2 giugno – Festa della Repubblica. Rinfreschiamo la memoria

Il 2 giugno 1946 è una data importante, decisiva per l’Italia , di quelle che segnano una svolta fondamentale per la storia di una Nazione. Quel giorno, infatti , 28 milioni di italiani furono chiamati alle urne, per un voto finalmente democratico e “universale” (donne comprese…), per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i 556 deputati dell’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione.
Gli italiani, a maggioranza, scelsero la Repubblica , con 12.717.928 voti a favore (54,3%), contro i 10.769.284 che avevano espresso preferenza per la Monarchia (vigente dal 1860, con la dinastia dei Savoia). Voti nulli: 1.498.138
Per la prima volta ebbero diritto al voto anche le donne, grazie al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 dell’1 febbraio 1945 , quando l’Italia era ancora in parte occupata e in guerra, e la parte libera si era data un Governo provvisorio costituito dai partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Un decreto successivo, del 10 marzo 1946, in un’Italia già libera, concedeva alle donne anche la possibilità di essere elette, nell’Assemblea Costituente e nelle altre istituzioni. In quel primo importante Organo furono 21 le donne elette.

Il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica non fu indolore. Al 2 giugno seguirono alcuni giorni frenetici di polemiche , tensioni tra Viminale (Ministero dell’Interno) e Quirinale (sede del Re “di maggio”, Umberto II), ricorsi e contestazioni di voti, e anche dimostrazioni popolari, a Napoli in particolare, con morti e feriti. Ma la Cassazione , dopo un primo rinvio della proclamazione dei risultati e l’esame di voti e ricorsi, il 10 giugno confermò l’esito del voto e il 12 giugno , dichiarata decaduta la Monarchia, affidò a De Gasperi le funzioni di Capo provvisorio dello Stato.

Il 13 giugno l‘ex re Umberto di Savoia partì per l’esilio (andò a Lisbona). Il 9 maggio il padre Vittorio Emanuele III, sul trono dal 1900, aveva abdicato in favore del figlio, partendo per l’esilio (andò in Egitto), sperando così di salvare la Monarchia, troppo compromessa per il suo ventennale appoggio al fascismo e alle sue guerre.
Il 25 giugno si insediò l‘Assemblea Costituente, con i deputati eletti il 2 giugno. Presidente dell’Assemblea fu eletto Giuseppe Saragat.

Il 28 giugno 1946 la Costituente elesse Enrico De Nicola Capo provvisorio dello Stato , con 396 voti.
Il 12 luglio fu costituito un nuovo Governo, con a capo Alcide De Gasperi. Per tutto il restante periodo del 1946 e per l’anno successivo 1947, i deputati della Costituente lavorarono alacremente per elaborare il testo della Costituzione . Erano di varia estrazione ideologica e culturale, così ripartiti : 207 DC (Democrazia Cristiana), 104 PCI (Partito Comunista), 115 PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria), 41 Unione Democratica Nazionale (liberali), 30 “Fronte dell’Uomo Qualunque”, 23 Partito Repubblicano, 16 Blocco Nazionale Libertà (monarchici), 7 Partito d’Azione e 13 di altri movimenti.

La nuova Costituzione fu approvata il 22 dicembre 1947, con 453 voti a favore e 62 contrari. Promulgata il 27 dicembre, entrò in vigore il 1° gennaio 1948.  All’art. 1°, sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. L’art. 139 stabilisce che “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

In precedenza, lo Stato italiano, dall’unificazione del 1861 al 1946, era stata governata da una Monarchia Costituzionale, la cui dinastia regnante era quella dei Savoia, che avevano favorito l’unificazione dei vari staterelli preesistenti ponendosi alla guida delle Guerre di Indipendenza.

I re d’Italia sono stati 4 nell’arco di 85 anni: Vittorio Emanuele II (1861-1878), Umberto I (1878-1900), Vittorio Emanuele III (luglio 1900-aprile 1946), Umberto II (1 maggio -2 giugno 1946; già “luogotenente” dal giugno 1944). Dall’ottobre 1922 al luglio 1943, la monarchia pur formalmente in vigore, fu di fatto esautorata dal regime fascista, una dittatura personale e di partito instaurata da Benito Mussolini.

** I presidenti della Repubblica dal 1946 ad oggi sono stati i seguenti: Enrico De Nicola (1° gennaio – 12 maggio 1948 – PLI ), Luigi Einaudi (12 maggio 1948 – 1 maggio 1955 – PLI ), Giovanni Gronchi (11 maggio 1955 – 11 maggio 1962 – DC ), Antonio Segni (11 maggio 1962 – 6 dicembre 1964 – DC ), Giuseppe Saragat (29 dicembre 1964 – 29 dicembre 1971 – PSDI), Giovanni Leone (29 dicembre 1971 – 15 giugno 1978 – DC ), Alessandro Pertini (9 luglio 1978 – 29 giugno 1985 – PSI), Francesco Cossiga (3 luglio 1985 – 28 aprile 1992 – DC), Oscar Luigi Scalfaro (28 maggio 1992 – 15 maggio 1999 – DC), Carlo Azeglio Ciampi (18 maggio 1999 – 10 maggio 2006 – Indipendente), Giorgio Napolitano (10 maggio 2006- 14 gennaio 2015 – PCI/PDS), Sergio Mattarella (31 gennaio 2015 -DC/PPI/PD, in carica).

La RES PUBLICA nella storia. Cenni

La forma di governo repubblicana si basa su organi elettivi, rinnovabili entro un certo numero di anni, con poteri distinti e bilanciati tra un Organo e l’altro (Parlamento formato da Camera e Senato, Governo, Magistratura, Presidente della Repubblica). Anche se è considerata la forma istituzionale più moderna e democratica, la “repubblica” ha radici molto antiche, che risalgono alle città-Stato dell’antica Grecia, con regole importate e adottate poi anche dagli antichi Romani. Il nome stesso deriva dal latino res publica” che significa letteralmente “cosa pubblica”.

I Romani mantennero questa forma di governo elettiva, sia pur in forme aristocratiche che restringevano il ceto governante alle classi più elevate socialmente (patrizi e condottieri militari), per circa 5 secoli, prima di accettare la forma più autoritaria dell’ Impero, da Ottaviano Augusto (27 a. C.) in poi (fino al 476 d. C.).

Quindi, per quasi 2 millenni l’Italia non ha più avuto un ordinamento repubblicano, a parte le eccezioni di alcune città e per periodi brevi: ad esempio le “Repubbliche marinare” e i “Liberi comuni”, tra il 1200 e il 1300. Solo la Repubblica di Venezia sopravvisse per secoli, fino all’arrivo di Napoleone (1796): e si trattava di un ordinamento caratterizzato da regole autoritarie, con poteri forti delle famiglie senatorie e dei “Dogi”.
Da ricordare sono anche le brevissime esperienze delle Repubbliche “Cisalpina”, “Cispadana” e “Italiana”, tra il 1797 e il 1805, di fatto però imposte e subordinate ai francesi e a Napoleone.

Nel 1849 ci fu il primo vero tentativo nazionale della “Repubblica Romana”, istituita da Giuseppe Mazzini e altri, che indisse le prime elezioni con suffragio universale. Ma durò pochi mesi e non fece nemmeno in tempo ad insediare gli eletti, perché dovette soccombere all’intervento delle truppe francesi che riportarono il papa sul trono dello Stato Pontificio.

Infine, è parte della nostra storia, un’altra infelice esperienza di Repubblica, autoproclamata da Mussolini e da alcuni gerarchi fascisti, senza nessun mandato elettorale, nata nel novembre 1943 a Salò per rifondare un loro Stato nel Nord Italia, dopo la decadenza sancita dallo stesso Gran Consiglio fascista e culminata con l’arresto di Mussolini su ordine del re; denominata “Repubblica Sociale Italiana” era di fatto sottoposta all’occupazione dell’esercito tedesco nazista, e fu infine travolta dalla guerra di Liberazione degli eserciti Alleati e dalla Resistenza, nell’aprile 1945.

Magda Barbieri

FOTO

1) Pagine del “Giornale dell’Emilia ” del 10 maggio 1946 (con l’annuncio dell’abdicazione del re Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto) e del 6 giugno 1946, con la conferma dell’esito elettorale a favore della Repubblica (dal volume per i 100 anni de “Il Resto del Carlino”)

2) Fac simile della scheda per il Referendum istituzionale, da Archivio comunale Argile

3) Le 21 donne elette nella Assemblea costituente

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