Ritorna la torre civica in tutto il suo splendore

Un sapiente restauro ha ridato ai persicetani un loro simbolo *(Da archivio notizie ottobre 2003)   Nella nostra pianura nel passato ogni paese aveva la sua torre con funzioni di avvistamento a scopo di difesa e come emblema del luogo e di chi aveva il potere sul territorio.A poco a poco le torri hanno perso nel tempo la loro funzione e sono state trasformate in campanili di chiese costruite vicino o adibite ad abitazioni e poi ultimamente lasciate prive di ogni cura.. Purtroppo la mancanza di una funzione istituzionale le ha danneggiate: deterioramento della struttura architettonica, asportazione, non sempre permessa, di parti decorative o addirittura di materiale murario da adibirsi ad altre strutture.

Per molti paesi della pianura la torre, testimone della storia del paese, è rimasta solo nello stemma comunale.

Ciò non è avvenuto per fortuna a San Giovanni in Persiceto. La torre civica per un po’ di tempo è stata contornata da impalcature e coperta da velari .

Il Comune, che ne è proprietario, con il contributo di Enti pubblici e privati e in base ad un progetto della Sovraintendenza ai beni culturali, ha proceduto al recupero della torre: consolidamento della struttura muraria, rifacimento e recupero della cupola, delle meridiane e tanti altri piccoli, ma importanti, lavori.

Ora il velario è calato e la torre, del XIII secolo, saluta i visitatori in tutta la sua bellezza: merita senz’altro una visita

Omero Schiassi : un uomo che ha difeso la libertà , l’umanità e la giustizia, in Italia e in Australia

A S. Giorgio di Piano c’è una strada dedicata a  lui e nella lontanissima  Myrtleford in Australia c’è la sua tomba. Ma forse qui pochi sanno chi era e perchè è giusto ricordarlo –
Omero Schiassi è nato  il 3.9.1877 a S. Giorgio di Piano da Guglielmo e  Virginia Biagioni. Entrambi i genitori  furono animatori del primo movimento socialista locale , sia nella tabaccheria con mescita di alcolici da loro gestita a S. Giorgio di Piano, sia nel “salotto buono” di casa, a causa del
rifiuto dei padroni di casa ad affittare locali per farne la sede dei socialisti del comune. Animato dagli stessi ideali,  si immerse nel movimento dei lavoratori, portando avanti gli studi fino a conseguire la laurea  in Giurisprudenza all’Università di Bologna. Il 22-23 aprile 1901 “Il Resto del Carlino” pubblicò un comunicato che vedeva il giovane Omero come redattore e primo firmatario nelle lotte per strappare migliori condizioni per i “ vangatori di risaia” (tra le rivendicazioni più sentite, la giornata lavorativa di 12 ore!) ed un salario più elevato.

Partecipò al l° Congresso nazionale dei Lavoratori della TerraFederazione Nazionale dei lavoratori della terra nella provincia di Bologna, in Umbria, nel Lazio ed in Toscana, promosse organizzazioni mezzadrili e agitazioni Leggi Tutto

Fedora Servetti Donati, Budrio la ricorda così

Venerdì 4 dicembre  2009 alle ore 21 presso il Teatro Consorziale di Budrio, verrà  ricordata
Fedora Servetti Donati
indimenticabile studiosa, che ha dedicato ogni sua azione ed ogni sua opera alla salvaguardia, difesa e valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Budrio, suo paese natale.
Questa serata si articolerà  in alcuni momenti importanti, fra cui la consegna di tre borse di studio a tre studenti delle scuole di Budrio (elementari, medie inferiori e medie superiori) che si sono particolarmente distinti nell’anno scolastico 2008/2009. Le borse di studio sono offerte dal Centro Sociale La Magnolia e dalla Fondazione Cervellati, in collaborazione col Comune di Budrio.
La serata sarà anche l’occasione per presentare la ristampa dell’ultimo lavoro di Fedora Servetti Donati “E’ Budrio un bel castel del bolognese” edito nel 2002 e da tempo esaurito.
La riedizione di questo studio è stata resa possibile grazie alla partecipazione di numerose, Associazioni, Fondazioni, aziende, librerie e del Comune di Budrio (*), riunitisi in una “cordata”
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La Pastolaccia e la Micca di Malalbergo. Dino Chiarini

“La Pastulaze e la Mèca ad Malalberg” (La Pastolaccia  e la Micca di Malalbergo)Storia e ricette
1) La Pastolaccia (Pastulez in dialetto locale) è una ciambella tipica malalberghese che utilizza gli stessi ingredienti del più noto biscotto “Savoiardo”: però gli è differente per la sagomatura, in quanto viene tagliata a fette trasversali, come il Cantuccio toscano o come il Biscotto del Re altedese. In verità la Pastulaza, rispetto a quest’ultimi due dolcetti, è priva di mandorle e di burro, componenti indispensabili sia per il Cantuccio, sia per il Biscotto del Re. Secondo i racconti a noi tramandati oralmente dalle anziane signore malalberghesi (che a loro volta le avevano appresero dalle loro nonne) questo composto, fatto solo con farina, zucchero, uova e un po’ di lievito, risale alla seconda metà  dell’Ottocento. Pare che l’idea fosse venuta ad un fornaio malalberghese che l’attuò dopo aver esaminato varie ricette suggeritegli dai viaggiatori (provenienti da diverse provincie italiane ed anche da svariati paesi europei), che qui transitavano per raggiungere le città  di Bologna, Ferrara e Venezia. Essi spesso si
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Un ricordo di Luigi Arbizzani . Angela Bonora

Negli anni ’90 venni ad abitare a San Giorgio di Piano e mi incuriosì il paese, la sua gente, il suo essere. Domandai in Biblioteca comunale un libro sulla storia del paese e mi fu dato il volume “Uomini, lotte e altre cose. Immagini e documenti per una storia di San Giorgio di Piano” di Luigi Arbizzani …  Mi lessi tutto lo scritto, ammirai le immagini,  mi ritrovai portata per mano dall’Autore dentro un mondo e ai suoi prima, gli anti, i diversi ricercati da un giovane che era stato stimolato alla ricerca dalla storia perduta dall’esigenza di partecipare, dall’esigenza di entrare nei momenti storici del paese, per viverlo intenderlo tangibilmente come problema reale, umano.

Non era la prima volta che mi imbattevo nell’Autore, altri volumi avevo avuto la possibilità di leggere nel cercare di capire i fatti storici che andavano dall’inizio del secolo agli anni ’90 e gli uomini che ne avevano fatto parte attiva.

Uomini, paese, …paesi,…problemi sociali politici, …lotte e sacrifici dei lavoratori. Tutto questo e tanto altro Arbizzani ha dato e continua dare ai suoi lettori.

Lo conobbi personalmente una volta in Biblioteca Comunale a San Giorgio, era il Direttore responsabile del Sangiorgese, il giornale locale. Gli occhi fissi nei miei, gentile, curioso…mi sono ricordata quello che di lui mi aveva detto Luciano Bergonzini, mi sono ricordata della sua amicizia fraterna con Mario Melloni (Fortebraccio), mi sono sentita piccola e doverosamente umile.

I rapporti con Lui sono continuati. Avevo un sogno che era stato sempre anche il suo, creare qualche cosa che aggregasse gli uomini, i paesi di questa vasta pianura lambita dal Reno.E’ stato il primo, malgrado i suoi numerosi impegni, a venire alle varie riunioni che hanno portato alla creazione, e alla vita poi, del Gruppo di Studi della Pianura del Reno. Suo è il nome dato alla rivista on line del Gruppo: “Reno, Campi, Uomini”, ed ancora ho visto brillare i suoi occhi soddisfatto che altre persone condividessero l’amore verso la gente, i luoghi, la storia passata e presente.

Credo che come Gruppo non possiamo Leggi Tutto

Le quattro stagioni del Teatro-Casa del popolo di Argile. Magda Barbieri

Il teatro di Castello d’Argile, che compie quest’anno 110 anni di vita (1907-2017), ha una storia del tutto diversa da quella degli altri teatri sorti nel corso dei secoli 1700-1800 nei comuni vicini, ad esempio a Pieve di Cento, a Cento, a S. Giovanni in Persiceto e a Bologna. Iteatri del ‘700/’800 potremmo definirli, sia pur sommariamente, teatri di iniziativa e impostazione borghese, in quanto promossi, costruiti e finanziati dalle locali classi borghesi, costituite dai possidenti e dai professionisti che avevano influenza sulla vita pubblica come amministratori componenti dei
Consigli comunali locali, in possesso dei mezzi economici necessari per sostenere le spese e acquistare i palchi, e con quel tanto di cultura che dava la spinta ideale e il desiderio di essere promotori e fruitori di eventi culturali , spettacoli e concerti offerti dagli artisti del loro tempo.
Certo che questo tipo di teatri ha avuto una importante funzione nella diffusione della cultura, e poteva avere anche un saltuario e parziale utilizzo “popolare” in certe occasioni; c’era sempre un “loggione” o
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Museo della Comunicazione a Bologna, patrimonio della cultura

Fra i tesori nascosti delle istituzioni museali bolognesi ce n’è uno che merita una segnalazione per chi ancora non lo conosce, visto che è stato insignito del titolo di Patrimonio Culturale  dell’UNESCO nel 2007 ed èvisitato da centinaia di scolaresche e turisti. Nelle sue ampie sale ci sono esposti oltre 2000 pezzi che testimoniano l’evoluzione degli strumenti della comunicazione da 250 anni fa ad oggi. E’ il
Museo della Comunicazione e del multimediale G. Pelagalli a Bologna,. Mille suoni – mille voci
Si trova nel centro della cittÃ
, in via Col di Lana 7/N, e offre ben 12 settori espositivi, oltre a Biblioteca,
Videoteca, Audioteca e Cineteca.
Due sale sono dedicate a Guglielmo Marconi e ai Fratelli Ducati e le altre a tutte le varie branche della Comunicazione. E’ visitabile su appuntamento , con la guida del fondatore – creatore di questa eccezionale raccolta, Giovanni Pelagalli.
Dal sito www.museopelagalli.com  riccamente illustrato, abbiamo tratto una sintesi delle sezioni del Museo
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Luigi Groto, il “cieco d’Adria” “terremotato” a Malalbergo nel 1570. Dino Chiarini

Luigi Groto -o Grotto,
come riportano alcuni documenti- (Adria, 7 settembre
1541–Venezia, 13 dicembre 1585) fu un celebre drammaturgo, poeta,
filosofo, musicista, ambasciatore di Adria presso la Serenissima
Repubblica.
Era figlio di Federico e di Maria de’ Rivieri ed
appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà adriese
proprietaria di vasti terreni; venne colpito da cecicità completa
all’età di otto anni. Fu membro di varie Accademie letterarie, tra
cui quella di “Umanae Litterae” di Adria, ed istituì una propria
scuola, l’Accademia degli Illustrati. Compose numerose poesie,
svariate commedie e tradusse diverse opere dal greco. Nei primi mesi
del 1567 fu processato come eretico per aver letto e conservato
alcuni libri di Erasmo da Rotterdam e di Bernardino Ochino: proprio
per questo motivo fu escluso dall’insegnamento. Più tardi,
precisamente l’8 luglio 1567, il processo si chiuse con l’abiura del
Groto ed il gesto lo rese sì libero dalle censure e dalla prigione a
vita, ma non gli consentì di tornare a insegnare, lasciandolo
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Inaugurazione di “Casa Frabboni”

Sabato 13 dicembre 2003 alle ore 11 si inaugura a San Pietro in Casale la Casa Frabboni voluta da Natale Guido Frabboni, noto artista che visse a San Pietro e  che ha lasciato in donazione la Villa al Comune per farne un Centro culturale. L’inaugurazione si apre al mattino, ore 11  nella Sala Consiliare, via Matteotti, 154 con ilConvegno “ Frabboni: la casa, l’uomo, l’artista”.

Alla presenza delle Autorità e dell’architetto Pier Luigi Cervellati verrà presentato il volume “Natale Guido Frabboni” edito da Minerva Ed.

nel pomeriggio alle ore 17  in via Matteotti, 137:

“ Apertura di Casa Frabboni: il recupero dell’edificio e la mostra delle opere dell’artista”

Alla presenza delle Autorità Comunali e Provinciali verrà inaugurata la Sede della nuova area museale.

Una poesia in dialetto ferrarese per la salama da sugo

Per celebrare i 10 anni di attività, l’AR.PA.DIA , Archivio Padano dei Dialetti, ha diffuso una poesia  dedicata a “La salama da sugh frarésa”, un testo lirico di Alberto  Goldoni quanto mai ad hoc in questo periodo di feste legato alle prelibatezze ferraresi che vanno gustate in famiglia. E’ un pezzo davvero da non dimenticare legato ad una tradizione alimentare che ormai è…patrimonio
dell’umanità . Alberto Goldoni fu un  pioniere nel suo genere nella  città di Ferrara, tra i migliori poeti e scrittori ferraresi in lingua italiana e dialettale, mancato al ‘suo’ pubblico nel settembre del 1990.
La poesia è tratta da “La poesia dialettale ferrarese“, antologia di opere tra Città e Provincia, a cura di Maria Cristina Nascosi, Ferrara, Comune di Ferrara, 1998, primo volume, anzi Numero Zero di Cóm a dzcurévan / Come parlavamo, la collana, che giungerà a breve al dodicesimo volume, di AR.PA.DIA., l’Archivio Padano dei Dialetti, nato ormai 10 anni fa e curato dalla stessa Nascosi per il Centro Etnografico / Centro di Documentazione Storica dell’Assessorato alle Politiche ed Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara.
Ecco dunque il testo poetico-gastronomico, delizia dei ferraresi (*):

LA SALAMA DA SUGH FRARÉSA
Prima ad védrat int al piat,  o bèla salamina,
at sént
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