I Caduti di Crevalcore nella Guerra 1915-1918. Paolo Antolini

Per chi si occupa di ricerche legate alla Grande Guerra, è quasi un obbligo cominciare dal monumento ai caduti che si trova spesso nella piazza principale di ogni paese o città d’Italia perché nel suo marmo sono riportati i nomi dei soldati morti sui vari fronti diguerra: così è stato fatto per Crevalcore. Grazie al lavoro di digitalizzazione di gran parte dei documenti depositati presso il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, in particolare delle notizie riportate nel volume ” I morti della Provincia di Bologna nella guerra 1915-1918 “ ai nomi abbiamo potuto affiancare grado, reggimento di appartenenza, data e luogo di morte; la ricerca nel database è stata impostata utilizzando la parola chiave “dimorante a Crevalcore” che ha dato un elenco di 228 nomi di soldati deceduti per cause riconosciute di guerra, mentre l’opuscolo che nel 1924 Crevalcore dedicò ai suoi caduti ne riporta 247; non deve stupire perché nella pubblicazione comunale sono elencati i soldati deceduti per malattie
sino al 1924, mentre il volume si ferma al 1920.

Il piano generale di guerra stilato dal nostro Comando Supremo, prevedeva azioni diverse per le varie Armate a seconda del luogo di dislocamento delle stesse: nelle Alpi la 1 Armata doveva stare sulla difensiva, sugli Altipiani Trentini bisognava operare solo per piccole rettifiche Leggi Tutto

Il pane nella storia. Dalle origini ai giorni nostri. Magda Barbieri

Ci era stato proposto di raccontare la storia del pane nella nostra pianura bolognese, e cercheremo di farlo; ma non è possibile parlare di questo alimento chiudendolo dentro i confini di una regione o di una nazione; perché la storia del pane è storia universale. Non c’è paese del mondo, ricco o povero, sulle cui mense non si trovi una qualche forma di pane, o focaccia, o “schiacciata”, lievitata o no, fatta con la farina di frumento o altro cereale affine, macinato e impastato con acqua e cotto al fuoco. Alimento apparentemente semplice,
fatto di pochi elementi basilari, che oggi in tante parti del mondo più ricco è considerato forse dalle giovani generazioni  con scarso interesse, non indispensabile, perché c’è tanto altro da mangiare. Ma per millenni, e fino a pochi decenni fa, il pane è stato l’alimento base, fondamentale e indispensabile per la sopravvivenza dei popoli. 
E’una storia che comincia da un tempo lontanissimo; i libri di storia la fanno risalire al Neolitico( o età della pietra nuova, levigata) e all’Età del Bronzo, e si parla quindi di qualche migliaio di anni prima di Cristo (dal IX al VII mill. a. C.).
Reperti di semi di cereali fossili e di utensili usati per impastare e cuocere il pane, scritti , incisioni e bassorilievi soprattutto in decorazioni di tombe, che riferivano della presenza di frumento e di pane, sono stati trovati via via nel tempo nelle aree archeologiche dove si svilupparono le
antiche civiltà della Mesopotamia, dell’Egitto, del Nord e del Centro Europa, in Grecia e in Italia .

Parlando di pane, si potrebbe ripassare la storia dell’uomo dalle origini ai giorni nostri, la geografia dei continenti, l’agricoltura e l’economia , non solo agraria, delle nazioni, e persino le religioni, cominciando con le tante citazioni del pane nella Bibbia, continuando con l’uso anche religioso e rituale che ne facevano prima i greci poi gli ebrei (con pani azzimi, non lievitati, a Pasqua) e per finire con la preghiera più importante per i
cristiani, che invoca “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Senza dimenticare che uno dei miracoli di Gesù più apprezzati  fu la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e il sacramento dell’eucarestia si basa sulla condivisione di pane e vino a memoria dell’ultima cena di Gesù
2000 anni fa.
Un antico proverbio cinese diceva “Se dovessi possedere solo due soldi, con uno comprerei un pane , con l’altro un giglio”
Il pane è stato anche un importante strumento politico usato dai governanti per mantenere il consenso dei sudditi o dei popoli governati. Gli imperatori romani avevano capito che per evitare rivolte della plebe e mantenere l’ordine, bisognava assicurare l’approvvigionamento Leggi Tutto

Cronistoria della ferrovia Bologna-Verona. Mauro Bosi

Finalmente è stata  inaugurata  , sabato  11 novembre 2006,  al Parco Nord di  Crevalcore, alla
graditissima presenza del Presidente del Consiglio  Romano Prodi e di numerose altre autorità , l’attivazione del raddoppio
sulla tratta Bologna-Crevalcore della linea ferroviaria Bologna-Verona.
E’ importante perché è una ulteriore tappa verso il completamento dell’opera; una infrastruttura essenziale e
strategica per l’Europa (collegamento Napoli-Berlino) ma anche per i territori che attraversa.

Rimandando a una futura trattazione,al completamento dell’intera linea, non posso che accennare in modo sintetico e forse frammentario ad alcuni momenti che hanno costellato l’azione di queste comunità spinte dalla fame di servizi trasportistici, per sentirsi meno escluse, meno lontane dai capoluoghi.
Ho parlato di graditissima presenza, quella del Presidente del Consiglio, proprio perché spesso è stato coinvolto su questa tematica :

lo ricordo nell’ottobre del 95, durante il viaggio in treno ritornando da Roma, dove la diocesi di Bologna aveva incontrato il
Santo Padre in sala Nervi, era già il candidato per le elezioni del 96 (che avrebbe vinto) e assieme ad un collega del consiglio comunale lo importunammo sul tema del raddoppio e lui fu gentilissimo, alzandosi dalla sua compagnia e accettando diaffrontare questo tema con lungimiranza
nel suo primo governo (96) si sbloccarono finalmente i finanziamenti, anche se va detto, ad onor del vero, che passi significativi eran
stati fatti già nel governo precedente

più volte ha citato il fatto, ricordandomelo anche nelle congratulazioni  per la mia elezione al consiglio regionale del 2000, che il padre,
ingegnere, alla fine della prima guerra mondiale era stato trattenuto in servizio militare proprio per progettare il raddoppio della Bo-VR.

lo ricordo ancora nel momento più tragico, Leggi Tutto

Scelte importanti per il reddito in agricoltura. Vincenzo Tugnoli

La necessità di salvare l’agricoltura in generale e in particolare una coltura così importante come la barbabietola da zucchero, impone un miglioramento delle attuali rese; l’obiettivo minimo è rappresentato dalle 10 t/ha di saccarosio. Quali colture inserire nella rotazione assume rilevante importanza. Gli effetti dell’avvicendamento si ripercuotono su sanità , fertilità e lavorazioni. La coltura in precessione prediletta in bieticoltura è il cereale.
Le produzioni italiane sono nettamente inferiori a quelle degli altri Paesi della UE.
L’Italia si posiziona agli ultimi posti, con differenze del 20% in tutti i parametri (peso, polarizzazione e zucchero): le zone a minor produzione di saccarosio sono quelle del Centro (5,5 t/ha) in particolare nelle Marche, e al Sud (6 t/ha) con specifico riferimento a aree bieticole della Campania e del Molise, mentre al Nord si riscontrano valori più elevati (7 tonnellate) ma pur sempre lontani dai risultati conseguiti negli altri Paesi Nord-europei (10-11 e anche oltre t/ha).

Non è quindi consigliabile ridurre l’attenzione in particolare nelle tecniche colturali, per non perdere in produttività ed arretrare ancor più.

Fino a pochi anni addietro, questo disavanzo produttivo veniva “ammorbidito” da aiuti integrati nel prezzo di vendita delle barbabietole, autorizzati dalla CEE Leggi Tutto

Note storiche per visite guidate domenicali a Castelli e Chiese di pianura est

LE FORTIFICAZIONI DI PIANURA
La pianura tra i secoli XIV e XV vide la forte esigenza di fortificarsi,
in risposta alle durature lotte tra le nobili famiglie protagoniste
di quell’epoca per la supremazia sul territorio, racchiudendo i
nuclei abitati all’interno di circuiti murari spesso dominati da
rocche e castelli.
A Budrio ad esempio è ancora possibile leggere la forma
dell’antica città  medievale che vide la costruzione di una
prima cinta muraria alla fine del XIV secolo per volere del cardinale
Albornoz
ampliate poi nel secolo successivo ad inglobare il borgo
nuovo sorto in città . Bentivoglio è un esempio di
castello trecentesco, il castello di Ponte Poledrano, riadattato e
ampliato nel XV secolo in residenza di villeggiatura e di svago per
la famiglia Bentivoglio, che ne fecero la propria domus
jocunditatis
.

Infine
Minerbio col suo antico borgo che conserva ancora nella porta
d’ngresso e nella struttura viaria gli antichi caratteri
trecenteschi e che con la famiglia Isolani vide lo sviluppo del
complesso architettonico che comprende la cinquecentesca Rocca, la
villa seicentesca del Triachini e l’elegantissima colombaia
attribuita al Vignola.

Un itinerario che attraverso le tracce ancora
presenti sul territorio vi farà ripercorrere la storia più
antica delle famiglie e delle città di questa pianura.

L’ORATORIO
DELLA NATIVITA’ E LA CHIESA DEL CORNIOLO

Un itinerario alla scoperta di due dei numerosi edifici di culto minori della nostra pianura.

La Chiesa del Corniolo, risalente alla metà
del ‘500, fu fortemente rimaneggiato nel XIX secolo anche se
frammenti della pittura cinquecentesca a motivi vegetali e
antropomorfi attribuita ad Amico Aspertini si possono osservare nelle
pareti dell’interno. I caratteri cinquecenteschi si possono
riconoscere anche nella tipica facciata a capanna che rende
l’edificio subito riconoscibile nel panorama dell’architettura
religiosa bolognese.

L’Oratorio della Natività  a Minerbio,
risalente al XVIII secolo, fu sede prima della Compagnia del
Suffragio
e poi di quella del Santissimo Sacramento di cui conserva
l’rredamento tipico degli edifici adibiti a questo scopo.

All’nterno sono ancora conservati i paramenti
da cerimonia religiosa che attraverso l’approfondimento della guida
permetteranno di ripercorrere la storia della tradizione religiosa
della pianura e di Minerbio in particolare.

SULLE TRACCE DI ALFONSO RUBBIANI E ACHILLE CASANOVA

Alcuni degli edifici più belli del territorio della pianura bolognese sono il risultato dei forti
interventi
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Luoghi e vicende degli ebrei a Pieve di Cento tra XIV e XVI sec.

In occasione della Giornata Europea della cultura ebraica , e anche in considerazione del riemergere dell’antisemitismo, insieme alla questione israelo-palestinese sempre attuale e drammatica , ci pare opportuno ricordare alcune situazioni e vicende riguardanti la presenza degli ebrei nel Cento-pievese, e in particolare a Pieve di Cento. Le fonti documentarie attestano una presenza ebraica a Pieve di Cento dalla fine del secolo XIV. Nel 1398 , infatti, fu aperto un banco di prestito, gestito da Dattilo da Spello, proveniente da una famiglia di prestatori che già operavano a Bologna ( e probabilmente socio o collegato con Manuele del Gaudio che già aveva aperto, con altri , un banco nel 1391 a Cento; n.d.r.) . Già dalla metà del secolo XIV molti dei banchi di prestito esistenti a Bologna e nel contado erano gestiti da ebrei (detti feneratores),la cui presenza era stata favorita da una fase di forte espansione e sviluppo che in quel periodo le città del nord Italia stavano attraversando e che tendeva a favorire l’immigrazione e il richiamo di capitali che contribuissero a questa ripresa economica e sociale. (*)
 L’apertura Leggi Tutto

La strada Porrettana.In viaggio dalla collina alla pianura. Franco Ardizzoni

LA STRADA PORRETTANA . Appunti di viaggio da Sasso Marconi a Ferrara
La strada Statale n.64 Porrettana , che nasce a Pistoia e termina a Ferrara, è uno dei tanti legami, oltre il fiume Reno e la ferrovia, che uniscono la dolce collina bolognese, con le sue cime, con i suoi borghi, i suoi boschi, le sue antiche chiese, alla verde pianura, piatta come un biliardo, con i suoi campi intensamente coltivati, i suoi frutteti, i suoi canali, i castelli o quanto di loro è rimasto. Iniziata nel 1816 in territorio
bolognese, la Porrettana è stata terminata nel 1848, unitamente alla toscana Via Leopolda (così detta in onore del granduca di Toscana Leopoldo II), seguendo un antichissimo tracciato già utilizzato anche dagli Etruschi. La domenica pomeriggio abbiamo l’abitudine, io e mia moglie, di fare un giretto di 2-3 ore verso la collina Bolognese percorrendo la Porrettana fino ai territori di Grizzana, Montovolo o Suviana. Oppure, giunti a Sasso Marconi, imboccando la strada della val di Setta per arrivare a Rioveggio e prendere per S. Benedetto val di Sambro, Monte Fredente, Pian di Balestra, oppure il Passo della Futa. E questo per scoprire caratteristici borghi scarsamente popolati antiche chiesine od oratori, spesso chiuse ed in condizioni precarie, vecchie torri od edifici di antica costruzione dove è stato utilizzata soprattutto la materia prima trovata sul posto: il sasso.

Ma una domenica abbiamo deciso di invertire Leggi Tutto

I boschi di pianura tra passato e futuro. Fabrizio Govoni

Fino
agli inizi del secolo scorso , il territorio compreso tra la Bassa
Pianura Modenese, Ferrarese e Bolognese
è sempre stato
caratterizzato da un paesaggio che vedeva l’alternarsi di ampie
paludi e di estese aree boschive.
Molti
documenti d’archivio testimoniano che nel medioevo erano presenti
nel Centopievese
numerosi boschi: il
Bosco di Ramedello ( 1263 )
situato tra Corporeno e Dosso, il Bosco di Boccacanale ( 1263 )
situato a nord di Penzale, il Bosco di Malaffitto ( 1279 ) dove si
trovano ora i terreni delle Partecipanze di Cento e di Pieve, il
Bosco di Casumaro
(1334 ) e il Bosco del Monte tra Sant’Agostino e
Buonacompra.

Si
trattava di vere e proprie selve costituite presumibilmente da querce
( farnie ), frassini, olmi, aceri, salici e carpini
, collegate tra
loro da piccoli corsi d’acqua sulle cui sponde dominavano ontani e
pioppi.
Luoghi, questi, dove cinghiali, daini , cervi e persino lupi
( 1387 ) non erano poi così tanto rari.


Di queste aree boschive ormai non è rimasto più nulla, se non alcuni relitti di formazione più recente: il Boschetto
della Bisana
nei Comuni di Pieve di Cento e di Galliera, il Bosco
della Panfilia
nel Comune di sant’Agostino e il Boscone della
Mesola
hanno resistito, nel tempo, alle attività dell’uomo , tanto da essere ora soggetti a particolari norme di tutela e di salvaguardia.

Capita
spesso di incontrarvi Guardie Forestali, Guardie Provinciali e
Guardie Ecologiche Volontarie
impegnate ad assolvere al ruolo che
anticamente era ricoperto dai silvani che, in maniera un po’
più specifica, avevano compiti di controllo sul legname,
quello vivo dei boschi e quello tagliato sulle aree pubbliche del
territorio.

A
questi relitti vegetali vengono ancor oggi
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La pianura: scenario famigliare. Sara Poluzzi

Pensieri e parole percorrendo gli argini di Reno e Samoggia

Testo e foto di Sara Poluzzi. da “Marefosca” Aprile 2006

L‘aria è fredda e pungente, odora di terra bagnata e intorno non si odono rumori, tranne quello dei passi miei e del mio cane Conan, che scricchilano leggermente sull’erba coperta di brina. Si intravedono,  in lontananza, testimonianze di attività umane: qualche camino che fuma, qualche macchina, così lomtana da non percepirne veramente la presenza. La nebbia avvolge i nostri passi, a distanza, quasi con discrezione; attorno a me vedo lo scenario famigliare: la Pianura.

Mi pervade la bella sensazione di essere a casa, di poter finalmente lasciare libera la mia vista di sconfinare, fino a dominare il paesaggio, almeno fino a dove la nebbia me lo consente. La vastità del cielo in questi luoghi può sconvolgere, può sembrare talmemte sproporzionata da creare un senso di oppressione in chi non vi è abituatoma non per chi, come me, ci è nato, per me che cerco sempre punti in cui il mio sguardo possa liberarsi oltre i palazzi, oltre le montagne, dove io possa sentirmi come mi sento quando supero la periferia di Bologna e l’appiattimento del paesaggio e l’allargarsi del cielo mi dicono che sono quasi giunta a destinazione, che sono quasi a casa.

Da quando non abito più stabilmente a Decima, Leggi Tutto

Il fascismo e le canzoni…censurate. Luigi Arbizzani

Articolo di Luigi Arbizzani  estratto da “Fascismo, guerra, riconquistata libertà nei “Fogli volanti” popolari (1920-1946) , a cura di Gian Paolo Borghi.

“Alla fine degli anni Sessanta, Gianni Bosio mi inviò un pacchetto di carte originali- sottratte certamente negli anni della “repubblichina di Salò” da una stazione di Reali Carabinieri della bassa bolognese- relative ad alcuni anni del ventennio fascista, perchè curassi la produzione di uno dei volumi pubblicati a ciclostile dalle Edizioni il Gallo, nella collana “Strumenti di lavoro/Archivi del movimento operaio“.
Il volume venne annunciato (con raccolta di documenti relativi al 1929, l’anno del plebiscito fascista) ma non fu mai definitivamente predisposto.
Ho riguardato quei documenti per una ricerca che avevo in corso relativa al 1° Maggio, ricordando delle circolari che proibivano dischi contenenti inni sovversivi fra i quali “Il primo Maggio”. I documenti relativi si canti sovversivi che ho tratto da quel piccolo fondo di carte sono in effetti sei, e ritengo siano documenti da segnalare per il tragico e il buffo che da essi si evince.
Quattro documenti impartiscono ordini per il controllo ed il sequestro di una serie particolare di dischi contenenti canti famosi dell’innodia
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