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Come nel 1500 e 1600, la terra ha tremato ancora a Bologna, Ferrara e nel Modenese


Il terremoto del 20 maggio 2012 evidentemente non bastava a dare sfogo alla spinta furiosa degli strati geologici che apparentemente stavano in letargo sotto la pianura tra Reno e Panaro e che si erano improvvisamente risvegliati alle 4,4 di quella mattina di domenica. Ed ecco che la mattina di 9 giorni dopo, 29 maggio alle ore 9, un'altra spinta violenta ha scosso la terra quasi nelle stessa area, spingendosi solo un po' più a nord- ovest e allargando la sua sfera di influenza, facendosi sentire in tutto il nord Italia, fino a Milano e oltre ( Vedi alcune foto e mappe  nella nostra Galleria fotografica, in barra verde in alto).
Oltre ai comuni già duramente colpiti dal sisma nell'area
modenese-ferrarese bolognese, la furia della terra ha travolto con particolare intensità anche i comuni di Cavezzo, Mirandola, Medolla, S. Possidonio, Concodia sulla Secchia, Novi, Moglia, Rovereto di Novi e altri del modenese e del mantovano, radendo al suolo centinaia di capannoni industriali e abitazioni. Molti danni al patrimonio artistico, storico e residenziale sono stati  registrati anche a Cento e Pieve di Cento che dalla prima scossa erano stati solo sfiorati.
I sismologi ritengono si tratti non di scossa di assestamento conseguente al terremoto del 20, ma di
un secondo terremoto vero e proprio, forse connesso al primo, ma con suo percorso.
Così
adesso non siamo più sicuri di niente. Possiamo prevedere solo un sicuro futuro di incertezza e imprevedibilità degli eventi sismici in Emilia, per chissà quanto tempo.
Alle rovinose conseguenze del primo terremoto si sono aggiunte le rovinose conseguenze del secondo, ancor più devastanti:
17 morti e 350 feriti e oltre 8mila le persone sfollate che hanno dormito nelle tende o in auto, oltre alle 6mila che già vivevano nelle tendopoli allestite in precedenza. E la terra continua a tremare, con decine di scosse minori che mantengono in ansia le popolazioni.
La causa di questo catastrofico risveglio?
La causa generale è nota ed è sempre la stessa; cioè la spinta della placca africana contro quella euroasiatica per cui abbiamo gli Appennini che viaggiano in direzione delle Alpi. Lo scontro accumula energia che viene liberata dal terremoto. La Pianura si accorcia da Nord a Sud di qualche millimetro all’anno e in prospettiva, fra qualche milione di anni, sprofonderà sotto la catena alpina. Questo fenomeno scuote da millenni la regione, sia pure, con un’intensità non rilevante, almeno da quando ne abbiamo traccia1.
Ce ne eravamo scordati perchè erano secoli che terremoti di tale gravità non avvenivano in queste zone. Eppure le antiche cronache e i libri di storia che siamo andati a ripescare in biblioteca lo hanno scritto, nero su bianco; e ne hanno dato finalmente notizia anche gli organi di stampa, dove di solito la storia è quasi ignorata.
Il primo terremoto di cui si ha notizia a Bologna risale al 1147, poi è citato quello del 1222 che fece crollare il tetto della cattedrale di S. Pietro. Nel secolo 1300 se ne contarono 5 e nel corso del 1400, 8; si racconta che nel 1408 le scosse furono così forti che le campane di tutte le chiese si misero a suonare da sole; il 21 e 22 dicembre 1455 crollarono molti edifici e vi furono vittime2.
Ma il terremoto più famoso e devastante fu quello del
1504-1505, che fece tremare Bologna per giorni, anzi per mesi, fino al 19 maggio 1505. Le antiche cronache non sono concordi sulle date di inizio e di fine del fenomeno scismatico. Di certo fu di lunga durata. Un cronista scrisse che ebbe inizio il 24 dicembre 1504 e fu un “orribile terremoto che distrusse parte della terra e della città di Bologna... Si fecero processioni e orazioni e dopo quaranta giorni cessò il divino castigo3. Altri riferiscono dei danni gravi al palazzo dei Bentivoglio e a varie chiese importanti e la popolazione era terrorizzata. Giovanni II Bentivoglio, allora Signore di Bologna, preoccupato per i danni e per placare la paura, commissionò a Francesco Francia un affresco nella Sala d'Ercole Farnese del palazzo comunale, raffigurante una Madonna che protegge Bologna dal terremoto.
Seguirono due secoli di relativa quiete, con saltuari fenomeni sismici più lievi. Se ne cita invece uno piuttosto forte tra giugno e luglio del
1779. E anche in questo caso per placare la paura e invocare la protezione della Madonna fu commissionato al pittore Gaetano Gandolfi un dipinto da mettere nella Cattedrale, che raffigura i santi Emidio e Ivo che invocano la protezione della Madonna di S. Luca sulla città.
Nel 1800 sono registrati solo 4 episodi di modesta entità e bisogna arrivare al
1929, alle 5,44 del 10 aprile, per sentire di nuovo tremare con forza Bologna e la parte della provincia, soprattutto nella valle dell'Idice; e le scosse furono avvertite in tutto il nord Italia. Ma seguirono altre forti scosse il 19 e il 29 aprile, e l'11 maggio e lo sciame sismico si protrasse fino al mese di ottobre. Tanti gli edifici civili e religiosi lesionati o resi inagibili. Alcuni comuni come Bazzano, Castello di Serravalle, Monteveglio, Crespellano, Sasso Marconi furono ufficialmente dichiarati “zona terremotata”; migliaia di persone , terrorizzate, furono accampate in tende per mesi 4 .
Se da Bologna ci spostiamo a
Ferrara e al suo circondario (circa 60 km di distanza tra le due citta, confinanti le province), troviamo la citazione di un fortissimo terremoto tra il 1570 e il 1574 di cui si registrarono duemila scosse che si protrassero in quegli anni. Si ebbero morti e danni ingenti alla città, con metà delle case lesionate, tanto che gli Este, Signori del Ducato, se ne fuggirono e stettero lontani dal loro palazzo per circa un anno. E cercarono riparo altrove ben undicimila persone.

Le scosse furono di varia intensità, raggiungendo fino il settimo grado. Le ultime scosse furono avvertite proprio a Finale Emilia.Nelle settimane precedenti le carte raccolte raccontano di rumori intensi come acque scroscianti e rombanti uditi vero Ravenna prima che le scosse facessero crollare camini e terrazze” riferisce Romano Camassi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia in una intervista5.
Secondo il Catalogo dei Forti Terremoti Italiani, curato dalla professoressa Emanuela Guidoboni, il 40% degli edifici fu danneggiato; chiese, palazzi crollati o crepati, tutta la parte medievale di Ferrara ne fu irrimediabilmente ferita. Le scosse furono avvertite anche a Venezia, Pesaro, Bologna e Modena.
Altri studiosi storici come il Fenaroli hanno raccontato di fenomeni di luminescenza nell'aria e liquefazione dei terreni e una fessura lunga un chilometro che si aprì nelle mura della città.

Sempre il Camassi riferisce che tra il 1561 e il 1574 negli stessi luoghi ove si è verificato il sisma dei giorni scorsi di terremoti ce ne furono tre, di diversa intensità; e ci fu già allora chi cominciò a pensare ad una architettura antisismica, proponendo alcuni accorgimenti di rinforzo alle strutture.

A conferma di quanto riferito sopra, ci sono anche antiche cronache centesi che all'anno 1561 riportano: “Alli 22 novembre la notte seguente tirò il terremoto due volte una dietro l'altra con tanto strepito che li padri Zoccolanti (o Cappuccini) essendo in coro dicendo mattutino pensarono che ruinasse il mondo e che la chiesa et il convento cadesse e ciascuno cominciò a fuggire di paura...”6. E, ancora,” Li 24 aprile dell'anno 1672, giorno sagro alla Cena del Redentore, per tre volte replicò sì fieramente il terremoto che le campane suonarono da sé medesime”.
Ovvio che, alla luce di questi fatti, del presente e del passato, ora non si può più dire che la pianura emiliana “non è zona sismica”.

Ricerca di Magda Barbieri

* La foto in alto (scattata dai Vigili del fuoco) mostra la grande crepa che si è aperta nei campi e lungo le strade di S. Carlo, in comune di S. Agostino (FE), dove sono affiorate anche sabbie bagnate provenienti da strati sotterranei lungo un alveo di Reno dismesso nei primi decenni del 1700

1 Il corriere.it, testo di Giovanni Caprara con intervista a Claudio Carabba dell'INGV, 30 maggio 2012)

2Marco Poli in QN La storia si ripete. Torna il calvario di cinque secoli fa” 30 maggio 2012

3Manoscritti di Pellegrinio Orlandi, in Archiginnasio, fondo Ubaldo Zanetti, scritto nel 1744 , probabilmente da fonti precedenti. Altra citazione è da Gina Fasoli “Bologna in età medioevale”, in “Storia di Bologna”

4Marco Poli op. cit..

5La Repubblica 30 maggio2012, art. di Caterina Pasolini, pag. 13

6“Zibaldone centese. Fatti e fatterelli dalle antiche cronache”, a cura di Didaco Tangerini, 2004, pag. 31 e pag. 77

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Inserito da redazione il Ven, 2012-06-01 10:25