Un favoloso pallone di cuoio venuto da Manchester a Malalbergo

Quel favoloso pallone di cuoio che arrivò da Manchester
– Un’altra storia curiosa raccontata da Dino Chiarini-
Prima dello scoppio della Grande Guerra, nel Comune di Malalbergo l’attività sportiva si svolgeva soprattutto a livello individuale e non con sport di squadra. Infatti le cronache del tempo ricordano solo vittorie di “singoli”, quale quella conquistata nel 1909 da Azzo Cacciari nel Grand Prix du Casino de Monte Carlo che consisteva nel Tiro al piccione (e con il premio in denaro di 20.000 franchi, abbinato a quella gara, acquistò due aziende agricole, l’Aia Callari a Pegola e “Il Cucco” ad Altedo) oppure le Gare di tuffi, organizzate nel 1914 nel canale Riolo dalla società bolognese della Rari Nantes Æmilia (a cui parteciparono anche due “campioni locali” con scarsa fortuna). Si ricordano pure alcuni incontri amichevoli di Tamburello, disputati sul grande prato antistante le scuole elementari, al centro del paese, praticamente dove oggi c’è un giardino pubblico con il Monumento ai Caduti. Però, finito il primo conflitto mondiale, si diffuse in tutte le contrade italiane il Giuoco del calcio ed anche nel territorio comunale di Malalbergo cominciarono le prime partite domenicali; esse si disputarono dapprima tra compaesani, in seguito però iniziarono le sfide con i paesi limitrofi, chiamate pomposamente “incontri amichevoli”; però, diciamo la verità, spesso non erano tali a causa di un esasperato campanilismo. Nel 1919 nacque l’Altedo Foot Ball Club e un anno dopo la Società Calcistica Malalberghese.

Ad Altedo il primo campo sportivo (per gli sportivi altedesi “al campàtt”) fu ricavato in un grande prato ubicato a pochi metri dalla via principale del paese, dove oggi c’è l’edificio che ospita la “Farmacia Stori”, cioè tra l’odierna pasticceria-caffetteria “La Dolce Vita” e la “Casa di Riposo Sandro Pertini”.

A Malalbergo, invece, le partite di pallone si giocavano su di un prato al limitare sud del paese, dove alcuni volontari avevano delimitato un precario campo sportivo, sito in Borgo Angeli, praticamente ove oggi confluiscono Via Riolo, Via Nicolò Copernico e Via Alessandro Volta (e dove fino a poco tempo fa si innalzava il serbatoio idrico a torre, comunemente conosciuto come “acquedotto”).

Una domenica di primavera del 1920, arrivò in paese un giovane inglese, tal Edward Arden, figlio di una signora novarese che, rimasta vedova di un funzionario inglese, aveva sposato in seconde nozze un impiegato del Regio Genio Idraulico distaccato a Malalbergo. Sta di fatto che, nei giorni festivi, Edward faceva visita alla mamma, al patrigno e al fratello Gaetano, il ragazzo nato da quel successivo matrimonio ed a cui era fortemente legato.

Quella domenica di primavera, Gaetano disse ad Eddie –così lo chiamavano i familiari- che nel pomeriggio si sarebbe disputata una sfida calcistica tra la squadra denominata “Malalbergo a sinistra del Canale Navile” (Borgo Angeli, Borgo Botte e Borgo Ospizio) contro quella del ”Malalbergo a destra del Canale Navile” (Borgo Paradiso, Borgo Svolta e Località Padova, – e quest’ultima, per esser precisi, allora non aveva ancora il “titolo” di Borgo -). Essendo un appassionato di calcio e incuriosito dalle grida dei sostenitori delle due fazioni, s’avvicinò al campo di gioco assieme al fratello; fu allora che vide uno stuolo di giocatori che rincorrevano una strana “cosa informe”: questa veniva sì presa a calci, ma saltellava da ogni parte con bizzarre traiettorie. Era una sfera “imprevedibile”, che però tutti si ostinavano a chiamare “pallone” (infatti aveva diverse pezze “bitorzolute” che lo facevano assomigliare non più ad una palla, ma piuttosto ad un grosso cetriolo). Rimase dapprima sbalordito, quindi scoppiò a ridere, destando la curiosità dei presenti. A quel punto, tornò velocemente a casa (la famiglia abitava in una casetta retrostante al Palazzo di Gabella, al civico 127 di via Cimitero, l’odierna via Anna Frank, n° 6), prese il “suo” pallone che aveva portato alcuni giorni prima da Manchester -la città inglese dov’era nato il 25 giugno 1891- e si recò ai bordi del terreno di gioco. Tra la meraviglia dei giocatori e degli spettatori, regalò a quei ragazzi il suo prezioso “soccer ball number five, made of real leather” (pallone da calcio numero cinque, fatto con un cuoio di prima scelta). La partita si fermò e i giocatori di ambedue le squadre per qualche minuto continuarono a passarsi fra le mani quel nuovo pallone; lo toccavano, l’accarezzavano, se lo rigiravano, quasi volessero preservarlo dai loro calci. Lo vedevano talmente “lucido” e “splendente” che forse lo stavano paragonando alla sfera di cristallo di un mago. Poi la partita riprese, ma il risultato della sfida parve non interessare più a nessuno: tutti seguivano soltanto le “perfette traiettorie” di quel “bellissimo regalo”. E fu così che per diversi anni quel pallone inglese restò l’unico a disposizione della squadra che, guarda caso, l’utilizzava solo nelle partite ufficiali, gestite dall’allora U.L.I.C., l’Unione Libera Italiana del Calcio.

Per quanto riguarda Edward “Eddie” Arden, egli cessò di vivere a soli quarant’anni, precisamente il 29 febbraio 1932, e le sue spoglie riposano ancor oggi nella tomba di famiglia, sotto al vecchio portico del Cimitero di Malalbergo.

Dino Chiarini

Foto:

1) Il portiere della Società Calcistica Malalberghese, Lando Cantelli, (riprodotto nel particolare della foto di squadra) stringe con la mano destra il “famoso” pallone arrivato dall’Inghilterra.

2) I “cugini” granata dell’Altedo Foot Ball Club.

3) I rossoneri della Società Calcistica Malalberghese

Le due foto risalgono all’annata sportiva 1922/23.

  • Prima pubblicazione 19 dicembre 2019

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