Sermoni di Natale . Per chi vuol ricordare

SARMÓÑ DA NADÈL
Sermoni di NataleProposti da Gian Paolo Borghi-
Per le imminenti festività natalizie, propongo ai nostri Amici alcuni “Sermoni” che un tempo venivano recitati il giorno di Natale dai bambini, sia in chiesa sia nelle loro case, per fare felici nonni e genitori. I Sermoni (Sarmóń, nel nostro dialetto bolognese di campagna) erano brevi poesie, anche in dialetto, veri, ingenui omaggi devozionali rivolti al Bambino Gesù e alla Sacra Famiglia. Quando si recitavano in casa, magari inframmezzandoli alla lettura delle immancabili letterine natalizie, i bambini confidavano in una piccola mancia: di solito arrivava e in genere era in natura (mandarini, noci, castagne secche, qualche raro cioccolatino ecc.).
Pubblico alcuni testi specificando la loro fonte.
Inizio da una poesiola in italiano, probabilmente di derivazione da qualche libro di lettura per le scuole elementari. A me la recitò (e me la scrisse) una signora di Renazzo di Cento, Anita Alberghini Gallerani, memoria storica del suo paese:
Babbo, mammina, stanotte un bambinello

nella mia stanza rapido passò,

l’accompagnava d’angeli un drappello

mi dié un bacio e i confetti mi lasciò.

I confetti erano buoni e li mangiai,

ma quel bacio divino è ancor qui, fulgido e pio.

[ci si toccava le guance con un dito]

In quel bacio v’è tutto l’amor mio,

in quel bacio v’è tutto l’amore di Gesù.

I due sermoncini scherzosi che seguono furono raccolti da Oreste Trebbi e Gaspare Ungarelli, due studiosi di folklore bolognese, che li pubblicarono nel 1932. Personalmente li ho sentiti recitare più volte nelle case di campagna tra Argelato e San Giorgio di Piano. Li trascrivo quindi nel nostro dialetto e non in quello bolognese di città:

Sarmòń da Nadèl,

dû spûs a l’impèr,

còl man in bisàca,

pulèint e sarâca.

*Traduzione:(Sermone di Natale,/due sposi a fianco,/con le mani in tasca,/polenta e saracca).

Sarmòń da Nadèl,

l’âqua la fa mèl,

al véń al fa bòn,

dêm la manza che’ai ho détt al Sarmòń.

*Traduzione : Sermone di Natale,/l’acqua fa male,/il vino fa bene,/datemi la mancia che ho detto il Sermone).
Concludo questo breve intervento con una “zirudella” in dialetto che venne scritta e pubblicata dal cantastorie bolognese su uno dei suoi “Lunari”, che vendeva ogni anno anche sulla sua bancarella di venditore ambulante assieme al figlio Alessandro.

Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti!!!

Zirudèla par Nadèl

anca mé a vói dîr quèl

a vói dîr quèl sòuvra al Bambéń

ch’l’è biańch e ròss e rizzuléń…

Ló l’è nêd in d’una capâna

avséń al babbo e la sô mâma

in una mangiatoia Gesó Bambéń

fra il bue e al sumaréń…

I ânzel in cal mumèńt

I én arivê con tanta zèńt,

i pastûr, i cuntadéń,

tótt purtévan un regaléń…

par al nôster Redentòur,

Gesó Bambéń al nôster Sgnòur.

* Traduzione : Zirudella per Natale/anch’io voglio dire qualcosa/voglio dire qualcosa sul bambino/che è bianco e rosso e ricciolino…/Lui è nato in una capanna/vicino al babbo e alla sua mamma/in una mangiatoia Gesù Bambino/fra il bue e il somarino…/Gli angeli in quel momento/sono arrivati con tanta gente, /i pastori, i contadini,/tutti portavano un regalino…/per il nostro Redentore,/Gesù Bambino il nostro Signore.

Bibliografia
Per saperne di più:

G.P. Borghi (a cura di), Forme ed aspetti della religiosità popolare nelle feste del ciclo dell’anno (da un memoriale di Anita Alberghini Gallerani), in R. Zagnoni, Renazzo, un popolo, una chiesa. Vicende storiche della parrocchia di S. Sebastiano di Renazzo della diocesi di Bologna in provincia di Ferrara, Parrocchia di S. Sebastiano di Renazzo, 1985

O. Trebbi-G. Ungarelli, Costumanze e tradizioni del popolo bolognese, Zanichelli, Bologna, 1932

M. Piazza (a cura di), Lunario Bolognese 1987, Bologna, 1986

Gian Paolo Borghi