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Claterna, nuovi scavi da vedere. Roberto Frazzoli


- Le trasformazioni di una domus romana sono oggi al centro dell’interesse degli archeologi che studiano la città sepolta nei pressi di Ozzano Emilia. Già visitabili la “domus dei mosaici e un piccolo museo archeologico.-
- Riprendono gli scavi nell’area archeologica di Claterna, la città romana che sorgeva sulla via Emilia tra gli attuali centri di Maggio (comune di Ozzano Emilia) e Osteria Grande. L’interesse degli studiosi si concentra ora su un edificio che riassume in sé tutta la storia dell’insediamento, dalla sua fondazione – avvenuta nel secondo secolo avanti Cristo - fino alla sua definitiva scomparsa. Proprio grazie alle ricerche condotte recentemente su questa casa è stato possibile stabilire che la vita di Claterna è proseguita fino al quinto-sesto secolo dopo Cristo, mentre in precedenza gli archeologi ritenevano che la scomparsa dell’insediamento fosse avvenuta in tempi più remoti. Il nuovo progetto di scavo triennale ha preso il via lo scorso mese di luglio 2011; l’iniziativa, che è stata presentata alla stampa il 27 luglio, è coordinata dall'Associazione Civitas Claterna e diretta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna. Lo scavo è condotto da archeologi professionisti coadiuvati dai gruppi di volontariato locale; nel periodo iniziale, al progetto hanno partecipato anche studenti delle università di Venezia (Ca’ Foscari), Bologna e Ferrara.
Diciotto ettari di civiltà romana

Prima di vedere in maggior dettaglio i motivi di interesse dell’edificio oggetto di studio, ricordiamo in breve alcuni elementi riguardanti Claterna. La città occupava un’area di circa diciotto ettari a ovest del torrente Quaderna; è evidente il legame tra i due toponimi, ritenuti di origine etrusca. La totale scomparsa in epoca tardoantica fa di questa città un caso piuttosto raro nella nostra regione: quasi tutti i centri abitati romani, infatti, sono riusciti a sopravvivere alla caduta dell’impero d’occidente ed esistono ancora oggi. I resti di Claterna dormono sotto un sottile strato di terra coltivata; i ritrovamenti archeologici, pertanto, sono poco “spettacolari”, si tratta essenzialmente di pavimenti e fondazioni (oltre a molto vasellame, monete ecc.). L’esistenza di questo sito archeologico è ben nota da lungo tempo: scavi condotti alla fine del 1800 hanno portato al ritrovamento di vari reperti interessanti, tra cui un bel mosaico policromo conservato al Museo Civico Archeologico di Bologna. Come tutte le città romane, anche Claterna aveva una pianta scandita da strade ortogonali (cardini e decumani), un tempio e un foro. La presenza dei resti di edifici tuttora sepolti è facilmente intuibile osservando la vegetazione che cresce sui campi coltivati: lo scorso mese di luglio, ad esempio, i campi di erba medica a sud della via Emilia mostravano evidenti chiazze di diverse tonalità cromatiche.

Da villa a bottega di fabbro

Veniamo dunque all’edificio oggetto dei nuovi scavi, che era adiacente alla via Emilia – sul lato nord, cioè a sinistra procedendo da Bologna verso Imola. Si tratta di una “domus” (una villa, in pratica) fondata in età repubblicana, che fu abitata fino all’età imperiale e subì quindi una serie di profonde modifiche, continuando ad essere utilizzata fino al periodo tardoantico (quinto-sesto secolo dopo Cristo). Gli ampi spazi furono suddivisi in piccole stanze, forse per ospitare più nuclei familiari, mentre la parte di edificio che si affaccia sulla via Emilia fu probabilmente utilizzata da un fabbro. Il risultato di questa storia plurisecolare è una sovrapposizione di tanti strati diversi, dai quali gli archeologi riescono a ricavare una mole di informazioni: la successione delle diverse fasi evolutive, i resti delle relative strutture, le tracce di eventi che hanno danneggiato l’edificio (un incendio e un crollo). Per questo l’area è molto interessante anche dal punto di vista didattico, come palestra per gli studenti di archeologia. In quello che a colpo d’occhio appare come un piano di terra battuta cosparso di pietrisco, l’occhio esperto dell’archeologo riesce a riconoscere resti di tramezzi realizzati con graticci in legno e intonaco di argilla, buchi in cui erano conficcati pali, pavimenti consumati dal lavoro del fabbro, piccole discariche di rifiuti, e perfino la ghiaia della via Emilia - quella del tracciato originale, che in quel punto scorreva un po’ più a nord rispetto a oggi. La nuova campagna di scavi è finanziata quasi interamente dalla società CRIF ed è sostenuta da IMA S.p.A.

La domus dei mosaici

Le ricerche recenti hanno portato alla luce anche i resti di un altro edificio di rilievo, che sorgeva a sud della via Emilia (cioè a destra, procedendo da Bologna verso il mare), a una certa distanza dalla strada consolare. Anche in questo caso, ovviamente, i ritrovamenti si limitano al pavimento e alle fondazioni, ma l’effetto è molto più godibile per l’osservatore profano poiché gran parte del pavimento in questione è costituito da un mosaico. Si tratta di motivi geometrici bicolori, relativamente ben conservati se si escludono alcuni solchi dovuti forse ai lavori agricoli. La “domus dei mosaici” è stata protetta da una tettoia ed è visitabile, così come il museo archeologico aperto recentemente a Ozzano Emilia. Obiettivo della Soprintendenza per i Beni Archeologici è la creazione di un percorso storico che raccordi le tracce delle tre etnie costituenti il mix bolognese: i romani a Claterna, gli etruschi a Marzabotto, i celti a Monterenzio (Monte Bibele).
Per informazioni su Claterna e sulle visite guidate all’area archeologica, contattare l’associazione Civitas Claterna: www.civitasclaterna.org.

Roberto Frazzoli

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Inserito da redazione il Gio, 2011-09-01 14:37