
Non so se convenga a qualcuno riportare l ‘Italia allo stato in cui si trovava nel basso medioevo o, più o meno nel 1200 (cartina a lato), con marchesati, ducati, contee, principati vescovili, qualche repubblica marinara, o, comunque città -stato più o meno estese, l’una contro l’altra armate, talvolta alleate contro, o pro, l’Imperatore germanico, o contro, o pro, il Papa di Roma. A sentire certe proposte che rimbalzano sulla stampa in questi giorni, per imporre esami di dialetto ai professori, bandiere e inni regionali da fissare nella Costituzione, bandiere padane e confusi federalismi, sembra proprio che si voglia rimettere all’Italia il folkloristico e infausto vestito di Arlecchino (dismesso nel 1860 con l’Unità ) e riportarla indietro nella storia, senza peraltro conoscere la storia, sia politica che linguistica del nostro Paese. Certamente conoscere la storia è un impegno gravoso, che richiede uno studio approfondito al quale i politici (e molti dei loro elettori) forse fanno troppa fatica a sottoporsi. Ma una infarinatura almeno potrebbero darsela.

