Un secolo di corse al trotto a Bologna. Un tuffo nella storia di questo sport

Le corse al trotto 1834 | 1932
Il sito Storia e Memoria di Bologna è stato aggiornato con l’approfondimento dedicato a questo argomento.
Nel corso dell’Ottocento anche Bologna si dà all’ippica. Le corse dei cavalli attirano un vasto pubblico, non solo maschile. L’ippodromo, soprattutto nei primi decenni del Novecento, diventa un luogo mondano, dove molte bellezze si fanno ammirare….
….” Del resto le prime corse italiane a sedioli, di cui abbiamo esatta conoscenza, datano soltanto dal 1842 (Udine), seguite da quelle di Faenza (1844), Milano (1845), Padova (1846) e Bologna (1847); protagonisti ne erano i cavalli della razza friulana, ritenuti a quei tempi i più veloci. Dobbiamo alla cortesia dell’amico Uberto Martinelli, se ci è possibile fornire notizie sulla prima riunione di corse al trotto bolognesi, avvenuta alla Montagnola per iniziativa del signor A. Cazzani.
Un manifesto edito dalla scomparsa Tipografia delle Muse così informava: Corsa dei sedioli – nei pubblici giardini di Bologna (Montagnola) – il 24 maggio 1847 alle ore 5 pomeridiane. L’avviso così concludeva: “A comodo di questo pubblico sempre gentile, si rendono fin d’ora manifesti i prezzi dei posti, divisi nel modo che segue: primi posti baiocchi 30, secondi 10, terzi 5. Quei benevoli che amassero godere lo spettacolo da palchi appositamente eretti, si compiacciano di ordinarli qualche dì prima al Direttore per la costruzione dello steccato, sig. Cesare Collina e in pari tempo di stabilirne con esso lui la grandezza e la spesa”.

Assaporato lo stile pubblicitario dell’epoca, mercè il programma del signor Cazzani, passiamo a ricordare che lo sviluppo della Montagnola è di m. 548, con salita e relativa discesa. Le corse coi sedioli si davano in primavera, per la venuta della Madonna di S. Luca, suscitando grande interesse; anche i direttori dei circhi equestri Guillaume e Ciniselli che si trovavano in quei tempi a Bologna, ne organizzarono nel 1847 e nella primavera del 1853.

Ricorda Testoni in Bologna che scompare, che non vi erano allora né starter, né cronometristi, né handicap né record né bookmaker. Il traguardo era rappresentato da un semplice cordino intinto di rosso verso il quale il cavallo vincitore andava per primo a sbattere il petto. I guidatori vincenti sbandieravano poi drappi nel quale erano impressi i numeri 1, 2 e 3 a indicazione del rispettivo ordine di arrivo.

Intanto si manifestava in Europa la supremazia dei trottatori russi della razza Orloff, importati in Italia dal senatore Breda (che poscia importò quelli americani, fra cui Elwood Medium). Visapour, Gourko, Zeitoff, Plewna, Ghildetz, Patiesny, sconfissero facilmente i cavalli indigeni, i sostenitori dei quali si rifugiavano sbigottiti al Caffè dei Cacciatori, dove, a base di chiacchiere avrebbero voluto capovolgere i risultati…..”

…. Una intera annata era riempita con un programma di tre sole giornate di corse, ma con la costituzione della Società Bolognese per le Corse e Fiere, di cui fu presidente agli inizi il duca Lamberto Bevilacqua, le giornate furono portate a cinque: tre primaverili e due in autunno. Gli intenditori e gli appassionati si moltiplicavano. Sull’esempio del senatore Breda, del barone Ruggeri di Modena, del barone Franchetti, si ebbero anche a Bologna proprietari che si rivolsero per i loro acquisti all’estero, primo fra tutti Natalino Magnani che importò dall’America cavalli come Walkyr, Spofford e Atlantic (quest’ultimo straordinario stallone), seguito da Gallina, Biagio, Oppi, Altieri, Benedetto Zamorani e da quell’ottimo driver che fu Giuseppe Lamma, ex calzolaio e grande galantuomo.
I conti Omer e Renè Talon, per quanto proprietari di un famoso allevamento di galoppatori (razza Volta), erano assidui alle corse al trotto, mentre il marchese Marsigli, i conti Massei, Calari, Berti e Luigi Bersani possedevano allevamenti di trottatori di prim’ordine. Vennero in seguito le scuderie del tenore Giuseppe Borgatti (proprietario di Wainscott e di Princes Xenia (madre di Asola, Diavolone e Caronte), di Trioni, di Tullio Carli, di Elio Mignani, di Gioacchino Ossani, padre di Adolfo e Romolo, di Cesare Montalti e del ferrarese Luigi Bottoni, capostipite della dinastia dei Bottoni. Tra gli appassionati si facevano notare Faust Martinelli, Emilio Broili, Antonio Girolami, Vittorio Borghi, Antonio Sgarzi, Luigi Melandri.
Le scommesse e il gioco non avevano allora (1900-1925) lo sviluppo maturatosi in questi ultimi tempi; però accanite sfide si svolgevano lungo le strade di S. Giovanni in Persiceto e di Medicina. I cavalli, ricevevano, a contesa risolta, il loro pugno d’avena, mentre i proprietari andavano ad imbottire stomaco e budella alle osterie della Chiccona a Borgo Panigale e delle Roveri fuori porta S. Vitale. Erano i Brizzi, i Mignani, i Bonazzi, i Chiusoli, i Nascè, i Montuschi ed altri a cimentarsi in questo genere di scommesse. Nel 1915 la Società Bolognese, d’accordo con la Modenese, organizzò il Gran Premio Allevamento di 100 mila lire, che continuò ininterrottamente fino al 1928, anno in cui – dopo 40 anni di vita – l’Ippodromo Zappoli, dovette cedere la sua area per la costruzione di nuove arterie della città; via Podgora, Timavo, Vittorio Veneto, hanno sostituito il campo delle corse. Scompariva così un ippodromo che aveva avuto il suo momento di splendore negli anni 1900-1925.
A sostituirlo venne comunque nel 1932, il nuovo Ippodromo Arcoveggio, che è oggi la meta degli appassionati, dei giocatori e scommettitori della nostra generazione. Sui veri eroi dell’ippodromo, cioè i cavalli, sul pubblico, e su caratteristiche proprie alle corse, che vanno dal 1900 ai giorni nostri, parleremo quanto prima.
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(*) Stralcio dal testo di Alessandro Cervellati, trascrizione a cura di Lorena Barchetti).
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https://www.storiaememoriadibologna.it/le-corse-al-trotto-2263-evento

– Per altre informazioni su questo sport https://it.wikipedia.org/wiki/Trotto

FOTO : morenof- fakir du vivier – bologna, gp continentale 1975
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