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Giovanni Battista Vicini, un "eretico" del Settecento


Giovanni Battista Vicini, Carlo Goldoni e Ludovico A.Muratori : quasi un fatto di cronaca (Testo di Galileo Dallolio).
Giovanni Battista Vicini
nell’elenco degli Accademici Fluttuanti di Finale Emilia è descritto come Professore di Poesia Italiana nel Collegio de’ Nobili di San Carlo di Modena . Nell’Accademia dei Dissonanti di Modena, dove era aggregato, si legge che ’Nato a Finale nel 1709 e morto a Modena nel 1782. Abate, appartenente all’Arcadia, poeta primario di Corte e storico di Correggio. Alcuni suoi scritti in versi sono ricordati dal Tiraboschi. Appartenne alla Colonia Erculea dell’Arcadia con il nome di Filidoro Meonidese’.
Un tranquillo professore, parrebbe. Salvo che un testimone d’eccezione , Carlo Goldoni, assiste ad una scena molto particolare , attraverso la quale e per quanto poi si leggerà in L.A.Muratori, Vicini appare una personalità molto diversa.
In mezzo a una grande folla vidi un patibolo alto cinque piedi, sul quale stava un uomo a testa scoperta e con le mani legate: era un abate, che conoscevo, letterato assai illuminato, celebre poeta, conosciutissimo e stimatissimo in Italia: era l’abate G..B..V..Un prete teneva in mano un libro; un altro interrogava il paziente, il quale rispondeva con alterigia; gli spettatori battevano le mani e lo incoraggiavano; i rimproveri aumentavano, l’uomo oltraggiato fremeva. Non potei resistere oltre; me ne andai pensoso, scosso, stordito; immediatamente fui assalito dai miei vapori; rincasai, mi chiusi in camera, immerso in tristissime riflessioni, umiliantissime per l’umanità. ‘Gran Dio!’ dicevo tra me, a che cosa non siamo esposti in questa breve vita che siamo costretti a trascinare? Ecco un uomo accusato d’aver tenuto discorsi scandalosi a una donna che era andata a confessarsi. Ma chi l’avrà denunciato? E’ stata la donna medesima. Cielo! Non è dunque punizione sufficiente essere disgraziati?” (Carlo Goldoni,Memorie , Rizzoli BUR 1993, pag.106)
- Nel libro dei Processi del tribunale dell’inquisizione di Giuseppe Trenti, si legge che Giovanni Battista Vicini è stato processato per proposizioni ereticali negli anni 1747, 1760, 1776, 1778.
- Ludovico Antonio Muratori
, ed è probabile che si stia riferendo alla scena vista da Goldoni, scrisse al cardinal Fortunato Tamburini a Roma il 20.10.1747 ‘Intenderà vostra Eminenza quanto è avvenuto del Vicini, detenuto qui dal Santo Uffizio. Mi ha fatto orrore l’ultima sua pazzia, per cui il veggo perduto. Gli ho fatto più prediche: poco ne ha approfittato .Finalmente avrebbe col tempo potuto sperare indulgenza: ha rovinato tutto. Noi perderemo uno dei nostri migliori ingegni in belle lettere’.


Dopo alcuni mesi, Muratori si rivolge ancora al Cardinal Tamburini e, riferendosi all’inquisitore , il domenicano Marcolino Squarcioni da Argenta , scrive ‘Mi dicono che sia venuto il processo del Vicini. Cosa contenga nol so. Ben so che questo reverendissimo attrapolò lo stesso suo vicario per tirare esso Vicini all’Inquisizione, tiro detestato da tutti i suoi religiosi. So ch’egli non voleva scrivere le parole di chi deponeva in favore di lui e fu sgridato per questo. So ch’egli si crede di farsi un gran merito costì col non avere carità alcuna, e presso Dio con dolersi di non aver più prigioni e con diventare mortali tutti i peccati veniali. Quando mai ci libererete da quest’uomo? Un simile non c’è stato a’miei giorni. Chi potesse sapere il nome degli accusatori del Vicini, forse troverebbe che è una donna pubblicamente screditata e qualche suo rivale. E credono alcuni che, negativo sul principio, abbia poi per disperazione confessato il vero e non vero (…).Per me non ho mai sentito parola men che cattolica da lui. Si vuole ch’egli abbia qui un’altra persona disgustata a cagion di un sonetto che non ho veduto, credendolo suo’. Fortunato Tamburini fu fatto cardinale da Benedetto 14°, era fratello di Michelangelo, generale dei Gesuiti ed intrattenne un intenso rapporto epistolare con
Muratori.


- Nel capitolo Dissidenti nella Storia dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, 2° vol. di A.Barbieri e G.Silingardi, a pag.7 si legge (…)" Una terza vittima: il poeta ed abate G.B.Amici, imputato di proposizioni ereticali, di falso dogma in materia sensuale ed’altri consaputi attentati’ venne difeso dal Muratori che lo giudicava uno dei migliori nostri ingegni in belle lettere. Il Vicini animava un circolo culturale in cui facevano parte famosi personaggi e vari ecclesiastici. In un primo tempo venne condannato a 10 anni di carcere, poi, nel 1772, nuovamente denunciato all’Inquisizione….."
Poi, nel capitolo I MassoniA Modena si cominciò a parlare di massoneria poco dopo il 1730: i membri erano, per lo più, aristocratici e burocrati di un certo rilievo…e vari componenti del Circolo di intellettuali dell’abate Giovanni Battista Vicini’ .
- Infine, in Giuseppe Orlandi, Per la storia della Massoneria nel ducato di Modena dalle origini al 1755, Aedes Muratoriana 1981, si legge che ‘ In un primo momento il Vicini e i suoi amici si riunivano presso Francesco Rizzi, notaio vescovile; poi nelle abitazioni del dottor Renzi (per tre anni), del Corradi (per due anni), del conte Bellencini e del dottor Creponi. La sera erano soliti frequentare anche la ‘bottega del caffè dirimpetto a S.Carlo. Dopo l’arresto del Vicini, alcuni suoi amici si riunivano in casa del marchese Farinelli’(a pag.74).
- Le considerazioni conclusive sono le seguenti : il Settecento, nel Ducato estense e quindi a Finale, è stato un periodo di inquietudini e di cambiamenti . Le cose in movimento erano molte e oggi è utile cogliere analogie e differenze con quanto stava avvenendo altrove , in particolare nelle aree della scienza , dell’ economia e della politica. Così come si legge nei volumi sul’ Settecento Riformatore’ dello storico Franco Venturi, figlio di Lionello il grande storico modenese dell’arte . Il primo, che ha per titolo Da Muratori a Beccaria, apre una collana che ‘ ha rappresentato un fondamentale punto di svolta della moderna storiografia. Grazie ad esso lo studio del Settecento italiano, in aperto spirito di rottura rispetto alle tradizionali interpretazioni degli storici della letteratura e della filosofia, diventava studio della politica, intesa come volontà di trasformazione della società in tutte le sue espressioni. Il Settecento che ci viene trasmesso da Venturi non è piú, soltanto, il secolo di Goldoni, di Parini e di Alfieri, ma quello di Verri, di Beccaria e di Genovesi, di Galiani, di Filangieri e di tante altre figure tutte ugualmente partecipi di una complessa volontà di cambiamento. Tra riforma e utopia, tra i limiti della realizzazione pratica e il desiderio che alimenta l'azione, furono proprio questi sforzi a inserire l'ltalia nell'età dei Lumi

Galileo Dallolio galileo.dallolio@gmail.com ‘ Fluttuanti-Finale Emilia- 2012, Gruppo Studi’


Scritto in Finale Emilia (MO) | Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 1617 volte

Inserito da redazione il Lun, 2014-09-22 08:00