{"id":2497,"date":"2020-02-26T11:12:18","date_gmt":"2020-02-26T10:12:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pianurareno.org\/new\/?p=2497"},"modified":"2020-02-26T11:17:05","modified_gmt":"2020-02-26T10:17:05","slug":"i-facchini-di-bologna-dalle-balle-alle-balotte-una-storia-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2020\/02\/26\/i-facchini-di-bologna-dalle-balle-alle-balotte-una-storia-speciale\/","title":{"rendered":"I facchini di Bologna, dalle &#8220;balle&#8221; alle &#8220;balotte&#8221;, una storia speciale."},"content":{"rendered":"\n<p><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2498 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/La-Balla-grossa-a-Bologna-mostra-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"149\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/La-Balla-grossa-a-Bologna-mostra-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/La-Balla-grossa-a-Bologna-mostra.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 149px) 100vw, 149px\" \/>Premessa &#8211; Quella dei<span style=\"color: #0000ff;\"> facchini di Bologna<\/span>&nbsp; \u00e8 una categoria sociale che ha avuto&nbsp; un ruolo&nbsp; notevole nella storia popolare cittadina, e merita quindi di essere conosciuta, grazie alla ricostruzione che ne fa il sito <span style=\"color: #0000ff;\">&#8220;Storia e memoria&#8221; <\/span>di cui riportiamo il testo, insieme ad altre notizie-<\/strong><br><strong>&#8220;Parlando dei facchini bolognesi di circa un secolo fa, l\u2019indimenticabile <span style=\"color: #0000ff;\"><em>Alfredo Testoni<\/em> <\/span>diceva, nel suo celebre libro <em>Bologna che scompare: \u00abi facchini erano una vera potenza a Bologna. Scamiciati, con un cerchio d\u2019ottone al braccio, sdraiati per terra al sole o seduti attorno a una catasta di legna, che accendevano in mezzo alle vie per cuocere saracche e abbrustolire polenta, nei giorni di festa diventavano i b\u00f9li, appartenenti alla b\u00e0la r\u00f2ssa. Portavano calzoni di velluto color marrone, il giacchetto di panno bleu adorno di bottoni dorati, una fascia rossa in cintura, il fazzoletto di seta al collo, le anella d\u2019oro alle orecchie, il bastoncino di bamb\u00f9 fra le mani e il cappello alto di feltro color nocciola detto \u00e8l r\u00e0tt\u00bb<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Nel <span style=\"color: #0000ff;\">1817<\/span> i facchini girano in bande per la citt\u00e0 e chiedono con insistenza pane e vino. Sono molto temuti dalle autorit\u00e0 per la loro indipendenza e la loro forza fisica. Il Cardinale Legato emana un editto che vieta gli attruppamenti e minaccia venti bastonate per chi elemosina. Un editto successivo obbligher\u00e0 i facchini ad iscriversi su un registro depositato presso i commissariati di polizia e imporr\u00e0 loro di portare un contrassegno ben visibile sul petto, che sar\u00e0 diverso per ogni quartiere. Dovranno collocarsi, in attesa dei clienti, nei posteggi (o<em> trebbi<\/em>) consentiti e al tramontar del sole di ciascun giorno dovranno ritirarsi disuniti dai posteggi e non ritornarvi che all&#8217;alba della mattina susseguente. Molti facchini saranno trattati come mendicanti e rinchiusi nella <em>Casa di Ricovero<\/em> o convocati nella <em>Casa d&#8217;Industria<\/em> istituita nel 1809 dal governo napoleonico allo scopo di ridurre l&#8217;accattonaggio. Qui produrranno su richiesta manufatti di vario genere, destinati alle carceri e ad altri luoghi pii, oppure venduti sulla base di tariffe stabilite dalla direzione.<br>I provvedimenti repressivi messi in campo non otterranno grandi risultati. La <em>Casa di Lavoro<\/em> rimarr\u00e0 in attivit\u00e0, con vari mutamenti gestionali, fino al 1820<span style=\"color: #0000ff;\">. Riuniti in bande, i facchini dominano le strade di Bologna, estorcendo denaro ai passanti<\/span>. Nel maggio 1829 organizzano un ricatto in grande stile, costringendo i carri, che portano in citt\u00e0 legna e paglia, a lasciare loro una parte del carico.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Don Giuseppe Bedetti<\/em> (1799-1889), conosciuto come il <em>prete dei facchin<\/em>i per il suo impegno di assistenza<\/span> nei confronti della classe popolana moralmente pi\u00f9 abbandonata, fonda nel 1838 l&#8217;O<em>pera delle Scuole notturne<\/em>, che promuove l&#8217;attivit\u00e0 spirituale e sociale di giovani artigiani di et\u00e0 compresa tra i 12 e 20 anni. La prima scuola \u00e8 aperta nell&#8217;autunno del<span style=\"color: #0000ff;\"> 1839.<\/span> Nelle ore serali, dopo il lavoro, i poveri ragazzetti imparano a leggere e a far di conto, vengono istruiti nel canto e nel disegno, ricevono un&#8217;educazione morale e religiosa. Sempre nel 1838, in ottobre, l&#8217;autorit\u00e0 pontificia tenta di limitare il numero dei facchini, ordinando a quanti risiedono in citt\u00e0 da meno di cinque anni di tornare ai loro paesi d&#8217;origine. Nello stesso tempo si impediscono i trasferimenti nelle zone che tradizionalmente offrono impieghi stagionali.<br>Nel<span style=\"color: #0000ff;\"> 1854<\/span> i facchini bolognesi si meriteranno anche una commedia a loro dedicata. Il giovane studente <span style=\"color: #0000ff;\"><em>Giuseppe Muzzioli<\/em> mette in scena al <em>Teatro Contavalli<\/em> la commedia<em> I Facchein ed Bulogna<\/em>,<\/span> in dialetto bolognese. Mentre si recita un tradizionale drammone, in teatro si leva un finto battibecco tra attori e pubblico. Si chiede di proseguire lo spettacolo con una storia di facchini e allora gli attori propongono la triste vicenda di<em> Baffiett,<\/em> facchino dal cuore d&#8217;oro. E&#8217; un grande successo: verr\u00e0 replicato per ben 24 sere e la storia sar\u00e0 proseguita da <em>Luigi Brighenti<\/em> con <em>Il ritorno di Giovanni detto Baffiett.<\/em> Gli ultimi di Bologna diventano protagonisti di un teatro &#8211; per la prima volta &#8211; veramente popolare.<br>Negli anni precedenti alla guerra mondiale<em> Raffaele Fabbri, detto Stufifi<\/em>, reciter\u00e0 la commedia a Porta Castiglione, <span style=\"color: #0000ff;\"><em>come serata d&#8217;onore delle balle dei facchini di Mirasole<\/em><\/span>. Le prime file saranno tenute sgombre per i facchini, in ghingheri e totalmente <em>sgurati<\/em> (ben vestiti e ripuliti), e sul palco suoner\u00e0 la <em>Banda della Societ\u00e0 Operaia<\/em>. Nel <span style=\"color: #0000ff;\">1907 t<\/span>ra via Indipendenza e porta San Donato iniziano i lavori per l&#8217;apertura di una arteria cittadina intitolata al giurista Irnerio e destinata ad attraversare il nuovo quartiere universitario. La strada sar\u00e0 completata nel 1912 e porter\u00e0 alla scomparsa di un complesso mondo popolare fatto di piccoli borghi, di vie e viuzze sordide, dove viveva una moltitudine di modesti artigiani, manovali, lavandaie, facchini, ma anche di ragazze di piacere e protettori, ladri e ricettatori.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Cos\u00ec li descrive Bruno Biancini nel 1938:<\/span> <em>&#8220;Chi per le vie di Bologna facesse oggi ricerca di un simile tipo di facchino, rimarrebbe deluso. L\u2019antico, pittoresco costume \u00e8 totalmente scomparso. Un comune berretto, una giacchetta di tela azzurra e un grembiale bianco per il sudore: ecco l\u2019odierna teletta di fatica. Nei giorni di festa, poi, il facchino bolognese non si distingue per nulla, nel modo di vestire, dagli altri cittadini. Ma sotto il grigio, uniforme intonaco imposto dal secolo, si conserva sempre vivo, nel facchino di Bologna, quell\u2019antico spirito di fierezza per cui and\u00f2 famoso nelle cronache del passato. Spirito che si rivela in una natura rozza ma sincera, piena d\u2019impeti di generosit\u00e0 e non priva di senso civico e morale. Se il carattere dei nostri facchini \u00e8 rimasto fino ad oggi inalterato, lo si deve soprattutto alla loro organizzazione di lavoro, che ha resistito alle bufere del tempo e degli eventi, nella sua forma tradizionale, un po&#8217; esclusivistica, se vogliamo, ma squisitamente solidaristica<\/em>.<br><em>E\u2019 noto che <span style=\"color: #0000ff;\">anche oggi i facchini bolognesi sono divisi in \u00abballe grosse\u00bb e in \u00abballe piccole<\/span>\u00bb. Noi qui ci occuperemo solo delle \u00abballe grosse\u00bb: le pi\u00f9 caratteristiche, le uniche a vantare una tradizione antichissima, il nerbo dell\u2019attivit\u00e0 facchinesca cittadina. Esse sono otto: la <span style=\"color: #0000ff;\">balla di Castiglion<\/span>e, comprendente pure via S. Stefano: la <span style=\"color: #0000ff;\">balla di Mirasole<\/span>, che comprende le vie D\u2019Azeglio e Saragozza; la <span style=\"color: #0000ff;\">balla di San Felice<\/span>, sotto la cui giurisdizione \u00e8 pure la via Sant\u2019Isaia; la <span style=\"color: #0000ff;\">balla della Sega dell\u2019acqua<\/span>, cos\u00ec detta perch\u00e8 comprende le vie Lame e Galliera, ove sono molti mulini (questa balla \u00e8 appunto per questo la pi\u00f9 numerosa);<span style=\"color: #0000ff;\"> la balla del Borgo<\/span>, con le vie Mascarella e Zamboni: l<span style=\"color: #0000ff;\">a balla di S. Vitale, c<\/span>omprendente anche la via Mazzini; <span style=\"color: #0000ff;\">la balla della Piazza e la balla della Stazione<\/span>. Quest\u2019ultima, di costituzione pi\u00f9 recente, \u00e8 divisa in due \u00absotto-balle\u00bb: una, detta \u00ab<span style=\"color: #0000ff;\">della Sacca<\/span>\u00bb, che provvede allo scarico dei generi di privativa dello Stato, l\u2019altra, detta \u00ab<span style=\"color: #0000ff;\">dell\u2019Ottava<\/span>\u00bb, che provvede allo scarico del carbone. In tal modo, tutta la citt\u00e0 e la periferia \u00e8 ripartita in \u00abzone d\u2019influenze\u00bb. I facchini d\u2019ogni balla si scaglionano nei punti pi\u00f9 strategici del proprio rione e stazionano su panche recanti la dicitura della balla cui appartengono.<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2499 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Facchini-a-Bologna-disegno-300x257.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Facchini-a-Bologna-disegno-300x257.jpeg 300w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Facchini-a-Bologna-disegno.jpeg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Per i privati, i facchini lavorano solo se sono chiamati. Hanno per\u00f2 il diritto di scarico per tutti i magazzini e le botteghe. Il loro maggior lavoro si svolge naturalmente nei giorni dei <span style=\"color: #0000ff;\"><em>\u00abSan-Micheli\u00bb<\/em><\/span> e delle <span style=\"color: #0000ff;\"><em>\u00abcastellate\u00bb<\/em><\/span> e nella<em><span style=\"color: #0000ff;\"> stagione dello scarico della legna<\/span><\/em>. Il lavoro continuativo pi\u00f9 intenso \u00e8 loro assicurato dai fornai, per lo scarico dei succhi di farina. Per antichissima consuetudine, hanno il diritto di procedere nello scarico quei facchini che per primi arrivano a porre le mani&#8230; sul campo di lavoro. In caso di trasloco, ad esempio, sar\u00e0 sufficiente che uno d\u2019essi prenda dal carro anche un semplice bastone da passeggio e lo deponga in terra, perch\u00e9 gli sia riconosciuto il diritto di svolgere tutto il lavoro di scarico. Questo esclusivismo viene, in ultima analisi, esercitato in danno dei facchini non appartenenti alla balla del rione, in quanto che tutti i componenti d\u2019ogni balla rionale si radunano la sera all\u2019osteria per dividersi in parti perfettamente eguali il guadagno della giornata: ripartizione a cui non sono esclusi i compagni assenti in caso di malattia o quelli che non hanno \u00abbollato\u00bb affatto od hanno guadagnato poco. <br>E\u2019 questa divisione del guadagno un\u2019antichissima, simpatica e veramente efficace forma di solidariet\u00e0 da \u00abconfraternita\u00bb, che sopravvive ad onore della categoria dei facchini di Bologna. E, sempre a onore dei nostri facchini, sopravvive pure l\u2019usanza, in caso di morte di un compagno, di quotarsi un tanto a testa per le spese dei funerali e per un immediato aiuto economico ai congiunti. Fra una \u00abballa\u00bb e l\u2019altra di facchini c\u2019\u00e8 tuttavia un senso di gelosia e di rivalit\u00e0, antico, forse, quanto la costituzione delle balle stesse. E quando, ad esempio, un facchino, della<em> Balla del Borgo<\/em> la pu\u00f2 fare in barba a un facchino della <em>Sega dall\u2019acqua<\/em>, \u00abbruciandogli\u00bb, secondo il gergo facchinesco, il lavoro di scarico di una \u00abcastellata\u00bb o di un carro, pu\u00f2 a buon diritto gloriarsene. Che tale rivalit\u00e0 sia antica lo si pu\u00f2 desumere da una <em>\u00abnotificazione\u00bb pubblicata nel 1851 del Commissario pontificio straordinario per le Quattro Legazioni e Pro-Legato di Bologna del Governo Pontificio,<\/em> il quale comminava pene a quei facchini che impedissero ai compagni degli altri rioni di lavorare nella loro zona. Naturalmente, i <em>\u00abmassari<\/em>\u00bb dei facchini (cio\u00e8 i \u00ab<em>capi-balla<\/em>\u00bb del tempo), fecero orecchie da mercante, allora come sempre, e tutto continu\u00f2 a svolgersi secondo le consuetudini.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Ma \u00e8 giunto il momento di fare un po\u2019 di conoscenza personale coi facchini delle attuali balle grosse di Bologna. Prima di tutto, quanti sono? Non molti: una settantina in tutto. E ciascuno ha un soprannome. Ne volete sentire qualcuno?<em> Gal\u00f2pp, della Sega; Fasol e Scal\u00e9tta, di Mirasole; Puntleina e El N\u00e8igher, della Piazza; Birimb\u00e8n, del Borgo: Salomon della Stazione; Cagan\u00e9la e B\u00f3mba, di Castiglione; El Sch\u00e9cc\u2019, Magnastr\u00e0zz e El Rosp, di San Vitale<\/em>. Non sono certo tutti gentili, questi soprannomi, ma, in compenso, molti tra i facchini di Bologna hanno avuto ed hanno una grande innata gentilezza d\u2019animo. Chi non ricorda, ad esempio, quel facchino scomparso da qualche tempo, detto <em>Garofan,<\/em> appunto perch\u00e8 da mattina a sera, oziando o lavorando, teneva sempre fra le labbra un garofano? E guai a chi avesse voluto toglierglielo! Ma questa \u00e8 una macchietta del passato. Fra le macchiette e i tipi pi\u00f9 conosciuti e caratteristici dei facchini di oggi, ricordiamo ancora<em> Piv\u00f2n,<\/em> il \u00ab<em>mulo\u00bb da fatica<\/em> della <em>balla di Castiglione<\/em>, cos\u00ec detto nonostante corra sempre su e gi\u00f9 lungo il suo rione con una bicicletta scricchiolante sotto il peso del suo mastodontico corpo. Una volta un vigile lo dichiar\u00f2 in contravvenzione. <em>\u00abDove abitate<\/em>?\u00bb gli chiese. Ed egli: <em>\u00abA stagh a Bul\u00f2gna al nomer d\u00f9..<\/em>.\u00bb. Alla<em> balla di Castiglione<\/em> appartengono pure <em>Duardein \u00e8l matt,<\/em> famoso giocatore di bocce, e <em>Ginghein<\/em> gran bevitore, e anzi, a quanto dicono i compagni maligni,<em> \u00abubriaco stabile<\/em>\u00bb. Il facchino pi\u00f9 caratteristico della <em>balla del Borgo<\/em> \u00e8 invece <em>Ziv\u00f2lla,<\/em> formidabile mangiatore, e non solo di cipolle, come farebbe supporre il suo soprannome.<br>Un tempo, <span style=\"color: #0000ff;\"><em>proprio ai piedi delle Due Torri, attorno allo zoccolo della statua di San Petronio che vi sorgeva, \u00absi riunivano i facchein<\/em><\/span> (\u00e8 il Testoni che c\u2019informa) <em>a cucinare allo spiedo i gatti presi durante la notte al laccio\u00bb<\/em>. Perch\u00e8 il facchino mangiava, dormiva nella strada. Nel giorno di Sant\u2019Antonio abate, ad esempio, i facchini vanno in gita sul colle di San Luca, ove consumano un pranzo formato di avanzi di maiale avuti in dono dai bottegai. Dai bottegai e da alcuni privati, i facchini ricevono pure in regalo, per vecchia consuetudine, i fiaschi del vino nuovo, nel giorno di San Martino, fiaschi che vengono regolarmente tracannati alla sera nei raduni delle singole balle.&#8221;<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/www.storiaememoriadibologna.it\/i-facchini-di-bologna-2202-evento\">https:\/\/www.storiaememoriadibologna.it\/i-facchini-di-bologna-2202-evento<\/a><\/u><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>In collaborazione con <em>Biblioteca Sala Borsa &#8211; Cronologia di Bologna.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>ALTRE INFORMAZIONI da siti diversi<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>&#8230;.Altre cose fondamentali per un \u201cuomo di fatica\u201d erano la<span style=\"color: #0000ff;\"> cinghia e la balla.<br><\/span><\/strong><strong>Se i carabinieri avevano la<em><span style=\"color: #000000;\"> bandoliera, <\/span><\/em>i facchini non si staccavano mai dalla loro <span style=\"color: #0000ff;\"><em>cinghia.<\/em><\/span> La portavano a tracolla in diagonale quando la tenevano a riposo, altrimenti la stringevano in vita, con due giri, per sostenere e proteggere la schiena durante gli sforzi. La utilizzavano per le casse o per le cose ingombranti, difficili da tenere in presa.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>La balla, invece, era un termine destinato a molti usi. Che fosse carbone, farina o grano,<span style=\"color: #0000ff;\"> la balla era il carico che, insieme al sacco, il facchino maneggiava<\/span>. Balla veniva chiamato anche la tela del sacco o lo straccio col quale i \u201cportatori di fardelli\u201d si coprivano la testa ripiegandoli a cappuccio. Fu, pertanto, quasi naturale che la<span style=\"color: #0000ff;\"> \u201cballa dei facchini\u201d diventasse, prima, il nome delle corporazione, poi il modello di autorganizzazione e di autodifesa di quei lavoratori.<\/span> Non \u00e8 un caso che le prime forme di mutuo soccorso presero piede tra i facchini. Il loro vincolo reciproco era assoluto: sia sul lavoro sia per la divisione dei guadagni della giornata oppure quando c\u2019erano da trovare i soldi per una disgrazia o un funerale. Nella loro scala di valori la solidariet\u00e0 aveva la stessa importanza della forza, ma si trattava di un sostegno a condizione: <em>\u201cLe malattie prodotte dagli eccessi di vino, dai vizi, dal malcostume dell\u2019associato, conosciute come tali non danno diritto al soccorso<\/em>\u201d. In pi\u00f9, per chi mancava ai propri doveri nei confronti degli altri membri della balla, c\u2019era una multa che andava a rimpinguare la \u201ccassa dei tenaci\u201d, una specie di forziere solidale che serviva ai facchini per tener botta.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Alle <em>porte di Bologna esistevano i casotti del dazio:<\/em> tutte le merci venivano fermate e controllate a questi punti di accesso. Erano i facchini delle varie balle che, insieme ai birocciai, si occupavano del carico, del trasporto e della consegna dei generi dopo il pagamento dei dazi. In quell\u2019ambito erano molto importanti le operazioni di peso: ogni facchino, con la balla sulle spalle, andava sulla bascula e si pesava insieme al suo carico. Dal peso totale andava poi tolto il peso del facchino e ne usciva il peso netto del bene.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Questa organizzazione del lavoro richiedeva una forte presenza territoriale della categoria, ogni rione popolare aveva una sua balla, con regole di lavoro e di vita molto precise. Chi sforava queste regole, e i facchini, da bravi lazzaroni, molto spesso lo facevano,<span style=\"color: #0000ff;\"> dava vita alle cosiddette \u201c<em>balotte\u201d<\/em>.<\/span> Con una \u201celle\u201d sola, perch\u00e9 questi gruppi operavano, per lo pi\u00f9, a Bologna e \u201cballa\u201d, tradotto in dialetto bolognese, diventava \u201c<em>b\u00e0la<\/em>\u201d, da cui deriv\u00f2<em> \u201cbalotta<\/em>\u201d. Stare in una <em>balotta<\/em> voleva dire essere molto spesso ai margini della legge e, qualche volta, pure contro. Significava, se necessario, trovare reddito extra mercato, fuori dalle \u201cnormali\u201d funzioni lavorative, quasi sempre si trattava di conferimenti in natura. Oppure prendersi la libert\u00e0 di svolgere compiti di pubblica utilit\u00e0, come spegnere incendi, assistere gli appestati o fare gli acquaioli, ma, quando ci voleva, usare la cinghia per sferrare qualche salutare cinghiata e alzare il cappuccio della balla per non farsi riconoscere. <em>Essere della balotta<\/em> era un modo di vivere ed erano sempre i compagni del tuo gruppo che ti facevano scudo contro i soprusi della polizia austriaca o di quella pontificia o di quella reale.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>L\u2019ho tenuta lunga, lo so, ma vi ho voluto raccontare tutto questo per farvi capire le ragioni per le quali i facchini svolsero un ruolo cos\u00ec importante nelle rivolte bolognesi del sette e dell\u2019ottocento. Per via del loro lavoro, erano in grado di bloccare i flussi vitali della citt\u00e0. Pur spaccandosi la schiena dalla fatica, non ci tenevano a scrollarsi di dosso il vestito dei reietti e dei cafoni, continuavano a stare nella parte pi\u00f9 bassa e pezzente del popolo: \u201c<em>quella che non aveva denari e non si lavava le mani che il giorno del riposo festivo\u201d<\/em>. Si sentivano poveri, ma la loro identit\u00e0 era quella della \u201c<em>canaglia felice<\/em>\u201d. Un po\u2019 spacconi, con il coraggio sempre appresso, erano convinti che si vivesse una volta sola e che ogni giorno passato a lamentarsi della loro condizione fosse un giorno sprecato. Per questo, ogni occasione di rivolta andava presa al volo. E, in quei momenti, balle e balotte ritornavano insieme.<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Fonte:<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><u><a href=\"https:\/\/www.zic.it\/i-facchini-e-le-rivolte-una-storia-antica\/\">https:\/\/www.zic.it\/i-facchini-e-le-rivolte-una-storia-antica\/<\/a><\/u><\/span><\/span> Dal libro <em>\u201cBallate sediziose<\/em>\u201d un estratto sul ruolo svolto dai facchini nelle sommosse bolognesi del Settecento e dell\u2019Ottocento.<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><i>Ai tempi della Balla Grossa. Le imprese criminali di un&#8217;associazione di malfattori nella Bologna postunitaria. Mostra in Biblioteca comunale dell&#8217;Archiginnasio 11 maggio &#8211; 10 settembre 2017<\/i><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Un viaggio negli anni a cavallo tra la caduta del potere temporale del Papa e la nascita del nuovo stato nazionale, quando Bologna e il suo territorio furono caratterizzati da un aumento esponenziale di fatti criminosi.<br><\/strong><strong>Confidando nell\u2019instabilit\u00e0 politica, nel vuoto di potere e nel clima di impunit\u00e0 quasi totale che si erano venuti a creare, i criminali diventarono sempre pi\u00f9 audaci e violenti fino a organizzarsi in &#8220;balle&#8221; ovvero in gruppi, distinti a seconda dei vari rioni cittadini.<br><\/strong><strong>Questo, almeno, \u00e8 quello che tender\u00e0 a dimostrare la pubblica accusa nel processo contro l&#8217;<em>&#8220;Associazione di malfattori<\/em>&#8220;, che si celebrer\u00e0 nel <span style=\"color: #0000ff;\">1864<\/span> e che dagli storici \u00e8 considerato come il primo processo istruito nell\u2019Italia da poco unita sotto i Savoia contro un&#8217;associazione malavitosa organizzata.<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">FOTO 1<\/span>&#8211; Manifesto <i>Ai tempi della Balla Grossa. Le imprese criminali di un&#8217;associazione di malfattori nella Bologna postunitaria. Mostra in Biblioteca comunale dell&#8217;Archiginnasio 11 maggio &#8211; 10 settembre 2017<\/i><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">FOTO 2<\/span>&#8211;&nbsp; disegno di A. Cervellati in mostra all\u2019Archiginnasio di Bologna del 2017,da <\/strong><strong><span style=\"color: #0000ff;\"><em>ALESSANDRO CERVELLATI, Facchini bolognesi,<\/em> <\/span>disegno a inchiostro su carta con ritocchi (15&#215;18 cm). Collocazione: Fondo speciale Alessandro Cervellati, n. 57.35<br><\/strong>&#8230;..<br><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1694 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Bologna-battaglia-8-agosto.jpeg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"152\">Un secolo fa (nel 1848) nello scontro dell&#8217;8 agosto alla Montagnola, i facchini di Bologna combatterono valorosamente, lasciando parecchi dei loro sul terreno; la loro popolarit\u00e0 si fece cos\u00ec viva presso la cittadinanza, che il dottor Giuseppe Muzzioli si volle fare interprete di questo sentimento, scrivendo una commedia in vernacolo, <em>I facch\u00e9in ed Bul\u00f2gna<\/em> che ottenne uno strepitoso successo, eclissando il precedente repertorio dei drammoni a forti tinte. &#8230;&#8230;<br><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><strong>Testo tratto da: ALESSANDRO CERVELLATI,<em> Bologna al microscopio.<\/em> Volume 1: Usi, costumi, tradizioni, Bologna, Edizioni Aldine, 1950, pagina 169. Collocazione: 17. V. VII. 57<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"color: #000080;\"><span lang=\"zxx\"><u><a href=\"http:\/\/badigit.comune.bologna.it\/mostre\/balla-grossa\/index.html\">http:\/\/badigit.comune.bologna.it\/mostre\/balla-grossa\/index.html<\/a><\/u><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa &#8211; Quella dei facchini di Bologna&nbsp; \u00e8 una categoria sociale che ha avuto&nbsp; un ruolo&nbsp; notevole nella storia popolare cittadina, e merita quindi di essere conosciuta, grazie alla ricostruzione che ne fa il sito &#8220;Storia e memoria&#8221; di cui riportiamo il testo, insieme ad altre notizie-&#8220;Parlando dei facchini bolognesi di circa un secolo fa, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[21,1],"tags":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paRbRW-Eh","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2497"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2497"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2501,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2497\/revisions\/2501"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}