Guido Scaramagli, fondatore del MAF di S. Bartolomeo in Bosco

UN RICORDO DI GUIDO SCARAMAGLI, FONDATORE DEL MAF, NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA. Gian Paolo Borghi
Il 23 luglio 2010, quasi dieci anni fa, ci lasciava Guido Scaramagli, noto imprenditore agricolo, fondatore del Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco (oggi MAF). Era nato a San Bartolomeo in Bosco, frazione di Ferrara, il 24 settembre 1921, in una famiglia di agricoltori che diede uno straordinario impulso alla nascita e allo sviluppo della frutticoltura ferrarese, per molti anni all’apice della produzione italiana.
A una concezione innovativa aziendale, Guido Scaramagli ha abbinato una altrettanto sistematica e meritoria opera di conservazione della memoria del mondo delle campagne: per oltre un cinquantennio si è dedicato appassionatamente al recupero e al restauro di testimonianze (macchinari, attrezzi e strumenti di lavoro, oggetti, carte d’archivio, libri, immagini fotografiche, archivi aziendali ecc.) focalizzando temporalmente le sue tematiche di ricerca tra la fine del XIX secolo e la metà di quello successivo. L’arco di tempo da lui prescelto coincide volutamente con alcune tra le più interessanti fasi della storia agraria, intercorrenti dall’affermarsi dei processi di meccanizzazione sino alla scomparsa di quel mondo contadino che aveva come fondamento una secolare cultura di tradizione.

Grazie all’incontro con Renato Sitti, fondatore e direttore del Centro Etnografico del Comune di Ferrara, Guido Scaramagli ha potuto avvalersi di un supporto culturale e istituzionale che lo ha condotto a costituire il Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, consentendogli di compiere in progress il “grande salto”: trasformare la sua ampia e articolata collezione in uno tra i più interessanti musei del settore, in ambiti regionali e nazionali.

Il rapporto di collaborazione con Renato Sitti dà luogo a ulteriori frutti: nel 1982 stipula una convenzione con il Comune di Ferrara (tuttora in essere con varianti non sostanziali) per la gestione del “Centro”: si tratta di un’esperienza pionieristica tra istituzione pubblica e iniziativa privata, fonte di successive ispirazioni per l’attivazione di altri progetti in analoghe strutture museali su tutto il territorio nazionale.

Le prime fasi realizzative della sua opera si svolgono anche in collaborazione con l’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna e si traducono, in particolare, in studi e progetti per nuovi allestimenti e nella schedatura del considerevole materiale raccolto.

Per dare visibilità alla nuova struttura museale sono realizzate mostre-studio, progettate a due livelli di fruizione, le prime specificamente rivolte a un’ampia fascia di pubblico in territori provinciali e regionali e le seconde miranti a instaurare un rapporto con la realtà del territorio di San Bartolomeo in Bosco in cui si sta venendo a costituire questa proposta culturale che, nel frattempo, si è già aperta alle scuole e ai visitatori.

La prima esperienza espositiva, a fini itineranti, si traduce in ampia visibilità per il Centro. Intitolata Il lavoro della canapa nel ferrarese, è allestita nel 1982 alla Sala Efer di Ferrara e in diverse località provinciali e regionali. Supportata dall’omonimo catalogo a cura di Renato Sitti, Roberto Roda e Carla Ticchioni, apporta un fondamentale contributo alla divulgazione scientifico-etnografica e, in modo particolare, alla illustrazione di un ciclo colturale, la cui qualità di coltivazione nel ferrarese e nel centopievese ha costituito un punto di riferimento europeo.

A questa sua innovativa esperienza fanno seguito altre due mostre, a tema più specificamente locale, Un paese dagli album di famiglia. Una ricerca di Guido Scaramagli a S. Bartolomeo in Bosco (1982) e I mestieri ambulanti nelle campagne ferraresi (1984).

Le scansioni di arricchimento del patrimonio e del relativo allestimento sono affiancate da giornate di approfondimento dello studio e della ricerca (1982 e 1983), i cui atti confluiranno, nel 1989, nel volume La Terra Vecchia. Contributi per una storia del mondo agricolo ferrarese. curato da Violetta Ferrioli e Roberto Roda.

Il fervore di quegli anni di intenso impegno di Guido Scaramagli e del Centro Etnografico Ferrarese è tra l’altro documentato, nel 1985, nel “Quaderno” numero 25 del Centro Etnografico Ferrarese, Dal lavoro manuale alla meccanizzazione. Inventario-guida del Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, a cura di Guido Scaramagli, Renato Sitti e Carla Ticchioni. La pubblicazione riporta un puntuale resoconto delle attività e dei traguardi raggiunti e offre un’esauriente trattazione del progetto espositivo del Centro.

Oltre al recupero e alla contestuale divulgazione della cultura tradizionale, Guido Scaramagli, sempre in sinergia con Renato Sitti, si rivela altrettanto attento promotore di eventi per una lettura in chiave moderna della ruralità, nella consapevolezza che per crescere al passo con i tempi la sua struttura deve pure aprirsi agli incontri con i protagonisti dell’agricoltura di ieri e di oggi, dagli imprenditori agli studiosi. Ne è un esempio la sua collaborazione, nel 1987, al Convegno sulla Frutticoltura, unitamente al Comune e alla Provincia di Ferrara

Il Centro si evolve costantemente e si arricchisce di nuove ricostruzioni, in un itinerario sempre più denso di materiale documentario. Agli anni 1986 e 1988 risalgono, ad esempio, gli allestimenti degli ateliers dei burattinai Ettore Forni e Pompeo Gandolfi, anticipatori degli odierni musei storici dello spettacolo popolare.

La situazione espositiva della struttura, efficacemente delineata, nel 1988, da Renato Sitti (Il Centro Documentazione Mondo Agricolo Ferrarese, in “Padania”. 5), s’impernia su tre punti di riferimento essenziali:

“a) la meccanizzazione agricola nel ferrarese, raccolta in un grande padiglione e articolata per attività di tipi di colture;

b) la casa rurale, ricostruita nelle sue varie espressioni di vita interna ed esterna;

c) il borgo, quello che oggi sarebbe definita come l’area dei servizi e che comprende le varie attività artigiane (fabbro, falegname, meccanico, calzolaio, ecc.), le attività commerciali (forno, botteghe varie), le restanti attività finanziarie (banca), di comunicazione (posta), religiose e politiche”.

Il rilevante materiale documentario ivi conservato è inoltre richiesto per alcune produzioni cinematografiche, tra le quali La neve nel bicchiere (per la regia di Florestano Vancini, nel 1984) e In nome del popolo sovrano (per la regia di Luigi Magni, nel 1990).

In anni a noi più vicini, Guido Scaramagli si dedica alla ricostruzione di una stazione ferroviaria d’epoca e di un oratorio e attiva, in collaborazione con il Centro Etnografico Ferrarese, una convenzione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna per incentivare, anche attraverso l’imponente materiale bibliografico e archivistico recuperato (da alcuni anni conservato nella sala adibita a biblioteca), l’elaborazione di tesi di laurea in storia dell’agricoltura.

Per i proficui risultati raggiunti dal Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, la Camera di Commercio di Ferrara gli conferisce un riconoscimento ufficiale.

Con passione mai doma, inizia pure ad affrontare un percorso bibliografico, basato soprattutto sui suoi ricordi personali. Al 1992 risale la sua prima fatica, Al bugadùr, con poesie e racconti in dialetto ferrarese. Sul dialetto e sulla cultura popolare è pure incentrata la sua commedia, Al spusalìzzi ’d la fiòla dal Segrétari (Lo sposalizio della figlia del Segretario), ambientata durante gli anni del Fascismo, avente il suo museo come spazio scenico.

Il percorso editoriale di Guido Scaramagli prosegue con altri due volumi di matrice autobiografica: La grande siepe (1994) e L’ultimo fronte (1997).

Le sue qualità di custode e di divulgatore della cultura rurale sono messe a disposizione della collettività anche nel terzo millennio: al 2003 risale, ad esempio, la mostra, curata con lo scrivente, Il mondo rurale nei disegni di “Nino” Zagni, esposta alla Sala Efer della Camera di Commercio di Ferrara. I relativi materiali andranno in seguito a costituire uno specifico percorso all’interno della sezione del borgo rurale.

Guido Scaramagli proseguirà in questa sua meritoria opera fino al crepuscolo della sua esistenza.

Gian Paolo Borghi

NOTA DI REDAZIONE Aggiungiamo uno stralcio da testo dialettale  scritto da Scaramagli

AL MES AD MAG

Quànd al ssól al s’aliéva a la matina,

con n’auróra culór dla purpurìna,

su l’èrba di pra e di curtìl,

a ssplénd ‘na guàzza lusénta cumè al bril,

e il passar, i mèral, gl av e i sghit,

i cumìncia a svulazzàr ssparpaià cumè i fulìt.

[..]

All’imbrunir, apéna andà zó al ssól,

quànd passar e fringuié i’à bèla smìss al vól

arìva ssóta al nas un udurssìn,

dal fén apéna sga, intóran al pradìn,

e con n’ariarìna alziéra ach slissa su la fazza,

ass ssént a ssóra al sspal al mói dla prima guazza,

e i grìl, i ranòcc e i ssaltaprà,

i taca al so cunzzèrt int al fòss ad dré da ca,

e il baciós con tut chi lusurìn,

il s’lóga ssóta il ssiév, par paura di putìn,

che par ciapàril, igh cór adré còl brét,

tarméntar che svarssland, i tórna dal fiurét.

E ssóta a un zziél limpid e pin ad sstél,

ass capìsc che mag l’è ssémpar al més più bèl.

da “Al bugadùr” di Guido Scaramagli

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