{"id":7842,"date":"2000-01-01T00:00:00","date_gmt":"1999-12-31T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/la-pastolaccia-e-la-micca-di-malalbergo-dino-chiarini\/"},"modified":"2024-03-25T09:53:36","modified_gmt":"2024-03-25T08:53:36","slug":"la-pastolaccia-e-la-micca-di-malalbergo-dino-chiarini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/la-pastolaccia-e-la-micca-di-malalbergo-dino-chiarini\/","title":{"rendered":"La Pastolaccia e la Micca di Malalbergo. Dino Chiarini"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/gallery\/vecchio-pianurareno\/5869.jpg\" width=\"253\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"221\" border=\"0\" align=\"left\"><\/strong><\/em><strong>&#8220;La Pastulaze e la M\u00e8ca ad Malalberg\u009d&#8221; (La Pastolaccia&nbsp; e la Micca di Malalbergo\u009d)<\/strong><strong> &#8211; <\/strong><\/span><strong>Storia e ricette<\/strong><br \/>\n1) La <strong>Pastolaccia\u009d (Pastulez\u009d<\/strong> in dialetto locale) \u00e8 una <strong>ciambella tipica <\/strong><strong>malalberghese<\/strong> che utilizza gli stessi ingredienti del pi\u00f9 noto biscotto &#8220;Savoiardo&#8221;\u009d: per\u00f2 gli \u00e8 differente per la sagomatura, in quanto viene tagliata a fette trasversali, come il Cantuccio\u009d toscano o come il <strong>Biscotto del Re\u009d altedese.<\/strong> In verit\u00e0 la Pastulaza\u009d, rispetto a quest&#8217;ultimi due dolcetti, \u00e8 priva di mandorle e di burro, componenti indispensabili sia per il Cantuccio, sia per il Biscotto del Re\u009d. Secondo <strong>i racconti a noi tramandati oralmente dalle anziane signore malalberghesi (<\/strong>che a loro volta le avevano appresero dalle loro nonne) questo composto, fatto solo con <strong>farina, zucchero, uova e un po&#8217; di lievito<\/strong>, risale alla seconda met\u00e0&nbsp; dell&#8217;Ottocento. Pare che l&#8217;idea fosse venuta ad un fornaio malalberghese che l&#8217;attu\u00f2 dopo aver esaminato varie ricette suggeritegli dai viaggiatori (provenienti da diverse provincie italiane ed anche da svariati paesi europei), che qui transitavano per raggiungere le citt\u00e0&nbsp; di Bologna, Ferrara e Venezia. Essi spesso si rifocillavano nel suo laboratorio, in attesa che la diligenza cambiasse i cavalli nell&#8217;adiacente posta: quindi, fra una chiacchiera e l&#8217;altra, gli esponevano le prelibatezze delle loro regioni d&#8217;origine.<br \/>\nIl panettiere, da quell&#8217;impasto da lui stesso inventato, ottenne una deliziosa ciambella di un bel colore giallo; scopr\u00ec pure che, <strong>intingendola in un bicchiere di vino dolce,<\/strong> risultava ancor pi\u00f9 gradevole al palato.<br \/>\nNon vi sono prove scritte che dimostrino la veridicit\u00e0&nbsp; di questa leggenda paesana\u009d poich\u00e8 la data di nascita della pastulaza\u009d rimane incerta; pero&#8217; sicuramente nei primi anni del Novecento era gi\u00e0 presente in paese: infatti, nel <strong>1905 <\/strong>il forno della neonata <strong>Cooperativa Agricola di Consumo <\/strong>inizi\u00f2 a produrre quotidianamente quella squisita brazadela\u009d (ciambella). Il prodotto cos\u00ec ottenuto comparve anche sulla tavola delle osterie locali, ottenendo un grande successo. L&#8217;Antica Trattoria della Luna\u009d (oggi Trattoria Nuova Maleto\u009d), l&#8217;Osteria del Ponte sul Reno\u009d (posta sull&#8217;argine destro del fiume e demolita negli anni Quaranta del secolo scorso) e la Trattoria dei Cacciatori\u009d (ora denominata Trattoria Rimondi\u009d dal cognome dei proprietari) <strong>fecero di questo dolce il loro cavallo di battaglia.<\/strong> Infatti, quella ciambella, che richiedeva sempre il \u00e2\u20ac\u0153nettare di Bacco\u00e2\u20ac\u009d per intingerla, faceva aumentare anche la vendita del vino.<br \/>\n&nbsp;La pastolaccia fu pure apprezzata dalle famiglie, tanto che anche l&#8217;altro forno presente in paese inizi\u00f2 a produrre questo dolce tipico; le nostre bisnonne la chiamavano semplicemente ciambella magra tagliata a fettine\u009d, utilizzando la stessa ricetta inventata dal fornaio.<br \/>\nLe massaie malalberghesi\u009d, dopo aver assaggiato quel dolce cos\u00ec semplice da allestire, iniziarono a preparare il composto tra le mura domestiche; siccome molte case per cuocere avevano solo il camino, che non era adatto a questo tipo di cibi, portavano l&#8217;impasto presso il forno di fiducia; qui terminavano la lavorazione versando il preparato in una teglia capiente (preventivamente unta con appena un filo di olio e cosparsa con un po&#8217; di farina o pane grattugiato per non far aderire il composto). Successivamente lo suddividevano in pani\u009d e consegnavano al fornaio il prodotto gi\u00e0&nbsp; pronto che egli sapientemente portava a cottura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Fino ai primi anni Sessanta del secolo scorso, la pastulaze\u009d non mancava mai sulle tavole imbandite per entrambe le feste solenni del paese: i<strong>l 17 gennaio, giorno dedicato a Sant&#8217;Antonio Abate, patrono di Malalbergo e la Prima domenica di maggio\u009d, giornata in cui si celebrano le Orazioni\u009d; anche nelle due maggiori ricorrenze cristiane, il Santo Natale e la Santa Pasqua, era presente in famiglia la pastolaccia. <\/strong>Questa specialit\u00e0&nbsp; malalberghese fu prodotta dai fornai locali fino alla met\u00e0&nbsp; degli anni Ottanta del secolo scorso (tra essi ricordiamo gli ultimi due specialisti della pastulaze\u009d, Novello Martelli e la moglie Ileana Pettazzoni) <strong>poi pian piano il dolce and\u00f2 in disuso,<\/strong> sia nei panifici sia tra le mura domestiche, sostituito da dolci pi\u00f9 raffinati, ma assai spesso industriali\u009d.<br \/>\nDai primi mesi del 2015, l&#8217;attuale forno del negozio di alimentari Paola &amp; Alberto\u009d, su richiesta di vecchi clienti anche non locali, ha ripreso la produzione e la vendita di quella tipica ciambella, coinvolgendo nell&#8217;assaggio perfino i neo-malalberghesi; ora, anche il Salone del Gusto, sempre su ordinazione, prepara per i suoi avventori il tipico dolce nostrano. La Trattoria Rimondi\u009d di Malalbergo, da sempre fedele alla tradizionale ricetta ultracentenaria, propone ancora oggi nei suoi men\u00f9 questo caratteristico dolce, sempre prodotto nelle proprie cucine. Luigi, il titolare, consiglia d&#8217;intingerlo in un ottimo bicchiere di Passito dei Colli Euganei.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #0000ff;\">Eccovi dunque la ricetta<\/span><br \/>\nIngredienti<\/strong><br \/>\n1 kg. di farina,<br \/>\n1 kg. di zucchero semolato,<br \/>\n12 uova,<br \/>\n8 g. di bicarbonato (o \u00c2\u00bd bustina di lievito per dolci).<br \/>\n<strong>&nbsp;Preparazione<\/strong> (*)<br \/>\nMescolare molto bene le uova con una forchetta ed aggiungere lo zucchero semolato fino ad ottenere una crema morbida; quindi unire al composto la farina poco alla volta e, al termine, aggiungere il lievito. Versare l&#8217;impasto cos\u00ec ottenuto in un&#8217;ampia teglia ( taggia o rola \u009d \u009d in dialetto locale); ungerla con un goccio d&#8217;olio e cospargerla con un po&#8217; di farina (o pane grattugiato) per indurire l&#8217;impasto. Formare successivamente dei filoncini lunghi 30 o 40 cm., larghi circa 15 &#8211; 18 cm. e con uno spessore centrale di circa 3 cm. Mettere la teglia nel forno preriscaldato a 230\u00b0C per 15 &#8211; 20 minuti. Togliere la teglia dal forno, lasciare raffreddare i pani, poi tagliarli a fette larghe circa 2 cm.; quindi rimettere la teglia in forno per altri 20 minuti circa fino alla completa cottura. Vino consigliato dalla Trattoria Rimondi: Passito dei Colli Euganei.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>(*) Preparazione&nbsp; alternativa , secondo altra fonte locale<\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>Mescolare molto bene le uova con una forchetta ed aggiungere lo zucchero semolato fino ad ottenere una crema morbida; quindi unire al composto la farina poco alla volta e, al termine, aggiungere il bicarbonato o il lievito (facoltativo). Versare l\u2019impasto cos\u00ec ottenuto in un\u2019ampia teglia (\u201cl\u00e0ta\u201d o \u201cr\u00f3la\u201d in dialetto locale); ungerla con un goccio d\u2019olio e cospargerla con un po\u2019 di farina (o pane grattugiato) per indurire l\u2019impasto quindi metterla nel forno preriscaldato a 230\u00b0C per 30-35 minuti. Togliere la teglia dal forno, lasciare raffreddare la ciambella, poi tagliarla a fette, larghe circa 2 cm.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>2)<span style=\"color: #0000ff;\"> La Micca<\/span><\/strong><br \/>\n<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-12930 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/03-Micca-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/03-Micca-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/03-Micca.jpg 568w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La<strong> Micca \u00e8<\/strong>\u00a8 una torta povera natalizia; fece la sua comparsa a Malalbergo sempre<strong> negli ultimi anni dell&#8217;Ottocento, i<\/strong>mportata probabilmente dalla vicina <strong>Romagna, <\/strong>dov&#8217;era preparata amalgamando la <strong>farina di grano con quella di granturco in parti uguali, poi spesso guarnita con uva sangiovese. <\/strong>Dopo la Prima Guerra Mondiale, le nostre bisnonne<strong> utilizzarono solo la farina di grano, aggiungendo all&#8217;impasto una mostarda nostrana fatta con prugne, mele cotogne o pere cotogne con l&#8217;aggiunta di zucchero<\/strong>. Ogni famiglia adatt\u00f2 la ricetta secondo i propri gusti personali, aggiungendo o togliendo alcuni elementi ritenuti complementari: questo sia per dare un nuovo sapore alla torta sia per limitarne i costi. Vi propongo qui la ricetta elaborata dalla Trattoria Rimondi\u009d, la quale da diverse generazioni prepara questo dolce-dessert corrispondente ai vecchi canoni della cucina malalberghese (assieme alla gi\u00e0&nbsp; citata &#8220;pastulaza&#8221; E&#8217; stata inserita anch&#8217;essa nel men\u00f9 di questo noto ristorante ed anche tale prodotto sta riscuotendo un notevole successo.<br \/>\n<strong>&nbsp;<span style=\"color: #0000ff;\">Eccovi la seconda ricetta<\/span><br \/>\nIngredienti<\/strong><br \/>\n300 g. di farina,<br \/>\n200 g. di zucchero,<br \/>\n3 uova,<br \/>\n100 g. di burro,<br \/>\n1 bicchiere di latte,<br \/>\n1 bicchiere di saba (1),<br \/>\n250 g. di mostarda bolognese (2),<br \/>\nuvetta (oppure, a piacere, aggiungere pinoli o piccoli pezzetti di cioccolato fondente).<br \/>\n(1) La<strong> saba \u00e8<\/strong>\u00a8 un condimento tipico di Emilia, Romagna, Marche e Sardegna, dove \u00e8 considerata tra i sapori tipici dell&#8217;alimentazione contadina. E&#8217; uno sciroppo d&#8217;uva bianca o rossa, che si ottiene dal mosto appena pronto. La saba \u00e8 detta infatti anche &#8220;mosto cotto&#8221;, &#8220;vino cotto&#8221; o &#8220;miele d&#8217;uva&#8221;. Il mosto vien<\/span><span style=\"font-size: small;\">e versato in un paiolo di rame insieme a mezza dozzina di noci con il guscio che, rivoltan<\/span><span style=\"font-size: small;\">dosi nel lento bollire, aiutano il mosto a non attaccarsi al fondo del recipiente. La saba \u00e8 pronta quando si sar\u00e0&nbsp; ridotta ad un terzo della sua quantit\u00e0&nbsp; iniziale. Risulta molto dolce e si conserva benissimo proprio grazie al tenore zuccherino.<br \/>\n(2) La<strong> mostarda bolognese \u00e8<\/strong> composta da frutta e zucchero, fatta bollire a fuoco lento. In passato, veniva utilizzato qualsiasi tipo di frutta; oggi si adoperano per lo pi\u00f9 pere, mele, prugne, pere e\/o mele cotogne, una buccia di arancio e una buccia di limone. La frutta viene cotta assieme allo zucchero, in acqua + succo di limone; il tutto viene frullato come una normale marmellata; successivamente vengono aggiunte le noci e l&#8217;uva sultanina, infine la senape. La mostarda bolognese ha un sapore dolce e aspro al tempo stesso, con sentori caramellati. Viene utilizzata anche come ripieno nelle&nbsp; raviole e spalmata sulle crostate, anch&#8217;esse specialit\u00e0&nbsp; dolciarie bolognesi.<br \/>\n<strong>Preparazione<\/strong><br \/>\nPer prima cosa, montare a neve le chiare d&#8217;uovo, tenendole da parte; procedere poi con la fontana di farina, versando al centro lo zucchero, il burro, la mostarda, l&#8217;uvetta, i rossi d&#8217;uovo, il latte e la saba; infine aggiungere al composto le chiare d&#8217;uovo e versare&nbsp; il tutto nella teglia. Lasciare in forno a 180\u00b0 per 45 minuti. Vino consigliato dalla Trattoria Rimondi: Malvasia dei Colli Piacentini.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Dino Chiarini<\/strong><\/span><\/p>\n<p>* Si ingraziano Maria Rosa e Luigi Rimondi, dell&#8217;omonima Trattoria Rimondi\u009d di <strong>Malalbergo, <\/strong>per avermi consentito di pubblicare le ricette e le fotografie inserite nel testo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">&#8211; foto 1 : La pastulaz\u00e2\u009d accompagnata dal Passito dei Colli Euganei.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; .<br \/>\n&#8211; foto 2: La micca\u009d malalberghese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">&#8211; In basso: Particolare del men\u00f9 della Trattoria Rimondi\u009d di Malalbergo. nell&#8217;ultima riga viene presentata la pastolaccia con il vino dolce\u009d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;La Pastulaze e la M\u00e8ca ad Malalberg\u009d&#8221; (La Pastolaccia&nbsp; e la Micca di Malalbergo\u009d) &#8211; Storia e ricette 1) La Pastolaccia\u009d (Pastulez\u009d in dialetto locale) \u00e8 una ciambella tipica malalberghese che utilizza gli stessi ingredienti del pi\u00f9 noto biscotto &#8220;Savoiardo&#8221;\u009d: per\u00f2 gli \u00e8 differente per la sagomatura, in quanto viene tagliata a fette trasversali, come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[27,61],"tags":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paRbRW-22u","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7842"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7842"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12931,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7842\/revisions\/12931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}