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2 Mostre sul colera a Bologna e altre epidemie


Per la XII Settimana della cultura, tra le varie iniziative in programma a Bologna, nel palazzo  dell'Archiginnasio, piazza Galvani 1,  sono state allestite 2 mostre che resteranno aperte  a lungo, per l'interesse storico- documentale  che rappresentano:
- “1855 Cholera morbus. Società e salute pubblica nella Bologna pontificia(*)
dal 20 aprile 2010 al 21 agosto 2010.
Orario: da lunedì a venerdì ore 9-19,00, sabato 9-14,00, festivi chiuso. Agosto: lunedì-sabato 9-14

 


-VECCHIE E NUOVE EPIDEMIE Viaggio dalla peste nera alla pandemia influenzale” (**)
dal 20 aprile 2010 al 16 maggio 2010. Orario: da lunedì al venerdì ore 9 -19,00. sabato dalle 9 -14. chiuso i festivi
(*) Bologna, estate del 1855: una terribile epidemia di colera causa 4000 morti in pochi mesi. La città è sotto choc, in migliaia fuggono nelle campagne, mentre il Municipio tenta di fronteggiare la diffusione del morbo aprendo lazzaretti e Uffizi di Soccorso, ma sarà quasi tutto inutile: il colera era una malattia misteriosa, di cui non si sapeva nulla e tutte le terapie risultarono inefficaci.La Biblioteca dell'Archiginnasio racconta l'epidemia con una mostra, basata per lo più su proprio materiale, ma anche su documenti dell'Archivio Storico del Comune e della Società Medica Chirurgica.
La Deputazione Straordinaria di Sanità, appositamente creata per gestire l'emergenza, dovette affrontare problemi enormi, dalla cura dei tantissimi malati, al seppellimento di migliaia di cadaveri.
Cercò di attuare provvedimenti per fermare il contagio, ma non si sapeva che il vibrione del colera, non ancora scoperto, si diffondesse in particolare attraverso le acque dei pozzi e dei canali contaminate dai liquami infetti. L'acqua, per secoli la grande ricchezza di Bologna, si trasformò in strumento per diffondere la morte.


La mostra racconta come si viveva a Bologna al tempo del colera, tra preghiere pubbliche, affari (la vita continua, anche nei momenti più difficili), e la paura, costante, assillante, di riconoscere in sè i primi sintomi della malattia. I documenti esposti permettono di conoscere i protagonisti dell'impari lotta contro il colera: medici famosi, farmacisti e giovani dottori alle prime armi, alcuni dei quali moriranno nei lazzaretti, ma anche di far riemergere dall'oblio la gente del popolo: lavandaie, ortolani, becchini e poveri parroci di periferia protagonisti, loro malgrado, di uno dei momenti più tragici della storia di Bologna. 

(**) Le epidemie hanno sempre accompagnato il cammino dell'uomo. Alcune di esse come la peste, il vaiolo, la sifilide, il colera, la tubercolosi e la pandemia influenzale del 1918-19 hanno cambiato la storia dell'umanità per i loro effetti demografici, economici e sociali. Riferimenti alle epidemie si ritrovano nella letteratura, nell’arte e nella storia di ogni città o villaggio.

Le epidemie creavano angoscia e terrore perché seminavano morti a migliaia nello stesso momento. La malattia e la morte individuale sono una tragedia del singolo e della sua famiglia, la morte in massa aggiunge il senso della catastrofe , del flagello, della fine collettiva.

Solo alla fine dell’800 la medicina è stata in grado di scoprire gli agenti eziologici delle principali malattie a carattere epidemico: virus, batteri e protozoi. Insieme a scoprirne le cause, la comunità scientifica è riuscita a scoprire metodologie di prevenzione e cura di molte malattie infettive.

Alle tradizionali malattie di carattere epidemico come peste, vaiolo, sifilide, colera, tubercolosi si sono affiancate negli ultimi 30 anni, nuove malattie infettive chiamate “emergenti”. Tra queste l’AIDS, l’infezione da virus Ebola, la SARS, l’influenza aviaria da virus A/H5N1 e l’influenza suina da virus A/N1N1.

Anche se ancora per numerose malattie non esistono vaccini, né terapie, la comunità internazionale può contare oggi su un elevato numero di farmaci e di vaccini sicuri ed efficaci, su una solida esperienza nella collaborazione internazionale, su una incrementata capacità di sorveglianza epidemiologica, su un numero maggiore di laboratori in grado di identificare le caratteristiche genetiche dei virus e di fare diagnosi negli esseri umani, su conoscenze scientifiche in continuo divenire e su un’organizzazione sanitaria in grado di coprire il territorio.

Occorre, però, conoscere l'esperienza del passato, remoto e recente e farne tesoro per saper affrontare le emergenze sanitarie di oggi.

La mostra intende portare all'attenzione delle autorità sanitarie, dei medici e del pubblico il patrimonio di conoscenze e di valori acquisito attraverso secoli di lotta alle grandi epidemie. Imparare dunque dall'esperienza per gestire con successo il presente. Attraverso l'informazione e la conoscenza l'uomo di oggi riesce a vivere coscientemente, superando la paura e fronteggiando anche situazioni di emergenza

PS Testi dal sito  www.archiginnasio.it       www.comune.bologna.it


 

 

NB Il Palazzo dell'Archiginnasio, sede dal 1563 al 1803 dell’antica Università e dal 1838 della Biblioteca Civica, è da sempre simbolo della cultura della città e uno dei monumenti più significativi di Bologna, anche per le sue caratteristiche architettoniche e artistiche. Il Palazzo ospita il Teatro Anatomico, così denominato per la caratteristica forma ad anfiteatro, costruito nel 1637 come luogo per l'insegnamento dell'anatomia mediante la dissezione dei cadaveri.



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Inserito da redazione il Sab, 17/04/2010 - 18:46