Natale in casa per fermare il contagio e Natale proibito per legge.

La festa proibita- I cinque paesi in cui celebrare il Natale è un crimine (da Linkiesta*)
Per milioni di credenti in Corea del Nord, Arabia Saudita, Somalia, Brunei e Tagikistan festeggiare la nascita di Gesù è illegale e bandito a titolo definitivo. Chiese e croci sono vietate, mentre le adunanze cristiane di qualsiasi tipo devono essere fatte in totale segretezza. Il Natale porta con sé il rischio di multe, arresti e carcerazioni. Non in Italia per via del nuovo Dpcm, bensì in alcuni Paesi del mondo dove è vietato festeggiare la nascita di Gesù. Per milioni di credenti, infatti, celebrare la festa natalizia è bandito a titolo definitivo.
In Corea del Nord, per esempio, il cristianesimo è considerato illegale: i credenti devono celebrare il Natale in completa segretezza nei boschi, nelle case o nelle latrine delle prigioni e dei campi di lavoro. «Incredibilmente, molti cristiani nordcoreani rischiano tutto per riunirsi il giorno di Natale», dice un portavoce di Open Doors. «Una riunione di solito è composta da solo due persone su una panchina del parco che borbottano preghiere e lodi a bassa voce».
Mentre per alcuni è «troppo pericoloso persino parlare, quindi si riuniscono semplicemente per qualche minuto di incoraggiamento» continua il portavoce. L’anno scorso, il leader nordcoreano Kim Jung Un ha vietato il Natale e ha invece detto alla gente di celebrare sua nonna, Kim Jong-suk, nata la vigilia di Natale del 1919 e nota ai nordcoreani come “la Sacra Madre della Rivoluzione”.

Anche in Arabia Saudita il Natale va celebrato segretamente. Chiese, croci e adunanze cristiane di qualsiasi tipo sono illegali in tutto il Paese. Persino l’uso di qualsiasi tipo di simbolo religioso è vietato. Un albero di Natale o delle luci all’esterno sono impensabili. E per le famiglie cristiane il Natale deve essere celebrato in segreto. Mentre i cristiani convertiti di famiglia musulmana (la conversione è illegale e punibile con la morte, la prigione o le frustate), sono spesso costretti a nascondere la loro fede. Le leggi dell’Arabia Saudita “permettono” però ai cristiani di celebrare in privato, anche se i raduni sono ancora presi di mira dai funzionari governativi. Nel dicembre 2012, i media arabi hanno riferito che le forze di polizia dell’Arabia Saudita, i Mutaween, hanno fatto irruzione in una casa privata, arrestando più di 40 ospiti accusati di “complotto per celebrare” il Natale.

Storia analoga in Somalia. Dove il Natale è stato vietato nel 2015, sei anni dopo che il paese ha adottato la Sharia, la legge islamica. Ogni anno viene pubblicato un annuncio che ricorda ai cittadini che la celebrazione del Natale è illegale. Mentre nel Tagikistan a maggioranza musulmana, nessuno celebra pubblicamente il Natale perché bandito. Anche qui un decreto del 2015 del ministero dell’Istruzione ha vietato le manifestazioni pubbliche della festa natalizia, in particolare nelle scuole e nelle università. Ciò include fuochi d’artificio, pasti festivi e regali, nonché «l’installazione di un albero di Natale vero o artificiale».

Tra i Paesi contrari al Natale c’è anche il Brunei a maggioranza musulmana. In uno dei Paesi più ricchi di petrolio nell’isola del Borneo nel sud-est asiatico, chiunque venga sorpreso a festeggiare illegalmente il Natale rischia fino a cinque anni di prigione e una multa di 20.000 dollari. Possedere una Bibbia può essere invece punito con nove anni di detenzione. E perfino chi indossa un cappello da Babbo Natale può finire n prigione. A differenza del Tagikistan, il divieto di Natale nasce direttamente con il rigido regime islamico.

* Fonte:
https://www.linkiesta.it/2020/12/natale-crimine-corea-del-nord-arabia-saudita-brunei-somalia-tagikistan/

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