Tradizioni
Il Comune di Ferrara Assessorato
Politiche e Istituzioni culturali Servizio Biblioteche e Archivio
Storico Centro Documentazione Storica-Centro Etnografico Ferrarese
presentano la rassegna
IL PRESENTE REMOTO
Conversazioni etno-antropologiche
presso la Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, inseguendo il
Calendario, l’attualità e le mode culturali.
- Il ciclo prende avvio mercoledì 14 aprile
2010 alle ore 16.30, . Le
conversazioni saranno tenute da Roberto Roda del Centro
Etnografico Ferrarese e avranno cadenza mensile. Si succederanno
sino a dicembre (con una interruzione estiva nei mesi di luglio e
agosto) cercando di stabilire un legame con le cadenze calendariali
delle tradizioni popolari, non trascurando però le sollecitazioni
provenienti dalla attualità.
Le mode e le tendenze culturali,
indotte o cavalcate dai media, sembrano a volte definire una
contemporaneità senza passato, senza radici. Siamo immersi in un
presente che fatica a dichiarare i propri legami con quanto e quanti
ci hanno preceduto. In realtà i legami col passato e con tradizioni
anche remote sono, spesso senza nostra precisa consapevolezza, ben
presenti e configurano fenomeni di vero e proprio “revival” nella
società odierna.
Il ciclo di conversazioni IL PRESENTE
REMOTO insegue le cadenze del calendario tradizionale e le
sollecitazioni che arrivano dalla attualità. Viene proposto un
viaggio divertente nella dimensione etno-antropologica, che è anche
un invito alla lettura, per capire fra le altre cose, come draghi,
cavalieri, streghe, fate, donne serpenti e vampiri abbiano
travalicato i secoli riuscendo a ripopolare anche il nostro
immaginario contemporaneo.
Anche la produzione artistica odierna
se indagata con occhio antropologico può aiutarci a comprendere i
meccanismi culturali con cui la tradizione viene ri-attualizzata. Per
questo durante gli incontri è prevista la partecipazione, in qualità
di ospiti d’onore, di artisti e creativi contemporanei, la cui
produzione visiva risulta attinente agli argomenti oggetto di
conversazione.
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Inserito da redazione il Lun, 12/04/2010 - 10:40
L'Associazione Culturale La
Garisenda con il patrocinio e il contributo del Comune
di Ozzano dell'Emilia, in collaborazione con l'Istituzione
Anna Frank, con il Patrocinio di : UNIMA Italia U.I.L.T.
Unione Italiana Libero Teatro Regione Emilia-Romagna Provincia
di Bologna, presenta il
Primo Festival dei Burattini di
Ozzano
"Il Bastone di Fagiolino"-
Teatro di Figura patrimonio popolare di valore etico
dal 9 al 20 Aprile 2010.
Direzione artistica Pierluigi Foschi. Collaborazione
esterna : Albert Bagno e Vittorio Zanella. Con la
partecipazione di: Prof.ssa Marianna De Leoni Segretario
nazionale UNIMA, Dott.ssa Antonietta Sammartano, Presidente
UNIMA Italia e Autorità locali.
I prossimi spettacoli:
-Sabato 17 aprile, ore 16.30
presso il Centro Civico di Mercatale -
Via della Pace, 29 “Giuseppino e
il fantasma” spettacolo di burattini a cura della Compagnia
"Incanti del mare " di Pietro Trovato (Argentina)
Ingresso euro 5, al termine merenda per tutti i bambini.-
-Domenica 18 aprile, ore 17.30
Spettacolo di Burattini con la Compagnia “Fuori porta”. Ingresso Euro 5, al termine merenda per
tutti i bambini
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Inserito da redazione il Mer, 24/03/2010 - 08:19
S. Antonio abate è una delle figure del cristianesimo che si porta dietro, fino ai giorni nostri, una iconografia e una biografia in cui si mescolano elementi reali e immaginari, storia , leggenda, tradizioni arcaiche pagane e altre successive rivestite di simbologia cristiana.
Quanto alla storia vera, si prende come base quanto ne raccontò un altro "padre della Chiesa", Atanasio, patriarca e vescovo di Alessandria d'Egitto (295-373) che ne tracciò una biografia. Da essa si desume che Antonio nacque verso il 250 d.C
. da una agiata
famiglia di agricoltori nel villaggio di Coma (in altra fonte è scritto Eracliopoli),attuale Qumans in
Egitto, e verso i 20 anni rimase orfano, con un ricco patrimonio da
amministrare e con una sorella minore da educare.
Attratto dall’insegnamento
evangelico “Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai, dallo
ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, e
sull’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei
villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, Antonio volle
scegliere questa strada, e, venduti i suoi beni, affidò la sorella a
una comunità di vergini e si dedicò alla vita ascetica, prima davanti alla
sua casa e poi al di fuori del paese in una grotta che ancora oggi è nota e venerata, sul monte Colztum, vicino al mar Rosso.
Atanasio lo presenta
come un uomo di una “saggezza divina”, pieno “di grazia e di
urbanità”, "benché fosse illetterato ..... acquisì la sua fama non con i suoi scritti, né con
la sapienza di questo mondo o con un’arte qualunque, ma unicamente
con il servizio di Dio”.
Riassumendo, si sa che viene considerato il fondatore del monachesimo eremitale (cioè solitario) orientale cristiano, anche se poi fondò una comunità, prima a Fayum poi nel Pispir.
Appoggiò il vescovo amico Atanasio nella lotta contro l'arianesimo. Morì ultracentenario, nonostante le privazioni e le sofferenze cui si sottopose per combattere tutte le tentazioni, nel suo eremo, il 17 gennaio dell'anno 356. Da questa data di morte discenderebbe quindi la decisione della Chiesa di dedicargli quel giorno in calendario.
Non è ben chiaro perchè poi, dopo la sua morte, S. Antonio sia diventato famoso come protettore degli animali domestici della fattoria contadina, e per questo venerato in modo particolare da tutti i contadini, che ne tenevano una immagine sulla porta della stalla e del porcile. Immagine che ritraeva il santo con l'immancabile maialino accanto, oltre ad altri animali, con in mano una croce , spesso croce a T, o Tau, o con un bastone da pellegrino con un campanello appeso.
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Inserito da redazione il Lun, 18/01/2010 - 10:50
- Riceviamo e pubblichiamo una
segnalazione di Maria Cristina Nascosi sulla
ricorrenza del 17 gennaio, quando, invece di “Babbo Natale” si
festeggiava “il vecchione”:
“Sant'Antonio Abate, Sant'Antòni
dal busghìn (o del maiale): una delle feste della cultura, della
tradizione popolare e della civiltà contadina tutte nostre e più
amate nei tempi passati che, ormai, è entrata a far parte di quelle
entrate nel dimenticatoio (nella foto accanto, un tipico "santino" dedicato a S. Antonio protettore degli animali domestici).
Si riferisce al 17 di gennaio, detto
anche il giorno del Befanone, dal Vción, e segna un
momento dell’anno in cui visibilmente le giornate appaiono
allungate ( par Sant’Antòni ’n’óra bòna ), un
piccolo anticipo, insieme con le gemme già da tempo sui nudi rami
degli alberi, della bella stagione, la primavera, che a breve,
arriverà.
Allora, proprio per non dimenticare di
ricordare, si propone, a seguire, una simpatica filastrocca, ’na
zzirudèla insomma, tra le più vecchie e popolari conosciute,
quelle per intenderci, che ci affabulavano i nostri nonni ( o
bisnonni, perché, no? ) e che è riportata - magari con qualche
variante - in quei libricini che l’editore Sandron emanò
nel 1925, intitolati A l’ombra dal Castèl, un po’
sussidiari, un po’ libri di lettura, ad uso dei bimbi delle classi
elementari di allora.
Su quei bei testi d’antan
scrissero alcuni tra i più grandi autori dialettali, alcuni
Padri della cultura di casa nostra – talvolta firmandosi con uno
pseudonimo, uno scutmài - come Don Artemio Cavallina
(Ypsilon), Franz Blitz, al Chichétt da Frara (il Conte Francesco
Aventi), per non citarne che alcuni. Dell’ultimo nominato,
piace riportare, più sotto, Al vción, un sonetto in tema
tratto, per l’appunto, da " A l'ombra dal Castèl"
"Sant' Antòni
dal busghìn, chi an gh'è pan
e chi 'n gh'è vin: chi 'n gh'è
légna da brusàr, sant' Antòni,
cóm égna da far?".
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Inserito da redazione il Lun, 18/01/2010 - 10:30
Martedì 12 gennaio 2010
,dalle ore 9,30 alle ore 11,00 presso il Teatro Consorziale
di Budrio (BO) in via Garibaldi,
spettacolo "IL LIBRO
MAGICO", da un testo di Minever Morin, regia di
Vittorio Zanella, musiche di Diego Occhiali,
scene di Marco Paci, produzione Teatrino/Teatro dell'ES.
http://www.teatrodibudrio.com/stagione_teatrale/-Consorzialescuola/pagina267.html
Il Teatrino dell’Es
ha una lunga e ricca storia con numerose e varie esperienze di
spettacoli, laboratori, animazioni, corsi di formazione
professionale, mostre, museo, biblioteca, centro di documentazione,
conferenze, direzione artistica ed organizzativa di rassegne,
festivals e stagioni di teatro di figura, di burattini, marionette,
ombre e pupi.
Il Teatrino-Teatro dell'Es ("Es":
pronome personale tedesco, con il quale si indica la prima fonte
psichica impersonale nelle manifestazioni istintive, quindi Teatrino
dell'inconscio, dei sogni, della fantasia e dei desideri) è
stato fondato nel 1982 da Vittorio Zanella, affiancato
dalla moglie Rita Pasqualini dall'84, autrice di
numerosi testi per burattini, attrice e animatrice.
Il vasto repertorio di spettacoli e
attività è leggibile sul sito www.teatrinodelles.com
- Ha sede in via Pederzana, n°5, a
Villanova di Castenaso. Tel. e fax 051/6053078, cell. (0039)
338/2961206 vittorio@teatrinodelles.com
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Inserito da redazione il Ven, 08/01/2010 - 22:12
Tra
le iniziative che valorizzano le tradizioni popolari nel nostro
territorio, è da segnalare il
Museo dei
Burattini a Budrio, con le
Collezioni di Zanella -
Pasqualini, Liliana e Marino Perani, Alessandro Cervellati e Alberto
Menarini.
Il museo, allestito nel 2000, ha una
sede articolata in due edifici.
- Le sale di via Garibaldi,
espongono le collezioni Perani e Menarini ( già
Cervellati-Menarini), oggi acquisite dal Comune di Budrio,
composte da oltre cento burattini della prima metà del ‘900 e da
un ricchissimo materiale da baracca, bagaglio di lavoro dei
burattinai bolognesi Amilcare Gabrielli, Arturo Veronesi e
Umberto Malaguti.
In particolare il visitatore può
ammirare una ricca varietà di materiali scenici; oggettistica varia
(cappellini, elmi,vestitini, spade, sciabole, pugnali, bastoni) e un
piccolo teatrino appartenuto a Umberto Malaguti, dove, su
prenotazione e in particolari occasioni, si svolgono piccoli
spettacoli e animazioni.
Sono numerosi i burattini realizzati
dai fratelli Emilio e Filippo Frabboni, attivi a
Bologna nei primi decenni del ‘900
- Nella cosiddetta Casina del
Quattrocento, una delle rare abitazioni antiche del centro
storico di Budrio, è esposta la collezione di burattini, pupi,
scenografie ed oggetti di scena raccolti dai coniugi Vittorio
Zanella e Rita Pasqualini.
Il Museo continua ad arricchire le
proprie collezioni e le esposizioni ed a svolgere un ruolo di studio,
ricerca e promozione nell’ambito del teatro dei burattini.
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Inserito da redazione il Ven, 08/01/2010 - 21:43
E' già in corso a Budrio,
nell'ambito di Primaveranda, una serie di
iniziative in preparazione dell'Ocarina folk Festival
che avrà il suo culmine nelle giornate da giovedì 30 aprile
alla domenica 3 maggio. Dal densissimo programma (www.ocarinafestival.it), che vedrà artisti
e ospiti provenienti da varie parti del modo, Giappone e Corea del
Sud, Austria, Germania e Francia in particolare, segnaliamo:
- presso la Biblioteca Comunale Majani Nasica,
via Garibaldi 39, è aperta la
mostra “IL CICLO DELLE STAGIONI IN GIAPPONE”
Mostra di stampe giapponesi del
XVIII-XX secolo a cura del Centro Studi d'arte estremo orientale di
Bologna.
Apertura, fino al 10 Maggio,
negli orari della biblioteca e sabato pomeriggo h. 16,00 - 19,00 e
festivi h. 10,00 - 12,00 e h. 16,00 - 19,00
- Giovedì 30 Aprile
Vie del Centro Storico di Budrio
h 18: Marcia delle
Ocarine - Partenza da Piazza Antonio da Budrio. Scarica lo spartito
da qui.
h 18,30: Piazza
Filopanti
Concerto in piazza con la
partecipazione delle classi 5°A e 5°D che aderiscono al
progetto “Suoniamo l'ocarina” di Budrio Capoluogo e delle
classi della Scuola media Veggetti di Vergato.
Auditorium
h. 19,00: Concerto
di apertura con presentazione dei solisti e dei gruppi di
ocarina provenienti dalla Corea del sud, dal Giappone,
dall’Austria e dalla Germania che partecipano al Festival.
Si ringrazia l'Agriturismo Santa
Maria Maddalena per la realizzazione dell'accoglienza.
- Venerdì 1 Maggio
Piazza Filopanti (presso portico
della chiesa di San Lorenzo)
h. 10,00-18,00:
Mostra-mercato di ocarine, fischietti artistici e strumenti musicali
popolari
Centro storico di Budrio
h. 10,00-18,00: Buskers
musicali nei cortili e nelle piazzette del centro storico
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Inserito da redazione il Mar, 28/04/2009 - 17:15
sabato 21 febbraio 2009 , ore
21.00, Teatro Comunale di Castello d'Argile (BO) Via
Matteotti, 150
TARàn
spettacolo coreutico-musicale ispirato
alla tradizione popolare italiana della Tarantella, nell’ambito della rassegna InCanto musicanti in scena –
2008-2009
Con : Maristella Martella, Silvia De
Ronzo, Simona De Sanctis, Manuela Rorro, Riccardo Cazzato
e con la partecipazione di Gilles
Coullet .
Lo spettacolo propone un viaggio che
accompagna lo spettatore nelle differenti regioni del sud Italia
attraverso le antiche e potenti danze rituali che le caratterizzano.
I passi della Pizzica salentina, della Tammurriata campana, della
Tarantella calabrese e del Gargano e i giri vorticosi dello Zar
egiziano e delle danze Sufi sono il punto di partenza delle creazioni
coreografiche di Maristella Martella .
Il morso della Taranta è al
contempo veleno e antidoto della danza sfrenata che provoca. La
ripetizione ossessiva dei passi porta gli interpreti a lavorare sulla
fatica. La trance ritmica e coreutica raggiunta crea una perfetta
dimensione scenica che conduce lo spettatore nella ritualità antica
propria delle culture mediterranee
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Inserito da redazione il Gio, 19/02/2009 - 07:59
Domenica 15 e 22 febbraio si
terrà la 135 a edizione del Carnevale storico Persicetano
Ben 13 società carnevalesche si
sfideranno con altrettanti scenografici e coloratissimi carri, tutti
realizzati artigianalmente, che si apriranno con raffinati congegni
nel momento dello “Spillo”, la spettacolare trasformazione che
rende unico in Italia il Carnevale di Persiceto.
In occasione del IV centenario dalla
morte di Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto 1550 -
Bologna 1609), famoso cantastorie e scrittore persicetano e padre
letterario del “Bertoldo”, il comune di San Giovanni in Persiceto
festeggia con le due tradizionali giornate di sfilate di carri (15 e
22 febbraio ) e una mostra sul carnevale dal titolo
“Dentro lo
spillo” che si terrà presso il Palazzo SS. Salvatore
occasione per approfondire e sperimentare la magia dello spillo.
La città di Persiceto conserva a
tutt’oggi un forte legame con il Croce e da tempo ha eletto
“Bertoldo”, contadino arguto e saggio, come maschera tipica e Re
del proprio Carnevale storico. Un Carnevale “fatto a mano” da
migliaia di appassionati, che proseguono quel filone di satira
trasgressiva, di punzecchiatura insolente di cui il padre del
Bertoldo fu precursore, più di 400 anni fa, in veste di cantastorie
a Bologna e in molti paesi d’Emilia.
(vedi "scheda carnevale storico persicetano" in fondo a questo testo e l'articolo intitolato "Giulio CesareCroce. Un funambolico poeta di piazza" di Luigi Govoni, nella sezione "Biografie" di questo sito).
- Nelle stesse date a San Matteo della
Decima - la frazione più grande della città- si svolgerà inoltre,
in aperta concorrenza con quello del capoluogo, un altro Carnevale:
quello di "Re Fagiolo di Castella" che vanta carri
coloratissimi e spettacolari, di grandi dimensioni che gareggiano per
bellezza con quelli più famosi d'Italia.
L’ingresso al Carnevale è gratuito
ma è possibile seguire lo spettacolo dello “Spillo” da una
tribuna a pagamento.
Info: Associazione Turistica Pro Loco
di Persiceto 051.826839, oppure www.carnevalepersiceto.it ;
www.comunepersiceto.it ; www.carnevaledidecima.it
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Inserito da redazione il Gio, 12/02/2009 - 11:37
Cosa sono i burattini tradizionali? Ce lo spiega il responsabile di una associazione di burattinai bolognesi. Pierluigi Foschi de "La Garisenda" (vedi scheda del gruppo in fondo all'articolo), che a sua volta ha tratto le informazioni dal sito di Vittorio Zanella ( vedi il sito www.teatrinodelles.com)
Sono burattini a guanto mossi dal basso
verso l'alto.
La mano del burattinaio entra in un
buratto di stoffa sotto il vestito, il quale è composto in questa
maniera: si hanno due strati di stoffe.
Il primo, quello interno, è il buratto
di stoffa rigida (canapa) con le cuciture verso l'esterno. E' un
guanto che si fa sulla misura della mano del burattinaio. A questo
guanto detto buratto, si inchioda la testa di legno e le mani di
legno. In fondo, dove si infila la mano, nella parte dietro rispetto
alla faccia del burattino, si cuce un gancio o un anello per
appenderlo a testa in giù all'asse dei burattini, la quale si trova
all'interno della baracca, all'altezza della cintura del burattinaio,
sotto la ribalta (proscenio della baracca).
Si infilano l'indice nella testa, il
pollice in un braccio e le altre tre dita nell'altro.
In altri paesi si utilizza una diversa
tecnica di manipolazione: in Spagna ad esempio, l'indice e il medio
si infilano nella testa, il pollice in un braccio e l'anulare e il
mignolo nell'altro.
La mano del burattinaio diventa il
corpo, il sangue e l'ossatura del burattino. E a seconda di come
viene mossa, corrisponde un movimento del burattino. E' chiaro quindi
che il buratto non deve essere troppo largo rispetto alla mano,
altrimenti non si ottengono accurati movimenti del burattino.
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Inserito da redazione il Mer, 21/01/2009 - 10:09
In occasione del quarto centenario della morte di Giulio Cesare Croce (S. Giovanni in Persiceto 1550- Bologna 1609), il Comune di Persiceto ha programmato una serie di iniziative per rendere onore all'illustre concittadino scrittore, cantastorie e famoso autore del "Bertoldo".
La prima iniziativa , promossa in collaborazione con l'Associazione carnevalesca "Bertoldo e Bertoldinio", la locale Pro Loco, lo Staff organizzativo di Cento Carnevale d'Europa e la Federazione Italiana Carnevali, è un convegno intitolato
"in punta di spillo... che cosa rende unico il carnevale di Persiceto"
che si terrà sabato 17 gennaio alle ore 15 presso il Teatro Comunale (corso Italia 72), come occasione di confronto e presentazione del carnevale persicetano alla presenza dei "carnevalai" provenienti da tutta Italia.
* Nella stessa serata di sabato 17, per la rassegna "Fili di parole" si terrà lo spettacolo teatrale
"Furfanti, banditi e vagabondi nella città calamitosa",
tratto dalle opere del Croce e a cura del "Gruppo di Lettura San Vitale".
Per lo stesso ciclo, seguiranno:
* * sabato 24 gennaio, "Bertoldo e il suo Re", che racconta ai più giovani la storia di Bertoldo, sempre a cura del "Gruppo di Lettura San Vitale".
*** sabato 31 gennaio, "Lui, un pataca qualsiasi", lettura interpretativa in forma di recital, di e con Ivano Marescotti
- In foto: la copertina del libro di Floriano Govoni "Un'esplosione di allegria", dedicato all'altro grande carnevale persicetano, quello di S. Matteo della Decima, edito da Marefosca nel 2007
Scritto in S. Giovanni in Persiceto | Tradizionileggi tutto | letto 420 volte
Inserito da redazione il Mar, 13/01/2009 - 10:00
Domenica 7 dicembre, alle ore 15.30,
presso il MAF-Centro di Documentazione Storica del Mondo Agricolo
Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco, si terranno due eventi rivolti
ad un pubblico estremamente variegato: l’inaugurazione della mostra
“Presepi d’Arte” e la presentazione del volume con la fiaba
“Subiòl Nugàra”.
L’iniziativa espositiva, la prima in
assoluto al MAF, proporrà una serie di splendidi presepi fra
tradizione e nuove esperienze culturali, grazie alla presenza di
artisti e collezionisti di grande spessore culturale quali Luciano De
Marchi, Claudio Deri, Antonio Pandolfi, Vito Tumiati e Umberto
Zanetti: I presepi vanno dalle esemplificazioni di varie “scuole”
italiane alla realtà locale (l’ambientazione nel Santuario
ferrarese della Madonna del Poggetto) e all’intaglio in tronchi di
legno. La mostra, che seguirà rigorosamente il ciclo temporale della
tradizione (8 dicembre-6 gennaio), è stata realizzata grazie alla
fattiva collaborazione della Galleria d’Arte Atrebates di Dozza
(Bologna).
- Subiòl Nugàra è la
favola classica , anzi una fòla in lingua dialettale ferrarese, che adombra quelle di Perrault o dei Grimm, narrata da "Nona Nena" , ovvero Elena Tissi, una anziana signora originaria di Ferrara, ma residente a Bologna, immortalata ‘per sempre’ dalle mani della figlia Fiorella Manzini, che ne ha
creato un unicum, un testo in unica copia, nel formato in folio –
nella più antica tradizione libraria e bibliofila - scritto a mano
ed illustrato con ottimi acquarelli e preziosamente rilegato
artigianalmente.
Scritto in MAF. Centro documentazione Mondo Agricolo Ferrarese | Tradizionileggi tutto | letto 411 volte
Inserito da redazione il Lun, 01/12/2008 - 08:04
L’ESTATE di SAN MARTINO NELLE
RACCOLTE DIALETTALI E POPOLARI DEL DECENNALE AR.PA.DIA.
Questo anno bisestile, che si è
rivelato anomalo fin dall’inizio - per lo meno a livello
climatico - non si smentisce neppure ora che è quasi alla fine:
queste ultime giornate ancora così belle, così tiepide, più che
autunnali fan proprio pensare che l’estate di San Martino,
stavolta, sia più lunga del solito e non duri, come sempre “
tri dì e’n cunzzìn” come dicevano i nostri vecchi una
volta.
Ma altri détti, altri proverbi si
raccontavano in merito ed alcuni di essi sono stati raccolti, come
molti altri, di argomenti i più disparati, ed ora son conservati in
AR.PA.DIA., il Decennale Archivio Padano dei Dialetti curato
da Maria Cristina Nascosi per il Centro Etnografico
/ Centro di Documentazione Storica dell’Assessorato alle Politiche
ed Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara.
La ricca messe è stata possibile
anche grazie al lavoro durato, spesso, anni, da autori come Giorgio
Alberto Finchi, il compianto medico – letterato, un
po’ alla maniera di Mario Tobino, di Pontelangorino, seppur
nativo di Porotto, che, nel tempo, durante le visite domiciliari ai
propri pazienti, aveva messo insieme tanto di quel sapere e di quella
saggezza popolare culinaria e curativa da poter redarre, poi, almeno
tre libri in collaborazione con AR.PA.DIA.: Al magnàr di nòstar
cò (nel 1998), Erb e piant di nòstar cò (nel 1999) e Al
vin di nòstar cò (nel 2004) - una specie di Trilogia della
Pappa, per parafrasare il Gianburrasca di Vamba – tutti parte della
collana Cóm a dzcurévan / Come parlavamo.
Ma anche grazie ad altro grande autore,
il maestro Luigi Vincenzi détto Tamba pure presente
con il suo testo plurimo, Grèpul, del 2003, nella stessa
collana, che in questi giorni compie la bella età di 82 anni (Mille
auguri belli!) ed alla sua grande passione per la cultura dialettale
e popolare, a seguire, si possono riportare alcuni détti e proverbi
- come si diceva in incipit - inerenti proprio a questa piccola
estate di San Martino che è tempo di…vino, come è noto “Par
San Martìn al most al dvénta vin” e, ancora, ”Par San
Martìn ass travàsa al vin”, ma è anche détta la…stasón
di bécch.
Provate a leggere cosa ci riporta
‘Gigi’ Vincenzi, dunque, in proposito
Preghiera dal béch a San Martìn
(di Anonimo)
Fè, gran Sant, ch'an dvénta béch!
Ss'agh a dvént, fè ch'an al sàpia!
Ss'al savrò, fè ch'an al créda!
Quand al créd, fè ch'am rasségna!
Ss'am rasségn, che cvèl l'am
frùta,
parché a sia cunssulà
ad cla gran dsgràzzia ach m'è
tucà.
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Inserito da redazione il Sab, 08/11/2008 - 09:43
Si è svolta nell'estate scorsa a
Samugheo la Mostra dell'Artigianato Artistico
, una mostra dalla storia ormai consolidata perché è arrivata alla
sua 41a edizione e perché richiama l'attenzione sulla produzione
dell'artigianato artistico della Sardegna e su un'arte in
particolare, quella tessile tradizionale, che nel Comune di Samugheo
mantiene le presenze attive più significative. Per tramandare e
valorizzare questa tradizione c'è un locale Istituto d'Arte ed è
stato allestito qualche anno fa anche un Museo dell'Arte
tessile Sarda, unico della Regione.
Merita dunque interesse e vale la pena
gettare uno sguardo curioso su questo piccolo Comune in provincia di
Oristano che è tra i più antichi poli tessili dell'isola.
Situato su un altopiano trachitico a
375 metri sul livello del mare , in una zona chiamata Mandrolisai,
sui confini dell'Oristanese e prossimo alle aree interne del Nuorese
, il centro abitato di Samugheo si presenta al visitatore con una
rete di stradine tortuose e un'architettura particolare, mista di
elementi tipici tra Campidano e Barbagia. Il suo territorio ,
prevalentemente collinoso, è caratterizzato da ricca vegetazione,
pareti rocciose, gole, dirupi , vallate e grotte , ed è anche ricco
di emergenze archeologiche, forse poco conosciute, ma interessanti
perché portano i segni di una storia antica, che risale al III
millennio a. C. e si snoda dal periodo nuragico a quello punico-
cartaginese e alla colonizzazione romana; per continuare con la
dominazione bizantina e infine con quelle aragonese e spagnola i cui
tratti sono ancora oggi facilmente individuabili nella lingua,
nell'architettura e nelle consuetudini.
Il fatto di trovarsi quasi al centro
dell'isola, lontano dalle grandi vie di comunicazione e dalle
città delle zone costiere, ne ha mantenuto l'economia
prevalentemente sulla antica base agro-pastorale, integrata ed
arricchita dalle attività artigianali , favorite anche da un forte
attaccamento alle tradizioni gelosamente custodite dalla Comunità.
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Inserito da redazione il Sab, 01/11/2008 - 19:33
Cosa sono i "gianguèl" non è da tutti saperlo. Ma c'è una opportunità forse unica per impararlo.
Ce la offre Tullio Calori che terrà sabato 27 settembre alle ore 17, una conferenza di approfondimento sul tema
"I gianguèl a Molinella. Gerghi ormai desueti"
In anticipazione ci viene spiegato che questo gergo speciale è un linguaggio segreto usato intenzionalmente per non farsi capire da estranei. Fenomeno socio-linguistico di cospicua anzianità ed aspetto con larga diffusione,
L'iniziativa si svolgerà nella biblioteca comunale di Molinella "Severino Ferrari", in piazza Martoni 19/1 , nell'ambito delle iniziative in occasione delle "Giornate Europee del Patrimonio 2008"
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Inserito da redazione il Lun, 22/09/2008 - 16:28
Sono a Bologna in questi giorni, in occasione del Festival Internazionale delle corali promosso dalla bolognese Corale Euridice, alcuni gruppi che mantengono viva la musica, gli strumenti e le sonorità della tradizione, popolare e colta , della Sicilia nord orientale. Si tratta del Kalamos ensemble e dell'Ensemble vocale "A. Ortolani"
- Kalamos ensemble
Formato da cinque giovani musicisti di
Galati Mamertino – centro dei Nebrodi, in provincia di Messina, il Kàlamos
Ensemble, con la consulenza dell’etnomusicologo Mario Sarica e in stretta
collaborazione con il Museo di cultura e musica popolare dei Peloritani di villaggio Gesso
(Messina), sta sviluppando da anni un originale progetto musicale centrato sulla riscoperta e
valorizzazione dello strumentario siciliano di tradizione, con particolare attenzione
alla famiglia dei fiati pastorali (ance e flauti), e sul recupero del canto popolare nelle
sue espressioni più originali. Per quanto concerne lo strumentario,
l’ensemble, oltre ad utilizzare la zampogna a paro, massima espressione organologica
della tradizione pastorale della Sicilia nord-orientale (Peloritani e Nebrodi), e del
flauto diritto di canna, semplice, ha recuperato, con assoluto rispetto filologico,
l’uso del doppio flauto di canna, quasi del tutto estinto nell’uso e nella memoria
organologica, e del triplo flauto, quest’ultimo ricostruito sulla base delle fonti
iconografiche del Cinque e Seicento, e, ancora, del clarinetto semplice e doppio,
anch’esso attestato marginalmente. Assieme ai flauti e alle ance pastorali, dalle remote e
mitiche ascendenze mediterranee, il Kàlamos Ensemble, fa ricorso ad altri
strumenti tipici della prassi musicale siciliana di tradizione orale, quali la chitarra, la citola,il
mandolino e il tamburo a cornice.
Il gruppo è composto da:
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Inserito da redazione il Ven, 19/09/2008 - 07:28
Il Teamballo è presente da oltre 20
anni sulle piazze della Regione come gruppo di riproposizione delle
locali danze tradizionali; apprezzato quanto imitato, ha un
repertorio che spazia dagli antichi balli montanari ai balli popolari
tradizionali di diverse regioni italiane ed europee.E’ nato raccogliendo e sviluppando
l’esperienza condotta sulle danze popolari e collettive da un
gruppo d’insegnanti e educatori. Nel corso degli anni ha
progressivamente aumentato la propria attività, presentandosi come
uno dei primi gruppi organizzati per la rappresentazione in pubblico
del repertorio legato alla tradizione popolare. Accanto
all'organizzazione di spettacoli, non è mai venuta meno l'attività
di ricerca, di approfondimento e di perfezionamento del repertorio
acquisito, sia locale sia internazionale, così come il continuo
allargamento del repertorio stesso. Allo stesso modo, è stata data
importanza agli aspetti divulgativi e promozionali, cercando di
legare la preparazione e la costruzione dello spettacolo alle
attività dei corsi e delle feste, contribuendo in tal modo a fare
crescere, complessivamente, la base degli amanti e dei simpatizzanti
delle danze popolari.Attualmente il gruppo può contare su
circa 25 ballerini e, sempre prevedendo momenti di animazione
all'interno degli spettacoli, può garantire un programma articolato
in grado di spaziare dagli antichi balli montanari (Giga, Galoppa,
Saltarello, Ruggeri, ecc), ai balli di altre Regioni italiane (danze
della Val Resia e della Val Varaita, Saltarelle dell'Italia centrale,
Pizziche meridionali, ecc.) e di Paesi esteri (Francia, Tirolo,
Irlanda, Balcani, Est europeo, Grecia, Israele, America, ecc). Oltre
che con musica registrata, il gruppo può esibirsi, specie per il
repertorio dell'Appennino Bolognese, con l’accompagnamento di
musica dal vivo ed è anche previsto l'uso di costumi adeguati(*)Testo tratto da
http://digilander.libero.it/RENOFOLK/pagina5.html
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Inserito da redazione il Ven, 22/08/2008 - 06:44
"Il termine nasce dalla fusione
delle parole kley e zemer, letteralmente strumento del canto. Questo
genere musicale fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed
espressive che provengono dalle differenti aree geografiche e
culturali (i Balcani, la Polonia e la Russia) con cui il popolo
ebraico è venuto in contatto.Musica che accompagna feste di
matrimonio, funerali o semplici episodi di vita quotidiana, il
klezmer nasce all'interno delle comunità ebraiche dell'Europa
orientale, in particolare delle comunità chassidiche.Questa musica esprime sia felicità
e gioia che sofferenza e malinconia, tipica della musica ebraica.Lo strumento principale del mondo
ebraico degli shtetl e dei ghetti è sicuramente il violino, ma
nel klezmer acquisteranno crescente rilievo il clarinetto e gli
ottoni, in particolare la tromba, gli strumenti percussivi, melodico
percussivi come il cymbalon e altri strumenti come il cello, usato in
funzione di bassetto portatile. Il Klezmer contribuirà non
poco alla formazione del jazz, quando gli ebrei che erano stati
perseguitati si trasferirono in molti nelle americhe. Nel mese di
settembre di svolge annualmente ad Ancona il festival internazionale
della musica Kletzmer" (*)(*) Testo da wikipedia, libera
enciclopedia online.Per maggiori informazioni sul genere,
segue altro testo più approfondito, di Moni Ovadia, tratto
dal sito www.klezmer.it , insieme alla foto in alto
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Inserito da redazione il Sab, 10/05/2008 - 18:05
Nella Sala conferenze del MAF - Centro di
Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese , Via Imperiale, 265 - San Bartolomeo in
Bosco (Ferrara), domenica 11 maggio 2008 alle ore 16
consegna del Premio nazionale "Ribalte di fantasia" 2007 e del Premio "MAF" , riservati al Teatro dei burattini fra tradizione e nuove esperienze culturali.
Saranno presenti gli Autori dei copioni
inediti premiati ex-aequo: Teresa Bianchi (Roma), Enzo Bassura
(Piacenza), Katia Sassoni (Bologna).
* Verranno inoltre consegnati i Premi
“MAF” a: Giorgio Vezzani (Direttore Rivista “Il Cantastorie”,
Maurizio Bighi (“I Burattini di Nevio”) e alla “Compagnia
Nasinsù” (Sandra Pagliarani e Stefania Rosignolo).
** Sono previsti interventi e animazioni
delle Compagnie:
“GAD-Città di Ferrara”, “I
Burattini di Nevio”,
“I Burattini di Mattia”, “Nasinsù”.
*** Presentazione della mostra fotografica
“I Burattini di Nevio” (Nevio
Borghetti, 1921-1985), a cura del Foto Cine Club “Il
Girasole” di Voghiera” (Ferrara), La mostra sarà visitabile sino al 31 maggio
- Orario: mar.-ven.: 9.00-12.00; festivi:
16.00-19.00
- Ingresso: gratuito
- Informazioni: Tel. 0532.242213 info@mondoagricoloferrarese.it
- L'iniziativa è compresa nel programma di
INCONTRI CON IL DIALETTO E LA CULTURA
POPOLARE
a cura di Gian Paolo Borghi e Maria
Cristina Nascosi
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Inserito da redazione il Lun, 05/05/2008 - 07:29
La formazione de L'Usignolo è
costituita da un settetto di fiati , con un repertorio che attinge
alla musica da ballo dei concerti a fiato (vero e proprio genere
musicale) che appartiene storicamente alla provincia di Reggio
Emilia. Oltre a brani originali, propone il "famigerato concerto
di Barco", un versatile insieme di musiche molto simili a quelle
che la famiglia Cantoni suonava nel parmigiano a cavallo tra la fine
dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. musiche che nel reggiano
erano suonate anche dai Panciroli e dai Mattioli.
L'ensemble de "L'Usignolo" è
composto da : Francesco Gualerzi (ex dei Nomadi), clarino e quartino
, Mirco Ghirardini, clarinetto, Fabio Codeluppi, tromba, Massimo
Zanotti, bombardino, Maurizio Cavallini, corno, Dimer Maccaferri,
corno, Andrea Affardelli, tuba.
L’esperienza musicale dell’ensemble
L’Usignolo ci riporta idealmente all’inizio degli
anni ‘50, periodo musicale di transizione dai concerti a fiato alle
orchestre da ballo, oggi definite “di liscio”.
Il gruppo, guidato da Francesco
Gualerzi (fondatore del gruppo assieme a Mirco Ghirardini), è
un originale esperimento musicale simile a quello di 60 anni fa; la
loro originalità sta nella riduzione dell’organico anziché
nell’aumento dello stesso: formata da soli 7 elementi, questa
formazione si colloca esattamente a metà strada tra il
concerto a fiato e l’orchestrina da ballo.
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Inserito da redazione il Ven, 18/04/2008 - 17:40
