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Gli ebrei che gestivano le barche della piccola Venezia della Bassa


La tredicesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, è stata celebrata domenica 2 settembre in piazza Mazzini a Modena, a Carpi e a Finale in altre 63 località italiane e in ventotto Paesi europei.
A Finale cittadina del territorio modenese sul confine col bolognese, tra le più colpite dal recente terremoto, la celebrazione è stata sottolineata da due visite guidate la cui cronaca ci viene raccontata da Manuele Palazzi e dalla Gazzetta di Modena * con questo testo:
“ L’interesse per la cultura e la storia locale ieri ha trovato nuova linfa ed argomenti grazie alla dodicesime edizione della “Giornata della cultura ebraica”, essendo Finale nel circuito della “Unione delle comunità ebraiche italiane” dal 2001.
Sono le 11.30 di mattina, quando si raduna una piccola folla di circa 30 persone in via Trento Trieste, a seguire la prima delle due visite guidate al Ghetto ebraico con la dottoressa Maria Pia Balboni, autrice del libro “Sigilli di eternità”, testo che racchiude i documenti e lo studio storiografico sulla cultura ebraica a Finale. Presente alla lezione-guida anche il dottor Stefano Arieti, docente di storia della medicina e antropologia medica dell'Ateneo bolognese, nonché fondatore della “Comunità ebraica riformata” di Milano.
Si parte con uno sforzo d’immaginazione: la via che ora porta al quel che resta del Castello delle Rocche, una tempo costituiva il letto del fiume Panaro, dalla chiusa dove fino al 20 maggio svettava la 'Torre dell'orologio coi suoi 32 metri d’altezza e il porto antistante, in piazza Baccarini. Dalla torre di cinta, nascosta tra i fabbricati moderni; oggi di proprietà della famiglia Fregni che apre le sue porte per la visita; fino alla piazza i primi insediamenti ebraici.
Dal 1541 controllavano il trafficato mercato fluviale, fino al 1736, data di ghettizzazione. Data tardiva rispetto alle altre comunità, che conferma il buon rapporto tra i duchi estensi e i potenti mercanti ebrei. In via Torre Portello ancora ben visibili i vecchi numeri civici con le lettere che ne determinavano la zona, “T” per gli ebrei del ghetto, e “N” per i cristiani che vivevano nella zona confinante.


Tra i portici di via Trento Trieste la storia è raccontata dagli affreschi sulle volte, immagini del vecchio alveo del Panaro e i tanti ponti che ne facevano una Piccola Venezia, affrescati per ricordare la veduta, dopo che il fiume fu fatto defluire fuori dal paese nei primi anni del novecento.
Tra le vie del ghetto, l'edificio che ospitava la Sinagoga, il luogo dove si insegnava la cultura ebraica, con a fianco la casa del maestro, oggi casa dell'architetto Braida. Si passa dall'iscrizione che ricorda Rubino Ventura, nella via omonima che ne ospitò i natali, militare sotto l'impero napoleonico e poi generale del regno di Lahore, insignito della “Legion d'onore”.
La comunità ebraica finalese si è sciolta nel 1923, quando è venuto a mancare il numero formale di 10 uomini adulti a decantare le preghiere della Torah per l'anno nuovo, come da tradizione. L'ultimo ebreo che ha abitato il paese è Ciro Castelfranchi, morto nel 1963. Dal 2007 invece, è stato insignito come cittadino onorario il giornalista Arrigo Levi, per la sua discendenza dalla famiglia Donati.

* Info da  galileo@bottegadellaformazione.it

Scritto in Finale Emilia (MO) | Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 1025 volte

Inserito da redazione il Mar, 2012-09-04 15:08