{"id":5337,"date":"2000-01-01T00:00:00","date_gmt":"1999-12-31T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/la-pianura-del-reno-comera-coma%c2%a8-come-potrebbe-diventare-walther-vignoli\/"},"modified":"2021-12-30T10:29:11","modified_gmt":"2021-12-30T09:29:11","slug":"la-pianura-del-reno-comera-coma%c2%a8-come-potrebbe-diventare-walther-vignoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/la-pianura-del-reno-comera-coma%c2%a8-come-potrebbe-diventare-walther-vignoli\/","title":{"rendered":"La pianura del Reno com&#8217;era, com&#8217;\u00e8, come potrebbe diventare. Walther Vignoli"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-8244 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/Reno-campi-casa-300x202.jpeg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"155\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/Reno-campi-casa-300x202.jpeg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/Reno-campi-casa.jpeg 552w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/>Finch\u00e8 la mano dell&#8217;uomo non \u00e8 intervenuta, la pianura bolognese era un insieme a macchia di leopardo di foreste planiziali ed acquitrini alimentati dai corsi d&#8217;acqua appenninici.<br \/>\nL&#8217;uomo sfruttava l&#8217;acqua per pescare ma anche per i suoi spostamenti, navigando\u009d.<\/p>\n<p>Ha poi gradualmente trasformato quell&#8217;ambiente per adattarlo alle proprie esigenze: prelevare legname da costruzione o da ardere, raccogliere erbe palustri ed altri vegetali, cacciare, pascolare, disboscare per ricavare spiazzi da coltivare, controllare le acque, sia per difendere i campi come per ricavarne dei nuovi col metodo delle casse di colmata, consistenti in ampie aree arginate dove far defluire le acque torbide durante le piene, avendo il duplice effetto di evitare esondazioni ed alzare i terreni per decantazione.<\/p>\n<p>Con la colonizzazione romana, a partire dal II secolo a.c.,&nbsp; gli interventi sono diventati sistematici e razionali, si sono scavati canali, arginati corsi d&#8217;acqua, creata una rete di strade.<br \/>\nE&#8217; nata cos\u00ec una delle pi\u00f9 antiche ed illustri scuole di idraulica, capace di mantenere uno straordinario equilibrio delle acque, avendo disponibili pochi metri di dislivello sul mare per regolare il flusso discontinuo di arrivo delle acque ed ottimizzarne il loro utilizzo: per l&#8217;irrigazione, per la navigazione, per azionare ruote idrauliche ecc.<br \/>\nA partire dal XII&#8217; secolo d.c. gli amministratori di Bologna, con lucida lungimiranza, seppero porre le basi per lo sviluppo della citt\u00e0&nbsp; nei sette secoli successivi.<br \/>\n&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La citt\u00e0&nbsp; non era attraversata da fiumi ma solo da alcuni torrenti.<br \/>\n&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sbarrando il Reno ed il Savena, a Casalecchio e S. Ruffillo avrebbe potuto disporre di un salto idraulico di 30\/40 m. rispetto alla pianura a nord di Bologna, utilizzabile come fonte di energia motrice.<br \/>\n&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Conducendo tutta l&#8217;acqua in un unico canale navigabile,dopo averla utilizzata come energia motrice, si sarebbe potuto congiungere la citt\u00e0&nbsp; col fiume Po e col mare&nbsp; Adriatico, cio\u00e8 coi mercati del nord e di Venezia.<\/p>\n<p>I bolognesi decisero allora di costruire le chiuse di Casalecchio e S.Ruffillo, ne portarono le acque dentro alla citt\u00c3 , coi canali di Reno e Savena, realizzando una rete di canali minori in grado di servire ogni casa. Scavarono il canale Navile facendolo arrivare fino al Cavaticcio mediante una serie di <em>sostegni<\/em>\u009d che consentirono di superare il dislivello rispetto alla pianura.<br \/>\nLe barche, trascinate da animali che percorrevano le <em>restare<\/em>\u009d, compivano migliaia di viaggi all&#8217;anno fra Bologna e Malalbergo e da l\u00ec&nbsp; al mare facendo di Bologna uno dei pi\u00c3\u00b9 importanti porti europei.<br \/>\nBologna divenne leader nella produzione di manufatti ( l&#8217;organzino di seta bolognese non aveva rivali e l&#8217;arsenale di Venezia usava solo <em>corde bolognesi<\/em>\u009d).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br \/>\nL&#8217;avvento dei trasporti ferroviari, poi di quelli su gomma, tolse importanza al Navile che, pur rappresentando una parte straordinaria della nostra storia, oggi sta subendo un penoso degrado.<br \/>\nAllo stesso modo, caduto l&#8217;interesse per l&#8217;energia idraulica,i canali di Bologna, che la poca acqua non puliva pi\u00f9, vennero coperti per occultarne la sporcizia ma anche per ricavarne superficie utile.&nbsp; L&#8217;acqua per\u00f2 ha continuato, per un certo periodo, a fornire energia per azionare le turbine elettriche (dall&#8217;inizio del \u02dc900, per molti decenni, l&#8217;ospedale Rizzoli, con le sue sale operatorie,&nbsp; si alimentava da turbine mosse dall&#8217;acqua del canale di Reno alla Grada, nell&#8217;ntico opificio dove oggi ha sede il Consorzio della Chiusa di Casalecchio e di S.Ruffillo.<br \/>\nLa rete dei canali che scorre sotto le strade e le case di Bologna, per la quale si sta risvegliando un encomiabile interesse culturale, svolge ancora importanti funzioni per la raccolta e smaltimento delle acque piovane&nbsp; e per la distribuzione di reti tecnologiche ( per es. i cavi a fibre ottiche sono stati posati senza aver bisogno di sconvolgere con scavi tutta la citt\u00e0 ).<br \/>\nAltre ancora potr\u00e0&nbsp; svolgerne, per es.il Consorzio della Chiusa&nbsp; ha proposto di utilizzare l&#8217;acqua dei canali per il lavaggio delle strade e dei marciapiedi della citt\u00e0 . Ci\u00f2, se fatto di notte quando si deposita lo smog, permetterebbe di rimuovere delle polveri che altrimenti verrebbero risollevate il giorno dopo.<br \/>\nI canali della pianura hanno assunto l&#8217;importante funzione di trasferire nei fiumi le acque depurate o meteoriche delle fognature, esplicando anche il ruolo di cassa di espansione quando questi ultimi, durante le piene, non potrebbero riceverle.<br \/>\nGiover\u00c3&nbsp; ricordare che la quantit\u00c3&nbsp; di acqua meteorica convogliata nei fiumi e canali, oggi \u00e8 molto pi\u00f9 abbondante che in passato per effetto dell&#8217;impermeabilizzazione del territorio. Ci\u00f2 crea grandi problemi perch\u00e8 le antiche dimensioni degli alvei non sono pi\u00f9\u00b9 adeguate.<br \/>\nLa rapidissima trasformazione della societ\u00e0&nbsp; da agricola ad industriale, avvenuta nella seconda met\u00c3&nbsp; del XX secolo, ha inciso profondamente sulla nostra pianura alterando l&#8217;equilibrio di quella rete idraulica che l\u00e2\u20ac&#x2122;uomo ha sapientemente costruito in 2000 anni di tenace attivit\u00c3 .<br \/>\nCon i contadini se n&#8217;\u00e8 andato il pi\u00f9 efficace presidio del sistema idraulico.<br \/>\n&nbsp;Assieme ai filari delle viti, sono scomparse spesso anche le \u009d<em>baulature<\/em>\u009d dei campi e molte <em>scoline<\/em>\u009d.<br \/>\nIl Reno, finito l&#8217;interesse per la raccolta dei vimini e per lo sfalcio delle sue sponde si \u00e8 ricoperto di vegetazione trasformandosi in un importante corridoio ecologico ma l&#8217;acqua fatica molto a scorrere durante le piene. I suoi argini, spesso infestati da arbusti ed alberi, offrono rifugio ad animali selvatici che vi scavano pericolose tane pregiudicandone la resistenza.<br \/>\nMa il fenomeno pi\u00f9 inquietante, originato dalla facilit\u00e0&nbsp; con la quale si pu\u00f2 prelevare gratuitamente l&#8217;acqua dalle falde \u00e8 la subsidenza che, variando da pochi centimetri ad alcuni metri, sta sconvolgendo le pendenze&nbsp; di fiumi, canali e fognature, con ovvie conseguenze sul rischio idraulico della nostra pianura. Una situazione seria per i nuovi abitanti che, lasciate le citt\u00e0&nbsp; in cerca di un ambiente pi\u00f9 tranquillo, non sempre si rendono conto del rischio che corrono. Quanti di loro sente pi\u00f9, per esempio, il bisogno di vigilare sugli argini durante le piene, eppure questa attivit\u00e0&nbsp; era la normalit\u00e0&nbsp; per i vecchi contadini!<br \/>\nPer pianificare la gestione delle acque, dall&#8217;inizio degli anni &#8217;90 \u00e8 divenuta operativa l&#8217;Autorit\u00e0&nbsp; di Bacino del Reno che, soprattutto con casse di espansione, interverr\u00e0 , nei prossimi anni, per ripristinare condizioni di sicurezza.<br \/>\nMa occorre innanzitutto fermare la subsidenza limitando rigorosamente il prelievo di acqua dalla falda, ricorrendo a quella di superficie e cambiando le abitudini per risparmiarla.<br \/>\nSi possono creare degli accumuli nei quali raccogliere l&#8217;acqua quando \u00e8 abbondante, per distribuirla, quando scarseggia, mediante acquedotti irrigui ed industriali&nbsp; da affiancare agli attuali acquedotti che riforniscono di acqua potabile&nbsp; anche industrie, campi, orti e giardini&nbsp; (una delle tante diseconomie della nostra societ\u00e0 !).<br \/>\nFatti gli accumuli, per distribuirne il contenuto si potrebbe anche riattivare l&#8217;antica rete dei canali, ivi compresa anche quella dei mulini che, con i loro storici manufatti, ci saprebbero regalare non poche suggestioni! E&nbsp; perch\u00e8 non produrre,con l&#8217;occasione, anche corrente elettrica mediante turbine? In via Marconi \u00e8 stato fatto!<br \/>\nResta il problema degli accumuli: come e dove realizzarli?<br \/>\nOltre alla creazione di grandi laghi ( Castrola) che, con lunghe condotte, portino l&#8217;acqua ai punti di utilizzo, si pu\u00f2 perseguire anche l&#8217;obiettivo di realizzare un sistema di piccoli acquedotti, non potabili, al servizio di comparti&nbsp; di limitata estensione, cogliendo opportunit\u00e0&nbsp; che non mancano. Sarebbe un bell&#8217;esempio di <em>sviluppo sostenibile<\/em>\u009d!<br \/>\nUna di queste opportunit\u00e0&nbsp; pu\u00f2\u00b2 nascere dalla disposizione della Provincia di Bologna che, opportunamente prescrive, per i nuovi insediamenti urbani, di intercettare le acque meteoriche trattenendole all&#8217;interno di appositi bacini dai quali potranno essere immesse nelle fogne soltanto quando le condizioni dei corsi d&#8217;acqua lo consentano; ma perch\u00e8 allora, anzich\u00e8 disperdere l&#8217;acqua nelle fogne, non dimensionare i bacini in modo da poterli utilizzare anche come accumuli di acqua per l&#8217;irrigazione dei giardini e per gli usi meno pregiati degli insediamenti serviti. Si potrebbero collegare eventualmente anche alla rete dei canali per&nbsp; essere certi che l&#8217;acqua non manchi mai.<br \/>\nUn&#8217;altra opportunit\u00e0&nbsp; potrebbe nascere dall&#8217;utilizzo degli invasi delle cave esaurite, che per anni abbiamo visto abbandonate al degrado. Stiamo parlando, per la Provincia di Bologna, di 2\/3.000.000 di mc., ogni anno, di scavi pianificati . In due decenni potremmo disporre di una capacit\u00e0&nbsp; equivalente a quella del bacino di Suviana, col vantaggio di non dovere trasportare l&#8217;acqua per decine di Km. con&nbsp; t<em>uboni<\/em>\u009d ma di averla pronta sotto casa.<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi \u00e8 certamente velleitaria ma \u00e8 dotata di una sua concretezza e potrebbe offrire risposte semplici a dei problemi complessi che da troppi anni attendono di essere risolti.<br \/>\nQueste righe , essendo stato proclamato dalle Nazioni Unite il <em>2003 anno dell&#8217;acqua dolce\u009d<\/em>, vogliono essere un modesto contributo per affrontare con la concretezza che guid\u00c3\u00b2 i vecchi bolognesi, un problema noto ma che da molti anni attende di essere risolto.<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\">Walther Vignoli&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finch\u00e8 la mano dell&#8217;uomo non \u00e8 intervenuta, la pianura bolognese era un insieme a macchia di leopardo di foreste planiziali ed acquitrini alimentati dai corsi d&#8217;acqua appenninici. 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