{"id":6188,"date":"2000-01-01T00:00:00","date_gmt":"1999-12-31T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/uno-sguardo-sui-maceri-di-franco-ardizzoni\/"},"modified":"2022-01-20T09:13:38","modified_gmt":"2022-01-20T08:13:38","slug":"uno-sguardo-sui-maceri-di-franco-ardizzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/uno-sguardo-sui-maceri-di-franco-ardizzoni\/","title":{"rendered":"Uno sguardo sui maceri, di  Franco Ardizzoni"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\"><em><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-9880 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/14.-Lavaggio-canapa-macerata-300x204.jpeg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"149\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/14.-Lavaggio-canapa-macerata-300x204.jpeg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/14.-Lavaggio-canapa-macerata.jpeg 552w\" sizes=\"(max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/>Perch\u00e8 nelle nostre campagne si trovano ancora tanti maceri, apparentemente&nbsp; inutilizzati o inutili?&nbsp; Perch\u00e8 il nostro Gruppo di Studi della Pianura del Reno ha deciso di dedicar loro una serie di foto da conservare e mettere in mostra<\/strong>?&nbsp; <\/em>Perch\u00e8 i maceri sono un elemento caratteristico del paesaggio rurale della pianura emiliana, bolognese e ferrarese in particolare, che ha avuto una grandissima importanza nella storia della coltivazione della canapa per secoli e fino alla met\u00c3&nbsp; del 1900; e perch\u00e8 ancora oggi, se ben conservati, possono svolgere una funzione di riequilibrio ecologico , favorendo la conservazione di <em>habitat<\/em> naturali e di specie di flora e fauna selvatica tipici e originari della nostra pianura e delle zone umide. <em><strong>Storia e natura si sposano quindi in questi piccoli laghetti artificiali sparsi e nascosti in mezzo ai campi,<\/strong><\/em> piccole oasi&nbsp; spesso circondate da vegetazione spontanea, che spezzano l&#8217;uniformit\u00c3&nbsp; di un paesaggio rurale ormai prevalentemente piatto e assoggettato&nbsp; alle esigenze di una agricoltura che richiede la massima produttivit\u00c3&nbsp; e l&#8217;utilizzo di ogni metro di terra.<br \/>\nPer incentivare i proprietari e i conduttori dei fondi rustici al restauro e al mantenimento dei maceri ancora esistenti nei loro terreni, sono state emanate disposizioni e contributi economici nell&#8217;ambito della Legge Regionale n. 8 del 1994 (con modifiche del 2000), che a sua volta recepiva le indicazione di un regolamento CEE del 1992 per la salvaguardia di <em>habitat<\/em> naturali .<br \/>\nMa, al di l\u00c3&nbsp; degli aspetti normativi, soffermarsi a guardare i nostri maceri \u00c3\u00a8 un piccolo omaggio alla memoria del lavoro e delle fatiche dei nostri padri e nonni, e ci offre l&#8217;occasione per l&#8217;osservazione e la riflessione davanti ad uno spazio naturale che si restringe sempre pi\u00c3\u00b9.<br \/>\n<span style=\"font-style: normal;\">Le foto sono state scattate dal socio consigliere del Gruppo di Studi <\/span><em><strong>Franco Ardizzoni <\/strong><\/em><span style=\"font-style: normal;\">, che ha svolto nei mesi scorsi un paziente lavoro di ricerca e individuazione dei maceri tuttora presenti in vari comuni del bolognese, da <em><strong>Galliera<\/strong><\/em> ad <em><strong>Argelato, <\/strong><strong>S. Giorgio di Piano, Castello d&#8217;Argile <\/strong><\/em>e altri comuni limitrofi che presentano le stesse caratteristiche ambientali e si portano dietro la stessa storia.<br \/>\n<\/span><em><strong>P.S. La mostra, gi\u00c3&nbsp; allestita a Galliera in agosto e&nbsp; poi&nbsp; a Baricella dal 19 al 26 ottobre 2008, \u00c3\u00a9 <span style=\"color: #ff0000;\">ora al MAF di S. Bartolomeo in Bosco (FE)<\/span> . E&#8217; disponibile gratuitamente&nbsp; per altre sedi di Comuni e associazioni che la richiedan<\/strong><strong>o.<br \/>\n<\/strong><\/em><\/span><em><span style=\"font-size: small;\">*<\/span><\/em><strong><span style=\"font-size: small;\"> Seguono&nbsp; le note di Franco Ardizzoni a corredo della mostra:<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-size: small; color: #0000ff;\"><em><strong>I MACERI<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Fino a 50-60 anni fa era ancora molto diffusa, nelle nostre campagne, la coltivazione della canapa (<em>Cannabis sativa<\/em>), usata per fabbricare corde,<br \/>\ntessuti, stuoie, ecc. Particolarmente nel mese di agosto il calore estivo era accompagnato da un odore acuto che emanava da vasche rettangolari , poco profonde, scavate nel terreno e piene d\u00e2\u20ac&#x2122;acqua \u00e2\u20ac\u201c i maceri \u00e2\u20ac\u201c in cui venivano immerse le bacchette della canapa per dar modo a<br \/>\nspeciali microrganismi di scomporre, con un processo di fermentazione, le sostanze <em>\u00e2\u20ac\u0153collanti<\/em>\u00e2\u20ac\u009d che tengono unite le fibre di canapa al loro supporto legnoso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><em><strong>I SALICI<br \/>\n<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-size: small;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/gallery\/vecchio-pianurareno\/2136.jpg\" width=\"272\" vspace=\"5\" hspace=\"5\" height=\"188\" border=\"0\" align=\"left\">Molti maceri avevano sulle rive, generalmente sui lati che non venivano utilizzati per accedervi<br \/>\n, delle piante di salici (<em>Salix viminalis<\/em>), alberi che amano i terreni umidi e freschi, i cui rami pi\u00c3\u00b9 lunghi (detti vimini) venivano utilizzati per realizzare cesti, stuoie, oggetti vari. Invece i rami pi\u00c3\u00b9 corti e sottili (detti vinchi) erano impiegati per legare le viti. Con l\u00e2\u20ac&#x2122;avvento della plastica la<br \/>\nfunzione del salice ha perduto la sua secolare importanza.<\/span><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><em><strong>LA LAVATURA DELLA CANAPA<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Una delle fasi pi\u00c3\u00b9 faticose nella lavorazione della canapa, forse la peggiore, era quella che riguardava la lavatura nel macero. Le persone&nbsp; (soprattutto uomini, ma anche donne) erano immerse fino alla cintola in un\u00e2\u20ac&#x2122;acqua sporca e maleodorante. Dovevano aprire i grossi fasci che<br \/>\navevano formato la zattera, appesantiti dall\u00e2\u20ac&#x2122;acqua, ed estrarre&nbsp; le mannelle di cui erano costituiti i fasci stessi, e lavarle sbattendole ripetutamente nell\u00e2\u20ac&#x2122;acqua, quindi le dovevano lanciare sulla riva del macero dove altre persone le raccoglievano caricandole sul carro che le avrebbe trasportate nell\u00e2\u20ac&#x2122;aia della casa colonica. Qui venivano aperte a ventaglio, a capannina, affinch\u00c3\u00a9 si asciugassero completamente all\u00e2\u20ac&#x2122;aria ed al sole per poter poi essere pronte per la fase successiva della lavorazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\"><em><strong>SASSI DI FIUME<br \/>\n<\/strong><\/em><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-9881 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/13.-Posa-sassi-su-zatteroni-300x201.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/13.-Posa-sassi-su-zatteroni-300x201.jpeg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/13.-Posa-sassi-su-zatteroni.jpeg 560w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Sulle sponde dei maceri vi erano piccoli cumuli di sassi di fiume, del peso di circa 5-6 kg. ciascuno, che servivano per appesantire le zattere di canapa in modo che affondassero nel macero .I sassi erano stati prelevati dal letto dei fiumi ai piedi delle colline (per il Reno nella zona di Calderara), e trasportati dai barrocciai con i loro carri trainati da un cavallo.Per affondare le zattere i sassi venivano prelevati dai cumuli, da file di persone (circa 5-6 persone ed anche di pi\u00c3\u00b9) che se li passavano l\u00e2\u20ac&#x2122;un l\u00e2\u20ac&#x2122;altra fino ad arrivare a quella che li disponeva sulla zattera. L\u00e2\u20ac&#x2122;operazione, all\u00e2\u20ac&#x2122;apparenza semplice, diventava un po\u00e2\u20ac&#x2122; pericolosa quando i sassi venivano tolti dalle zattere bagnate per cui facilmente potevano sfuggire dalle mani finendo, a volte, sui piedi nudi di qualche persona.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">* La foto a colori \u00e8 di <em><strong>Franco Ardizzoni<\/strong><\/em> e si riferisce a&nbsp; macero <strong><em>tuttora esistente a<\/em><\/strong><em><strong> Galliera<\/strong><\/em><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">** Le foto in bianco e nero sono&nbsp; state scattate <em><strong>a Venezzano<\/strong><\/em> nel 1985 nel corso di una ricostruzione del ciclo di lavorazione della canapa per il volume &#8220;<em>Rappresentazioni fotografiche del lavoro agricolo&#8221;&nbsp;<\/em> pubblicato a cura del <em>Centro etnografico del Comune di Ferrara<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-size: small;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e8 nelle nostre campagne si trovano ancora tanti maceri, apparentemente&nbsp; inutilizzati o inutili?&nbsp; Perch\u00e8 il nostro Gruppo di Studi della Pianura del Reno ha deciso di dedicar loro una serie di foto da conservare e mettere in mostra?&nbsp; Perch\u00e8 i maceri sono un elemento caratteristico del paesaggio rurale della pianura emiliana, bolognese e ferrarese in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[29],"tags":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paRbRW-1BO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6188"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6188"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6188\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9882,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6188\/revisions\/9882"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}