Il rancio nella Grande Guerra. Paolo Antolini

Ve la ricordate la battuta di Sordi, nel film La Grande Guerra di Monicelli: “Com’è il rancio?” gli chiede il comandante. “Ottimo e abbondante”, risponde il soldato Sordi. “Invece è una schifezza” replica il comandante.

Avevano ragione tutti e due. Il giudizio dei soldati sulla quantità  del rancio risulta, nelle lettere alle famiglie o nei diari scritti, quasi sempre positivo. La razione giornaliera era studiata per apportare mediamente circa 4000 calorie, salvo che nel corso del 1917 quando scese a poco più di 3000 calorie per mancanza di scorte alimentari; in ogni caso, una dieta sicuramente più ricca di quella cui erano abituati da civili la maggior parte dei militari di estrazione popolare, non esclusi i veneti, cresciuti in un ambiente nel quale la pellagra – malattia da sottoalimentazione – non era stata ancora del tutto debellata alla vigilia del conflitto.

I problemi riguardavano semmai la qualità del cibo, che spesso giungeva freddo e scotto nelle trincee. Se non mancavano il vino ed i liquori, che servivano, assieme ai sigari toscani, a mitigare il puzzo dei cadaveri in decomposizione, era soprattutto la limitata disponibilità di acqua a rendere ancor più drammatica per il fante la vita in trincea. Indicativamente, ciascun soldato riceveva ogni giorno 650 grammi di pane, 150 grammi Leggi Tutto

Le quattro stagioni del Teatro-Casa del popolo di Argile. Magda Barbieri

Il teatro di Castello d’Argile, che compie quest’anno 110 anni di vita (1907-2017), ha una storia del tutto diversa da quella degli altri teatri sorti nel corso dei secoli 1700-1800 nei comuni vicini, ad esempio a Pieve di Cento, a Cento, a S. Giovanni in Persiceto e a Bologna. Iteatri del ‘700/’800 potremmo definirli, sia pur sommariamente, teatri di iniziativa e impostazione borghese, in quanto promossi, costruiti e finanziati dalle locali classi borghesi, costituite dai possidenti e dai professionisti che avevano influenza sulla vita pubblica come amministratori componenti dei
Consigli comunali locali, in possesso dei mezzi economici necessari per sostenere le spese e acquistare i palchi, e con quel tanto di cultura che dava la spinta ideale e il desiderio di essere promotori e fruitori di eventi culturali , spettacoli e concerti offerti dagli artisti del loro tempo.
Certo che questo tipo di teatri ha avuto una importante funzione nella diffusione della cultura, e poteva avere anche un saltuario e parziale utilizzo “popolare” in certe occasioni; c’era sempre un “loggione” o
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Come nel 1500 e 1600, la terra ha tremato ancora a Bologna, Ferrara e nel Modenese

Il
terremoto del 20 maggio 2012 evidentemente non bastava a dare sfogo
alla spinta furiosa degli strati geologici che apparentemente
stavano in letargo sotto la pianura tra Reno e Panaro e che si
erano improvvisamente risvegliati alle 4,4 di quella mattina di
domenica. Ed ecco che la mattina di 9 giorni dopo,
29
maggio alle ore 9
,
un’altra spinta violenta ha scosso la terra quasi nelle stessa area,
spingendosi solo un po’ più a nord- ovest e allargando la sua
sfera di influenza, facendosi sentire in tutto il nord Italia, fino
a Milano e oltre ( Vedi alcune foto e mappe  nella nostra Galleria fotografica, in barra verde in alto).
Oltre
ai comuni già  duramente colpiti dal sisma nell’area

modenese-ferrarese bolognese
,
la furia della terra ha travolto con particolare intensità anche i
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La torre dei Marsigli a Castello d’Argile. Magda Barbieri

E’ una torre poco conosciuta e citata, forse perchè si trova nei pressi di una via (dedicata ad Attilio Ferrari) attualmente di passaggio quasi esclusivamente locale. Ma si trova in quel punto probabilmente perchè, nel tempo in cui fu costruita, si trovava su un percorso stradale più importante ( anche se tortuoso , dovuto alle più antiche presenze di “lame“, paleoalvei e “Gorghi“di Reno) di collegamento provinciale, usato da chi proveniva da Bologna, attraverso la via delle Lame, poi sulla via d’Erba di Argelato , costeggiando la chiesina di S . Giacomo, imboccava la via dei Ronchi, passava davanti al convento dei frati minori di S. Francesco, e magari si fermava nell’ “hospitale “ che si trovava nei pressi (oggi osteria “della Stella”).

Dalla torre , si proseguiva poi per il centro di Mascarino (alias Venezzano), con la sua chiesa, e un bivio che conduceva, svoltando a sinistra, verso Pieve di Cento, o , procedendo verso nord, Asia e il “poggio di Massumatico” (oggi Poggetto), importate sede vescovile con relativo palazzo; imboccando la stradina a destra si arrivava alla chiesina di S. Andrea, e, più oltre, a S. Benedetto e a S. Pietro in Casale.
E’ di probabile costruzione quattrocentesca, come altre torri simili presenti nel bolognese; ma, essendo stata solo superficialmente esaminata finora, non si può dire con certezza. E’ stata probabilmente adibita Leggi Tutto

Palazzo Fontana. Storia di un palazzo e dei suoi proprietari. Alberto Tampellini

** Testo tratto dal libro  Le dimore dei signori, Marefosca edizioni, 2004. Per gentile concessione dell‘autore, Alberto Tampellini, e dell’editore, Floriano Govoni, possiamo conoscere le storie dei proprietari, del palazzo e della tenuta.
– La
Villa o Palazzo Fontana,
nel territorio di
San Matteo della Decima,è uno dei complessi rustico-residenziali più interessanti delle nostre campagne, anche se praticamente sconosciuto e attualmente in avanzato stato di degrado architettonico e strutturale. Contrariamente a quanto credono molti abitanti della zona, il suo nome non deriva dalla famiglia Fontana bensì dalla presenza di una vera e propria fonte d’acqua che sgorgava nei pressi (1). La denominazione “Fontana” indica inoltre anche la vasta tenuta agricola circostante, che si è costituita nel corso di secoli a partire dalle prime acquisizioni di terreni compiute nella zona da Ercole, figlio Leggi Tutto

Balene sull’Appennino bolognese e mammut nel ferrarese: fossili di casa nostra

Che nella nostra Regione , tra Reno e Po , dall’Appennino al mare Adriatico attuali , vi abbiano abitato
Etruschi, Celti e Romani è fatto assodato, documentato da migliaia di reperti, e noto a tutti, dagli studenti delle elementari  agli adulti pur modestamente informati di storia.
Ma forse ancora pochi sanno che in quest’area , molto tempo prima della comparsa dell’uomo, e anche dopo, nell’acqua del mare preesistente ci sguazzavano le balene e tante creature marine dall’aspetto e dai nomi esotici; e poi, sulla terraferma via via consolidatasi nel tempo, correvano mammuth e
rinoceronti lanosi, leoni delle caverne e bisonti delle steppe.
Non è¨ fantascienza , o pura teoria deduttiva, ma quanto risulta da recenti ritrovamenti di fossili e da studi supportati da analisi scientifiche, che hanno permesso di dare certezza a quelle che prima potevano essere solo supposizioni. Citiamo solo qualche esempio. Nel 1965 , sul versante sinistro della val di Zena, a Gorgognano , a pochi chilometri da Pianoro e ad est dell’antica via della Futa, sono stati ritrovati i resti di una balena fossile. Le operazioni di recupero e consolidamento dell’esemplare sono state effettuate dall’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bologna. Nei sedimenti che inglobavano le ossa della balena sono stati raccolti al momento dello scavo anche diversi macrofossili, in particolare lamellibranchi, gasteropodi e scafopodi.

 

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1914 – L’illuminazione pubblica a S.Giorgio di Piano passa dall’acetilene all’elettricità . Anna Fini

2014: CENTO ANNI DELLA
ILLUMINAZIONE ELETTRICA PUBBLICA A S. GIORGIO DI PIANO.
Ricerca
di Anna Fini
Esattamente 100 anni fa, nel
1
914, nel comune di San Giorgio di Piano si passava
dall’illuminazione pubblica a gas acetilene all’illuminazione
elettrica.
Ma come avvenne questo passaggio?
Nel lontano 1912 la SocietÃ
Elettrica di Bologna chiese d’iniziare le pratiche per
impiantare una rete di pubblica illuminazione elettrica a San
Giorgio. La Giunta, allora presieduta dal Sindaco
Gaetano Rossi, pensando che questo nuovo sistema fosse
più sicuro, più economico e più pratico rispetto al sistema sin a
quel momento utilizzato, affidò all’assessore Gaetano Tommasini
l’incarico di studiare l’argomento.
San Giorgio attraversava, in quegli
anni, uno “sviluppo dell’arte edilizia” con un aumento
delle dimensioni del paese che aveva reso l’impianto
d’illuminazione a gas acetilene insufficiente ed era quindi
indispensabile la sua estensione oppure la sua sostituzione con un
impianto a luce elettrica. Le due soluzioni vennero vagliate
dall’Amministrazione
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“Una terra di confine. Storia e Archeologia di Galliera nel Medioevo”

Giornata di Studi a Galliera. Sede municipale. 4 settembre 2005. Promossa da Università , Provincia e Comune
Importante appuntamento per chi ama la storia locale, con un programma ricco di interventi qualificati e al massimo livello, per conoscere e approfondire lo studio di questa interessante area della pianura bolognese.
I promotori di questa lodevole iniziativa sono : l’ Università  di Bologna/Dipartimento di Paleografia e Medievistica, l’Università  Ca’ Foscari di Venezia/Dipartimento di Scienze dell’Antichità  e del Vicino Oriente, la Provincia di Bologna e il Comune di Galliera.
Programma
ore 9,30 Apertura dei lavori
 Saluti di
 GIUSEPPE CHIARILLO   Sindaco di Galliera
 SIMONA LEMBI     Assessore alla Cultura della Provincia di Bologna

 Relazioni
 PAOLA GALLETTI      Università  di Bologna
 “Un territorio tra storia generale e storia locale”
 LUCIA FERRANTI     Università  di Bologna
 “Le fonti d’archivio: un panorama”
 TIZIANA LAZZARI    Università  di Bologna
 “Il Saltus planus e l’organizzazione civile nel territorio altomedievale”
 ROSSELLA RINALDI   Università  di Bologna
 “La territorialità  ecclesistica: forme e dinamiche”
 MARINELLA ZANARINI   Università  di Bologna
 “Società  ed economia: estimi e altre fonti”
 Pausa pranzo
Ripresa ore 15
 ELISA ERIOLI   Università  di Bologna
 “Il castrum di Galliera: fonti inedite”
 SAURO GELICHI   Università  di Venezia
 “L’archeologia e lo studio di un territorio”
 ALESSANDRA CIANCIOSI     Università  di Bologna
 “Il tessuto insediativo nel Medioevo: dalle fonti scritte alle fonti materiali”
 ALBERTO MONTI    Università  di Bologna
 “Lo studio del territorio attraverso la cartografia e la fotografia aerea”
 FRANCO CAZZOLA   Università  di Bologna
 “Galliera tra medioevo ed età  modena”

Per informazioni Comune di Galliera tel 051 6671229 Tiziana Bina /segreteria@comune.galliera.bo.it

Incolato e Partecipanze Agrarie. Brevi note. Magda Barbieri.

In risposta ad una richiesta , pervenuta al nostro sito da parte di un lettore di Monaco che conosce l’italiano ed è interessato all’economia del centopievese crediamo sia utile spiegare  che “incolato” è vocabolo di antica origine e si riferisce all’obbligo di residenza per aver diritto alla divisione periodica dei “capi” (o parti di terreno) delle Partecipanze agrarie emiliane.
Ovviamente, per capire bene il significato di questo termine nel suo contesto, occorrerebbe conoscere, almeno per sommi capi, origine e organizzazione delle Partecipanze, ma è difficile  spiegarlo  in un testo di poche righe.

C’è una ricca bibliografia in materia , ma si tratta di pubblicazioni di storia locale che probabilmente non si trovano nelle biblioteche e nelle librerie all’estero; e anche in Italia, al di fuori dell’Emilia. Sommariamente, posso ricordare che le Partecipanze Agrarie tuttora presenti e attive in Emilia-Romagna sono 6 e si trovano nei Comuni di : Pieve di Cento (Bo), S. Giovanni in Persiceto-Decima (Bo),  S. Agata Bolognese (Bo), Medicina-Villa Fontana (Bo), Cento (Fe), Nonantola (Mo). Era importante e  attiva anche quella di Budrio (Bo), soppressa nel 1930 .
Tutte hanno lontanissime origini che risalgono al Medioevo, tra XI e  XII secolo nella prima formulazione, e , sia pur con regole e storie parzialmente diverse, si può dire che derivano tutte da concessioni , fatte da Abati o Vescovi con poteri feudali, alle popolazioni locali, di vaste aree di terreni paludosi o boschivi da bonificare e coltivare; aree assegnate in proprietà  comune e in perpetuo ai capifamiglia del luogo e ai loro discendenti maschi, da suddividere e scambiare periodicamente tra essi, con il divieto assoluto di alienazione o di trasformazione in proprietà  privata dei singoli Partecipanti.
Ogni Partecipanza è regolata da antichi e complessi Statuti, che sono stati nel corso dei secoli solo in parte modificati e aggiornati, ma che conservano alcune regole basilari immutate nel tempo. Una di queste regole è appunto quella dell“incolato”, che sancisce  l’obbligo di residenza ininterrotta e continuativa del Partecipante  nel territorio di competenza della sua  Partecipanza,  per almeno 2 anni prima dell’inizio delle operazioni di divisione dei terreni e di assegnazione dei “capi”. Assegnazione che viene fatta  ogni 20 anni per alcune Partecipanze, o ogni 9  per altre.

Va ricordato anche che il diritto all’appartenza ad un Partecipanza è riservato solo agli uomini che portano determinati cognomi e sono sicuramente discendenti da quel primo nucleo di famiglie che beneficiarono della prima concessione. Ed è proprio grazie a questa regola che certi cognomi sono diffusissimi in questi comuni (basta consultare l’elenco telefonico…) e pochi dei cognomi originari sono estinti.
Questa singolare istituzione di proprietà fondiaria comunitaria, pur essendo circoscritta  in alcune aree e con “capi” di modesta estensione, ha avuto ed ha tuttora un ruolo rilevante per l’economia agricola e per il contesto sociale delle località   in cui si trovano le Partecipanze. Ed è anche molto sentito e coltivato l’interesse per la conservazione delle memorie storiche, delle tradizioni e della storia locale.

(*) Nella foto sopra, una antica tipica casa della Partecipanza di Cento, ristrutturata e diventata sede di Museo dell’istituzione

 Magda Barbieri