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Malalbergo/Altedo


I Biscotti del Re. Storia e ricetta, di Dino Chiarini

I biscotti del Re . Storia e ricetta.
Il 6 giugno 1918 Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, dopo aver visitato gli impianti idrovori di Argenta e di Molinella, si recò ad Altedo per vedere un nuovo metodo di aratura funicolare in risaia
con nuove apparecchiature, mosse non più da locomobili a vapore ma da moderni motori elettrici. Il corteo che accompagnava il Re giunse ad Altedo verso le ore 10 e si fermò vicino al mulino di proprietà del Sindaco di Malalbergo Zeno Pezzoli, il quale, non essendo ancora pronto, fece attendere il sovrano. Per alleviare l’imprevisto contrattempo, la figlia del Primo Cittadino prese da un vaso, collocato sulla tavola, un mazzo di fiori ed uscì di casa porgendolo repentinamente al Re; l’acqua ancora presente sui gambi bagnò i pantaloni del sovrano. Il ritardo causato dal sindaco, che rallentava i tempi sempre rigorosi del cerimoniale, come pure i pantaloni bagnati al Re, non rappresentavano certamente i pròdromi di un’ottima accoglienza. Ecco allora che la madre del Sindaco, la signora Geltrude “Tuda” Martinelli, visto l’imbarazzo del seguito reale, intervenne prontamente offrendo ai presenti la sua “classica” specialità: un particolare tipo di biscotto, assai simile alle gallette che i soldati consumavano al fronte. Quelli offerti ai presenti, erano dolcetti creati veramente da lei, un po’ dolciastri e un po’ amarognoli, farciti con mandorle e cotti al forno; erano anche un po’ croccanti e spolverati con zucchero di vaniglia. Al Re piacquero moltissimo, tanto che chiese alla signora se ne avesse ancora, poiché intendeva portarli a San Rossore per farli assaggiare ai propri figli. Propose poi alla signora “Tuda”, se lo avesse gradito, il “Brevetto della Real Casa” per questi biscotti; ma ella rifiutò, rispondendo che i biscotti erano stati fatti esclusivamente per Sua Maestà e non per essere messi in commercio. Prese quindi un tovagliolo, lo riempì di quel suo personale prodotto, legò i quattro capi alla campagnola e glieli offrì, dicendo che così erano pronti per essere mandati ai figli del Sovrano; domandò però a Vittorio Emanuele III di poterli chiamare “Biscotti del Re”. E questi esaudì il suo desiderio.
Sulla visita regale ad Altedo e sulla nascita dei “Biscotti del Re” esiste un’altra versione orale, “molto meno patriottica” della precedente ma forse più veritiera; essa narra che le cuoche addette al rinfresco, nell’agitazione dell’avvenimento, avessero sfornato quel tipo di ciambella troppo presto e che l’avessero “affettata” per finir di cuocerla una seconda volta, come i biscotti (etimologicamente “bis-cotto”, cioè “cotto due volte”). Fatta quest’ultima operazione, l’avevano spolverata di zucchero a velo per “mimetizzare” l’errore della prima cottura. E così la disattenzione iniziale si tramutò in un prelibato biscotto, che ancora oggi viene preparato e servito in tutte le occasioni nella zona di Altedo.
Ecco la ricetta De.C.O. *

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Inserito da redazione il Sab, 17/12/2016 - 09:23


La Pastolaccia e la Micca di Malalbergo. Dino Chiarini

La “Pastulàze … e la Méche ad Malalbêrg” (La “Pastolaccia … e la Micca di Malalbergo”)  Storia e ricette
1) LaPastolaccia” (“Pastulàze” in dialetto locale) è una ciambella tipica malalberghese che utilizza gli stessi ingredienti del più noto biscotto “Savoiardo”: però gli è differente per la sagomatura, in quanto viene tagliata a fette trasversali, come il “Cantuccio” toscano o come il “Biscotto del Realtedese. In verità la “Pastulàze”, rispetto a quest’ultimi due dolcetti, è priva di mandorle e di burro, componenti indispensabili sia per il “Cantuccio”, sia per il Biscotto del Re”. Secondo i racconti a noi tramandati oralmente dalle anziane signore malalberghesi (che a loro volta le avevano appresero dalle loro nonne) questo composto, fatto solo con farina, zucchero, uova e un po’ di lievito, risale alla seconda metà dell’Ottocento. Pare che l’idea fosse venuta ad un fornaio malalberghese che l’attuò dopo aver esaminato varie ricette suggeritegli dai viaggiatori (provenienti da diverse provincie italiane ed anche da svariati paesi europei), che qui transitavano per raggiungere le città di Bologna, Ferrara e Venezia. Essi spesso si rifocillavano nel suo laboratorio, in attesa che la diligenza cambiasse i cavalli nell’adiacente posta: quindi, fra una chiacchiera e l’altra, gli esponevano le prelibatezze delle loro regioni d’origine.
Il panettiere, da quell’impasto da lui stesso inventato, ottenne una deliziosa ciambella di un bel colore giallo; scoprì pure che, intingendola in un bicchiere di vino dolce, risultava ancor più gradevole al palato.
Non vi sono prove scritte che dimostrino la veridicità di questa “leggenda paesana” poiché la data di nascita della “pastulàze” rimane incerta; però sicuramente nei primi anni del Novecento era già presente in paese: infatti, nel 1905 il forno della neonata Cooperativa Agricola di Consumo iniziò a produrre quotidianamente quella squisita “brazadèla” (ciambella). Il prodotto così ottenuto comparve anche sulla tavola delle osterie locali, ottenendo un grande successo. “L’Antica Trattoria della Luna” (oggi “Trattoria Nuova Maleto”), l’“Osteria del Ponte sul Reno” (posta sull’argine destro del fiume e demolita negli anni Quaranta del secolo scorso) e la “Trattoria dei Cacciatori” (ora denominata “Trattoria Rimondi” dal cognome dei proprietari) fecero di questo dolce il loro cavallo di battaglia. Infatti, quella ciambella, che richiedeva sempre il “nettare di Bacco” per intingerla, faceva aumentare anche la vendita del vino.
 La pastolaccia fu pure apprezzata dalle famiglie, tanto che anche l’altro forno presente in paese iniziò a produrre questo dolce tipico; le nostre bisnonne la chiamavano semplicemente “ciambella magra tagliata a fettine”, utilizzando la stessa ricetta inventata dal fornaio.
Le “massaie malalberghesi”, dopo aver assaggiato quel dolce così semplice da allestire, iniziarono a preparare il composto tra le mura domestiche; siccome molte case per cuocere avevano solo il camino, che non era adatto a questo tipo di cibi, portavano l’impasto presso il forno di fiducia; qui terminavano la lavorazione versando il preparato in una teglia capiente (preventivamente unta con appena un filo di olio e cosparsa con un po’ di farina o pane grattugiato per non far aderire il composto). Successivamente lo suddividevano in “pani” e consegnavano al fornaio il prodotto già pronto che egli sapientemente portava a cottura.

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Inserito da redazione il Sab, 17/12/2016 - 08:41


Luigi Groto, il "cieco d'Adria" "terremotato" a Malalbergo nel 1570. Dino Chiarini

Luigi Groto -o Grotto, come riportano alcuni documenti- (Adria, 7 settembre 1541–Venezia, 13 dicembre 1585) fu un celebre drammaturgo, poeta, filosofo, musicista, ambasciatore di Adria presso la Serenissima Repubblica. Era figlio di Federico e di Maria de’ Rivieri ed appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà adriese proprietaria di vasti terreni; venne colpito da cecicità completa all’età di otto anni. Fu membro di varie Accademie letterarie, tra cui quella di “Umanae Litterae” di Adria, ed istituì una propria scuola, l’Accademia degli Illustrati. Compose numerose poesie, svariate commedie e tradusse diverse opere dal greco. Nei primi mesi del 1567 fu processato come eretico per aver letto e conservato alcuni libri di Erasmo da Rotterdam e di Bernardino Ochino: proprio per questo motivo fu escluso dall’insegnamento. Più tardi, precisamente l'8 luglio 1567, il processo si chiuse con l'abiura del Groto ed il gesto lo rese sì libero dalle censure e dalla prigione a vita, ma non gli consentì di tornare a insegnare, lasciandolo in gravi difficoltà economiche. Sostenne presso il doge di Venezia Pietro Loredano la tesi idraulica sul risanamento del territorio veneziano attraverso l'incanalamento dell’alveo del fiume Po, cioè in quello che in seguito sarà chiamato “Taglio di Porto Viro”, intervento dimostratosi poi essenziale per la sopravvivenza della Serenissima. Dopo queste brevi note biografiche riguardanti il nostro personaggio, veniamo all'episodio che ci interessa maggiormente.
Nei primi giorni di novembre del 1570 Luigi Groto tenne una dissertazione all’Università di Bologna e nel pomeriggio del giorno 16 s’imbarcò, con destinazione Venezia, utilizzando la via d'acqua del “Canal Naviglio” che collegava la città felsinea con Ferrara e successivamente con il Mare Adriatico. Verso sera arrivò a Malalbergo e prese alloggio in una locanda del paese, in attesa, la mattina seguente, di proseguire il viaggio verso casa. Ecco, testualmente, come il famoso commediografo descrisse la notte tra il 16 e il 17 novembre, nella lettera inviata alla signora Alessandra Volta di Venezia, datata 29 dicembre e pubblicata in “Lettere famigliari di Luigi Groto cieco d’Adria” (v. foto sotto):

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Inserito da redazione il Mer, 30/11/2016 - 09:29


Terramara a Ponticelli di Malalbergo

Domenica 4 settembre 2016, ore 10.30
Palazzo Marescalchi,
Sala Zucchini Piazza Caduti della Resistenza n. 1 Malalbergo (BO)

Conferenza sul tema
Terramara di Ponticelli
Intervengono:

Monia Giovannini, Sindaco del Comune di Malalbergo
Tiziano Trocchi, Archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Tra il 2015 e il 2016, durante i lavori SNAM per la posa di un metanodotto, gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna su un’area di 400 mq hanno portato in luce a Ponticelli di Malalbergo un abitato dell’età del Bronzo databile tra il XIV e il XIII sec. a.C.Questo tipo di insediamento, chiamato Terramara, ha dato vita a una delle civiltà più complesse dell’Europa del II millennio a.C., un fenomeno economico e sociale di una portata storica senza precedenti.La Terramara di Ponticelli rappresenta una novità assoluta per questo territorio e colma un vuoto in un’area dove gli unici abitati noti erano Pilastri di Bondeno e Coccanile di Copparo. Il villaggio era circondato da un fossato e da un piccolo terrapieno che racchiudevano le capanne realizzate su piattaforme lignee sia sopraelevate che impostate direttamente al suolo.Abbondanti e ben conservati sono i materiali archeologici rinvenuti: vasi idonei a consumo e conservazione dei cibi, fornelli, alari, oggetti per filare e tessere, manufatti in corno animale, utensili e ornamenti in bronzo, ambra e scarti di cibo. Tutti elementi che studiati anche con l’ausilio di idonee tecnologie, contribuiranno a definire le caratteristiche della comunità che sul finire del II millennio a.C. occupava questa porzione di territorio. - L’iniziativa è promossa da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Comune di Malalbergo, Associazione Amici dell'Ortica e Proloco di Malalbergo

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Inserito da redazione il Mar, 30/08/2016 - 07:30


Cooper Willyams, da Brighton ad Abukir, ad Altedo. Dino Chiarini

Cooper WILLYAMS  ad Altedo
Cooper Willyams, nato a Brighton il 22 giugno 1762, era figlio di John Willyams, un capitano della Royal Navy; tutta la famiglia aveva sempre avuto forti tradizioni militari, invece Cooper studiò a Canterbury dove nel 1784, dopo aver conseguito il diploma, pronunciò i voti diventando curato in una piccola chiesa nei dintorni di Gloucester, città dove risiedeva la madre; successivamente, nel 1791 fu nominato Vicario nel Sussex.
Ma il richiamo della tradizione marinaresca familiare lo portò, nel 1794, ad imbarcarsi su una nave della flotta del Contrammiraglio Orazio Nelson come cappellano per la campagna delle Indie; partecipò pure nel 1798 alla famosa “Battaglia del Nilo” (detta in Francia Battaglia di Abukir) in cui la flotta britannica sbaragliò quella francese, tanto che alcuni mesi dopo Napoleone dovette abbandonare il suo esercito in Egitto e tornare da sconfitto in Francia.
Dopo quello scontro navale, ma sempre nel 1798, arrivò a Livorno e da qui iniziò il suo personale “Grand tour”, cioè quel viaggio attraverso l’Italia che molti giovani europei, nobili o intellettuali, intraprendevano lungo tutta la Penisola; raggiunse dapprima Firenze poi, proseguendo oltre l’Appennino, arrivò nella Legazione bolognese; si fermò a Pianoro e qui prese la diligenza postale diretta a Bologna.
Cambiati i cavalli a Porta Mascarella, continuò il percorso verso Ferrara ma, giunto ad Altedo, pensò di fare una sosta, fermandosi per una notte presso la “famosa” posta-cavalli locale, comprensiva della tipica e maestosa “Locanda”. Dopo Ferrara, visitò Padova, Venezia, Vicenza, Verona, il lago di Garda e Mantova. Si recò pure a Ischia ed a Napoli, poi tornò a Livorno, dove s’imbarcò per le isole Baleari.

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Inserito da redazione il Sab, 14/05/2016 - 09:26


1547. Il Concilio di Trento ... a Bologna. Dino Chiarini

Il 15 marzo 1545 Papa Pio III convocò il Concilio a Trento (chiamato pure Concilio tridentino, XIX concilio ecumenico della chiesa cattolica) per contrastare la Riforma Protestante guidata da Martin Lutero. Due anni dopo, mentre erano in corso i lavori, la città di Trento fu colpita da un’epidemia di colera e i cardinali furono invitati a trasferirsi a Bologna per continuare le loro assemblee sulla Controriforma della Chiesa Cattolica.
I porporati arrivarono al porto di Malalbergo il 19 marzo 1547 accolti da due rappresentanti del Senato Bolognese e qui probabilmente pernottarono, poiché arrivarono al porto di Corticella il giorno seguente, navigando sul Canale Navile (1); da questa località il viaggio proseguì verso Bologna a bordo di comode carrozze.
Il Concilio “bolognese” fu aperto il 27 marzo con una solenne cerimonia in S. Petronio, dove per l’occasione fu inaugurato il nuovo altare del Vignola; le riunioni si tennero nel palazzo Sanuti di proprietà della famiglia Campeggi.
Luciano Meluzzi ci informa che a Bologna si tennero tre sedute «…che hanno messo a fuoco i problemi del matrimonio e gli abusi in genere relativi ai Sacramenti e alle indulgenze» (2).
Una nota curiosa legata alla permanenza dei Padri Conciliari è descritta molto bene nel volume di Tiziano Costa “Bologna in cronaca”. Egli riporta un fatto descritto da Jacopo Raineri in “Diario bolognese” datato anno 1547; Raineri scrive che durante lo svolgimento del Concilio, i fruttivendoli alzarono talmente i prezzi dei meloni, frutto particolarmente richiesto dai religiosi, che le autorità decisero di intervenire per «…reprimere l’abuso dei bottegai che hanno alzato i prezzi in modo scandaloso approfittando della forte richiesta…» (3).
Per la cronaca il Concilio tornò a Trento nel maggio 1551 e terminò il 4 dicembre 1563, cioè dopo diciotto anni, otto mesi e venti giorni dalla prima convocazione (le interruzioni furono numerose) presieduto in tutti questi anni da ben tre papi: Pio III, Giulio III e Pio IV.
Dino Chiarini

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Inserito da redazione il Mer, 30/03/2016 - 08:41


Il "mistero" di Afro Basaldella... e del suo " Malalbergo". Giulio Reggiani

Capisco che molti lettori potrebbero restare un po’ interdetti di fronte all’argomento storico che sto per affrontare qui, ma sono in grado di assicurare che la trattazione seguente ha notevole attinenza con questo nostro territorio comunale. Vorrei iniziare, però, dando alcune notizie biografiche su questo grandissimo esponente dell’astrattismo italiano.
Afro Libio Basaldella nacque ad Udine il 4 marzo 1912; compì i suoi primi studi a Firenze ed a Venezia, dove si diplomò al liceo artistico di quella città nel 1931. Successivamente si recò dal fratello Mirko a Roma, città in cui conobbe artisti di fama quali Scipione, Mafai e Cagli, e nello stesso anno a Milano, ove frequentò lo studio di Arturo Martini ed incontrò Birolli e Morlotti.
Nel 1933 si trasferì definitivamente a Roma, dove partecipò, assieme a Guttuso, Scialoja, Leoncillo, Fazzini ed altri, alla II Quadriennale Romana. Nel 1937 tenne la sua prima mostra personale e l’anno dopo fu chiamato alla Biennale di Venezia con due opere, Pastori ed Oreste. Nel 1939 tenne una personale a Genova, intitolata Disegni di Mirko e Pitture di Afro, ed una a Torino, mentre a Roma prese parte alla III Quadriennale. Durante il periodo bellico realizzò svariate opere d’influenza cubista, soprattutto nature morte e ritratti, e definì, attraverso il decennio degli anni ’40, il suo primo periodo astratto: infatti dopo un viaggio a Parigi risentì del “colpo di fulmine” per il cubismo di Picasso e Braque, come pure dei toni spenti di Modigliani.
Nel 1950 si recò a New York, incominciando una ventennale collaborazione con la galleria italo-americana Catherine Viviano, e questo diverso clima culturale lo indirizzò definitivamente verso l’astrazione. Nel 1952 aderì al Gruppo degli 8 e nel 1956 ottenne alla Biennale di Venezia il premio quale miglior pittore italiano; due anni dopo eseguì il dipinto murale  The garden of hope (Il giardino della speranza) per la sede dell’Unesco a Parigi, incluso in una serie di lavori comprendenti opere di Matta, Mirò, Picasso ed altri artisti famosi. Negli anni Sessanta raggiunse la maturità artistica, espose le sue tele nelle più famose gallerie europee ed americane, insegnando anche pittura a Firenze e negli Stati Uniti. Nel 1971 vinse a Roma il Premio Nazionale di Pittura “Presidente della Repubblica”, ma dopo la morte del fratello Mirko e l’insorgere della malattia sopraggiunse in lui un evidente “cambio di rotta artistico”, con lavori molto più immobili rispetto agli slanci del passato e raffiguranti un universo più desolato. Negli ultimi anni di vita tenne svariate mostre personali in Italia ed all’estero.
Morì a Zurigo il 24 luglio 1976. E’ considerato uno dei più illustri esponenti della “Scuola Romana”, assieme a Giorgio De Chirico e Renato Guttuso. Le sue opere sono presenti nei maggiori Musei d’Arte Moderna e nelle migliori Gallerie Artistiche di tutto il mondo.
Ma cosa c’entra Afro Basaldella con il Comune di Malalbergo? Ebbene, un certo rapporto fra questo grande pittore e Malalbergo c’è, poiché esiste un suo quadro di 125 x 160 cm, intitolato “Malalbergo” e datato 1962,  che rappresenta molto bene, non solo per i critici, un periodo particolare della sua evoluzione artistica, precisamente dalla fine degli anni ’50 a tutto il decennio successivo, fino cioè agl’inizi della malattia che segnò una svolta nella sua produzione pittorica, come accennato poc’anzi. Io ho potuto vedere il quadro soltanto in fotografia, però posso azzardare questo mio personale giudizio: <Nell’ambito del più moderno astrattismo, le sue forme cromatiche sono concepite in modo che appaiano assai limitate; tutta la composizione gioca sui forti contrasti fra le parti scure e quelle chiare, tanto da sembrare, per intenderci, un “divertissement”, uno “svago” bianco-nero. Esso pare ricordare, oltretutto, i coevi studi di Franz Kline, cui viene naturale collegarsi”, richiamando pure le idee filosofiche dell’Esistenzialismo>.

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Inserito da redazione il Mer, 30/03/2016 - 08:03


Da Malalbergo a Castelluccio. Alessandro Manservisi (o Manservigi?). Ricerca di Dino Chiarini

DA MALALBERGO A CASTELLUCCIO
Alessandro Manservisi o Alessandro Manservigi?

(un grande filantropo e benefattore nato a Malalbergo)

Questo interrogativo (quello del titolo, tanto per intenderci) cominciò a frullarmi nella mente qualche tempo dopo che il prof. Renzo Zagnoni m’interpellasse per chiedermi di fare una piccola ricerca su Alessandro Manservisi -una persona famosissima in tutto il Comune di Porretta Terme, ma particolarmente nella frazione di Castelluccio- e ciò per un libro che stava scrivendo su tale personaggio. Ebbene, questa breve indagine presso l'Archivio Parrocchiale di Malalbergo mi portò a scoprire, dalla grafia del documento originale, che il suo vero cognome era Manservigi. E Manservigi è tuttora un gruppo familiare presente in paese. Eccovi allora i risultati riguardo i miei estemporanei studi su quest'uomo che a me, prima d'oggi, era veramente sconosciuto. Quindi ho pensato di proporvi, oltre alle mie considerazioni, anche la sua biografia così come l’ho ricavata dai documenti consultati sia in parrocchia, sia nella biblioteca dell’Archiginnasio oltre che dal libro “Un sarto e il suo castello a Castelluccio” di Bill Homes e Renzo Zagnoni; essa è stata molto interessante e ricca di concreti riferimenti per ambedue le realtà paesane, di Malalbergo e di Castelluccio nel Comune di Porretta Terme.
Alessandro Manservigi nacque a Malalbergo il 16 gennaio 1851 da Giocondo Manservigi e da Rita Poggi (1); morì a Bologna il 7 aprile 1912. Nel 1858 Alessandro (assieme alla madre e alla sorella Clotilde anch’essa nata a Malalbergo il 7 gennaio 1854) si trasferì a Bologna (2); il padre, invece, non poté seguire la famiglia, trovandosi in quel periodo in prigione ad Ancona dove stava scontando una lunga condanna (tale pena, pare fosse stata promulgata per motivi politici) (3).
Nel trasferimento a Bologna il cognome fu mutato in Manservisi e questo piccolo cambiamento avvenne, secondo me, per un probabile errore di trascrizione da parte dell’impiegato dell’Ufficio Anagrafe di Bologna. Mi vien da pensare a una sua imprecisione, poiché la grafia delle due lettere era a quel tempo molto simile; io penso pure che, forse, questa piccola alterazione facesse alla fin fine comodo alla famiglia, poiché quel nuovo cognome avrebbe potuto mascherare un po’ il complessivo senso di disagio dovuto all’arresto -e alla successiva condanna all’ergastolo- del capofamiglia Giocondo.

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Inserito da redazione il Ven, 20/03/2015 - 09:16


Il mulino di Malalbergo. Dino Chiarini e Giulio Reggiani

Sulla via Nazionale, proprio in centro a Malalbergo, a pochi passi sia dal Municipio (alla sua sinistra) che da Palazzo Marescalchi (alla sua destra), s’erge un palazzone adibito a “Centro Commerciale”. Però tutti sanno che lì, tempo fa, c’era “il mulino”.
Parecchi abitanti ne serbano ancora memoria e per questo ricordo non importa scomodare i soliti “anziani”. Tuttavia questa reminiscenza riguarda l’
edificio (alto, imponente, con il suo lato ovest a forma semicircolare) ma non l’opificio vero e proprio nella sua attività originaria della molitura: e ciò in quanto le macine cessarono il loro nobile lavoro circa sessant’anni fa (1).
Ma ci vengono spontanee due domande: che cos’è il mulino e perché ha questo nome? In verità il mulino è uno strumento che produce un lavoro meccanico, derivante dallo sfruttamento di una forza, sia essa l’energia elettrica, o l’acqua, o il vento, oppure una forza animale o umana. La somiglianza delle due parole
mulino e mulo, (il primo, nell’italiano corrente, non è però, grammaticalmente, il diminutivo del secondo) ci richiama subito alla mente la forza continua e remissiva di questo equino ibrido, così adatto a fornire energia-lavoro di carattere animale, motrice ideale di tutta la struttura. L’etimologia, al contrario, ci conduce al verbo latino molĕre, cioè macinare, ed all’altro termine latino mola, vale a dire a quella grossa pietra circolare che stritolava i chicchi di cereale. Sarebbe quindi forse più giusto usare il termine molino: ma ormai questa parola da parecchio tempo risulta in disuso.
Vorremmo qui rammentare al lettore l’importanza che il mulino ha avuto nei tempi passati allorquando la sua presenza si rivelava essenziale per l’economia -ed anche per la vita stessa- di un territorio: ecco perché, al fine di renderlo in grado di poter servire una zona molto vasta, avrebbe avuto bisogno di una forza costante e poderosa, che sostituisse ed amplificasse la trazione animale.

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Inserito da redazione il Lun, 09/06/2014 - 11:55


Gran Malalbergo presenta la sua maschera "Narzis" e altri suoi artisti

E' in corso a Malalbergo dal 2 marzo al 13 aprile
GranMalalbergo 2014 - Rassegna di musica e teatro
Promossa dalla Amministrazione Comunale, Assessorato alla Cultura e la Pro Loco di Malalbergo vedrà protagonisti in grandissima parte artisti provenienti da diverse frazioni del Comune.
La rassegna è articolata in due momenti. Un parte degli spettacoli si svolge la domenica pomeriggio ed è dedicata soprattutto ai bambini. Gli altri quattro spettacoli , invece, sono in programma al sabato sera e sono rivolti alla generalità della cittadinanza.
Il programma della rassegna dei prossimi giorni di aprile prevede :
- Sabato 5, ore 21 - Teatro. Narciso da Malalbergo con Luciano Manini e Gianluca Nannetti
- Sabato 12, ore 21 - Concerto per pianoforte a quattro mani.
Musiche di Schubert e Moszkowski; al pianoforte Filippo Bergonzoni e Luca Arpa
- Domenica 13, ore 17 –
presso l'Auditorium Erminio Minghetti - Altedo di Malalbergo via Minghetti, 9 Concerto degli alunni della Scuola di Musica Alfredo Fontana di Altedo. Con la partecipazione del Coro della Scuola media di San Pietro in Casale; dirige la Prof.ssa Diana Deghenghi - Musiche dei film di animazione e di cartoni animati, dedicato a bambini e ragazzi
Tutti gli spettacoli sono gratuiti
Telefono: 051-6620230 E-mail: proloco.malalbergo@gmail.com

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Inserito da redazione il Mer, 02/04/2014 - 09:09


La gente di Altedo in calendario

Dai "Patti di Altedo" del 1231, che sancirono la nascita ufficiale della Comunità, grazie all'insediamento di 150 famiglie provenienti dalla Lombardia, alla "zant d'Altai" di oggi, immortalata  su un calendario pronto per il 2014.
365 fotine di altedesi, una al giorno,  e un po' di note in dialetto altedese,  indicato come "bolognese rustico",  diverso da quello cittadino per alcune formulazioni, inflessioni e accentazioni e alcune differenze di pronuncia e nei modi di dire anche rispetto  al linguaggio dei paesi vicini.
Qui la galénna diventa galîne, la maténna diventa matîne  e l'oca diventa òche;  il mercoledì  diventa mêrcual, seguito da zòbie, vènar, sâbat e dmànndghe.
L'iniziativa è dell'associazione "Anima Altedi", presieduta da Enrico Grimandi, fondata  un paio di anni fa  per valorizzare l'dentità locale, attraverso la promozione di ricerche storiche e il recupero del dialetto. La prima iniziativa  è stata la pubblicazione di un libro di ricerca e documentazione storica condotta da Anna Laura Trombetti,  dedicato a "I Patti di Altedo".
Ora con questo luneri 2014  si porta l'attenzione su modi di dire ed espressioni colorite tramandate da generazioni di contadini, inframmezzate anche da rocamboleschi modi di dire in dialetto italianizzato, che vanno dall' Investire il ninÎno allo scadôre sotto la lašîne che facevano probabilmente inorridire  le maestre che se li ritrovavano scritti sui quaderni tra i "pensierini" spontanei.

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Inserito da redazione il Mar, 29/10/2013 - 09:44


Malalbergo presenta i suoi artisti

Malalbergo e i suoi Artisti
Domenica 10 novembre 2013
, nell'ambito della rassegna provinciale "SBAM! Edizione 2013", l'Assessorato alla Cultura del Comune di Malalbergo presenta la 3° edizione de: "Malalbergo e i suoi Artisti".
L'iniziativa è organizzata dal Comune di Malalbergo, assessorato alla cultura, in collaborazione con la Pro Loco di Malalbergo e la Protezione civile “Pegaso” di Malalbergo.
Programma:
ore 14.00-18.00: apertura straordinaria Biblioteca comunale, un patrimonio da conoscere
ore 14.30: Laboratorio letterario per bambini 5 – 8 anni, presso la biblioteca comunale
ore 16.00: caffè letterario con Fabio Carini e le lettrici itineranti, presso la biblioteca comunale;
ore 17.00: “Miti al femminile”, mostra di disegno e fumetti, di Gessica Bagnato;
ore 17.45: “l'Arte in legno”, le sculture di Dino Gurioli
ore 18.00: Cerimonia di intitolazione della sala riunioni a Gino Zucchini, artista malalberghese. All’interno, spettacolo di musica e lettura-interpretazione “Le città invisibili”, di e con Gianluca Nannetti e Gianluca Fortini;
ore 20.00: “Poesie e Melodie”, di Lisa Minervino, Giulio Reggiani, Franco Dragoni
Ingresso totalmente gratuito.
Informazioni: biblioteca comunale, Tel. 051.6620280, e-mail
biblioteca@comune.malalbergo.bo.it
http://www.comune.malalbergo.bo.it/notizie/notizia.aspx?ID=547

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Inserito da redazione il Mar, 29/10/2013 - 09:24


Sagra dell'Ortica a Malalbergo

A Malalbergo nell'ultimo fine settimana di agosto e nel primo di settembre,
dal 29 agosto a domenica 8 settembre
si svolgerà la "storica" Sagra di Fine Estate, che dal 2012 diviene
SAGRA DELL'ORTICA.
La Sagra fu realizzata per la prima volta nel 1970, ad opera di alcuni volonterosi giovani del paese che occuparono, con svariate attività, la piazza centrale sul Navile, sorta appena da qualche anno a seguito della copertura dello storico canale.
Nel 2011, dal ricostituito Comitato nasce ufficilamente l'"Associazione Amici del Navile", ribattezzata nel 2012 "Associazione Amici dell'Ortica", che rinnova la Sagra e la dedica all'ortica, un'erba dalle molteplici proprietà intorno alla quale ruota il tradizionale evento della fine estate malalberghese.
Anche la nuova edizione 2013 non ha abbandonato nessuna delle iniziative che negli anni si sono consolidate durante le “Serate sul Navile” come la manifestazione cinofila e i mercati del volontariato e degli ambulanti, oltre agli spettacoli, esibizioni, banda, intrattenimenti con i pony, giochi di una volta e gare di pesca, mostre fotografiche e di pittura.e scultura a Palazzo Marescalchi e naturalmentelo stand gastronomico con specialità della cucina nostrana, con particolare attenzione all'utilizzo dell'ortica.
Maggiori informazioni e programma completo sui siti
http://www.orizzontidipianura.it/eventi.php?ID=5319
www.amicidellortica.it
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Inserito da redazione il Gio, 29/08/2013 - 10:17


Musica popolare nelle frazioni di Malabergo

Frazioni di Malalbergo in Musica 2013
Quest'anno si tiene il festival "Frazioni in Musica", dedicato alle musiche e danze popolari, un patrimonio culturale radicato nella nostra storia, da valorizzare con rinnovato vigore e da fare conoscere alle nuove generazioni per assicurare in futuro la sua conservazione.
Il festival, organizzato dalla ProLoco in collaborazione con il Comune di Malalbergo, è inserito nella cornice delle frazioni del territorio comunale, Casoni, Ponticelli e Pegola.
L’iniziativa si articola in tre appuntamenti:
- a Ponticelli, Martedì 11 giugno alle ore 20.45
- a Casoni, Martedì 18 giugno, alle ore 20.45
- a Pegola,Martedì 25 giugno, alle ore 20.45
Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.

La locandina con il programma è sul sito del comune http://www.comune.malalbergo.bo.it/notizie/notizia.aspx?ID=369
Info Tel. 0516620280 - Fax 0516620281 - E-mail: biblioteca@comune.malalbergo.bo.it

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Inserito da redazione il Sab, 08/06/2013 - 17:39


Un libro a Malalbergo e asparagi ad Altedo

E' in preparazione la 44ª Sagra dell'Asparago Verde di Altedo IGP che si terrà dal 16 al 26 maggio 2013. E' on line il Programma sul sito http://www.comune.malalbergo.bo.it/vivere/pag_stand_3_1.aspxID=1 oppure  www.comune.malalbergo.bo.it
- Venerdì 10 maggio, alle ore 11.00, presso il Municipio di Malalbergo, si terrà la Conferenza Stampa di presentazione con la partecipazione delle autorità comunali e dei promotori della Sagra.
Al termine, si terrà la premiazione del Concorso "L'Asparago incontra la scuola - copertina per Ricettario 2013"
Info Tel. 0516620280 - Fax 0516620281 - E-mail: biblioteca@comune.malalbergo.bo.it

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Inserito da redazione il Gio, 02/05/2013 - 10:28


1° Maggio in bicicletta lungo il percorso del trenino

Un libro e una biciclettata per  i prossimi giorni a Baricella
- Martedì 30 Aprile 2013 - ore 18

presso la Biblioteca Comunale "A. Gramsci" - Via Europa 3
APERITIVO CON L'AUTORE

Presentazione del libro "Libera di volare come una farfalla" di Sara Bariani - Arduino Sacco Editore.
Al termine dell'incontro l'Amministrazione Comunale sarà lieta di offrire un aperitivo.
- Mercoledì 1° Maggio 2013 - a partire dalle ore 8.45
presso Baricella e frazioni
IL NOSTRO IMMENSO TRAM
Biciclettata per riscoprire l'antico percorso della ferrovia tra Minerbio, Baricella e Malalbergo.
Programma:
o
re 8.45 ritrovo a Minerbio presso il Centro Sociale Primavera;
ore 9.45 arrivo a Baricella
e partenza da P.zza Pertini; lungo il percorso sosta a Boschi per merenda offerta dal Comitato Donne Boschi e a San Gabriele per aperitivo offerto dall'Ass.ne Amici per San Gabriele;
ore 12.
00 circa arrivo a Mondonuovo all'Agriturismo Ca' dei Laghi con possibilità di pranzare a menù fisso (15 euro primo, secondo, contorno, dolce e bevande incluse).
Per maggiori informazioni consulta www.comune.baricella.bo.it.

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Inserito da redazione il Sab, 27/04/2013 - 17:25


Malalbergo presenta i suoi artisti e Palazzo Marescalchi

Domenica 11 novembre 2012, nell'ambito della rassegna provinciale "SBAM! Edizione 2012", l'Assessorato alla Cultura del Comune di Malalbergo presenta:
"Malalbergo e i suoi Artisti".
Programma:
* A PALAZZO MARESCALCHI
Dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30, in mostra permanente:
I dipinti più rappresentativi di: Achille Mantovani, a cura di Barbara Mantovani- Narciso Prati, a cura di Mita Mazzanti - Gino Zucchini, a cura di Elisa Baldini - Gianfranco Spadoni, a cura dell’artista- · Le sculture in legno di Caterina Bertozzi, a cura dell’artista
· Mostra fotograficaL’Acqua. L’importanza dell’acqua nella storia di Malalbergo”, a cura dell’autore Maurizio Falzoni
· Mostra fotografica Banda Filarmonica Comunale "Primo Carlini"
Ore 15.30: Presentazione della manifestazione culturale
La storia di Palazzo Marescalchi nel trentennale della sua inaugurazione, con l’intervento di Giulio Reggiani
** In BIBLIOTECA COMUNALE
Ore 10.30 - 13.00: Apertura straordinaria, con prestito librario
Dalle 15.30: Conoscere la biblioteca, apertura straordinaria con visita guidata
Ore 17.45: Presentazione del libro “Su quattro fronti” di Romano Nardi, a cura dell’autore. Interverrà la scrittrice Patrizia Tomba
*** In PIAZZA CADUTI DELLA RESISTENZA
Ore 18.45: Esibizione Banda Filarmonica Comunale "Primo Carlini"
Ore 19.15: Aperitivo di San Martino, con caldarroste, ciacci, frittelle e vin brulé
La partecipazione è gratuita.
La manifestazione culturale è organizzata in collaborazione con la ProLoco del Comune di Malalbergo, l'Associazione Volontari di Protezione Civile "Pegaso" e la Biblioteca comunale di Malalbergo.

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Inserito da redazione il Mer, 07/11/2012 - 17:46


Il "Porto" di Malalbergo. Giulio Reggiani

Non si conosce con precisione l’anno di costruzione della “Chiusa di Casalecchio”, forse l’opera idraulica più importante della città di Bologna in epoca medioevale, ma la si può collocare con certezza verso la fine del XII secolo (1); il progetto globale dei Ramisani, però, presupponeva, oltre al percorso “fluviale” cittadino, anche un successivo prolungamento verso nord, ma soltanto per un tratto di pianura, pur se abbastanza consistente, cioè fino al limitare delle persistenti zone vallive attigue al Reno (2). Quest’idea fu quindi conseguentemente attuata ed ampliata dal Senato Bolognese negli anni successivi; infatti durante ben due secoli, il Duecento ed il Trecento, i lavori di allungamento del Canal Naviglio, tendenti ad una cosiddetta “via d’acqua unica” verso Ferrara, portarono ad una stabilità di comunicazioni mercantili fra le due città: già nel 1271 era possibile la navigazione interna fra Bologna e Venezia, come dimostra il passaggio in quell’anno delle truppe bolognesi lungo il Po di Primaro (3); questo tracciato navigabile si snodava così: dal Porto di Corticella fino a Pegola, poi a Torre della Fossa, da qui al Po Grande, quindi a Chioggia e successivamente a Venezia (4).
Inoltre, tutto ciò s’inquadrava perfettamente nella politica d’espansione del Comune felsineo che puntava, oltre che ad un collegamento commerciale abbastanza stabile con Ferrara e con Venezia, anche ad un’espansione territoriale tendente alla salda occupazione di tutta quella vasta landa ferrarese a sud di quella città che arrivava fino al limitare ovest della “Valle San Martina”. Ne è testimonianza fattiva la costruzione, nel 1242, della “Torre dell’Uccellino”, situata a pochi chilometri dalla città estense ed ancor oggi in buono stato di conservazione. Questa torre non era soltanto una normale “torre d’avvistamento”, ma costituiva un vero e proprio avamposto militare, ben compatto ed organizzato, costruito per rinsaldare le ultime conquiste in quel territorio ferrarese che aveva appena trascorso un periodo travagliato, con lotte interne di fazioni politiche contrastanti, ma che stava rinsaldandosi sotto l’egida della famiglia Estense, avendo appena visto Azzo VII Novello diventare il vero Signore della città nel 1240.

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Inserito da redazione il Mer, 29/08/2012 - 10:50


Nel segno dell'ortica a Malalbergo

Dal 30 agosto al 2 settembre e dal 6 al 9 settembre si svolgerà la Sagra dell'Ortica a Malalbergo.
Nel 2012, la tradizionale Sagra di Fine Estate si rinnova e si dedica all'Ortica, un'erba dalle molteplici proprietà intorno alla quale ruota il tradizionale evento della fine estate malalberghese.
La Storia della Sagra
La Sagra fu realizzata per la prima volta nel 1970, ad opera di alcuni volonterosi giovani del paese che occuparono, con svariate attività, la piazza centrale sul Navile, sorta appena da qualche anno a seguito della copertura dello storico canale.
Il ricordo della prima edizione si perde tra l’improbabile costume contadino indossato da quattro belle ragazze locali e una damigiana di vino offerto ai curiosi malalberghesi che si aggiravano per la piazza.
In seguito, grazie alla collaborazione che fu trovata tra il Circolo Culturale Malalberghese e il Circolo Arci di Malalbergo prese vita un progetto ben più ambizioso, che era quello di catalizzare a Malalbergo l’interesse per una festa che diventava di anno in anno sempre più importante. Occorre ricordare che in quel periodo non c’era ancora il proliferare di Sagre e feste varie come abbiamo ai giorni nostri. …....

* Il seguito della storia sul sito
http://www.comune.malalbergo.bo.it/notizie/notizia.aspx?ID=521
** Per maggiori informazioni, visita anche il sito dell'Associazione Amici dell'Ortica: www.amicidellortica.it

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Inserito da redazione il Mer, 22/08/2012 - 12:43


L'asparago verde di Altedo, dal campo alla Sagra

Nel periodo dal 17 al 27 Maggio 2012, Altedo, Capitale dell'Asparago Verde, organizzerà la 43ª edizione della Sagra dell'Asparago Verde,
coltivazione che negli anni è assurta a vero e proprio simbolo dell'agricoltura della cosiddetta Bassa Bolognese. Numerose, come sempre, le iniziative messe in cantiere dall'attivo Comitato Promotore.
L'asparago di Altedo è il "principe verde" di Altedo, che a metà strada fra Bologna e Ferrara vanta una tradizione agricola abbastanza recente. Infatti nel 1923 alcuni agricoltori di Altedo andarono a Nantes e tornarono con precise nozioni tecniche sull'asparago e con le preziose zampe, intricato groviglio di radici della varietà "precoce di Argentuil".
Solo allora iniziò la coltivazione intensiva degli asparagi e dopo la seconda guerra mondiale l'ortaggio riprese a diffondersi.
Sono sorte importanti realtà cooperative per la promozione e la commercializzazione Di questo ortaggio, del quale oggi si producono circa quarantamila quintali annui.
Le varietà più adatte sono la "precoce di Argentuil", "Eros", "Boomlin", "Diego".
La raccolta inizia dal secondo anno e gli asparagi devono rispondere a determinate misure che li classificano in asparagina, asparago verde di Altedo e asparago extra. Sono raccolti nelle ore più fresche della giornata; vengono poi sottoposti a un rapido raffreddamento con idrorefrigerazione che consente il rallentamento del metabolismo.

L'asparago di Altedo deve essere prodotto esclusivamente su parte della provincia di Ferrara e di Bologna. Tutti gli anni a metà maggio ad Altedo si tiene la sagra dell'asparago.
* Il programma dettagliato della 43a Sagra 2012 in allegato sottostante
** Il programma e modulo di partecipazione al
Concorso Gastronomico Nazionale: "5° Memorial Claudio Cesari" anno 2012
e del Concorso Gastronomico Nazionale: "Una ricetta con l'Asparago Verde di Altedo IGP" 27° Rassegna - anno 2012 , sul sito www.asparagoverde-altedo.it

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Inserito da redazione il Mer, 09/05/2012 - 09:18

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