{"id":2685,"date":"2020-05-15T18:50:36","date_gmt":"2020-05-15T16:50:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/?p=2685"},"modified":"2020-05-18T06:46:10","modified_gmt":"2020-05-18T04:46:10","slug":"il-cholera-morbus-del-1855-e-altre-epidemie-nel-bolognese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2020\/05\/15\/il-cholera-morbus-del-1855-e-altre-epidemie-nel-bolognese\/","title":{"rendered":"Il Cholera morbus del 1855 e altre epidemie nel bolognese"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2687 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regolamento-sanitario-per-colera-a-Bologna-1836-1855-1-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regolamento-sanitario-per-colera-a-Bologna-1836-1855-1-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regolamento-sanitario-per-colera-a-Bologna-1836-1855-1-768x1211.jpg 768w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regolamento-sanitario-per-colera-a-Bologna-1836-1855-1-649x1024.jpg 649w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regolamento-sanitario-per-colera-a-Bologna-1836-1855-1.jpg 1471w\" sizes=\"(max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/><span style=\"color: #0000ff;\">L\u2019epidemia di colera del 1855 fu la pi\u00f9 disastrosa del secolo per la pianura bolognese, e quella che caus\u00f2 pi\u00f9 vittime a Castello d\u2019Argile e dintorni;<\/span> ma non fu n\u00e9 la prima n\u00e9 l\u2019ultima tra quelle note della storia locale, dalla peste del 1630 alla \u201c<em>spagnola<\/em>\u201d del 1918. Partiamo dal <em>\u201c<span style=\"color: #ff0000;\">Cholera morbus\u201d<\/span>,<\/em> detto anche \u201c<em>colera asiatico\u201d<\/em>, del 1855, e da Castello d\u2019Argile, perch\u00e9 ne abbiamo trovato maggiore documentazione, per una ricerca specifica.<\/strong><br><strong>Gi\u00e0 a<span style=\"color: #0000ff;\"> Bologna<\/span> e \u201c<em>appodiati\u201d (o frazioni)<\/em>, e nei comuni della provincia, tra maggio e giugno di quell\u2019anno era scoppiata una epidemia che si faceva di giorno in giorno pi\u00f9 grave e diffusa. In Argile, a luglio, la popolazione ne era ancora indenne, tanto che il consiglio comunale si riun\u00ec (ma con i soli 6 consiglieri qui residenti, assenti gli \u201cesterni\u201d) per deliberare di vari argomenti, anche ameni, come l\u2019istituzione di una scuola di musica per istruire un gruppo di giovani all\u2019uso di strumenti musicali <em>\u201cnella massima di poter riuscire a decoro delle sacre funzioni\u201d.<br><\/em><\/strong><strong>Ma il 6 agosto dovette subito riunirsi la <em>\u201cDeputazione di sanit\u00e0\u201d<\/em> appena costituita, perch\u00e8 il colera aveva fatto la sua prima vittima locale, una donna di 49 anni. Dopo poche ore era morto anche il fratello, di 48 anni. Il 7 tocc\u00f2 ad una ragazza di 20 anni e poi via via nei giorni seguenti il morbo continu\u00f2 a colpire, un po\u2019 dovunque, nel centro urbano del <em>\u201cCastello<\/em>\u201d soprattutto, ma anche in campagna e nella frazione di <span style=\"color: #0000ff;\">Mascarino-Venezzano. Ne morirono di ogni et\u00e0, bambini, giovani e adulti o anziani. L\u2019epidemia infier\u00ec qui soprattutto in agosto (24 morti)<\/span>, rallent\u00f2 in settembre (10) e si rinvigor\u00ec in ottobre (29) e in novembre (23). In dicembre la mortalit\u00e0 torn\u00f2 su livelli normali.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Alla fine dell\u2019anno furono contati, nella sola parrocchia di <span style=\"color: #0000ff;\">Argile,<\/span> 132 morti, di cu<span style=\"color: #0000ff;\">i 67 attribuiti al colera<\/span>; nella parrocchia di <span style=\"color: #0000ff;\">Venezzano<\/span> su 120 morti<span style=\"color: #0000ff;\">, 78 furono attribuiti al colera (57 dei quali nel solo mese di ottobre!).<\/span> Quindi, 137 morti per colera in tutto l\u2019ambito comunale nell\u2019arco di 4 mesi, su una popolazione di 3.083 abitanti. Altri 71 residenti in comune che erano stati contagiati risultarono guariti. Questo \u00e8 quanto indicato nel <em>Bollettino sanitario della Legazione di Bologna aggiornato al 31 dicembre 1855.<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Va detto che questi numeri (come quelli emersi altrove) potevano non essere precisi, poich\u00e8 erano i parroci a fare le registrazioni dei decessi, e a indicare le cause di morte, a nome della apposita <span style=\"color: #0000ff;\"><em>Commissione di Sanit\u00e0<\/em><\/span>, di cui faceva parte <em>l\u2019Arciprete di Argile don Cavalli, insieme al Priore (o sindaco) Stefano Carpeggiani (di Cento), al medico condotto dottor Antonio Negri, al farmacista Ladislao Pradelli (di S. Giorgio di Piano), e due consiglieri comunali locali, Angelo Rappini, bottegaio, e Francesco Marescalchi, commerciante e oste.<\/em> E forse le diagnosi, nella confusione della situazione di emergenza, potevano non essere sufficientemente indagate e approfondite.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Alcune famiglie furono colpite pi\u00f9 di altre. Ad esempio, nella famiglia Serra a Bagnetto (ancora compreso nella parrocchia di Argile), morirono 5 persone: una madre di 32 anni e i 4 suoi figli piccoli sotto i 10 anni, nell\u2019arco di 3 giorni, tra il 27 e il 30 ottobre. Nella famiglia Veronesi morirono in 4, cos\u00ec come i Guizzardi; i Mastellari, i Roncarati, i Cocchi e i Musiani ne persero 3 per famiglia rispettivamente. A Venezzano furono particolarmente colpite le famiglie che abitavano nell\u2019agglomerato bracciantile di via Botteghe.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Tra settembre e ottobre mor\u00ec anche il Priore di Argile, Stefano Carpeggiani, possidente centese, di cui per\u00f2 non fu indicata la causa di morte. Mor\u00ec anche il medico di Argelato, dottor Luigi Parma, che fu subito sostituito con il dottor Giovanni Bassi. Il medico di Argile fu affiancato e coadiuvato dal dottor Angelo Boriani (fratello dell\u2019agente dei Sampieri) residente a Volta Reno.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Suscit\u00f2 grande impressione il caso di una donna, ammalata di colera, abbandonata dal marito in un fosso presso la strada tra Argile e Argelato. Furono chiamati infermieri per trasportarla in luogo riparato, ma anch\u2019essi rifiutarono di toccarla. Il cursore di Argelato chiam\u00f2 la forza pubblica che intim\u00f2 agli infermieri di provvedere; cos\u00ec la povera donna fu trasportata in un ovile presso una casa di campagna nelle vicinanze, poich\u00e9 il marito in casa non la voleva pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">A Pieve di Cento il colera port\u00f2 il numero dei morti a 230 in un anno, dei quali forse 130 per il solo colera<\/span>, a fronte della media di una centinaio per altre cause negli anni precedenti. Anche <span style=\"color: #0000ff;\">a Cento il numero dei morti raddoppi\u00f2, toccando i 227 nella sola parrocchia di S. Biagio, pi\u00f9 altri 157 nella parrocchia dei Ss. Sebastiano e Rocco.<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Ad<span style=\"color: #0000ff;\"> Argelato i morti per colera furono 158<\/span>, su 3.766 abitanti; a <span style=\"color: #0000ff;\">S. Giorgio di Piano 94<\/span> su 3.694 abitanti; a<span style=\"color: #0000ff;\"> S. Pietro in Casale 70<\/span> su 5.127 abitanti. A<span style=\"color: #0000ff;\"> Persiceto i morti furono 404, a Medicina 454, ad Anzola 237.<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>A<span style=\"color: #0000ff;\"> Bologna<\/span> furono registrati, nel Bollettino sanitario al 31 dicembre 1855, <span style=\"color: #0000ff;\">3.524 morti per colera<\/span>, (ma altri ne morirono nei mesi successivi, fino a raggiungere i<span style=\"color: #0000ff;\"> 4.000<\/span>), e in tutta la<span style=\"color: #0000ff;\"> Provincia 12.242;<\/span> contagiati e guariti 7.674.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Tra i provvedimenti di carattere igienico -sanitario ordinati dalla <em>Commissione provinciale straordinaria di Sanit\u00e0 della Legazione di Bologna<\/em>, da rilevare un bando con il <span style=\"color: #0000ff;\">divieto di mangiare cocomeri e meloni e l\u2019ordine di distruggere tutte le mellonare e le cocomeraie, ritenendo che il \u201cpernicioso abuso\u201d che se ne faceva nei mesi estivi potesse favorire lo sviluppo del morbo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Altre disposizioni, fissate nel <span style=\"color: #0000ff;\">Regolamento sanitario del 1836, ancora vigente nel 1855<\/span>, oltre a precise indicazioni per l\u2019organizzazione delle <em>6 Deputazioni Sanitarie cittadin<\/em>e e a quella della C<em>ommissione provinciale di Sanit\u00e0<\/em>, prevedevano : &#8230;\u201d7\u00b0. <em>Nella Residenza delle Deputazioni Parrocchiali si former\u00e0 all\u2019occorrenza un proporzionato deposito di quelle sostanze e di quegli oggetti che servir devono ad apprestare i primi soccorsi agli infermi e per praticare disinfezioni. Il Farmacista della Deputazione s\u2019incaricher\u00e0 di di preparare la polvere composta d\u2019ossido di manganese e di sale, l\u2019acido solforico, il cloruro di calce; e tutto ci\u00f2 per i suffumigi\u2026<\/em>.<br>E poi indicazioni per<span style=\"color: #0000ff;\"> fornire i medicamenti ai \u201cmiserabili\u201d e per il loro trasporto in ospedale, disposizioni per isolare il malati, proteggere con particolari indumenti (<em>sacconi, cappotti, lunghi calzoni, guanti in tela greggia, cappello o berretto in tela cerata.<\/em>. ) medici, infermieri, portatori e<em> Guardie di Sanit\u00e0<\/em> e quanti entrassero in contatto con gli infetti, per impedire la comunicazione del contagio.<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Altre disposizioni riguardavano gli adempimenti burocratici in caso di morte dei colerosi, la disinfezione delle loro case o camere<span style=\"color: #0000ff;\">, anche distruggendo arredi, pagliericci e indumenti, poi imbiancando i muri<\/span>. Punizioni per gli inadempienti, e la promessa di benedizioni, riconoscimenti e premi per quanti si fossero prodigati per la cura dei malati esponendosi a gravi rischi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>LE EPIDEMIE DEL 1886: ANCORA COLERA ASIATICO E ALTRO<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2689 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Notificazione-comune-di-Argile-per-colera-1886-contro-uva-e-vino-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Notificazione-comune-di-Argile-per-colera-1886-contro-uva-e-vino-208x300.jpg 208w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Notificazione-comune-di-Argile-per-colera-1886-contro-uva-e-vino-768x1107.jpg 768w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Notificazione-comune-di-Argile-per-colera-1886-contro-uva-e-vino-711x1024.jpg 711w\" sizes=\"(max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/>Superata questa epidemia, il <span style=\"color: #0000ff;\"><em>cholera morbus<\/em><\/span> si ripresent\u00f2 30 anni dopo e precisamente nel 1886, ad <span style=\"color: #0000ff;\">Argile, ma anche in buona parte d\u2019Italia, dove covava in vari focolai da ann<\/span>i. Stando al rapporto del medico condotto del tempo, dottor Giovanni Bassi, <span style=\"color: #0000ff;\">i morti per colera in tutto il territorio comunale furono 18, 4 in luglio e 14 in agosto<\/span>; 6 persone si ammalarono e guarirono. Il morbo colp\u00ec quasi esclusivamente persone residenti nell\u2019agglomerato urbano del <em>\u201ccastello<\/em>\u201d, dove le condizioni igieniche, specie d\u2019estate, erano disastrose, aggravate dalle esalazioni di latrine, orinatoi e letamai; e inoltre la qualit\u00e0 dell\u2019acqua dei pozzi era igienicamente pessima.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>La prima a morire fu Luigia Zecchi, 35 anni, moglie di un bottegaio e figlia di un oste, evidentemente pi\u00f9 esposta al contagio di persone venute da fuori. Dal 29 luglio gli amministratori del Comune di Argile <span style=\"color: #0000ff;\">decisero di allestire un \u201clazzaretto\u201d in una casa di campagna quasi al confine con Volta Reno<\/span>, per ospitarvi in isolamento gli ammalati; alcuni vi morirono, altri ne uscirono per andare a morire a casa propria.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Tra i morti per colera anche un <em>bimbo di 4 anni, figlio di Amadeo Mastellari, muratore<\/em>; e forse fu proprio questo lutto, frutto della difficile situazione sanitaria ed economica del paese, a spingere Amadeo ad emigrare in America nel 1888, seguito dai due fratelli, Filippo e Giuseppe negli anni seguenti(*).<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><em><strong>L\u2019estate del 1886 fu particolarmente nefasta per la salute ad Argile. Infatti furono registrati: 1 caso meningite cerebro-spinale, 12 casi di \u201cdissenteria cruenta epidemica\u201d in luglio e ben 80 in agosto; 14 coliche intestinali.<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Il sindaco di Argile, Massimo Simoni, il 25 agosto, eman\u00f2 una <em>Notificazione<\/em> (in foto) che<span style=\"color: #0000ff;\"> vietava la vendita di \u201cvino nuovo\u201d e uve non ancora mature<\/span>, perch\u00e9 ritenuti pericolosi per la salute e atti a facilitare l\u2019insorgenza del colera, con epidemia gi\u00e0 in atto.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>E anche l\u2019anno dopo<span style=\"color: #0000ff;\">, 1887<\/span> , la mortalit\u00e0 fu pi\u00f9 alta del solito. Tra i morti anche alcuni casi di <span style=\"color: #0000ff;\">vaiolo.<\/span> Evidentemente non tutti usufruivano della vaccinazione antivaiolosa, sia pur gi\u00e0 molto diffusa dall\u2019inizio del secolo 1800 in poi .<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Nel decennio precedente furono segnalati dalle autorit\u00e0 locali anche vari casi d<em>i febbri tifoidee, difterite, \u201ccatarro intestinale\u201d (?) e qualche caso di pellagra.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>A Pieve i morti per colera furono 35.<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>L\u2019INFLUENZA \u201cSPAGNOLA\u201d (1918-20)<br><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Fu all\u2019inizio del nuovo secolo 1900, e <span style=\"color: #0000ff;\">per l\u2019esattezza nel 1918, sul finire della prima guerra mondiale, che Argile, il territorio bolognese, come il resto d\u2019Italia e varie parti del mondo, furono colpiti da una nuova grave epidemia, anzi, pandemia, di una malattia infettiva estremamente contagiosa e letale: l\u2019influenza \u201cspagnola\u201d,<\/span> cos\u00ec detta poich\u00e9 la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli: la Spagna non era coinvolta nella prima guerra mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra; mentre nei paesi belligeranti la rapida diffusione della malattia fu nascosta dai mezzi d&#8217;informazione, che tendevano a parlarne come di un&#8217;epidemia circoscritta alla Spagna\u2026.. Stando a ricerche di anni successivi, peraltro su dati incerti e non chiaramente documentabili, e con conclusioni contrastanti, sembra che i<em> primi focolai si siano attivati in campi militari gi\u00e0 nel 1917, chi dice in USA, chi dice in Francia, chi adombr\u00f2 un\u2019 origine cinese;<\/em> di certo la diffusione endemica e la <span style=\"color: #0000ff;\">altissima mortalit\u00e0 furono favorite anche dalle circostanze speciali (guerra, malnutrizione, campi militari e ospedali sovraffollati, scarsa igiene\u2026.) che avevano indebolito le difese immunitarie di tante popolazioni, militari e civil<\/span>i.<br>E\u2019 scritto che ne<span style=\"color: #0000ff;\"> furono infettati 500 milioni di persone nel mondo<\/span>, e <span style=\"color: #ff0000;\">il numero dei morti complessivo \u00e8 stato stimato approssimativamente tra i 20 e i 50 milioni<\/span>, su una popolazione di circa 2 miliardi allora sul pianeta Terra.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Nel <span style=\"color: #0000ff;\">bolognese la epidemia fu particolarmente grave e caus\u00f2 la morte di di 1.420 persone; a Imola 347, a S. Giovanni in Persiceto 273.<\/span> <br>Nel <em>Libro dei morti<\/em> della<span style=\"color: #0000ff;\"> Parrocchia di Argile<\/span> risultano indicate come <span style=\"color: #0000ff;\">morte \u201cper influenza\u201d 28 persone e nella parrocchia di Venezzano 12, tra ottobre e novembre<\/span>. Ne morirono soprattutto giovani, ragazzi, bambini, in qualche caso anche 2 o 3 per famiglia. Tra gli altri, il piccolo Francesco, figlio di Primo Cortesi, trafficante e affittuario, gi\u00e0 indicato allora anche come \u201cindustriale\u201d. Gi\u00e0 nei mesi precedenti, luglio e agosto la situazione di debilitazione fisica della popolazione era tale che si decise di allestire un <em>\u201clocale di isolamento<\/em>\u201d (in fondo a via Croce e su Circonvallazione Ovest) in previsione di \u201cmalattie infettive\u201d in autunno (che infatti arrivarono\u2026). Era da tempo in atto il razionamento di generi alimentari, ci furono distribuzioni controllate di generi (riso e altri cereali) che scarseggiavano.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Il 1\u00b0 dicembre 1918, il sindaco Gabriele Gandolfi, tornato dopo la fine della guerra, d\u2019accordo con la Giunta, decise di aprire uno <em>\u201cspaccio comunale\u201d,<\/em> in una delle botteghe di<em> Palazzo Artieri,<\/em> per vendere carne suina e generi prima necessit\u00e0 a prezzi economici e controllati (spaccio che diventer\u00e0 poi tra il 1920 e il 1922<em> Cooperativa di consumo<\/em>); e dispose anche la distribuzione gratuita di grassi di maiale (300 grammi a testa) per chi non disponeva di un suino di sua propriet\u00e0.<br><\/strong><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Casi di \u201cspagnola\u201d furono registrati fino al 1920.<br><\/strong><\/span><strong>Tra 1916 e 1924 morirono anche altri 29 argilesi per malattie varie contratte al fronte. Epidemia, carestia e fame viaggiavano a braccetto.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">LA PESTE DEL 1630.<\/span> Dai Libri dei morti di Argile e dalle cronache di Pieve di Cento in particolare<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2692 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Pagina-del-Libro-dei-morti-sepolti-in-Argile-1606-188x300.jpg\" alt=\"\" width=\"131\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Pagina-del-Libro-dei-morti-sepolti-in-Argile-1606-188x300.jpg 188w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Pagina-del-Libro-dei-morti-sepolti-in-Argile-1606.jpg 581w\" sizes=\"(max-width: 131px) 100vw, 131px\" \/>Ma fu il secolo 1600 il pi\u00f9 nefasto per la salute pubblica; secolo immortalato nella storia grazie anche al romanzo storico di <em>Alessandro Manzoni \u201cI promessi sposi\u201d<\/em>, incentrato sul racconto della epidemia di peste del 1630.<br><\/strong><strong>Per quanto riguarda il comune di<span style=\"color: #0000ff;\"> Castello d\u2019Argile<\/span> il documento base \u00e8 il <em>\u201cLibro dei morti<\/em>\u201d di quell\u2019anno, compilato dal parroco don Sibani, che distinse le registrazioni dei morti per peste con una crocetta e indicando la causa: <em>\u201cmorbo contractus\u201d<\/em>. <br>A Bologna la peste dilagava gi\u00e0 da giugno , ma solo in luglio il parroco registr\u00f2 qui un primo caso di <em>\u201csuspectus morbus\u201d.<\/em> Il sospetto divent\u00f2 certezza in agosto quando i casi si fecero frequenti e nel giro di pochi giorni, nella prima casa in cui era entrata, la peste aveva ucciso 6 persone; prima una donna, Maria Lambertini residente in \u201ccastello\u201d, poi il marito, poi due figli e infine altri 2 parenti. Ed era solo l\u2019inizio. Furono toccate tante famiglie; tra i morti: 6 Angelini, 5 Barbieri, 5 Dondi, 4 Bottazzoni, 3 Mignani, 3 Bertazzini e 3 Martelli; ne mor\u00ec il massaro Giovanni Antonio Natali e il figlio di un possidente centese con terre in Argile.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>In tutto alla fine dell\u2019anno si contarono 97 morti, dei quali<span style=\"color: #0000ff;\"> 59 attribuiti alla peste<\/span>, dilagata soprattutto in<span style=\"color: #0000ff;\"> settembre e ottobre<\/span>. Numero rilevante, ma , in proporzione, non cos\u00ec alto come era accaduto nei centri urbani pi\u00f9 popolosi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>A<span style=\"color: #0000ff;\"> Cento, nella parrocchia di S. Biagio,<\/span> nel 1630 furono registrat<span style=\"color: #0000ff;\">i 442 decessi, a fronte dei circa 100 che si registravano in media negli anni precedenti; nella parrocchia dei SS. Sebastiano e Rocco i morti furono 390 nel 1630, a fronte dei 141 nel 1629 e 63 nel 1631<\/span>, le cui differenze indicano quale poteva essere stata l\u2019incidenza della peste nell\u2019anno 1630.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>A<span style=\"color: #0000ff;\"> S. Pietro in Casale<\/span> uno studio recente ha indicato in 171 il numero dei morti nel 1630 , dei quali circa 140 tra agosto e novembre, riconducibili alla peste. La parrocchia (escluse le attuali frazioni) contava allora solo \u201c<em>600 anime da comunione<\/em>\u201d che potevano corrispondere a circa 600\/700 abitanti.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>A<span style=\"color: #0000ff;\"> Pieve di Cento ci furono 376 morti in quell\u2019anno, numero mai eguagliato o superato nei secoli, a fronte dei 77 del 1929<\/span> e ancora molti meno in anni precedenti e successivi. Nell\u2019archivio comunale pievese resta una notevole documentazione con i verbali del Consiglio comunale e altri carteggi che testimoniano delle discussioni e dei provvedimenti presi per far fronte al contagio, a partire dal primo caso del 26 agosto. Appare evidente da queste carte che ci si mosse con ritardo e con mezzi inadeguati, qui come altrove, frenati da incertezze e contrasti interni sulle proposte di sospendere i commerci, barrare i confini comunali con stanghe e fossati con Cento, Argile e S. Pietro in Casale, \u201c<em>purificare col fuoco<\/em>\u201d (!?) le lettere da trasmettere per corriere ,<span style=\"color: #0000ff;\"> istituire due lazzaretti (uno per gli uomini e uno per le donne<\/span>) fuori centro storico, organizzare i<span style=\"color: #0000ff;\"><em> \u201cbeccamorti<\/em><\/span>\u201d per il trasporto e le sepolture dei morti.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2691 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Peste-1630-Particolare-da-dipinto-del-Reni_portatori_bianchi_-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Peste-1630-Particolare-da-dipinto-del-Reni_portatori_bianchi_-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Peste-1630-Particolare-da-dipinto-del-Reni_portatori_bianchi_.jpg 419w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/>Sepolture dapprima destinate al cimitero del <em>convento dei Padri di S. Francesco<\/em> presso il ponte sul Reno al confine con Cento; poi in un apposito cimitero<em> presso l\u2019oratorio di S. Pancrazi<\/em>o su terreno presso il Reno a nord del territorio pievese. E intorno a certe pratiche \u201cscandalose\u201d dei \u201c<em>beccamorti\u201d ( o \u201cmonatti\u201d di casa nostra<\/em>) ci furono discussioni e denunce perch\u00e9 alcuni di questi spogliavano le salme e lavavano i vestiti nelle acque del Reno, in \u201c<em>giare\u201d<\/em>, o pozze piene di acque stagnanti, sia sulla sponda pievese che su quella centese, dove poi andavano a bere le bestie bovine; cosa che poteva alimentare il contagio in entrambe le comunit\u00e0; come pure la vendita di quei vestiti ad altri. <span style=\"color: #0000ff;\">Emanato dai Consoli un preciso divieto, furono stabilite anche pene e punizioni con la frusta per i trasgressori<\/span>. Ma episodi del genere si verificarono ancora.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2693 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-del-mercato-1630-162x300.jpg\" alt=\"\" width=\"162\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-del-mercato-1630-162x300.jpg 162w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-del-mercato-1630-554x1024.jpg 554w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-del-mercato-1630.jpg 703w\" sizes=\"(max-width: 162px) 100vw, 162px\" \/>Alla fine di settembre la <em>Congregazione di Sanit<\/em>\u00e0 propose che si desse ordine che tutte le donne e i \u201cputti\u201d al di sotto dei 14 anni se ne stessero ritirati in casa. Ma il Consiglio comunale, cui spettava la decisione, si trov\u00f2 in imbarazzo e disaccordo per opposte esigenze di limitare il contagio e al contempo assicurare l\u2019approvvigionamento alimentare alla popolazione.<span style=\"color: #0000ff;\"> Si approv\u00f2 dapprima il divieto di uscire a donne e bambini<\/span>, ma poi si consent\u00ec che si potessero portar<em>e \u201cle ova e il formaggio e qualsivoglia robba alla Pieve\u201d<\/em>, purch\u00e9 non vagassero per la terra e i venditori tornassero subito a casa. Alla fine fu poi deciso che <em>\u201cdonne e contadini non venghino alla Pieve fino a nuovo ordine\u201d<\/em>. Ma andando verso l\u2019inverno c\u2019era anche bisogno di legna per i camini e si incaric\u00f2 qualcuno di procurarla e distribuirla.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Lo stesso Consiglio comunale, su proposta dei Consoli, \u201c<em>per placare la giusta ira di nostro Signore contro di noi accesa<\/em>\u201d ritenne che <em>\u201csaria bene che la comunit\u00e0 facesse qualche voto a Sua Divina M<\/em>\u201d e deliber\u00f2 \u201c<em>che si faccia cantare una Messa solenne della Madonna all\u2019altare del Rosario, per una volta sola la domenica seguente, che sar\u00e0 alli 6 d\u2019ottobre&#8230;\u201d.<\/em> Altra Messa solenne nella chiesa di S. Rocco. Il tutto con la conferma dell<em>\u2019Em.mo Cardinale Collegiato<\/em>. Ma la peste continu\u00f2 implacabile a mietere vittime in ottobre e novembre, toccando il suo apice. Il 4 novembre si cominci\u00f2 a dare disposizioni per<em> \u201cespurgare le case infette e per castigare i trasgressori\u201d<\/em> , soprattutto le donne che circolavano nonostante il divieto.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Va ricordato che <span style=\"color: #0000ff;\">ci furono tanti esempi di abnegazione e spirito di sacrificio che emersero i religiosi e i medici che si presero cura dei contagiati. A Bologna<\/span>, lo scrisse Padre Moratti nel suo libricino. \u201c&#8230;<em>Morirono molti medici, tanto nel Lazzaretto quanto nella citt\u00e0, fino al numero di 27, forse per volersi troppo assicurare e far prova del loro valore&#8230;. Morirono ancora molti religiosi, e particolarmente Parochi, s\u00ec nella citt\u00e0 come nel contado, per haver coraggiosamente ad ogni incomodo e fatiche \u2026 esposta la vita propria\u2026 in termine di 3 mesi ne mancarono circa 40.<\/em>..\u201d.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Oltre ai parroci si distinsero <em><span style=\"color: #0000ff;\">i Cappuccini<\/span><\/em>, <em>\u201cche si esibirono prontamente ad ogni carico e peso per servizio della citt\u00e0<\/em>\u201d (come il manzoniano Fra\u2019 Cristoforo), non solo a Bologna ma anche<span style=\"color: #0000ff;\"> a Cento.<\/span> Ma il prezzo pi\u00f9 alto qui lo pagarono i medici; risulta infatti da documenti che \u201c <em>ne morirono 5 e di gran grido<\/em>\u201d, alcuni di note e importanti famiglie centesi. Anche <span style=\"color: #0000ff;\">Pieve<\/span> mor\u00ec un medico, di origine bolognese, qui operante, che lasci\u00f2 moglie e figlie prive di sostentamento; e il consiglio comunale propose una elemosina per pagare le spese di sepoltura.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Per ragioni di spazio \u00e8 impossibile qui elencare i <span style=\"color: #0000ff;\"><em>\u201cmedicamenti\u201d<\/em><\/span> con i quali furono curati i malati di peste nei Lazzaretti a spese del Senato bolognese. Si trattava per lo pi\u00f9 di \u201c<em>siroppi e solutivi<\/em>\u201d con questi ingredienti:<em> \u201cmiele rosato, Polipodio, Trifera persica, muccaro rosato, sugo di cedro, acetoso semplice, sugo di acetosa, Ruta Capraria, hibisco, limoni dissolti in decotto (per gli acuti) nel quale si mettevano le radici della tormentella, Dittamo bianco\u2026 8 once ogni mattina tiepido&#8230;. Usavasi pure la confettione del Giacinto, dell\u2019Alchermes, le Perle preparate, e (non poteva mancare\u2026 ndr) la Teriaca magna di Galeno\u2026 e lote volte la Polvere cordiale contro la Peste composta con le pi\u00f9 preziose cose che si conservavano nelle Spetiarie&#8230;\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Anche la Chiesa si ingegn\u00f2 di conciliare il sacro col profano <span style=\"color: #0000ff;\"><em>inventando un\u2019acqua benedetta Gregoriana<\/em><\/span>,&#8221; <em>con la quale si dispens\u00f2 a tutti i Curati, perch\u00e9 le loro Parrocchie benedicessero, temendosi che il Demonio non havesse in tanti mali parte, con permissione dell\u2019Onnipotente Iddio, per castigo de\u2019 nostri peccati&#8230;<\/em>\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>A<span style=\"color: #0000ff;\"> Bologna, come dovunque si tennero solenni funzioni e preghiere<\/span> che culminarono in una processione pubblica <em>\u201cper pregare tutti e a una sola voce\u201d.<\/em> Per l\u2019occasione si ammir\u00f2 per la prima volta un \u201c<em>nobilissimo stendardo<\/em>\u201d dipinto dal celeberrimo pittore<span style=\"color: #0000ff;\"><em> Guido Reni<\/em> <\/span>su commissione del Senato bolognese, che raffigurava la Beata Vergine del Rosario con i 6 protettori della citt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><em><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2686 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Raccolta-di-bandi-sulla-peste-1630-Bologna-200x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Raccolta-di-bandi-sulla-peste-1630-Bologna-200x300.jpeg 200w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Raccolta-di-bandi-sulla-peste-1630-Bologna-768x1153.jpeg 768w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Raccolta-di-bandi-sulla-peste-1630-Bologna-682x1024.jpeg 682w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Raccolta-di-bandi-sulla-peste-1630-Bologna.jpeg 1142w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>\u00abSi diffuse tra il 1629 e il 1633<\/em>\u00bb, spiega Marco Poli, storico bolognese in recente articolo. \u00ab<em>All\u2019inizio ci fu tanta superstizione. Si pensava che fosse un flagello di Dio, oppure che l\u2019avessero portata le streghe e gli untori. Oggi queste verrebbero etichettate come semi fake news, perch\u00e9 se da una parte \u00e8 chiaro che la causa non fossero le streghe, dall\u2019altra va anche detto che molte donne vennero bruciate in quanto ritenute colpevoli\u00bb<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><em>\u201cNon fu una epidemia paragonabile a quella del \u2018300, ma la peste del 1630 in Italia fece comunque un numero di vittime non trascurabile. Colpendo solamente la parte settentrionale del paese, si pensa che su una popolazione di quattro milioni il morbo uccise oltre un milione di persone. \u00abA Bologna ci furono 15 mila morti, ma fu una delle citt\u00e0 che si difese meglio. Il merito va sicuramente dato al cardinal legato Bernardino Spada, il sindaco di allora, che tent\u00f2 in ogni modo di impedire il contagio\u00bb<\/em> &#8211; spiega ancora Marco Poli &#8211; \u00ab<em>Bernardino Spada rafforz\u00f2 i controlli in prossimit\u00e0 delle dodici porte, lasciandone operative solamente alcune, tra cui Porta San Felice, Porta Maggiore e Porta San Vitale. Un sistema per difendersi, che per fortuna non \u00e8 mai stato utilizzato in guerra ma che ha dato una grossa mano a impedire che le varie epidemie sterminassero i cittadini bolognesi\u00bb.<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2694 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-sui-borghi-del-contado-1630-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-sui-borghi-del-contado-1630-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-sui-borghi-del-contado-1630-659x1024.jpg 659w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Bando-di-sospensione-sui-borghi-del-contado-1630.jpg 696w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/>Non solo. La Bologna del 1600 era un centro che viveva di commercio e quindi di scambi. Avendo capito che il virus poteva entrare proprio attraverso le merci, il cardinal legato Spada cerc\u00f2 il modo di selezionare cosa potesse entrare all\u2019interno delle mura e cosa invece no. <em>\u00abNon si poteva chiudere del tutto le entrate, ma c\u2019era la necessit\u00e0 di sapere da dove arrivassero i prodotti. \u00c8 per questa ragione che si giunse alla creazione della Fede di sanit\u00e0, un documento che accompagnasse le merci, specificandone i dati di provenienz<\/em>a\u00bb. La moderna bolla, insomma, un metodo usato ancora adesso per tracciare i prodotti.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Fu l\u2019insieme di questi provvedimenti che permise alla citt\u00e0 emiliana di sopravvivere <span style=\"color: #0000ff;\">fino al febbraio del 1631, quando il virus lasci\u00f2 finalmente Bologna.<br><\/span><\/strong><strong><em>Furono anni difficili soprattutto per le donne e i bambini, costretti a restare nelle proprie case per oltre quattro mesi. Allo stesso tempo crebbero le razzie, gli atti vandalici e con questi pure le condanne a morte. Alla fine Bologna riusc\u00ec comunque a liberarsi del morbo e non lo fece pi\u00f9 tornare. \u00abPer un po\u2019 si diede fuoco anche alle lettere, che potevano essere portatrici del morbo. Ma a salvare i bolognesi furono le mura, che giocarono un ruolo primario nell\u2019impedire al male di diffondersi. Senza queste la citt\u00e0 intera sarebbe stata distrutta\u00bb<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><i>(da LA PESTE A BOLOGNA da \u00abCos\u00ec Bologna sconfisse la peste del \u2018600\u00bb <\/i><\/strong><strong><i>24 marzo 2020 Marco Alessandri- Lo storico Marco Poli: \u00abA salvare la citt\u00e0 furono le mura\u00bb<\/i><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>\u2026<i>..<\/i><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/incronaca.unibo.it\/archivio\/2020\/201ccosi-bologna-sconfisse-la-peste-del-2018600201d\"><i>https:\/\/incronaca.unibo.it\/archivio\/2020\/201ccosi-bologna-sconfisse-la-peste-del-2018600201d<\/i><\/a><\/u><\/span><\/span><i> )<\/i><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>FONTI e BIBLIOGRAFIA generale da:<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>&#8211; Magda Barbieri \u201c<em>La terra e la gente di Castello d\u2019Argile e di Venezzano ossia Mascarino<\/em>\u201d vol II pag. 150-151 \/\/ 220-221 \/\/ 245 \/\/<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>In particolare:<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><em>&#8211; Archivio di Stato Bologna \u201cCommissione di Sanit\u00e0\u201d n. 7\/\/\u201dProvince e Stato ed esteri. Cholera morbus<\/em>\u201d, rub. 3 -1855, b. 1 e altri fondi<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li class=\"western\"><em><strong>Archivio parrocchiale di Argile : faldone i 77 \u201cRegolamento sanitario per la citt\u00e0 e provincia di Bologna\u201d\u2026\/\/ Libro dei morti XIV<\/strong><\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"western\"><strong>&#8211; Vol. I, ibidem, pag 292-296 sulla peste<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><em><strong>-Assunterie di Sanit\u00e0 e di Governo in Archivio di Stato a Bologna e Archivio comunale di Pieve Com. 8-46 1630-1770. Contagio-Epidemie<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>(*) v. di Magda Barbieri <em>\u201cI Mastellari, da Argile alle Americhe\u2026.<\/em>\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vedi anche:<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Influenza_spagnola\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Influenza_spagnola<\/a><\/u><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>FOTO<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>1 &#8211; Il regolamento sanitario di Bologna del 1836, in vigore ancora nel 1855<\/strong><\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2697 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Grafico-morti-in-Argile-1600-1650-1-229x300.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Grafico-morti-in-Argile-1600-1650-1-229x300.jpg 229w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Grafico-morti-in-Argile-1600-1650-1-768x1005.jpg 768w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Grafico-morti-in-Argile-1600-1650-1-782x1024.jpg 782w\" sizes=\"(max-width: 229px) 100vw, 229px\" \/> Nella foto accanto il grafico dei morti nella parrocchia di Castello d&#8217;Argile dal 1600 al 1650, in cui spicca la colonnina del 1630, ma anche&nbsp; quelle del&nbsp; 1643 e 1644&nbsp;&nbsp; quando il numero dei morti fu ancora maggiore, a causa del passaggio degli eserciti del papa Urbano VIII&nbsp; e dei Farnese Duchi di Parma, che sfociarono nelle&nbsp;&nbsp; battaglie svoltesi nei confinanti comuni&nbsp; di&nbsp; S. Pietro in Casale e Cento, nel corso della guerra per il Ducato di Castro. Anche a Cento , Pieve e S. Pietro in Casale la mortalit\u00e0 della popolazione&nbsp; locale fu altissima<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><br><br><\/p>\n<p class=\"western\"><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019epidemia di colera del 1855 fu la pi\u00f9 disastrosa del secolo per la pianura bolognese, e quella che caus\u00f2 pi\u00f9 vittime a Castello d\u2019Argile e dintorni; ma non fu n\u00e9 la prima n\u00e9 l\u2019ultima tra quelle note della storia locale, dalla peste del 1630 alla \u201cspagnola\u201d del 1918. Partiamo dal \u201cCholera morbus\u201d, detto anche \u201ccolera [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[17,1],"tags":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paRbRW-Hj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2685"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2685"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2711,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2685\/revisions\/2711"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}