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Storia. Locale e generale


Gli Etruschi e l'aldilà. In mostra a Bologna

Palazzo Pepoli. Museo della Storia di Bologna
25 ottobre 2014-22 febbraio 2015

Il viaggio oltre la vita. Gli Etruschi e l'aldilà tra capolavori e realtà virtuale
N
ata da un'idea congiunta di Genus Bononiae Musei nella Città, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma, implementata fortemente da Cineca con un progetto scientifico e tecnologico senza precedenti, la mostra verrà inaugurata il 24 ottobre Realizzata in collaborazione con l'Università di Bologna Dipartimento di Storia Culture Civiltà, il Museo Civico Archeologico di Bologna, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna e dell'Etruria Meridionale, la grande e innovativa mostra dedicata alla civiltà Etrusca focalizza l'attenzione su un aspetto tanto affascinante quanto complesso: il ricco immaginario di questo antico popolo nei confronti dell'aldilà.
** in concomitanza con la mostra è in programma anche una serie di conferenze e visite guidate a tema su "L'Aldilà degli altri popoli" , di cui si allega il depliant col calendario

Un tema senza tempo affrontato da molteplici punti di vista: accanto ad una rigorosa parte storico-scientifica che permetterà di ammirare una serie di incredibili reperti, alcuni dei quali visibili per la prima volta al di fuori di Villa Giulia, vi è una sezione basata sulle più evolute tecnologie in ambito di realtà virtuale e dei più avanzati aspetti della multimedialità che creeranno ambienti immersivi e situazioni interattive, coniugando scienza, arte ed effetti spettacolari in un perfetto equilibrio espressivo.
Anche film, musica, design e appuntamenti didattico-formativi saranno protagonisti di rilievo in questa grande evento dove archeologia e futuro si incontrano e si fondono.
Accanto al cartoon, che racconta la storia dell'etrusca Veio, figurerà nella parte romana della mostra una riproduzione in ologramma della celebre Situla della Certosa e l'esposizione di una stele felsinea di particolare pregio.
Il tema centrale della mostra, “il viaggio oltre la vita”, costituisce l'aspetto più affascinante della civiltà etrusca, affrontato in mostra con l'obiettivo di svelare, attraverso immagini e oggetti, le concezioni sull'Aldilà e fare comprendere ad un vasto pubblico le prospettive che questo popolo antico aveva sull'oltretomba.
La mostra presenta capolavori del Museo di Villa Giulia alcuni dei quali esposti per la prima volta fuori Roma: ceramiche figurate, sculture in pietra e l'emozionante trasposizione di una Tomba dipinta di Tarquinia (la Tomba della Nave), le cui pareti affrescate sono state “strappate” dalla camera originaria e rimontate in pannelli in maniera tale da ricostruire interamente l'ambiente tombale all'interno del Museo della Storia di Bologna, per permettere ai visitatori di vivere l'esperienza di entrare in una vera tomba etrusca dipinta. Si potranno inoltre ammirare raffinati vasi attici da tombe etrusche tra cui il celebre Cratere di Euphronios, trafugato e poi restituito all'Italia dagli Stati Uniti, e due sculture in pietra da Vulci e da Cerveteri.
Infine, Italdesign di Giugiaro mostrerà il Clone del Sarcofago degli Sposi
** Maggiori informazioni: http://www.genusbononiae.it/index.php?pag=325
ORARI:Da martedì a domenica ore 10-19// giovedì orario prolungato fino alle ore 22
BIGLIETTI: Biglietto integrato Genus Bononiae per visitare la mostra e il Museo della Storia di Bologna, Palazzo Fava e San Colombano Collezione Tagliavini: euro 12,00.  Biglietto singolo per la mostra e il Museo della Storia di Bologna: euro 10,00.
INFO: info@genusbononiae.it Tel. 051 19936370

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Inserito da redazione il Gio, 2014-10-23 09:59


Nonantola e il territorio modenese un età carolingia

A Nonantola, Palazzo Abbaziale Sala Verde Piazza Caduti Partigiani 6
- venerdì 24- sabato 25 ottobre 2014 - Convegno di studi
In occasione del XII centenario della morte di Carlo Magno la Fondazione Ora et Labora” e la Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi, con la collaborazione dell’Archivio Abbaziale di Nonantola, dell’Archivio di Stato di Modena, del Centro Studi Storici Nonantolani e di ArcheoNonantola organizzano il Convegno di studi su
Nonantola e il territorio modenese in età carolingia.
Il convegno, che si svolgerà il 24 ed il 25 ottobre, vuole essere l’occasione per ripensare all’importanza della sua figura nel nostro territorio, a partire dai luoghi che conservano testimonianze a lui riferibili, per poi passare a un riesame della storia del Modenese e degli sviluppi che ebbe la storia di Carlo Magno e l’epopea carolingia nella tradizione culturale modenese, nella storiografia e nel folklore locale, sino alla letteratura cavalleresca e all’erudizione del Sei-Settecento e naturalmente non dimenticando le rappresentazioni iconografiche.
Numerosi e qualificati i relatori che interverranno.
Sono inoltre in programma mostre, conferenze e percorsi guidati.
** In allegato la brochure con il programma
completo di orari, interventi e modulo di adesione
Mostre, conferenze e percorsi guidati collegati al convegno
- Martedì 4 novembre 2014 - ore 20.30

Sala Verde del Palazzo Abbaziale
- Piazza Caduti Partigiani 6, Nonantola
Da una collaborazione tra ArcheoNonantola, Museo Benedettino e Diocesano
d’Arte Sacra, Archivio Abbaziale e Comune di Nonantola

Fernando Lanzi del Centro Studi per la Cultura Popolare BolognaSacrum Romanum Imperium -
Carlo Magno Imperatore fra Chiesa d’Occidente e Chiesa d’Oriente
- Sabato 29 Novembre - ore 16
Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra
– Via Marconi 3
Inaugurazione della mostra fotografica e documentaria curata da ArcheoNonantola e Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra
Carlo Magno tra storia e leggenda.
Tracce e memorie del grande imperatore in Italia e nel modenese

* Prossima mostra al Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra
Lo scettro e la preghiera. Carlo Magno e i Carolingi nelle pergamene dell’Abbazia di Nonantola”
Esposizione delle celebri pergamene di Carlo Magno e dei suoi successori in un nuovo e
suggestivo allestimento.
** Informazioni sul sito www.abbazia-nonantola.net

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Inserito da redazione il Lun, 2014-10-20 06:32


La Repubblica letteraria auspicata dal Muratori e l'Accademia dei Fluttuanti di Finale

Il concetto di Repubblica letteraria in Ludovico Antonio Muratori e un accenno all’Accademia dei Fluttuanti di Finale Emilia (Testo di Galileo Dallolio)
Nella circolare inviata del 1704 a centinaia di destinatari in Italia , con lo pseudonimo di Lamindo Pritanio, Ludovico Antonio Muratori (che aveva 32 anni) auspicava che le Accademie esistenti si collegassero:
con lo scopo di restituire in Italia al loro primo splendore, anzi illustrate maggiormente le lettere, …. destare gl’ingegni tuttavia dormigliosi e accrescere coraggio e stimoli a chi già veglia e corre” ….
Perfezionare le arti e le scienze col mostrarne, correggerne gli abusi e coll’insegnare l’uso del vero”...
Eleggere protettori e ministri convenevoli di questa ideale repubblica, troncar le strade all’ambizione, all’invidia e spezialmente alle brighe di coloro che senza merito vogliono entrar a parte dei titoli ed onori, che debbono essere solamente riserbati ai degni cittadini di questa repubblica” …
Liberarsi di novizi, o poetastri, o cervelli fievoli, o sfaccendati (e offrire) la scranna a scienziati veterani”...
in Primi disegni della repubblica letteraria d’Italia esposti al pubblico
- Fabio Marri,
presidente del Centro Studi Muratoriani, scrive “ nel 1703 lancia l'idea di una Repubblica letteraria d'Italia, nella quale propone progetti comuni di ricerca storica, di rinnovamento scientifico (secondo il metodo di Galileo e del suo amico Newton, ancora guardati con sospetto dalla Chiesa ufficiale) e di adeguamento alla filosofia, ai metodi di indagine conoscitiva che stavano prendendo piede in Europa (da Cartesio agli empiristi inglesi come Newton e Locke)” in Muratori e l’idea di Nazione italiana.
- L’Accademia dei Fluttuanti di Finale Emilia

In questo contesto l’Accademia dei Fluttuanti di Finale Emilia faceva la sua parte. Era collegata a diverse Accademie quali L’Accademia delle Scienze di Bologna , l’Accademia dei Ricovrati (oggi Galileiana) di Padova e l’Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena (già Accademia dei Dissonanti) , attualmente vive , ben organizzate e ricche di iniziative.

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Inserito da redazione il Lun, 2014-09-22 08:54


Donne giovani, avvenenti e gioviali nel Rinascimento Estense

-“Donne giovani, avvenenti, e gioviali(Raccolta di citazioni storiche di Galileo Dallolio
1-
Borso d’Este , avendo ricevuto dall’imperatore Federico 3° d’Asburgo il titolo di Duca nel 1452, ..incamminato egli a compiacenza de’ sudditi, a visitare ogni parte del suo Dominio, giunse acclamatissimo a Finale, e vi fu di ritorno dopo il lieto suo giro. Molti furono i segni di giubilo, con cui nell’andare, e nel ritornare fu egli qui accompagnato secondo la costumanza di que’ tempi. Ed una in particolare quella essendo di aversi una certa professione di Donne giovani, avvenenti, e gioviali, che nella pubbliche, e private allegrezze, e ne’ più lieti accompagnamenti, danzando, cantassero con cembali alla mano graziose cantilene; così da buon numero di queste , che dicevansi Raine venne sempre ne’ viaggi trattenuto; come lo fu anche per quanto si scorge, indi l’anno 1469”. (pag.46 Memorie del Finale di Lombardi di Cesare Frassoni , in seguito, a pag.51 Frassoni scrive che le indicate Donne cantanti lo scortano fino alla Mirandola)
2- Ci si può fermare all’ informazione, insolita e curiosa, che a Finale, nel 15° secolo, esistesse una professione fondata sul cantare , suonare e danzare in pubblico. Attraverso il libro La musica a Ferrara nel Rinascimento’ di L.Lockwood, Il Mulino 1987 e mi sono venute in mente alcune idee.
Guardiamo le date: dal 1393 al 1505 a Ferrara governano Niccolò 3°, Leonello, Borso ed Ercole 1°.
E’ un periodo che vede nascere la bellezza e la ricchezza della Ferrara rinascimentale. Sono diversi i fatti importanti : la nascita dello Studio (nel 1391), la presenza di Leon Battista Alberti , Pisanello, Piero della Francesca, Mantegna, Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Ercole de' Roberti, Lorenzo Costa di Guarino Veronese che insegnò a Ferrara dal 1430 al 1460, il Concilio di Ferrara (per un anno) del 1438 (‘la sera del 16 gennaio 1439 accompagnato dal Marchese, e da diversi Cardinali, il Pontefice Eugenio 4° che per oggetto di peste, e di altra prudente riflessione, levò da Ferrara il trasportatovi Concilio’ alloggiò nella Rocca di Finale, Frassoni pag.44 Memorie del Finale) , l’addizione erculea di Biagio Rossetti del 1492 (Palazzo dei Diamanti ecc.) e infine nel 1505 : Ludovico Ariosto aveva 31 anni, Dosso Dossi 19 e il Garofalo 24.
Si ha un’idea di tutto questo visitando Ferrara o leggendo libri quali ‘Saper vedere l’urbanistica. Ferrara di Biagio Rossetti, la prima città moderna europea’ di Bruno Zevi, Einaudi 1960 e Officina Ferrarese, Sansoni ed. 1955 di Roberto Longhi .
3- Finale in quell’epoca è governata da Podestà di nomina estense e in quei 112 anni di splendore ferrarese ben 74 sono i nobili ferraresi che assumono tale incarico . Tornando al libro di Lockwood ( che all’epoca era presidente dell’American Musicological Society) ecco altri spunti relativi alla musica :

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Inserito da redazione il Lun, 2014-09-22 08:25


Giovanni Battista Vicini, un "eretico" del Settecento

Giovanni Battista Vicini, Carlo Goldoni e Ludovico A.Muratori : quasi un fatto di cronaca (Testo di Galileo Dallolio).
Giovanni Battista Vicini
nell’elenco degli Accademici Fluttuanti di Finale Emilia è descritto come Professore di Poesia Italiana nel Collegio de’ Nobili di San Carlo di Modena . Nell’Accademia dei Dissonanti di Modena, dove era aggregato, si legge che ’Nato a Finale nel 1709 e morto a Modena nel 1782. Abate, appartenente all’Arcadia, poeta primario di Corte e storico di Correggio. Alcuni suoi scritti in versi sono ricordati dal Tiraboschi. Appartenne alla Colonia Erculea dell’Arcadia con il nome di Filidoro Meonidese’.
Un tranquillo professore, parrebbe. Salvo che un testimone d’eccezione , Carlo Goldoni, assiste ad una scena molto particolare , attraverso la quale e per quanto poi si leggerà in L.A.Muratori, Vicini appare una personalità molto diversa.
In mezzo a una grande folla vidi un patibolo alto cinque piedi, sul quale stava un uomo a testa scoperta e con le mani legate: era un abate, che conoscevo, letterato assai illuminato, celebre poeta, conosciutissimo e stimatissimo in Italia: era l’abate G..B..V..Un prete teneva in mano un libro; un altro interrogava il paziente, il quale rispondeva con alterigia; gli spettatori battevano le mani e lo incoraggiavano; i rimproveri aumentavano, l’uomo oltraggiato fremeva. Non potei resistere oltre; me ne andai pensoso, scosso, stordito; immediatamente fui assalito dai miei vapori; rincasai, mi chiusi in camera, immerso in tristissime riflessioni, umiliantissime per l’umanità. ‘Gran Dio!’ dicevo tra me, a che cosa non siamo esposti in questa breve vita che siamo costretti a trascinare? Ecco un uomo accusato d’aver tenuto discorsi scandalosi a una donna che era andata a confessarsi. Ma chi l’avrà denunciato? E’ stata la donna medesima. Cielo! Non è dunque punizione sufficiente essere disgraziati?” (Carlo Goldoni,Memorie , Rizzoli BUR 1993, pag.106)
- Nel libro dei Processi del tribunale dell’inquisizione di Giuseppe Trenti, si legge che Giovanni Battista Vicini è stato processato per proposizioni ereticali negli anni 1747, 1760, 1776, 1778.
- Ludovico Antonio Muratori
, ed è probabile che si stia riferendo alla scena vista da Goldoni, scrisse al cardinal Fortunato Tamburini a Roma il 20.10.1747 ‘Intenderà vostra Eminenza quanto è avvenuto del Vicini, detenuto qui dal Santo Uffizio. Mi ha fatto orrore l’ultima sua pazzia, per cui il veggo perduto. Gli ho fatto più prediche: poco ne ha approfittato .Finalmente avrebbe col tempo potuto sperare indulgenza: ha rovinato tutto. Noi perderemo uno dei nostri migliori ingegni in belle lettere’.

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Inserito da redazione il Lun, 2014-09-22 08:00


Il mulino di Malalbergo. Dino Chiarini e Giulio Reggiani

Sulla via Nazionale, proprio in centro a Malalbergo, a pochi passi sia dal Municipio (alla sua sinistra) che da Palazzo Marescalchi (alla sua destra), s’erge un palazzone adibito a “Centro Commerciale”. Però tutti sanno che lì, tempo fa, c’era “il mulino”.
Parecchi abitanti ne serbano ancora memoria e per questo ricordo non importa scomodare i soliti “anziani”. Tuttavia questa reminiscenza riguarda l’
edificio (alto, imponente, con il suo lato ovest a forma semicircolare) ma non l’opificio vero e proprio nella sua attività originaria della molitura: e ciò in quanto le macine cessarono il loro nobile lavoro circa sessant’anni fa (1).
Ma ci vengono spontanee due domande: che cos’è il mulino e perché ha questo nome? In verità il mulino è uno strumento che produce un lavoro meccanico, derivante dallo sfruttamento di una forza, sia essa l’energia elettrica, o l’acqua, o il vento, oppure una forza animale o umana. La somiglianza delle due parole
mulino e mulo, (il primo, nell’italiano corrente, non è però, grammaticalmente, il diminutivo del secondo) ci richiama subito alla mente la forza continua e remissiva di questo equino ibrido, così adatto a fornire energia-lavoro di carattere animale, motrice ideale di tutta la struttura. L’etimologia, al contrario, ci conduce al verbo latino molĕre, cioè macinare, ed all’altro termine latino mola, vale a dire a quella grossa pietra circolare che stritolava i chicchi di cereale. Sarebbe quindi forse più giusto usare il termine molino: ma ormai questa parola da parecchio tempo risulta in disuso.
Vorremmo qui rammentare al lettore l’importanza che il mulino ha avuto nei tempi passati allorquando la sua presenza si rivelava essenziale per l’economia -ed anche per la vita stessa- di un territorio: ecco perché, al fine di renderlo in grado di poter servire una zona molto vasta, avrebbe avuto bisogno di una forza costante e poderosa, che sostituisse ed amplificasse la trazione animale.

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Inserito da redazione il Lun, 2014-06-09 09:55


1914 - L'illuminazione pubblica a S.Giorgio di Piano passa dall'acetilene all'elettricità. Anna Fini

2014: CENTO ANNI DELL’ ILLUMINAZIONE ELETTRICA PUBBLICA A S. GIORGIO DI PIANO. Ricerca di Anna Fini
Esattamente 100 anni fa, nel 1914, nel comune di San Giorgio di Piano si passava dall’illuminazione pubblica a gas acetilene all’illuminazione elettrica. Ma come avvenne questo passaggio?
Nel lontano 1912 la Società Elettrica di Bologna chiese d’iniziare le pratiche per impiantare una rete di pubblica illuminazione elettrica a San Giorgio. La Giunta, allora presieduta dal Sindaco Gaetano Rossi, pensando che questo nuovo sistema fosse più sicuro, più economico e più pratico rispetto al sistema sin a quel momento utilizzato, affidò all’assessore Gaetano Tommasini l’incarico di studiare l’argomento.
San Giorgio attraversava, in quegli anni, uno “sviluppo dell’arte edilizia” con un aumento delle dimensioni del paese che aveva reso l’impianto d’illuminazione a gas acetilene insufficiente ed era quindi indispensabile la sua estensione oppure la sua sostituzione con un impianto a luce elettrica. Le due soluzioni vennero vagliate dall’Amministrazione pubblica con l’intento di conciliare funzionalità e “maggior utile per le finanze del comune”: se inizialmente si prese in considerazione la possibilità di conservare l’impianto , in quanto aveva dato durante gli anni un ottimo risultato, l’analisi di alcuni dati oggettivi fece decidere diversamente.
La Società Centrale d’Elettricità aveva infatti già collegato alla rete elettrica il Comune di San Giorgio di Piano: dal settembre 1911 la società stessa aveva avuto il nulla osta per “impiantare nel nostro comune una linea elettrica per il trasporto e diffusione dell’energia a scopo industriale domestico ed agricolo”.
Ciò aveva indotto a ricorrere a questo tipo di energia sia gran parte degli industriali per i propri “opifici” che molti privati per le utenze domestiche: rimanevano pertanto “ben pochi utenti” che utilizzavano ancora il gas acetilene ed in queste condizioni l’azienda che gestiva quell’impianto si trovò nella necessità di chiedere un aumento delle prezzo del gas acetilene per fiamma-ora (da 5 a 6 centesimi l’ora), provocando così un notevole aumento nel costo dell’illuminazione.

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Inserito da redazione il Dom, 2014-05-18 06:06


Chiesa e "memoria divisa" tra Fascismo e Resistenza

SEMINARI SU CHIESA E "MEMORIA DIVISA" IN ITALIA.
Gli storici utilizzano l'espressione "memorie divise" per individuare letture fortemente conflittuali sulla natura e sulle responsabilità delle stragi di civili per rappresaglia, compiute nell'ultimo conflitto mondiale da truppe tedesche e da collaborazionisti italiani.
Eventi che ripropongono inevitabilmente alcuni nodi del nostro passato, quali il rapporto della Chiesa cattolica con il Fascismo e con la Resistenza (fortemente evocati dallo stesso avvio del processo canonico di beatificazione dei sacerdoti uccisi a Monte Sole di Marzabotto).
A Bologna, P.le Bacchelli 4, la Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna propone su questi temi dieci seminari di approfondimento, coordinati da Alessandra Deoriti.
Dal 14 marzo all'11 aprile verranno considerati principalmente i macro-contesti, dal 2 al 30 maggio il quadro locale e la vicenda della strage di Monte Sole.
Per la partecipazione è richiesta l’iscrizione (telefonare a: 051.3392904 o scrivere a sft@fter.it).
Agli iscritti sarà fornita una bibliografia specifica a inizio corso.
*** Questa la TRACCIA dei Seminari  per il mese di maggio:

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Inserito da redazione il Sab, 2014-03-15 06:56


La persecuzione degli ebrei in territorio modenese. Una mostra di documenti

1938- 1945. La persecuzione degli ebrei in Italia. Deportazione e solidarietà nel territorio modenese. Avvio di una riflessione
In occasione del Giorno della Memoria 2014, il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Modena hanno organizzato una mostra, di concerto con l'Archivio di Stato di Modena, la Biblioteca Estense Universitaria, L'Istituto Storico di Modena, La Fondazione Fossoli, la Fondazione Villa Emma e la Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia,
La mostra presenta al pubblico l’omonima esposizione sugli eventi nazionali realizzata dalla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea CDEC e una esposizione di documenti originali sulla persecuzione a Modena e in provincia selezionati nei propri archivi dalle altre istituzioni partecipanti.
La mostra sarà inaugurata martedì 21 gennaio alle ore 15.30 al teatro della Fondazione San Carlo a Modena alla presenza di Michele di Bari, prefetto; Giorgio Pighi, sindaco della città; Euride Fregni, direttrice Archivio di Stato; Michele Sarfatti, direttore Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.
Sarà aperta dal 21 gennaio al 4 febbraio all’interno della Chiesa di San Carlo, via San Carlo, 5 , tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 19. L’ingresso è gratuito.
Sono organizzate visite per le scuole su prenotazione, in orario di apertura antimeridiano. Per motivi organizzativi è necessario prenotarsi solo via mail all'indirizzo didattica@istitutostorico .com (referente Giulia Ricci, responsabile didattica Istituto storico di Modena). Sarà possibile effettuare le prenotazioni anche durante il periodo dell'esposizione.
Supporti e materiali didattici scaricabili dal sito http://www.museoshoah.it/home.asp

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Inserito da redazione il Ven, 2014-01-17 07:03


L'eredità dei Bastardini, dall'assistenza all'arte, una mostra

L'eredità dei Bastardini: dall'assistenza all'arte"
Dal 18 gennaio al 2 marzo in mostra opere scelte dal patrimonio della Provincia di Bologna

L'esposizione, allestita a palazzo Pepoli Campogrande , via Castiglione 7, sarà inaugurata sabato 18 gennaio alle ore 17 e rimarrà aperta fino al 2 marzo.
Si potranno ammirare
trentadue opere, quadri, sculture e oggetti di devozione religiosa, che vanno dal Trecento all’Ottocento, per raccontare un brano di storia di Bologna. Opere che raramente, e solo in parte, sono state esposte. E' il caso del “medagliere”, in mostra per la prima volta, che raccoglie gli oggetti lasciati fra le fasce dei neonati abbandonati: monete e medaglie spezzate a metà, giustacuori, immagini sacre, spesso accompagnati dal nome del fanciullo e dalla data di nascita. Lasciati con la speranza, chissà, di ritrovare un giorno il bambino affidato alle cure dell’Ospizio cittadino.
L'esposizione, a cura di
Gian Piero Cammarota, Marinella Pigozzi e Serena Maini, è stata organizzata in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni storici, artistici, etnoantropologici di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e con il sostegno di BolognaFiere. L'evento partecipa ai programmi di Arte Fiera, in calendario dal 24 al 27 gennaio 2014, con tutte le iniziative previste in città per ART CITY Bologna 2014.
Orario di apertura 19 gennaio - 2 marzo 2014
martedì - mercoledì: 14.00 – 19.00 / giovedì- venerdì - sabato - domenica: 9.00 – 19.00 Ingresso gratuito

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Inserito da redazione il Lun, 2014-01-13 06:48


Profumo e tocco di antiche carte, in mostra

Custode di oltre tredici secoli di storia, l'Archivio di Stato di Modena è uno dei 103 istituti archivistici dello stato presenti sul territorio nazionale. Conserva nel suo immenso patrimonio documentario, le carte della Casa d'Este, una delle dinastie preunitarie più rilevanti, grazie alla sua longevità.
Per scoprire la sua storia e i documenti preziosi che conserva è stata realizzata una pubblicazione dal titolo "Tesori" e una mostra fotografica "Senti la carta… "
che verranno presentate
- venerdì 13 dicembre alle ore 17.30 al Palazzo ducale Accademia militare di Modena . Interverranno Giuseppenicola Tota comandante dell’Accademia militare, Carla Di Francesco, Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna, Euride Fregni, Archivio di Stato di Modena, Vincenzo Vandelli, Progettisti associati Sassuolo, Vittorio Ferorelli, giornalista e scrittore e Roberto Vezzelli, Società cooperativa Bilanciai.
La mostra è visitabile dal 13 dicembre al 7 gennaio tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.
Il 24 ed il 31 dicembre solo dalle 10 alle 12. La mostra rimarrà chiusa il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Dal 1862 l’Archivio di Stato di Modena ha profuso impegno nella salvaguardia e nell’inventariazione della documentazione custodita, per renderla al meglio fruibile ai numerosi studiosi che frequentano la sua sala di studio. Oggi tale impegno non appare più sufficiente e l’Archivio è chiamato ad attuare anche una forte azione di valorizzazione della documentazione.

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Inserito da redazione il Mer, 2013-12-11 08:34


Lasciapassare, salvacondotti e passaporti in mostra ... e registri da adottare.

In occasione della IV Conferenza Internazionale di Genealogia (Modena 15 - 16 novembre 2013), l'Archivio di Stato di Modena, in collaborazione con l'Associazione Nonsoloscuola e la Fondazione FamilySearch, presenta una mostra documentaria sull'evoluzione del passaporto a partire dal secolo XV fino ai giorni nostri, a cura di Margherita Lanzetta con la collaborazione di Daniela Calzavara e Maurizio Polelli.
L’esposizione attinge dai corposi fondi dell’ Archivio di Stato per riscoprire attraverso quattro periodi della storia modenese, una vasta gamma di documenti, dai lasciapassare ai salvacondotti, dalle lettere patenti alle carte di sicurezza e ai passaporti - sia individuali che collettivi - rilasciati dai vari governi che si sono via via succeduti.
Questa particolare tipologia documentaria risulta essere una fonte importante anche nelle ricerche genealogiche poichè consente di recuperare non soltanto informazioni anagrafiche per ricostruire la propria storia familiare nel tempo ma avere la possibilità di dare anche un volto ad un nome.
* La mostra sarà aperta dal 16 novembre 2013 al 28 febbraio 2014, visitabile dal lunedì al venerdì su prenotazione (tel. 059 230549) e ad ingresso libero, senza prenotazione, nelle giornate del giovedì, dalle 15 alle 17,30 e del sabato, dalle 10 alle 13.

** PS L'Archivio di Stato di Modena aderisce all'iniziativa promossa dla Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo volta a promuovere la conoscenza degli Archivi di Stato e delle loro preziose raccolte archivistiche.
Domenica 1 dicembre, con apertura continuata dalle ore 10,15 alle ore 17,45, sarà possibile visitare la mostra sull'evoluzione del passaporto come documento identitario "Chi sei, da dove vieni e dove vai? Lascia passare" L'ingresso è libero e non necessita alcuna prenotazione.

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Inserito da redazione il Lun, 2013-11-11 11:10


Teresa Noce riposerà nel Monumento ossario della Certosa

Sabato 11 maggio alle ore 10, presso il Cimitero della Certosa, le spoglie di Teresa Noce (Estella) saranno traslate nel Monumento Ossario dedicato ai partigiani caduti per la libertà, l’opera in cemento e metallo, realizzata dall'architetto Piero Bottoni e inaugurata dal sindaco Giuseppe Dozza nel 1959.
L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia ha attribuito a Teresa il pieno diritto ad essere ricordata all'interno del Monumento per il suo passato di antifascista e resistente in Italia, Spagna, Francia e Germania. Alla cerimonia saranno presenti rappresentati delle Istituzioni pubbliche, dell'ANPI e della società civile.
Teresa Noce nasce a Torino il 31 luglio 1900. Antifascista della prima ora, è tra le fondatrici del Partito comunista italiano nel 1921. Dopo aver sposato Luigi Longo espatria con lui a Parigi nel 1926 dove svolge attività di propaganda contro la dittatura fascista, fondando il giornale “Noi Donne”. Si reca più volte clandestinamente in Italia per dirigervi l’attività antifascista e nel 1934 organizza in Emilia gli scioperi delle mondine.
Nel 1936 si reca in Spagna tra i garibaldini volontari a difesa della Repubblica ed assume il nome di battaglia “Estella”. Negli anni della guerra mondiale partecipa alla Resistenza francese e dirige l'organizzazione della “Mano d’Opera Immigrata”(MOI), parte integrante della Resistenza. Arrestata nel 1943 viene deportata prima a Ravensbrück e poi a Holleischen.
Liberata alla fine della guerra, è una delle cinque donne della Commissione dei 75 dell'Assemblea Costituente che scrive la Costituzione Italiana e conduce in Parlamento le battaglie per la tutela e difesa delle lavoratrici. Dal 1947 al 1955 è Segretaria della Federazione Impiegati e Operai Tessili e presidente e poi segretaria (1949-1958) dell'Unione internazionale sindacale dei lavoratori tessili e dell'abbigliamento. Muore a Bologna il 22 gennaio 1980.

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Inserito da redazione il Mer, 2013-05-08 05:42


Il Calvario degli emiliani nella Grande Guerra del 1915

Sabato 11 maggio ore 17.00 a Bologna presso la Libreria Zanichelli – Piazza Galvani Incontro con Giacomo Bollini per la presentazione del suo libro
IL CALVARIO DEGLI EMILIANI. L’attacco del 1915 sul Podgora (Gaspari).
Interviene, con l'autore, l'editore Paolo Gaspari.
All’alba della dichiarazione di guerra, i soldati italiani varcarono entusiasti il confine all’oscuro di cosa li stesse aspettando: Gorizia era lì, aldilà del fiume, nascosta solo da una bassa collina. Quella collina si chiamava Podgora, chiamata anche Monte Calvario, e sarà la prima tomba della Grande Guerra per i fanti bolognesi, che fra l’8 e il 10 giugno 1915 furono mandati all’assalto.
Questa è la loro storia, ricostruita tra testimonianze dirette e documenti d’epoca.
In collaborazione con il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, sul cui sito si possono consultare migliaia di fotografie e materiali dedicati alla Grande Guerra:
http://www.comune.bologna.it/museorisorgimento/
Info: 051.225583 museorisorgimento@comune.bologna.it

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Inserito da redazione il Mer, 2013-05-08 05:35


Nuova serie di conferenze sulle carte dell'Archivio di Modena

La nuova serie dei Tesori di carte dell'Archivio di Stato di Modena, realizzata in collaborazione con l'Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti e con il progetto teatrale "Il Ratto d'Europa" di Emilia Romagna Teatro, propone una serie di appuntamenti tutti dedicati al tema dell'Europa, per riflettere insieme sull'idea che di essa si è venuta formando attaverso i secoli e le grandi vicende che l'hanno vista ora protagonista ora silenziosa spettatrice.
Di seguito gli appuntamenti del primo semestre (gennaio- giugno 2013), che si svolgeranno presso l'Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti, ogni ultimo mercoledì del mese dalle 16 alle 17:
Il prossimo incontro:
- 24 aprile Politiche internazionali. Le relazioni di Casa d'Este con le potenze europee a cura di Angelo Spaggiari
- 29 maggio Notizie da Venezia nei dispacci degli agenti Vezzosi e Donà nel sec. XVII, a cura di Rosa Lupoli
- 26 giugno Oltre i confini: da Modena e da Reggio lungo le strade d'Europa , a cura di Paola Foschi

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Inserito da redazione il Mar, 2013-01-29 08:02


Sotto il segno dei Bentivoglio

Sotto il segno dei Bentivoglio
Un nuovo prestigioso arricchimento delle raccolte dell’Archiginnasio di Bologna:
una pergamena bentivolesca del 1457 .
La pergamena, presentata nei giorni scorsi da Paola Foschi in un pubblico incontro, è stata donata alla Biblioteca dell’Archiginnasio dalla famiglia Palasciano in memoria di Modesto Palasciano, appassionato e cultore dell’arte e della storia in tutte le sue manifestazioni.
La felice occasione di accogliere un nuovo prestigioso documento nelle ricche raccolte di manoscritti della biblioteca permette e stimola una riflessione sui Bentivoglio, una grande famiglia bolognese fra Medioevo e Rinascimento, e illumina un segmento ricco e tormentato di storia bolognese. Attraverso questo atto sono meglio chiariti i rapporti conflittuali fra la famiglia dominante, i Bentivoglio, con i principali fra i loro seguaci, i Marescotti, e le famiglie che li contrastavano, i Ghisilieri insieme ai Canetoli.
I pericoli e le fatiche patite da Galeazzo Marescotti per liberare Annibale I Bentivoglio, prigioniero nella rocca di Varano di Francesco e Niccolò Piccinino, originarono una sostanziosa ricompensa ad un fedele seguace. Fu il cardinale legato Ludovico Milà a confermare la donazione al Marescotti, già deliberata dai Riformatori dello Stato di Libertà, di terreni e di una torre in una zona di alta pianura ricca e fertile, il Confortino, fra Anzola Emilia e Crespellano.
Dopo la morte violenta di Annibale Bentivoglio lo stesso Galeazzo narrò al suo erede nel governo di Bologna, Sante, sia la rischiosa e onorevole impresa della liberazione sia la disperata resistenza all’assalto che Canetoli e Ghisilieri portarono a tradimento ad Annibale, che causò la sua morte e il ferimento del Marescotti.
La Biblioteca dell’Archiginnasio possiede una copia molto elegante della Cronaca scritta dal Marescotti e la mostra in questa occasione insieme all’atto di donazione, sottolineandone la straordinaria importanza sia per la storia dell’arte e della letteratura che per la storia stessa della città di Bologna.
* Nell'occasione, è stato anche presentato il volume di Marco Viroli, I Bentivoglio signori di Bologna (Cesena, Il Ponte Vecchio, 2011). Relatore Rolando Dondarini

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Inserito da redazione il Mer, 2012-11-14 16:18


Quando Garibaldi fu ferito

Sabato 20 ottobre 2012 alle ore 11.30 verrà inaugurata al Museo del Risorgimento, piazza Carducci 5 a  Bologna la mostra
Garibaldi fu ferito..
realizzata a 150 anni dallo scontro in Aspromonte.
Nel 1862 Garibaldi, alla testa di una nuova spedizione, tentò di guidare i suoi volontari verso Roma al grido di “Roma o morte!”. Venne invece fermato in Aspromonte da una pallottola in un piede (non proprio in una gamba), sparata da un soldato italiano (anche se recenti mormorii tirano in ballo anche i briganti calabresi). E dunque “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba...”.
Da quel momento la vicenda fu sotto gli occhi del mondo intero, per la maggior parte indignato per il trattamento riservato all’Eroe dei Due Mondi. Per mesi non si riuscì ad estrarre la pallottola, Garibaldi rischiò di morire di setticemia e medici italiani e stranieri si alternarono al capezzale dell’infermo tentando di salvargli l’arto ferito. Tra questi, anche il bolognese Francesco Rizzoli.
Ma non fu l’unica ferita che Garibaldi ebbe nel corso della sua vita.
La mostra ripercorre le vicende “chirurgiche” che videro coinvolto il Generale e, in parallelo, la storia dell’evolversi della chirurgia, specie militare, nel corso del XIX secolo.
Verranno anche esposti diversi “cimeli” originali: i ferri chirurgici appartenuti a Ferdinando Zannetti, il medico che estrasse il proiettile dal piede di Garibaldi, prestati dalla Fondazione Giovanni Spadolini” di Firenze; uno stivale che fu portato da Garibaldi durante il lungo periodo della convalescenza e i ferri che vennero utilizzati invece dopo la ferita di Monte Suello nel 1866, di proprietà del nostro Museo, oltre che diversi strumenti chirurgici d’epoca prestati dal Museo della Clinica Chirurgica della Facoltà di Medicina di Bologna.
Arricchiscono il percorso le edizioni originali delle memorie pubblicate dai tre medici garibaldini che curarono la ferita di Aspromonte e ne resero possibile la guarigione e una serie di antiche fotografie all’albumina – ritraenti Garibaldi infermo, il suo stivale, la palla di piombo che gli venne estratta... – che divennero all’epoca veri e propri oggetti di collezione, se non di culto.
La mostra, promossa dal Museo del Risorgimento, dall’Archivio di Stato di Bologna e dal Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, resterà aperta fino al 9 dicembre 2012 con gli stessi orari del Museo.
Sono previste visite guidate nelle domeniche 28 ottobre, 18 novembre e 9 dicembre, alle ore 11.

Info:
- www.museibologna.it/risorgimento 

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Inserito da redazione il Mar, 2012-10-16 07:10


Gli ebrei che gestivano le barche della piccola Venezia della Bassa

La tredicesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, è stata celebrata domenica 2 settembre in piazza Mazzini a Modena, a Carpi e a Finale in altre 63 località italiane e in ventotto Paesi europei.
A Finale cittadina del territorio modenese sul confine col bolognese, tra le più colpite dal recente terremoto, la celebrazione è stata sottolineata da due visite guidate la cui cronaca ci viene raccontata da Manuele Palazzi e dalla Gazzetta di Modena * con questo testo:
“ L’interesse per la cultura e la storia locale ieri ha trovato nuova linfa ed argomenti grazie alla dodicesime edizione della “Giornata della cultura ebraica”, essendo Finale nel circuito della “Unione delle comunità ebraiche italiane” dal 2001.
Sono le 11.30 di mattina, quando si raduna una piccola folla di circa 30 persone in via Trento Trieste, a seguire la prima delle due visite guidate al Ghetto ebraico con la dottoressa Maria Pia Balboni, autrice del libro “Sigilli di eternità”, testo che racchiude i documenti e lo studio storiografico sulla cultura ebraica a Finale. Presente alla lezione-guida anche il dottor Stefano Arieti, docente di storia della medicina e antropologia medica dell'Ateneo bolognese, nonché fondatore della “Comunità ebraica riformata” di Milano.
Si parte con uno sforzo d’immaginazione: la via che ora porta al quel che resta del Castello delle Rocche, una tempo costituiva il letto del fiume Panaro, dalla chiusa dove fino al 20 maggio svettava la 'Torre dell'orologio coi suoi 32 metri d’altezza e il porto antistante, in piazza Baccarini. Dalla torre di cinta, nascosta tra i fabbricati moderni; oggi di proprietà della famiglia Fregni che apre le sue porte per la visita; fino alla piazza i primi insediamenti ebraici.
Dal 1541 controllavano il trafficato mercato fluviale, fino al 1736, data di ghettizzazione. Data tardiva rispetto alle altre comunità, che conferma il buon rapporto tra i duchi estensi e i potenti mercanti ebrei. In via Torre Portello ancora ben visibili i vecchi numeri civici con le lettere che ne determinavano la zona, “T” per gli ebrei del ghetto, e “N” per i cristiani che vivevano nella zona confinante.

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Inserito da redazione il Mar, 2012-09-04 15:08


Il "Porto" di Malalbergo. Giulio Reggiani

Non si conosce con precisione l’anno di costruzione della “Chiusa di Casalecchio”, forse l’opera idraulica più importante della città di Bologna in epoca medioevale, ma la si può collocare con certezza verso la fine del XII secolo (1); il progetto globale dei Ramisani, però, presupponeva, oltre al percorso “fluviale” cittadino, anche un successivo prolungamento verso nord, ma soltanto per un tratto di pianura, pur se abbastanza consistente, cioè fino al limitare delle persistenti zone vallive attigue al Reno (2). Quest’idea fu quindi conseguentemente attuata ed ampliata dal Senato Bolognese negli anni successivi; infatti durante ben due secoli, il Duecento ed il Trecento, i lavori di allungamento del Canal Naviglio, tendenti ad una cosiddetta “via d’acqua unica” verso Ferrara, portarono ad una stabilità di comunicazioni mercantili fra le due città: già nel 1271 era possibile la navigazione interna fra Bologna e Venezia, come dimostra il passaggio in quell’anno delle truppe bolognesi lungo il Po di Primaro (3); questo tracciato navigabile si snodava così: dal Porto di Corticella fino a Pegola, poi a Torre della Fossa, da qui al Po Grande, quindi a Chioggia e successivamente a Venezia (4).
Inoltre, tutto ciò s’inquadrava perfettamente nella politica d’espansione del Comune felsineo che puntava, oltre che ad un collegamento commerciale abbastanza stabile con Ferrara e con Venezia, anche ad un’espansione territoriale tendente alla salda occupazione di tutta quella vasta landa ferrarese a sud di quella città che arrivava fino al limitare ovest della “Valle San Martina”. Ne è testimonianza fattiva la costruzione, nel 1242, della “Torre dell’Uccellino”, situata a pochi chilometri dalla città estense ed ancor oggi in buono stato di conservazione. Questa torre non era soltanto una normale “torre d’avvistamento”, ma costituiva un vero e proprio avamposto militare, ben compatto ed organizzato, costruito per rinsaldare le ultime conquiste in quel territorio ferrarese che aveva appena trascorso un periodo travagliato, con lotte interne di fazioni politiche contrastanti, ma che stava rinsaldandosi sotto l’egida della famiglia Estense, avendo appena visto Azzo VII Novello diventare il vero Signore della città nel 1240.

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Inserito da redazione il Mer, 2012-08-29 08:50


Il Passo della Croce Arcana, in una mappa del secolo XV

Nell'ambito del ciclo di incontri “Tesori di Carte”, promosso in occasione del 150° anniversario dell'Archivio di Stato di Modena si svolgerà
- mercoledì 27 giugno dalle ore 16 alle ore 17,
presso il Dipartimento di Scienze della Terra- Largo Sant'Eufemia, 19- Aula M (1° piano) il nuovo appuntamento a cura di Federica Badiali, dedicato alla riscoperta dell'Appennino modenese attraverso la mappa della Croce arcana, un raro esempio di cartografia geomorfologica risalente alla seconda metà del XV secolo.
- sabato 30 giugno  (ore 9-13) sarà inoltre possibile realizzare un'escursione al passo della Croce arcana accompagnati da guide CAI.
Partenza dalla Capanna Tassoni al Passo della Croce Arcana e ritorno con la guida del prof. Mario Panizza geomorfologo
La partecipazione è riservata alle prime 30 persone che ne faranno richiesta via e-mail all’Archivio di Stato di Modena: as-mo@beniculturali.it .
L’Agenzia Unipol Modena offre copertura assicurativa ai partecipanti.
Il Passo della Croce Arcana è un valico dell'Appennino tosco-Emiliano, con una altitudine di 1669 m s.l.m., sito in Provincia di Pistoia, nel comune di Cutigliano. È attraversato dalla strada carreggiabile che dalla Montagna Pistoiese, passando per Cutigliano e Doganaccia, porta ad Ospitale ed a Fanano, nel Parco regionale dell'Alto Appennino Modenese.
Il Passo dell'Alpe alla Croce, come veniva chiamato nei secoli passati il valico della Croce Arcana, era assai frequentato fino dal basso Medioevo per transitare dalla Toscana alla pianura Padana e viceversa, anche se in misura minore della parallela Via Francigena, che valicava l'Appennino Settentrionale più ad Ovest. I più antichi documenti risalgono all'epoca longobarda, quando Pistoia era divenuta città regia ed i bizantini si erano progressivamente ritirati verso oriente anche sulla Montagna pistoiese, allora denominata Montagna alta. Il Passo dell'Alpe alla Croce si trovò nel VIII secolo, proprio presso il limes tra la Longobardia ed i territori dipendenti dall'Esarcato di Bisanzio. Con la rinascita verificatasi dopo il 1000 d.C. e con l'affermarsi dei liberi comuni, ai consueti spostamenti dei pellegrini e degli eserciti, si aggiunsero quelli dei mercanti e delle loro mercanzie: lunghissime file di muli si inerpicavano su per i passi per trasportare pannilani, seterie, arazzi, merletti e stoffe pregiate tra Firenze, Prato, Lucca, Pistoia e altre città toscane da un lato, e Milano, Venezia, Parigi, la Fiandra ed altre città del Nord Europa dall'altro. Questi intensi traffici spiegano la presenza di ospizi gestiti da ordini religiosi per dare asilo e per proteggere i viandanti che valicavano il Passo della Croce Arcana.

* Per maggiori informazioni si veda depliant in allegato, con cenni di storia  della mappa e dei luoghi, e anche
http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_della_Croce_Arcana

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Inserito da redazione il Dom, 2012-06-24 16:33


Come nel 1500 e 1600, la terra ha tremato ancora a Bologna, Ferrara e nel Modenese

Il terremoto del 20 maggio 2012 evidentemente non bastava a dare sfogo alla spinta furiosa degli strati geologici che apparentemente stavano in letargo sotto la pianura tra Reno e Panaro e che si erano improvvisamente risvegliati alle 4,4 di quella mattina di domenica. Ed ecco che la mattina di 9 giorni dopo, 29 maggio alle ore 9, un'altra spinta violenta ha scosso la terra quasi nelle stessa area, spingendosi solo un po' più a nord- ovest e allargando la sua sfera di influenza, facendosi sentire in tutto il nord Italia, fino a Milano e oltre ( Vedi alcune foto e mappe  nella nostra Galleria fotografica, in barra verde in alto).
Oltre ai comuni già duramente colpiti dal sisma nell'area
modenese-ferrarese bolognese, la furia della terra ha travolto con particolare intensità anche i comuni di Cavezzo, Mirandola, Medolla, S. Possidonio, Concodia sulla Secchia, Novi, Moglia, Rovereto di Novi e altri del modenese e del mantovano, radendo al suolo centinaia di capannoni industriali e abitazioni. Molti danni al patrimonio artistico, storico e residenziale sono stati  registrati anche a Cento e Pieve di Cento che dalla prima scossa erano stati solo sfiorati.
I sismologi ritengono si tratti non di scossa di assestamento conseguente al terremoto del 20, ma di
un secondo terremoto vero e proprio, forse connesso al primo, ma con suo percorso.
Così
adesso non siamo più sicuri di niente. Possiamo prevedere solo un sicuro futuro di incertezza e imprevedibilità degli eventi sismici in Emilia, per chissà quanto tempo.
Alle rovinose conseguenze del primo terremoto si sono aggiunte le rovinose conseguenze del secondo, ancor più devastanti:
17 morti e 350 feriti e oltre 8mila le persone sfollate che hanno dormito nelle tende o in auto, oltre alle 6mila che già vivevano nelle tendopoli allestite in precedenza. E la terra continua a tremare, con decine di scosse minori che mantengono in ansia le popolazioni.
La causa di questo catastrofico risveglio?
La causa generale è nota ed è sempre la stessa; cioè la spinta della placca africana contro quella euroasiatica per cui abbiamo gli Appennini che viaggiano in direzione delle Alpi. Lo scontro accumula energia che viene liberata dal terremoto. La Pianura si accorcia da Nord a Sud di qualche millimetro all’anno e in prospettiva, fra qualche milione di anni, sprofonderà sotto la catena alpina. Questo fenomeno scuote da millenni la regione, sia pure, con un’intensità non rilevante, almeno da quando ne abbiamo traccia1.
Ce ne eravamo scordati perchè erano secoli che terremoti di tale gravità non avvenivano in queste zone. Eppure le antiche cronache e i libri di storia che siamo andati a ripescare in biblioteca lo hanno scritto, nero su bianco; e ne hanno dato finalmente notizia anche gli organi di stampa, dove di solito la storia è quasi ignorata.
Il primo terremoto di cui si ha notizia a Bologna risale al 1147, poi è citato quello del 1222 che fece crollare il tetto della cattedrale di S. Pietro. Nel secolo 1300 se ne contarono 5 e nel corso del 1400, 8; si racconta che nel 1408 le scosse furono così forti che le campane di tutte le chiese si misero a suonare da sole; il 21 e 22 dicembre 1455 crollarono molti edifici e vi furono vittime2.
Ma il terremoto più famoso e devastante fu quello del
1504-1505, che fece tremare Bologna per giorni, anzi per mesi, fino al 19 maggio 1505. Le antiche cronache non sono concordi sulle date di inizio e di fine del fenomeno scismatico. Di certo fu di lunga durata. Un cronista scrisse che ebbe inizio il 24 dicembre 1504 e fu un “orribile terremoto che distrusse parte della terra e della città di Bologna... Si fecero processioni e orazioni e dopo quaranta giorni cessò il divino castigo3. Altri riferiscono dei danni gravi al palazzo dei Bentivoglio e a varie chiese importanti e la popolazione era terrorizzata. Giovanni II Bentivoglio, allora Signore di Bologna, preoccupato per i danni e per placare la paura, commissionò a Francesco Francia un affresco nella Sala d'Ercole Farnese del palazzo comunale, raffigurante una Madonna che protegge Bologna dal terremoto.
Seguirono due secoli di relativa quiete, con saltuari fenomeni sismici più lievi. Se ne cita invece uno piuttosto forte tra giugno e luglio del
1779. E anche in questo caso per placare la paura e invocare la protezione della Madonna fu commissionato al pittore Gaetano Gandolfi un dipinto da mettere nella Cattedrale, che raffigura i santi Emidio e Ivo che invocano la protezione della Madonna di S. Luca sulla città.
Nel 1800 sono registrati solo 4 episodi di modesta entità e bisogna arrivare al
1929, alle 5,44 del 10 aprile, per sentire di nuovo tremare con forza Bologna e la parte della provincia, soprattutto nella valle dell'Idice; e le scosse furono avvertite in tutto il nord Italia. Ma seguirono altre forti scosse il 19 e il 29 aprile, e l'11 maggio e lo sciame sismico si protrasse fino al mese di ottobre. Tanti gli edifici civili e religiosi lesionati o resi inagibili. Alcuni comuni come Bazzano, Castello di Serravalle, Monteveglio, Crespellano, Sasso Marconi furono ufficialmente dichiarati “zona terremotata”; migliaia di persone , terrorizzate, furono accampate in tende per mesi 4 .
Se da Bologna ci spostiamo a
Ferrara e al suo circondario (circa 60 km di distanza tra le due citta, confinanti le province), troviamo la citazione di un fortissimo terremoto tra il 1570 e il 1574 di cui si registrarono duemila scosse che si protrassero in quegli anni. Si ebbero morti e danni ingenti alla città, con metà delle case lesionate, tanto che gli Este, Signori del Ducato, se ne fuggirono e stettero lontani dal loro palazzo per circa un anno. E cercarono riparo altrove ben undicimila persone.

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Inserito da redazione il Ven, 2012-06-01 10:25


La pianura tra Reno e Panaro trema e perde la sua storia

Tra una scossa di assestamento  e l'altra c'è da rimanere sconvolti a  vedere  come si presentano oggi tanti comuni  che si trovano in quella bella e fertile pianura tra Reno e Panaro cresciuta nei secoli, che si riteneva immune dai  grandi sconvolgimenti geologici.  Tanti straripamenti di fiumi e torrenti e conseguenti alluvioni, sì;  ma terremoti gravi, no, nessuno se li aspettava. E invece.....
Alle 4,04 di una tranquilla notte tra il sabato e la domenica del 20 maggio 2012, il grumo antico di strati geologici che apparentemente dormivano da secoli sotto la superficie hanno avuto un sussulto e hanno scosso violentemente la terra e tutti gli edifici che vi si trovavano sopra.
Risultato di 30 secondi di terremoto di magnitudo 6 della scala Richter: tante case crollate o lesionate, chiese e campanili  semidistrutti, torri e castelli che avevano resistito per 500 anni  o più, sbriciolati,  moderni capannoni industriali e allevamenti distrutti. 6 morti, decine di feriti, paesaggio  urbano e rurale sconvolto. Tutto quello che gli uomini avevano costruito in anni lontani e recenti, in molti casi è stato cancellato o irrimediabilmente  danneggiato;  fabbriche e attività commerciali ferme, scuole chiuse per giorni, in attesa di accertamenti tecnici  che  in qualche caso decreteranno la chiusura dell'anno scolastico. Oltre 6.000 persone "sfollate" e accampate in tende per chissà quanto tempo.
Non serve qui  ripetere o riassumere quanto è ampiamente descritto e fotografato in giornali e servizi televisivi
Si vuole qui ricordare solo i nomi dei comuni cari a noi tuttii, che sono stati così gravemente colpiti, anche per invitare soci e amici del Gruppo di studi, o semplici lettori occasionali di questo sito, a inviarci  foto e testi che  ricordino, anche solo per sommi capi, la storia di tutte quelle chiese, rocche, castelli, torri, oratori, municipi, che sono stati lesionati e rischiano ora l'abbattimento o quanto meno una ipotetica ristrutturazione lontana nel tempo:
Finale Emilia, S. Felice sul Panaro, S. Agostino, Mirabello, Buonacompra, Poggio Renatico, S. Carlo, Vigarano Mainarda, Cento, Corporeno, Renazzo, Bondeno, Reno Centese, Massa Finalese, Galliera, Crevalcore, Malalbergo, Molinella, Baricella e altre località limitrofe.
Ci piacerebbe  inserire le storie e le immagini  su questo sito perchè resti memoria di tanti edifici storici e farli conoscere ad un pubblico  più vasto possibile, per salvare almeno sugli ampi spazi di internet il ricordo di opere umane che un sussulto brutale della terra ha voluto  distruggere.
*Info e redazione: magdabarbieri@libero.it
** Si accettano contributi di qualsiasi lunghezza,  in formato doc e con foto a parte salvate in jpeg

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Inserito da redazione il Gio, 2012-05-24 05:07


9 maggio Festa dell'Europa

Cos'è la festa dell'Europa?
Vedendo nelle agende e nei calendari alla data del 9 maggio l'indicazione "Festa dell' Unione europea" viene spontaneo chiedersi cosa sia successo il 9 maggio e in quale anno.
Pochi sanno infatti che il 9 maggio 1950 è nata l'Europa comunitaria, proprio quando lo spettro di una terza guerra mondiale angosciava tutta l'Europa.
Quel giorno a Parigi la stampa era stata convocata per le sei del pomeriggio al Quai d'Orsay, sede del Ministero degli Esteri, per una comunicazione della massima importanza. Le prime righe della dichiarazione del 9 maggio 1950 redatta da Robert Schuman, Ministro francese degli Affari Esteri, in collaborazione con il suo amico e consigliere, Jean Monnet, danno un'idea dei propositi ambiziosi della stessa.
"La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all'altezza dei pericoli che ci minacciano". "Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace".
Veniva così proposto di porre in essere una Istituzione europea sovrannazionale cui affidare la gestione delle materie prime che all'epoca erano il presupposto di qualsiasi potenza militare, il carbone e l'acciaio. Ora i paesi chiamati a rinunciare con queste modalità alla sovranità puramente nazionale sul "nerbo" della guerra uscivano da poco da un conflitto spaventoso che aveva seminato innumerevoli rovine, materiali ma soprattutto morali, odi, rancori, pregiudizi. Per comprendere l'impatto rivoluzionario del gesto basterebbe immaginare oggi un'iniziativa analoga tra Israele e i Palestinesi, tra i Serbi e i Bosniaci, tra popolazioni tutsi e hutu; e all'epoca l'ordine di grandezza era ben maggiore e le ferite più profonde!
Tutto è cominciato il 9 maggio e al vertice tenuto a Milano nel 1985 i capi di Stato e di governo hanno deciso di festeggiare questa data come Giornata dell'Europa.
Ogni paese che ha democraticamente scelto di aderire all'Unione europea adotta i valori di pace e di solidarietà su cui si fonda la costruzione comunitaria.

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Inserito da redazione il Mer, 2012-05-09 16:18


Quirico Filopanti, da ricordare nel bicentenario

Giovedì 15 marzo alle 17,30 nella Sala dello Stabat Mater della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, a Bologna in Piazza Galvani 1,
si inaugurano le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Quirico Filopanti, con una manifestazione, dal titolo
Democrazia, scienza e Costituzione”, organizzata da La Società di Lettura, insieme all’Osservatorio astronomico e all’Istituto Biblioteche del Comune.
Interventi di Augusto Barbera, Gianluigi Parmeggiani, Alberto Preti.
Presiede Luisa Marchini
Lungo una linea di continuità che procedendo dal pensiero democratico del Risorgimento giunge alla Resistenza ed ha il suo luogo più alto nella Costituzione della Repubblica italiana, la manifestazione in memoria di questo straordinario bolognese (originario di Budrio), studioso e pensatore eclettico, patriota e politico, democratico e cosmopolita, rappresenta un ideale passaggio di testimone con le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.

Info: tel 051 331976

Chiusura delle Celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia

- Sabato 17 marzo 2012, alle ore 12
presso il Museo del Risorgimento, piazza Carducci 5 inaugurazione della mostra
Il professore dell’infinito. Quirico Filopanti a 200 anni dalla nascita.
* La mostra è stata organizzata da: INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna, Museo Civico del Risorgimento, Casa Carducci, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato di Bologna, Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna, Archivio Storico dell’Università di Bologna, Archivio di Stato di Bologna, Comune di Budrio, Istituzione Villa Smeraldi- Museo della civiltà contadina,
R
esterà aperta fino al 15 aprile 2012 con gli stessi orari di apertura del Museo (da martedì a domenica: ore 9-13).
** Domenica 15 aprile, ore 11, in occasione della Settimana della cultura, visita guidata alla mostra

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Inserito da redazione il Mar, 2012-03-13 07:06


Renata di Francia, donna moderna del 1500

Per la festa delle donne l'Archivio di Stato di Modena ricorda
Renata di Francia (1510-1575) bagliori di modernità
Chi vorrà anco nelle donne eroiche non solo la virtù dell’azione, ma quella della contemplazione, si rammenti di Renata di Ferrara... “(Torquato Tasso)
- venerdì 9 marzo 2012 ore 15.30 - 17.30 Archivio di Stato di Modena , Sala d’Ercole, via Sgarzeria, 6
Renata di Francia - Renée de France nacque a Blois il 25 ottobre 1510 da Luigi XII re di Francia e da Anna di Bretagna, unica erede del duca Francesco II di Bretagna (il matrimonio confermava l’unione della Bretagna alla Francia, già avvenuta con il forzoso matrimonio di Anna con il precedente re di Francia, Carlo VIII).
Fiera, pienamente consapevole della sua dignità regale, forte, volitiva e indipendente, esibì sempre una profonda autonomia politica. Nel 1528, sposò Ercole II d’Este, duca di Ferrara, giungendo a rendere la Casa estense forte di 5 figli, tra cui il futuro duca Alfonso II.
Nei trentuno anni di permanenza a Ferrara come duchessa rimase legata alla propria estrazione regale, alla lingua e ai costumi francesi. Aperta al dibattito sulle nuove idee riformate, intrattenne una lunga relazione epistolare con Calvino (dal 1537 fino alla morte del riformatore, nel 1564), dopo averlo incontrato a Ferrara nel 1536.
Allontanata dai figli e imprigionata nel castello di Ferrara nel 1554 per avere rifiutato di assistere alla santa Messa e la Comunione Eucaristica, cedette dopo le pressioni dell’inquisitore francese Mathieu Ory e del gesuita Jean Pellettier.
Alla morte del duca (1559) si trasferì nel castello di Montargis, in quella Francia che di lì a poco avrebbe conosciuto un conflitto religioso culminato nella strage degli Ugonotti la notte di S. Bartolomeo (23, 24 agosto 1572) a cui scampò grazie all’intervento della figlia Anna, moglie del mandatario dell’eccidio, Francesco di Lorena duca di Guisa.
Morì a Montargis il 12 giugno 1575, di cui era duchessa, dopo avere professato una fede incrollabile e dopo averla testimoniata costantemente con atti di tolleranza e di carità verso i più deboli.

Info da : Archivio di Stato di Modena Corso Cavour, 21 - 41121 Modena Tel. 059 230549 Fax 059 244240 e-mail: as-mo@beniculturali.itwww.asmo.beniculturali.it

*** Per una biografia di Renata di Francia, vedi anche

http://www.eresie.it/it/Renata_di_Francia.htm

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Inserito da redazione il Mer, 2012-03-07 10:44


Toponimi e idronimi di Molinella. Uno studio di Tullio Calori

Per la rassegna Incontro con l'Autore a Molinella
- Lunedì 2 maggio alle ore 20,30, in Biblioteca,
il socio del gruppo di Studi pianura del Reno Tullio Calori
presenta il suo studio "Molinella, fra idronimi e toponimi",
in un incontro ad ingresso libero.
Il volume approfondisce la precedente opera "Canali e mulini nel territorio di Molinella (secoli XV-XIX)", tratta dalla pubblicazione "Mulini, canali e comunità della pianura bolognese tra Medioevo e Ottocento".
Riportiamo qui alcuni stralci dalla sua relazione presentata a suo tempo nel convegno dedicato all'argomento.
Viene citata la bonificazione dei nostri territori acquitrinosi da parte dei Vescovi ravennati prima del Mille con scavi di canali per il transito di barche, la pesca, le semine. Sui “correggi” si costruiscono i primi pistrini, che funzionano con la forza delle braccia di uomini ed animali, e poi si passa alla forza motrice dell’acqua e si costruiscono mulini natanti su barche non grandi per agevolare il trasporto dei cereali da macinare.
Sono frequenti le deviazioni dei corsi d’acqua, come quella dell’Idice voluta da Alfonso II d’Este nel 1581 per immetterlo nella palude di Marmorta, i tentativi dello Spernazzati, la linea Gaetana e del Lecchi ecc. fino alla costruzione del Cavo Benedettino a metà Settecento per immettere il Reno in Po di Primaro.
Il canale che in loco interviene nell’origine del nucleo abitato di Molinella è il Fondo ( fine XIII° secolo) che proviene dal nord con un corso allora non ben conosciuto. Sulle sue rive un gruppo di case prese il nome di Corte del Poggio, poi Vico Canale e in seguito Molinella, toponimo che compare ai primi del XIV° secolo ( Cronaca Rampona , Ghirardacci, ecc,). Il Fondo sarà chiamato “ del Bonello” , scolo che attraversa ancora il centro di Molinella: più a sud cambierà il nome in Canalazzo.
L’uso del nome Molinella fu facilitato dalla presenza di un mulino dei Pepoli, ma anche di altri più piccoli chiamati “mulinelle” , diffusi anche in zone più vaste (nei secoli XVI-XVII
nel territorio del molinellese si può stimare all’incirca la presenza. di venti mulini). Come il toponimo Consandolo è derivato dal corso d’acqua omonimo e dalle barche chiamate “sandoli”, così il nome Molinella dovrebbe provenire dalle “mulinelle”. Nei pressi scorrevano i canali Avedorsolo e il Valgiduro, questo ultimo formava il laghetto delle Mandrie con l’emissario scolo Zagaglia, che si getta tuttora nell’Annegale o Negale. Fondamentali i piccoli porti di Barattino e del Pesce per l’economia dei luoghi. Segnalo la “Transazione pro interim” fra Bologna e gli Estensi del 1579 che provocò spostamenti dei corsi d’acqua e dei rispettivi mulini e la suddivisione secolare del paese in territorio bolognese e ferrarese.

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Inserito da redazione il Ven, 2011-04-29 16:47


Mathausen, memorie di un sopravvissuto

Mathausen nella testimonianza di Gigino Cortelli, in un libro e nell'intervista di Roberto Dall'Olio, assessore alla intercultura del Comune
La sera del 27 gennaio 2011 nei locali del Centro sociale Il Mulino di Bentivoglio in collaborazione con l’Amministrazione comunale è stato presentato il libro , stampato in proprio , di Gigino Cortelli, scampato allo sterminio nel lager di Mauthausen in Austria. La mattina stessa del 27 il Cortelli aveva ricevuto una medaglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite il Prefetto di Bologna. Un’onoreficenza - tardiva ha commentato Cortelli -  ma almeno serve a ricordare che tutti questi orrori sono accaduti .
Perché scrivere un libro ?
Perché mi ero ripromesso di non scrivere, ma nel corso degli anni le fandonie , le vergognose menzogne , i silenzi sulla cruda storia dello stermino mi hanno spinto a raccontare la mia storia.
Purtroppo Cortelli è una storia "esemplare"
Ha detto bene, professore, esemplare. E’ triste, ma è così. Ho vissuto l’umanità più calorosa e la disumanità più impensabile e crudele

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Inserito da redazione il Ven, 2011-02-04 07:52


25 luglio 1943: fine del ventennio fascista

Domenica 25 luglio 2010, alle ore 10, per ricordare il 67° anniversario della caduta del fascismo (*) deposizione di corone al Sacrario dei caduti partigiani  in Piazza Nettuno a Bologna e alle lapidi all'interno di Palazzo d'Accursio che ricordano l’aggressione del 1920 al Consiglio comunale (**) e le persecuzioni dell’OVRA agli antifascisti.
Dal 17 al 30 luglio 2010, in Sala Borsa,  mostra dedicata a
"1960 Fatti e misfatti" con opere grafiche dell'artista Severino Maccaferri
Orario di apertura: lunedì ore 14.30- 20;  da martedì a venerdì ore 10- 20, sabato ore 10 -19
(*) Il 25 luglio 1943 è data passata alla storia, in quanto nella notte tra il 24 e il 25  si tenne la seduta del " Gran consiglio" (organo di governo supremo del regime fascista), da tempo attesa e preparata da Dino Grandi, con una raccolta di firme su un "ordine del giorno" da lui proposto. In questo documento non si proponeva la destituzione di Mussolini, ma la riduzione del suo potere personale attraverso una forma di governo più collegiale e, inoltre, si chiedeva al Re di "assumere tutte le iniziative supreme" che fino ad allora  il Duce aveva avocato a sè. Di fatto era comunque un esautoramento di Mussolini, dopo 20 anni di potere assoluto.
L'"ordine del giorno" di Grandi fu approvato con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto. Alle 6 del mattino del 25 fu consegnato al Ministro della Real Casa, Duca Acquarone, e quindi al Re Vittorio Emanuele III che, poche ore dopo, firmò il decreto di nomina di Pietro Badoglio a nuovo capo del Governo, con pieni poteri militari.
Alle ore 17 dello stesso 25 luglio, all'uscita dell'udienza  reale, Mussolini fu arrestato e portato in località segreta sul Gran Sasso. Nei giorni successivi furono sciolti il Partito Nazionale fascista, il Gran Consiglio, la Milizia e il Tribunale Speciale
.
Purtroppo non era ancora  la libertà per l'Italia, perchè ne seguì l'occupazione dell'esercito tedesco, mentre proseguiva lentamente l'avanzata degli eserciti Alleati sbarcati in Sicilia il 10 giugno 1943. Liberazione che si compì solo il 25 aprile 1945 con la sconfitta dei tedeschi e  dei militi fascisti delle Repubblica Sociale di Salò da essi imposta  sul nord Italia occupato.
(**) Tra i più gravi fatti di sangue  accaduti dei due anni  che precedettero l'instaurazione del regime fascista (28 ottobre 1922), Bologna ricorda la strage del 21 novembre 1920, compiuta in Piazza Maggiore e all'interno di Palazzo d'Accursio, in occasione dell'insediamento del nuovo Consiglio comunale a maggioranza socialista appena eletto. Quando il nuovo sindaco designato, Ennio Gnudi, ferroviere comunista, si affacciò  al balcone del municipio con la bandiera rossa, i fascisti, preparati e decisi ad impedire  tale insediamento, cominciarono a sparare con armi da fuoco e bombe a mano, e fu il caos. Al termine della battaglia si contarono 10 morti e 100 feriti, in gran parte socialisti. Ma la vittima più illustre,  incolpevole e non voluta, fu l'avvocato Giulio Giordani, stimato consigliere nazionalista, ucciso da un colpo di pistola  sparato nella mischia.

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Inserito da redazione il Ven, 2010-07-23 04:39


Villa Giovannina. Alberto Tampellini

Testo tratto dal libro “Le dimore dei signori Marefosca editore, 2004, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Foto di Floriano Govoni
Percorrendo la strada che da Persiceto conduce a Ferrara, in prossimità di Cento ci si trova improvvisamente a fiancheggiare un lungo duplice filare di alti pioppi cipressini alla fine del quale, fiabesca e suggestiva, appare la visione di quell’austera mole architettonica chiamataGiovannina, la cui aristocratica presenza da alcuni secoli nobilita le plaghe al confine tra il Persicetano e il Centese.
Eppure, per moltissimo tempo, l’origine di questo castello turrito è stata oggetto di equivoci e fraintendimenti che perdurano tuttora. E’ infatti opinione popolare assai diffusa che il palazzo fortificato prenda il nome da Giovanni II Bentivoglio, che fu signore di Bologna dal 1462 al 1506 e le cui opere di bonifica idraulica e di sviluppo edilizio in queste zone della Bassa Bolognese diedero in effetti nuovo impulso economico e demografico a territori un tempo semipaludosi. Azzardata si dimostra però tale attribuzione, come del resto quella del progetto, per il quale si è fatto il nome del famoso architetto Sebastiano Serlio (1475-1554/5). Si tratta di tesi sostenute probabilmente sulla scorta delle notizie riportate (senza citarne la fonte) dall’erudito centese Gaetano Atti nel sec. XIX (1).
Solamente una decina di anni or sono le attente ricerche effettuate da Fausto Gozzi a seguito di precise analisi documentarie hanno potuto ricondurre alla realtà storica le remote origini di un edificio tanto famoso quanto ancora sconosciuto, attribuendone la costruzione alla famiglia senatoria bolognese degli Aldrovandi. 
  La stirpe d’Ildebrando   

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Inserito da redazione il Mar, 2010-06-08 08:53


Per riscoprire la Bologna dell''800

Visita Guidata
Vivere a Bologna nell'Ottocento
per la Rassegna: Appuntamenti al Museo del Patrimonio Industriale 2009-2010,
Bologna, Via della Beverara, 123
- domenica 25 aprile 2010 ore 16 (gratuito)
Il XIX secolo ha rappresentato per Bologna un'epoca di profondi mutamenti sociali, urbanistici, economici e storici che hanno modificato radicalmente l’aspetto della città, le abitudini e i modi di vita dei bolognesi.
L’occupazione napoleonica e la successiva restaurazione pontificia portano al collasso definitivo l’industria della seta, per secoli punto di forza dell’economia cittadina, costringendo la città a ripiegarsi in un’economia legata alla trasformazione di prodotti agricoli e a ricercare nuove forme di produzione sul modello della Rivoluzione Industriale.
I primi importanti segnali di rinascita si avvertono intorno agli anni Cinquanta quando vengono organizzate alcune importanti Mostre artigiane e industriali di respiro regionale e nazionale, mentre comincia ad operare con sempre maggiore efficacia l’Istituzione Aldini-Valeriani, il cui modello educativo si rifà alle più importanti scuole tecniche europee.
L’unificazione nazionale, nel 1860-’61, fa assumere all’appena edificata stazione ferroviaria il ruolo di nodo commerciale strategico tra Nord e Sud della penisola.
Contemporaneamente, il Comune promuove lavori pubblici destinati a modificare l’assetto del centro storico, aprendo – ad esempio – la spaziosissima Via Indipendenza, abbellendo i palazzi del governo e altri luoghi di pubblico decoro. La città affida in gestione a concessionarie private la rete di illuminazione a gas, avvia le prime tramvie a cavalli e ripristina l’antico acquedotto romano nel 1881. Altri interventi interessano gli impianti fognari, le nuove sedi del macello e dei mercati alimentari.
Nascono le prime grandi officine meccaniche dislocate fuori dalla cerchia muraria trecentesca: Calzoni, De Morsier e Barbieri a Castel Maggiore, antesignane del futuro distretto meccanico del XX secolo.

** Per maggiori informazioni per questa e altre iniziative: Museo del Patrimonio Industriale. tel. 051 6356611
www.comune.bologna.it

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Inserito da redazione il Sab, 2010-04-24 04:04

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