Varie

Creative Commons License


Questi testi sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.

Malalbergo/Altedo


Tagliatelle all'ortica con salsiccia e sugo. Storia e ricetta

Tagliatelle all’ortica con salsiccia e sugo. Dino Chiarini
Nell’agosto del 1970 una trentina di “temerari” malalberghesi diedero vita, tra l’ultima settimana di agosto e la prima settimana di settembre, alla Sagra di Fine Estate, una festa paesana che univa la gastronomia locale ai prodotti ortofrutticoli tipici, coltivati nella “bassa bolognese”. Dopo una trentina di anni l’avvenimento mutò il nome in “Serate sul Navile” fino a quando nel 2012 si costituì un nuovo comitato organizzatore, denominato “Associazione Amici dell’Ortica di Malalbergo”. I nuovi organizzatori cambiarono ancora una volta il nome della festa paesana, denominandola “Sagra dell’Ortica” , in onore di una pianta infestante molto “bistrattata”  che  per diversi secoli, con la sua fibra estratta dagli steli, vestì le popolazioni della “bassa bolognese” molto prima dell’arrivo della canapa. Nel suo piccolo, sfamò pure diverse generazioni con le sue foglie (trattate in acqua bollente) e soprattutto curò e protesse da diverse malattie con le sue proprietà benefiche, quasi sempre all’insaputa degl’ignari “pazienti”. Prima di inoltrarci nella ricetta di questa deliziosa tagliatella, che accoglie l’ortica nella sua sfoglia, desidero fare una breve introduzione sulla materia prima, spiegando le proprietà di questa piata urticante che dà il classico colore verde alla sfoglia.

Scritto in Gastronomia in Emilia Romagna | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 50 volte

Inserito da redazione il Mar, 29/08/2017 - 08:01


Pasta e fagioli. Storia e ricetta. Giulio Reggiani

A tavola in Emilia-Romagna. Pasta e fagioli. Ricerca di Giulio Reggiani
Uno dei piatti tipici delle zone fra bolognese e ferrarese è senza dubbio la pasta cotta nel brodo di fagioli. Veniva chiamato familiarmente “pasta in fagioli” e lo si poteva mangiare assai spesso nelle case coloniche, sulle tavole di paesi e città, oltre che nelle trattorie; anche le osterie, particolarmente nell’Ottocento, lo proponevano ai loro avventori, ma lo si trovava di frequente pure sulle tavole dei braccianti di queste zone, in quanto costituiva una vivanda molto energetica: poi immancabilmente gli s’inzuppava il pane e si andava così a costituire un particolare “piatto unico” tipico di tutto quel mondo padano che oggi va sotto il nome di civiltà contadina.
Rappresenta tuttora una portata molto gradita nelle trattorie della nostra pianura e pure i ristoranti più “sofisticati” propongono ai loro clienti questo “primo piatto”, magari accoppiandolo a qualche raffinato abbinamento da nouvelle cuisine (però, così facendo, a mio avviso lo rovinano grandemente). Dobbiamo dire che sulle nostre tavole lo si mangia assai raramente, perché la frenesia della vita attuale non lascia il tempo materiale alla sua preparazione; soltanto le massaie un po’ attempate o le nonne “nostrane” possono ormai prepararlo con perizia: le giovani lo prendono “già pronto” nei supermercati, in lattina o in busta, ma queste “manipolazioni” non possono certo competere con la fragranza ed il sapore della pasta in fagioli “fatta in casa”.
- Andiamo ora a conoscer meglio i fagioli, anche facendo due passi nella storia.
Il fagiolo
Questa pianta, che Linneo classificò scientificamente come Phaseolus vulgaris, appartiene alla famiglia delle Fabacee (o Leguminose) e tutte le fonti la segnalano come originaria dell’America Centrale; essa arrivò in Europa dopo la scoperta delle Americhe, diffondendosi per la facilità di coltivazione e per l’ottima resa sul campo. Il fagiolo è coltivato per i suoi semi, che vengono raccolti freschi e che poi vengono sbucciati (i cosiddetti “fagioli da sgranare”); possono anche esser lasciati seccare ed i fagioli secchi hanno un buon utilizzo, particolarmente nella stagione fredda. Si può raccogliere anche l’intero legume “giovane”, da mangiarsi fresco (sono i cosiddetti “fagiolini”). Le varietà del Phaseolus sono veramente innumerevoli: fra le tante, citiamo soltanto le più conosciute: il borlotto (con i suoi generi, detti “Lingua di fuoco”, “Suprema” e “Di Vigevano”, aventi tutti la variante “nana”), il cannellino (che si differenzia in “Scaramanzin negrè” e “Lingot”), il Corona di Spagna, il Romano Pole, il Maggiolino, l’Elegante, assieme a moltissimi altri.
- Ma diamo un’occhiata anche al più famoso e ricercato fra quelli “nostrani”.

Scritto in Gastronomia in Emilia Romagna | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 160 volte

Inserito da redazione il Dom, 04/06/2017 - 09:42


Risotto alla folaga. Storia e ricetta. Dino Chiarini

Il risotto alla folaga. Ricerca di Dino Chiarini
Prima di presentare il tradizionale piatto delle zone palustri della bassa bolognese, effettuo una breve carrellata sui due principali ingredienti che compongono questa ricetta e il ristorante dove si può ancora degustare questa delizia del palato.
CONOSCIAMO UN PO' IL RISO
Il riso si era affermato in Italia fin dal Trecento; inizialmente questo cereale era considerato una spezia e veniva venduto per scopi terapeutici e quasi certamente veniva importato. Il primo documento che dimostra la coltivazione del riso in Italia porta la data del 1475 ed è la lettera scritta da Galeazzo Maria Sforza al Duca di Ferrara in cui egli si impegnava ad inviargli dodici sacchi di riso locale. Quindi la produzione alimentare del riso iniziò in Lombardia e pian piano si estese nelle zone ricche di acqua della pianura padana; con la diffusione delle risaie si ebbe un aumento di casi di malaria e nonostante i provvedimenti che cercavano di limitare la sua coltivazione nelle vicinanze dei luoghi abitati, la coltura si espanse ugualmente. Questo avvenne poiché rispetto agli altri cereali il guadagno sul riso era molto più consistente; anche i coltivatori, pur a rischio di malattie, continuarono a produrlo ed a diffonderlo anche in Emilia.
Ecco allora che nel XVII secolo le aree di coltivazione del riso si dilatarono grandemente: veniva coltivato in Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e persino in qualche zona della Sicilia e della Calabria. Nell’Ottocento anche il territorio comunale di Malalbergo, assieme a quelli limitrofi di Baricella, di Bentivoglio e di Molinella, era “ricco” di zone umide e così da fine secolo molti terreni vennero adattati a risaia; nei primi anni del Novecento la coltura si consolidò e molti appezzamenti, anche grandi, furono adattati alla coltivazione del riso, una pianta che richiedeva moltissima acqua per la crescita. Non mancavano vaste aree vallive e in questi due habitat naturali, la palude e la risaia, flora e fauna crescevano rigogliose; la parte più consistente della fauna era costituita da selvaggina aviaria. Su questi terreni acquitrinosi molte specie di volatili, sia stanziali sia migratori, si nutrivano abbondantemente e nidificavano nella fitta vegetazione.
Tra le diverse specie di uccelli presenti in queste zone paludose, quelle che andavano per la maggiore erano costituite da anatidi (anatre) e da rallidi (folaghe e gallinelle d’acqua). In cucina, generalmente con le anatre venivano preparati gli arrosti oppure venivano bollite per fare il lesso1, mentre le folaghe venivano abbinate al riso, con cui formavano un delizioso connubio. Le sapienti mani della nostra donna di casa, l’“arzdòure”, cuocevano la folaga e poi la univano al riso: solitamente utilizzavano l’Arborio, l’Originario. Il Balilla e la Razza 77, che erano le qualità più coltivate delle risaie malalberghesi negli anni Trenta-Quaranta del secolo scorso e che ben si collegavano al condimento costituito dalla fòlaga. Il risultato finale era un “trionfo gastronomico” degno di Cristoforo da Messisburgo, il famoso cuoco della Corte Estense. Il matrimonio, in tal modo, risultava perfetto nell’aspetto ed eccellente nel gusto.
E CONOSCIAMO ANCHE LA FOLAGA (… e la gallinella d’acqua)

Scritto in Gastronomia in Emilia Romagna | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 135 volte

Inserito da redazione il Dom, 04/06/2017 - 09:12


Sagra dell'Asparago verde di Altedo 2017

Dal 18 al 28 Maggio 2017, Altedo, Capitale dell'Asparago Verde, organizza la 48ª edizione della Sagra dell'Asparago Verde, coltivazione che negli anni è diventata il vero e proprio simbolo dell'agricoltura della cosiddetta Bassa Bolognese.
Banchi di vendita di asparagi e prodotti agricoli, concorsi nazionali, manifestazioni varie, spettacoli e mostre.
Preceduta da anteprime di gare sportive e arte varia, si entrerà nel vivo con le aperture di stand gastronomici in particolare
- 17 MAGGIO MERCOLEDÌ ore 20: 30 Serata di apertura della 48a Sagra – Ristorante TUTTASPARAGO Serata ad invito
- 18 Maggio GIOVEDÌ ore 20:30 Apertura del ristorante TUTTASPARAGO presso Coop Apofruit Via I° Maggio Altedo “Serata di Beneficenza” a favore dell'asilo parrocchiale di Altedo e Associazione Sporting emilia su prenotazione
Raggiungerà il suo clou
-21 MAGGIO DOMENICA dalle 07:00 alle ore 20:00 da via Bentini a via I° maggio la statale, che attraversa il paese di Altedo, si trasformerà in un appassionante e variegato spettacolo di mercatini, concerti in piazza, eventi artistici, spazi commerciali, espositori auto e tanto di più. Negozi aperti tutta la giornata
Lungo le vie del paese animatori per bambini e manifestazioni sportive
*** Scarica il programma completo della Sagra per scoprire le iniziative messe in cantiere dall'attiva Associazione Promotrice per questa nuova edizione, in allegato

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 89 volte

Inserito da redazione il Mar, 09/05/2017 - 10:31


I Biscotti del Re. Storia e ricetta, di Dino Chiarini

I biscotti del Re . Storia e ricetta.
Il 6 giugno 1918 Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, dopo aver visitato gli impianti idrovori di Argenta e di Molinella, si recò ad Altedo per vedere un nuovo metodo di aratura funicolare in risaia
con nuove apparecchiature, mosse non più da locomobili a vapore ma da moderni motori elettrici. Il corteo che accompagnava il Re giunse ad Altedo verso le ore 10 e si fermò vicino al mulino di proprietà del Sindaco di Malalbergo Zeno Pezzoli, il quale, non essendo ancora pronto, fece attendere il sovrano. Per alleviare l’imprevisto contrattempo, la figlia del Primo Cittadino prese da un vaso, collocato sulla tavola, un mazzo di fiori ed uscì di casa porgendolo repentinamente al Re; l’acqua ancora presente sui gambi bagnò i pantaloni del sovrano. Il ritardo causato dal sindaco, che rallentava i tempi sempre rigorosi del cerimoniale, come pure i pantaloni bagnati al Re, non rappresentavano certamente i pròdromi di un’ottima accoglienza. Ecco allora che la madre del Sindaco, la signora Geltrude “Tuda” Martinelli, visto l’imbarazzo del seguito reale, intervenne prontamente offrendo ai presenti la sua “classica” specialità: un particolare tipo di biscotto, assai simile alle gallette che i soldati consumavano al fronte. Quelli offerti ai presenti, erano dolcetti creati veramente da lei, un po’ dolciastri e un po’ amarognoli, farciti con mandorle e cotti al forno; erano anche un po’ croccanti e spolverati con zucchero di vaniglia. Al Re piacquero moltissimo, tanto che chiese alla signora se ne avesse ancora, poiché intendeva portarli a San Rossore per farli assaggiare ai propri figli. Propose poi alla signora “Tuda”, se lo avesse gradito, il “Brevetto della Real Casa” per questi biscotti; ma ella rifiutò, rispondendo che i biscotti erano stati fatti esclusivamente per Sua Maestà e non per essere messi in commercio. Prese quindi un tovagliolo, lo riempì di quel suo personale prodotto, legò i quattro capi alla campagnola e glieli offrì, dicendo che così erano pronti per essere mandati ai figli del Sovrano; domandò però a Vittorio Emanuele III di poterli chiamare “Biscotti del Re”. E questi esaudì il suo desiderio.
Sulla visita regale ad Altedo e sulla nascita dei “Biscotti del Re” esiste un’altra versione orale, “molto meno patriottica” della precedente ma forse più veritiera; essa narra che le cuoche addette al rinfresco, nell’agitazione dell’avvenimento, avessero sfornato quel tipo di ciambella troppo presto e che l’avessero “affettata” per finir di cuocerla una seconda volta, come i biscotti (etimologicamente “bis-cotto”, cioè “cotto due volte”). Fatta quest’ultima operazione, l’avevano spolverata di zucchero a velo per “mimetizzare” l’errore della prima cottura. E così la disattenzione iniziale si tramutò in un prelibato biscotto, che ancora oggi viene preparato e servito in tutte le occasioni nella zona di Altedo.
Ecco la ricetta De.C.O. *

Scritto in Gastronomia in Emilia Romagna | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 530 volte

Inserito da redazione il Sab, 17/12/2016 - 09:23


La Pastolaccia e la Micca di Malalbergo. Dino Chiarini

La “Pastulàze … e la Méche ad Malalbêrg” (La “Pastolaccia … e la Micca di Malalbergo”)  Storia e ricette
1) LaPastolaccia” (“Pastulàze” in dialetto locale) è una ciambella tipica malalberghese che utilizza gli stessi ingredienti del più noto biscotto “Savoiardo”: però gli è differente per la sagomatura, in quanto viene tagliata a fette trasversali, come il “Cantuccio” toscano o come il “Biscotto del Realtedese. In verità la “Pastulàze”, rispetto a quest’ultimi due dolcetti, è priva di mandorle e di burro, componenti indispensabili sia per il “Cantuccio”, sia per il Biscotto del Re”. Secondo i racconti a noi tramandati oralmente dalle anziane signore malalberghesi (che a loro volta le avevano appresero dalle loro nonne) questo composto, fatto solo con farina, zucchero, uova e un po’ di lievito, risale alla seconda metà dell’Ottocento. Pare che l’idea fosse venuta ad un fornaio malalberghese che l’attuò dopo aver esaminato varie ricette suggeritegli dai viaggiatori (provenienti da diverse provincie italiane ed anche da svariati paesi europei), che qui transitavano per raggiungere le città di Bologna, Ferrara e Venezia. Essi spesso si rifocillavano nel suo laboratorio, in attesa che la diligenza cambiasse i cavalli nell’adiacente posta: quindi, fra una chiacchiera e l’altra, gli esponevano le prelibatezze delle loro regioni d’origine.
Il panettiere, da quell’impasto da lui stesso inventato, ottenne una deliziosa ciambella di un bel colore giallo; scoprì pure che, intingendola in un bicchiere di vino dolce, risultava ancor più gradevole al palato.
Non vi sono prove scritte che dimostrino la veridicità di questa “leggenda paesana” poiché la data di nascita della “pastulàze” rimane incerta; però sicuramente nei primi anni del Novecento era già presente in paese: infatti, nel 1905 il forno della neonata Cooperativa Agricola di Consumo iniziò a produrre quotidianamente quella squisita “brazadèla” (ciambella). Il prodotto così ottenuto comparve anche sulla tavola delle osterie locali, ottenendo un grande successo. “L’Antica Trattoria della Luna” (oggi “Trattoria Nuova Maleto”), l’“Osteria del Ponte sul Reno” (posta sull’argine destro del fiume e demolita negli anni Quaranta del secolo scorso) e la “Trattoria dei Cacciatori” (ora denominata “Trattoria Rimondi” dal cognome dei proprietari) fecero di questo dolce il loro cavallo di battaglia. Infatti, quella ciambella, che richiedeva sempre il “nettare di Bacco” per intingerla, faceva aumentare anche la vendita del vino.
 La pastolaccia fu pure apprezzata dalle famiglie, tanto che anche l’altro forno presente in paese iniziò a produrre questo dolce tipico; le nostre bisnonne la chiamavano semplicemente “ciambella magra tagliata a fettine”, utilizzando la stessa ricetta inventata dal fornaio.
Le “massaie malalberghesi”, dopo aver assaggiato quel dolce così semplice da allestire, iniziarono a preparare il composto tra le mura domestiche; siccome molte case per cuocere avevano solo il camino, che non era adatto a questo tipo di cibi, portavano l’impasto presso il forno di fiducia; qui terminavano la lavorazione versando il preparato in una teglia capiente (preventivamente unta con appena un filo di olio e cosparsa con un po’ di farina o pane grattugiato per non far aderire il composto). Successivamente lo suddividevano in “pani” e consegnavano al fornaio il prodotto già pronto che egli sapientemente portava a cottura.

Scritto in Gastronomia in Emilia Romagna | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 404 volte

Inserito da redazione il Sab, 17/12/2016 - 08:41


Luigi Groto, il "cieco d'Adria" "terremotato" a Malalbergo nel 1570. Dino Chiarini

Luigi Groto -o Grotto, come riportano alcuni documenti- (Adria, 7 settembre 1541–Venezia, 13 dicembre 1585) fu un celebre drammaturgo, poeta, filosofo, musicista, ambasciatore di Adria presso la Serenissima Repubblica. Era figlio di Federico e di Maria de’ Rivieri ed appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà adriese proprietaria di vasti terreni; venne colpito da cecicità completa all’età di otto anni. Fu membro di varie Accademie letterarie, tra cui quella di “Umanae Litterae” di Adria, ed istituì una propria scuola, l’Accademia degli Illustrati. Compose numerose poesie, svariate commedie e tradusse diverse opere dal greco. Nei primi mesi del 1567 fu processato come eretico per aver letto e conservato alcuni libri di Erasmo da Rotterdam e di Bernardino Ochino: proprio per questo motivo fu escluso dall’insegnamento. Più tardi, precisamente l'8 luglio 1567, il processo si chiuse con l'abiura del Groto ed il gesto lo rese sì libero dalle censure e dalla prigione a vita, ma non gli consentì di tornare a insegnare, lasciandolo in gravi difficoltà economiche. Sostenne presso il doge di Venezia Pietro Loredano la tesi idraulica sul risanamento del territorio veneziano attraverso l'incanalamento dell’alveo del fiume Po, cioè in quello che in seguito sarà chiamato “Taglio di Porto Viro”, intervento dimostratosi poi essenziale per la sopravvivenza della Serenissima. Dopo queste brevi note biografiche riguardanti il nostro personaggio, veniamo all'episodio che ci interessa maggiormente.
Nei primi giorni di novembre del 1570 Luigi Groto tenne una dissertazione all’Università di Bologna e nel pomeriggio del giorno 16 s’imbarcò, con destinazione Venezia, utilizzando la via d'acqua del “Canal Naviglio” che collegava la città felsinea con Ferrara e successivamente con il Mare Adriatico. Verso sera arrivò a Malalbergo e prese alloggio in una locanda del paese, in attesa, la mattina seguente, di proseguire il viaggio verso casa. Ecco, testualmente, come il famoso commediografo descrisse la notte tra il 16 e il 17 novembre, nella lettera inviata alla signora Alessandra Volta di Venezia, datata 29 dicembre e pubblicata in “Lettere famigliari di Luigi Groto cieco d’Adria” (v. foto sotto):

Scritto in Malalbergo/Altedo | Storia. Locale e generaleleggi tutto | letto 556 volte

Inserito da redazione il Mer, 30/11/2016 - 09:29


Terramara a Ponticelli di Malalbergo

Domenica 4 settembre 2016, ore 10.30
Palazzo Marescalchi,
Sala Zucchini Piazza Caduti della Resistenza n. 1 Malalbergo (BO)

Conferenza sul tema
Terramara di Ponticelli
Intervengono:

Monia Giovannini, Sindaco del Comune di Malalbergo
Tiziano Trocchi, Archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Tra il 2015 e il 2016, durante i lavori SNAM per la posa di un metanodotto, gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna su un’area di 400 mq hanno portato in luce a Ponticelli di Malalbergo un abitato dell’età del Bronzo databile tra il XIV e il XIII sec. a.C.Questo tipo di insediamento, chiamato Terramara, ha dato vita a una delle civiltà più complesse dell’Europa del II millennio a.C., un fenomeno economico e sociale di una portata storica senza precedenti.La Terramara di Ponticelli rappresenta una novità assoluta per questo territorio e colma un vuoto in un’area dove gli unici abitati noti erano Pilastri di Bondeno e Coccanile di Copparo. Il villaggio era circondato da un fossato e da un piccolo terrapieno che racchiudevano le capanne realizzate su piattaforme lignee sia sopraelevate che impostate direttamente al suolo.Abbondanti e ben conservati sono i materiali archeologici rinvenuti: vasi idonei a consumo e conservazione dei cibi, fornelli, alari, oggetti per filare e tessere, manufatti in corno animale, utensili e ornamenti in bronzo, ambra e scarti di cibo. Tutti elementi che studiati anche con l’ausilio di idonee tecnologie, contribuiranno a definire le caratteristiche della comunità che sul finire del II millennio a.C. occupava questa porzione di territorio. - L’iniziativa è promossa da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Comune di Malalbergo, Associazione Amici dell'Ortica e Proloco di Malalbergo

Scritto in Archeologia | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 350 volte

Inserito da redazione il Mar, 30/08/2016 - 07:30


Cooper Willyams, da Brighton ad Abukir, ad Altedo. Dino Chiarini

Cooper WILLYAMS  ad Altedo
Cooper Willyams, nato a Brighton il 22 giugno 1762, era figlio di John Willyams, un capitano della Royal Navy; tutta la famiglia aveva sempre avuto forti tradizioni militari, invece Cooper studiò a Canterbury dove nel 1784, dopo aver conseguito il diploma, pronunciò i voti diventando curato in una piccola chiesa nei dintorni di Gloucester, città dove risiedeva la madre; successivamente, nel 1791 fu nominato Vicario nel Sussex.
Ma il richiamo della tradizione marinaresca familiare lo portò, nel 1794, ad imbarcarsi su una nave della flotta del Contrammiraglio Orazio Nelson come cappellano per la campagna delle Indie; partecipò pure nel 1798 alla famosa “Battaglia del Nilo” (detta in Francia Battaglia di Abukir) in cui la flotta britannica sbaragliò quella francese, tanto che alcuni mesi dopo Napoleone dovette abbandonare il suo esercito in Egitto e tornare da sconfitto in Francia.
Dopo quello scontro navale, ma sempre nel 1798, arrivò a Livorno e da qui iniziò il suo personale “Grand tour”, cioè quel viaggio attraverso l’Italia che molti giovani europei, nobili o intellettuali, intraprendevano lungo tutta la Penisola; raggiunse dapprima Firenze poi, proseguendo oltre l’Appennino, arrivò nella Legazione bolognese; si fermò a Pianoro e qui prese la diligenza postale diretta a Bologna.
Cambiati i cavalli a Porta Mascarella, continuò il percorso verso Ferrara ma, giunto ad Altedo, pensò di fare una sosta, fermandosi per una notte presso la “famosa” posta-cavalli locale, comprensiva della tipica e maestosa “Locanda”. Dopo Ferrara, visitò Padova, Venezia, Vicenza, Verona, il lago di Garda e Mantova. Si recò pure a Ischia ed a Napoli, poi tornò a Livorno, dove s’imbarcò per le isole Baleari.

Scritto in Malalbergo/Altedo | Storia. Locale e generaleleggi tutto | letto 623 volte

Inserito da redazione il Sab, 14/05/2016 - 09:26


1547. Il Concilio di Trento ... a Bologna. Dino Chiarini

Il 15 marzo 1545 Papa Pio III convocò il Concilio a Trento (chiamato pure Concilio tridentino, XIX concilio ecumenico della chiesa cattolica) per contrastare la Riforma Protestante guidata da Martin Lutero. Due anni dopo, mentre erano in corso i lavori, la città di Trento fu colpita da un’epidemia di colera e i cardinali furono invitati a trasferirsi a Bologna per continuare le loro assemblee sulla Controriforma della Chiesa Cattolica.
I porporati arrivarono al porto di Malalbergo il 19 marzo 1547 accolti da due rappresentanti del Senato Bolognese e qui probabilmente pernottarono, poiché arrivarono al porto di Corticella il giorno seguente, navigando sul Canale Navile (1); da questa località il viaggio proseguì verso Bologna a bordo di comode carrozze.
Il Concilio “bolognese” fu aperto il 27 marzo con una solenne cerimonia in S. Petronio, dove per l’occasione fu inaugurato il nuovo altare del Vignola; le riunioni si tennero nel palazzo Sanuti di proprietà della famiglia Campeggi.
Luciano Meluzzi ci informa che a Bologna si tennero tre sedute «…che hanno messo a fuoco i problemi del matrimonio e gli abusi in genere relativi ai Sacramenti e alle indulgenze» (2).
Una nota curiosa legata alla permanenza dei Padri Conciliari è descritta molto bene nel volume di Tiziano Costa “Bologna in cronaca”. Egli riporta un fatto descritto da Jacopo Raineri in “Diario bolognese” datato anno 1547; Raineri scrive che durante lo svolgimento del Concilio, i fruttivendoli alzarono talmente i prezzi dei meloni, frutto particolarmente richiesto dai religiosi, che le autorità decisero di intervenire per «…reprimere l’abuso dei bottegai che hanno alzato i prezzi in modo scandaloso approfittando della forte richiesta…» (3).
Per la cronaca il Concilio tornò a Trento nel maggio 1551 e terminò il 4 dicembre 1563, cioè dopo diciotto anni, otto mesi e venti giorni dalla prima convocazione (le interruzioni furono numerose) presieduto in tutti questi anni da ben tre papi: Pio III, Giulio III e Pio IV.
Dino Chiarini

Scritto in Bologna | Malalbergo/Altedo | Storia. Locale e generaleleggi tutto | letto 661 volte

Inserito da redazione il Mer, 30/03/2016 - 08:41


Il "mistero" di Afro Basaldella... e del suo " Malalbergo". Giulio Reggiani

Capisco che molti lettori potrebbero restare un po’ interdetti di fronte all’argomento storico che sto per affrontare qui, ma sono in grado di assicurare che la trattazione seguente ha notevole attinenza con questo nostro territorio comunale. Vorrei iniziare, però, dando alcune notizie biografiche su questo grandissimo esponente dell’astrattismo italiano.
Afro Libio Basaldella nacque ad Udine il 4 marzo 1912; compì i suoi primi studi a Firenze ed a Venezia, dove si diplomò al liceo artistico di quella città nel 1931. Successivamente si recò dal fratello Mirko a Roma, città in cui conobbe artisti di fama quali Scipione, Mafai e Cagli, e nello stesso anno a Milano, ove frequentò lo studio di Arturo Martini ed incontrò Birolli e Morlotti.
Nel 1933 si trasferì definitivamente a Roma, dove partecipò, assieme a Guttuso, Scialoja, Leoncillo, Fazzini ed altri, alla II Quadriennale Romana. Nel 1937 tenne la sua prima mostra personale e l’anno dopo fu chiamato alla Biennale di Venezia con due opere, Pastori ed Oreste. Nel 1939 tenne una personale a Genova, intitolata Disegni di Mirko e Pitture di Afro, ed una a Torino, mentre a Roma prese parte alla III Quadriennale. Durante il periodo bellico realizzò svariate opere d’influenza cubista, soprattutto nature morte e ritratti, e definì, attraverso il decennio degli anni ’40, il suo primo periodo astratto: infatti dopo un viaggio a Parigi risentì del “colpo di fulmine” per il cubismo di Picasso e Braque, come pure dei toni spenti di Modigliani.
Nel 1950 si recò a New York, incominciando una ventennale collaborazione con la galleria italo-americana Catherine Viviano, e questo diverso clima culturale lo indirizzò definitivamente verso l’astrazione. Nel 1952 aderì al Gruppo degli 8 e nel 1956 ottenne alla Biennale di Venezia il premio quale miglior pittore italiano; due anni dopo eseguì il dipinto murale  The garden of hope (Il giardino della speranza) per la sede dell’Unesco a Parigi, incluso in una serie di lavori comprendenti opere di Matta, Mirò, Picasso ed altri artisti famosi. Negli anni Sessanta raggiunse la maturità artistica, espose le sue tele nelle più famose gallerie europee ed americane, insegnando anche pittura a Firenze e negli Stati Uniti. Nel 1971 vinse a Roma il Premio Nazionale di Pittura “Presidente della Repubblica”, ma dopo la morte del fratello Mirko e l’insorgere della malattia sopraggiunse in lui un evidente “cambio di rotta artistico”, con lavori molto più immobili rispetto agli slanci del passato e raffiguranti un universo più desolato. Negli ultimi anni di vita tenne svariate mostre personali in Italia ed all’estero.
Morì a Zurigo il 24 luglio 1976. E’ considerato uno dei più illustri esponenti della “Scuola Romana”, assieme a Giorgio De Chirico e Renato Guttuso. Le sue opere sono presenti nei maggiori Musei d’Arte Moderna e nelle migliori Gallerie Artistiche di tutto il mondo.
Ma cosa c’entra Afro Basaldella con il Comune di Malalbergo? Ebbene, un certo rapporto fra questo grande pittore e Malalbergo c’è, poiché esiste un suo quadro di 125 x 160 cm, intitolato “Malalbergo” e datato 1962,  che rappresenta molto bene, non solo per i critici, un periodo particolare della sua evoluzione artistica, precisamente dalla fine degli anni ’50 a tutto il decennio successivo, fino cioè agl’inizi della malattia che segnò una svolta nella sua produzione pittorica, come accennato poc’anzi. Io ho potuto vedere il quadro soltanto in fotografia, però posso azzardare questo mio personale giudizio: <Nell’ambito del più moderno astrattismo, le sue forme cromatiche sono concepite in modo che appaiano assai limitate; tutta la composizione gioca sui forti contrasti fra le parti scure e quelle chiare, tanto da sembrare, per intenderci, un “divertissement”, uno “svago” bianco-nero. Esso pare ricordare, oltretutto, i coevi studi di Franz Kline, cui viene naturale collegarsi”, richiamando pure le idee filosofiche dell’Esistenzialismo>.

Scritto in Biografie | Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 837 volte

Inserito da redazione il Mer, 30/03/2016 - 08:03


Da Malalbergo a Castelluccio. Alessandro Manservisi (o Manservigi?). Ricerca di Dino Chiarini

DA MALALBERGO A CASTELLUCCIO
Alessandro Manservisi o Alessandro Manservigi?

(un grande filantropo e benefattore nato a Malalbergo)

Questo interrogativo (quello del titolo, tanto per intenderci) cominciò a frullarmi nella mente qualche tempo dopo che il prof. Renzo Zagnoni m’interpellasse per chiedermi di fare una piccola ricerca su Alessandro Manservisi -una persona famosissima in tutto il Comune di Porretta Terme, ma particolarmente nella frazione di Castelluccio- e ciò per un libro che stava scrivendo su tale personaggio. Ebbene, questa breve indagine presso l'Archivio Parrocchiale di Malalbergo mi portò a scoprire, dalla grafia del documento originale, che il suo vero cognome era Manservigi. E Manservigi è tuttora un gruppo familiare presente in paese. Eccovi allora i risultati riguardo i miei estemporanei studi su quest'uomo che a me, prima d'oggi, era veramente sconosciuto. Quindi ho pensato di proporvi, oltre alle mie considerazioni, anche la sua biografia così come l’ho ricavata dai documenti consultati sia in parrocchia, sia nella biblioteca dell’Archiginnasio oltre che dal libro “Un sarto e il suo castello a Castelluccio” di Bill Homes e Renzo Zagnoni; essa è stata molto interessante e ricca di concreti riferimenti per ambedue le realtà paesane, di Malalbergo e di Castelluccio nel Comune di Porretta Terme.
Alessandro Manservigi nacque a Malalbergo il 16 gennaio 1851 da Giocondo Manservigi e da Rita Poggi (1); morì a Bologna il 7 aprile 1912. Nel 1858 Alessandro (assieme alla madre e alla sorella Clotilde anch’essa nata a Malalbergo il 7 gennaio 1854) si trasferì a Bologna (2); il padre, invece, non poté seguire la famiglia, trovandosi in quel periodo in prigione ad Ancona dove stava scontando una lunga condanna (tale pena, pare fosse stata promulgata per motivi politici) (3).
Nel trasferimento a Bologna il cognome fu mutato in Manservisi e questo piccolo cambiamento avvenne, secondo me, per un probabile errore di trascrizione da parte dell’impiegato dell’Ufficio Anagrafe di Bologna. Mi vien da pensare a una sua imprecisione, poiché la grafia delle due lettere era a quel tempo molto simile; io penso pure che, forse, questa piccola alterazione facesse alla fin fine comodo alla famiglia, poiché quel nuovo cognome avrebbe potuto mascherare un po’ il complessivo senso di disagio dovuto all’arresto -e alla successiva condanna all’ergastolo- del capofamiglia Giocondo.

Scritto in Biografie | Malalbergo/Altedo | Porrettaleggi tutto | letto 1603 volte

Inserito da redazione il Ven, 20/03/2015 - 09:16


Il mulino di Malalbergo. Dino Chiarini e Giulio Reggiani

Sulla via Nazionale, proprio in centro a Malalbergo, a pochi passi sia dal Municipio (alla sua sinistra) che da Palazzo Marescalchi (alla sua destra), s’erge un palazzone adibito a “Centro Commerciale”. Però tutti sanno che lì, tempo fa, c’era “il mulino”.
Parecchi abitanti ne serbano ancora memoria e per questo ricordo non importa scomodare i soliti “anziani”. Tuttavia questa reminiscenza riguarda l’
edificio (alto, imponente, con il suo lato ovest a forma semicircolare) ma non l’opificio vero e proprio nella sua attività originaria della molitura: e ciò in quanto le macine cessarono il loro nobile lavoro circa sessant’anni fa (1).
Ma ci vengono spontanee due domande: che cos’è il mulino e perché ha questo nome? In verità il mulino è uno strumento che produce un lavoro meccanico, derivante dallo sfruttamento di una forza, sia essa l’energia elettrica, o l’acqua, o il vento, oppure una forza animale o umana. La somiglianza delle due parole
mulino e mulo, (il primo, nell’italiano corrente, non è però, grammaticalmente, il diminutivo del secondo) ci richiama subito alla mente la forza continua e remissiva di questo equino ibrido, così adatto a fornire energia-lavoro di carattere animale, motrice ideale di tutta la struttura. L’etimologia, al contrario, ci conduce al verbo latino molĕre, cioè macinare, ed all’altro termine latino mola, vale a dire a quella grossa pietra circolare che stritolava i chicchi di cereale. Sarebbe quindi forse più giusto usare il termine molino: ma ormai questa parola da parecchio tempo risulta in disuso.
Vorremmo qui rammentare al lettore l’importanza che il mulino ha avuto nei tempi passati allorquando la sua presenza si rivelava essenziale per l’economia -ed anche per la vita stessa- di un territorio: ecco perché, al fine di renderlo in grado di poter servire una zona molto vasta, avrebbe avuto bisogno di una forza costante e poderosa, che sostituisse ed amplificasse la trazione animale.

Scritto in Malalbergo/Altedo | Storia. Locale e generaleleggi tutto | letto 1635 volte

Inserito da redazione il Lun, 09/06/2014 - 11:55


Gran Malalbergo presenta la sua maschera "Narzis" e altri suoi artisti

E' in corso a Malalbergo dal 2 marzo al 13 aprile
GranMalalbergo 2014 - Rassegna di musica e teatro
Promossa dalla Amministrazione Comunale, Assessorato alla Cultura e la Pro Loco di Malalbergo vedrà protagonisti in grandissima parte artisti provenienti da diverse frazioni del Comune.
La rassegna è articolata in due momenti. Un parte degli spettacoli si svolge la domenica pomeriggio ed è dedicata soprattutto ai bambini. Gli altri quattro spettacoli , invece, sono in programma al sabato sera e sono rivolti alla generalità della cittadinanza.
Il programma della rassegna dei prossimi giorni di aprile prevede :
- Sabato 5, ore 21 - Teatro. Narciso da Malalbergo con Luciano Manini e Gianluca Nannetti
- Sabato 12, ore 21 - Concerto per pianoforte a quattro mani.
Musiche di Schubert e Moszkowski; al pianoforte Filippo Bergonzoni e Luca Arpa
- Domenica 13, ore 17 –
presso l'Auditorium Erminio Minghetti - Altedo di Malalbergo via Minghetti, 9 Concerto degli alunni della Scuola di Musica Alfredo Fontana di Altedo. Con la partecipazione del Coro della Scuola media di San Pietro in Casale; dirige la Prof.ssa Diana Deghenghi - Musiche dei film di animazione e di cartoni animati, dedicato a bambini e ragazzi
Tutti gli spettacoli sono gratuiti
Telefono: 051-6620230 E-mail: proloco.malalbergo@gmail.com

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 797 volte

Inserito da redazione il Mer, 02/04/2014 - 09:09


La gente di Altedo in calendario

Dai "Patti di Altedo" del 1231, che sancirono la nascita ufficiale della Comunità, grazie all'insediamento di 150 famiglie provenienti dalla Lombardia, alla "zant d'Altai" di oggi, immortalata  su un calendario pronto per il 2014.
365 fotine di altedesi, una al giorno,  e un po' di note in dialetto altedese,  indicato come "bolognese rustico",  diverso da quello cittadino per alcune formulazioni, inflessioni e accentazioni e alcune differenze di pronuncia e nei modi di dire anche rispetto  al linguaggio dei paesi vicini.
Qui la galénna diventa galîne, la maténna diventa matîne  e l'oca diventa òche;  il mercoledì  diventa mêrcual, seguito da zòbie, vènar, sâbat e dmànndghe.
L'iniziativa è dell'associazione "Anima Altedi", presieduta da Enrico Grimandi, fondata  un paio di anni fa  per valorizzare l'dentità locale, attraverso la promozione di ricerche storiche e il recupero del dialetto. La prima iniziativa  è stata la pubblicazione di un libro di ricerca e documentazione storica condotta da Anna Laura Trombetti,  dedicato a "I Patti di Altedo".
Ora con questo luneri 2014  si porta l'attenzione su modi di dire ed espressioni colorite tramandate da generazioni di contadini, inframmezzate anche da rocamboleschi modi di dire in dialetto italianizzato, che vanno dall' Investire il ninÎno allo scadôre sotto la lašîne che facevano probabilmente inorridire  le maestre che se li ritrovavano scritti sui quaderni tra i "pensierini" spontanei.

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 848 volte

Inserito da redazione il Mar, 29/10/2013 - 09:44


Malalbergo presenta i suoi artisti

Malalbergo e i suoi Artisti
Domenica 10 novembre 2013
, nell'ambito della rassegna provinciale "SBAM! Edizione 2013", l'Assessorato alla Cultura del Comune di Malalbergo presenta la 3° edizione de: "Malalbergo e i suoi Artisti".
L'iniziativa è organizzata dal Comune di Malalbergo, assessorato alla cultura, in collaborazione con la Pro Loco di Malalbergo e la Protezione civile “Pegaso” di Malalbergo.
Programma:
ore 14.00-18.00: apertura straordinaria Biblioteca comunale, un patrimonio da conoscere
ore 14.30: Laboratorio letterario per bambini 5 – 8 anni, presso la biblioteca comunale
ore 16.00: caffè letterario con Fabio Carini e le lettrici itineranti, presso la biblioteca comunale;
ore 17.00: “Miti al femminile”, mostra di disegno e fumetti, di Gessica Bagnato;
ore 17.45: “l'Arte in legno”, le sculture di Dino Gurioli
ore 18.00: Cerimonia di intitolazione della sala riunioni a Gino Zucchini, artista malalberghese. All’interno, spettacolo di musica e lettura-interpretazione “Le città invisibili”, di e con Gianluca Nannetti e Gianluca Fortini;
ore 20.00: “Poesie e Melodie”, di Lisa Minervino, Giulio Reggiani, Franco Dragoni
Ingresso totalmente gratuito.
Informazioni: biblioteca comunale, Tel. 051.6620280, e-mail
biblioteca@comune.malalbergo.bo.it
http://www.comune.malalbergo.bo.it/notizie/notizia.aspx?ID=547

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 786 volte

Inserito da redazione il Mar, 29/10/2013 - 09:24


Sagra dell'Ortica a Malalbergo

A Malalbergo nell'ultimo fine settimana di agosto e nel primo di settembre,
dal 29 agosto a domenica 8 settembre
si svolgerà la "storica" Sagra di Fine Estate, che dal 2012 diviene
SAGRA DELL'ORTICA.
La Sagra fu realizzata per la prima volta nel 1970, ad opera di alcuni volonterosi giovani del paese che occuparono, con svariate attività, la piazza centrale sul Navile, sorta appena da qualche anno a seguito della copertura dello storico canale.
Nel 2011, dal ricostituito Comitato nasce ufficilamente l'"Associazione Amici del Navile", ribattezzata nel 2012 "Associazione Amici dell'Ortica", che rinnova la Sagra e la dedica all'ortica, un'erba dalle molteplici proprietà intorno alla quale ruota il tradizionale evento della fine estate malalberghese.
Anche la nuova edizione 2013 non ha abbandonato nessuna delle iniziative che negli anni si sono consolidate durante le “Serate sul Navile” come la manifestazione cinofila e i mercati del volontariato e degli ambulanti, oltre agli spettacoli, esibizioni, banda, intrattenimenti con i pony, giochi di una volta e gare di pesca, mostre fotografiche e di pittura.e scultura a Palazzo Marescalchi e naturalmentelo stand gastronomico con specialità della cucina nostrana, con particolare attenzione all'utilizzo dell'ortica.
Maggiori informazioni e programma completo sui siti
http://www.orizzontidipianura.it/eventi.php?ID=5319
www.amicidellortica.it
.

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 794 volte

Inserito da redazione il Gio, 29/08/2013 - 10:17


Musica popolare nelle frazioni di Malabergo

Frazioni di Malalbergo in Musica 2013
Quest'anno si tiene il festival "Frazioni in Musica", dedicato alle musiche e danze popolari, un patrimonio culturale radicato nella nostra storia, da valorizzare con rinnovato vigore e da fare conoscere alle nuove generazioni per assicurare in futuro la sua conservazione.
Il festival, organizzato dalla ProLoco in collaborazione con il Comune di Malalbergo, è inserito nella cornice delle frazioni del territorio comunale, Casoni, Ponticelli e Pegola.
L’iniziativa si articola in tre appuntamenti:
- a Ponticelli, Martedì 11 giugno alle ore 20.45
- a Casoni, Martedì 18 giugno, alle ore 20.45
- a Pegola,Martedì 25 giugno, alle ore 20.45
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.

La locandina con il programma è sul sito del comune http://www.comune.malalbergo.bo.it/notizie/notizia.aspx?ID=369
Info Tel. 0516620280 - Fax 0516620281 - E-mail: biblioteca@comune.malalbergo.bo.it

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 898 volte

Inserito da redazione il Sab, 08/06/2013 - 17:39


Un libro a Malalbergo e asparagi ad Altedo

E' in preparazione la 44ª Sagra dell'Asparago Verde di Altedo IGP che si terrà dal 16 al 26 maggio 2013. E' on line il Programma sul sito http://www.comune.malalbergo.bo.it/vivere/pag_stand_3_1.aspxID=1 oppure  www.comune.malalbergo.bo.it
- Venerdì 10 maggio, alle ore 11.00, presso il Municipio di Malalbergo, si terrà la Conferenza Stampa di presentazione con la partecipazione delle autorità comunali e dei promotori della Sagra.
Al termine, si terrà la premiazione del Concorso "L'Asparago incontra la scuola - copertina per Ricettario 2013"
Info Tel. 0516620280 - Fax 0516620281 - E-mail: biblioteca@comune.malalbergo.bo.it

Scritto in Malalbergo/Altedoleggi tutto | letto 874 volte

Inserito da redazione il Gio, 02/05/2013 - 10:28


1° Maggio in bicicletta lungo il percorso del trenino

Un libro e una biciclettata per  i prossimi giorni a Baricella
- Martedì 30 Aprile 2013 - ore 18

presso la Biblioteca Comunale "A. Gramsci" - Via Europa 3
APERITIVO CON L'AUTORE

Presentazione del libro "Libera di volare come una farfalla" di Sara Bariani - Arduino Sacco Editore.
Al termine dell'incontro l'Amministrazione Comunale sarà lieta di offrire un aperitivo.
- Mercoledì 1° Maggio 2013 - a partire dalle ore 8.45
presso Baricella e frazioni
IL NOSTRO IMMENSO TRAM
Biciclettata per riscoprire l'antico percorso della ferrovia tra Minerbio, Baricella e Malalbergo.
Programma:
o
re 8.45 ritrovo a Minerbio presso il Centro Sociale Primavera;
ore 9.45 arrivo a Baricella
e partenza da P.zza Pertini; lungo il percorso sosta a Boschi per merenda offerta dal Comitato Donne Boschi e a San Gabriele per aperitivo offerto dall'Ass.ne Amici per San Gabriele;
ore 12.
00 circa arrivo a Mondonuovo all'Agriturismo Ca' dei Laghi con possibilità di pranzare a menù fisso (15 euro primo, secondo, contorno, dolce e bevande incluse).
Per maggiori informazioni consulta www.comune.baricella.bo.it.

Scritto in Baricella | Malalbergo/Altedo | Minerbioleggi tutto | letto 962 volte

Inserito da redazione il Sab, 27/04/2013 - 17:25

fonte XML