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Toponimi e idronimi di Molinella. Uno studio di Tullio Calori


Per la rassegna Incontro con l'Autore a Molinella
- Lunedì 2 maggio alle ore 20,30, in Biblioteca,
il socio del gruppo di Studi pianura del Reno Tullio Calori
presenta il suo studio "Molinella, fra idronimi e toponimi",
in un incontro ad ingresso libero.
Il volume approfondisce la precedente opera "Canali e mulini nel territorio di Molinella (secoli XV-XIX)", tratta dalla pubblicazione "Mulini, canali e comunità della pianura bolognese tra Medioevo e Ottocento".
Riportiamo qui alcuni stralci dalla sua relazione presentata a suo tempo nel convegno dedicato all'argomento.
Viene citata la bonificazione dei nostri territori acquitrinosi da parte dei Vescovi ravennati prima del Mille con scavi di canali per il transito di barche, la pesca, le semine. Sui “correggi” si costruiscono i primi pistrini, che funzionano con la forza delle braccia di uomini ed animali, e poi si passa alla forza motrice dell’acqua e si costruiscono mulini natanti su barche non grandi per agevolare il trasporto dei cereali da macinare.
Sono frequenti le deviazioni dei corsi d’acqua, come quella dell’Idice voluta da Alfonso II d’Este nel 1581 per immetterlo nella palude di Marmorta, i tentativi dello Spernazzati, la linea Gaetana e del Lecchi ecc. fino alla costruzione del Cavo Benedettino a metà Settecento per immettere il Reno in Po di Primaro.
Il canale che in loco interviene nell’origine del nucleo abitato di Molinella è il Fondo ( fine XIII° secolo) che proviene dal nord con un corso allora non ben conosciuto. Sulle sue rive un gruppo di case prese il nome di Corte del Poggio, poi Vico Canale e in seguito Molinella, toponimo che compare ai primi del XIV° secolo ( Cronaca Rampona , Ghirardacci, ecc,). Il Fondo sarà chiamato “ del Bonello” , scolo che attraversa ancora il centro di Molinella: più a sud cambierà il nome in Canalazzo.
L’uso del nome Molinella fu facilitato dalla presenza di un mulino dei Pepoli, ma anche di altri più piccoli chiamati “mulinelle” , diffusi anche in zone più vaste (nei secoli XVI-XVII
nel territorio del molinellese si può stimare all’incirca la presenza. di venti mulini). Come il toponimo Consandolo è derivato dal corso d’acqua omonimo e dalle barche chiamate “sandoli”, così il nome Molinella dovrebbe provenire dalle “mulinelle”. Nei pressi scorrevano i canali Avedorsolo e il Valgiduro, questo ultimo formava il laghetto delle Mandrie con l’emissario scolo Zagaglia, che si getta tuttora nell’Annegale o Negale. Fondamentali i piccoli porti di Barattino e del Pesce per l’economia dei luoghi. Segnalo la “Transazione pro interim” fra Bologna e gli Estensi del 1579 che provocò spostamenti dei corsi d’acqua e dei rispettivi mulini e la suddivisione secolare del paese in territorio bolognese e ferrarese.

 

Leandro Alberti scrive che “ i Volti bolognesi ebbono un palazzo fortificato nel 1463 cum mola aquaria….”. Era un mulino natante sulle acque di un ruscello che collegava il Canalazzo con l’Annegale a pochi metri dal palazzo. Ho dettagliato le modalità del fissaggio alla riva, i tipi di cereali, i tempi di molitura del riso con strutture ricoperte da sughero, la forma delle pale in rapporto alle modifiche di parti meccaniche ed al passaggio all’albero a camme e al vapore.

Questo opificio è particolarmente noto e ben conosciuto perché nel 1854 è stato modernizzato da Poluzzi e Zavaglia, il quale applicò la forza motrice del vapore.

A fine Ottocento si cominciano a costruire i mulini all’asciutto per ottenere una maggiore produttività e così avviene per questo mulino, che passa alle turbine con la ruota di Poncelet, di Pelton e Francio ed altri meccanismi. Le nuove modalità di lavoro si interrompono nel 1911 a causa di un incendio e nel 1918 l’opificio viene demolito.

A Selva Malvezzi nel 1455 Carlo Malvezzi cura la costruzione di un mulino galleggiante con coesistenza sulla riva di magazzini e abitazione del mugnaio. Descrivo il fissaggio alla riva, la disposizione dell’interno e l’ inventario, tipologia dei cereali e del riso, rendimento, costruzione di un “cavedone”, modifiche di funzionamento, il diritto feudale del “ banno” con angherie e lavori dei villici. Segnalo la piccola macina “guadagnina”. La chiusura dell’opificio avviene a metà Seicento, ma persiste il nome “mulinazzo “ dato al luogo.

Discorso a parte merita l’eccezionale apporto alla bonificazione da parte della Bonifica Renana dal 1909 e di altre vicine che proteggono dalle inondazioni e irrigano i campi con varie modalità. 

Concludo con considerazioni sull’ influenza dei mulini nei rapporti umani in loco e sulla “conflittualità da fiume”.

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Scritto in Molinella | Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 2092 volte

Inserito da redazione il Ven, 2011-04-29 16:47