{"id":5320,"date":"2000-01-01T00:00:00","date_gmt":"1999-12-31T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/i-masadur-i-maceri-luciano-manini\/"},"modified":"2021-12-29T17:29:17","modified_gmt":"2021-12-29T16:29:17","slug":"i-masadur-i-maceri-luciano-manini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2000\/01\/01\/i-masadur-i-maceri-luciano-manini\/","title":{"rendered":"I masadur (I maceri). Luciano Manini"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-8203 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2000\/01\/Macero-Venezzano-0002.jpeg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"176\">Se parlare di maceri (come tutto ci\u00f2 che riguarda la gente che in passato lavorava la terra) per coloro che parlano e\/o scrivono sull&#8217;argomento, attingendo a fonti bibliografiche o comunque al di fuori del che cosa \u00e8 lo specifico, in certi casi emergono chiari il pressappochismo, la scarsa conoscenza, in qualche caso la mistificazione; per chi ne parla avendo vissuto quella realt\u00e0&nbsp; dall&#8217;interno non corre il rischio suddetto o delle imprecisioni o delle superficialit\u00e0&nbsp; circolanti in materia sotto l&#8217;aspetto tecnico, ma quello di considerare ovvio o dare per scontati determinati fatti, conoscenze, azioni o altro che, per chi non ne \u00e8 addentro, pu\u00f2 essere utile o importante almeno come chiarimento.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, cominciamo col vedere i maceri: costruiti in profondit\u00e0&nbsp; e senz&#8217;argini rispetto al piano del terreno, poi riempiti d&#8217;acqua per la macerazione della canapa e altri usi, in quella palude che gi\u00e0&nbsp; i romani cominciarono a bonificare, centuriare, coltivare. Poi, fra alterne vicende di riallagamenti, abbandoni e riprese di prosciugamento, si giunge fino all&#8217;ultima definitiva bonifica; dopo la quale sono venute in essere queste che possono essere definite vere e proprie costruzioni. Quindi i maceri si trovano in un territorio ben definito (parleremo di quelli della provincia di Bologna) che, data la loro struttura nel luogo, hanno funzioni plurime, varianti nei diversi periodi dell&#8217;anno e, se il rapporto fra conduttore e propriet\u00e0&nbsp; lo permette o non, possono variare anche gli usi e le funzioni stesse.<\/p>\n<p><strong>Di maceri ne esistono di diverso tipo: per dimensioni (specie in lunghezza, da una decina fino oltre i cento metri; la larghezza e la profondit\u00e0&nbsp; variano notevolmente a seconda del tipo) difficilmente se ne trovano di uguali<em> .<br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Non entriamo ancora nel merito tecnico dell&#8217;argomento in quanto sono d&#8217;obbligo, per capire che cosa \u00e8 un macero, alcune considerazioni di carattere generale, dalle quali non possiamo prescindere. Per fare questo non ci serviremo di bibliografie, enunciazioni verbali, iconografie d&#8217;archivio, raccolte museali&#8230; appartenenti alla dottrina ufficiale, in quanto non sempre affidabili, non sempre dotati della necessaria cognizione di causa, anche da esperti\u009d, veri o presunti. Lo scrivente preferisce fare da solo (con tutti i rischi che questo comporta), approfittando della propria diretta esperienza di anni di mezzadro prima, e di altri anni di \u00f2vre (bracciante) poi; durante i quali ha avuto occasione di lavorare in parecchi tipi di macero; inoltre, ha ampliato la propria conoscenza ed esperienza in molti anni di ricerche sul territorio, a tutto campo. Per entrare nell&#8217;intimo dell&#8217;argomento sarebbe opportuno usare un linguaggio idiomatico ma non essendo questo possibile (per ovvie ragioni) affronteremo l&#8217;argomento in lingua e, per quanto possibile, in termini appropriati sotto il profilo tecnico-pratico, senza aloni di letterariet\u00e0&nbsp; dottorale che sarebbero fuori luogo.<\/p>\n<p>Il macero, nella nostra storia, cultura, vita, condizioni, lavoro, linguaggio e quant&#8217;altro, se non \u00e8 inquadrato nella sua oggettivit\u00e0&nbsp; iconologica (come insegna Erwin Panofsky), non pu\u00f2 essere culturalmente credibile, n\u00e8 storicamente attendibile. Per esserlo deve essere misurato col metro culturale e linguistico della gente che l&#8217;ha vissuto; poi, eventualmente, si potranno ipotizzare unit\u00e0&nbsp; di misura diverse, sempre che non snaturino il concetto. Quindi, estrapolare l&#8217;argomento da detta oggettivit\u00e0 , perde il proprio significato, l&#8217;essenza, senso, spirito&#8230; e pu\u00f2 essere qualsiasi cosa.<\/p>\n<p>Una corretta metodologia di ricerca ci impone, per avere un risultato valido ed attendibile come documento, di ricercare la storia e la cultura l\u00e0&nbsp; dove sono, cos\u00ec come sono, per quello che sono inoltre, nel nostro caso, \u00e8 indispensabile, in quanto cultura orale, la conoscenza dell&#8217;idioma. Il macero \u00e8 legato ad azioni, attrezzi, elementi che sono propri dei vari aspetti del lavoro del macero stesso e\/o che sono legati, direttamente o indirettamente, a quelle operazioni e che hanno un nome e un senso l\u00e0 dove queste avvengono; a cominciare dalla costruzione del macero, nella sua messa in opera, fino all&#8217;ultimo e pi\u00f9 svariato uso che se ne possa fare, compresi tutti i lavori per la sua conservazione e mantenimento strutturale.<\/p>\n<p>Questo idioma non regolato, senza norme riconducibili ad alcun codice linguistico se non a se stesso; confrontato con vocabolari, sia in lingua, sia in dialetto bolognese, troviamo parole che esistono nei vocabolari e non in esso idioma e viceversa, quindi mancanza di parole corrispettive dello stesso elemento; quando queste esistono non sempre hanno lo stesso significato o sono la stessa cosa; es. C.&nbsp;&nbsp; Coronedi Berti VOCABOLARIO DIALETTO BOLOGNESE &#8211; ITALIANO: il nostro<em> masadur<\/em> (it. macero) lo definisce <em>masnadur<\/em>, che per noi \u00e8 il plurale della parola italiana macinatore. Questo ci dimostra che se portiamo un linguaggio fuori dal proprio ambiente o ambito d&#8217;azione, probabilmente non serve, subisce pseudomorfosi, perde il proprio senso, quindi sparisce naturalmente; ma se esiste \u00e8 certo che ha una sua precisa funzione.<\/p>\n<p>Per contro: nel proprio ambito ed ambiente non servono altri linguaggi (codificati o non) ma serve quel termine per capire in tutto il suo insieme l&#8217;argomento di cui si parla. Questo dialetto non \u00e8 gergo di una categoria ma lingua, codice di comunicazione per tutti e, per chi si occupa seriamente di questo tipo di etnografia, \u00e8 paradigma di tutto ci\u00f2 che riguarda la cultura, il grado di evoluzione, la civilt\u00e0, la storia della gente dei campi e ognuno dei propri strumenti, azioni, operazioni, e quant&#8217;altro di questo enorme giacimento culturale.<\/p>\n<p>Le parole componenti questo linguaggio assumono ancora maggiore importanza in considerazione della oralit\u00e0&nbsp; della cultura alla quale appartengono e che sono state da essa stessa prodotte per l&#8217;esprimersi delle persone e trasmettersi, per secoli, di generazione in generazione, l&#8217;universalit\u00e0&nbsp; di tutti i valori, in esse contenuti. Quindi: o conosciamo questo idioma o non potremo conoscere nell&#8217;intimo, nell&#8217;essenza, nello spirito questa entit\u00e0&nbsp; culturale. Chi scrive non ha mai udito parole, n\u00e8 letto un colore comportamentale o ambientale che non fosse astratto da quell&#8217;esistere; n\u00e8 un accenno ad un odore che, anche privi di vista, ci dice il periodo dell&#8217;anno, l&#8217;eventuale lavoro che si sta facendo, la condizione del macero o altro; che cosa ci comunica l&#8217;ambiente del macero con i suoi silenzi, o le variet\u00e0&nbsp; di suoni, rumori, voci (anche improvvisi) che giungono al nostro udito, che col linguaggio si trasmette e viene indubitabilmente percepito da chi lo vive; cos\u00ec &nbsp; dicasi per ogni qual cosa che riguarda la percezione del tatto.<\/p>\n<p><strong> Il macero rappresenta una grossa fetta del nostro passato e ne ha fortemente condizionato la vita di noi che l&#8217;abbiamo vissuto contadino. Tralasciamo il concetto intellettuale, accademico e quello di citt\u00e0&nbsp; (solitamente di stampo borghese) che, pi\u00f9 che darci la definizione di contadino, definiscono loro stessi al contadino medesimo. Per la gente campagnola il solo, l&#8217;unico contadino \u00e8 quello riconosciuto dalla propria entit\u00e0&nbsp; culturale, cio\u00e8 il mezzadro o colono; tutti gli altri non sono contadini, come sono impropriamente definiti dalla dottrina ufficiale e dal borghese di citt\u00e0 , rispetto al significato da essa gente dato; la quale si divideva in varie appartenenze ben definite, secondo una scala gerarchica che andava dai proprietari terrieri gi\u00f9 fino ai mestieri della fame e ai barboni questuanti per la propria sopravvivenza. La non conoscenza del che cosa \u00e8 un contadino \u00e8 fonte di malintesi fra le tre entit\u00e0&nbsp; culturali ed \u00e8 facilmente verificabile: basta sentir parlare un cittadino o leggere certe pubblicazioni riguardanti la materia e ce ne accorgiamo subito.<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto \u00e8 d&#8217;obbligo qualche domanda: <em>che cosa \u00e8 il macero per il contadino? e per chi non lo \u00e8?&nbsp;<\/em> inoltre: <em>che cosa \u00e8 il macero per ognuna delle tre entit\u00e0&nbsp; culturali<\/em>?<\/p>\n<p>Per la parte dotta lasciamo la risposta agli accademici, anche se non sempre \u00c3\u00a8 la stessa dei risultati della ricerca sul campo; per il cittadino \u00c3\u00a8 un concetto molto vago, incerto, che non va oltre la conoscenza di abitatore del contado e che lavora la terra, anche se altre categorie campagnole lavorano la terra senza essere contadini. Questo per chiarire che quando parliamo di contadini non sempre intendiamo la stessa cosa e, per non incorrere in sviste \u00c3\u00a8 bene verificare che cosa \u00c3\u00a8 il contenitore di cultura dal quale esce, sia esso persona o documento, altrimenti si parte col piede sba\u00c2\u00adgliato; il macero, se non un paradigma, ne \u00c3\u00a8 certo un esempio. Perfino nella conoscenza stessa della gente di campagna il macero pu\u00c3\u00b2 essere co\u00c2\u00adsa diversa da famiglia a famiglia: per il contadino \u00c3\u00a8 ci\u00c3\u00b2 che gli permette la propriet\u00c3&nbsp;; per un piccolo proprietario o un affittuario \u00c3\u00a8 ci\u00c3\u00b2 che egli stesso se ne fa.<\/p>\n<p>Parlando, qualche volta, con appartenenti a ceti alti della cultura, di quello che \u00c3\u00a8 stato il nostro passato si odono affermazioni come: &#8220;dettagli trascurabili\u00e2\u20ac\u009d, &#8220;particolari di poca importanza&#8221;, &#8220;aspetti marginali&#8221;&#8230; ma a rifletterci e a tener conto della oggettivit\u00c3&nbsp; di quella realt\u00c3&nbsp;, nasce spontanea qualche altra domanda: chi lo stabilisce?, con quali criteri?, con quale competenza?, che cosa \u00c3\u00a8 questo chi?.., gli addetti ai lavori cosa ne dicono?, danno lo stesso valore e lo stesso significa\u00c2\u00adto alla stessa cosa come gli appartenenti alla dottrina canonizzata?&#8230; es. prendiamo un ba\u00c5\u02c6c\u00c3&nbsp;tt da lav\u00c3\u00a6r: per l&#8217;addetto ai lavori \u00c3\u00a8 ovvio che s\u00c3\u00ac intende lavare la canapa per chi non \u00c3\u00a8 addetto, certo, pu\u00c3\u00b2 essere un &#8220;dettaglio trascurabile&#8221;! ma chi doveva lavare la canapa, come avrebbe potuto fare, in quella circostanza, senza questo \u00e2\u20ac\u0153dettaglio\u00e2\u20ac\u009d?.., diffi\u00c2\u00adcilmente ci sarebbe riuscito, specie nei maceri di ultima concezione; lo stesso \u00c3\u00a8 per qualsiasi altro attrezzo o lavoro o parola&#8230; non solo nei lavori del macero ma di ogni e qualsiasi altra attivit\u00c3&nbsp; della gente che lavora la terra. Qui appare chiara la differenza di importanza della stessa cosa nei vari concetti cuIturaIi e che, generalmente, si valutano gli argomenti secondo la propria ottica conoscitiva. Poich\u00c3\u00a9 <em>\u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac&#x2122;occhio vede ci\u00c3\u00b2 che la mente conosce<\/em>\u00e2\u20ac\u009d (affermava sovente J. W. Goethe) ci ac\u00c2\u00adcorgiamo della (forse involontaria) pratica egemonica della intellighenzia accademico-intellettual-amministrativa, la quale, astratta dal con\u00c2\u00adcetto reale dell\u00e2\u20ac&#x2122;argomento, proietta una visione distorta su una chiara oggettivit\u00c3&nbsp; delle altre entit\u00c3&nbsp; culturali e non solo; forte di questa sua funzione egemonica le rende subalterne, quando addirittura non le mistifica o le cancella.<\/p>\n<p>Quando l\u00e2\u20ac&#x2122;etnologia e con essa l\u00e2\u20ac&#x2122;etnologa Prof.ssa L. Faldini (catte\u00c2\u00addra all\u00e2\u20ac&#x2122;Universit\u00c3&nbsp; di Genova) ci insegnano, nella ricerca, di partire sempre dall\u00e2\u20ac&#x2122;indigeno, ci indicano anche il che cosa e il dove. Inoltre, an\u00c2\u00adche se l\u00e2\u20ac&#x2122;indigeno non ne \u00c3\u00a8 consapevole, il problema si pone altres\u00c3\u00ac in senso inverso; cos\u00c3\u00ac per il concetto della gente di citt\u00c3&nbsp;, accademici, intellettuali, &#8220;esperti\u00e2\u20ac\u009d e per le genti di montagna e campagna. Se le do\u00c2\u00admande su ci\u00c3\u00b2 che ricerchiamo sono pertinenti alla ricerca stessa, se \u00c3\u00a8 corretta la metodologia d\u00e2\u20ac&#x2122;indagine, se \u00c3\u00a8 attenta e rigorosa l\u00e2\u20ac&#x2122;analisi, nel quadro di familiarit\u00c3&nbsp; con temi e concetti di panofskiano insegnamen\u00c2\u00adto, il risultato \u00c3\u00a8 scientificamente attendibile; e come tale, da qualsiasi parte lo si esamini \u00c3\u00a8 pari ad un risultato matematico: non cambia. Questo ci dice pure che ogni entit\u00c3&nbsp; culturale ha una sua unit\u00c3&nbsp; di misura, che nasce dall\u00e2\u20ac&#x2122;entit\u00c3&nbsp; medesima, per misurare s\u00c3\u00a9 stessa e le altre. Ma, mentre per la cultura con la \u00e2\u20ac\u02dcC\u00e2\u20ac&#x2122; maiuscola abbiamo biblioteche, ar\u00c2\u00adchivi, vocabolari e quant\u00e2\u20ac&#x2122;altro, per la cultura di citt\u00c3&nbsp; abbiamo vocabolari di Dialetto Bolognese &#8211; Italiano, parlanti, raccolte bibliografiche ed altro; per la campagna e la montagna abbiamo quasi esclusivamente l\u00e2\u20ac&#x2122;oralit\u00c3&nbsp;, l\u00e2\u20ac&#x2122;idioma; che \u00c3\u00a8 biblioteca, archivio, enciclopedia, vocabola\u00c2\u00adrio&#8230; in somma: quasi tutto il magazzino del nostro sapere, per conoscerne l\u00e2\u20ac&#x2122;essenza, lo spirito&#8230; di questa realt\u00c3&nbsp;.<\/p>\n<p>Per cui, per ognuna delle entit\u00c3&nbsp; culturali, un \u00e2\u20ac\u0153aspetto marginale\u00e2\u20ac\u009d pu\u00c3\u00b2 essere elemento molto importante nella conoscenza delle altre, non solo in se: ma anche perch\u00c3\u00a9 quell\u00e2\u20ac&#x2122;aspetto marginale, quel dettaglio trascurabile, messo insieme ad un altro e ad un altro ancora, forma il reticolo, il plurisfaccettato mosaico del quotidiano che \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac&#x2122;oggettivit\u00c3&nbsp; di tutto ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac&#x2122;autoctono nelle sue problematiche; al pari del sistema periodico degli elementi composta da Mendeleev, dove ogni elemento ha valenze per aggregarsi con altri e formare composti, poi materia; che \u00c3\u00a8 la storia, la cultura, la civilt\u00c3&nbsp;, la vita in quel luogo, per quella gente, da analizzare poi nel\u00c2\u00adle pseudomorfosi di tempo<\/p>\n<p><strong>&nbsp;Per chiunque si occupa di questo tipo di etnografia in modo corretto, per un lavoro scientificamente attendibile (fra questi l&#8217;ex Direttore del Centro Etnografico Ferrarese Dr. Renato Sitti, lo scrittore Armide Broccoli, l&#8217;attuale Direttore del C.E.F. Dr. Gianpaolo Borghi&#8230;<\/strong>) ad un certo punto s&#8217;accorge che ogni elemento (piccolo o grande che sia) non \u00c3\u00a8 che il risultato di un qualcosa che avviene prima ed \u00c3\u00a8 preludio a ci\u00c3\u00b2 che poi sar\u00c3 : una piccola tessera nel percorso di spazio e di tempo nell&#8217;enorme puzzle della materia in questione. Per arrivare a questo \u00c3\u00a8 necessario, indispensabile, avere quella familiarit\u00c3&nbsp; con temi e concetti pi\u00c3\u00b9 sopra detti a cominciare dalla semantica idiomatica, che ne \u00c3\u00a8 la chiave introduttiva e la guida lungo tutto il percorso della conoscenza. Senza dimenticare che una parola, una locuzione pu\u00c3\u00b2 avere significato diverso a seconda del contesto nel quale si trova.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare, viste le traducibilit\u00c3&nbsp; delle lingue stranie\u00c2\u00adre, di tradurre l\u00e2\u20ac&#x2122;idioma in lingua; nulla lo vieta! ma non possiamo fare a meno di considerare che una lingua straniera \u00c3\u00a8 s\u00c3\u00ac la manifestazione di un\u00e2\u20ac&#x2122;altra cultura, ma, anche questa rappresentata da una elite come quella italiana, pi\u00c3\u00b9 o meno parimenti evoluta, quindi regolamentata. Mentre l\u00e2\u20ac&#x2122;idioma, il linguaggio, il dialetto in oggetto \u00c3\u00a8 cultura orale e, abbiamo visto, non regolamentato e rappresenta una civilt\u00c3&nbsp; di secoli di ignoran\u00c2\u00adza, anche coltivata ad hoc, rispetto all\u00e2\u20ac&#x2122;ufficialit\u00c3&nbsp; della cultura cor\u00c2\u00adrente; quindi evolutasi in e su se stessa, e per capirla bisogna entrarne nel meccanismo, se non si vuole mettere in dubbio l\u00e2\u20ac&#x2122;attendibilit\u00c3&nbsp; del contenuto di ci\u00c3\u00b2 che si dice sia. E la frase che in passato si udiva, fra le tante altre, riferita a chi aveva in mano le sorti culturali, so\u00c2\u00adciali, economiche.., del paese, della comunit\u00c3&nbsp;&#8230;: j<em> ha\u00c5\u02c6 studi\u00c3\u00aa tr\u00c3\u00b4pp par cap\u00c3\u00aer zerti c\u00c3\u00b6s!<\/em> ci accorgiamo che, se analizzata correttamente, nella sua identit\u00c3&nbsp; iconologica, non \u00c3\u00a8 priva di fondamento. Almeno alla luce di quello che si vede e di quello che non si vede su questa nostra materia&nbsp; ai giorni nostri.<\/p>\n<p>A questo punto, dopo le suesposte riflessioni, tenuto conto che sulI\u00e2\u20ac&#x2122; argomento maceri bisogna anche considerare: a) la posizione logistica rispetto al fondo (podere) o abitazione della famiglia, che ne varia la organizzazione del lavoro; b) il rapporto di propriet\u00c3 , che ne pu\u00c3\u00b2 variare o limitare uso e funzioni; c) la eventuale collettivit\u00c3 , che ne deve (generalmente) preventivare la spesa; d) il tipo, che nella maggioranza dei casi, obbliga a variarne la tecnica; pur con tutti i nostri limiti possiamo porre la prima domanda per un percorso di ricerca su quello di cui stiamo parlando, che \u00e8 rituale: <em>cuss\u00e2&nbsp; l&#8217;\u00e8 masadur<\/em>? risposta:&nbsp;<em> masadur ; <\/em>e questo vale per ogni e qualsiasi elemento della storia, cultura, civilt\u00e0 &#8230; della gente che lavorava la terra.<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\">\n<p><strong> Luciano Manini<\/strong><\/p>\n<p>(*) Le foto 1 e 2 sono tratte dal volume &#8220;Rappresentazioni fotografiche del lavoro agricolo&#8221;. A cura di&nbsp; Roberto Roda. Ed. Comune di Ferrara\/Centro Etnografico Ferrarese- Comune di Pieve&nbsp;&nbsp; di Cento-Comune di Cortona. Interbooks 1985<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se parlare di maceri (come tutto ci\u00f2 che riguarda la gente che in passato lavorava la terra) per coloro che parlano e\/o scrivono sull&#8217;argomento, attingendo a fonti bibliografiche o comunque al di fuori del che cosa \u00e8 lo specifico, in certi casi emergono chiari il pressappochismo, la scarsa conoscenza, in qualche caso la mistificazione; per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[29],"tags":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paRbRW-1nO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5320"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5320"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8204,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5320\/revisions\/8204"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}