Il rancio nella Grande Guerra. Paolo Antolini

Ve la ricordate la battuta di Sordi, nel film La Grande Guerra di Monicelli: “Com’è il rancio?” gli chiede il comandante. “Ottimo e abbondante”, risponde il soldato Sordi. “Invece è una schifezza” replica il comandante.

Avevano ragione tutti e due. Il giudizio dei soldati sulla quantità del rancio risulta, nelle lettere alle famiglie o nei diari scritti, quasi sempre positivo. La razione giornaliera era studiata per apportare mediamente circa 4000 calorie, salvo che nel corso del 1917 quando scese a poco più di 3000 calorie per mancanza di scorte alimentari; in ogni caso, una dieta sicuramente più ricca di quella cui erano abituati da civili la maggior parte dei militari di estrazione popolare, non esclusi i veneti, cresciuti in un ambiente nel quale la pellagra – malattia da sottoalimentazione – non era stata ancora del tutto debellata alla vigilia del conflitto.

I problemi riguardavano semmai la qualità del cibo, che spesso giungeva freddo e scotto nelle trincee. Se non mancavano il vino ed i liquori, che servivano, assieme ai sigari toscani, a mitigare il puzzo dei cadaveri in decomposizione, era soprattutto la limitata disponibilità di acqua a rendere ancor più drammatica per il fante la vita in trincea. Indicativamente, ciascun soldato riceveva ogni giorno 650 grammi di pane, 150 grammi Leggi Tutto

La strada Porrettana. Da Malalbergo a Ferrara. Appunti di viaggio. Franco Ardizzoni

 

Riprendiamo il nostro cammino sulla Porrettana: strada che i miei nonni chiamavano “Strada Alta” per il fatto che in alcuni tratti del suo percorso è sopraelevata di due-tre metri rispetto la campagna circostante. Mi ricordo che dalle finestre del primo piano della casa in cui sono nato e dove ho trascorso gli anni della mia infanzia (vicino a S. Prospero di Galliera), in certe limpide giornate invernali (gennaio-febbraio) si vedeva chiaramente la Strada Porrettana, proprio grazie alla sua posizione “alta”. Dicevano anche (i miei nonni) che era stata disegnata e costruita da un ubriaco, per le numerose curve che contiene.
Ricominciamo il percorso verso Ferrara da dove lo avevamo interrotto la scorsa volta: cioè da Malalbergo. Precisamente lo riprendiamo davanti all’attuale chiesa parrocchiale dedicata a sant’Antonio Abate (in foto sopra). Da un cartello turistico della Regione Emilia Romagna apprendiamo che l’attuale chiesa è stata costruita nel 1953 sullo stesso luogo della precedente, andata distrutta nel 1945 dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. La pala dell’altar maggiore, raffigurante la B.V. del Carmine, S. Antonio Abate e S. Francesco, è attribuita alla scuola dei Carracci. In un altare laterale
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Mathausen, memorie di un sopravvissuto

Mathausen nella testimonianza di Gigino Cortelli, in un libro e
nell’intervista di Roberto Dall’Olio, assessore alla intercultura del Comune.
La sera del 27 gennaio 2011 nei locali del Centro sociale Il Mulino di Bentivoglio in collaborazione con l’Amministrazione comunale è stato presentato il libro ,
stampato in proprio , di Gigino Cortelli, scampato allo sterminio nel
lager di Mauthausen in Austria. La mattina stessa del 27 il Cortelli
aveva ricevuto una medaglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri  tramite il Prefetto di Bologna.
Un’onorificenza – tardiva – ha commentato Cortelli –  ma almeno serve a ricordare che tutti questi orrori sono accaduti .
Perchè scrivere un libro ?
Perchè mi ero ripromesso di non scrivere, ma nel corso degli anni le fandonie , le vergognose
menzogne , i silenzi sulla cruda storia dello stermino mi hanno spinto a raccontare la mia storia.
Purtroppo Cortelli è una storia “esemplare”
Ha detto bene, professore, esemplare. E’ triste, ma è così. Ho vissuto l’umanità più
calorosa e la disumanità più impensabile e crudele

Cosa intende dire?
Voglio dire che se mi sono salvato èstato soprattutto grazie a delle persone meravigliose che mi hanno
aiutato. La famiglia Hofler e il colonnello francese Pierre,
prigioniero a Mauthausen e capo della resistenza nel
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La torre dei Marsigli a Castello d’Argile. Magda Barbieri

E’ una torre poco conosciuta e citata, forse perchè si trova nei pressi di una via (dedicata ad Attilio Ferrari) attualmente di passaggio quasi esclusivamente locale. Ma si trova in quel punto probabilmente perchè, nel tempo in cui fu costruita, si trovava su un percorso stradale più importante ( anche se tortuoso , dovuto alle più antiche presenze di “lame“, paleoalvei e “Gorghi“di Reno) di collegamento provinciale, usato da chi proveniva da Bologna, attraverso la via delle Lame, poi sulla via d’Erba di Argelato , costeggiando la chiesina di S . Giacomo, imboccava la via dei Ronchi, passava davanti al convento dei frati minori di S. Francesco, e magari si fermava nell’ “hospitale “ che si trovava nei pressi (oggi osteria “della Stella”).

Dalla torre , si proseguiva poi per il centro di Mascarino (alias Venezzano), con la sua chiesa, e un bivio che conduceva, svoltando a sinistra, verso Pieve di Cento, o , procedendo verso nord, Asia e il “poggio di Massumatico” (oggi Poggetto), importate sede vescovile con relativo palazzo; imboccando la stradina a destra si arrivava alla chiesina di S. Andrea, e, più oltre, a S. Benedetto e a S. Pietro in Casale.
E’ di probabile costruzione quattrocentesca, come altre torri simili presenti nel bolognese; ma, essendo stata solo superficialmente esaminata finora, non si può dire con certezza. E’ stata probabilmente adibita Leggi Tutto

Terremoti a Cento, dal 1280 ad oggi. Ricerca di Giuseppe Sitta

TERREMOTI A CENTO dal 1280 al 1937
– Mentre sono ancora in corso i lavori per la ricostruzione o restauro di tanti edifici pubblici e privati colpiti dai terremoti del 20 e del 29 maggio 2012,
che hanno sconvolto Cento e una vasta area
modenese-ferrarese-bolognese circostante, riteniamo di utile informazione pubblicare questa ricerca storica del prof. Giuseppe Sitta di Cento
Libera riduzione dalle cronache del conte Bartolomeo Filippo Chiarelli,
Antonio Orsini, Leonida Pirani e Didaco Tangerini.

1280Si eclissò il sole e dopo fecesi sentire un gagliardo terremoto, che spaventò
il popolo, per due ore restò eclissato il sole, videsi la luna di color nero e piovè¨ per due mesi consecutivi, fu un freddo eccessivo,la brina seccò le viti da cui ne derivò penuria di vino.
1364 Fecesi sentire un gran scuotimento della terra e si rese così strepitoso che pareva crollassero gli edifici. A scossa sì orribile si spaventarono i Centesi, tutti gridavano, piangevano, esclamavano Pietà , pietà , Signore, correvano qua e là , che sembravano forsennati. Cessò lo scotimento e nulla altro di male arrecò che
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Tra Cardini e Decumani cercare il Quintario

QUINTARIO: UNA IMPORTANTISSIMA STRADA DELLA CENTURIAZIONE ROMANA. 
Giuseppe Sgubbi

In ordine di larghezza queste sono le
strade tracciate dagli agrimensori romani: 1° Decumano
Massimo metri 12 ; 2° Cardine Massimo metri 6 ; 3° Quintario
metri 3,50 ; 4° strade centuriali metri 2,30

Queste strade, eccetto il Quintario,
sono state ampiamente descritte e commentate dagli studiosi di
agrimensura, mentre invece il Quintario, da quello che mi
risulta, è ancora quasi un oggetto misterioso,
infatti dalla stragrande maggioranza di loro non è citato, e quei
pochi che l’hanno citato lo hanno fatto solo per confermarne
l’esistenza. Più volte, ma senza grandi approfondimenti ho
segnalato la grande utilità del rintracciamento dei quintari,
con questo articolo intendo spiegare bene il mio punto di vista.
Anzitutto una indispensabile premessa:
quello che dirò corrisponde esattamente alla situazione della
parte occidentale della centuriazione faentina (Faenza),
ovviamente, per trarne delle conclusioni definitive, occorre fare
il confronto con altre zone centuriate.
Per meglio capirci, inizierò facendo
presente alcune cose
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“Una terra di confine. Storia e Archeologia di Galliera nel Medioevo”

Giornata di Studi a Galliera. Sede municipale. 4 settembre 2005. Promossa da Università, Provincia e Comune
Importante appuntamento per chi ama la storia locale, con un programma ricco di interventi qualificati e al massimo livello, per conoscere e approfondire lo studio di questa interessante area della pianura bolognese.
I promotori di questa lodevole iniziativa sono : l’ Università di Bologna/Dipartimento di Paleografia e Medievistica, l’Università Ca’ Foscari di Venezia/Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente, la Provincia di Bologna e il Comune di Galliera.
Programma
ore 9,30 Apertura dei lavori
 Saluti di
 GIUSEPPE CHIARILLO   Sindaco di Galliera
 SIMONA LEMBI     Assessore alla Cultura della Provincia di Bologna

 Relazioni
 PAOLA GALLETTI      Università di Bologna
 “Un territorio tra storia generale e storia locale”
 LUCIA FERRANTI     Università di Bologna
 “Le fonti d’archivio: un panorama”
 TIZIANA LAZZARI    Università di Bologna
 “Il Saltus planus e l’organizzazione civile nel territorio altomedievale”
 ROSSELLA RINALDI   Università Leggi Tutto

Le quattro stagioni del Teatro-Casa del popolo di Argile. Magda Barbieri

Il teatro di Castello d’Argile, che compie quest’anno 110 anni di vita (1907-2017), ha una storia del tutto diversa da quella degli altri teatri sorti nel corso dei secoli 1700-1800 nei comuni vicini, ad esempio a Pieve di Cento, a Cento, a S. Giovanni in Persiceto e a Bologna. Iteatri del ‘700/’800 potremmo definirli, sia pur sommariamente, teatri di iniziativa e impostazione borghese, in quanto promossi, costruiti e finanziati dalle locali classi borghesi, costituite dai possidenti e dai professionisti che avevano influenza sulla vita pubblica come amministratori componenti dei
Consigli comunali locali, in possesso dei mezzi economici necessari per sostenere le spese e acquistare i palchi, e con quel tanto di cultura che dava la spinta ideale e il desiderio di essere promotori e fruitori di eventi culturali , spettacoli e concerti offerti dagli artisti del loro tempo.
Certo che questo tipo di teatri ha avuto una importante funzione nella diffusione della cultura, e poteva avere anche un saltuario e parziale utilizzo “popolare” in certe occasioni; c’era sempre un “loggione” o
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Come nel 1500 e 1600, la terra ha tremato ancora a Bologna, Ferrara e nel Modenese

Il terremoto del 20 maggio 2012 evidentemente non bastava a dare sfogo alla spinta furiosa degli strati geologici che apparentemente stavano in letargo sotto la pianura tra Reno e Panaro e che si erano improvvisamente risvegliati alle 4,4 di quella mattina di domenica. Ed ecco che la mattina di 9 giorni dopo, 29 maggio alle ore 9,
un’altra spinta violenta ha scosso la terra quasi nelle stessa area,
spingendosi solo un po’ più a nord- ovest e allargando la sua
sfera di influenza, facendosi sentire in tutto il nord Italia, fino a Milano e oltre ( Vedi alcune foto e mappe  nella nostra Galleria fotografica, in barra verde in alto). Oltre ai comuni già  duramente colpiti dal sisma nell’area

modenese-ferrarese bolognese
, la furia della terra ha travolto con particolare intensità  anche i
comuni di
Cavezzo, Mirandola, Medolla,
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I Caduti di Crevalcore nella Guerra 1915-1918. Paolo Antolini

Per chi si occupa di ricerche legate alla Grande Guerra, è quasi un obbligo cominciare dal monumento ai caduti che si trova spesso nella piazza principale di ogni paese o città d’Italia perché nel suo marmo sono riportati i nomi dei soldati morti sui vari fronti diguerra: così è stato fatto per Crevalcore. Grazie al lavoro di digitalizzazione di gran parte dei documenti depositati presso il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, in particolare delle notizie riportate nel volume ” I morti della Provincia di Bologna nella guerra 1915-1918 “ ai nomi abbiamo potuto affiancare grado, reggimento di appartenenza, data e luogo di morte; la ricerca nel database è stata impostata utilizzando la parola chiave “dimorante a Crevalcore” che ha dato un elenco di 228 nomi di soldati deceduti per cause riconosciute di guerra, mentre l’opuscolo che nel 1924 Crevalcore dedicò ai suoi caduti ne riporta 247; non deve stupire perché nella pubblicazione comunale sono elencati i soldati deceduti per malattie
sino al 1924, mentre il volume si ferma al 1920.

Il piano generale di guerra stilato dal nostro Comando Supremo, prevedeva azioni diverse per le varie Armate a seconda del luogo di dislocamento delle stesse: nelle Alpi la 1 Armata doveva stare sulla difensiva, sugli Altipiani Trentini bisognava operare solo per piccole rettifiche Leggi Tutto