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"C'è un buco nell'acqua". Articoli e comunicati stampa.


L'attenzione ricevuta dagli organi di informazione per la campagna "C'è un buco nell'acqua" è stata molto scarsa (e spesso con molte lacune, in particolare quella di citare solo una delle associazioni).
Oltre alla comunicazione delle iniziative, sono stati fatti i seguenti comunicati agli organi di informazione (vedi in allegato):
> 25/03/2005   Tariffe eque e solidali
> 13/04/2005    Acque minerali: contro il decreto ministeriale
> 29/06/2995    Il mito della siccità
e sono usciti alcuni articoli (ne riportiamo qualcuno in allegato):
 > l'Unita cronaca locale - 13/03/2005 «Acqua, troppi gli sprechi» Campagna ambientalista per un consumo razionale
> l'ammazzacaffè - aprile 2005 - "Per non perdersi in un bicchier d’acqua"
> Il Resto del Carlino BOLOGNA - 09/06/2005 - Sos di Legambiente: «Troppi buchi nell’acqua»
> La Repubblica Edizione Bologna - 03/07/2005 - "Sprechi d´acqua, il Comune fa poco"


MATERIALI e RISORSE
Sono stati prodotti vari materiali di informazione, che sono a disposizione dei gruppi locali:
> manifesto campagna 70x100
> locandina campagna 35x50
> volantini vari
> striscione


Allegato COMUNICATI
Comunicato agli organi d'informazione - 25 marzo 2005

La campagna sull'acqua apre uno spazio di discussione pubblica.
Tariffe eque e solidali sono possibili.
Il prezzo dell'acqua e le tariffe del servizio idrico sono stati l'oggetto del confronto organizzato dalla campagna "c'è un buco nell'acqua" giovedì 24 alla sala conferenze del Quartiere Santo Stefano.

Andrea Cirelli, Autorità regionale per il controllo sui servizi idrici, ha evidenziato i punti di sintonia con le proposte della campagna (contrarietà alle grandi opere, politiche di risparmio) e gli elementi di disaccordo, ritenendo necessari aumenti delle bollette dell'acqua e la remunerazione tramite la tariffa degli investimenti effettuati.

Andrea Caselli, della CGIL di Bologna, partendo dall'accordo "Sindacati - Agenzia di ATO" sulla limitazione degli aumenti tariffari ha evidenziato alcune contraddizioni del sistema di gestione dei servizi idrici, come il fatto che Hera ha annunciato cospicui dividendi per i soci azionari, tra cui i Comuni, ma c'è il rischio che non si investano nel sistema idrico.

Massimo Pancaldi, per le associazioni che promuovono la campagna, ha evidenziato gli effetti negativi della mercificazione del sistema idrico che si sommano a quelli di natura ambientale, chiarendo che non si possono chiedere aumenti tariffari per finanziare opere costose e inutili, come la diga di Castrola (il vecchio progetto di un invaso sotto l'esistente diga di Suviana, recentemente rispolverato da Hera e ATO). Mentre è possibile pensarli per azioni di tutela dell'acqua, di manutenzione, di bonifica delle reti in cemento-amianto.

Sono quindi emerse posizioni diverse, questo era proprio uno degli obiettivi della Campagna, ossia essere uno spazio pubblico di confronto sull'acqua e i servizi. Questo spazio non esiste in provincia di Bologna, nonostante il conflitto fra Sindaci emerso lo scorso autunno dopo che il Sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, aveva espresso contrarietà agli aumenti delle tariffe dei servizi acqua e rifiuti. Si pensi che negli ultimi anni i Consigli Comunali hanno più volte discusso come portare Hera in borsa, ma raramente della tutela delle risorse idriche o dei costi dei servizi pagati dai cittadini.

Nel corso della discussione, Cirelli ha poi valorizzato il lavoro fatto dalle Istituzioni per l'approvazione dei piani d'ambito e ha insistito sulla esigenza di rafforzare il ruolo di indirizzo e di regolazione degli Enti pubblici, perché il sistema Aziendale procede velocemente, mentre il sistema pubblico è lento.
Caselli ha invece evidenziato un'altra contraddizione: nel bilancio 2003 di Hera si possono leggere alcune espressioni di soddisfazione per la "favorevole" annata 2003, durante la quale per effetto del caldo e delle scarse piogge vi sono stati migliori risultati nella vendita dell'acqua. Caselli ha inoltre sostenuto il ruolo del sindacato nella difesa della popolazione meno abbiente e ha proposto di discutere delle forme di "solidarietà idrica" con paesi in difficoltà di approvvigionamento, che si potrebbero attuare tramite la tariffa.
Pancaldi ha completato il quadro delle proposte concrete da portate alla discussione fra i Cittadini e i Lavoratori del settore e ai livelli istituzionali. Tra le proposte, l'investimento in risparmio idrico da una parte per ridurre gli enormi costi del sistema idrico attuale e dall'altra per consentire aumenti tariffari, ma a parità di spesa complessiva, da impiegare nella tutelare dell'acqua e delle fonti (fiumi, sorgenti, falde). E ancora, al fine di tutelare i Cittadini dal punto di vista economico e ambientale, la proposta di forniture differenziate per gli usi diversi dal potabile, in ogni caso di prevedere tariffe più alte per tutti gli usi non potabili.

Durante la serata sono state illustrate la risoluzione del recente forum alternativo mondiale sull'acqua (Ginevra 14 - 19 marzo), che a partire dall'acqua come “diritto umano” e come “ bene comune”, rispetto al tema delle tariffe richiede di ricorrere alla fiscalità generale per garantire a tutti l'accesso ad una quota vitale di acqua.
La campagna proseguirà nei prossimi mesi con altre iniziative di confronto, raccogliendo proposte e indicazioni che saranno poi portare alla attenzione dei Quartieri e dei Comuni.

info acqua@iperbole.bologna.it 051 551199 339 8194930 339 6547620 "C'è un buco nell'acqua", campagna di responsabilizzazione e mobilitazione per l'acqua buona in provincia di Bologna - promossa da: Amici della Terra, Comitato acqua bacino del Reno, Green Peace, Gruppo acquisto solidale Bo, Legambiente, WWF.


1) Comunicato agli organi d'informazione - 13 aprile 2005

ANCHE A BOLOGNA RIFIUTIAMO L'ACQUA MINERALE
CHIEDIAMO ACQUA MIGLIORE DAL RUBINETTO

L'ennesimo vantaggio per le industrie delle acque in bottiglia, contro i consumatori, gli esercenti, i cittadini, l'ambiente.

Con futili pretesti sanitari, il Ministro Marzano (Attività Produttive) pretende che da luglio nei pubblici esercizi non si versi più acqua nel bicchiere, ma si distribuisca acqua in confezioni sigillate mono-dose. Questo significa aumento dei costi, crescita dei rifiuti, più automezzi che distribuiscono le bottiglie e quindi più traffico e più inquinamento atmosferico.

Gli unici vantaggi sono per i proprietari delle acque minerali, che già pagano cifre irrisorie per le concessioni di prelievo delle acque e fanno guadagni elevatissimi.
Ancora guadagni per pochi e danni per molti.
Un gigantesco inutile mercato sostenuto dai grandi business dell'industria alimentare, della plastica, della pubblicità (e dei suoi ambigui messaggi sulle presunte virtù delle acque minerali, mentre anche recentemente sono state sospese decine di marche che non rispettavano i parametri di legge).
Questo mercato è uno dei tanti responsabili del "buco nell'acqua" denunciato dalla nostra campagna.

E intanto nulla si investe per migliorare e promuovere l'acqua degli acquedotti, comunque più controllata in generale. In questi anni le Aziende sono viste solo come strumento per fare cassa e non c'è alcun progetto per rinnovare il servizio pubblico dell'acqua.
Occorre invece uscire dal mercato delle acque minerali, valorizzando il servizio idrico, tutelando fiumi e sorgenti, risparmiando acqua per gli usi non potabili.

E mentre aspettiamo che finalmente diminuiscano le autorizzazioni al prelievo delle acque minerali (e aumentino i canoni per le Aziende), c'è una prima possibilità a livello locale: i Comuni soci di Hera devono investire i proventi economici nella manutenzione e bonifica delle condotte, nella tutela e miglioramento delle fonti, nel risparmio per avere acqua migliore da mettere negli acquedotti.

A questo punto, contro un'ennesima decisione che sceglie la logica commerciale a discapito della qualità della vita, come Campagna "c'è un buco nell'acqua" invitiamo i Cittadini a rifiutare l'acqua minerale e a richiedere acqua buona per tutti.

info: 051 551199 339 8194930 acqua@iperbole.bologna.it


2) Comunicato di invito a conferenza stampa - 29 giugno 2005

C’E' UN BUCO NELL'ACQUA -
campagna di responsabilizzazione e mobilitazione per l'acqua buona in provincia di Bologna, promossa da: Amici della Terra, Comitato acqua bacino del Reno, Green Peace, Gruppo acquisto solidale, Legambiente, WWF

3)  Il mito della siccità - Sabato 2 luglio 2005, ore 11

presso la sede di Legambiente, Cassero di Porta Galliera, piazza XX settembre Bologna

Come nell’estate 2003, la crisi idrica torna a turbare l’opinione pubblica. Negli ultimi giorni, i mass media hanno interpretato le fonti istituzionali competenti (Ministero dell’agricoltura, Autorità per il bacino del Po, Protezione civile), diffondendo notizie
preoccupanti, su fatti che sembrerebbero imporre a governanti e governati drastiche scelte: irrigare i campi o alimentare le centrali elettriche? fare una doccia o sopportare l’afa?...

Come nell’estate 2003, si tratta di interrogativi legittimi, ma che non vanno oltre la superficie dei problemi.
Questa siccità costituisce davvero un caso eccezionale, come si disse due anni fa? Oggi come allora, sembra proprio di no: le crisi si presentano regolarmente ogni anno, una volta perché piove troppo e tutto si allaga, un’altra volta perché piove poco e tutto si secca.

Ma che cosa è accaduto, allora, nel 2003, e che cosa accade oggi?

Senza dubbio le condizione climatiche attuali riducono la portata dei fiumi. Questo però non significa che il nostro territorio sia secco.
Si parla quindi di “siccità” per dire che l’acqua non basta: ma non basta per cosa?
Non basta per il funzionamento del nostro sistema agricolo e industriale, troppo esigente, che spreme i nostri corsi d’acqua oltre le loro capacità. Un sistema diverso, più razionale, non entrerebbe così facilmente in crisi di fronte a situazioni climatiche come quella attuale.

La siccità di questi mesi, dunque, è un fenomeno non esclusivamente naturale, ma anche molto "artificiale", e in quanto tale va affrontata. Certo non con le grandi opere, per le quali tutti sanno che non ci sono né tempo né soldi. Esistono invece soluzioni più rapide e praticabili.

Per discutere di questi problemi e proporre soluzioni possibili, i gruppi e le associazioni bolognesi che ad aprile hanno dato via alla Campagna “C’è un buco nell’acqua” indicono una conferenza stampa.

Si tratta infatti di un problema della società intera, non solo degli amministratori o di alcune categorie: scopo della Campagna è dar voce a tutti i cittadini sul problema dell’acqua, per garantire finalmente una gestione integrata e complessiva della risorsa, basata sul risparmio e gli usi razionali in tutti i settori e sulla capacità di ricarica idrica del territorio.

Allegato ARTICOLI

1) l'Unita cronaca locale - 13/03/2005 «Acqua, troppi gli sprechi» Campagna ambientalista per un consumo razionale
Nel Bolognese il consumo d’acqua è tra i più alti d’Europa: una media di circa 245 litri di acqua a
testa al giorno, media prodotta dal rapporto tra l’erogazione complessiva degli acquedotti per uso
privato - nelle abitazioni - e per uso produttivo (industrie, aziende, attività commerciali, etc). La
media italiana è di 249. Per responsabilizzare cittadini e istituzioni a un consumo razionale delle
risorse idriche, parte il 20 marzo la campagna «C’è un buco nell’acqua», promossa da Amici della
Terra, Greenpeace, Comitato acqua Bacino del Reno, Gruppo Acquisto solidale Bacino del Reno,
Legambiente e Wwf. Il 20 pranzo di autofinanziamento a Castel San Pietro, il 24, alla Sala del
Baraccano di Bologna, un incontro sul sistema tariffario del servizio idrico. Sono previsti anche
banchetti informativi per sensibilizzare la popolazione. Per esempio ad adottare individualmente
comportamenti responsabili, come tener chiuso il rubinetto mentre ci si lava i denti o ci si rade, far
riparare subito le perdite di acqua (un rubinetto che gocciola consuma fino a 50 litri al giorno), farele lavatrici solo a pieno carico e solo in casi eccezionali a 90 gradi (il consumo è di 150 litri di acqua,
contro gli 80 a 30 gradi). Anche le aziende possono risparmiare. Lo ha fatto, per esempio, la
Granarolo Latte. Con una modifica ai propri impianti produttivi è riuscita a ridurre il consumo di
acqua da 140 mila a 40 mila metri cubi all’anno. Ma un altro passaggio fondamentale per i
promotori della campagna riguarda «l’organizzazione delle istituzioni e la partecipazione dei
cittadini». Così, il «Comune e il Consiglio comunale devono essere il luogo di formazione ed
espressione delle esigenze locali». Chiedono l’istituzione di un referente dei cittadini per l’acqua e di
una Consulta; chiedono che l’Ato (Autorità di ambito provinciale, cui aderiscono tutti i Comuni e che
ha il compito di redigere annualmente i piani idrici, prevedendo gli investimenti sulla rete idrica e
l’indicazione delle tariffe) siano un luogo di confronto delle diverse esigenze e della loro
ricomposizione in chiave solidaristica, sulla base del sistema complessivo delle pianificazioni di
bacino.


2) l'ammazzacaffè - anno 2, numero tre, aprile 2005 - Per non perdersi in un bicchier d’acqua.


L’acqua è un bene fondamentale per la vita.
Evitare gli sprechi è possibile, ecco alcuni esempi. A Castel San Pietro in provincia di Bologna, lo stabilimento della Granarolo Latte ha ridotto da 140 mila a 40 mila metri cubi il consumo di acqua in un solo anno tramite una modifica degli impianti.

La piscina di Monghidoro, con un progetto di Agenda 21 della Provincia di Bologna, ha ridotto quasi della metà il consumo di acqua per persona.
Nei mesi di luglio e agosto 2002 prima dell’installazione dei riduttori di portata il consumo medio a presenza era di 0,439 metri cubi. Negli stessi mesi del 2003 dopo l’installazione il consumo è sceso a 0,259 metri cubi.
Perché questi begli esempi non rimangano esperienze isolate e frutto della volontà di singole realtà è necessario un lavoro di educazione e sensibilizzazione al tema. Per questo è partita da poco più di un mese, a cavallo della giornata mondiale dell’acqua dello scorso 22 marzo, la campagna provinciale “C’è un buco nell’acqua” promossa da Gruppo acquisto solidale Bologna, Greenpeace, Legambiente, WWF, Amici della Terra, Comitato acqua bacino del Reno.
Un’occasione di discussione su questo bene sempre più sfruttato e consumato e un’occasione per mobilitare e responsabilizzare i cittadini su un tema ancora troppo poco sentito e discusso in ambito istituzionale. Fra gli obiettivi la raccolta di idee e proposte sulle politiche di risparmio ambientale per un sistema più efficace e meno invasivo di approvvigionamento idrico a fronte degli attuali sistemi usati.
I risultati di questo lavoro arriveranno poi sul tavolo degli enti per favorire progetti di risparmio e uso razionale dell’acqua.
Dal 2002 in ogni provincia è stata attivata l’agenzia di ambito territoriale ottimale, ATO, in base ad una convenzione fra tutti i comuni della provincia per la gestione del sistema idrico.
Per l’approvvigionamento dell’acqua c’è in cantiere una grande opera, un vecchio progetto rispolverato, che prevederebbe la creazione di una nuova diga ad uso idropotabile, la diga di Castrola, sotto il lago di Suviana, vicino Castel di Casio. Questo comporterebbe lo sbarramento del fiume Limentra di Treppio.
Il progetto non piace ai promotori della campagna preoccupati per lo sfruttamento da più di 30 anni delle falde profonde e per il pesante impatto che avrebbe sull’Appennino bolognese già gravato da cinque dighe.
Scopo della campagna il risparmio dei consumi idrici per l’agricoltura, le aziende, e gli usi domestici, con l’obiettivo ambizioso di ridurre i consumi civili da 170 litri pro capite al giorno a 150. Per fare questo l’unica soluzione è investire sull’ambiente, non dimenticando che le falde faticano a ricaricarsi.
A questo si può ovviare anche con piccoli accorgimenti mirati al recupero delle acque grigie di scarico e all’uso di quelle piovane per i servizi che non necessitano di acqua potabile. Inoltre grande attenzione è rivolta alla tutela delle sorgenti soprattutto in seguito ai lavori per la variante di valico che rischia di “forare” le falde di alta quota causando ingenti sprechi d’acqua.


3) Il Resto del Carlino BOLOGNA - Pianura 09/06/2005 Sos di Legambiente: «Troppi buchi nell’acqua»


L'attuale sistema idrico bolognese è costoso e fondato sullo spreco. Non dà sicurezza per il futuro e
non è compatibile con l'ambiente. Questa la denuncia lanciata nel corso di una serie di convegni
promossi da Legambiente dal titolo ‘C’è un buco nell’acqua’. «L’elevata difficoltà di
approvvigionamento di acqua — sottolinea Alfredo Sambinello (nella foto), della sezione di
Medicina — dipende dalla mancata tutela ambientale di fiumi, sorgenti, falde e dalla interruzione dei
cicli dell'acqua (cave, dighe, sbarramenti). I sistemi idrici sono diventati costosi e insicuri». A tale
riguardo Legambiente punta l’indice contro «il progetto della diga di Castrola, a Castel di Casio,
pericolosa, costosa e non necessaria, che causerebbe aumenti delle tariffe e peserebbe
ulteriormente sull’Appennino bolognese, già gravato di altre cinque dighe». Nel mirino pure «i nuovi
pozzi di Calderara, inutili anch'essi, che danneggerebbero ulteriormente le falde acquifere». Per
questo Legambiente chiede «un sistema senza sprechi e con tariffe sostenibili, condotte sane e non
a rischio di inquinamenti, basato sulle capacità naturali del territorio, sulla tutela dei fiumi e delle
sorgenti». Per fare ciò occorre arrivare a raggiungere «il risparmio idrico e gli usi razionali in ogni
sede, a casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, riducendo anche i prelievi di acqua per l'agricoltura e
l'industria. Chiediamo che ogni Comune — discuta la nuova politica dell'acqua, che non deve
essere lasciata nelle mani delle aziende».

le lavatrici solo a pieno carico e solo in casi eccezionali a 90 gradi (il consumo è di 150 litri di acqua,
contro gli 80 a 30 gradi). Anche le aziende possono risparmiare. Lo ha fatto, per esempio, la
Granarolo Latte. Con una modifica ai propri impianti produttivi è riuscita a ridurre il consumo di
acqua da 140 mila a 40 mila metri cubi all’anno. Ma un altro passaggio fondamentale per i
promotori della campagna riguarda «l’organizzazione delle istituzioni e la partecipazione dei
cittadini». Così, il «Comune e il Consiglio comunale devono essere il luogo di formazione ed
espressione delle esigenze locali». Chiedono l’istituzione di un referente dei cittadini per l’acqua e di
una Consulta; chiedono che l’Ato (Autorità di ambito provinciale, cui aderiscono tutti i Comuni e che
ha il compito di redigere annualmente i piani idrici, prevedendo gli investimenti sulla rete idrica e
l’indicazione delle tariffe) siano un luogo di confronto delle diverse esigenze e della loro
ricomposizione in chiave solidaristica, sulla base del sistema complessivo delle pianificazioni di
bacino.

4) La Repubblica Edizione Bologna - 03/07/2005 - "Sprechi d´acqua, il Comune fa poco"


"C´è un buco nell'acqua". E´ lo slogan della campagna lanciata da Legambiente e altre associazioni
ambientaliste per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni sul tema del risparmio idrico. Secondo dati
regionali, in Emilia Romagna si consuma più acqua di quanto il sistema naturale riesca a riprodurre:
20 milioni di metri cubi di acqua di troppo che, in pochi anni, rischiano di impoverire le falde e i fiumi.
Tra le cause dell'emergenza-siccità ci sono l'inquinamento, la costruzione incontrollata nelle zone
di ricarica delle falde acquifere ma anche i consumi elevati e gli sprechi.
«Solo a Bologna il 20% dell'acqua distribuita si disperde nell´inadeguata rete dell´acquedotto civile»
afferma Massimo Pancaldi del Comitato acqua bacino del Reno e aggiunge: «L´acqua potabile
viene utilizzata anche per lavare le strade, raffreddare impianti industriali e perfino per lo scarico del
wc». Ridurre le disfunzioni e ottenere un Piano provinciale per la gestione del sistema idrico attento
al risparmio delle risorse sono i principali obbiettivi delle associazioni che chiedono anche un
maggiore interessamento dei soggetti pubblici. Nino Pizzimenti, presidente di Legambiente
Bologna, lamenta infatti la scarsa attenzione delle istituzioni comunali e l´eccessiva delega della
questione acqua alle aziende private. «Per usare una battuta, in consiglio comunale se ne lavano le
mani: sono venti anni che non si tiene una seduta sul tema. Oggi è tutto in mano all´Hera che,
nonostante si presenti come un´azienda attenta all´ecosostenibilità, non attua certo politiche che
incentivino al risparmio dell´acqua».
> piccola mostra sull'acqua nel mondo e nel nostro territorio.

Tutti i materiali sono stati pagati già pagati con i contributi delle associazioni e le iniziative di autofinanziamento.

(*) 

Testi raccolti dal Comitato promotore, a cura di Massimo Pancaldi, del Comitato acqua Bacino del Reno e socio del Gruppo di Studi Pianura del Reno 

(**) Il logo in alto è tratto da un depliant informativo edito dalla Provincia di Bologna e da ATO5 

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Inserito da redazione il Dom, 2005-08-14 19:52