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Mathausen, memorie di un sopravvissuto


Mathausen nella testimonianza di Gigino Cortelli, in un libro e nell'intervista di Roberto Dall'Olio, assessore alla intercultura del Comune
La sera del 27 gennaio 2011 nei locali del Centro sociale Il Mulino di Bentivoglio in collaborazione con l’Amministrazione comunale è stato presentato il libro , stampato in proprio , di Gigino Cortelli, scampato allo sterminio nel lager di Mauthausen in Austria. La mattina stessa del 27 il Cortelli aveva ricevuto una medaglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite il Prefetto di Bologna. Un’onoreficenza - tardiva ha commentato Cortelli -  ma almeno serve a ricordare che tutti questi orrori sono accaduti .
Perché scrivere un libro ?
Perché mi ero ripromesso di non scrivere, ma nel corso degli anni le fandonie , le vergognose menzogne , i silenzi sulla cruda storia dello stermino mi hanno spinto a raccontare la mia storia.
Purtroppo Cortelli è una storia "esemplare"
Ha detto bene, professore, esemplare. E’ triste, ma è così. Ho vissuto l’umanità più calorosa e la disumanità più impensabile e crudele


Cosa intende dire?
Voglio dire che se mi sono salvato è stato soprattutto grazie a delle persone meravigliose che mi hanno aiutato. La famiglia Hofler e il colonnello francese Pierre, prigioniero a Mauthausen e capo della resistenza nel campo poi morto per questo.
Non lo dimenticherò mai. Al tempo stesso mi sono salvato perché non è toccato a me, per destino. Io ne sono convinto, abbiamo un destino. Perché io salvato e un mio compagno mandato a morire. Perché io e non lui? Non c’è risposta, eravamo uguali agli occhi di quegli assassini.
Lei Cortelli prova ancora odio nei confronti dei Kapò e delle SS
?
Devo essere sincero?
Sì credo di sì
Allora debbo dire che provo odio per quelle belve. Non mi passerà mai. I crimini che hanno commesso sono ancora qui davanti a me nei miei occhi come se fosse passata un’ora invece di sessantasei anni. Ma anche il capo delle camicie nere del mio paese, a Santa Maria Codifiume, lo odio per quello che mi ha fatto, anche se poi ha pagato con la vita.
E’ stato lui a spedirmi in Germania a soli 18 anni. Io non volevo partire per la leva nella Repubblica di Salò e finii in Germania come schiavo per colpa di quel gerarca del mio paese.
Signor Cortelli cosa ricorda dei lager?

La tremenda legge della morte sempre sospesa su ognuno di noi. La fine di una ragazza polacca che per aver mangiato un pezzo piccolo di margarina è stata appesa a due ganci conficcati nei seni e morta dissanguata mentre urlava e noi dovevamo lavorare. Poi ricordo gli intellettuali Ebrei che scrivevano tutto in piccoli pezzi di carta e li hanno sotterrati e dopo la fine della guerra sono stati trovati. Così hanno lasciato memoria degli orrori. Ricordo i loro canti e la dignità con la quale affrontavano la morte.

E la domenica?

Era terribile , professore. Terribile il giorno peggiore. Si poteva essere dilaniati dai cani, uccisi come per un tiro al bersaglio, loro giocavano e ridevano delle nostre vite in palio. Se avessi potuto li avrei ammazzati tutti.
Mi hanno insegnato ad odiare, una cosa orribile. Ma non mi vergogno, l’odio mi è servito a sperare di fargliela pagare un giorno. Oggi so che le cose erano molto complesse, so che l’odio è la ruggine dei popoli, ma il marchio che mi è stato impresso è indelebile.

Cortelli, ha dei rimpianti?

Sì, non aver potuto più rivedere Pierre, tutti quelli che mi hanno aiutato, ma soprattutto Pierre. Mi diceva sempre che dopo la guerra a Parigi avrebbero fatto un monumento ai deportati e io sarei andato là da lui per l’inaugurazione. Ma lui è morto a Mauthausen per non abbandonare i suoi compagni di resistenza antinazista. Poteva scappare è rimasto e là giace per sempre. E i monumenti si sono fatti attendere, altro che monumenti, nemmeno un grazie è arrivato. Su di noi da Roma, come dalle autorità di paese neanche un segno. Noi abbiamo pagato duramente, altri erano nascosti e sono venuti fuori al momento opportuno per occupare una sedia. Ho la lingua lunga, ma lo debbo dire.

Cortelli ha un attimo di emozione poi riprende : E le ripeto che mi ha fatto male essere stato trattato come una nullità, tornato a casa non ero niente, come altri miei fortunati compagni scampati allo sterminio. Niente, nessuno voleva sapere, nessuno era interessato. Oggi finalmente possiamo dire cosa è stato, cosa abbiamo patito, ma è tardi, non dobbiamo permettere che si dimentichi, dobbiamo continuare, dovrete continuare voi, con le scuole, i giovani, per portare avanti la lotta contro la crudeltà dell’uomo contro l’uomo, La politica ha fatto poco, davvero poco per ricordarci. Spero in un futuro più sensibile e attento di quello che è stato il passato. Mi dispiace dirlo, ma io la penso così.

Io Signor Cortelli la ringrazio, ancora una volta per il suo coraggio, il suo equilibrio, la sua sincerità, la sua intensità

Si sbaglia, professore, sono io che ringrazio Lei, l’ANPI, l’ANED, la sua Amministrazione, il centro sociale che ci ha ospitati, le Mondine che hanno cantato e ricordato certe ferite mai chiuse, voi che mi date voce, voi come tutti quelli che vorranno ascoltare gli ultimi testimoni come me.

* Intervista effettuata in Bentivoglio, 27 - gennaio - 2011 da Roberto Dall’Olio assessore all’intercultura al comune di Bentivoglio, Presidente della sezione A.N.P.I. di Bentivoglio.

** foto di Luciano Tartarini

 

 

Scritto in Bentivoglio | Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 1500 volte

Inserito da redazione il Ven, 2011-02-04 07:52