Beni artistici
** Testo tratto da “Le dimore dei
signori”, Marefosca edizioni, 2004. Per gentile
concessione dell'autore, Alberto Tampellini, e dell'editore, Floriano Govoni, per conoscere le storie dei
proprietari, del palazzo e della tenuta.
- La Villa o Palazzo Fontana,
nel territorio di San Matteo della Decima, è uno dei
complessi rustico-residenziali più interessanti delle nostre
campagne, anche se praticamente sconosciuto e attualmente in avanzato
stato di degrado architettonico e strutturale. Contrariamente a
quanto credono molti abitanti della zona, il suo nome non deriva
dalla famiglia Fontana bensì dalla presenza
di una vera e propria fonte d'acqua che sgorgava nei pressi
(1). La denominazione "Fontana" indica inoltre anche
la vasta tenuta agricola circostante, che si è costituita nel corso
di secoli a partire dalle prime acquisizioni di terreni compiute
nella zona da Ercole, figlio di Galeazzo
Marescotti Calvi, nel 1486 (2).
In un tempo non molto remoto tutta la
zona decimina, nella fascia di terreno fino all'attuale via
Biancolina, era interessata da alcune polle di acqua sorgiva,
probabili resti di un antico corso del torrente Samoggia
sopravvissuto per via sotterranea. Ancora all'inizio del secolo
scorso, infatti, diverse relazioni medico-scientifiche magnificavano
le qualità curative "dell'acqua minerale" della
Tassinara, contrada situata 2 km. a sud di Palazzo Fontana.
Questa "acqua minerale", che nelle intenzioni del
tempo avrebbe dovuto essere sfruttata a livello industriale, sarebbe
stata dotata, stando alle relazioni dell'epoca, di particolari virtù
nella cura delle affezioni gastriche e degli spasmi nervosi
dell'apparato digerente, come testimoniato da una ricca casistica
doviziosamente documentata (3).
Qualche chilometro più a monte in
contrada Poggio, sulla via Persicetana, il Santuario
della B.V. delle Grazie fu eretto nel Quattrocento proprio a
seguito di guarigioni "miracolose" operate da un dipinto
della Vergine ... e da una fonte di acqua medicamentosa.
Nulla sappiamo in realtà circa la
localizzazione precisa di queste acque della Fontana, né
sulle loro eventuali proprietà terapeutiche. Possiamo solo
immaginare che la loro bontà e abbondanza, rendendole adatte sia per
gli uomini che per il bestiame, valorizzassero notevolmente i terreni
circostanti.
La presenza di acque salubri, in
un'area a lungo paludosa, giustifica così l'attrattiva esercitata
prima sull'Abbazia di Nonantola (cui era inizialmente
sottoposta) e poi sulle facoltose famiglie bolognesi intenzionate ad
investire in terreni le ricchezze accumulate con la politica e i
commerci. Nell'antica contrada di Liveratico (presso l'attuale
via Levratica, in territorio decimino) si insediarono allora i
Pepoli, i Marsili, i Sampieri, i Locatelli e i Marescotti.
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Inserito da redazione il Sab, 22/05/2010 - 09:03
Da Casa Verdi a Milano al Palazzo
della Banca d’Italia a Firenze, dal Complesso della Misericordia a
Venezia a Palazzo Chigi a Roma. E ancora i segreti di Ortigia
a Siracusa e la Villa Romana di Casignana (RC). Tante visite, in 590 siti, a
contributo libero.
È l’appuntamento che da diciotto
anni ormai gli italiani si danno all’inizio della primavera. Un
appuntamento con le bellezze del nostro Paese, che si trasforma ogni
volta in una profonda e collettiva manifestazione d’affetto, di
orgoglio e di identità nazionale.
Sabato 27 e domenica 28 marzo si
svolge contemporaneamente in tutte le regioni italiane la 18a
edizione della Giornata FAI di Primavera.
Programma completo e presentazione dei luoghi di tutte le regioni sul
sito www.fondoambiente.it
A Bologna
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Inserito da redazione il Mer, 24/03/2010 - 08:47
Riprendiamo il nostro cammino sulla
Porrettana: strada che i miei nonni chiamavano “Strada Alta” per
il fatto che in alcuni tratti del suo percorso è sopraelevata
di due-tre metri rispetto la campagna circostante. Mi ricordo che
dalle finestre del primo piano della casa in cui sono nato e dove ho
trascorso gli anni della mia infanzia (vicino a S. Prospero di
Galliera), in certe limpide giornate invernali (gennaio-febbraio) si
vedeva chiaramente la Strada Porrettana, proprio grazie alla sua
posizione “alta”. Dicevano anche (i miei nonni) che era stata
disegnata e costruita da un ubriaco, per le numerose curve che
contiene.
Ricominciamo il percorso verso Ferrara
da dove lo avevamo interrotto la scorsa volta: cioè da
Malalbergo. Precisamente lo riprendiamo davanti all’attuale
chiesa parrocchiale dedicata a sant’Antonio Abate (in foto sopra). Da un cartello
turistico della Regione Emilia Romagna apprendiamo che l’attuale
chiesa è stata costruita nel 1953 sullo stesso luogo della
precedente, andata distrutta nel 1945 dai bombardamenti dell’ultimo
conflitto mondiale. La pala dell’altar maggiore, raffigurante la
B.V. del Carmine, S. Antonio Abate e S. Francesco, è
attribuita alla scuola dei Carracci. In un altare laterale della
chiesa vengono conservati due stendardi usati nelle processioni dalla
locale “Compagnia del Suffragio” uno dei quali porta ancora
inciso il toponimo “Buonalbergo”.
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Inserito da redazione il Dom, 14/01/2007 - 18:03

LE FORTIFICAZIONI DI PIANURA
La
pianura tra i secoli XIV e XV vide la forte esigenza di fortificarsi,
in risposta alle durature lotte tra le nobili famiglie protagoniste
di quell’epoca per la supremazia sul territorio, racchiudendo i
nuclei abitati all’interno di circuiti murari spesso dominati da
rocche e castelli.
A
Budrio ad esempio è ancora possibile leggere la forma
dell’antica città medievale che vide la costruzione di una
prima cinta muraria alla fine del XIV secolo per volere del cardinale
Albornoz ampliate poi nel secolo successivo ad inglobare il borgo
nuovo sorto in città. Bentivoglio è un esempio di
castello trecentesco, il castello di Ponte Poledrano, riadattato e
ampliato nel XV secolo in residenza di villeggiatura e di svago per
la famiglia Bentivoglio, che ne fecero la propria domus
jocunditatis.
Infine
Minerbio col suo antico borgo che conserva ancora nella porta
d’ingresso e nella struttura viaria gli antichi caratteri
trecenteschi e che con la famiglia Isolani vide lo sviluppo del
complesso architettonico che comprende la cinquecentesca Rocca, la
villa seicentesca del Triachini e l’elegantissima colombaia
attribuita al Vignola.
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Inserito da redazione il Mer, 13/09/2006 - 10:19
LA
STRADA PORRETTANA . Appunti di viaggio da Sasso Marconi a Ferrara
La strada Statale n.64 Porrettana , che
nasce a Pistoia e termina a Ferrara, è uno dei tanti legami,
oltre il fiume Reno e la ferrovia, che uniscono la dolce collina
bolognese, con le sue cime, con i suoi borghi, i suoi boschi, le sue
antiche chiese, alla verde pianura, piatta come un biliardo, con i
suoi campi intensamente coltivati, i suoi frutteti, i suoi canali, i
castelli o quanto di loro è rimasto.
Iniziata nel 1816 in territorio
bolognese, la Porrettana è stata terminata nel 1848,
unitamente alla toscana Via Leopolda (così detta in onore del
granduca di Toscana Leopoldo II), seguendo un antichissimo tracciato
già utilizzato anche dagli Etruschi.
La domenica pomeriggio abbiamo
l’abitudine, io e mia moglie, di fare un giretto di 2-3 ore verso
la collina Bolognese percorrendo la Porrettana fino ai territori di Grizzana, Montovolo o
Suviana. Oppure, giunti a Sasso Marconi, imboccando la strada
della val di Setta per arrivare a Rioveggio e prendere per S.
Benedetto val di Sambro, Monte Fredente, Pian di Balestra, oppure il
Passo della Futa. E questo per scoprire caratteristici borghi
scarsamente popolati antiche chiesine od oratori, spesso chiuse ed in condizioni precarie, vecchie torri od
edifici di antica costruzione dove è stato utilizzata
soprattutto la materia prima trovata sul posto: il sasso.
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Inserito da redazione il Mer, 30/08/2006 - 09:27
E' una torre poco conosciuta e citata, forse perchè si trova nei pressi di una via (dedicata ad Attilio Ferrari) attualmente di passaggio quasi esclusivamente locale. Ma si trova in quel punto probabilmente perchè ,nel tempo in cui fu costruita, si trovava su un percorso stradale più importante ( anche se tortuoso , dovuto alle più antiche presenze di "lame", paleoalvei e "Gorghi"di Reno) di collegamento provinciale, usato da chi proveniva da Bologna, attraverso la via delle Lame, poi sulla via d'Erba di Argelato , costeggiando la chiesina di S . Giacomo, imboccava la via dei Ronchi, passava davanti al convento dei frati minori di S. Francesco, e magari si fermava nell' "hospitale " che si trovava nei pressi (oggi osteria "della Stella").
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Inserito da redazione il Sab, 30/07/2005 - 07:25

Nella sua politica di espansione verso il contado il comune di Bologna, alla fine del XII secolo (sembra nel 1194), costruì il castello e la torre di Galliera in una posizione che, in quel momento, rappresentava il punto più avanzato dei suoi confini verso il territorio ferrarese degli Estensi, con i quali erano frequenti i contrasti. Da quel momento, e per tutto il XIII secolo, Galliera divenne un luogo molto importante per il comune di Bologna. La strada che partendo dal centro della città si dirigeva verso nord prese il nome di strada di Galliera e veniva regolarmente inghiaiata, anche la porta da cui usciva detta strada si chiamò porta Galliera. La località divenne sede di Podesteria e la sua giurisdizione si estendeva sopra 26 comunità.
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Inserito da redazione il Ven, 17/09/2004 - 07:13

La torre del Cocenno, un tempo in territorio bolognese, si trova oggi in comune di Poggio Renatico e la si può vedere percorrendo la strada che da San Carlo di Sant’Agostino porta appunto a Poggio Renatico: dopo circa un chilometro da S. Carlo, sulla destra, passato il ponte sullo scolo Riolo.
La torre faceva parte di un sistema difensivo (Amedeo Benati –
Strenna Storica Bolognese. 1989) realizzato dal comune di Bologna nei secoli XII e XIII per contrastare il potere dei marchesi d’Este, signori di Ferrara, con i quali era frequentemente in lotta.
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Inserito da redazione il Ven, 09/04/2004 - 07:07
Il Castello di S. Giorgio fu riedificato alla fine del XIV secolo su di un preesistente impianto di antica origine, ma le parti in muratura furono completate dopo il 1403 (?) con l’arrivo a Bologna del nuovo Legato Pontificio Baldassarre Cossa.
“Le sole parti ricostruite del Castello, il quale non era circondato da mura, ma da palizzate, da terrapieni e da larghe fosse, erano le due porte munite, l’una verso Bologna e l’altra verso Ferrara.
Rimane ancora quella che volge a settentrione e Ferrara….”[1]
La torre Conserva è un edificio di fine Quattrocento o inizi Cinquecento, che si scorge sulla sinistra percorrendo la strada S.Alberto, da S.Pietro in Casale verso S.Vincenzo, appena dentro il territorio di Galliera ed è posta al n. 5 della omonima via Torre. E’ una casa-torre sviluppata su tre piani dell’altezza complessiva di circa 18 metri e con una base leggermente rettangolare di circa mt.8x6, ai cui lati sono state addossate due ulteriori costruzioni .
Costruita probabilmente dai Malvezzi, antica famiglia senatoria bolognese, i quali nel XV secolo, possedevano molte terre nella zona a partire da S. Alberto (oggi in comune di S. Pietro in Casale), attraversando parte del comune di Galliera, e verso il territorio ferrarese fino alla località Raveda, nei pressi di Mirabello.
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Inserito da redazione il Mer, 24/09/2003 - 22:10