PER UNA STORIA AL FEMMINILE A SAN GIORGIO DI PIANO
– Ricerca storica di Anna Fini –
-Seconda parte – Dalla fine dell’Ottocento alla prima guerra mondiale
Il lavoro delle donne tra rivendicazioni sociali, società operaia e sindacato
San Giorgio a cavallo tra il IXX e XX secolo con una popolazione di circa 4.640 abitanti aveva un grande numero di osterie e rivendite di vino e liquori, e molte conduttrici di questi esercizi pubblici (dai nomi Margherita, Stella, Gallo, Colonna, Fortuna, Orso, Sole, Mercato, Mondo) erano donne indicate come ostesse e/o venditrici di vino e liquori; tra queste donne spicca la figura di Virginia Biagioni, ostessa e prima donna animatrice politica.
Nel 1898 aprì “un esercizio per la rivendita del vino” nel palazzo Fosser al centro del paese, un’osteria che divenne col tempo anche rivendita di sali e tabacchi; questo lavoro le permise di essere in contatto ogni giorno con tante persone e contribuì a determinare il suo impegno politico.
Come in altri paesi nelle osterie si incontravano diverse persone che si scambiavano opinioni ed idee, avanzavano le prime rivendicazioni economiche sociali e politiche avviando così le prime organizzazioni operaie.
Nell’esercizio pubblico di Virginia si vendeva il vino ma era vietato giocare a carte, si commentavano le notizie dei giornali, la signora li leggeva e li illustrava ai clienti. Un articolo di Raffaele Ramponi nel giornale socialista “la Squilla” del 18 settembre 1952 individua 14 persone che a fine ottocento fecero nascere il partito socialista, 2 di queste erano donne: Virginia Biagioni in Schiassi e Gotti Irene in Maccaferri.
Fu una propagandista e attivista di questo partito a San Giorgio e nel 1908, quando a livello locale si formò circolo socialista che cresceva come numero di aderenti ma che era senza sede perché nessun proprietario affittava loro i locali, Virginia mise a disposizione un ambiente della sua casa, quello che doveva essere il salotto, per tenervi le riunioni.
Dalla documentazione del partito socialista sappiamo che Virginia s’impegnò anche per riconoscere la giornata del primo maggio come festa dei lavoratori: in questa giornate le osterie venivano chiuse dalla questura, per evitare che vi fossero disordini, e davanti alla sua, pur essendo chiusa, Virginia appendeva “3 lumi rossi alla veneziana” (modalità molto usata nei nostri territori nell’ottocento nelle giornate di festa) cioè 3 lucerne appese con il numero 8 ben visibile per ricordare una delle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici: “8 ore di lavoro, 8 ore di riposo, 8 ore di sonno”, un traguardo importante per chi lavorava 10 e più ore al giorno. Nei documenti che ho potuto consultare, tra lavoro femminile e maschile non si nota un diverso numero di ore totali ma le donne non erano inserite nei turni lavorativi notturni.
La “denuncia d’esercizio della Società anonima bolognese per l’industria dei concimi e dei prodotti chimici”, cioè dell’attuale Reagens, riferisce di un orario di lavoro di 10 ore e riporta anche il numero complessivo degli operai, suddivisi tra uomini e donne, e le mansioni riservate alle donne.
Oltre alla fabbrica menzionata si può trovare in archivio anche una copiosa documentazione del consorzio cooperativo del
tabacco, esistente allora in San Giorgio, che dichiarava 10 ore lavorative, per entrambi i sessi, che potevano continuare anche di sera nel periodo estivo.
Se gli esempi riportati indicano 10 ore di lavoro giornaliero, un riferimento dell’orario di lavoro delle “risaiole” chiamate poi mondine, indica ( in un articolo inerente la storia delle lotte di Raffaele Ramponi della “Squilla” del 18/9/52) “ da sole a sole e grandiosi furono gli scioperi per ottenere le 12 ore di lavoro e l’aumento delle paghe”.
Anche le donne si organizzarono nell’ambito delle attività lavorative: ne abbiamo traccia da una comunicazione che il nostro Sindaco inviò al Prefetto nel 1917, in risposta alla richiesta di informazioni sull’eventuale presenza, nel nostro Comune, di società operaie di mutuo soccorso che concedessero ai propri associati sussidi per malattia.
I nostri amministratori così risposero: “al 31 dicembre 1916 esistevano come esistono tutt’ora, in questo comune, due società operaie che hanno lo scopo di concedere sussidi per malattia:
-la società operaia maschile con circa 190 soci
-la società operaia femminile con circa 90 socie”.
Non è stato possibile trovare ulteriori informazioni sull’organizzazione femminile, mentre di quella maschile conosciamo lo statuto del 1877 e alcuni dati numerici.
Molto probabilmente le due società avevano ordinamenti simili e per analogia potremmo dire che, anche per la società femminile, lo scopo principale era il soccorso fra soci di qualunque professione e di chiunque “tragga dal suo lavoro di che vivere onestamente”; ogni socio pagava settimanalmente 20 centesimi e in caso di malattia regolarmente certificata, dopo un periodo di 6 mesi dall’ammissione, riceveva un sussidio giornaliero di 1 £.
Tra i tanti articoli dello statuto interessanti troviamo che l’età per essere ammessi andava dagli 8 ai 50 anni; per i soci dagli 8 ai 14 anni, però, esisteva una categoria particolare, con la richiesta di versamento di una quota dimezzata.
La società aveva una bandiera sociale la cui tenuta ed esposizione era rigidamente regolamentata; questa bandiera, che porta come emblema due mani che si uniscono è attualmente esposta nella Sala Consigliare del comune di San Giorgio di Piano.
Dalla lettura dei dati allegati al materiale dello Statuto della società operaia maschile colpisce il numero dei soci effettivi che al 31 dicembre 1911 era quantificato, con tanto di tabella riportante tutti i nomi, in 541 uomini, mentre nel 1916 a guerra in corso gli aderenti sono 190.
Un’altra organizzazione sindacale che nel 1910 associava entrambi i generi era la Lega Braccianti: dai dati a nostra disposizione risultavano iscritti 53 mezzadri maschi, 170 braccianti maschi e donne 215.
La prima guerra mondiale chiamò al fronte moltissimi uomini, che in tante attività e posti di lavoro furono sostituiti dalle donne; nel nostro archivio troviamo le informazioni in particolare di due donne: Maria Belletti Nanetti e Elvira Gualandi.
Maria Belletti Nanetti
Maria sostituì il marito Giuseppe che venne chiamato alle armi nell’aprile del 1916. Giuseppe faceva il “becchino comunale” e, al momento del richiamo militare, il suo lavoro di custodia e manutenzione dei cimiteri comunali venne affidato alla moglie Maria, affiancata da un uomo che eseguiva il lavoro di sotterratore delle salme.
Giuseppe purtroppo morirà nel corso di un’esercitazione nell’anno successivo e la moglie rimarrà a ricoprire il suo incarico fino alla fine della guerra.
Elvira Gualandi
Abbiamo informazioni di Elvira attraverso una richiesta inviata il 15 agosto 1916 dal Sindaco di San Giorgio al comando militare di competenza per concedere una licenza al fratello, il militare Alfredo Gualandi, per “sistemare urgenti affari di famiglia” poiché Elvira era morta in un infortunio al pirotecnico di Bologna.
Nel laboratorio pirotecnico di Bologna si facevano munizioni per le armi leggere, per l’innesco ed il caricamento di proiettili d’artiglieria e nel periodo bellico arrivò a fabbricare 2 milioni di cartucce al giorno, coprendo buona parte del fabbisogno dell’esercito al fronte. Saranno oltre 10.000 gli operai occupati in quello stabilimento e di questi gran parte erano donne.
La richiesta della licenza non fu accolta, infatti dal fronte si rispose che “non si può proporre una breve licenza al bersagliere Gualandi Alfredo se non provengono a questo comando documenti specifici sugli interessi urgenti da sistemare vistati dai reali carabinieri i quali comprovino l’assoluta necessità della presenza in famiglia del su indicato militare”: si tratta di una risposta che ancora oggi lascia disarmati.
All’epoca della prima guerra mondiale la scuola domenicale femminile (che corrispondevano ai corsi serali maschili) servì come punto d’appoggio per inviare ai militari prigionieri lettere e pacchi viveri.
Relativamente al quel periodo bellico dobbiamo ricordare che a San Giorgio vi erano numerosissimi acquartieramenti di compagnie e distaccamenti militari che qui facevano permanere i loro soldati sia per periodi di addestramento sia per essere di supporto ai combattenti al fronte. San Giorgio alloggiava quindi un gran numero di militari e tra gli atti che documentano questa circostanza troviamo anche indicazioni del Prefetto e del Questore che evidenziano la necessità di disciplinare con misure specifiche l’esercizio del meretricio per evitare la diffusione di malattie legate alla prostituzione allora chiamate “celtiche”.
Le disposizioni del Prefetto e del Questore stabilivano che tutte le donne che esercitassero notoriamente la prostituzione dovessero sottoporsi a visita sanitaria e nel caso fossero affette da malattie dovevano essere ricoverate sino a completa guarigione. Vennero indicate anche modalità di prevenzione delle malattie e periodicamente queste disposizioni venivano risollecitate.
Dai documenti dei primi anni del dopoguerra emergono 3 figure femminili, Angela, Luigia e Maria, tutte appartenenti alla famiglia di Bricola Giuseppe, tenente degli alpini caduto in Trentino nella difesa di Asiago e, per questo, decorato con la medaglia d’argento.
Le signore Bricola si iscrivono all’Associazione Nazionale Madri e Vedove dei Caduti a Bologna e nel 1921 decidono di fondarne una sezione a San Giorgio. Il gruppo sangiorgese si ingrandì e i partecipanti si ritrovarono periodicamente per ricordare il sacrificio dei propri cari, per fare opere di beneficenza in favore delle aderenti più bisognose e per avviare le pratiche pensionistiche di coloro che, pur avendone diritto, ancora non percepivano la pensione.
L’associazione fu molto vicina al partito fascista ed in contrapposizione con un gruppo di vedove di diverso orientamento politico che avevano criticato l’ingresso dell’Italia nella guerra. A San Giorgio, in via Gaetano Beretta, una lapide ricorda il sacrificio di Giuseppe Bricola.
Oltre alle informazioni sul mondo lavorativo, tra le carte del nostro archivio troviamo traccia anche di figure la cui missione era quella di tutelare il lavoro: il Sindacato e i sindacalisti; nel 1910 troviamo delle richieste-comunicazioni inviate al nostro Sindaco che riportano la firma di Argentina Altobelli (nata a Imola il 2 luglio 1866) che fu la prima donna a diventare dirigente sindacale.
“Argentina Bonetti Altobelli- scrive la storica Silvia Bianciardi – visse tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, fu una sindacalista, una pubblicista, una sostenitrice della causa dell’emancipazione e dei diritti della donna ma soprattutto fu una militante socialista, perché questo lei stessa si considerava prima di tutto. Per quasi venti anni ricoprì il ruolo di segretaria della prima organizzazione sindacale a carattere nazionale che si costituì in Italia, la Federazione Nazionale dei Lavoratori della Terra che nacque a Bologna nel 1901. Eppure, nonostante questo incarico di rilievo (peraltro ricoperto a lungo), da considerarsi eccezionale per una donna per quei tempi che vedevano attive in politica un numero davvero esiguo di esponenti femminili, la sua vicenda umana e politica è stata per molto tempo trascurata dalla ricostruzione storica […] Grazie alla sua azione- sia nel primo quindicennio del Novecento, sia specialmente durante la guerra e nel primo dopoguerra era stato possibile conseguire significativi provvedimenti legislativi: la legge contro gli infortuni in agricoltura (1917), la legge assicurazione invalidità e vecchiaia (1917), la legge che stabiliva l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria (1919-1920). Queste tutele, già vigenti per i lavoratori dell’industria, furono estese anche ai lavoratori della terra dalle quali fino ad allora erano stati esclusi.
Fu possibile così per i lavoratori agricoli divenire cittadini come gli altri con la titolarità di doveri ma finalmente anche di diritti… Negli anni del regime Argentina torna a Roma dalla figlia, mantenendosi con umili lavori: realizza ad esempio fiori da ornamento e collabora con la biblioteca di quell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che aveva, tra gli altri, contribuito a fondare, scrivendo per pochi soldi articoli tecnici – mai firmati – sui sistemi previdenziali”.
Anna Fini
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1- Virginia Biagioni Schiassi ostessa e prima donna animatrice politica
2 e 3 – Denunce d’esercizio di aziende sottoposte alla legge del lavoro delle donne e dei fanciulli:
– Consorzio cooperativo del tabacco
– Società anonima bolognese per l’industria dei concimi e dei prodotti chimici (poi Reagens)
4 – Argentina Altobelli – Sindacalista e sostenitrice dell’emancipazione e dei diritti della donna
** NB Il testo è la seconda parte della relazione presentata da Anna Fini l’11 marzo 2026