Cavazza e Lorenzo Stanzani
La Città Rossa nella Grande Guerra”
dedicato in particolare al “sindaco del pane “  Francesco Zanardi
- Presentazione e approfondimento di Gian Paolo Borghi, Direttore del Centro Etnografico Ferrarese, sulle situazioni di S. Giorgio e Bologna nel contesto  che lega la prima alla seconda Guerra Mondiale
Inaugurazione della mostra di documenti d'archivio (in copia) riguardanti le vicende umane di soldati sangiorgesi che hanno combattuto nella Grande Guerra del 1915-18
Sarà presente l'autore del documentario Alessandro Cavazza
L'iniziativa è stata promossa e organizzata dal Gruppo di Studi Pianura del Reno con la collaborazione del Comune di S. Giorgio di Piano - Assessorato alla cultura
* La mostra, allestita nell'atrio del Comune, sarà poi visitabile fino al 1° maggio negli orari di apertura degli Uffici comunali
** Sulla figura di Francesco Zanardi, vedi apposito articolo nella sezione Biografie
di questo sito (menù a destra de La nostra rivista "Reno, campi e uomini")
NB Si informa che il DVD ,  a noi offerto gratuitamente dal Museo del Risorgimento, è disponibile per eventuali altre proiezioni , a richiesta di altri Comuni, o biblioteche, o scuole. Lo si può anche richiedere in copia , direttamente al Museo del Risorgimento di piazza Carducci 5.

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Inserito da redazione il Dom, 2009-04-19 06:39


Viaggio sulle orme di Guglielmo Marconi in USA. Franco Ardizzoni

- Quest'anno, 2009, ricorre il centenario dell'assegnazione del Premio Nobel per la Fisica al bolognese Guglielmo Marconi (1874-1937) e  lo ricordiamo qui con un articolo  del nostro socio Franco Ardizzoni che vi ha dedicato un viaggio speciale, con note  su particolari poco conosciuti -
- Avevo manifestato ad una amica, Marilena Longo, residente a Warwick in USA, nello Stato di Rhode Island, il desiderio di fare ricerche sull’attività di Guglielmo Marconi in quella zona degli Stati Uniti, e lei mi aveva procurato un appuntamento per visitare il Museo della “Comunicazione senza fili e del Vapore della Nuova Inghilterra” (The New England Wireless and Steam Museum), con sede a East Greenvich (mezz’ora di strada da Warwick).
Esaurita questa breve introduzione, necessaria per far capire a chi legge in quale parte degli Stati Uniti ci troviamo, andiamo ora ad inoltraci nell’argomento che vorremmo affrontare, cioè la presenza in questa parte d’America di Guglielmo Marconi e le operazioni da lui svolte per diffondere e perfezionare la sua grande invenzione, cioè la comunicazione senza fili (conosciuta in tutto il mondo con un termine oggi molto diffuso nel campo della radio, dei computer, della TV, dei telecomandi e dei telefoni cellulari: WIRELESS).

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Inserito da redazione il Lun, 2009-02-23 06:55


Il Ducato di Galliera. Dalle terre della "bassa" all'Europa. Franco Ardizzoni

Grazie a Napoleone ed ai Duchi De Ferrari il nome di Galliera è stato reso famoso in quattro città europee: Bologna, Genova, Parigi e Stoccolma.
A Bologna vi era il Palazzo Galliera (già Caprara), ora sede della Prefettura, a Genova vi sono gli ospedali Galliera creati dalla duchessa Maria Brignole-Sale De Ferrari, a Parigi vi è il Museo Galliera eretto dalla Duchessa per esporvi la sua collezione d’arte; inoltre una delle strade che fiancheggiano il museo si chiama “Rue Galliera”, a Stoccolma circa 70 quadri già esistenti nel palazzo di Bologna fanno parte delle collezioni reali
. (1)
Ma partiamo dalle origini.
La costituzione della tenuta di Galliera è strettamente legata alle vicende patrimoniali di Antonio Aldini.
(2)
E’ noto infatti che l’Aldini durante il periodo dell’occupazione francese, costruì un enorme patrimonio immobiliare acquistando fondi qua e là, buoni e cattivi, asciutti e umidi, in prossimazione fra loro, in modo che a poco a poco, per frazioni riunite formò una vastissima tenuta.
Da semplice agiato divenne ricchissimo tanto da essere stimato, nel 1806, per non meno di 137.000 scudi censuari di Milano e nel 1801 risultò tra i maggiori possidenti di ben sette comuni: Varignana di Sopra, Galliera, Gavaseto, Maccaretolo, Bagno di Piano, Casadio, Padulle.
Antonio Aldini nacque a Bologna il 26 dicembre 1755. Il padre Giuseppe era lettore di Diritto Civile nello Studio Bolognese. La madre, Caterina Galvani, era sorella del grande scienziato Luigi.

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Inserito da redazione il Ven, 2009-02-06 06:38


Storie di prigionia a Ferrara. Una mostra

La sala espositiva del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara ospiterà dal 30 gennaio al 15 febbraio la mostra-studio
L’internamento dei militari italiani. Disegni e testimonianze dai fondi archivistici del Museo del Risorgimento e della Resistenza, a cura del Centro di Documentazione Storica del Comune di Ferrara.
Promossa nell’ambito del Comitato 27 Gennaio (Giorno della Memoria), la presente mostra focalizza aspetti delle problematiche della prigionia e dell’internamento militare italiano nel corso di anni cruciali del secondo conflitto mondiale.
La tematica affrontata si avvale dei cosiddetti “tesori nascosti” del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara e, in modo particolare, del Fondo Ferruccio Ferrucci, costituito da disegni (di cui fu sovente anche autore, con il Capitano Augusto Gorisi e il Tenente Oberando Zanin), scritti e documenti che narrano le vicissitudini sue e dei compagni dalla loro cattura da parte dei tedeschi sull’isola di Lero, la sera del 16 novembre 1943 al loro rientro in Italia.
Il corpus di disegni qui proposto scandisce a grandi linee emozioni, sofferenze morali e materiali successive alle eroiche azioni di Lero: ne sono protagonisti ufficiali della Marina Militare e di altre Armi, con “i superstiti valorosi comandanti delle 24 leggendarie batterie, uniti in durissime esperienze pluriennali nei campi”.
La storia di queste vicende è tracciata nel volume, di Ferruccio Ferrucci "Kriegsfangener. 1943-1945", edito a Ferrara nel 2003. L’autore e i suoi compagni di prigionia furono costretti a ben cinque trasferimenti in campi d’internamento, dal 18 novembre 1943 al 28 agosto 1945.
Dopo la loro liberazione, dovettero ancora attendere, in due campi, prima del loro rientro in Italia, avvenuto il 3 settembre 1945.

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Inserito da redazione il Gio, 2009-01-29 15:32


La colonna spoglia di S. Giorgio di Piano. Anna Fini

Tra i monumenti presenti a S. Giorgio di Piano ve n’è uno alle cui sembianze ormai siamo abituati ma che in realtà è solo una parte dell’ originale, stiamo parlando del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale che era costituito da un basamento e una colonna in marmo ed in cima la Statua Alata della Vittoria. L’opera ora si trova all’interno del cimitero locale ma nel 1922 quella stessa posizione era ”il centro dell’aiola prospiciente l’ingresso del cimitero”. In quell ‘anno l’Amministrazione° propose al Comitato Comunale costituitosi per l’erezione di un monumento ai caduti in guerra, la costruzione di un' Arca Monumentale nell’area d’ingresso al cimitero ove raccogliere le salme dei defunti militari e …..”che di per sé avrebbe costituito il miglior monumento ….,tale progetto incontrò difficoltà sia dal lato tecnico sia per la spesa elevata che non si ritenne possibile per le finanze comunali”.
Accantonata l’idea dell’Arca il comitato avanzò un altro progetto comunicando al Sindaco Raffaele Ramponi …” l’inizio dei lavori di scavo per le fondazioni del monumento per l’indomani ….” era il 20 aprile1922.
Il nuovo progetto era costituito da un basamento ed una colonna in marmo sormonta da una statua in grandezza naturale della VITTORIA ALATA opera dello scultore prof. ARTURO ORSONI° e la spesa relativa alla sua esecuzione si aggirava intorno alle £ 45.000.
L’inaugurazione ufficiale ebbe luogo il 4 novembre 1922, stando alla data impressa sulla data del monumento ma rimandata, citando i documenti ”per molteplici circostanze” al 12 novembre; in questa occasione vennero consegnate ad alcuni concittadini medaglie al valor militare.
Con un rapido salto passiamo al 1940 quando dal governo fascista furono lanciate, nuovamente, campagne per la requisizione del bronzo alla patria e di altri metalli necessari per produrre armamenti.

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Inserito da redazione il Gio, 2009-01-08 06:37


Archivio dei Monumenti ai Caduti della Grande Guerra

Monumenti italiani ai Caduti della Grande Guerra - Nasce l'Archivio online, nel sito www.monumentigrandeguerra.it.
E' stato presentato pubblicamente  mercoledì  12 novembre presso il Museo civico del Risorgimento di Bologna, piazza Carducci 5, anche come evento di  celebrazione del 90° anniversario della fine della Prima guerra mondiale (1918-2008). La Prima guerra mondiale lasciò in tutta Europa un'eredità di milioni di morti. In loro ricordo ogni città e ogni villaggio eresse segni memoriali, dando forma alla più capillare e diffusa campagna monumentale pubblica mai realizzata. L'Archivio on line "Monumenti italiani ai caduti della Grande Guerra" presenta la documentazione iconografica raccolta dal Museo Civico del Risorgimento di Bologna e dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Le finalità dell'iniziativa sono motivate dalla volontà di documentare il patrimonio storico-artistico che caratterizza il nostro paesaggio urbano a ricordo del grande lutto che seguì il primo conflitto mondiale e sottolinearne l'importanza civile e il valore di testimonianza culturale. La tecnologia utilizzata consente il continuo incremento e aggiornamento dell'Archivio, che auspichiamo possa avvalersi della collaborazione e del contributo di istituti culturali, associazioni e singoli cittadini.
Il nuovo sito raccoglie circa 4.000 immagini, scattate tra la fine della prima guerra mondiale e il 1940 , e sono di proprietà dei due Musei promotori dell'iniziativa
. Un motore di ricerca consente l'accesso alle schede e alle immagini.
(*) La foto in alto è del Monumento Nazionale di Roma, costruito tra il 1885 e il 1911 in memoria del re Vittorio Emanuele II e quindi noto come "Vittoriano". Nel grandioso complesso architettonico è compreso anche l'Altare della Patria , che dal 1921 conserva la salma di un soldato italiano sconosciuto , o "milite ignoto", scelto in rappresentanza dei tanti soldati  morti e dispersi su impervi campi di battaglia, che non poterono avere una sepoltura col proprio nome.

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Inserito da redazione il Mer, 2008-11-12 16:53


Floriano Govoni. 48 L'anno della Costituzione. 2008

Floriano Govoni. “48. L'anno della Costituzione italiana”. Pag. 240. Edizioni Marefosca. 2008

E' stato realizzato e presentato come Catalogo della bella e interessante mostra aperta a S. Matteo della  Decima ai primi di ottobre; ma non è solo un catalogo, è molto di più. E' un libro vero e proprio che , pur con un numero limitato di pagine di testo scritto oggi, ma con tante foto e riproduzioni di pagine di giornale, manifesti e volantini, documenti e oggetti di vario genere, riesce a ricostruire e far conoscere i molteplici aspetti di un anno cruciale per la storia italiana . Letteralmente, per esteso , si scrive 1948  . Ma per chi ha più di 60 anni, basta la parola “quarantotto” per capire a cosa ci si riferisce, e per risvegliare sentimenti (e, forse ancora per qualcuno, risentimenti) e tanti ricordi, tristi e lieti, della propria infanzia o della propria giovinezza. Sarebbe sbagliato anche considerarlo una semplice operazione da “amarcord”, interessante solo per chi ha più di 60 anni ed è in vena di nostalgia.
Questo è un libro utile per tutte le età, soprattutto per i giovani, che ahimè, della nostra storia recente o lontana sanno molto poco; e anzi, a volte si ha l'impressione che molti non la vogliano proprio sapere, la rifiutino per partito preso; un po' perché naturalmente e giustamente interessati e protesi verso il presente e il futuro, ma un po' anche per una pregiudiziale e generica condanna e perché noi adulti, la scuola, il contesto politico sociale contemporaneo , non siamo riusciti a far capire l'importanza e il valore della conoscenza del passato  per essere più attrezzati e consapevoli nelle scelte che si devono fare per il presente e per il futuro.
Il libro inizia con una sintetica cronologia dell'anno 1948, mettendo in evidenza il primo e più rilevante evento dell'anno: l'entrata in vigore, il primo di gennaio, della nuova Costituzione italiana , approvata qualche giorno prima dall'Assemblea Costituente. E proprio per celebrare il 60° anniversario della Costituzione è nata l'idea di realizzare una mostra e un libro.

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Inserito da redazione il Ven, 2008-10-17 05:14


Bologna nella Grande guerra . Un documentario storico.

Mercoledì 15 ottobre 2008 alle ore 17 presso il Museo civico del Risorgimento (Piazza Carducci), nell’ambito dell’ormai tradizionale “Festa della Storia”, e nell’anniversario del 90° della fine della prima Guerra mondiale, verrà presentato il documentario storico
La città rossa nella Grande Guerra”,
con la partecipazione di Angelo Varni dell’Università degli Studi di Bologna.
Il lungometraggio (durata 58’), per la regia di Alessandro Cavazza e Lorenzo Stanzani, è stato prodotto dal Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano in collaborazione con il Museo civico del Risorgimento e
grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Hanno inoltre fornito la propria gentile collaborazione la Cineteca del Friuli, l’Istituto Ortopedico Rizzoli e la Scuola di Teatro Colli.
Le vicende della città felsinea negli anni difficili della prima Guerra mondiale vengono ripercorse con ritmo serrato ed intensa partecipazione emotiva attraverso filmati e documenti dell’epoca: in particolare, lettere, fotografie e testimonianze dei soldati e delle loro famiglie, fatte rivivere anche grazie alla partecipazione di giovani attori. Le grandi battaglie, le trattative diplomatiche, le decisioni dei leader politici e militari degli opposti schieramenti fanno da sfondo sia alla quotidianità dei tanti soldati bolognesi impegnati al fronte (la nostra provincia contò 10.750 caduti in quella che fu definita “l’inutile strage”) che alle vicende ed alle difficoltà incontrate dalle loro famiglie. Un posto di rilievo è inevitabilmente dedicato al grande Sindaco socialista Francesco Zanardi ( foto in alto), neutralista convinto chiamato a gestire i problemi creati dalla guerra in una città trasformata in una grande retrovia, in cui il controllo e l’influenza da parte del potere governativo e militare si rivelarono progressivamente sempre più invasivi.

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Inserito da redazione il Lun, 2008-10-13 07:47


Matilde di Canossa nella terra di Medicina

In contemporanea con Reggio Emilia, Mantova, San Benedetto Po, anche a Medicina presso la Sala Auditorium (via Pillio, 1) da venerdì 19 settembre alle ore 17.00 è aperta una mostra dedicata alla Contessa Matilde di Canossa che, attraverso documenti e materiale iconografici, permetterà di conoscere o ricordare un’epoca importante del ricco territorio medicinese.
La mostra “Matilde di Canossa e la terra di Medicina”, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Medicina con il contributo della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, nasce dall’idea di un gruppo di appassionati della storia locale che ha cercato di fare ricordare ai visitatori (cittadini, ospiti, studenti, etc.) come l’antica terra di Medicina appartenesse a tutti gli effetti al patrimonio matildico: essa, insieme con Argenta, costituiva infatti una “enclave” canossiana nel territorio tra Bologna e Ravenna di notevole importanza e venne lasciata in eredità alla Chiesa, ma contesa dall’Impero.
La Contessa Matilde (1046-1115) è rimasta comunque nella storia e nel mito locale; è stata citata nei documenti ed è entrata nella leggenda come possibile fondatrice della Partecipanza e le è stata anche dedicata una via.
* La mostra, ad ingresso gratuito, rimarrà aperta dal 19 settembre al 5 ottobre nelle seguenti giornate: giovedì dalle 10.00 alle 12.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Per informazioni: Biblioteca comunale tel. 051 6979209

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Inserito da redazione il Mer, 2008-09-24 06:59


Torna Matilde di Canossa tra mostre e castelli

Nel mese di settembre è il culmine delle rievocazioni dedicate quest'anno a Matilde di Canossa  nelle terre che la videro Signora e padrona, protagonista delle vicende del suo tempo, quasi 1000 anni fa, in uno scenario che copriva parte dell'Europa, in pieno Medioevo, travagliato dalle lotte tra Papato e Impero.
E' aperta dal 31 agosto scorso e  fino all'11 gennaio 2009 la mostra
"Matilde e il tesoro dei Canossa, tra Castelli e città"
distribuita in 3 sedi di Reggio Emilia Palazzo Magnani, Museo Diocesano, Musei Civici e presso il Museo Campanini di Canossa. Sono esposte complessivamente 215 opere , documenti e testimonianze artistiche, pitture e sculture che permettono di ricostruire  avvenimenti storici salienti della vita della Contessa, e tramandati fino a noi  con accenti che a volte sfioravano il mito (anche molti  nonni delle nostre zone citavano  con ammirazione  una famosa "Dôna Mitélda" di cui avevano sentito celebrare le gesta, e a  cui si attribuiva, pur impropriamente, l'origine delle Partecipanze).
* Il 26 settembre prossimo  , verrà consegnato da Rita Levi Montalcini, presidente della Giuria, il Premio Matilde di Canossa 2008, ad una donna che si sia distinta, in Italia e in Europa, per il proprio impegno in campo politico, sociale e culturale a favore delle donne.. La consegna avverrà nella suggestiva cornice del Castello del Bianello.
* In settembre verrà presentato anche un documentario che ricostruisce le vicende della Contessa Matilde ed è prevista anche la proiezione di uno specifico cd multimediale presso le sedi della mostra e nei Castelli matildici presso i quali sono previste visite guidate , con suggestive  illuminazioni serali
.
Per maggiori informazioni vedi il sito www.matildedicanossa.it

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Inserito da redazione il Lun, 2008-09-15 06:01


Balene sull'Appennino bolognese e mammut nel ferrarese: fossili di casa nostra

Che nella nostra Regione , tra Reno e Po , dall'Appennino al mare Adriatico attuali , vi abbiano abitato Etruschi, Celti e Romani è fatto assodato, documentato da migliaia di reperti, e noto a tutti, dagli studenti delle elementari agli adulti pur modestamente informati di storia.
Ma forse ancora pochi sanno che in quest'area , molto tempo prima della comparsa dell'uomo, e anche dopo , nell'acqua del mare preesistente ci sguazzavano le balene e tante creature marine dall'aspetto e dai nomi esotici; e poi, sulla terraferma via via consolidatasi nel tempo, correvano mammuth e rinoceronti lanosi, leoni delle caverne e bisonti delle steppe.
Non è fantascienza , o pura teoria deduttiva, ma quanto risulta da recenti ritrovamenti di fossili e da studi supportati da analisi scientifiche, che hanno permesso di dare certezza a quelle che prima potevano essere solo supposizioni. Citiamo solo qualche esempio.
Nel 1965 , sul versante sinistro della val di Zena, a Gorgognano , a pochi chilometri da Pianoro e ad est dell'antica via della Futa, sono stati ritrovati i resti di una balena fossile. Le operazioni di recupero e consolidamento dell'esemplare sono state effettuate dall'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Bologna. Nei sedimenti che inglobavano le ossa della balena sono stati raccolti al momento dello scavo anche diversi macrofossili, in particolare lamellibranchi, gasteropodi e scafopodi.

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Inserito da redazione il Mar, 2008-07-15 15:41


Pattuglie cittadine dell'Ottocento

Pattuglie cittadine, ronde, "City Angels" ... se ne fa un gran parlare di questi tempi. Ma l'idea non è nuova, anzi, ci hanno già provato a metterla in pratica , e più di una volta, anche nell'Ottocento; e i risultati allora non furono brillanti. Almeno a giudicare da quanto è emerso da una ricerca storica condotta su Castello d'Argile e il suo contesto bolognese (*).
Se ne trova una prima citazione intorno al 1830. Si era nello Stato Pontificio della Restaurazione post- napoleonica e pre-risorgimentale. La situazione economica e sociale era difficilissima, la povertà diffusa. I furti nelle case di paese e di campagna erano frequenti e frequenti erano anche le aggressioni a mano armata (di coltello o di archibugio) di notte nelle case e per le strade.
Si rubava di tutto, denaro - quando se ne trovava - ma anche tanti polli, maiali, biancheria, salumi, foglie di gelso, pannocchie di frumentone, grano, uva , vino, canapa già lavorata , pecore e  bovini, attrezzi da lavoro e persino utensileria domestica .
Di fronte a questo stillicidio , la "Magistratura" di Argile (così si chiamava la Giunta che amministrava il Comune allora), decise di istituire una "Guardia forense", composta da cittadini volontari riuniti in pattuglia, che si alternavano in turni di guardia notturna. A dirigere il "Corpo" era un possidente bolognese che risiedeva abbastanza spesso anche in Argile nel suo palazzetto padronale, ed era anche componente della "Magistratura" come "Aggiunto".
Sulle "guardie campestri" dipendenti comunali , di più antica istituzione, c'era poco da contare; si assentavano spesso e spesso erano loro stessi cause di risse all'osteria, in stato di ubriachezza.
Era stata istituita dalla Legazione di Bologna una "Colonna Mobile" di Carabinieri (a cavallo) che doveva perlustrare sistematicamente tutto il territorio bolognese, soprattutto nelle zone di confine più esposte; ma non furono di grande aiuto, né per la prevenzione, né per la repressione. Il territorio era troppo vasto e, al bisogno. i Carabinieri arrivavano sempre troppo tardi, quando il furto o l'aggressione erano già avvenuti e i ladri scappati. E non si trovavano quasi mai i colpevoli.
Ma anche la nuova "Guardia Forense" fece fatica a funzionare. I volontari si stancavano presto; nei periodi dei raccolti nei campi ognuno doveva badare a casa propria a lavorare dall'alba al tramonto; e dover pure fare la guardia di notte per le strade del paese e della campagna diventava  un peso insostenibile.

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Inserito da redazione il Mer, 2008-05-28 08:15


Festa del Primo maggio. Cenni di storia

La Festa dei lavoratori, detta anche Festa del lavoro, è  celebrata il 1° maggio di ogni anno per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta ufficialmente  in molte nazioni del mondo ma non in tutte.
Ha origini internazionali
Più precisamente, con essa si intende onorare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1866 nell'Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa.
Convenzionalmente, l'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all' Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il primo maggio.
Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime.
L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questo episodio. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l'oggetto della festività sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro.
La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.
- In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo.
- In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.
- Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
(*) Testo da wikipedia ,  enciclopedia libera online
(**) La foto riproduce il celebre quadro intitolato "Quarto Stato", dipinto da Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Milano

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Inserito da redazione il Gio, 2008-05-01 06:38


Caserme rosse. Commemorazione per i deportati e i fucilati; e nuova indagine.

Venerdì 29 febbraio alle ore 9,30 presso la sala bocciofila del Centro sociale delle Caserme rosse, in via di Corticella 145, avrà inizio una cerimonia di commemorazione dei carabinieri, dei militari e dei civili rastrellati dai nazifascisti ed imprigionati  nelle "caserme rosse" prima della deportazione nei Lager tedeschi, o della destinazione al lavoro coatto in Italia.
Il programma della manifestazione prevede:
- ore 10  Esibizione della Accademia Corale Reno
- ore 10,45 Testimonianze ed interventi
- ore 11,15  Intervento della Vicepresidente del Parlamento Europeo on. Luisa Morgantini
- ore 11.30    Parco di Caserme Rosse: Preghiera davanti all’Immagine della Madonna Addolorata
- ore 11,45 Portale di ingresso di Caserme Rosse: Recita di un Salmo
- ore 12    Portale di ingresso di Caserme Rosse:
Scoprimento  di una targa in ricordo delle vittime del nazifascismo
di Colle Ameno, località di Sasso Marconi (Bologna) e di Caserme Rosse accomunate dalla deportazione nei lager tedeschi.

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Inserito da redazione il Mer, 2008-02-27 17:38


"Italiani pericolosi". Una mostra sui campi di concentramento in Italia

La sala espositiva del Museo del Risorgimento e della Resistenza  di Ferrara  (in Palazzo dei  Diamanti, corso Ercole I d'Este,  vedi nota sotto) ospiterà fino  al 17 febbraio prossimo la mostra-studio “Italiani pericolosi. I campi di internamento e di concentramento in Italia", curata da Enrico Trevisani e Gian Paolo Borghi per il Centro di Documentazione Storica del Comune di Ferrara. Inserita nel calendario ufficiale delle Celebrazioni promosse dal Comitato Provinciale 27 Gennaio, si propone di documentare una dura (e triste) pagina della storia italiana, per taluni versi ancora non completamente nota.
Il 4 settembre 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento per cittadini di paesi nemici dislocati nelle province centro-meridionali; ancora oggi è difficile stabilire con precisione il numero dei campi presenti in Italia (spesso situati in edifici non utilizzati o abbandonati): si ritiene che ne esistessero più di 400. Furono creati anche campi d’internamento civile sottoposti alla giurisdizione del Ministero dell’Interno che, per garantire l’applicazione delle disposizioni previste per l’internamento, nominò specifici Ispettori Generali di Pubblica Sicurezza. Le condizioni generali di vita nei campi erano in genere primitive e umilianti: la perdita di libertà degli internati era accompagnata da sovraffollamento, vitto insufficiente, mancanza di riscaldamento e di acqua potabile.

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Inserito da redazione il Lun, 2008-02-04 06:57


1 gennaio 1948- 2008. La Costituzione compie 60 anni

La Costituzione italiana, “Legge fondamentale dello Stato”, è entrata in vigore il 1° gennaio 1948 e fu  firmata da Enrico De Nicola, allora Capo provvisorio dello Stato .

La Costituzione è stata redatta da 75 dei 556 Deputati appositamente eletti per formare l' Assemblea Costituente, con voto del 2 giugno 1946. I Deputati “legislatori” furono scelti fra tutti i gruppi parlamentari dell'Assemblea, che era composta dai seguenti partiti: Democrazia Cristiana (207 seggi), Partito Comunista Italiano (104), Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria ( o PSIUP, poi PSI, 115), Unione Democratica Nazionale ( UDN, poi Partito liberale, 41), Partito Repubblicano (23), Partito d' Azione (7; sciolto poco dopo). Altri partiti minori ebbero complessivamente 13 seggi.
Le donne Deputate erano 21 in tutto. Per la prima volta nella storia italiana le donne avevano avuto il diritto al voto e alla eleggibilità.
Nonostante le diversità ideologiche, i Deputati Costituenti trovarono, pur tra non poche difficoltà, un soddisfacente accordo nel definire le linee fondamentali per costruire, finalmente, uno Stato democratico, dopo una guerra disastrosa e un ventennio di dittatura fascista .
La Costituzione italiana si compone di 139 articoli, suddivisi in 4 parti, riguardanti : i Principi fondamentali (dall' art. 1 al 12), i Diritti e i Doveri dei cittadini (dal 13 al 54), l' Ordinamento della Repubblica, con disciplina dei distinti Organi e poteri (55-139, relativi a Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo, Magistratura, Autonomie locali, Corte Costituzionale), e, infine ,le Disposizioni transitorie e finali.
La nostra Costituzione si ispira ai principi del liberalismo, integrati da larghe aperture al solidarismo sociale e da un riconoscimento accentuato del principio di eguaglianza e dei diritti dei cittadini, anche i più deboli.


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Inserito da redazione il Mar, 2008-01-01 07:14


Il Bollettino del Comune di Bologna ai tempi del Littorio

All'ombra del Littorio.
Vita cittadina e propaganda fascista nella rivista mensile del Comune di Bologna dal 1924 al 1939.
E' il titolo di una Mostra aperta  dal 5 giugno al 7 luglio a Bologna, presso l'Archiginnasio, a cura di Maurizio Avanzolini, Marilena Buscarini, Marcello Fini, Paola Foschi, Giacomo Nerozzi, Ruggero Ruggeri, Rita Zoppellari.
Grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio è riuscita a realizzare un progetto di digitalizzazione delle annate della rivista municipale pubblicata dal Comune di Bologna tra il 1924 e il 1939.
Il progetto ha avuto come obiettivo la creazione di una banca dati di tutti gli articoli e di tutte illustrazioni. Per ottenere questo risultato sono state scansionate tutte le pagine della rivista, sono state "ritagliate" tutte le illustrazioni e trascritte le relative didascalie, sono stati trascritti sia gli indici originali della rivista che gli indici realizzati nel 1980 dal bibliotecario Roberto Landi.
Questo lavoro permette ora la consultazione de "Il Comune di Bologna" on line sia per chi è già in possesso delle informazioni utili per trovare l'articolo desiderato, come ad esempio l'autore o il titolo, sia per chi desidera anche solo sfogliare la rivista pagina per pagina come fosse l'originale cartaceo.
In occasione della presentazione al pubblico e alla stampa di questa nuova risorsa digitale, viene allestita una mostra sulla storia e i contenuti della rivista.
La mostra ripercorre il periodo in cui la rivista uscì in corrispondenza agli anni del Regime fascista: la vita politica che spesso invadeva la sfera privata, il tempo libero, la vita quotidiana, l'arte, la cultura, l'architettura, l'urbanistica e tanti altri temi del tempo, pubblici e quotidiani, vengono affrontati tramite articoli, immagini e grafici tratti dalla rivista.
Per maggiori informazioni vedi il sito del Comune di Bologna o dell'Archiginnasio, alla voce Mostre 

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Inserito da redazione il Mar, 2007-06-12 03:59


2 giugno. Festa della Repubblica

Sabato 2 giugno ricorre il 61° anniversario della proclamazione  della Repubblica italiana e del suo patto fondativo: la Costituzione.
Numerose le iniziative per la celebrazione , in città e provincia .
Tra le altre , si segnala l'iniziativa del Comune di Cento con la collaborazione dell'Ass. "Coordinamento per la pace del Centopievese".
alle ore 10 nella Sala Zarri del Palazzo del Governatore, saluto delle autorità, brani musicali  e letture di scritti storici da parte di studenti di scuole superiori centesi sui temi:
Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
Le donne e l'emozione del primo voto.
L'Assemblea Costituente
I principi fondamentali della Costituzione Italiana

E' previsto l'intervento celebrativo della dott. ssa Anna Maria Quarzi, Direttrice dell'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara  centrato sul tema
"Facciamo memoria delle basi e dei valori fondamentali del nostro Stato per consolidare la democrazia e la pace"
Inoltre, per valorizzare la meritoria attività dell'Arma dei Carabinieri, il Comune di Cento ha  promosso l'allestimento di un gazebo in Piazza del Guercino con le divise dell'Arma, con  esposizione di automezzi storici  e con la presenza dell'unità cinofila .
Ore 11,30 Intervento musicale della Banda Giuseppe Verdi di Cento 

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Inserito da redazione il Ven, 2007-06-01 16:16


Le quattro stagioni del Teatro-Casa del popolo di Argile. Magda Barbieri

Il teatro di Castello d'Argile, che compie quest'anno 110 anni di vita (1907-2017), ha una storia del tutto diversa da quella degli altri teatri sorti nel corso dei secoli 1700-1800 nei comuni vicini, ad esempio a Pieve di Cento, a Cento, a S. Giovanni in Persiceto e a Bologna.
I teatri del '700/'800 potremmo definirli, sia pur sommariamente, teatri di iniziativa e impostazione borghese, in quanto promossi, costruiti e finanziati dalle locali classi borghesi, costituite dai possidenti e dai professionisti che avevano influenza sulla vita pubblica come amministratori componenti dei Consigli comunali locali, in possesso dei mezzi economici necessari per sostenere le spese e acquistare i palchi, e con quel tanto di cultura che dava la spinta ideale e il desiderio di essere promotori e fruitori di eventi culturali , spettacoli e concerti offerti dagli artisti del loro tempo.
Certo che questo tipo di teatri ha avuto una importante funzione nella diffusione della cultura, e poteva avere anche un saltuario e parziale utilizzo “popolare” in certe occasioni; c'era sempre un “loggione” o una “piccionaia” a cui il “popolo” di modesta condizione economica poteva accedere con biglietti a basso prezzo. Ma di fatto il teatro sette/ottocentesco restava una
struttura elitaria, inaccessibile per la gran massa della popolazione contadina e operaia dei paesi , poverissima, e in gran parte analfabeta.
Ad Argile era impossibile anche pensare di avere un teatro di quel tipo, prima di tutto perché
Argile non ha mai avuto una classe borghese o una élite intellettuale locale, e questo perché non aveva possidenti locali che avessero i mezzi per mandare a scuola i loro figli.

Fino alla fine del 1700 tutto il vasto territorio agricolo di Argile e di Venezzano, tranne 3 o 4 piccoli appezzamenti, e tutte le sue 20 case rimaste nel centro urbano in Castello, sono stati di proprietà di possidenti, nobili e borghesi, laici e enti religiosi, di Bologna, Cento e Pieve. E quindi i “Signori padroni” riversavano la loro disponibilità economica nelle loro ville e palazzi e il loro mecenatismo pubblico nelle opere d'arte per le chiese e nei teatri delle città in cui risiedevano, appunto Bologna, Cento e Pieve.
Solo nel corso del 1800 si cominciò a formare un piccolo gruppo di piccoli possidenti locali; e furono i bottegai, gli osti , i droghieri, i “fattori” o agenti di campagna, che per primi diventarono proprietari della loro casa o bottega e furono in grado di costruirne qualcuna nuova, infilando anche tra la serie di case basse bracciantili, qualche palazzetto a due o tre piani.
E' nel corso del 1800, a partire dal periodo napoleonico, che cominciarono a funzionare
scuole pubbliche, dapprima, e per decenni, frequentate da pochi; e solo dopo l'Unità d'Italia , soprattutto verso la fine del 1800 , con la promulgazione di leggi che resero obbligatoria la frequenza della scuola primaria, si può parlare di una discreta frequentazione scolastica, sia pur limitata in genere a 2 o 3 anni, giusto per imparare a leggere e a scrivere, per passare poi subito al lavoro nei campi o all'apprendistato nella bottega paterna o altrui.

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Inserito da redazione il Ven, 2007-05-04 05:42


Aurora Battaglia: il suo nome ad una scuola per ricordarla

A S. Giorgio di Piano una scuola comunale d'infanzia porta il nome di Aurora Battaglia. Chi era e perché ricordarla nel tempo?
Aurora era  una bambina di 9 anni che il 21 aprile 1945  fu uccisa , insieme alla madre e  ad altre sei persone,  nel cortile della  casa dei nonni materni Dardi, a S. Giorgio di Piano, da un gruppo di tedeschi in ritirata, che per rappresaglia, vollero così vendicare la morte di un loro compagno ucciso da militanti nelle formazioni "SAP" della Resistenza.
Il tragico  episodio è stato così descritto (*)
"L'ultimo giorno dell'occupazione nazista è, per San Giorgio di Piano, il più tragico. Nel pomeriggio del 21 aprile - quando Bologna è già liberata da molte ore - nuclei di tedeschi di stanza nel paese s'apprestano a fuggire lungo il "fiume" degli altri nazisti che, lasciata la capitale emiliana, vanno verso il Po. [....]
Poco fuori dell'abitato, nel podere condotto dai Dardi, sul far della notte, ad un atto di fierezza antinazista succede un eccidio. Due tedeschi, isolatisi dal gruppo, in sosta sulla strada, raggiungono la casa colonica e, con prepotenza, pretendono dalle donne generi alimentari e una bicicletta. Gli uomini che sono in casa, militanti delle formazioni "SAP", decidono di "far fuori" i predoni e li attaccano: uno riesce a fuggire, ma il secondo ha la peggio. Mentre i sappisti lo portano nel campo per seppellirlo, un gruppo di tedeschi, avvertiti dallo scampato, piombano nella casa; interrogano concitati le donne, i bambini e gli uomini che scovano nelle stanze e, convintisi della sorte del loro camerata, allineano contro i muri del rustico tutti coloro che hanno trovato per finirli a fucilate. Nella fretta non colpiscono a morte tutti.

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Inserito da redazione il Sab, 2007-04-21 07:29


Sulle strade di Cento ; note di storia. Giuseppe Sitta

La mia avventura nella Toponomastica inizia allorquando, durante una riunione della Commissione il dott. Antonio Bianchi, Assessore con questa Delega, lamentò l'assenza di uno studio su questa Disciplina. In fondo - pensai - si trattava di ricostruire le date e le ragioni di intitolazione delle vie cittadine.
Cominciai così a sfogliare gli Atti del Consiglio a partire dall'Unità d'Italia: lasciai cadere immediatamente il suggerimento del Segretario, quello di consultare gli Indici, cosa che indubbiamente mi avrebbe fatto risparmiare molto tempo, perché la lettura integrale delle carte fornisce sempre una miniera di notizie.

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Inserito da redazione il Ven, 2007-03-30 04:39


Un libro sui Martiri di Belfiore

Giovedì 29 marzo alle ore 17 presso il Museo Civico del Risorgimento (Piazza  Carducci 5 - Bologna),
viene  presentata al pubblico
l'opera  in  2 volumi  "
Belfiore" (Milano, Angeli, 2006), a cura di Costantino Cipolla.
All'incontro  presieduto  dalla prof. Fiorenza Tarozzi, (Università di Bologna)  intervengono  la  prof. Alba Mora (Università di Parma), il prof. Paolo Vanni (Università di Firenze), ed il curatore.
L'opera  è suddivisa in due volumi: il primo ricostruisce gli avvenimenti, il secondo contiene le trascrizioni dei documenti del processo, provenienti dagli  Archivi di Stato viennesi, in gran parte tradotti per la prima volta dal  tedesco  e  fino  ad  oggi  inediti.  Viene così ripercorsa la vicenda drammatica  dei  “Martiri  di  Belfiore”,  alla luce delle carte del grande processo  intentato nel 1852-1853 ai Comitati insurrezionali mazziniani che si  erano  costituiti  nel  Lombardo-Veneto  dopo la sconfitta subita nella prima  Guerra  di  Indipendenza.  Aspetti  giuridici,  politici, sociali ed economici,   grandezze   e   deficienze,   allori   immeritati  ed  eroismi dimenticati: ecco ciò che si coglie dalla lettura dei due volumi.

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Inserito da redazione il Lun, 2007-03-19 06:21


Il pane nella storia. Dalle origini ai giorni nostri. Magda Barbieri

Ci era stato proposto di raccontare la storia del pane nella nostra pianura bolognese, e cercheremo di farlo; ma non è possibile parlare di questo alimento chiudendolo dentro i confini di una regione o di una nazione; perché la storia del pane è storia universale. Non c'è paese del mondo, ricco o povero, sulle cui mense non si trovi una qualche forma di pane, o focaccia, o “schiacciata”, lievitata o no, fatta con la farina di frumento o altro cereale affine, macinato e impastato con acqua e cotto al fuoco. Alimento apparentemente semplice, fatto di pochi elementi basilari, che oggi in tante parti del mondo più ricco è considerato forse dalle giovani generazioni con scarso interesse, non indispensabile, perché c'è tanto altro da mangiare. Ma per millenni, e fino a pochi decenni fa, il pane è stato l'alimento base, fondamentale e indispensabile per la sopravvivenza dei popoli.

E' una storia che comincia da un tempo lontanissimo; i libri di storia la fanno risalire al Neolitico ( o età della pietra nuova, levigata) e all'Età del Bronzo, e si parla quindi di qualche migliaio di anni prima di Cristo (dal IX al VII mill. a. C.).

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Inserito da redazione il Lun, 2006-12-18 08:36


I Caduti di Crevalcore nella Guerra 1915-1918. Paolo Antolini

Per chi si occupa di ricerche legate alla Grande Guerra, è quasi un obbligo cominciare dal monumento ai caduti che si trova spesso nella piazza principale di ogni paese o città d'Italia perché nel suo marmo sono riportati i nomi dei soldati morti sui vari fronti di guerra: così è stato fatto per Crevalcore. Grazie al lavoro di digitalizzazione di gran parte dei documenti depositati presso il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, in particolare delle notizie riportate nel volume " I morti della Provincia di Bologna nella guerra 1915-1918 " ai nomi abbiamo potuto affiancare grado, reggimento di appartenenza, data e luogo di morte; la ricerca nel database è stata impostata utilizzando la parola chiave "dimorante a Crevalcore" che ha dato un elenco di 228 nomi di soldati deceduti per cause riconosciute di guerra, mentre l'opuscolo che nel 1924 Crevalcore dedicò ai suoi caduti ne riporta 247; non deve stupire perché nella pubblicazione comunale sono elencati i soldati deceduti per malattie sino al 1924, mentre il volume si ferma al 1920.

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Inserito da redazione il Gio, 2006-11-23 06:25

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