Azzo Cacciari da Pegola, chi era costui?

Azzo Cacciari di Pegola che vinse a Montecarlo il 1° premio del Grand Prix du Casino di “Tiro al piccione” nel 1909
* Un’ altra delle storie curiose scovate dal nostro socio Dino Chiarini
Mi sembra doveroso, prima di introdurre il personaggio che segue, anticipare alcune spiegazioni su uno sport che, ancor oggi olimpico nel piattello, era a quell’epoca (parliamo di oltre un secolo fa) troppo cruento e feroce verso gli animali. Nella suo complesso, il “Tiro a volo” era una disciplina che consisteva nel colpire un bersaglio in movimento da una determinata distanza e con un fucile a canna liscia; però era suddivisa in diverse categorie, tra queste il “Tiro al piattello” e “Tiro al piccione” (1) . Quest’ultima specialità, come il lettore avrà intuito, è oggi proibita come sport e fu vietata in Italia dal 1° gennaio 1994, sostituita con il “Tiro all’elica”, conosciuto anche come “Tiro al piccione d’argilla”. La gara del “Tiro al piccione” era praticata con una “doppietta calibro dodici” ed era assai sanguinosa: infatti i colombi, sistemati in varie cassette, venivano liberati uno per volta senza un ordine preciso; per vincere la gara, a ugual numero di volatili per ciascun “tiratore” bisognava abbatterne uno più degli avversari.

Azzo Cacciari era nato a Baricella (Bo) il 2 maggio 1881 e da parecchi anni risiedeva a Malalbergo (Bo), però diceva a tutti di essere di Pegola, una frazione del Comune di Malalbergo. Egli fu abile cacciatore e campione di “Tiro al piccione” vestendo i colori della Società di tiro a volo “Arco Guidi” di Bologna. Nel 1908 si piazzò ai primi posti in numerose gare nazionali ed internazionali, raggiungendo il podio (primo, secondo o terzo) in varie competizioni, ad esempio quelle di Venezia e di Montecatini. Soprattutto, in quell’anno, si piazzò quarto (a pari merito con altri due concorrenti su 177 partecipanti) nell’importante “Grand Prix du Casino” di Montecarlo, un concorso di enorme importanza che si svolgeva nel Principato di Monaco fin dal 1782: quella competizione rappresentava uno degli appuntamenti mondani più rilevanti, capace di attirare sul campo di gara monegasco il meglio della nobiltà europea, oltre a tanti notabili americani.

Nel 1909 si ripresentò nel Principato e questa volta, dopo tre giorni di gara, si aggiudicò il “Gran Prix” battendo 194 concorrenti, i migliori campioni dell’epoca. Nella combattutissima gara finale realizzò il punteggio di ventuno su ventuno e conquistò così il trofeo sul tedesco conte Eulenburg che, fallendo l’ultimo bersaglio, si fermò a venti.

Oltre alla bellissima coppa, Azzo Cacciari vinse anche un prezioso oggetto di valore (i giornali dell’epoca non precisavano però in che cosa consistesse) e una notevole somma di denaro, 20.000 franchi francesi, che egli investì immediatamente comprando due aziende agricole: la prima fu ”Aia Callari” a Pegola e la seconda in località “Il Cucco”, nelle vicinanze di Altedo. In aggiunta ai premi descritti, gli fu conferito anche un bellissimo diploma, che incorniciò ed appese nel suo ufficio aziendale di Pegola.

Diversi quotidiani, tra cui il “Il Resto del Carlino”, diedero risalto alla vittoria nel “Grand Prix 1909” del bolognese Azzo Cacciari (era l’undicesima volta che un italiano si aggiudicava il primo premio monegasco) e così fecero altre riviste sportive tra cui la fiorentina «Diana–Il “Field” d’Italia» e «La Stampa Sportiva» di Torino; oltre ad avere un’ottima mira, Cacciari fu pure un eccellente giocatore di tamburello, uno sport molto in voga in quel periodo.

Dopo una vita ricca di soddisfazioni ed anche piena di benemerenze (nel luglio 1936 era stato nominato cavaliere) il 29 agosto 1943, lasciando l’azienda agricola di Pegola e mentre tornava nella sua residenza di Malalbergo a bordo di un calesse, Azzo Cacciari fu colpito da un infarto fulminante che gli provocò una morte istantanea. Ma vorrei sottolineare una curiosa analogia: così come fece la famosa “cavallina storna” del Pascoli, anche questa puledrina accompagnò il padrone morto fin davanti alla sua abitazione, tra lo stupore dei presenti.

Per terminare, vorrei ricollegarmi all’incipit del mio racconto, ricordando al lettore che il “Grand Prix du Casino” fu abolito dal principe Ranieri III di Monaco nel 1965, su pressione della moglie, la principessa Grace Kelly: infatti successe che un piccione ferito a morte, allontanandosi dal campo di gara, cadesse proprio addosso ad una sua carissima amica, una nobildonna francese, mentre stava passeggiando con lei per le strade di Montecarlo. Il volatile morente, oltre ad imbrattarle il vestito di sangue, la ferì leggermente, spaventandola moltissimo. Quest’inconveniente creò un certo disagio alla principessa Grace la quale, tornata a Corte, raccontò l’accaduto al principe Ranieri; così, poco tempo dopo, egli decise di cancellare per sempre quel genere di tiro a volo nel suo “Grand Prix”, facendo da apripista alla sua definitiva scomparsa a livello agonistico in molte nazioni europee ed extra-europee. Devo ammettere però il ritardo dell’Italia, che lo abolì solo dopo quasi trent’anni. Oggi, purtroppo, nella penisola Iberica (Spagna e Portogallo) viene ancora praticato a scapito di animali innocenti.

Note:

(1) Questa specialità del “Tiro a volo” fu presente come “evento sportivo facoltativo” solo alle seconde “Olimpiadi moderne” di Parigi nel 1900.

Foto:

1. La pagina n. 56 della rivista Diana-Il “Field” d’Italia, con l’articolo su Azzo Cacciari accompagnato dalle foto del vincitore e della Coppa vinta dal primo classificato. (Collezione Azzo Carlini).

2. La copertina della rivista La Stampa Sportiva del 28 marzo 1909 con la foto di Azzo Cacciari e nell’ovale il secondo classificato. (Collezione Azzo Carlini).

Dino Chiarini

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