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In mostra "Il tesoro di Spilamberto"


Storie di guerrieri, donne e cavalli dall'11 dicembre 2010 al 25 aprile 2011. Reperti di una necropoli longobarda celata per quasi 1500 anni dalle argille del fiume Panaro
Fibule, pettini, collane, raffinati manufatti in vetro o in bronzo fuso, gioielli di rara fattura ma soprattutto armi, di tutti i tipi: spade a doppio taglio, coltelli, cuspidi di lancia, punte di freccia, umboni di scudi. E poi decine di fibbie, perché il mondo di un Longobardo stava appeso alla cintura.Sono alcuni dei reperti che compongono il corpo della mostra
Il tesoro di Spilamberto. Signori Longobardi alla frontiera”,
che inaugurerà l’11 dicembre e resterà aperta fino al 25 aprile 2011 nello Spazio Eventi “L. Famigli” di Spilamberto (Modena).
L’esposizione è organizzata da Comune di Spilamberto e Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia.
La mostra è stata presentata nella sede della Regione Emilia-Romagna, a Bologna, presenti tra gli altri l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti, il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini, Luigi Malnati soprintendente archeologico dell'Emilia-Romagna e il curatore della mostra, Andrea Breda.
L’assessore regionale Mezzetti ha sottolineato “l’importanza dell’evento da un punto di vista non solo storico e archeologico, ma anche antropologico per un’esposizione che evidenzia una storia fatta di incontri tra popoli. Vicende che nel corso dei secoli hanno costituito una civiltà frutto anche di commistione tra diverse culture: un insegnamento che ci viene dal passato, laddove emerge la nostra regione come terra di approdi fin dall’antichità”.

L’esposizione e i reperti:

 

La mostra espone quattro tra le sepolture più significative rinvenute nella vasta area di Cava di Ponte del Rio, nei pressi del fiume Panaro. I corredi sono presentati in una piattaforma centrale, insieme a uno dei tre cavalli sacrificati con i padroni defunti; ampie nicchie di contorno trattano i temi dell’abbigliamento, degli ornamenti, della cura della persona, delle armi e del vasellame da tavola.

Tra i reperti, illustrati da un ampio apparato reso più suggestivo dalla grafica ricostruttiva, spiccano i filamenti in oro di un tessuto di broccato che probabilmente velava il volto di una giovane defunta, un raffinato corno potorio in vetro e un’eccezionale sedia pieghevole in ferro (sella plicatilis) decorata con agemina in ottone a motivi geometrici e vegetali.

La necropoli longobarda di Ponte del Rio getta nuova luce sulle vicende ancora poco note di un periodo cruciale per la formazione dell’identità regionale. Scavata nel 2003 sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna (finanziamento Era 2000), ha restituito 34 tombe a inumazione, a semplice fossa rettangolare, in pochi casi dotate di casse in legno, forse a indicare un più elevato status sociale del defunto. Tutte le sepolture sono orientate est-ovest (con cranio ad ovest), come di regola nei cimiteri di questo periodo, e paiono distinte in piccoli gruppi, forse familiari. Uomini e donne sono deposti supini, molti con il proprio abito quotidiano di cui restano quasi esclusivamente le parti metalliche; nella tomba sono spesso lasciati doni funebri di diverso tipo.

I guerrieri sono sepolti con le armi individuali che connotavano il rango dell’uomo libero quando la popolazione longobarda era ancora stanziata nelle aree pannoniche (Ungheria) prima della migrazione in Italia nel 568-569. Sono state rinvenute spathe (spade con larga lama a doppio taglio), coltelli, fibbie da cintura in bronzo, cuspidi di lancia, punte di freccia e la parte centrale e sporgente in ferro degli scudi (umbone).

Anche le ceramiche, trovate sia nelle deposizioni maschili che in quelle femminili, fanno riferimento alla tradizione longobarda extra-italica. Si tratta in genere di bicchieri e bottiglie realizzati al tornio lento e decorati con la tecnica «a stralucido» e «a stampiglia» con motivi geometrici semplici o compositi.

Di grande importanza l’analisi degli accessori pertinenti all’abbigliamento rinvenuti nei corredi funerari: mai, come parlando di questo popolo, possiamo dire che l’abito fa il Longobardo.

Risale al tradizionale costume femminile tipico della prima fase di immigrazione, una fibula (spilla) a «S», composta da due figure zoomorfe stilizzate e contrapposte, che chiudeva probabilmente il mantello indossato sopra la tunica. Le fibbie appartengono invece a cinture di cuoio, portate da entrambi i sessi, a cui venivano fissate strisce di cuoio di varia lunghezza cui erano appesi coltellini, dischi, perle in vetro ed anche perle semipreziose interpretabili come amuleti.

Fibbie di dimensioni più piccole servivano probabilmente a chiudere borsette in cuoio (anch’esse appese alla cintura) che contenevano oggetti di uso quotidiano per la toilette personale, per cucire o accendere il fuoco.

Tra i manufatti d’uso quotidiano figurano anche acciarini e pettini in osso a dentatura semplice e doppia. I pettini - in altri casi deposti nelle sepolture per il loro valore apotropaico, a protezione del defunto dagli spiriti maligni - compaiono a Spilamberto solo in sepolture femminili e potrebbero quindi essere stati inseriti come oggetti personali piuttosto che per il loro significato magico.

Le numerose collane e braccialetti rinvenuti sono composti da perle multicolori in pasta vitrea, ambra, ametista e pietre dure, con inserzione di elementi in oro negli esemplari più ricchi.

Le variazioni della moda avvenute per i contatti con il mondo romano-bizantino determinarono la sostituzione delle fibule a «S» con una sola fibula a disco. In una delle tombe femminili più ricche è stato trovato un esemplare eccezionale costituito da un cammeo romano montato in argento dorato e circondato da perle di fiume, paste vitree e motivi a filigrana.

In generale, pare che le donne di questa comunità abbiano abbandonato abbastanza presto i costumi funerari di stampo etnico più antichi, per accogliere in tempi brevi le usanze locali.

Info tratte dal sito: http://ermes.regione.emilia-romagna.it/notizie/incontri/In-mostra-Il-tesoro-di-Spilamberto

Scritto in Archeologiainvia ad un amico | letto 1688 volte

Inserito da redazione il Ven, 2010-12-03 05:59