Proverbi in dialetto, dalla famiglia alla scuola …. e ritorno

Proverbi dialettali raccolti in una ricerca scolastica degli anni ’80 del ‘900
Il nostro Gruppo di studi della pianura del Reno ha recentemente collaborato all’allestimento di un’aula scolastica d’epoca presso la scuola primaria di Castello d’Argile, che è stata oggetto di un efficace restauro. Questa attività, che ha pure appassionatamente coinvolto un gruppo coeso di giovani e l’intera comunità locale, mi ha richiamato alla memoria che tra le sempre più sconclusionate carte del mio archivio conservo diversi fogli sciolti di quaderni scolastici e – come si diceva un tempo – di fogli a uso protocollo con i risultati di una ricerca scolastica effettuata in una non meglio identificata scuola della pianura bolognese all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Probabilmente frutto di un’acquisizione in un mercatino locale dell’antiquariato, la raccolta di cui dispongo si compone di note sulle tradizioni di un tempo nelle nostre campagne, testi formalizzati di cultura popolare rilevati dai ragazzi di una quarta classe elementare, soprattutto in ambiti familiari: proverbi, filastrocche (in particolare del repertorio infantile), testi da libri di lettura o da sillabari (memorizzati da nonni o genitori), fiabe (in parte anche le sole formule finali), preghiere, modi di dire, indovinelli.
Ritengo utile proporre ai lettori alcuni di questi esempi, a testimonianza di una sempre più irreversibile perdita della ricchezza culturale delle tradizioni di un territorio che questi ragazzi di una quarantina di anni fa furono in grado di recuperare, sia pure in forma estremamente frammentaria, con la collaborazione dei familiari più maturi. Sono convinto che se si decidesse di affrontare una ricerca analoga ai nostri giorni, si otterrebbero risultati ben più modesti…

Ho scelto di pubblicare alcuni proverbi rilevati da questa inchiesta ormai vintage, diversi dei quali a tema meteorologico, a testimonianza di come il mondo contadino di un tempo riservasse particolare attenzione al clima e alle stagioni, dai quali dipendeva il fondamentale esito dei raccolti.

Ho provveduto a trascrivere i testi raccolti dagli scolari inserendo un’accentazione semplificata, modificando qualche piccola imperfezione di ortografia dialettale e li ho tradotti in italiano, integrandoli con qualche minimo chiarimento.

Buona lettura!

Gian Paolo Borghi

 

[1] La fardȗra, trî dé dȗra

(Il raffreddore, tre giorni dura)

[2] Chî lâsa la vî vècia par la nôva, pinté as trôva

(Chi lascia la via vecchia per la nuova, pentito si trova)

[3] Granè nôva, bèn spâza

(Scopa nuova, bene spazza)

[4] Mèl an fèr, pòra an avèir

(Male non fare, paura non avere)

[5] L’é méi un dzón che una Quarèisma

(È meglio un digiuno di una Quaresima [di un digiuno per quaranta giorni!])

[6] Ch’in mâgna, à magnè

(Chi non mangia, ha mangiato)

[7] La tèvla an lasèr mâi se la bòcca l’an sa da furmâi

(La tavola non lasciare mai se la bocca non sa da formaggio)

[8] Quând la muntâgna l’é scȗra, la stasòn l’é insicȗra

(Quando la montagna è scura, la stagione è insicura)

[9] Quând al zîl al fà la lèna, al piôv dènter dala stmèna

(Quando il cielo fa la lana, piove entro la settimana)

[10] Quând ai é la fumèna, méttet la gabèna

(Quando c’è la nebbia, mettiti la giacca)

[11] Par San Zamiân, s’an piôv incȗ, a piôv admân

(Per San Geminiano [31 gennaio], se non piove oggi, piove domani)

[12] Febrarôl cȗrt cȗrt, l’é pîz d’un tȗrc

(Febbraiolo corto corto, è peggio di un turco)

[13] Par la Candelòra, dell’inverno sêmo fòra, ma se al sòul al dà in dal zèd, d’l’invéren a sèn a mèz

(Per la Candelora [2 febbraio]dell’inverno siamo fuori, ma se il sole batte sulle siepi, dell’inverno siamo a metà)

[14] Mèrz marzâz, ténzom al cȗl e brîsa al mustâz

(Marzo marzaccio, tingimi il sedere e non il viso) [Il sole di marzo era considerato dannoso alla salute]

[15] Per San Lócca, chi n’à sumnè bóffa

(Per San Luca [18 ottobre], chi non ha seminato sbuffa [per il timore di pregiudicare la semina del grano, a causa della cattiva stagione che può sopraggiungere])