{"id":13382,"date":"2026-01-10T19:23:29","date_gmt":"2026-01-10T18:23:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/?p=13382"},"modified":"2026-01-10T19:23:29","modified_gmt":"2026-01-10T18:23:29","slug":"appiano-buonafede-da-comacchio-filosofo-e-ritrattista-del-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/2026\/01\/10\/appiano-buonafede-da-comacchio-filosofo-e-ritrattista-del-settecento\/","title":{"rendered":"Appiano Buonafede da Comacchio, filosofo e &#8220;ritrattista&#8221; del Settecento"},"content":{"rendered":"\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><b><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-13383 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto-250x300.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto-250x300.jpg 250w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto-854x1024.jpg 854w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto-768x921.jpg 768w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto-1281x1536.jpg 1281w, https:\/\/www.pianurareno.org\/new\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Appiano-Buonafede-ritratto.jpg 1668w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>APPIANO BUONAFEDE, FILOSOFO E RITRATTISTA \u201cPARLANTE\u201d<br><\/b><\/span><b><span style=\"color: #0000ff;\">Da Comacchio a Bologna, Napoli e Roma la vita di un monaco, Accademico di grande cultura, del Settecento<\/span><br><\/b><b>&#8211; Biografia di Stefano Fortini-<br><\/b>\u00abI primi Inventori e i primi Progettisti ragionatori sono i maggiori Filosofi. Le nazioni li hanno adorati. E io so che i buoni conoscitori onoreran sempre pi\u00f9 chi immagin\u00f2 un Alfabeto, chi abbozz\u00f2 una Lingua, chi ordin\u00f2 qualche Societ\u00e0, chi ritrov\u00f2 ragionando l\u2019aratro, il torchio, il molino, il telajo, che tutti i Commentatori di Platone, di Aristotele e di Newton.\u00bb<br>[Appiano Buonafede, Della Istoria della Indole di ogni Filosofia, vol. I, 1787]<\/p>\n<p><b>Il <span style=\"color: #0000ff;\">4 gennaio del 1716 nasceva a Comacchio, in provincia di Ferrara,<\/span> il filosofo, poeta e monaco benedettino Appiano Buonafede (al secolo, Tito Benvenuto Buonafede)<\/b>, ricordato per i suoi<b> <\/b>\u201cRitratti poetici, storici e critici di varii moderni uomini di lettere\u201d pubblicati nel 1745 con lo pseudonimo di <b>Appio Anneo De Faba,<\/b> e per le numerose opere di argomento filosofico, letterario e teologico.<br><b>Figlio di Fausto e di Nicolina Cinti, entrambi appartenenti ad antiche famiglie patrizie,<\/b> il giovane Tito mostr\u00f2 un precoce ingegno ed intraprese i primi studi nella sua citt\u00e0 natale, avendo come maestri il cugino avvocato Giovanbattista Zappata e il letterato Niccol\u00f2 Antonio Guidi. Rimasto orfano di padre, <b>a diciott\u2019anni decise di proseguire i propri studi entrando a far parte della Congregazione dei celestini, <span style=\"color: #0000ff;\">prendendo il nome di Appiano (in onore di Sant\u2019Appiano di Comacchio).<\/span><\/b><\/p>\n<p>Recatosi nel monastero di San Giovanni Battista <b>a Bologna<\/b>, si dedic\u00f2 allo studio della filosofia, accogliendo con particolare interesse le dottrine newtoniane. Tre anni dopo si trasfer\u00ec a <b>Roma <\/b>per studiare teologia e, una volta conseguita la laurea, fu trasferito a<b> Napoli,<\/b> dove si dedic\u00f2 all\u2019insegnamento. Nel capoluogo campano condivise l\u2019esperienza della docenza con Giuseppe Orlandi, monaco celestino pressoch\u00e9 coetaneo, professore di fisica sperimentale e autore di alcuni trattati di matematica e fisica.<br><b>Fu proprio a <span style=\"color: #0000ff;\">Napoli che Buonafede compose i suoi primi \u201critratti poetici\u201d di uomini illustri,<\/span> grazie ai quali ebbe un notevole successo nei salotti dei nobili che frequentava.<\/b> La prima edizione, pubblicata nel 1745, conteneva sessanta sonetti, ognuno dei quali dedicato ad un personaggio illustre; questa sarebbe poi stata accresciuta fino al numero di ottantasette sonetti, corredati da numerose note storiche. L\u2019opera, firmata con lo pseudonimo d<strong>i Appio Anneo De Faba (un anagramma del suo nome), venne inserita nell\u2019Indice dei libri proibiti.<\/strong><\/p>\n<p><b>Tra i \u201cRitratti\u201d di Appiano Buonafede sono presenti anche quelli di numerosi filosofi naturali<\/b> \u2013 oggi li diremmo <b>scienziati \u2013<\/b>: Ulisse Aldrovandi, Jakob Bernoulli, Hermann Boerhaave, Robert Boyle, Tycho Brahe, Girolamo Cardano, Giandomenico Cassini, Niccol\u00f2 Copernico, Ren\u00e9 Descartes, Galileo Galilei, Pierre Gassendi, Domenico Guglielmini, Christiaan Huygens, Gottfried Wilhelm von Leibniz, Eustachio Manfredi, Isaac Newton e Vincenzo Viviani.<\/p>\n<p><b>Vi propongo il sonetto dedicato a Galileo Galilei.<\/b><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><b>GALILEI<\/b><\/span><\/p>\n<p>Ve son quegli occhi di sottil veduta,<br>che disvelaro in ciel luci novelle,<br>le nebulose, e le med\u00eccee stelle,<br>la Luna alpestre, e Venere cornuta?<br>Che la faccia del Sol vider sparuta,<br>e maculate le sue chiome belle?<br>Che con nuov\u2019arti penetraro in quelle<br>Parti, u\u2019 Natura \u00e8 pi\u00f9 buja e minuta?<br>Ve son que\u2019 limpid\u2019occhi, che all\u2019ignoto<br>dier lume, e reser campi culti e aprichi<br>e le lunghezze, e i pendoli ed il moto?<br>Oim\u00e8! Si fero que\u2019 begli occhi oscuri<br>che vider pi\u00f9, che tutti gli occhi antichi,<br>e i lumi fur de\u2019 secoli futuri.<\/p>\n<p>Nel sonetto, l\u2019autore si chiede dove sono quegli occhi che hanno svelato in cielo \u201cluci novelle\u201d, facendo poi riferimento alle osservazioni di Galileo sulle nebulose (le quali sono sono nebbie indistinte ma ammassi di stelle indistinguibili ad occhio nudo), alla scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove (detti satelliti med\u00eccei) e alle osservazioni sulla superficie della Luna (definita \u201calpestre\u201d per via della presenza di monti e valli); infine, l\u2019appellativo \u201ccornuta\u201d riferito a Venere allude alla scoperta delle fasi del secondo pianeta del sistema solare, simili a quelle lunari, per cui Venere appariva periodicamente come un disco pieno, una \u201cmezzaluna\u201d o una falce (da cui le corna).<\/p>\n<p>La seconda strofa fa invece riferimento all\u2019osservazione delle macchie solari, delle quali Galileo \u00e8 considerato uno degli scopritori. Le \u201cnuove arti\u201d di cui parla il v. 7 sono il cannocchiale, il quale permette di penetrare la natura nelle sue parti pi\u00f9 \u201cbuie\u201d, e il microscopio, utilizzato da Galileo per osservare le parti pi\u00f9 \u201cminute\u201d. Nelle due terzine le allusioni sono alle misure di lunghezza, al pendolo e al moto, concludendo tristemente che che gli acutissimi occhi di Galileo, che videro pi\u00f9 di \u201ctutti gli occhi antichi\u201d e che furono lumi per i \u201csecoli futuri\u201d sono rimasti avvolti nelle tenebre della cecit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Successivamente <span style=\"color: #0000ff;\">Buonafede entr\u00f2 a far parte dell\u2019Arcadia<\/span>, un\u2019accademia letteraria che prendeva il nome dalla regione dell\u2019antica Grecia ritenuta patria della cosiddetta poesia pastorale o bucolica. <\/b>Gli adepti venivano quindi chiamati \u201cpastori\u201d e \u201cpastorelle\u201d e assumevano pseudonimi ispirati ai miti e alla cultura greca. Il monaco<b> assunse il nome di <span style=\"color: #0000ff;\">Agatopisto Cromaziano,<\/span><\/b> con cui avrebbe firmato la maggior parte delle sue opere: \u201cagathe\u201d (\u1f08\u03b3\u03b1\u03b8\u1f74) e \u201cpistis\u201d (\u03a0\u03af\u03c3\u03c4\u03b9\u03c2) sono due parole greche che significano \u201cbuona fede\u201d, mentre il secondo nome \u00e8 un riferimento a Cromazio, compagno di Diomede e leggendario fondatore della citt\u00e0 di Comacchio.<\/p>\n<p>Il letterato<strong> Saverio Mattei,<\/strong> intellettuale di spicco nella Napoli settecentesca, avrebbe definito i \u201cRitratti\u201d di Appiano Buonafede \u201cpittura parlante\u201d. Nella prefazione alla quinta edizione scrive: \u00abPresentate a Tiziano (mi si permetta un anacronismo), e ad Agatopisto il vecchio Spinoza: fatene fare il ritratto dall\u2019uno, e dall\u2019altro: troverete nel ritratto di Tiziano una poesia muta, e nel ritratto di Agatopisto una pittura parlante\u00bb.<\/p>\n<p>Il conte <strong>Giammaria Mazzuchelli<\/strong>, storico della letteratura bresciano, ha invece definito il monaco celestino \u00abvaloroso, franco, e versato nell\u2019antica e moderna erudizione, e nelle Lingue, non meno che nella cognizione delle facolt\u00e0 scientifiche pi\u00f9 profonde, delle belle Lettere, della Storia, della Poesia, e della Critica\u00bb.<\/p>\n<p><b>Creato abate del monastero della SS. Trinit\u00e0 a San Severino di Puglia,<\/b> Buonafede dovette, contro le sue abitudini, trascurare gli studi per occuparsi di problemi concreti di agricoltura: il \u201cpastore\u201d Agatopisto Cromaziano fu costretto cos\u00ec ad occuparsi realmente di condurre il bestiame al pascolo.<\/p>\n<p><b>Successivamente fu trasferito <span style=\"color: #0000ff;\">a Rimini<\/span> presso la chiesa di San Niccol\u00f2 al Porto,<\/b> edificio non pi\u00f9 esistente a causa dei bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>In Romagna si inser\u00ec scherzosamente nella polemica tra i medici Giovanni Bianchi e Antonio Cocchi, quest\u2019ultimo sostenitore del \u201cvitto pitagorico\u201d, ovvero di una dieta vegetariana. In un\u2019epistola satirica in versi, Buonafede consigli\u00f2 a sua volta \u2013 almeno per i poetastri \u2013 il \u201cvitto anassimenico\u201d, consistente nel pascersi d\u2019aria (il filosofo Anassimene di Mileto aveva individuato nell\u2019aria l\u2019arch\u00e9, ovvero il principio fondamentale di tutte le cose).<\/p>\n<p>Successivamente diede alle stampe una commedia in versi dal titolo \u201cI filosofi fanciulli\u201d, in cui personaggi quali Talete, Socrate, Anassagora e Democrito presentano alcune loro affermazioni avulse dal contesto in situazioni atte a suscitare il riso.<strong> L\u2019opera, pur apprezzata da numerosi contemporanei, venne fermamente stroncata dal direttore della rivista \u201cLa Frusta Letteraria\u201d Giuseppe Baretti,<\/strong> il quale ne negava ogni valore firmandosi con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue. Buonafede rispose con la raccolta di novelle \u201cIl Bue padagogo\u201d, nella quale ironizzava sullo pseudonimo di Baretti, suggerendo di mutare il nome \u201cAristarco\u201d, che significa \u201cprincipe degli ottimi\u201d in \u201cCachistarco\u201d, ovvero \u201cprincipe dei pessimi\u201d, mentre per quanto riguarda<b> <\/b>\u201cScannabue\u201d, sosteneva che il critico si presentasse come macellaio ma fosse in realt\u00e0 un bue sotto mentite spoglie: \u00abTogli via dunque quel superbo e falso nome di Scannabue, e scrivi Bue: e consolati anche di questo cangiamento, perch\u00e9 \u00e8 maggiore vergogna esser Beccajo che Bue, [\u2026] e ogn\u2019uno veridicamente potr\u00e0 chiamarti Cachistarco Bue\u00bb.<\/p>\n<p><b>Nel 1755 Appiano Buonafede venne trasferito a<span style=\"color: #0000ff;\"> Bologna<\/span> per ricoprire il ruolo abate del monastero di Santo Stefano <\/b>e, nel 1758, di quello di San Giovanni Battista, dove aveva studiato e presso il quale sarebbe rimasto molti anni. In Emilia riprese a frequentare i circoli letterari e strinse amicizia con i fratelli Giampietro e Francesco Zanotti, con Eustachio Manfredi, con Ludovico Savioli ed altri studiosi e intellettuali.<\/p>\n<p>Mentre<strong> i \u201cRitratti\u201d venivano pi\u00f9 volte ristampati in versioni accresciute<\/strong> sia in numero sia in ampiezza delle note, Buonafede si dedicava alla scrittura delle sue pi\u00f9 importanti opere di carattere filosofico. <strong>Nel 1761 diede alle stampe l\u2019\u201cIstoria critica e filosofica del suicidio ragionato\u201d<\/strong> (Giuntini, 1761), un\u2019approfondita disamina sulla pratica del suicidio nei popoli antichi e moderni, mentre nel 1763 pubblic\u00f2 \u201cDelle conquiste celebri esaminate col naturale diritto delle genti\u201d (Riccomini, 1763), nel quale rifiutava di considerare la guerra quale mezzo naturale per la risoluzione dei conflitti tra le nazioni e definiva i doveri dei regnanti come diretti a procurare la pace, la tranquillit\u00e0 sociale e la felicit\u00e0 dei sudditi.<\/p>\n<p><b>Nel 1766 cominci\u00f2 a pubblicare la monumentale opera \u201cDella istoria e della indole di ogni filosofia\u201d, alla quale avrebbe lavorato per quindici anni. L\u2019opera in sette volumi, c<\/b>onsiderata dallo stesso Buonafede la sua maggiore impresa letteraria, \u00e8 forse la prima completa storia della filosofia pubblicata in Italia. Secondo Girolamo Baruffaldi, \u00abil profondo raziocinio, la vasta erudizione, e la robustezza di stile non lasciano discernere, s\u2019egli fosse pi\u00f9 sublime e dotto Filosofo, o pi\u00f9 elegante Scrittore\u00bb, e che \u00abqualunque argomento o in prosa, o in verso da lui preso a trattare, comparve sempre dal franco e robusto suo stile nobilmente maneggiato, svolto, ed illustrato in guisa, ond\u2019essere il Buonafede riputato ed appellato il Voltaire dell\u2019Italia\u00bb (Continuazione delle memorie istoriche di letterati ferraresi, Bianchi e Negri, 1811).<\/p>\n<p><b>Nel 1771 venne eletto procuratore generale della Congregazione dei celestini e si trasfer\u00ec a Roma, mentre nel 1777 divenne prefetto generale e fu costretto a risiedere per tre anni nell\u2019Abbazia di Santo Spirito al Morrone, presso Sulmona<\/b>: Buonafede, avvezzo com\u2019era a frequentare alti prelati e salotti letterari, non si trov\u00f2 a proprio agio nella solitudine di quel monastero isolato. Terminato il triennio abruzzese, il monaco<span style=\"color: #0000ff;\"><strong> torn\u00f2 a Roma<\/strong><\/span> e, nel 1785, venne nominato da papa Pio VI abate perpetuo della chiesa di Sant\u2019Eusebio all\u2019Esquilino.<\/p>\n<p>Il 7 marzo del 1791, di ritorno da una visita al cardinale Leonardo Antonelli, scrivol\u00f2 e cadde in piazza Navona, fratturandosi l\u2019anca. Non si riprese mai completamente e, il<b> 17 dicembre del 1793, mor\u00ec all\u2019et\u00e0 di settantasette anni<\/b>. <br>Il comune di Comacchio ha omaggiato il suo illustre cittadino intitolandogli una via: se andate su Google Maps non troverete per\u00f2 una via Appiano Buonafede, bens\u00ec una <b>via Agatopisto, <\/b>pseudonimo con cui il monaco amava firmare le proprie opere.<\/p>\n<p><b>Stefano Fortini<\/b><\/p>\n<p><b>* Articolo pubblicato il 4 gennaio 2026 su:<\/b><\/p>\n<p><b><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/stefanofortini86\">https:\/\/www.facebook.com\/stefanofortini86<\/a> <\/b><\/p>\n<p><b>Foto: <\/b>Vincenzo Milione (met\u00e0 sec. XVIII), <b>ritratto di Appiano Buonafede<\/b>, olio su tela, 96 \u00d7 71 cm, Palazzina della Direzione Generale, Forl\u00ec.<\/p>\n<p><b>Bibliografia:<\/b><\/p>\n<p>&#8211; Appiano Buonafede, Della Istoria della Indole di ogni Filosofia, vol. I, Napoli, Porcelli, 1787;<\/p>\n<p>&#8211; Appiano Buonafede, Ritratti poetici, storici, e critici di varj moderni uomini di lettere, quinta edizione, Napoli, Terres, 1789;<\/p>\n<p>&#8211; Appiano Buonafede, Opuscoli di Agatopisto Cromaziano, Tomo I, Napoli, Porcelli, 1789;<\/p>\n<p>Giuseppe Maria Bozoli, Studj biografici di rinomati italiani, vol. 3, Milano, Guglielmini, 1843;<\/p>\n<p>&#8211; Giulio Natali, Buonafede, Appiano, Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930<\/p>\n<p>&#8211; Giambattista Salinari, Buonafede, Appiano, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 15, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1972;<\/p>\n<p>&#8211; Andrea Battistini, Maschere e idoli biografici: i Ritratti politici di Appiano Buonafede Andrea Cristiani (a cura di), Alle origini di una cultura riformatrice : circolazione delle idee e modelli letterari nella Comacchio del Settecento, Clueb, 1998, pp. 221-255.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>APPIANO BUONAFEDE, FILOSOFO E RITRATTISTA \u201cPARLANTE\u201dDa Comacchio a Bologna, Napoli e Roma la vita di un monaco, Accademico di grande cultura, del Settecento&#8211; Biografia di Stefano Fortini-\u00abI primi Inventori e i primi Progettisti ragionatori sono i maggiori Filosofi. 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