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Il Ducato di Galliera. Dalle terre della "bassa" all'Europa. Franco Ardizzoni


Grazie a Napoleone ed ai Duchi De Ferrari il nome di Galliera è stato reso famoso in quattro città europee: Bologna, Genova, Parigi e Stoccolma.
A Bologna vi era il Palazzo Galliera (già Caprara), ora sede della Prefettura, a Genova vi sono gli ospedali Galliera creati dalla duchessa Maria Brignole-Sale De Ferrari, a Parigi vi è il Museo Galliera eretto dalla Duchessa per esporvi la sua collezione d’arte; inoltre una delle strade che fiancheggiano il museo si chiama “Rue Galliera”, a Stoccolma circa 70 quadri già esistenti nel palazzo di Bologna fanno parte delle collezioni reali
. (1)
Ma partiamo dalle origini.
La costituzione della tenuta di Galliera è strettamente legata alle vicende patrimoniali di Antonio Aldini.
(2)
E’ noto infatti che l’Aldini durante il periodo dell’occupazione francese, costruì un enorme patrimonio immobiliare acquistando fondi qua e là, buoni e cattivi, asciutti e umidi, in prossimazione fra loro, in modo che a poco a poco, per frazioni riunite formò una vastissima tenuta.
Da semplice agiato divenne ricchissimo tanto da essere stimato, nel 1806, per non meno di 137.000 scudi censuari di Milano e nel 1801 risultò tra i maggiori possidenti di ben sette comuni: Varignana di Sopra, Galliera, Gavaseto, Maccaretolo, Bagno di Piano, Casadio, Padulle.
Antonio Aldini nacque a Bologna il 26 dicembre 1755. Il padre Giuseppe era lettore di Diritto Civile nello Studio Bolognese. La madre, Caterina Galvani, era sorella del grande scienziato Luigi.


Antonio fu avviato agli studi legali e si laureò giovanissimo nel 1773. Docente di diritto all’Ateneo Bolognese e avvocato si procurò ben presto una enorme popolarità. Quando nel 1796 Napoleone scese in Italia l’Aldini fu inviato a Parigi con la missione di indurre il Direttorio a restituire la libertà a Bologna, o quanto meno ad imporre ampia franchigia in caso di restituzione della città al Pontefice. L’Aldini piacque ai commissari francesi che lo imposero nominativamente al Senato bolognese come uno dei rappresentanti della città al congresso del 16 ottobre di cui tenne la presidenza.
Nel 1805, costituito il Regno d’Italia, venne nominato Segretario di Stato; da quel momento dovette risiedere a Parigi dove, per la vicinanza all’Imperatore, assunse una posizione particolarmente vantaggiosa rispetto agli altri Ministri; ciò spiega facilmente l’invidia e la gelosia di cui fu oggetto. Mantenne tale incarico fino alla caduta dell’impero.


Il 18 giugno 1796 entrava in Bologna il primo distaccamento della cavalleria francese, annunciando che i repubblicani avrebbero rispettato la religione, il governo e la proprietà. Ma ben presto, per far fronte alle richieste dei francesi, anche le casse pubbliche furono vuote. Nel dicembre 1796 i deputati bolognesi Antonio Aldini e Carlo Caprara, recavano da Milano una lettera di Napoleone indirizzata al Senato di Bologna dove imponeva di abolire l’imposta che pagavano i contadini ai parroci, ordinava che nello Stato di Bologna non vi fosse che un sol convento dello stesso ordine sopprimendo tutti quelli che avessero meno di 15 religiosi.
Pare che l’Aldini non sia stato completamente estraneo alla decisione di Napoleone di sopprimere i conventi nella zona di Bologna. Gran parte dei beni confiscati agli ecclesiastici furono messi all’asta. L’Aldini approfittò di questa situazione acquistando buona parte dei terreni.

Le disposizioni eversive emanate da Napoleone nel 1797 e successivamente ampliate portarono nel Bolognese, fra il 1797 ed il 1810, alla soppressione di 94 conventi. Ma le terre acquistate dall’Aldini di indiretta o diretta origine ecclesiastica superano appena la metà delle 9600 tornature che formavano la tenuta di Galliera. Il rimanente era costituito da acquisti provenienti da proprietà di famiglie nobili, probabilmente non molto interessate allo sfruttamento agricolo e quindi cedute a poco prezzo. Nel 1801 acquistò da Francesco e Giuseppe Malvezzi la tenuta Tombetta; un vasto possedimento di 570 tornature che si estendeva in cinque comuni: Galliera, Gavaseto, S. Alberto, Maccaretolo e S. Vincenzo e nel 1806 acquistò 1917 tornature dall’arcivescovado di Bologna, soprattutto nella zona di Massumatico.

La tenuta di Galliera era composta di terre appartenute a 52 proprietari, cui l’Aldini subentrò per compera o permuta a partire dal 1798. Essa fu dunque creata dall’Aldini gradualmente, secondo un piano prestabilito, approfittando dell’occasione propizia offerta dalle vendite dei beni ecclesiastici e dalla rottura dei vincoli nobiliari.

In quegli anni la coltivazione che veramente parve risollevare le condizioni dell’agricoltura fu il riso. Questa coltivazione era quasi sconosciuta prima del 1796; ma in seguito ad una maggiore facilità d’innalzare chiaviche e la più larga legislazione sugli acquedotti, spinsero gli agricoltori a coltivare il riso, prima nelle paludi e sulle larghe di terra forte, poi nella stessa terra buona ed asciutta, con profitti così elevati che il prodotto di uno o due anni riusciva superiore al valore originario dei fondi.  La risicoltura ben presto fu introdotta anche nella tenuta di Galliera e con profitto così elevato che nel 1803 furono venduti a Lazzaro Coen un milione e duecentomila lire di riso bianco che rappresentava la rendita presunta dell’anno.
Nel 1801 Antonio Aldini chiese ed ottenne di aprire una chiavica a destra del fiume Reno per deviare acqua da condursi mediante una canale irrigatorio, alla sua tenuta di Galliera. Poiché per costruire il canale doveva attraversare le terre che si trovavano nel comune di Pieve di Cento, di proprietà di Francesco Cremona, comprò da questi una striscia di terreno.
Nel 1806, alla Cascina di Galliera, fece costruire un oratorio, affinché gli inservienti delle risaie potessero seguire la messa domenicale. (3)

Nella tenuta di Galliera le risaie occupavano nel 1812, secondo il rogito Noel, 3908 tornature, cioè il 41% della superficie totale; mentre prima degli acquisti dell’Aldini in nessuno dei fondi, che sarebbero andati a formare la tenuta, esistevano colture risicole.

Le varie colture, come risulta dalla descrizione della tenuta fornita dal contratto di vendita al demanio privato di Napoleone, erano così distribuite: 3908 tornature di risaia, 1093 di valli e prati artificiali, 4173 di arativo, 285 di prato, 150 di pascolo.

Le risaie, le valli e i prati artificiali erano condotti in economia. Qui in quaranta case dimoravano i braccianti e i guardiani. L’altra parte era appoderata, a mezzadria, con cinquanta edifici colonici sparsi nei fondi arativi.

Per completare il quadro dei miglioramenti fondiari apportati dall’Aldini, dovremo ricordare ancora la costruzione di edifici rurali, magazzini, pile da riso, mulini, e di un’ampia strada, non ancora compiuta nel 1812, che conduceva dal fiume Reno a Maccaretolo, attraversando la tenuta in tutta la sua larghezza. Lo stradone era affiancato da due canali, uno dei quali navigabile, e ad esso si affacciavano vasti fabbricati e magazzini.

La nuova unità fondiaria cui l’Aldini aveva dato vita in pochi anni, traendola dalla frantumazione delle 52 proprietà precedenti, avrebbe dovuto costituire l’esempio di una grande azienda moderna ed efficiente grazie ai nuovi impianti e alle nuove tecniche agrarie che vi erano state introdotte. Ma l’opera di rinnovamento e di miglioramento agrario non giunse a maturazione, perché l’Aldini, non potendo più far fronte alle sue precarie condizioni finanziarie, dovette ben presto vendere la sua tenuta a Napoleone.

Per quanto riguarda la conformazione territoriale della tenuta al momento in cui fu ceduta al demanio napoleonico, si deve osservare che la parte maggiore formava un nucleo compatto che faceva centro nei comuni di Galliera, Massumatico e S. Alberto ed aveva come assi i condotti Riolo e Scorsuro; si trattava di 8.185 tornature circa, cioè l’85% della superficie totale. Per il resto la tenuta si estendeva con lembi più o meno ampi, nei comuni di Pieve, S. Venanzio, S. Vincenzo, S. Benedetto, Gavaseto, Poggetto, Maccaretolo. Ad est del corpo principale rimanevano distaccate alcune pezze. (4)

Nel novembre del 1806 Napoleone aveva acquistato dal conte Carlo Caprara il maestoso palazzo senatorio di famiglia (oggi sede della Prefettura di Bologna) assieme alla sfarzosa mobilia e alla ricca quadreria, per la cospicua somma di lire 714.740. Nel 1807 donò il palazzo a Giuseppina Eugenia Beauharnais (figlia del principe Eugenio, viceré d’Italia, figlio a sua volta di Giuseppina Beauharnais, con la quale Napoleone era stato sposato in prime nozze) all’atto della sua nascita, e nel 1808 la insignì del titolo di Principessa di Bologna.

Nel 1812, a rogito del notaio francese Noel, Napoleone acquistò la tenuta dell’Aldini e creò il Ducato imperiale di Galliera. (5) L’imperatore diede questa denominazione alla tenuta nonostante solo un quarto di essa fosse in territorio di Galliera, in virtù del suo glorioso passato. (6) La sede del Ducato era nell’ ex palazzo arcivescovile di Massumatico, in comune di S.Pietro in Casale.

Con decreto del 14 maggio 1813 il Bonaparte assegnò in dote il cospicuo patrimonio mobiliare e fondiario, unitamente alla dignità ducale, a Giuseppina Eugenia, a cui, come accennato in precedenza, era già stato assegnato l’ex palazzo Caprara di Bologna, che si chiamerà “Palazzo Galliera”

Art. 1 – Il nostro Palazzo di Bologna e la terra di Galliera appartenenti al nostro demanio privato sono eretti in Ducato, e il detto Ducato di Galliera è conferito in piena proprietà alla Principessa di Bologna Giuseppina, Massimiliana, Eugenia, Napoleona figlia primogenita del Principe Viceré per goderne essa e la sua discendenza mascolina per ordine di primogenitura, e cessando di vivere la Principessa senza eredi maschi oppure, estinguendosi la di Lei discendenza mascolina, il detto Ducato sarà riversibile al nostro demanio privato etc. .” (7)


Nel 1823 la principessa Giuseppina Eugenia Beauharnais andò in sposa al principe reale Oscar di Svezia (figlio del generale Bernadotte) che poi divenne ( nel 1844) re Oscar I di Svezia e Norvegia, e portò in dote i beni e il blasone ducale di Galliera. Tutto questo patrimonio confluì nello status della casa reale svedese. Ben presto circa 70 degli splendidi dipinti che formavano la raccolta conservata nel palazzo Caprara emigrarono a Stoccolma dove costituiscono anche oggi (ridotti però a 61 pezzi) uno dei nuclei più significativi delle collezioni reali. (8)

Nel 1837, dopo una trattativa durata dieci anni, il principe svedese vendette sia il grande edificio in città che la sterminata tenuta di campagna al marchese Raffaele De Ferrari di Genova, il quale ottenne, il 18 settembre 1838, da papa Gregorio XVI il ripristino del Ducato di Galliera col relativo titolo, riconosciuto da Carlo Alberto il 18 luglio 1839.

Il De Ferrari, come ben sanno i genovesi, fu una figura di spicco della vita pubblica della città nel secolo scorso e a lui si deve, nel 1875, la donazione di venti milioni per la ristrutturazione e il potenziamento del porto che venne intitolato al suo nome. (9)

Al momento dell’acquisto dalla Reale Casa di Svezia e Norvegia, la tenuta di Galliera si estendeva su 9.281 tornature bolognesi pari a circa 1.931 ettari. L’azienda era suddivisa in 38 unità poderali condotte a mezzadria da altrettante famiglie, le quali nel complesso riunivano 399 membri, 209 di sesso maschile e 190 di sesso femminile. A questi dobbiamo aggiungere i 62 braccianti che abitavano presso le famiglie mezzadrili. (10)

Il terreno appoderato si estendeva su circa 715 ettari, il rimanente era suddiviso in 27 appezzamenti, spesso privi di casa colonica e dei relativi annessi rurali. La coltura principale dell’area appoderata era quella della canapa in alternanza continua con il frumento, oltre alla tradizionale rotazione di frumento e marzatelli.

La coltura più importante negli appezzamenti non appoderati era quella del riso, la quale ancora nel 1837 costituiva a Galliera la produzione più abbondante e di maggiore interesse mercantile. Comunque al momento in cui De Ferrari acquista il Ducato di Galliera la coltivazione del riso aveva già conosciuto un netto calo: se nel 1812 l’area a riso costituiva il 41 % dell’intera superficie della tenuta, nel 1840 (cioè tre anni dopo la compera da parte dell’imprenditore genovese) essa era scesa al 12 % del totale. Al progressivo ridimensionamento dell’ importanza di un prodotto di grande valore mercantile come il riso, si accompagna a Galliera l’ascesa di un’altra coltura tipicamente industriale e già da secoli diffusa nelle aree mezzadrili bolognesi: la canapa. Questa tendenza, già sensibile al momento del passaggio di proprietà nel 1837. diverrà chiaramente visibile nel quindicennio seguente.

Raffaele De Ferrari condusse direttamente la tenuta di Galliera, con contratti mezzadrili e per tramite di agenti. E’ importante notare come questi ultimi fossero personaggi di un certo rilievo in ambito locale, ben inseriti nel dibattito che si andava sviluppando in quegli anni sui problemi agronomici. Infatti i due agenti Emidio e Lorenzo Maccaferri, preposti rispettivamente all’amministrazione dell’intera tenuta ed alla supervisione del patrimonio zootecnico, furono membri fin dal 1840 della Deputazione di S. Giorgio di Piano della Società agraria di Bologna per il comune di S. Pietro in Casale.

Nella “Relazione sullo stato della tenuta” al momento della compera da parte del De Ferrari nel 1837, si faceva esplicitamente riferimento alle precarie condizioni nelle quali si trovavano case e stalle coloniche. In effetti la prima metà degli anni Quaranta fu caratterizzata dal rifacimento di tali strutture, nonché della costruzione ex novo di altri edifici ed annessi rurali; nella seconda parte del decennio gli interventi straordinari si fanno più rari e limitati.

L’impressione di una generale spinta verso il mutamento si trae anche e soprattutto dall’analisi più specificamente agronomica dell’attività aziendale. Il dato che più di ogni altro si pone alla nostra attenzione è la notevole crescita della estensione a prato artificiale nel periodo compreso tra il 1840 ed il 1851; se nell’anno iniziale, nelle terre a mezzadria e nei vari appezzamenti della tenuta di Galliera trovavamo soltanto poco più di 16 ettari coltivati ad erba medica oltre ad un esiguo numero di “fette” a lupinella, nel 1851 l’area ad erba medica è salita a 31 ettari e soprattutto il prato artificiale di lupinella si è esteso fino ad occupare 109 ettari. Globalmente le colture foraggere coprono adesso quasi il 7 % dell’intera superficie della tenuta, mentre nel 1840 non si raggiungeva l’ 1 % del totale.

Anche per quanto riguarda la presenza del bestiame vi fu un notevole incremento con la gestione De Ferrari. Nel 1837 il numero dei capi grossi di proprietà delle famiglie mezzadrili era di sole 141 unità, largamente inferiore a quelle che erano le possibilità ricettive delle stalle coloniche e padronali. L’inizio della gestione De Ferrari determinò una radicale inversione di tendenza. Dal 1840 la proprietà del bestiame è divisa a metà tra proprietario e mezzadro. L’amministrazione di Galliera anticipò a buona parte dei mezzadri la metà del capitale bestiame di loro pertinenza, dietro il pagamento di un interesse annuo del 5 %. L’entità del patrimonio zootecnico crebbe verticalmente nel breve volgere di pochi anni: nel 1840 vi erano già 576 capi grossi; nel 1845 essi assommavano a 745, per poi flettere lentamente negli anni successivi sicuramente in conseguenza della decisione di affittare l’azienda. Infatti nel 1851 la tenuta venne concessa in affitto ai fratelli Massimiliano ed Ercole Rossi e a Giuseppe Carlo Grisanti. I termini del contratto di locazione, datato 10 ottobre 1851, prevedevano il pagamento da parte dell’impresa Rossi-Grisanti di un canone annuo di 20.000 scudi romani da corrispondersi in due rate annuali.

Già dal 1850 il marchese Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, e la moglie, marchesa Maria Brignole Sale, si erano trasferiti a Parigi dove il De Ferrari fu uno dei fondatori del “Crédit Mobilier Francais” e del “Credit Lyonnais”, partecipò alla progettazione di gran parte delle strade ferrate francesi, nonché delle ferrovie portoghesi e austriache, ed agli studi riguardanti le ferrovie che uniscono Genova al Po, al Ticino e alle due Riviere. Collaborò finanziariamente alla trasformazione urbanistica della città di Parigi compiuta dal prefetto barone Haussman sotto l’impero di Napoleone III, compiendo speculazioni immobiliari assai importanti. Apparve come finanziatore della “Compagnie Universelle du Canal Marittime de Suez” dotata di capitale iniziale di duecento milioni di franchi-oro, che concretò l’operazione del taglio dell’istmo di Suez, con immensi lavori protrattisi dal 1859 al 1869, su progetto di Ferdinando de Lesseps. (11)

La marchesa Maria Sale era figlia del marchese Brignole-Sale, ricchissimo, grande aristocratico (la sua famiglia aveva dato anche un Doge alla città di Genova), ambasciatore del Re di Sardegna presso varie Corti europee, per cui a Parigi era di casa e particolarmente presso la corte di Luigi Filippo, Re di Francia dal 1830 al 1848.

Nel 1831 Maria Brignole-Sale De Ferrari mette alla luce un figlio – Andrea – e lo fa crescere accanto ad uno dei figli del Re, il quintogenito Antonio d’Orleans, duca di Montpensier.

I ragazzi frequentano gli stessi ambienti, hanno le stesse aspirazioni, sognano le stesse cose. Purtroppo nel 1847, colpito da un’epidemia, Andrea muore. I rapporti fra i Duchi di Galliera e la casa reale rimarranno comunque strettissimi.

L’11 gennaio 1850 ai Duchi De Ferrari nasce un altro figlio – Filippo – che però rinuncerà al titolo di Duca di Galliera ed alla cittadinanza italiana, essendo nato a Parigi, e darà loro soltanto grandi delusioni.

Nel 1876, 26 novembre, muore a Genova il Duca Raffaele De Ferrari, senza testamento, per cui lascia la sua immensa fortuna, secondo le quote di legge, alla moglie e al figlio. (13)

Dal gennaio 1877 la Duchessa di Galliera, Maria Brignole-Sale De Ferrari, intraprese una serie di iniziative a scopo benefico-umanitario che non hanno l’eguale. Nel dicembre 1877 dispose la costruzione a Genova di tre Ospedali:
Il primo, capace di 300 letti, nella regione di Carignano, già in costruzione su terreni in massima parte della Duchessa, sotto il titolo di Sant’Andrea Apostolo.
Il secondo, capace di 36 letti, nella regione di San Bartolomeo degli Armeni, per la cura e l’assistenza dei poveri fanciulli infermi, sotto il titolo di San Filippo Apostolo.
Il terzo, capace di 150 letti, nel comune di Cornigliano sul colle di Coronata, sulle proprietà della Duchessa, sotto il titolo di San Raffaele per il ricovero, l’assistenza e la cura dei poveri ammalati cronici. Il capitale di fondazione dei tre Ospedali è stabilito in 10 milioni di lire di allora: esso è destinato alla costruzione e all’adattamento degli edifici, all’arredamento completo in letti, mobili e oggetti necessari per l’esercizio dei tre Ospedali. La Duchessa assegna inoltre alla Pia Opera per l’esercizio dei tre ospedali la rendita annua di lire 500 mila nette.
L’insieme di queste opere è conosciuto sotto il titolo di “Ospedali Galliera” (in foto ) , e la loro costruzione fu completata nel 1888.

Nel 1883 fonda un asilo infantile a Massumatico, in comune di S. Pietro in Casale (Bologna), dotandolo di un fondo di L. 60.000 (le cui rendite dovevano servire al mantenimento della Pia Istituzione fatta a vantaggio delle famiglie più povere). A Massumatico vi era pure la sede del Ducato presso l’antico Palazzo Arcivescovile. (14)
Il 31 dicembre 1877 dona al duca di Montpensier , compagno d’infanzia di suo figlio Andrea, le terre di Galliera ed il palazzo di Bologna, con il relativo titolo ducale (questo però soltanto dopo la morte della Duchessa).
Dona alla città di Parigi il Museo Brignole Galliera, da lei costruito nella Avenue Pierre I de Serbie per esporvi le collezioni d’arte di famiglia. Le collezioni d’arte furono regalate alla città di Genova. Nel 1895 il palazzo venne dedicato all’arte industriale e all’arte nuova. Nel 1907 il palazzo Galliera diventa il Museo del Costume. Dal 1997 diventa “Museo della Moda della città di Parigi”. (15)


Prima della sua morte (avvenuta a Parigi il 9 dicembre 1888) costituisce un Ospizio per 50 uomini e 50 donne vecchie e poveri a Clamart nei sobborghi di Parigi. A Fleury Sur Seine edifica una casa di riposo per cento persone e l’Orfanatrofio San Filippo per trecentocinquanta ragazzi, munito di piscina, bagni, palestre per ginnastica e ogni altro servizio. L’elenco sarebbe ancora lungo, ma quanto detto finora può bastare per dimostrare la munificenza di questa Grande Signora che con le suo opere ha reso onore, oltre che alla sua persona, al nome di Galliera.

Nel 1888, con la morte della Duchessa, Antonio Maria Filippo d’Orleans, duca di Montpensier, ottenne anche il titolo di Duca di Galliera.

Il duca di Montpensier aveva sposato Maria Luisa Ferdinanda, sorella della Regina di Spagna Isabella II di Borbone. Nel 1859 il Montpensier aveva ottenuto il titolo di Infante di Spagna e nel 1868 tentò di proporre la propria candidatura al trono iberico, ma senza esito. La figlia andò comunque sposa, nel 1878, ad Alfonso XII re di Spagna. (16)

Il parroco di S. Maria del Carmine di Galliera, don Raffaele Cardinali, nel 1886 iniziò la costruzione della nuova chiesa parrocchiale per cui, avendo bisogno di aiuti, si rivolse al Duca di Montpensier per chiedere un contributo. Il Duca donò 1.500 lire, in due volte. (17)

I Duchi de Ferrari, e particolarmente la Duchessa Maria Brignole-Sale, durante la loro esistenza avevano utilizzato il nome del Ducato di Galliera per diverse opere da loro intraprese o patrocinate: oltre al palazzo di Parigi ed agli ospedali di Genova già accennati, nel 1880 fu dato il nome De Ferrari Galliera all’acquedotto di Genova, ancora oggi esistente, a Voltri la villa di loro proprietà si chiamò “Villa Duchessa di Galliera.


Nel 1887 la Società Anonima di Navigazione a Vapore “LA VELOCE “, di Genova, acquistò dalla Cia Transatlantica Mexicana la nave “Oaxaca”, di 4.300 tonnellate e la ribattezzò “DUCA DI GALLIERA”.
Questa nave aveva una velocità di 14 nodi e poteva trasportare 990 passeggeri (98 in prima classe, 108 in seconda e 784 in terza). Fu adibita dalla società genovese per il servizio da Genova al sud America e, dal 1903 al 1906 (anno della sua demolizione), faceva il servizio Genova – Napoli – New York.
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Alla morte della Duchessa, avvenuta nel 1888, anche il titolo di Duca di Galliera passò ad Antonio Maria Filippo d’Orleans, Duca di Montpensier, che frequentava abbastanza spesso Bologna organizzando feste e ricevimenti nel Palazzo Galliera di città

Scrive Giancarlo Roversi.

Il duca di Montpensier fu una figura assai nota nella Bologna della fine dell’800, anzi il vero fiore all’occhiello della città che si sentiva onorata di ospitare il figlio di un re e uno fra i primi aristocratici europei. Ben presto infatti si era dissolto il risentimento di una parte della popolazione, rimasta delusa perche, nonostante precise promesse, il consistente patrimonio bolognese del defunto duca di Galliera De Ferrari non era stato devoluto a un’istituzione di beneficenza o al potenziamento dell’Università. Tutti i cittadini poterono così apprezzare le doti di umanità e la generosità del nuovo duca che, durante i suoi frequenti soggiorni a Bologna assieme alla moglie e al figlio, volle riunire attorno a sé una piccola corte comprendente la migliore aristocrazia e borghesia bolognese. Memorabili restano le feste e i ricevimenti organizzati in quello che le cartoline e le guide della fine del secolo scorso chiamano ancora Palazzo Galliera. Per iniziativa di Don Antonio Maria Filippo e, in misura minore, del figlio, l’edificio venne restaurato e arricchito di splendidi arredi, arazzi, tappezzerie, dipinti e altre opere d’arte, diventando, come si legge nei giornali dell’epoca, uno dei più splendidi palazzi principeschi d’Italia, grazie anche alle sue trecento stanze, di cui la metà rappresentate da grandi sale.

La simpatia dei bolognesi, anche degli strati sociali più modesti, per il nobiluomo era accresciuta dal fatto che, fin dal momento del suo approdo sotto le Due Torri, egli aveva assicurato di voler risiedere in città per una parte dell’anno, spendendovi le laute entrate dei possedimenti di Galliera a lui pervenuti e facendo del bene a quanti vivono del lavoro e del commercio. La promessa venne mantenuta e molti commercianti bolognesi poterono fregiarsi del titolo di <fornitore del Duca di Montpensier e Duca di Galliera >. La munificenza degli Orleans non ebbe limiti e il loro arrivo ogni anno nella dimora di Bologna rappresentò sempre un avvenimento cittadino di rilievo, cui facevano da corollario le frequenti visite al palazzo compiute da diplomatici, principi e illustri personaggi di ogni parte d’Italia e d’Europa. I modi semplici e spontanei di Don Antonio gli valsero da parte della popolazione il lusinghiero epiteto di <democratico>.

La sua morte, avvenuta nel 1890 presso Siviglia, fu salutata dal cordoglio dell’intera cittadinanza.” Era nato nel Castello di Neuily (Francia) il 31 luglio 1824.

Il Duca Antonio Maria Filippo aveva avuto nove figli, cinque femmine e quattro maschi (di questi tre erano morti in tenera età). All’unico figlio maschio sopravvissuto, Antonio Maria Luigi, nato a Siviglia il 23 febbraio 1866, andò il titolo di Principe d’Orleans e di Duca di Galliera oltre ad altri titoli nobiliari spagnoli, mentre il titolo di Duca di Montpensier andò alla sorella maggiore Isabella (1848-1919) moglie di Luigi Filippo Alberto d’Orleans, conte di Parigi. (19)

Il nuovo Duca di Galliera non si mostrò purtroppo all’altezza della situazione. Di tanto in tanto soggiornava nel palazzo di Bologna e si recava a visitare le sue terre, ma la sua incapacità cominciava a farsi evidente.

Nel 1892 aveva acquistato a Parigi una carrozza a vapore a tre ruote “sistema Serpolet”, e il 9 dicembre 1892 aveva ottenuto il primo permesso di circolazione, rilasciato dalla Prefettura di Bologna, per la libera circolazione con carrozza a vapore sulle strade della provincia, della città e del comune di Bologna, per poter raggiungere le sue terre. Il veicolo si chiamava “Phaèton”, da Fetonte, figlio del dio greco Apollo, che gli aveva concesso di guidare, per un giorno, il carro del sole. (20)

Probabilmente a causa di un tenore di vita troppo dispendioso aveva contratto debiti molto onerosi per cui cominciò a smantellare l’immenso patrimonio lasciatogli dal padre. Nel 1919 un certo Gino Lisi si rese acquirente della generalità degli immobili posseduti dal Principe d’Orleans nella provincia di Bologna, esclusi il Palazzo di Bologna (ora sede della Questura) e le case adiacenti. Il Lisi aveva comperato per persona o società da nominare mediante compromesso, riservandosi la successiva stipulazione, mai però intervenuta per l’insorgere di alcune complicazioni. Infatti il Duca Antonio Maria Luigi venne accusato di prodigalità e successivamente venne interdetto con pronunzia 18 maggio 1921. Era stato nominato tutore il figlio Don Alfonso d’Orleans Borbone, il quale avrebbe dovuto compiere ogni atto senza l’intervento dell’incapace, salva l’autorizzazione del consiglio di famiglia. Questo il 13 ottobre 1922 dava facoltà al tutore di regolare con finale quietanza i rapporti col Lisi. Con rogito 13 ottobre 1921 il Lisi aveva conferiti gli immobili tutti alla Società Anonima Imprese e Conduzioni Agricole avente sede in Roma. Successivamente, con rogito 21 novembre 1926, dalla Società Anonima gli immobili passarono ai signori: Silvio Bagnetti, Giacomo Migliorati e ai fratelli Tosoni. In seguito i beni vennero ulteriormente frazionati e venduti ad altri compratori. (21)

Frattanto anche il Palazzo di Bologna era stato svuotato di quasi tutti i suoi inestimabili arredi e opere d’arte, divenuti preda ambita dei più noti antiquari locali che li piazzarono in ogni parte d’Italia e all’estero.

Scrive ancora Giancarlo Roversi:

Quando, all’inizio del 1925, l’edificio venne acquistato, in occasione di una vendita all’asta, dall’Immobiliare Podestà, ben poco si era salvato. L’Immobiliare funse da intermediario dello Stato che, nel 1927 con l’esborso di 5 milioni di lire, subentrò nella proprietà del fabbricato e negli anni successivi provvide a restaurarlo (dotandolo di una nuova fronte verso levante) e a restituirgli un dignitoso arredamento per farne sede del Palazzo del Governo e degli uffici della Prefettura e della Questura.

La storia finisce qui. Oggi nessun bolognese, passando davanti alla sede della Prefettura sa che quello era un tempo il Palazzo Galliera. Ma il nome di Galliera rimane tuttora vivo in città, legato com’è a una delle più suggestive arterie cittadine e al pittoresco comune situato agli estremi confini della provincia di Bologna. E rimane vivo a Genova, Parigi e Stoccolma per la sua straordinaria ricchezza di implicazioni storiche , artistiche, socio-economiche e culturali nel senso più ampio del termine.”

I beni del Ducato non esistono più. Però il titolo ducale, anche se ormai svuotato delle sostanze che contribuirono a crearlo, appartiene ancora agli eredi degli Orleans. Infatti il 24 agosto 1997 è comparso su quotidiano “Il Giornale” questo necrologio:

E’ serenamente mancato S.A.R. Il Principe Alvaro de Orleans-Borbon Sajonia-Coburgo-Gotha, DUCA DI GALLIERA. Ne danno il triste annuncio la moglie Carla Parodi-Delfino con i figli Gerarda, Beatriz, Alvaro Jaime e consorti, La nuora Emilia Ferrara Pignatelli ed i nipoti tutti.  Principato di Monaco, 22 agosto 1997.”

Ulteriori ricerche sul circuito internazionale di Internet hanno permesso di scoprire la discendenza genealogica e gli apparentamenti dei principi d’Orleans iniziando dal Duca di Montpensier, Antonio Maria Filippo, a cui la Duchessa Maria Brignole-Sale de Ferrari donò il patrimonio del Ducato di Galliera ed il titolo ducale. Inoltre è stato possibile individuare l’attuale Duca di Galliera nella persona del Principe Alfonso de Orleans y Ferrara-Pignatelli, nelle cui vene scorre, oltre al sangue nobiliare di Francia, Spagna, Germania, di Gran Bretagna ed Irlanda anche sangue italiano in quanto sua nonna era Carla Parodi Delfino e sua madre Donna Emilia Ferrara-Pignatelli.

L’attuale Duca di Galliera è nato a Santa Cruz de Tenerife (Isole Canarie) il 2 gennaio 1968 ed è sposato con Veronique Goeders (matrimonio celebrato a Parigi il 28 marzo 1994) da cui ha avuto un figlio maschio di nome Alfonso Juan de Orleans y Goeders, nato a Parigi il 15 luglio 1994.

Alfonso de Orleans y Ferrara-Pignatelli ha assunto il titolo di Duca di Galliera il 22 agosto 1997 alla morte del nonno Alvaro de Orleans y Borbon y Sajonia-Coburgo (di cui il necrologio citato in precedenza) in quanto il proprio padre, Alonso de Orleans y Parodi Delfino, avente diritto al titolo per discendenza, morì a Houston, Texas, il 3 settembre 1975. (22)


ELENCO DEI DUCHI DI GALLIERA

1 – GIUSEPPINA BEAUHARNAIS principessa di Bologna (n. 1807 – m. 1876). Figlia del Principe Eugenio, viceré d’Italia e di Amalia Augusta di Baviera. Duchessa di Galliera dal 1813 al 1837.

2 – RAFFAELE DE FERRARI, marchese (n. 1803 – m. 1876). MARIA BRIGNOLE-SALE, marchesa (n.1811 – 1888). Duchi di Galliera dal 1838 al 1888.

3 – ANTONIO MARIA FILIPPO LUIGI, principe d’Orleans (n. 1824 – m. 1890). Figlio del re di Francia Luigi Filippo e di Maria Amelia di Borbone. Sposato con Maria Luisa Ferdinanda di Borbone. Duca di Galliera dal 1888 al 1890.

4 – ANTONIO MARIA LUIGI FILIPPO D’ORLEANS BORBONE, principe d’Orleans (n. 1866 – m. 1930). Figlio di Antonio Maria Filippo e di Maria Luisa Ferdinanda di Borbone. Sposato con Maria Eulalia di Borbone. Duca di Galliera dal 1895 al 1930.

5 - ALFONSO D’ORLEANS BORBONE, principe d’Orleans (n.1886 – m.1975). Figlio di Antonio Maria Luigi e di Maria Eulalia di Borbone. Sposato con Beatrice von Sachsen-Coburg und Gotha. Duca di Galliera dal 1930 al 1937.

6 – ALVARO D’ORLEANS BORBONE SAJONIA-COBURGO, principe d’Orleans (n. 1910 – m.1997). Figlio di Alfonso d’Orleans Borbone e di Beatrice von Sachsen-Coburg und Gotha. Sposato con Carla Parodi Delfino. Duca di Galliera dal 1937 al 1997. Suo figlio Alonso d’Orleans Parodi-Delfino non ha potuto accedere al titolo di Duca di Galliera in quanto deceduto nel 1975.

7 – ALFONSO D’ORLEANS FERRARA-PIGNATELLI, principe d’Orleans (n. 1968 – vivente). Figlio di Alonso d’Orleans Parodi-Delfino e di Emilia Ferrara-Pignatelli. Sposato con Veronique Goeders. Duca di Galliera dal 22 agosto 1997, alla morte del nonno Alvaro d’Orleans Borbone Sajonia-Coburgo.


NOTE
1- G. Roversi. “Nel nome di Galliera”. In < 2000 Incontri >. Mensile di Bologna e dell’Emilia Romagna. N.6, giugno 1988.
2 - G. Guaraldi. “Dinamica fondiaria e trasformazioni produttive nell’ex Ducato di Galliera dal 1800 ai giorni nostri”. Tesi di Laurea. Anno accademico 1967-68. Università degli studi di Bologna.
3 - Cfr. F. Ardizzoni. “Galliera Antica”. 2001. Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio.
4 - G. Guaraldi. “Dinamica fondiaria e trasformazioni produttive …” Op. cit.
5 - G. Roversi. “Nel nome di Galliera” Op. cit.
6 - Cfr. F. Ardizzoni “Galliera Antica” Op: cit.
7 - . Cecconi “Libro di notizie storiche della Terra di S.Pietro in Casale”. Tipografia A. Garagnani – Bologna 1907.
8 - G. Frabetti. “Il Palazzo di Bologna e i destini delle collezioni”. In < I Duchi di Galliera >. Casa Editrice Marietti. Genova 1991.
9 - G. Roversi. “Nel nome di Galliera”. Op. cit.
10 - S. Retali. “Un esempio di conduzione di una azienda agraria della pianura bolognese: Galliera tra il 1837 e il 1851”. In < I Duchi di Galliera >. Casa Editrice Marietti. Genova 1991.
11 - F. Doria Lamba. “Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera”. In < L’Ospedale della Duchessa >. Sagep Editrice. Genova 1988.
12 - Circuito internazionale di Internet. Sito ufficiale del Municipio di Parigi.
13 - F. Doria Lamba. “Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera” Op. cit.
14 - F. Lecconi. “Libro di notizie storiche della Terra di S. Pietro in Casale”. Op. cit.
15 - Circuito internazionale di Internet. Sito ufficiale del Municipio di Parigi.
16 - G. Roversi. “Nel nome di Galliera”. Op. cit.
17 - Cfr. F. Ardizzoni. “Galliera Antica”. Op. cit.
18 - Circuito internazionale di Internet. Sito Duca di Galliera (opz. Nel mondo).
19 - G. Bertocchi. “La carrozza a vapore del principe d’ Orleans a Bologna nel 1892”. In < Il Carrobbio 1992 >
20 - G. Bertocchi. “ La carrozza a vapore …” Op. cit.
21 - G. Guaraldi. “Dinamica fondiaria e trasformazioni produttive …” Op. cit.
(22) - Circuito internazionale di Internet. Sito Duca di Galliera. (opz. Nel mondo).

Ricerca storica di Franco Ardizzoni

Già pubblicata su "Strenna storica bolognese"

Didascalie foto:

Foto 1 - Napoleone imperatore in un celebre dipinto di F. Gérard.
Incoronato imperatore dei francesi il 2 dicembre 1804 e re d’Italia il 26 maggio 1805, nominò viceré d’Italia il principe Eugenio Beauharnais, figlio della sua prima moglie, e donò alla figlia di lui, Giuseppina, Massimiliana, Eugenia, Napoleona, il Ducato di Galliera, che portò in dote andando in sposa al principe ereditario di Svezia.

 

Foto 2 -LA FABBRICA DI SOTTO. Situato in via Ducato, probabilmente è uno degli edifici fatti costruire da Antonio Aldini. Nonostante la sobria architettura della facciata e le notevoli dimensioni facciano pensare ad una dimora signorile, si tratta invece di un enorme magazzino . Il piano terreno è adibito a stalla, mentre il piano superiore è costituito da un unico grande vano, anche se nei prospetti gli corrispondono due file di finestre. Questo enorme spazio illuminato da tante piccole aperture serviva come deposito per il riso ed altri cereali.

 

Foto 3 -IL PALAZZO GALLIERA di Bologna in una incisione del ‘700. Progettato da Francesco Moranti, detto “Il Terribilia”, ed edificato all’inizio del’600, Napoleone lo acquistò da Carlo Caprara nel 1806 e lo donò a Giuseppina Beauharrnais nel 1807, al momento della sua nascita. Fu inserito nei beni del Ducato di Galliera.

Foto 4 - Pianta del Ducato di Galliera eseguita nel 1823 in occasione del matrimonio della principessa Giuseppina Beauharnais con il principe Oscar di Svezia e Norvegia. La mappa è conservata presso la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna.

Foto 5 - La Duchessa di Galliera in una fotografia del celebre Nadar, databile agli stessi anni di costruzione dell’Ospedale. (Archivio fotografico del Comune di Genova)

Foto 6- L’OSPEDALE GALLIERA di Genova. Istituito come “Opera Pia De Ferrari Brignole-Sale”, deve le sue origini alla munificenza della Duchessa di Galliera che lo ha edificato tra il 1877 ed il 1888. (Archivio fotografico E.O. Ospedali Galliera – Genova)

Foto 7  – L’ Asilo infantile di Massumatico (ora demolito) istituito dalla Duchessa nel 1883. L’edificio fu invece donato dal Duca di Montpensier, che a sua volta l’aveva ricevuto dalla Duchessa. Sulla facciata portava la scritta: “Asilo Infantile Brignole – Sale Duchessa di Galliera.

Foto 8 - IL MUSEO GALLIERA A PARIGI. Situato su un terreno compreso entro “L’avenue du president Wilson” e le “rues” Pierre Charron, Brignolle e Galliera. Queste strade, d’una larghezza di 12 metri sono state aperte al momento della costruzione del palazzo e portano i nomi della famiglia della Duchessa di Galliera, nata Brignole. Comunque l’indirizzo del Museo è: “Avenue Pierre I de Serbie n.10”. Il palazzo fu fatto costruire dalla Duchessa nel 1878 allo scopo di esporvi la sua collezione di opere d’arte, in seguito donata alla città di Genova e conservate nel Palazzo Rosso, anch’esso da lei donato alla città. (12 )

Foto 9 - Il transatlantico “Duca di Galliera”

Fig.10 – Lo stemma del Ducato di Galliera, con i tre fiordalisi simbolo degli Orleans, campeggia ancora sulla facciata di alcuni edifici dell’ex Ducato quale ultimo testimone del passato splendore.

 

 


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Inserito da redazione il Ven, 06/02/2009 - 08:38