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Il "Lanificio Filippo Manservisi e C" Storia di un uomo e di una grande fabbrica bolognese. Testo di Dino Chiarinii


Il “LanificioFilippo Manservisi e C.”La grande fabbrica bolognese di tessuti in lana che faceva funzionare le macchine mediante l’acqua del Canale delle Moline
Filippo Manservisi
(nato a Malalbergo il 28 gennaio 1806 col nome di Francesco Manservigi) era un imprenditore che si era fatto da sé: dal nulla e con tanto coraggio si era adoperato con grande ostinazione nel trovare denaro e soci per mettere in piedi un opificio per la lavorazione di tessuti di lana. Assieme ad altri ventotto associati, fondò nel 1853 il “Lanificio Filippo Manservisi e Compagni”, una società in accomandita di filati e tessuti, di lana e mezza lana. Iniziò l’attività nei primi mesi del 1854. insediandola in due edifici, ubicati rispettivamente in via Capo di Lucca e in via Berlina (oggi via del Pallone). I due stabili erano divisi dal corso del Canale delle Moline, ma furono uniti tra loro da ponti che permettevano al personale di avere un rapido collegamento tra un reparto e l’altro. Nello stabilimento furono attivati macchinari all’avanguardia, importati dalla Francia, dalla Germania e dal Belgio; l’opificio fu dotato di duemilatrecento fusi, mossi da due motori idraulici con ruote a pale inclinate, e spinti da due motori a vapore (uno dei quali costruito dalla Società Anonima Officina Meccanica e Fonderia di Bologna con sede a Castel Maggiore, di cui Manservisi era socio) aventi ambedue una potenza di 30 cavalli. Sfruttando l’acqua del canale, la fabbrica diventò in breve tempo una tra le prime industrie dello Stato Pontificio e successivamente del Regno d’Italia.
Oltre alla produzione dei capi di lana, fu aperto anche un negozio per la vendita dei tessuti, sito in via Cavaliera (oggi via Guglielmo Oberdan) al civico 1164. Il lanificio crebbe notevolmente, fino ad occupare un numero elevato di lavoratori; nella fase di maggior successo si contarono tra i 500 e i 600 operai e la metà del personale era costituito da donne, molte delle quali lavoravano a domicilio. Per far fronte alle richieste della sua pregiata merce, la “Filippo Manservisi e C.” ingaggiò alcuni tecnici belgi esperti del settore, come il capo filatore Giovanni Sauvage e il capo raffinatore Giovanni Longle, che con la loro esperienza migliorarono notevolmente la linea produttiva.

 

Dal 24 al 28 ottobre 1856 si tenne a Bologna, nella sede dell’Università, l’Esposizione dei prodotti Agricola Manifatturiera e Industriale; era divisa in quattro sezioni: industria agricola, industria manifatturiera, industria di macchine e strumenti, infine industria sussidiaria alle arti e alle scienze. Nella sezione manifatturiera esposero diverse fabbriche tessili tra cui la “Filippo Manservisi e C.”, che riscosse tanti apprezzamenti per i tessuti lavorati.

La fama di questa fabbrica diventò talmente grande che nel 1857 papa Pio IX, durante la visita alle Quattro Legazioni della Romagna, una volta giunto a Bologna volle recarsi a visitare lo stabilimento per rendersi conto personalmente di quanto si diceva su quella solida fabbrica, fiore all’occhiello dello Stato. Il 1° agosto il Santo Padre varcò la soglia del lanificio; qui, sulle principali porte della fabbrica, furono successivamente affissi dei cartelli, le cui prime parole erano: “Il dì primo di agosto MDCCCLVII, esultarono queste pareti della presenza del Pontefice ottimo munificentissimo Pio IX che benedicendo lavori e lavoratori lasciò alle industrie bolognesi augurio infallibile di fortunati incrementi …”.

Nel 1861 diverse industrie italiane parteciparono a Firenze alla prima “Esposizione italiana dove il lanificio bolognese fu ammessa nel settore “Lanificio, Classe XIV” ottenendo una medaglia per i bellissimi filati di lana che aveva esposto. La descrizione della merce fatta dai giurati nella relazione in cui elencavano le ditte partecipanti fu la seguente: “Manservigi Filippo e Compagni di Bologna, esponendo una collezione di tessuti, in gran parte fabbricati con lana romana; figuravano specialmente gli articoli di novità per inverno ed estate, nonché i cassinet di lana e cotone, e questi ultimi ben lavorati e vantaggiosi per il basso prezzo. Nei tessuti operati si rinvenne precisione di lavoro e molta solidità per l’abbondanza della materia prima”. In quell’occasione furono premiati con una medaglia ciascuno anche tre operai del lanificio bolognese: Gadano Valla (tessitore), Tommaso Coletti (filatore) e Serafino Cantelli (tintore).

Tutto filò per il verso giusto fino a quando il torrente Aposa fu immesso nel Canale delle Moline. Alla fine del 1861, il “nuovo” corso d'acqua, scorrendo tra i due stabili del lanificio come ho accennato in precedenza, causò con la sua piena notevoli danni. L’allagamento della fabbrica si ripeté pure nel 1862; ne seguì un altro nel 1864 e quest’ultimo purtroppo fece sospendere per sempre le lavorazioni dei tessuti.

A questo punto Filippo Manservisi aprì un contenzioso con il Comune di Bologna, chiedendo di essere risarcito per i danni subiti a causa di quell’immissione che riteneva sbagliata; sosteneva che quella fosse la ragione dei numerosi allagamenti, che effettivamente si erano verificati così di frequente dopo l’avvenuta inalveazione. Nel 1867 la fabbrica fu colpita dalla più grande inondazione subita fino ad allora; però tutto si risolse in poco tempo e gli edifici furono rimessi in sesto, pronti ad ospitare lo svolgimento dell’Esposizione agraria e industriale della provincia di Bologna, che aprì i battenti il 3 ottobre 1869.

Filippo Manservisi, nel frattempo, era stato insignito del titolo di cavaliere e partecipò all’Esposizione presentando due sue invenzioni: la prima, inserita nella “classe 4a”, fu “una macchina a cilindri da scavezzare e maciullare la canapa, con motore a vapore ed anche con maneggio a ventaglio orizzontale”; la seconda creazione, presentata nella “classe 5a”, fu “una macchina per la follatura dei tessuti di lana, di sistema belgico modificato”. Oltre a ricevere una medaglia a titolo di benemerenza per aver concesso i locali dove si teneva la manifestazione cittadina , fu premiato con una medaglia d’argento per la sua macchina presentata nella quarta classe; la motivazione fu la seguente: “La sua scavezzatrice da canapa (mossa a vapore) non lascia nulla a desiderare, perché non si può compiere il lavoro di scavezzatura con maggior sollecitudine e perfezione”.

Il 15 marzo 1873, negli stessi locali dello stabilimento dell’ex lanificio, si tenne clandestinamente il secondo “Congresso dell’Internazionale anarchica”, che in un primo momento doveva effettuarsi a Mirandola ma poi venne spostato a Bologna a seguito dell'arresto di alcuni organizzatori. Il giorno seguente, durante una pausa dei lavori, alcuni delegati furono arrestati in un caffè cittadino e portati nel “celebre” carcere del Torrone, con l’accusa di “cospirazione”. Tra gli arrestati, i più noti erano certamente Carlo Cafiero, Errico Malatesta e Andrea Costa; rimasero in prigione per ben due mesi.

Gli edifici si allagarono di nuovo nel 1875; invece i danni maggiori furono quelli causati dal fuoco, che distrusse quasi completamente i fabbricati nella notte di S. Giovanni, il 24 giugno 1922. Per la cronaca, il contenzioso tra Filippo Manservisi e il Comune di Bologna iniziata nel 1864, si concluse con una transazione nel 1879 e la parola fine si ebbe nel 1880, sei anni prima della scomparsa del cavaliere, avvenuta a Bologna il 25 settembre 1886.

La moglie Clotilde Fanelli e la nipote Carolina Silvagni fecero incidere sulla lapide, ancora affissa al cimitero della Certosa, la seguente frase: “Insigne nell’arte del tessere e della meccanica esercitata per ben 20 anni, nell’opificio che da lui ebbe nome e che sorto a vanto e decoro di Bologna, per dure ed avverse vicende venne distrutto”. Alla base della tomba fecero scolpire una “veduta” dell’opificio.

Ricordo pure che Filippo Manservisi, oltre ad essere stato un eccellente imprenditore, fu anche Consigliere comunale nel 1859 e nel 1860 e in quell’anno, insieme ad altri celebri personaggi cittadini, fu tra i promotori della neonata Società Operiaia di Bologna.

Attualmente la vecchia fabbrica, dopo una notevole ristrutturazione dei due edifici ed una riqualificazione dell’intera area, funge da sede bolognese della Telecom Italia S.p.A.

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Inserito da redazione il Lun, 06/11/2017 - 19:39