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Una Cina inaspettata, vista da una turista bolognese. Elisabetta Franzoni


UNA CINA INASPETTATA
Se scegli di visitare un paese in autonomia, senza partecipare ad un tour organizzato, devi necessariamente pianificare il tuo viaggio. Stabilito un itinerario e programmato nei minimi dettagli gli aspetti logistici ad esso legati, è fondamentale raccogliere più informazioni possibili per “cercare di capire” la tua prossima meta. Chi ama i viaggi fai da te sostiene che il vero viaggio è quello che fai a casa, davanti al computer con libri e guida turistica, ma non è così. Quando, assieme alla mia famiglia, sono partita per la Cina, sapevo che avrei visto un paese segnato da forti disuguaglianze economiche e sociali, essenzialmente povero, vocato all’agricoltura e nel contempo una superpotenza emergente. Paese con un sistema monopartitico scarsamente tollerante nei confronti del dissenso, dove la stampa è imbavagliata e non esiste libertà di espressione, in cui il giornalista e scrittore Liu Xiaobo Premio Nobel per la pace 2010 da sempre impegnato per la difesa dei diritti civili in Cina è stato condannato a 11 anni di carcere per aver preso posizione contro il governo; un paese che non permette l’accesso a social network come facebook e twitter e in cui vige la pena di morte.
E’ tra le nazioni che più inquinano al mondo perché ottiene energia elettrica dal carbone, con una produzione interna di beni destinati all’occidente quasi sempre di scarsa qualità e non conformi alle norme vigenti nel mercato comune europeo. Per non parlare della pianificazione demografica, consiglio la lettura di “Le rane” di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura nel 2012) e “Le figlie perdute della Cina” di Xinran (scrittrice, giornalista e fondatrice dell’associazione benefica The Mother’s Bridge of Love), che raccontano la brutale campagna per il controllo delle nascite ancor più violento nella Cina rurale dove è ancora forte la preferenza per i figli maschi con l’inevitabile conseguenza di pratiche quali l’aborto selettivo e il feticidio femminile. In tutto il paese, inoltre, il numero dei suicidi è maggiore fra le donne (in controtendenza rispetto al resto del mondo) e nelle campagne il tasso è addirittura cinque volte superiore a quello degli uomini.

Oggi alle famiglie che vivono nelle campagne è concesso avere due figli se il primogenito è una femmina, ma in tutto il paese le coppie che generano più figli sono costrette a pagare multe salate e a farsi carico delle spese di istruzione della prole in eccesso alla quale lo stato nega il sostegno. Se a tutto ciò aggiungo la mia scarsa conoscenza dei cinesi in Italia, limitata a chi d’estate propone massaggi in spiaggia, a chi gestisce esercizi commerciali non senza le numerose polemiche che li riguardano e a qualche compagno di scuola di mia figlia, rapporto comunque ostacolato da quello scarso slancio empatico che li contraddistingue, mai avrei immaginato di conoscere un popolo così fiero della propria civiltà, la più antica della terra, con un forte orgoglio nazionale per le antiche invenzioni, conquiste e il nuovo status di potenza mondiale, ma non per questo presuntuosi . Plasmati dai principi del confucianesimo, filosofia finalizzata al conseguimento dell’armonia sociale e del bene comune, i cinesi sono pragmatici, riflessivi e riservati, attribuiscono grande importanza all’educazione e al rispetto per gli anziani. Nel contempo sono cordiali e i bambini sono ovunque accolti con affetto. Anche in città modernissime con uno stile di vita uguale al nostro, le persone mi fermavano continuamente chiedendomi di poter fare una foto ricordo con mia figlia di 5 anni, che ha perfino ricevuto dei regali da chi incontrava per strada!

Dopo appena trent’anni di liberalizzazione economica oggi la Cina è ultramoderna, (basti pensare alle missioni spaziali) e ha fatto quale perno della propria crescita lo sviluppo scientifico, inviando decine di migliaia di studenti universitari all’estero. In molte città mi è stata riferita la consuetudine nel far frequentare ai bambini, fin dalla prima elementare, la scuola pubblica durante la settimana e la scuola privata il sabato e la domenica mattina per migliorare la preparazione, soprattutto della lingua inglese.

Il processo di “demaoizzazione” a partire dalle riforme degli anni ’80 e ’90 che hanno accolto il modello occidentale hanno portato la Cina oggi ad essere tra i maggiori esportatori al mondo e al secondo posto dopo gli Stati Uniti per volume di investimenti in Africa; queste alcune delle ragioni per cui il “modello cinese” rappresenta oggi l’unico esempio di sviluppo che ha resistito alla crisi finanziaria globale. Negli ultimi 15 anni sono sorte città che accolgono 30 milioni di abitanti che hanno lasciato le campagne per cercare migliori condizioni economiche, un preoccupante fenomeno di migrazione interna di massa che sta spopolando le zone rurali.

Altre città sono state trasformate in conseguenza alla deliberata politica del trasferimento di popolazione, riconosciuta come violazione dei diritti umani, che trova applicazione grazie anche alla vigente legge sul diritto di proprietà e utilizzo del suolo da parte dello stato. Parte della popolazione che un tempo abitava vecchi edifici in condizioni fatiscenti e senza servizi igienici in pieno centro è stata indotta con incentivi a trasferirsi in periferia in super condomini moderni per fare spazio agli attuali spettacolari centri finanziari. Il risultato e’ una Cina oltremodo avveniristica con i treni a levitazione magnetica che percorrono 70 km in 5 minuti al costo di 1 euro, le megalopoli sono stupefacenti, dotate di infrastrutture efficientissime e di grandiosi esercizi commerciali sempre aperti e sempre pieni, in tutti i luoghi pubblici (parchi, strade, stazioni, metro, aeroporti) la pulizia è maniacale.

Tutti i luoghi di interesse turistico sono curatissimi e al servizio dei cinesi che rappresentano il 90% del turismo nazionale. Per ridurre l’inquinamento in tutte le città è vietato l’utilizzo di scooter a benzina, sostituiti pertanto da quelli elettrici diffusissimi ovunque perché in Cina l’acquisto di una seconda macchina comporta il pagamento di una tassa di 6/7 mila euro, tre volte il costo di una utilitaria. Dopo le 22,30 le luci, che illuminano palazzi e grattacieli tra i più alti al mondo e che costituiscono una grande attrattiva turistica come lo skyline di Shanghai, vengono spente a favore del risparmio energetico!

Eppure, anche se proiettati verso il futuro e nostalgici della perdita di valori dell’età contemporanea, è evidente nei cinesi un forte legame alle tradizioni, a partire dal cibo che svolge un ruolo prioritario nell’identità nazionale; dall’orario dei pasti che prevede la cena entro le 18,00 anche in città e consente un “giretto” in serata sgranocchiando gli amatissimi spiedini di qualsiasi cosa, abitudini che mi ha fatto pensare a perché crediamo che i cinesi lavorino 20 ore al giorno … forse quelli sfruttati in Italia; da come centinaia di giovani pensionati e pensionate (in Cina si va in pensione a 56/60 anni) ogni mattina si ritrovano nei numerosi parchi per praticare tai chi e qualsiasi genere di attività fisica con mascherina, guanti e cappello per non respirare polvere e mantenere la pelle bianca. La vita si svolge per strada, sugli ampi marciapiedi; gli anziani giocano al popolare mah jong seduti attorno ad un tavolino improvvisato; si cucina di tutto diffondendo un miscuglio di odori provenienti dalle numerosissime bancarelle; i genitori incoraggiano i figli a fare pipì, perché in Cina i bambini dopo i 6 mesi non portano il pannolino, ma speciali vestiti aperti dietro che permettono alla pelle di traspirare stimolando la gestione precoce dei propri bisogni fisiologici... e vi assicuro che funziona! Questo viaggio mi ha insegnato una profonda stima per un popolo che vive in uno stato autoritario la cui leadership promuove il concetto di “armonia” finalizzato a salvaguardare l’avvenire e alzare il livello qualitativo della popolazione; un popolo che “contribuisce” allo sviluppo del proprio paese e dell’umanità attraverso il controllo dell’esplosione demografica; un popolo consapevole della necessità del rinnovamento del Partito Comunista Cinese nonostante l’impegno del governo centrale alla risoluzione del problema delle sperequazioni sociali e dell’indigenza nelle zone rurali.
Elisabetta Franzoni *

* Elisabetta Franzoni è residente a Bologna ed è da ben 30 anni nella Segreteria Tecnica dello SPI-Cgil. E' un'assidua viaggiatrice che ha visitato moltissimi Paesi in ogni continente, ma è veramente affezionata al mondo orientale, di cui sa sì apprezzare i pregi, ma sa anche come vederne i difetti. E' autrice di appunti di viaggio, che in parte tiene per sè ed in parte utilizza per pubblicazioni. Viaggia molto con la famiglia ed è solita fissare i momenti migliori o più significativi con fotografie ed immagini.

Didascalie foto:

1- Anziani che giocano a majiong

2 -Pensionati al parco che fanno thaychi

3 - Molti hanno ancora l'abitudine di non usare pannolini ma speciali indumenti aperti dietro

4 - Il contadino che ha scoperto l'esercito  e ora firma i libri davanti al museo

Scritto in Società oggiinvia ad un amico | letto 772 volte

Inserito da redazione il Sab, 2016-10-15 05:31