
Sicuramente non è dovuto al caso il fatto che ben 5 delle 6 Partecipanze emiliane presenti e attive ancora oggi, si trovino tutte in un’ area a sinistra del Reno, attuale e “vecchio”, della Samoggia “vecchia” e intorno agli antichi alvei del Panaro, del suo affluente Muzza e di altri “rii ” e “flumicelli” ad essi collegati.
L’origine delle Partecipanze emiliane non è quindi tanto attribuibile (come si continua a raccontare, per tradizione popolare antica) ai lasciti di terreni della Contessa Matilde di Canossa, defunta nel 1115 (proprietaria per un certo tempo di queste e di ben altre e più vaste terre, in Emilia e in altre regioni), quanto piuttosto alle caratteristiche naturali del territorio , alle esigenze della bonificazione e colonizzazione, e alle antiche consuetudini instaurate, prima ancora della presenza della contessa, dai Monasteri, in primo luogo quello di
Nonantola, e dai Vescovi e “Signori” proprietari, di dare in affitto a particolari
condizioni i terreni paludosi , vallivi, boschivi e incolti di queste
zone , agli “huomini”, o capifamiglia, delle rispettive località ,
perchè li rendessero coltivabili e fruttiferi.
Si trova citazione di un documento del 1017 in cui si legge che il marchese Bonifacio di Toscana (padre di Matilde di Canossa) donò al monastero di S. Silvestro di Nonantola molti predi nell’agro di Trecentola – Casumaro, predi che furono poi da questo dati in enfiteusi e infine, ceduti per metà al marchese d’Este e per metà al Vescovo di Bologna, nel 1358, purchè fosse mantenuta la proprietà collettiva in subenfiteusi perpetua, rinnovabile ogni 20 anni, agli uomini di Cento e Pieve, con corresponsione di un canone.
Si cita anche un atto dell’Abate nonantolano Landolfo che nel 1068 concedeve terre della “Palata” e nella “corte del Secco”. Nel 1058, l’abate Gotescalco concedeva al popolo nonantolano il privilegio di usare di paludi e boschi e pascoli di proprietà del Monastero a patto che si impegnasse a costruire le mura attorno a Nonantola. Nella “Distinta degli Istrumenti esistenti nell’Archivio di S. Giovanni in Persiceto” (v. relativo catalogo), sono elencati , tra gli altri documenti: una” locazione enfiteotica di Giovanni Vescovo di Bologna agli uomini di S. Giovanni“, databile 1170; una Concessione di Lottario III re de’ Romani agli uomini di S. Giovanni “ , datata 1133; una “Transazione fra il Comune di S. Giovanni e il Monastero di Nonantola“, nel 1215; un “Ratificamento dei monaci di S. Silvestro di Nonantola a favore del comune di S. Giovanni”, nel 1260; una “Conferma e rinnovazione di concessione enfiteotica fatta dal Vescovo di Bologna al Comune di S. Giovanni”, datata 1329; una “Locazione enfiteotica dell’abate di Nonantola agli uomini di Persiceto“, nel 1356, e poi, via via, , permute, compre, transazioni, convenzioni e privilegi concessi da Abati, Vescovi , Comune di Bologna e papi nel corso del secolo 1400.
C’è dunque un intreccio e un antico tratto di storia comune che lega le Partecipanze di
Nonantola, S. Agata bolognese, S. Giovanni
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