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Michelangelo Antonioni. 30 luglio 2009. A due anni dalla morte


Il Ferrarese Michelangelo Antonioni, a due anni dalla scomparsa. Un ricordo di Maria Cristina Nascosi Sandri , accompagnato da  biografia e filmografia.
Michelangelo Antonioni è scomparso due anni fa, il 30 luglio 2007
, insieme con un altro grande internazionale, Ingmar Bergman che ha ‘scelto’ di andarsene a poche ore di distanza da lui
Il passaggio di ‘quei due’ - per dirla con banale brevitas - ha cambiato di sicuro la storia del cinema mondiale: entrambi, mutatis mutandis, si capisce, hanno stigmatizzato, nelle proprie immortali opere, situazioni, stati d’animo, interazioni di un’umanità sempre più alla ricerca di se stessa, che hanno il sapore di un classico, T.S. Eliot docet.
In particolare Antonioni, nella sua cosmopolita grandezza, immortalata da un tardo Oscar alla carriera, non dimenticò mai, fin dal cinema dei ‘suoi’ primordi, le origini ferraresi: poche parole, nella sua lingua di latte - come diceva Foscolo – sono in incipit al suo primo cortometraggio,Gente del Po”, girato tra il ’43 ed il ’47, a causa della guerra - e, anzi, sono le uniche pronunciate in tutta la pellicola: Un òm, una dòna, ’na putìna / Un uomo, una donna, una bambina.
Tra ricordi e smemoratezza, Antonioni è quello che, più o meno indirettamente, viene celebrato a distanza, seppur ravvicinata, di tempo..
Piccole e grandi iniziative son appena avvenute e stanno avvenendo in suo ricordo: alla Rocca Brancaleone di Ravenna, il 7 luglio scorso Giorgio Gaslini ha riproposto le sue musiche per il film "La notte" (1960), Orso d’oro a Berlino nel 1961.


Nota è la sempre viva ricerca musicale che Antonioni operò nei suoi film ad iniziare dal suo primo lungometraggio, “Cronaca di un amore”, già magistralmente girato nella sua Ferrara, del 1950, che ‘vanta’ una colonna sonora firmata Giovanni Fusco – musicista d’avanguardia e padre della moderna musica da film, come l’ha definito Ermanno Comuzio - che per esso ottenne il Nastro d’Argento per la miglior musica a Cannes nel 1951 ,
ripresentato, a fine luglio, in omaggio ad Antonioni ed allo stesso Fusco, nativo del luogo, a Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento per la XIII edizione del Sannio Film Fest, il festival internazionale della scenografia e del costume, diretto da Remigio Truocchio.
Da non scordare la enorme rilevanza della successiva collaborazione di Fusco con Antonioni per la trilogia dell’incomunicabilità realizzata negli anni Sessanta comprendente, come è noto, l’Avventura, l’Eclisse e Deserto rosso, trilogia che qualcuno ampliò in tetralogia, aggiungendovi La notte.

.
E, last but not least, nell’ambito della mostra "Viaggi in Italia. Set del cinema italiano 1941-1959", allestita dal 2 al 12 settembre al Lido di Venezia, al primo piano del Palazzo del Cinema, durante la 66ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, promossa dal Centro Cinema Città di Cesena insieme alla Fototeca della Cineteca Nazionale, la Biennale di Venezia e la Regione Emilia-Romagna, che raccoglierà una cinquantina di scatti in b/n riferiti ad alcuni film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale, girati nel periodo 1941-1959 dai più grandi registi di tutti i tempi, ce ne saranno due ‘fondamentali’: quelli di “Ossessione” (1942), di Luchino Visconti, girato tra Ferrara e le rive del Po, la prima trasposizione cinematografica de “Il postino suona sempre due volte” (Postman always rings twice) ad essere tratta dal noto omonimo romanzo di James Cain e de “Le amiche” di Michelangelo Antonioni, del 1955.

Sulla porta della sua tomba, nella Certosa Monumentale di Biagio, a Ferrara, l’amata nipote Elisabetta ha lasciato a disposizione dei visitatori un quadernetto dove, chi vuole, può lasciare un rigo, un pensiero: tra i più recenti uno, molto toccante, a firma di una signora giapponese ( ma non è l’unica da così lontano ), attesta che l’autrice è venuta apposta in Italia solo per rendere omaggio a lui, Michelangelo - genio internazionale che ha voluto essere sepolto nella ‘sua’ Ferrara - ed al suo cinema che sa di eternità.
Maria Cristina Nascosi
Foto in alto dal sito www.massj.com


Opere firmate come regista e sceneggiatore
)

* Cronaca di un amore (1950)
* La signora senza camelie (1953)
* I vinti (1953)
* L'amore in città - episodio Tentato suicidio (1953)
* Le amiche
(da un soggetto di Cesare Pavese) (1955)
* Il grido (1957)
* L'avventura (1960)
* La notte (1961)
* L'eclisse (1962)
* Il deserto rosso (1964)
* I tre volti - episodio Il provino (1965)
* Blow-Up (
da un soggetto di Julio Cortázar) (1966)
* Zabriskie Point (1970)
* Professione: reporter (
da un soggetto di Mark Peploe) (1975)
* Il mistero di Oberwald (
da un soggetto di Jean Cocteau) (1980)
* Identificazione di una donna (1982)
Al di là delle nuvole (codiretto con Wim Wenders) (1995)
Eros - episodio Il filo pericoloso delle cose (2004)

(da wikipedia)

Biografia dal sito Michelangelo Anonioni blog- www.michelangeloantonioni.it

Michelangelo Antonioni nasce a Ferrara il 29 settembre 1912.
Nel 1935 si laurea in Economia e Commercio presso l'Università di Bologna.

Ad avvicinarlo al mondo dello spettacolo è un gruppo di amici, coi quali crea una compagnia studentesca che mette in scena alcuni suoi testi, Pirandello, Ibsen, Cechov; intanto diviene titolare della rubrica cinematografica del quotidiano di Ferrara, il "Corriere Padano", e inizia a girare un cortometraggio sulla pazzia al manicomio di Ferrara, ma gestire i pazienti è difficile e il lavoro non viene terminato.

Nel 1940 si trasferisce a Roma, dove diventa il redattore della rivista "Cinema", ma ci resta poco per divergenze politiche col segretario del direttore Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce; si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma frequenta solo un semestre perché viene chiamato alle armi. Durante il servizio militare partecipa alla stesura di "Un pilota ritorna" di Roberto Rossellini, e nel '42 ottiene un contratto con la Scalera Film, che lo ingaggia come sceneggiatore e aiuto regista di Enrico Fulchignoni nel film I due Foscari. Durante la lavorazione di questo film stringe amicizia con l'anziano operatore Ubaldo Arata, che lo stimola a compiere esperimenti inconsueti per le abitudini dei tempi, come usare obiettivi grandangolari anche nei primi piani per avere il fondo a fuoco, o fotografare il bianco così com'è invece che tinto in rosa o giallo. Arata stima il giovane aiuto regista tanto da indurre Scalera a mandarlo in Francia come coregista di Marcel Carné, uno dei più importanti registi francesi dei tempi, per la coproduzione italo-francese Les visiteurs de soir. Per poterlo fare Antonioni, ancora sotto le armi, riesce ad ottenere una licenza straordinaria di sei mesi; però è il periodo dell'occupazione italiana in Francia, e Carné lo accoglie male,e in più è costretto a tornare in Italia prima della fine della lavorazione perché la licenza finisce e rischia l'accusa di diserzione.

Qui, nonostante le grosse difficoltà del Paese in guerra, Antonioni riesce a girare il suo primo cortometraggio: Gente del Po. L'ambiente è quello che conosce meglio e che ama, ma la sua attenzione più che su luoghi e cose si accentra sugli uomini, la loro vita ed i loro sentimenti. Il lavoro finale non sarà però quello voluto: la guerra costringe Antonioni a lasciare incompiute le riprese, e ad abbandonare le pellicole girate, parte delle quali si deteriora; solo nel '47 il materiale rimasto verrà montato.

Seguono altri documentari: uno nel '48 N.U. (Nettezza urbana) che vince il Nastro d'Argento, e tre nel '49: L'amorosa menzogna, sui divi dei fotoromanzi, tema che sviluppa ulteriormente scrivendo il soggetto de Lo sceicco bianco, realizzato due anni dopo non da lui ma da Fellini; Superstizione, girato a Camerino, nelle Marche, sulle pratiche stregonesche; Sette canne un vestito, sul rayon ed il modo di ottenerlo a partire dalla canna.

Nel 1950, grazie all'intercessione di un amico che gli fa trovare un produttore, Antonioni gira Cronaca di un amore, il suo primo lungometraggio. Negli anni in cui il cinema neorealista è interessato prevalentemente a temi come dopoguerra e povertà, Antonioni ha il coraggio di uscire dagli schemi e dalle tendenze ricorrenti: il suo film è un dramma d'amore nell'ambiente dell'alta borghesia, e mostra la profonda trasformazione che l'Italia subisce in quegli anni. La distribuzione del film si interrompe dopo pochi mesi per il fallimento della società che lo distribuisce, ma l'opera viene comunque notata; e pur con critiche negative verso soggetto e dialoghi al regista viene riconosciuta una grandissima forza figurativa e acutezza di analisi.

Nel '52 Antonioni gira I vinti, con l'intenzione di raccontare in tre episodi, ambientati uno in Francia, uno in Inghilterra ed uno in Italia, tre delitti compiuti da giovani, ma senza appesantire la narrazione con tematiche moralistiche e cattoliche, cosa invece pretesa dai produttori. Con queste pretese si scontra la laicità del regista, e i compromessi raggiunti a fatica non accontentano nessuno. Il film risulta discontinuo, anche per i tagli operati dalla censura, che stravolge l'episodio italiano perché i due protagonisti sono omosessuali.

Già durante la realizzazione degli episodi francese ed inglese del film Suso Cecchi d' Amico prepara la sceneggiatura de La signora senza camelie. Antonioni inizia a girarlo immediatamente dopo aver finito di lavorare per I vinti: così parte con poco entusiasmo e convinzione. In più, il soggetto del film era stato costruito pensando alla Lollobrigida, che però se ne va dopo un solo giorno di riprese, e viene sostituita da Lucia Bosè, non adatta al personaggio che interpreta. Questo costringe Antonioni a fare cambiamenti in corso d'opera, e il film, nato come opera satirica, diventa drammatico; parte e procede male, e non ha successo.
In parte a causa di questo insuccesso, in parte per l'amicizia che lo lega a Marco Ferreri che sta girando il film ad episodi Amore in città, Antonioni accetta di girarne l'episodio Tentato suicidio. Questo viene molto tagliato, perché più lungo del previsto, ma anche se ne rimane solo l'essenziale lo si può già così considerare il precursore dei film-inchiesta.

Dopo due anni senza aver ricevuto proposte, nel '55 gira Le amiche, tratto dal racconto di Cesare Pavese "Tra donne sole", che ha per tema le donne e l'introspezione, ed ottiene un buon successo commerciale.

Finalmente nel '57 realizza Il grido, al cui soggetto tiene moltissimo. Il successo iniziale è scarso, sia col pubblico sia con la critica italiana, che lo giudica un film frammentario, freddo e formalista; ma in Francia si grida al capolavoro, e parte di questo entusiasmo raggiunge finalmente l'Italia.

Anche la realizzazione de L'avventura, per problemi economici, è travagliata; quando nel '60 viene presentato al festival di Cannes il pubblico lo fischia, ma la critica lo difende a spada tratta, e non tardano ad arrivare premi e successo commerciale.

Grazie a questi la realizzazione de La notte è finalmente più facile. Ancora una volta Antonioni parla della crisi di una coppia per parlare in realtà di una profonda crisi sociale; ed ancora una volta è il successo.

Lo stesso vale per L'eclisse, film da subito amatissimo in Giappone; e nel '64 per Deserto rosso, primo film a colori di Antonioni, e primo film in cui si trattano problemi legati all'ecologia.

L' avventura, La notte, L'eclisse, Deserto rosso, tutti interpretati dall'allora sua compagna Monica Vitti, costituiscono la tetralogia dei sentimenti, o meglio del viaggio analitico attraverso la malattia dei sentimenti, secondo le parole dello stesso regista. Questi film consacrano Antonioni tra i dieci registi più importanti del mondo, e gli fanno ottenere un contratto per tre film con la Metro Goldwin Mayer .

E' del '66 il primo film straniero, girato a Londra: Blow Up, il successo commerciale più grande.

Il secondo film straniero, Zabriskie Point, viene invece considerato un film contro l'America, e come tale boicottato, pur contenendo alcune tra le sequenze più belle e particolari girate dal regista; solo anni dopo se ne apprezzerà la poesia.

Nel '72 Antonioni torna alle origini e gira un altro documentario, Chung Kuo. Cina, questa volta in Cina. Le intenzioni sono buone, il regista parla della Cina con affetto: ma anche questo film viene osteggiato, e per il governo cinese Antonioni diventa un nemico.

Di nuovo in America, è il '74, viene realizzato il terzo film per la MGM: Professione reporter, famoso per la spettacolare sequenza finale girata con una macchina da presa particolare.

IL mistero di Oberwald può essere considerato il primo esempio di cinema elettronico della storia: grazie ad uno strumento chiamato correttore di colori per Antonioni è possibile dipingere i fotogrammi, cambiando o togliendo colori in base all'effetto psicologico che vuole ottenere.

Dell'82 è Identificazione di una donna, in cui per la prima volta Antonioni firma da solo il montaggio, che risulta nervoso e spregiudicato.

Per alcuni anni, in attesa di realizzare alcuni progetti a cui tiene molto, Antonioni scrive racconti per Il corriere della Sera, e dipinge piccolissimi quadri che verranno poi presentati nella raccolta "Le montagne incantate "durante la biennale del cinema di Venezia dell'83, e sono attualmente esposti al Museo di Ferrara "Michelangelo Antonioni". Per il regista dipingere e scrivere non sono operazioni estranee al cinema, ma anzi un "approfondimento dello sguardo".

Sempre nell'83 gira per Raitre Ritorno a Lisca Bianca, un breve documentario a colori sui luoghi dell'Avventura.

Nell'85 viene colpito da un ictus. La malattia lo priva della parola e lo costringe sulla sedia a rotelle. Dopo un periodo di inattività forzata nell'89 Antonioni torna al lavoro, grazie all'aiuto anche professionale della moglie Enrica: il materiale girato nel '77 in India su una festa religiosa gli permette di presentare a Cannes, nell'ambito del Progetto Antonioni, il documentario Kumbha Mela.

A questo seguono altri documentari: nel '90 Roma, per la serie "12 autori 12 città", nel '92 Noto Mandorli Vulcano Stromboli Carnevale e nel '97 Sicilia.

Dopo dieci anni dall'ictus, nel '94 finalmente Antonioni torna al lungometraggio con Al di là delle nuvole. Il film è costituito da quattro episodi, per quattro storie d'amore ambientate in città differenti, ed è realizzato con la collaborazione del suo grande estimatore Wim Wenders.

E' del '95, anno del centenario del cinematografo, il Premio Oscar alla carriera.

Del 2004 è il documentario Lo sguardo di Michelangelo, del quale è anche protagonista, assieme al Mosè di Michelangelo Buonarroti.

Del 2005 è il film ad episodi Eros, dei quali Il filo pericoloso delle cose, scritto da Tonino Guerra, è quello girato da Antonioni; di Wong Kar-wai e Steven Soderbergh gli altri. La canzone del film è stata scritta da Caetano Veloso proprio in dedica ad Antonioni.
Il maestro e Tonino Guerra hanno ripreso da poco l'opera scritta a due mani L'Aquilone. Una favola senza tempo nel 1982, traendone la sceneggiatura per il film L'aquilone sul vulcano .
Le riprese del film sarebbero dovute iniziare nell'autunno 2007, con la regia di Enrica Fico.
La sera del 30 luglio 2007 il Maestro è morto serenamente nella sua casa di Roma.


 

 

Scritto in Biografie | Ferrarainvia ad un amico | letto 2310 volte

Inserito da redazione il Gio, 2009-07-30 15:45