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Beni artistici


Oratori e chiesine della pianura del Reno in foto e video

E' ora leggibile e ascoltabile anche in un video con accompagnamento musicale su Facebook, la mostra di foto, con didascalie, di
Oratori e chiese minori ancora presenti sul territorio bolognese-ferrarese intorno al Reno.
Il video è frutto della ricerca e delle foto di Franco Ardizzoni, attivo consigliere del Gruppo di Studi pianura del Reno, ed è consultabile ai link:
https://www.facebook.com/franco.ardizzoni/posts/1072772099401990?pnref=story oppure su
https://www.facebook.com/gianpaolo.borghi.9/posts/1072774409401759?pnref=story
**  Dopo l'esposizione a Galliera, la mostra sarà visitabile a Castello d'Argile, domenica 13 settembre, dalle ore 15 alle 22, al Parco Giovannini, nel contesto della Festa del Volontariato alla quale il Gruppo di Studi collabora

Il testo di presentazione è del presidente del Gruppo, Gian Paolo Borghi:
Questa interessante mostra di Franco Ardizzoni si propone come momento d’incontro spirituale tra una consolidata religiosità a respiro secolare e i travagli di un mondo contemporaneo alla non semplice ricerca di radici e di identità.

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Inserito da redazione il Dom, 09/08/2015 - 07:52


Per conoscere la Certosa, complesso monumentale d'arte e storia di Bologna

A partire dal 25 maggio e fino alla fine di settembre ritorna il Calendario estivo della Certosa di Bologna, che farà parte dell'annuale rassegna Bè - Bologna Estate.
Uno dei luoghi più affascinanti della città vedrà in scena eventi straordinari, mostre e percorsi notturni alla scoperta dell'arte e della storia felsinea e non solo. Sessanta appuntamenti resi possibili grazie a diverse associazioni e realtà culturali, che si sono affiancate al Museo civico del Risorgimento - Certosa, ed a Bologna Servizi Cimiteriali. Come ogni anno la rassegna prenderà il via in occasione dell'annuale Settimana alla scoperta dei Cimiteri Europei promossa dall'ASCE - Associazione Europea dei Cimiteri monumentali, network di organizzazioni pubbliche e private di cui fa parte anche la Certosa di Bologna, e che da dodici anni opera per la valorizzazione dei cimiteri come beni di importanza storica ed artistica.
Nella rassegna di questa estate si darà risalto al
periodo di inizio '900, in particolare alla rievocazione del tragico periodo 15/18, raccontato anche attraverso le storie quotidiane, grandi e piccole, della città e della nazione. In Certosa, infatti, si può ammirare il Monumento Ossario ai Caduti della Grande Guerra, grandiosa e severa testimonianza del conflitto.
** Il programma completo su :
http://www.comune.bologna.it/risorgimento/rassegne/52219/id/70941
http://www.storiaememoriadibologna.it/

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Inserito da redazione il Mer, 14/05/2014 - 09:13


Nel Centenario di Rubbiani, visite guidate e incontri

Il 26 settembre 1913 moriva a Bologna Alfonso Rubbiani.
Eclettico personaggio di formazione cattolica, politico e regista dei restauri dei più significativi edifici monumentali della città, fra cui i Palazzi Re Enzo, dei Notai, della Mercanzia e la chiesa di San Francesco, a lui si deve l'immagine attuale del centro storico di Bologna.
Istituzioni, Enti e Associazioni cittadine e della provincia si sono unite per ricordarlo, farlo conoscere al grande pubblico e raccogliere nuovi elementi utili allo studio del personaggio e del suo tempo, attraverso nuovi studi o divertenti cacce fotografiche e documentarie rivolte a tutti i cittadini.
Il programma delle iniziative per la celebrazione del Centenario, spalmate nell'arco di un anno e nelle località dei suoi interventi, con incontri e visite guidate, è leggibile al link
http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/285/programma-delle-iniziative
Si ricordano in particolare anche gli interventi di Rubbiani in Provincia di Bologna
a Bentivoglio:
Domus Jocunditatis - Castello di Ponte Poledrano e Palazzo rosso
a Budrio: Palazzo Municipale e Sala Consiliare
a Minerbio: Castello di San Martino in Soverzano o dei Manzoli.

Vedi i cenni storici relativi su http://www.orizzontidipianura.it/interno.php?ID_MENU=5620

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Inserito da redazione il Mar, 13/05/2014 - 09:16


Liberty, uno stile per l'Italia moderna che ha fatto epoca, anzi, Belle Epoque

E' aperta  a Forlì, Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12, dal 1 febbraio al 15 giugno 2014, la mostra
Liberty. Uno stile per l’Italia moderna
La mostra è ideata e realizzata dalla Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico. Curatori della mostra sono Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia; il prestigioso comitato scientifico è presieduto da Antonio Paolucci. La direzione generale dell’esposizione è affidata a Gianfranco Brunelli.
*
Orario di Visita da martedì a venerdì: 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00. Lunedì chiuso. 25 aprile e 2 giugno aperto. La biglietteria chiude un’ora prima.
Una mostra originale, intessuta di incontri e relazioni inattese, per raccontare in maniera avvincente l’idea di un’arte totale che ha trionfato in quella stagione dell’ottimismo e di incondizionata fiducia nel progresso e che va sotto il nome universale di Belle Époque. Come confermano le relazioni con la letteratura, il teatro e la musica, evocate attraverso la grafica e i libri illustrati, ma anche attraverso gli stessi dipinti e le sculture, nell’esperienza artistica del Liberty serpeggiava sotto quell’incontenibile slancio vitale un’inquietudine e un malessere sociale ed esistenziale che di lì a poco si sarebbero manifestati tragicamente. Il sogno progressista e la magnifica utopia di una bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra....

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Inserito da redazione il Ven, 25/04/2014 - 11:13


Visita al Castello di Bentivoglio

- Sabato 19 aprile 2014 visita guidata a
Il Castello di Bentivoglio e il canale Navile
Ritrovo alle ore 10.00, Via Saliceto, 3 Bentivoglio (Bo). Provenendo da Bologna, percorrendo la via di Saliceto ed entrando in paese, il castello si trova sulla destra, all’incrocio con la via Marconi. Il punto di ritrovo è sul retro del castello.
Promossa e organizzata dall'
Associazione Amici delle acque e di Bologna sotterranea, in collaborazione con l’Istituto Ramazzini e il Comune di Bentivoglio.
Occasione per ammirare la splendida dimora di Ponte Poledrano e le sue pertinenze, il paese di Bentivoglio fu sede di attività industriali e artigianali e il canale Navile, che sarà il protagonista del nuovo libro in prossima uscita della Collana Bologna sotterranea® dove tutti i 36 Km verranno svelati nei suoi più reconditi segreti.
Prenotazioni: segreteria@amicidelleacque.org / 347-5140369, Massimo Brunelli, Bologna sotterranea®. Data la particolarità della visita, la prenotazione si ritiene impegnativa.
**  Notizie storiche: il castello fu fatto costruire da Giovanni II Bentivoglio fra il 1475 e il 1481 di fianco alla Rocca, quest’ultima fatta costruire nel 1390 dal Comune di Bologna con fini strategici: nel torricino vi erano infatti la campana d’allarme e il braciere per le segnalazioni con Bologna e altri luoghi. Il castello fu adibito da Giovanni II a dimora di svago e di caccia, la Domus Jocunditatis, come si leggeva nella decorazione pittorica della corte, per brevi soggiorni e adatta ai divertimenti della corte bentivolesca.
L’edificio è a pianta quadrata, dalle finestre ampie, dal vasto e luminoso cortile, dalle accoglienti stanze con annessi servizi e stalle. I caratteri sono quelli di una tipica costruzione rinascimentale, una dimora di campagna senza le preoccupazioni difensive eccessive, con due ariosi porticati, stanze e corridoi semplici con vivaci decorazioni, purtroppo oggi in maggioranza perdute tranne quelle dei fiordalisi, degli stemmi e dei ghepardi.
Un posto a parte hanno la Sala dei Cinque Camini e la Sala del Pane, quest’ultima così definita dallo splendido ciclo di affreschi che la adornano narrando in dieci riquadri la storia della panificazione. Il castello, sotto la proprietà dei Bentivoglio, ospitò personaggi illustri: i duchi di Ferrara Ercole I e Alfonso I, Lucrezia Borgia, il pontefice Giulio II, quest’ultimo ospite l’anno successivo la caduta dei Bentivoglio avvenuta nel 1506.
I Bentivoglio riebbero il castello da Leone X, ma il sontuoso edificio non ebbe più l’antico splendore: l’abbandono che ne seguì fu tra le cause del suo rapido deterioramento: l’ala occidentale divenne pericolante per crollare nel XVIII ad opera dei nuovi proprietari, i Pepoli, che ne fecero una villa a tre lati, aperta; sparirono mura e fossati mentre nel castello abitarono soprattutto famiglie bracciantili e le sue stanze ebbero le più impensate destinazioni: magazzini, concerie di pelli, ricoveri per animali.
Nel 1889, la nuova proprietà Pizzardi, incaricò Alfonso Rubbiani per il restauro del castello, con l’intenzione di ripristinare l’edifico voluto da Giovanni II: dal 1889 al 1897 il Rubbiani ricostruì l’ala crollata, riedificò la cinta merlata e suddivise le stanze secondo le vecchie piante. Inventò anche numerosi particolari, come il rivellino di accesso e la scala che dal cortile conduce al piano nobile. Il restauro, nonostante l’impegno nella ricerca di documenti dell’epoca, ha restituito un edificio adulterato, di marcata impronta ottocentesca. Nel 1945, a durante la ritirata delle truppe tedesche, la trecentesca torre venne fatta saltare lasciandola mutilata come oggi la vediamo. Oggi l’edificio ospita i laboratori di ricerca dell’Istituto di Ricerca Ramazzini e viene utilizzato per diverse attività culturali organizzate dall’Amministrazione Comunale. (dal sito http://www.comune.bentivoglio.bo.it/ )

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Inserito da redazione il Mer, 16/04/2014 - 07:55


La Torre Conserva di Galliera ricostruita

La ricostruzione della Torre Conserva di Galliera. Franco Ardizzoni
Eravamo rimasti alla fine del 2003, quando della torre Conserva, la cinquecentesca torre dei Malvezzi, era rimasta soltanto la facciata (vedi  La Torre Conserva: agonia di un edifico: www.pianurareno.org, sezione Beni artistici).
Il 24 aprile 2004,
un sabato, si sviluppò un furioso temporale, con moltissimo ed impetuoso vento (una specie di tifone di casa nostra). Il muro di facciata della torre fece da vela al vento, ma ormai non aveva più difese e, sotto quell’uragano, crollò definitivamente. Era la fine di quel relitto di edificio dopo un’agonia durata alcuni anni.
La proprietà della torre e del terreno circostante sembra fosse di due signore di Ferrara che, in conseguenza del crollo decisero di vendere e trovarono un acquirente nella persona di Adler Capelli (campione mondiale ed olimpionico di ciclismo su pista, a cui va tutta la mia sincera ammirazione per la decisione presa) abitante a Galliera il quale manifestò subito l’intenzione di ricostruire la torre e si affidò all’architetto Roberta Monti di Galliera, ma con studio a Cento, che chiese a me le foto che avevo fatto alla torre in diverse occasioni, cioè in diverse fasi della sua rovina, per avere dei punti di riferimento precisi per poter approntare un progetto di riedificazione.

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Inserito da redazione il Mer, 02/04/2014 - 17:52


Arte sacra a S. Pietro in Casale e frazioni

La Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo. Cenni storici
La Pieve di San Pietro in Casale risulta citata per la prima volta in un documento del 972. Le vicissitudini architettoniche che la interessarono nel corso dei secoli sono state cancellate dalla sua completa ricostruzione, dalle fondamenta, realizzata tra il 1856 e il 1863, anno in cui fu solennemente inaugurata. Il nuovo edificio, pur mantenendo la più antica suddivisione in tre navate, assunse forma neoclassica, mentre rimase fortunatamente in essere il campanile medievale.
Dall’antica chiesa proviene il dipinto del fiammingo Matteo Loves (1610-1662) che decora l’abside con la Madonna con Bambino in gloria e i Santi Pietro e Paolo (in foto). La ricca documentazione conservata nell’archivio parrocchiale dimostra come il dipinto venne commissionato nel 1641 dalla comunità cittadina ad uno dei più capaci allievi e collaboratori di Guercino. Costruita come efficace “macchina” barocca, nel cielo domina la figura della Vergine con il Bambino attorniata da angioletti che sostengono anche un drappo alle sue spalle. I Santi si dispongono invece a quinta del paesaggio, reso con attenzione nordica ed in cui compare anche un edificio gotico.
Ai lati del transetto della chiesa sono esposti diversi dipinti provenienti dagli altari dismessi dell’antico edificio. Il
Cristo crocifisso con i Santi Agata e Francesco d’Assisi è opera databile agli anni Ottanta del secolo XVI, e risponde ad un gusto manierista già nettamente superato nel Sant’Antonio Abate realizzato da Bartolomeo Cesi (1556-1629) solo un decennio dopo. Nel pittore, l’interesse per la natura e lo studio dal vero, testimoniato da numerosi disegni preparatori spesso dedicati come nel nostro dipinto a singole figure isolate di innegabile monumentalità, è sempre meditato e mediato da un filtro di religiosa severità, in cui la dimensione fenomenica viene lentamente ridotta all’essenza. All’artista si è in parte essersi ispirato anche l’autore del dipinto con i Santi Biagio e Donnino, che si stagliano contro il cielo dorato.
Dal vicino
oratorio della Visitazione, proviene invece la pala con la Visitazione della Vergine, opera dell’artista Giuseppe Marchesi detto il Sansone (1699-1771), dipinto di palese teatralità, tutto centrato sul dialogo delle due Sante donne, la cui dimensione miracolosa è sottolineata dalla presenza degli angioletti che portano corone di rose e rami.

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Inserito da redazione il Ven, 21/03/2014 - 18:25


C'era una volta ... la torre del Cocenno, che il terremoto ha cancellato

Di fronte alla perdita di vite umane,  alla perdita di tante case che erano l'unica ricchezza e bene rifugio per  migliaia di famiglie, al crollo di tante fabbriche fonte di lavoro e di indispensabile reddito per migliaia di famiglie, la perdita  di antiche torri e castelli può sembrare poca cosa. Eppure  ogni crollo di edificio storico è comunque una perdita importante, è la cancellazione di una memoria storica che  dava un volto e un'identità alle comunità locali, un elemento del paesaggio  che si portava dietro le radici antiche  insieme ai frutti del presente e della modernità.
Volendo continuare nel nostro ruolo di divulgatori  della conoscenza delle realtà locali nei loro aspetti storico artistici, cominciamo con il  segnalare un articolo di Franco Ardizzoni già presente sul nostro sito fin dal 2004, leggibile al link
?q=node/36
alla sezione Beni artistici de "La nostra rivista "Reno, campi uomini", dedicato alla Torre del Cocenno, sita in comune di Poggio Renatico, rasa al suolo con i terremoti del 20/29 maggio  2012

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Inserito da redazione il Lun, 11/06/2012 - 07:17


Visite straordinarie a luoghi d'arte, promosse dal FAI

La XXa edizione delle Giornate FAI con aperture straordinarie, il 24 e 25 marzo, di edifici storici, per Bologna e Ferrara offre quest'anno queste opportunità, fruibili anche da persone con disabilità fisica:
- CHIOSTRI E CONVENTO DI SAN DOMENICO, Piazza Domenico, 13
Sabato 24 e Domenica 25, ore 9.30 – 12.30 / 15.30 – 17.30
Corsie preferenziali per iscritti FAI, possibilità di iscriversi in loco
Apprendisti Ciceroni®: Istituto “Manfredi – Tanari”; Liceo scientifico “A. Manzoni”; Liceo Classico “L. Montalcini”; Liceo Scientifico “S. Alberto Magno”; Liceo Scientifico “Sabin”; Collegio “S. Luigi”; Liceo Classico “Minghetti”; Liceo Scientifico “L. Da Vinci”, Casalecchio di Reno
Il complesso architettonico risale al XIII secolo; nonostante abbia subito modifiche soprattutto ad opera di Napoleone che destinò parte del Convento a caserma e scuole. Spiccano per importanza: l’architettura degli edifici, la grandiosità del complesso, che ripropone testimonianze di san Domenico e dell’Ordine dei Domenicani, il grande Chiostro dei morti, sul quale incombono la cinquecentesca abside della Cappella e il campanile romanico, la cella di San Domenico e la Sala dell’Inquisizione.
-
CASA SAMPIERI Strada Maggiore, 24,
Benefit riservati agli Iscritti FAI

Sabato 24 e Domenica 25, ore 9.30- 12.30 / 14.30 – 17.30
Ingresso riservato agli Iscritti FAI, possibilità di iscriversi in loco Visite guidate
Casa Sampieri è un palazzo senatorio bolognese che si affaccia su Strada Maggiore, nell’appartamento al piano terra, i Carracci furono incaricati di decorare tre stanze a volta con vedute scorciate di sotto in su. Agostino, Annibale e Ludovico Carracci si trovarono a lavorare a gara l’uno con l’altro poco prima della loro definitiva separazione. Gli affreschi situati nei soffitti sono racchiusi da grandi cornici in altorilievo in stucco sono invece opera di Gabriele Fiorini.
- ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI,Via delle Belle Arti, 54
Benefit riservati agli Iscritti FAI .
Sabato 24 e Domenica 25, ore 9.30 - 12.30 / 14.30 – 17.30
L’Accademia di Belle Arti è situata negli spazi che erano del Convento dei Gesuiti ed è attigua alla Pinacoteca, da cui è divisa da un grande chiostro con una cisterna seicentesca. Pregevole è la Chiesa del Convento ora adibita ad Aula Magna frutto di pure linee settecentesche, ma anche le due grandi logge ortogonali che dovevano far parte delle “maniche” del Convento e che ora ospitano la gipsoteca composta da numerosi bassorilievi di varie epoche e copie di statue greco-romane.
Corsie preferenziali per iscritti FAI, possibilità di iscriversi in loco Apprendisti
Ciceroni®: Liceo Artistico Statale “F. Arcangeli”; Liceo Scientifico “S. Alberto Magno”; Istituto Statale d’Arte; Liceo Scientifico “Copernico”; I.T.C. Rosa Luxemburg
*
Manifestazione collaterale : Venerdì 23 marzo presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna (su invito e per gli iscritti FAI su prenotazione telefonica a Delegazione FAI Bologna tel. 051 2092807/08 lun – ven 10.30 - 13.30)
Ore 17.00
Esposizione dei bozzetti pervenuti per il concorso di scultura promosso da ATS-Microfound s.r.l. in collaborazione con la Delegazione FAI di Bologna, cui seguirà la cerimonia di premiazione.
Ore 18.
00 intervento musicale del maestro Walter Zanetti (chitarra)

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Inserito da redazione il Mar, 20/03/2012 - 07:03


Palazzo Fontana. Storia di un palazzo e dei suoi proprietari. Alberto Tampellini

** Testo tratto da “Le dimore dei signori”, Marefosca edizioni, 2004. Per gentile concessione dell'autore, Alberto Tampellini, e dell'editore, Floriano Govoni, per conoscere le storie dei proprietari, del palazzo e della tenuta.
- La
Villa o Palazzo Fontana, nel territorio di San Matteo della Decima, è uno dei complessi rustico-residenziali più interessanti delle nostre campagne, anche se praticamente sconosciuto e attualmente in avanzato stato di degrado architettonico e strutturale. Contrariamente a quanto credono molti abitanti della zona, il suo nome non deriva dalla famiglia Fontana bensì dalla presenza di una vera e propria fonte d'acqua che sgorgava nei pressi (1). La denominazione "Fontana" indica inoltre anche la vasta tenuta agricola circostante, che si è costituita nel corso di secoli a partire dalle prime acquisizioni di terreni compiute nella zona da Ercole, figlio di Galeazzo Marescotti Calvi, nel 1486 (2).
In un tempo non molto remoto tutta la zona decimina, nella fascia di terreno fino all'attuale via Biancolina, era interessata da alcune polle di acqua sorgiva, probabili resti di un antico corso del torrente Samoggia 
sopravvissuto per via sotterranea. Ancora all'inizio del secolo scorso, infatti, diverse relazioni medico-scientifiche magnificavano le qualità curative "dell'acqua minerale" della Tassinara, contrada situata 2 km. a sud di Palazzo Fontana. Questa "acqua minerale", che nelle intenzioni del tempo avrebbe dovuto essere sfruttata a livello industriale, sarebbe stata dotata, stando alle relazioni dell'epoca, di particolari virtù nella cura delle affezioni gastriche e degli spasmi nervosi dell'apparato digerente, come testimoniato da una ricca casistica doviziosamente documentata (3).
Qualche chilometro più a monte in contrada Poggio, sulla via Persicetana, il Santuario della B.V. delle Grazie fu eretto nel Quattrocento proprio a seguito di guarigioni "miracolose" operate da un dipinto della Vergine ... e da una fonte di acqua medicamentosa.
Nulla sappiamo in realtà circa la localizzazione precisa di queste acque della Fontana, né sulle loro eventuali proprietà terapeutiche. Possiamo solo immaginare che la loro bontà e abbondanza, rendendole adatte sia per gli uomini che per il bestiame, valorizzassero notevolmente i terreni circostanti.
La presenza di acque salubri, in un'area a lungo paludosa, giustifica così l'attrattiva esercitata prima sull'Abbazia di Nonantola (cui era inizialmente sottoposta) e poi sulle facoltose famiglie bolognesi intenzionate ad investire in terreni le ricchezze accumulate con la politica e i commerci. Nell'antica contrada di Liveratico (presso l'attuale via Levratica, in territorio decimino) si insediarono allora i Pepoli, i Marsili, i Sampieri, i Locatelli e i Marescotti.

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Inserito da redazione il Sab, 22/05/2010 - 09:03


Giornata FAI di Primavera 2010

Da Casa Verdi a Milano al Palazzo della Banca d’Italia a Firenze, dal Complesso della Misericordia a Venezia a Palazzo Chigi a Roma. E ancora i segreti di Ortigia a Siracusa e la Villa Romana di Casignana (RC). Tante visite, in 590 siti,  a contributo libero.
È l’appuntamento che da diciotto anni ormai gli italiani si danno all’inizio della primavera. Un appuntamento con le bellezze del nostro Paese, che si trasforma ogni volta in una profonda e collettiva manifestazione d’affetto, di orgoglio e di identità nazionale.
Sabato 27 e domenica 28 marzo si svolge contemporaneamente in tutte le regioni italiane la 18a edizione della Giornata FAI di Primavera.
Programma completo e presentazione dei luoghi di tutte le regioni sul sito www.fondoambiente.it
A Bologna

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Inserito da redazione il Mer, 24/03/2010 - 08:47


La strada Porrettana. Da Malalbergo a Ferrara. Appunti di viaggio. Franco Ardizzoni

Riprendiamo il nostro cammino sulla Porrettana: strada che i miei nonni chiamavano “Strada Alta” per il fatto che in alcuni tratti del suo percorso è sopraelevata di due-tre metri rispetto la campagna circostante. Mi ricordo che dalle finestre del primo piano della casa in cui sono nato e dove ho trascorso gli anni della mia infanzia (vicino a S. Prospero di Galliera), in certe limpide giornate invernali (gennaio-febbraio) si vedeva chiaramente la Strada Porrettana, proprio grazie alla sua posizione “alta”. Dicevano anche (i miei nonni) che era stata disegnata e costruita da un ubriaco, per le numerose curve che contiene.
Ricominciamo il percorso verso Ferrara da dove lo avevamo interrotto la scorsa volta: cioè da Malalbergo. Precisamente lo riprendiamo davanti all’attuale chiesa parrocchiale dedicata a sant’Antonio Abate (in foto sopra). Da un cartello turistico della Regione Emilia Romagna apprendiamo che l’attuale chiesa è stata costruita nel 1953 sullo stesso luogo della precedente, andata distrutta nel 1945 dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. La pala dell’altar maggiore, raffigurante la B.V. del Carmine, S. Antonio Abate e S. Francesco, è attribuita alla scuola dei Carracci. In un altare laterale della chiesa vengono conservati due stendardi usati nelle processioni dalla locale “Compagnia del Suffragio” uno dei quali porta ancora inciso il toponimo “Buonalbergo”.

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Inserito da redazione il Dom, 14/01/2007 - 18:03


Note storiche per visite guidate domenicali a Castelli e Chiese di pianura est

LE FORTIFICAZIONI DI PIANURA

La pianura tra i secoli XIV e XV vide la forte esigenza di fortificarsi, in risposta alle durature lotte tra le nobili famiglie protagoniste di quell’epoca per la supremazia sul territorio, racchiudendo i nuclei abitati all’interno di circuiti murari spesso dominati da rocche e castelli.
A Budrio ad esempio è ancora possibile leggere la forma dell’antica città medievale che vide la costruzione di una prima cinta muraria alla fine del XIV secolo per volere del cardinale Albornoz ampliate poi nel secolo successivo ad inglobare il borgo nuovo sorto in città. Bentivoglio è un esempio di castello trecentesco, il castello di Ponte Poledrano, riadattato e ampliato nel XV secolo in residenza di villeggiatura e di svago per la famiglia Bentivoglio, che ne fecero la propria domus jocunditatis.
Infine Minerbio col suo antico borgo che conserva ancora nella porta d’ingresso e nella struttura viaria gli antichi caratteri trecenteschi e che con la famiglia Isolani vide lo sviluppo del complesso architettonico che comprende la cinquecentesca Rocca, la villa seicentesca del Triachini e l’elegantissima colombaia attribuita al Vignola.

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Inserito da redazione il Mer, 13/09/2006 - 10:19


La strada Porrettana.In viaggio dalla collina alla pianura. Franco Ardizzoni

LA STRADA PORRETTANA . Appunti di viaggio da Sasso Marconi a Ferrara

La strada Statale n.64 Porrettana , che nasce a Pistoia e termina a Ferrara, è uno dei tanti legami, oltre il fiume Reno e la ferrovia, che uniscono la dolce collina bolognese, con le sue cime, con i suoi borghi, i suoi boschi, le sue antiche chiese, alla verde pianura, piatta come un biliardo, con i suoi campi intensamente coltivati, i suoi frutteti, i suoi canali, i castelli o quanto di loro è rimasto.
Iniziata nel 1816 in territorio bolognese, la Porrettana è stata terminata nel 1848, unitamente alla toscana Via Leopolda (così detta in onore del granduca di Toscana Leopoldo II), seguendo un antichissimo tracciato già utilizzato anche dagli Etruschi.
La domenica pomeriggio abbiamo l’abitudine, io e mia moglie, di fare un giretto di 2-3 ore verso la collina Bolognese percorrendo la Porrettana fino ai territori di Grizzana, Montovolo o Suviana. Oppure, giunti a Sasso Marconi, imboccando la strada della val di Setta per arrivare a Rioveggio e prendere per S. Benedetto val di Sambro, Monte Fredente, Pian di Balestra, oppure il Passo della Futa. E questo per scoprire caratteristici borghi scarsamente popolati antiche chiesine od oratori, spesso chiuse ed in condizioni precarie, vecchie torri od edifici di antica costruzione dove è stato utilizzata soprattutto la materia prima trovata sul posto: il sasso.

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Inserito da redazione il Mer, 30/08/2006 - 09:27


La torre dei Marsigli a Castello d'Argile. Magda Barbieri

E' una torre poco conosciuta e citata, forse perchè si trova nei pressi di una via (dedicata ad Attilio Ferrari) attualmente di passaggio quasi esclusivamente locale. Ma si trova in quel punto probabilmente perchè ,nel tempo in cui fu costruita, si trovava su un percorso stradale più importante ( anche se tortuoso , dovuto alle più antiche presenze di "lame", paleoalvei e "Gorghi"di Reno) di collegamento provinciale, usato da chi proveniva da Bologna, attraverso la via delle Lame, poi sulla via d'Erba di Argelato , costeggiando la chiesina di S . Giacomo, imboccava la via dei Ronchi, passava davanti al convento dei frati minori di S. Francesco, e magari si fermava nell' "hospitale " che si trovava nei pressi (oggi osteria "della Stella").

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Inserito da redazione il Sab, 30/07/2005 - 07:25


La torre di Galliera. Franco Ardizzoni

Nella sua politica di espansione verso il contado il comune di Bologna, alla fine del XII secolo (sembra nel 1194), costruì il castello e la torre di Galliera in una posizione che, in quel momento, rappresentava il punto più avanzato dei suoi confini verso il territorio ferrarese degli Estensi, con i quali erano frequenti i contrasti. Da quel momento, e per tutto il XIII secolo, Galliera divenne un luogo molto importante per il comune di Bologna. La strada che partendo dal centro della città si dirigeva verso nord prese il nome di strada di Galliera e veniva regolarmente inghiaiata, anche la porta da cui usciva detta strada si chiamò porta Galliera. La località divenne sede di Podesteria e la sua giurisdizione si estendeva sopra 26 comunità.

 

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Inserito da redazione il Ven, 17/09/2004 - 07:13


La torre del Cocenno. Franco Ardizzoni

La torre del Cocenno, un tempo in territorio bolognese, si trova oggi in comune di Poggio Renatico e la si può vedere percorrendo la strada che da San Carlo di Sant’Agostino porta appunto a Poggio Renatico: dopo circa un chilometro da S. Carlo, sulla destra, passato il ponte sullo scolo Riolo.
La torre faceva parte di un sistema difensivo (Amedeo Benati – Strenna Storica Bolognese. 1989) realizzato dal comune di Bologna nei secoli XII e XIII per contrastare il potere dei marchesi d’Este, signori di Ferrara, con i quali era frequentemente in lotta.

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Inserito da redazione il Ven, 09/04/2004 - 07:07


Porta Capuana, edilizia "popolare". Angela Abbati

Il Castello di S. Giorgio fu riedificato alla fine del XIV secolo su di un preesistente impianto di antica origine, ma le parti in muratura furono completate dopo il 1403 (?) con l’arrivo a Bologna del nuovo Legato Pontificio Baldassarre Cossa.

“Le sole parti ricostruite del Castello, il quale non era circondato da mura, ma da palizzate, da terrapieni e da larghe fosse, erano le due porte munite, l’una verso Bologna e l’altra verso Ferrara.

Rimane ancora quella che volge a settentrione e Ferrara….”[1]

                       

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Inserito da redazione il Mar, 27/01/2004 - 07:01


La torre "Conserva". Agonia di un edificio. Franco Ardizzoni

La torre Conserva è un edificio di fine Quattrocento o inizi Cinquecento, che si scorge sulla sinistra percorrendo la strada S.Alberto, da S.Pietro in Casale verso S.Vincenzo, appena dentro il territorio di Galliera ed è posta al n. 5 della omonima via Torre. E’ una casa-torre sviluppata su tre piani dell’altezza complessiva di circa 18 metri e con una base leggermente rettangolare di circa  mt.8x6, ai cui lati sono state addossate due ulteriori costruzioni .
Costruita probabilmente dai Malvezzi, antica famiglia senatoria bolognese, i quali nel XV secolo,  possedevano molte terre nella zona a partire da S. Alberto (oggi in comune di S. Pietro in Casale), attraversando parte del comune di Galliera, e verso il territorio ferrarese fino alla località Raveda, nei pressi di Mirabello.

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Inserito da redazione il Mer, 24/09/2003 - 22:10

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