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I benefici del nucleare. C'è chi li vede.


"I benefici del nucleare sono concreti: non si perda tempo"
Intervista di Antonella Loi con un responsabile dell'AIN per Redazione Tiscali
25 febbraio 2009 - L'accordo intergovernativo tra Italia e Francia sul nucleare, firmato a Roma nei giorni scorsi, divide più che unire. Se il ministro per lo sviluppo economico, Scajola, si dice sicuro di avere in tasca un elenco di 34 comuni pronti ad aderire con entusiasmo, le regioni si smarcano una ad una: centrali nucleari "no" o "sì ma non qui" sono le posizioni prevalenti. E poi l'opinione pubblica: è con questa che il governo dovrà alla fine scendere a patti. “In Italia c'è senz'altro un difetto di percezione: in Francia fanno a gara per ospitare gli impianti nucleari", dice Ugo Spezia, ingegnere nucleare e segretario generale dell’Ain, l'Associazione italiana Nucleare, (e navigando su Internet scopriamo che è anche manager della Sogin, la società che per conto dello Stato gestisce gli impianti nucleari dismessi ndr), pur ammettendo che l’Italia non è la Francia e non lo è sotto molti aspetti. “In Italia siamo soggetti a sollecitazioni che fanno leva sulla paura e su terrori ancestrali, è un meccanismo che deve essere corretto”.
Ma il problema delle scorie nucleari è un problema reale e ancora irrisolto per le vecchie centrali. Adesso arrivano anche le nuove.
Negli altri paesi non esiste una contrapposizione come quella italiana. E per quanto riguarda lo stoccaggio delle scorie, si parla tra l'altro di quantitativi di materiali da smaltire estremamente limitati: una centrale nucleare produce ogni anno 20 tonnellate di materiale radioattivo che si devono confrontare con i milioni di gas ad effetto serra, metalli pesanti, ossidi di zolfo e di azoto che vengono prodotti ogni anno da un impianto a gas o a petrolio”.
Anche negli Usa sembra ci siano problemi relativi alla realizzazione di un sito di stoccaggio unico: pare che nemmeno il sito della Yucca Mountain in Nevada non sia adatto per i rifiuti radioattivi.


Negli Usa in questo momento ci sono sette depositi attivi, depositi interstatali. Quindi il problema negli Usa è già risolto. Il sito di Yucca Mountain è quasi completato e credo che si completerà: è chiaro che l'impianto deve essere idoneo all'uso che se ne fa. Quando si avrà la certezza quel sito entrerà in funzione come gli altri, altrimenti no”.

Comunque in Italia non sembra facile individuare i siti giusti per le centrali. Anche il sindaco di Caorso si è detto “disponibile solo a condizione che si chiuda con il passato”.

Il processo di accettazione sociale in Italia non è semplice. All'epoca delle prime 4 centrali non ci fu la minima resistenza. Il problema è cominciato a nascere negli anni ‘80 per la centrale di Montalto di Castro, ma poi era stato riassorbito attraverso una campagna di informazione. La gente ha paura di ciò che non conosce. Spiegare alla gente quali sono i benefici e quali sono i rischi reali può aiutare a convincere. Oggi credo che la maggioranza degli italiani sia favorevole ma comunque non può essere un programma imposto. Deve essere accettato e condiviso”.

Il governo avrà dunque un bel da fare. E con la questione della sicurezza degli impianti come la mettiamo? Ricordiamo i due incidenti nucleari in Francia lo scorso anno.

La verità è che ci sono state due cose che la stampa italiana ha chiamato "incidenti" (ma anche la stampa francese ndr) e che l'Aiea non ha chiamato così. Noi abbiamo un'errata percezione di che significa nucleare oggi. Mentre noi parliamo il nucleare è la prima fonte energetica in Europa, il 35% dell'energia prodotta viene dal nucleare. Quelli che sono stati chiamati incidenti erano semplicemente casi di malfunzionamento di impianto: nessun reattore dell'occidente da quando è nato il nucleare ha mai prodotto conseguenze dannose sull'ambiente e sulla gente. L'unico caso di questo tipo è stato Chernobyl che aveva un reattore che in occidente non sarebbe mai stato autorizzato, di derivazione militare, gestito in modo assurdo e che ha portato a quel disastro. Un rischio sicurezza per i nuovi reattori non esiste”.

I costi di realizzazione degli impianti sono altissimi e con il nucleare, se tutto va bene fra 10 anni, si produrrà il 20-25% dell’energia elettrica che serve all’Italia. Quella del nucleare è una scelta giusta secondo lei?

Direi che la strada tracciata è quella giusta, soprattutto in termini economici, per la produzione di energia elettrica: petrolio, carbone e gas si possono sostituire solo con l'energia nucleare. Le energie rinnovabili hanno un ruolo importante ma per il fatto che sono aleatorie, quando c'è il sole e il vento per intenderci, non possono sostituire fonti che devono produrre energia con certezza. Che sia chiaro però che il sistema deve comprenderle tutte. Nessuno pensi che l'Italia debba fare come la Francia e puntare tutto sul nucleare: noi dobbiamo usare tante fonti da inserire in un mix energetico del quale facciano parte anche le fonti rinnovabile ovviamente”.

Benvenuto dunque all’accordo Italia-Francia?

Certo, è chiaro che per dare contenuto a quest'accordo devono seguire degli accordi fra le istituzioni italiane, le industrie italiane e gli omologhi francesi. Uno di questi accordi è proprio quello dell'Enel con l'Edf per lo sviluppo di nuovi reattori nucleari in Italia per 4 o cinque centrali. In Italia per avere un contributo significativo per l'energia elettrica servono da otto a dieci reattori. Questo consentirebbe di produrre un quarto della nostra energia elettrica. E il reattore Etr, sviluppato con tecnologia franco-tedesca, è per ora il più avanzato: ora in questo progetto entra anche l'Italia mentre i francesi stanno concludendo un accordo anche con l'Inghilterra. Vuol dire che quel reattore si sta connotando come europeo”.

Però l’Italia possiede sole, vento e non possiede uranio.

L'uranio, il combustibile usato per le centrali nucleari, ha un costo molto basso. Teniamo conto però che il costo del chilowattora nucleare non dipende dal costo del combustibile ma dal costo dell'impianto. E' chiaro che sostituire petrolio, carbone e gas, che sono combustibili di importazione molto costosi con nucleare che costa poco dal punto di vista del combustibile e molto dell'impianto significa trasformare un esborso continuo verso l'estero in un investimento in sede nazionale”.

I benefici non si vedranno prima di quindici-vent'anni.

Direi che i primi benefici è vero arriveranno quando entreranno in funzione le centrali. Fino ad allora si tratta di spendere dei soldi. A titolo di investimento per l'assetto energetico economico futuro. Secondo me è importante dal mio punto di vista, il punto di vista di un cittadino italiano che il progetto venga messo in cantiere. Tale da poter godere dei vantaggi economici il più presto possibile. I tempi ovviamente sono quello che sono: i francesi ci mettono cinque anni, i

finlandesi pure, noi abbiamo un po' di ruggine. Dobbiamo recuperare vent'anni di inattività”.

Gli oppositori del ritorno dell’energia nucleare in Italia puntano il dito contro i costi destinati a lievitare pericolosamente: l’impianto finlandese in costruzione è già costato il 50% in più rispetto a quanto previsto.

Questo non è vero, perché il reattore Etr è il primo che viene realizzato al mondo. Si era fatta una valutazione di costo che era, mi pare, di 3,2 miliardi di euro, siamo arrivati in questo momento a 4 miliardi. Un incremento di costi normale quando si realizza un prototipo industriale. In Francia si costruisce un reattore gemello che non incontrerà gli inconvenienti di quello finlandese penalizzato anche dalle condizioni climatiche estreme.

E all’Italia quanto costerà?

Le stime parlano di 4 miliardi di euro per ogni singolo reattore. Ipotizzando 8-9 reattori in quattro centrali si può pensare a 32 miliardi di euro come costo complessivo. Gli impianti nucleari costano moltissimo rispetto agli impianti a combustibili fossili, ma qui si deve fare il calcolo sul costo del chilowattora prodotto: il costo della realizzazione dell'impianto si proietta sul chilowattora calcolato tenendo conto di 60 anni che è la vita di un reattore Etr. Quindi il 40% in meno rispetto a quello prodotto da un impianto a gas o a petrolio, la metà di quello prodotto da un impianto eolico, un decimo rispetto a quello prodotto da un impianto fotovoltaico”.

Cifre imponenti.

E' una considerazione politica: i benefici ci sono ma non si può più sprecare tempo. Abbiamo pagato una fattura energetica di 60 miliardi di euro solo nel 2008. E' chiaro che di fronte a simili spese sarebbe una follia non prendere decisioni celermente”.


Scritto in Economia e Societàinvia ad un amico | letto 1413 volte

Inserito da redazione il Gio, 2009-03-12 15:27